Ex Ilva e acqua Sinni: l’acqua affinata non è idonea agli usi industriali /rassegna stampa

#ExIlva. L’acqua affinata non è idonea agli usi industriali. Per questo il programma dei miei tempi, spero ancora attuale, prevedeva l’impianto di depurazione con osmosi inversa gestito da AQP, con Ilva che contribuiva ai costi di gestione e pagando una somma decisamente inferiore a quella che paga per l’acqua del #Sinni, nelle due voci di costo per remunerare la risorsa grezza e la componente ambientale.

Ex Ilva e acqua del Sinni, Amati: “AM come Riva? Programma prevede osmosi inversa e contributo di gestione ad AQP”

La lettera inviata da ArcelorMittal sembra l’eco più garbato di quelle che mi mandavano i Riva. Lo sanno pure i bambini che l’acqua affinata non è idonea agli usi industriali. Per questo il programma dei miei tempi, spero ancora attuale, prevedeva l’impianto di depurazione con osmosi inversa gestito da AQP, con ILVA che contribuiva ai costi di gestione e pagando una somma decisamente inferiore a quella che paga per l’acqua del Sinni, nelle due voci di costo per remunerare la risorsa grezza e la componente ambientale. Questo è il programma. Va bene per Mittal?”.

Lo dichiara il Consigliere regionale Fabiano Amati, Presidente della Commissione regionale bilancio, commentando la lettera inviata ieri da ArcelorMittal alla Regione Puglia e ad Acquedotto Pugliese S.p.A..

Il programma di utilizzo delle acque del Sinni – attualmente destinate allo stabilimento ex Ilva – per invasare la diga Pappadai e integrare la disponibilità idrica delle province di Brindisi, Lecce e Taranto, è fondato sull’ottima pratica del riuso, auspicato dalla legislazione europea e statale. A questo scopo emerge la piena funzionalità degli impianti di depurazione Gennarini-Bellavista, con la tecnologia dell’osmosi inversa e non quella dell’affinamento, per produrre acqua idonea agli usi industriali. Acquedotto Pugliese, gestore del servizio idrico integrato, potrebbe occuparsi di produrre e convogliare tale risorsa sino all’ingresso dello stabilimento (nodo K), alla ovvia condizione che ArcelorMittal contribuisca ai costi di una parte del processo di gestione (l’osmosi inversa) posto al di fuori del servizio idrico integrato. Tale contributo annuo a carico di AM – prosegue Amati –, calcolato negli anni con particolare attenzione, sarebbe decisamente inferiore ai costi già sopportati dall’azienda per approvvigionarsi dell’acqua del Sinni, calcolati nella duplice voce dell’acqua grezza pagata all’EIPLI e della componente ambientale pagata alla Regione Basilicata”.

Il programma è dunque un raro esempio di virtù amministrativa e aziendale – aggiunge ancora –, perché fa conseguire i seguenti risultati positivi: riuso e tutela ambientale, attivazione della diga Pappadai, maggiore risorsa idrica per potabile e agricoltura alle province di Brindisi, Lecce e Taranto, economia di scala nella gestione dell’impianto di depurazione per AQP e consistente risparmio economico per ArcelorMittal. Se questo problema cominciasse a essere affrontato con un approccio fondato sulla sensibilità amministrativa, sui saperi tecnici e sulle buone pratiche economico-aziendali, sono certo – conclude – che non staremmo ancora a scrivere dichiarazioni alla stampa per far sapere ciò che invece rischiamo di perdere tra un fiume di parole e pochi fatti concreti”.

Acque Sinni ed ex Ilva, Amati: “Sono contento che i 5 Stelle abbiano cambiato idea sul programma”

“I parlamentari del M5S riferiscono di aver fatto cambiare idea al sottosegretario Mario Turco sull’acqua del Sinni. Me ne rallegro. L’opera sarà dunque realizzata e l’ex Ilva di Taranto utilizzerà l’acqua trattata dei depuratori della città, così da consentire l’utilizzo dell’acqua del Sinni per invasare la diga Pappadai e aiutare i cittadini delle province di Brindisi, Lecce e Taranto. Ho temuto per la sorte del mio vecchio programma, altamente innovativo, e per questo ho usato toni sostenuti. Sono a disposizione di Turco per ogni forma di collaborazione”.

Lo comunica il Consigliere regionale Fabiano Amati, Presidente della Commissione regionale bilancio commentando l’incontro di oggi tra i parlamentari M5S, Giovanni Vianello e Giampaolo Cassese, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Mario Turco, nel corso del quale è stata confermata l’attuazione dell’opera.

“Voglio ricordare che proprio venerdì scorso, in un vertice in Prefettura a Taranto, il sottosegretario Turco aveva evidenziato che il programma relativo all’uso per la fabbrica dell’acqua dei depuratori non poteva andare avanti, anche perché ritenuto irrealizzabile dai commissari Ilva e da ArcelorMittal, annunciando che i reflui della depurazione sarebbero stati canalizzati verso l’agricoltura e altri settori. Questa notizia mi aveva destato molta amarezza perché attivato anni fa durante la mia gestione dell’assessorato regionale alle Opere pubbliche, attraversando anche notevoli tensioni con la famiglia Riva e i suoi ambasciatori in tempi in cui erano celebrati a ogni latitudine. In ogni caso, dopo aver offerto la mia piena collaborazione politica e tecnica – prosegue Amati – affinché l’iniziativa si possa portare a termine, la conferma di oggi mi fa ben sperare che i fatti e la visione futura delle cose siano in grado di mettere d’accordo anche opinioni discordanti. Voglio infine sottolineare – conclude – che le acque del Sinni sono così preziose che non possono continuare a essere utilizzate per scopi industriali, soprattutto se l’alternativa per il processo produttivo è a portata di mano”.