Centro neuropsichiatria Monopoli, Amati: “Due anni di parole. Ora ce ne occupiamo noi”

Dichiarazione del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“L’ottima idea di un centro di neuropsichiatria infantile a Monopoli, presentata a partire dal 28 luglio 2020 varie volte e sempre con verbi coniugati al futuro, non vede ancora la luce, né risulta realizzata una progettazione complessiva o un’individuazione di risorse disponibili nell’ambito della programmazione finanziaria.

“Considerata dunque l’importanza di tale programma per centinaia di bimbi malati e relative famiglie, peraltro con immobile già individuato e offerto in comodato dal Comune di Monopoli, reputo necessario convocare in audizione per lunedì prossimo l’Assessore alla Salute e il DG della Asl di Bari, così da comprendere quali siano – al netto delle classiche cause di giustificazione – gli impedimenti oggettivi che si frappongono alla realizzazione rapida dell’iniziativa”.

Ospedale comunità Cisternino, Amati: “Giunta autorizzi spesa 7milioni e si parta. Lunedì nuova verifica”

“Spero che Giunta regionale autorizzi immediatamente la spesa di 7milioni a valere sui nuovi FESR per la costruzione di un nuovo corpo di fabbrica in ampliamento dell’Ospedale di comunità esistente in via Magellano, così da contenere tutti i servizi distrettuali. La Asl e il Comune hanno fatto in fretta lo studio di fattibilità richiesto dalla
Regione, auspico la stessa tempistica da parte della Giunta regionale. Lunedì prossimo in Commissione nuova verifica sui tempi”.

Lo comunica il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Se tutto andrà come si spera e tutti faranno il loro dovere, nel tempo massimo di 1.495 giorni, a Cisternino sarà completato un imponente programma d’offerta sanitaria territoriale, per una spesa totale di 11,3milioni, composti da 4,3milioni da PNRR e 7milioni da FESR.
Infatti: l’attuale struttura dell’Ospedale di comunità di via Magellano sarà adeguata, con una spesa di 1,3milioni a valere sul PNRR, per ottenere l’incremento dei posti letto per Ospedale di comunità; si passerà da 11 a 20 posti.
In adiacenza all’Ospedale di comunità sarà costruito un immobile, per un fabbisogno stimato pari a 7milioni a valere sui fondi FESR della nuova programmazione, ove allocare tutte le attività distrettuali. In particolare: ambulatori polispecialistici di cardiologia, dermatologia, endocrinologia e diabetologia, fisiokinesiterapia (riabilitazione), gastroenterologia, geriatria, neurologia, oculistica, ortopedia, otorinolaringoiatria, pneumologia, radiologia e urologia; day service medico; ambulatori delle cronicità; ambulatorio infermieristico; diagnostica per immagini; centro prelievi; farmacia; postazione 118; riabilitazione; centro riabilitazione ambulatoriale; trattamenti domiciliari; aggregazione funzionate territoriale (ACF) dei medici di medicina generale; sportello cure domiciliari; continuità assistenziale; accesso facilitato al sistema sanitario; centro unico prenotazioni (CUP); punto unico di accesso (PUA); ufficio relazioni con il pubblico (URP); scelta e revoca del medico; esenzioni ticket; rimborsi; ausili, presidi e protesi; ufficio anagrafe assistibili; assistenza integrativa farmaceutica.
Infine, l’ex Ospedale di Cisternino di via Regina Margherita sarà completamente ristrutturato con un finanziamento di 3milioni a valere sul PNRR e ospiterà i restanti servizi territoriali. In particolare: consultorio familiare; dipartimento di prevenzione: ufficio vaccinazioni; medicina legale; servizio veterinario, centro salute mentale; casa alloggio comunità riabilitativa assistenza psichiatrica (CRAP)”.

Eutanasia, Amati: “Parere dei Comitati etici su proposta di legge e poi in Consiglio. Grazie ai colleghi”

“La proposta di legge sulla morte serena e indolore dei malati terminali sarà sottoposta lunedì prossimo al parere di Comitati etici delle singole aziende sanitarie e poi in aula prima della pausa estiva. Ringrazio i colleghi della III Commissione per aver approvato questo calendario attento e rapido per l’esame della proposta”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati, promotore e primo firmatario della Pdl “Assistenza sanitaria per la morte serena e indolore di pazienti terminali”.
La proposta di legge è stata anche sottoscritta dai Consiglieri regionali Filippo Caracciolo, Francesco Paolicelli, Michele Mazzarano, Enzo Di Gregorio, Antonio Tutolo.

“Il diritto a una morte dolce e serena per malati terminali si può garantire anche con legge regionale, in attesa della decisione parlamentare. E questo in aderenza alla sentenza della Corte costituzionale n. 242 del 2019, poiché ha generato il dovere del servizio sanitario pubblico di prestare l’assistenza e l’aiuto necessari qualora la decisione di congedarsi dalla vita abbia un decorso più lungo e pieno di sofferenze. Lo scopo della legge, infatti, consiste nell’assicurare un congedo dalla vita senza dover subire il medesimo destino solo aggravato da un processo più lento e doloroso per sé e per le persone che gli sono care.
La sottrazione dall’alveo della penale responsabilità della condotta di assistenza alla morte in presenza di determinate condizioni, e fatto salvo il diritto di obiezione di coscienza, fa scaturire – anche in termini di rispetto della dignità della persona umana – il dovere delle strutture sanitarie e del personale sanitario di prestare tutta la più adeguata assistenza per conseguire uno scopo, la morte, fonte di minore afflizione e sofferenza rispetto ad ogni cura e senza aver rinunciato prematuramente alle cure palliative.
Così posta la questione e riaffermando la competenza concorrente delle regioni in materia di tutela della salute, emerge dunque l’obbligo per le strutture sanitarie italiane, la cui gestione avviene com’è noto a livello regionale, di fornire il livello di assistenza riveniente dall’applicazione di norme statali, così come derivate da un giudizio di costituzionalità con cui è stata ridotta la sfera di punibilità prevista dall’art. 580 del Codice penale, aggiungendo una nuova prestazione assistenziale a carico del servizio sanitario nazionale.
La sentenza additiva di prestazione della Corte costituzionale risulta peraltro bilanciata anche con riferimento all’articolo 81 della Costituzione, poiché la nuova prestazione è abbondantemente coperta dai livelli essenziali di assistenza, sia nella prospettiva delle cure comunque necessarie previste per i malati terminali e cronici, sia per la sua assimilabilità sotto il profilo meramente finanziario alle cure palliative”.

Nuovo ospedale Monopoli-Fasano, Amati: “Mancano 287 giorni alla fine lavori. Le cose si mettono al meglio”

“L’audizione di oggi ha messo in evidenza il rispetto del nuovo cronoprogramma approvato per la costruzione del nuovo ospedale Monopoli-Fasano, per cui c’è la ragionevole speranza di vedere il fine lavori entro il 25 aprile 2023, cioè tra 287 giorni. E nel frattempo paiono rispettati i tempi per le gare d’acquisto di arredi e attrezzature”.

Lo comunica il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“L’attività continua, e a volte petulante, della I Commissione può essere funzionale alla rimozione di diversi problemi e a superare numerose inerzie. Più o meno come sta accadendo in questo caso.
Dopo molteplici attività per verificare sino in fondo i problemi e denunciare i ritardi, oggi registriamo qualche buona notizia.
Nel dettaglio. Se si considera l’incremento totale del tempo contrattuale, sono trascorsi 1297 giorni sui 1596 contrattuali, pari al 81,3 % del tempo. La percentuale di lavorazioni pagate, invece, ammonta al 56,52 per cento. Ne deriva che nel tempo residuo del 18,7 per cento bisognerà mettere in opera una percentuale di lavorazioni pari al 43,48 per cento.
A prima vista ciò potrebbe indicare una sproporzione tra quantità di tempo residuo e opere da realizzare, per rispettare il fine lavori del 25 aprile 2023.
In realtà il nuovo cronoprogramma prevede un incremento progressivo delle lavorazioni nei mesi residui, allo stato rispettato. In questo consistono le buone notizie”.

Nuovo ospedale Taranto, Amati: “Si rischia la sospensione parziale dei lavori. Aggiornamento a lunedì prossimo”

“Si rischia la sospensione parziale dei lavori se la Giunta regionale non destinerà 105milioni di euro nel giro di qualche giorno. I soldi servono per aggiudicare le gare degli arredi e delle attrezzature, così da conoscere i dettagli tecnici e mandare avanti i lavori edili”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Da mesi la I Commissione ha lanciato l’allarme sulla necessità di reperire al più presto 105milioni per arredi e attrezzature. Un approccio alle cose inutilmente dialettico, con verbi sempre coniugati al futuro e raramente al presente, ci ha portato ad osservare un continuo rinvio dell’adempimento, senza mai offrire certezze. E tutto questo oggi significa un clamoroso problema da risolvere, perché mette in discussione la più importante opera di edilizia sanitaria in programmazione.
Poiché su queste cose l’unica alleanza politica che tenga è quella con i tempi brevi e l’efficienza, ho riconvocato la I Commissione per lunedì prossimo con il Presidente Emiliano e l’assessore Palese, così da corrispondere alle necessità segnalate dalla Asl di Taranto”.

Piano casa, Amati: “Si discuta quanto si vuole, per noi legge è da approvare entro l’estate e senza restrizioni”

“Sul Piano casa non possiamo essere lenti e così facendo rivelarci sordi nei confronti dei cittadini e operatori che chiedono una veloce approvazione della proposta di legge. Perciò, si discuta quando si vuole, per noi del PD anche di notte, ma la legge va approvata entro luglio e senza restrizioni peggiorative rispetto al passato. L’unica collaborazione che accettiamo, soprattutto da parte del Governo regionale con suggerimenti di modifica, è quella rivolta a migliorare e ampliare l’operatività del Piano casa, nel rispetto totale dei Piani paesaggistico e di assetto idrogeologico”.

Lo dichiara il Consigliere regionale Fabiano Amati, promotore della proposta di legge Programma eco-casa di riqualificazione, rigenerazione e riutilizzo del patrimonio edilizio esistente.

“La riunione di oggi della Commissione è stata aggiornata alla prossima settimana, purtroppo, ma ancora in tempo per portare in Consiglio regionale, prima della sospensione estiva, il provvedimento. Chiarisco per lealtà che se dovessimo registrare il rischio di saltare l’appuntamento entro luglio, depositeremo istanza per la discussione immediata in Consiglio, così come previsto dal regolamento.
La legge sul programma Eco-casa, erede del vecchio strumento del Piano casa, ha un’importanza enorme per l’economia pugliese, per l’ecologia e per la legalità.
Si tratta, infatti, di uno strumento ampiamente riformista e finalizzato alla prosperità, con le migliaia di posti di lavoro che assicura, alla difesa ambientale, con l’applicabilità solo sugli edifici esistenti, e alla correttezza amministrativa, con la riduzione degli spazi di discrezionalità.
Saltare questo appuntamento, o arrivarci con testi peggiorativi rispetto al passato, significherebbe mettersi contro le esigenze della maggior parte dei cittadini, rappresentate non da opinioni ideologiche ma dai numeri e dalle statistiche che misurano lo stato di salute dell’economia pugliese”.

Fondi cultura e spettacolo, Amati: “Gli operatori chiedono trasparenza, evidenza pubblica, stanziamenti costanti e assessore al ramo”

Dichiarazione del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Gli operatori della cultura e dello spettacolo pugliese hanno ottime ragioni per meritare il mio sostegno.
Essi chiedono trasparenza, evidenza pubblica, eliminazione di ogni forma di discrezionalità, stanziamenti costanti per assicurare una programmazione credibile e la nomina di un assessore al ramo. E per sostenere tutto ciò hanno presentato relazioni puntuali, con punti di criticità e proposte operative.
Nella prossima riunione inviteremo in audizione il Presidente Emiliano e il Direttore del Dipartimento Cultura, così da ottenere risposte concrete su tutte le questioni poste”.

DH Oncoematologia BR, Amati: “È stata aggiudicata la progettazione? La gente soffre e non posso fare lo spettatore del dolore”

Dichiarazione del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Si attende da diverse settimane l’aggiudicazione della progettazione del nuovo DH di Oncoematologia del Perrino di Brindisi. A che punto siamo? Prima mancavano i soldi e mi sono impegnato a trovarli. Dopo bisognava fare la gara per la progettazione e ho atteso pazientemente. Poi era il tempo della valutazione delle offerte e ho serbato rispettoso silenzio. Alla fine l’intoppo era la valutazione dei requisiti dell’aggiudicatario e mi sono permesso una sollecitazione.
E ora? Cosa manca ora per l’aggiudicazione e la sottoscrizione del contratto di progettazione?
Mi rendo conto di essere fastidioso o addirittura petulante, ma la gente soffre e non posso fare lo spettatore del dolore.
L’attuale situazione dell’oncoematologia è insostenibile. Basta affacciarsi e ritorna agli occhi uno spettacolo desolante, ove sembra si siano date convegno la sofferenza e la disorganizzazione.
Ho per questo sollecitato ancora una volta il Direttore generale della Asl, nella speranza di poter ottenere il giusto impulso di priorità sugli uffici amministrativi e tecnici”.

Liste attesa, Amati: “Proposta di legge per sospendere prestazioni a pagamento. Dalla parte di cittadini in fila al Cup”

“Com’è possibile che i tempi per le prestazioni a pagamento sono brevissimi e quelli per le istituzionali lunghissime? E com’è possibile che tutto questo accada a parità di prestazioni richieste, personale impiegato e ore lavorate?
La legge statale, il Piano nazionale sulle liste d’attesa e il contratto dei medici non consentono questa insopportabile situazione e perciò abbiamo depositato oggi una proposta di legge per sospendere le prestazioni a pagamento qualora i tempi d’attesa siano disallineati e sino a quando non rientrino nei tempi massimi previsti.
È una norma di grande importanza perché non possiamo evitare di metterci dalla parte dei cittadini in fila dolorosa dinanzi al Cup. Ora subito in Commissione e in aula, poiché sarebbe davvero singolare osservare una grande attesa per l’approvazione di una proposta di legge finalizzata a combattere l’attesa”.

Lo comunica il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati, promotore e primo firmatario di una proposta di legge per ridurre le liste d’attesa in sanità. La proposta è stata anche sottoscritta dai Consiglieri regionali Mauro Vizzino, Antonio Tutolo, Paolo Campo, Ruggiero Mennea, Michele Mazzarano.

“Nella scorsa legislatura fu approvata una legge, quella vigente, molto diversa da quella originariamente depositata, che invece prevedeva le norme che oggi abbiamo riproposto.
Le modifiche maggiori all’atto dell’approvazione riguardarono l’affievolimento delle misure di contrasto al cronico superamento dei tempi massimi d’attesa per le prestazioni sanitarie, peraltro risultanti con nettezza da tutti i dati in possesso dell’amministrazione regionale, anche in violazione delle disposizioni contenute nelle leggi, nel Piano nazionale di governo delle liste d’attesa (PNGLA) e nello stesso contratto collettivo dei dirigenti medici.
Il motivo dell’affievolimento delle misure era fondato sulla speranza che il sistema sanitario sarebbe stato in grado di trovare al suo interno ogni rimedio organizzativo per contenere i problemi dell’attesa diversi dalla carenza di personale o di attrezzature, ossia le questioni poste in rilievo dall’originaria proposta di legge e dalla presente.
Fatto sta che nemmeno la maggior parte delle norme vigenti sono state eseguite, finanche le più semplici, tant’è che il quadro dell’attesa nelle prestazioni sanitarie presenta i soliti e gravi ritardi e le notevoli differenze di risposta dello stesso sistema sanitario, tra l’attesa per prestazioni istituzionali e quella per prestazioni in Attività libero professionale intramuraria a pagamento (ALPI), a parità – ovviamente – di personale impiegato, ore lavorate e prestazioni richieste.
Tale situazione non può più proseguire, rappresentando peraltro una grave violazione della legge, del PNGLA e del contratto dei medici, avvertendo l’inconferenza delle tre obiezioni classiche; 1) l’ALPI si svolge fuori dall’orario d lavoro: certo, ma poiché le ore lavorate in ALPI devono essere pari a quelle utilizzate nell’attività istituzionale per la stessa prestazione, cui non si comprende per quale motivo il numero delle prestazioni in ALPI risultano sempre superiori a quelle istituzionali; 2) i tempi d’attesa delle prestazioni istituzionali sono più lunghi di quelli in ALPI per carenza di personale: l’argomento è privo di pregio perché la comparazione sui tempi d’attesa, da cui emerge il disallineamento, avviene a parità di personale impiegato, ore lavorate e prestazioni richieste; 3) non è questo il problema: per ogni problema c’è sempre uno più grande che lo precede, ma tutto ciò non può far desistere dall’affrontare – anche uno per uno – i problemi più piccoli che compongono quello più grande.
Abbiamo ovviamente la piena consapevolezza della specificità tutta italiana di avere uno dei rapporti più alti al mondo di medici per popolazione e al contempo essere uno dei paesi del mondo con le remunerazioni ai medici più basse. E nel mentre si auspica un maggiore impegno del Parlamento nazionale, del Governo e delle organizzazioni sindacali, finalizzato all’allineamento ai Paesi più avanzati degli stipendi dei medici, non si possono tacere le notevoli problematiche organizzative sottintese al fatto che un così grande numero di medici non sia in grado di assicurare una tempistica nelle prestazioni adeguata alle varie classi di priorità.
Per questi motivi abbiamo deciso di riproporre le norme contenute nella proposta di legge originaria e purtroppo modificate dal Consiglio regionale.
L’articolo 1 della proposta di legge prevede la decadenza dei Direttori generali qualora non eseguano (entro trenta giorni dall’entrata in vigore della nuova legge) le attività previste dalla legge vigente e che dopo più di tre anni – purtroppo – non hanno ancora eseguito.
L’articolo 2 prevede la sospensione dell’ALPI qualora i tempi di attesa per le prestazioni istituzionali siano superiori di più di cinque giorni rispetto a quelle erogate in ALPI. Nel periodo di sospensione dell’ALPI, il Direttore generale provvede ad impartire al responsabile della specialità sottoposta a sospensione ulteriori istruzioni, anche integrative o in deroga all’atto aziendale, per contrarre i tempi d’attesa nel regime istituzionale. Tra i provvedimenti integrativi o in deroga rientrano un programma finalizzato di incentivi economici in favore del personale della specialità sospesa, a valere sul fondo aziendale vincolato alla riduzione delle liste d’attesa, solo qualora il motivo del disallineamento sia motivatamente dovuto a carenze strutturali o di organico.
L’articolo 3 prevede la revoca della sospensione dell’ALPI qualora i tempi d’attesa in regime istituzionale siano allineati con quelli in regime ALPI che determinarono la sospensione.
L’articolo 4 prevede che l’attività libero professionale intramuraria allargata può essere autorizzata solo con un provvedimento, adottato dal Direttore generale dell’azienda sanitaria interessata, attestante in modo dettagliato la carenza di spazi e attrezzature all’interno dell’intera struttura sanitaria ove opera il dirigente medico richiedente e sulla base di parere obbligatorio e vincolante del direttore sanitario di presidio. Il provvedimento di autorizzazione acquisisce efficacia solo dopo la pubblicazione in apposita sezione del sito internet della azienda interessata”.

 

Qui il testo integrale della PDL

Malattie rare, Amati: “Commissione approva ampliamento screening a 9 malattie. E saranno 59”

“La Commissione ha approvato all’unanimità la proposta di legge per ampliare lo screening neonatale ad altre 9 malattie, portandole a un totale di 59. Nella diagnosi precoce c’è l’essenza della cura per malattie rare con terapie disponibili. Con l’approvazione dell’aula, spero già nella seduta del 24 luglio, la Puglia potrà confermarsi come la regione più all’avanguardia nel settore”.

Lo comunica il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati, promotore e primo firmatario della proposta di legge sullo “Screening neonatale super esteso alle immunodeficienze congenite severe e alle malattie da accumulo lisosomiale”. La proposta di legge è stata sottoscritta anche dai Consiglieri regionali Filippo Caracciolo, Donato Metallo, Francesco Paolicelli, Paolo Campo, Michele Mazzarano, Ruggiero Mennea, Anita Maurodinoia, Donato Pentassuglia, Antonio Tutolo.

“Dopo lo screening Sma obbligatorio per tutti i neonati, si parte per un’ulteriore innovazione: sottoporre a test obbligatorio tutti i neonati pugliesi per diagnosticare in tempo 9 ulteriori malattie e quindi riuscire a utilizzare al meglio le più innovative terapie o l’inserimento in promettenti protocolli di sperimentazione. Queste 9 malattie si aggiungono allo screening per altre 49 malattie metaboliche e allo screening Sma, per un totale di 59 malattie.
Ringrazio innanzitutto per la collaborazione il genetista Mattia Gentile e il patologo clinico Simonetta Simonetti.
Le nove nuove malattie da screening sono Fabry, Pompe, β-Gaucher, Mucopolisaccaridosi I, Leucodistrofia metacromatica (MLD), Immunodeficienza severa combinata (SCID), X-Linked agammaglobulinemia (XLA), Deficit di decarbossilasi degli L-aminoacidi aromatici (DDC), Distrofia muscolare di Duchenne.
Il test su queste 9 malattie si svolgerà nello stesso centro ove si esegue quello per le altre 49, ossia il Laboratorio di diagnostica neonatale dell’Ospedale pediatrico Giovanni XXIII di Bari.
La proposta di legge individua pure il Laboratorio di genomica per il test di conferma che è quello del “Di Venere” di Bari, ove è già eseguito lo screening Sma.
A questo punto spero solo che il Consiglio regionale apporvi in fretta, perché sulle malattie non c’è mai tempo da perdere”.

RELAZIONE

L’inclusione nei test di popolazione delle malattie neuromuscolari genetiche, delle immunodeficienze congenite severe e delle malattie da accumulo lisosomiale, è stato a lungo dibattuto, principalmente a causa della mancanza di terapie dotate di prova d’efficacia. In anni recenti, invece, tale mancanza si è parzialmente colmata e si dispone di test di laboratorio ad alta sensibilità e costi contenuti, di strutture altamente specializzate per la diagnosi e la presa in carico e – soprattutto – di terapie efficaci se avviate in fase precoce-presintomatica.
Tra le possibili modalità dello screening di popolazione vi sono l’identificazione dei portatori sani oppure le prove genetiche effettuate in corso di gravidanza; entrambe sono modalità con vantaggi e svantaggi ma comunque, a parere prevalente della comunità scientifica, meno indicati rispetto allo screening neonatale.
Per gli appena detti motivi e quelli relativi all’esistenza di una terapia, il legislatore nazionale ha proceduto di recente a modificare (Legge 30 dicembre 2018, n. 145) la Legge 19 agosto 2016, n. 167, aggiungendo (art. 1) allo screening previsto per le malattie metaboliche ereditarie (c.d. screening esteso) le malattie neuromuscolari genetiche – per le quali è già operativo in Puglia (prima regione italiana) lo screening obbligatorio SMA per tutti i neonati (Legge regionale 19 aprile 2021, n. 4) – le immunodeficienze congenite severe e le malattie da accumulo lisosomiale. Con la novella legislativa, dunque, i suddetti screening rientrano “nei livelli essenziali di assistenza (LEA) degli screening neonatali obbligatori, da effettuare su tutti i nati a seguito di parti effettuati in strutture ospedaliere o a domicilio, per consentire diagnosi precoci e un tempestivo trattamento delle patologie”.
Allo stato in Puglia è già attivo, come detto, lo screening esteso riguardante la diagnosi di 49 malattie metaboliche ereditarie (come da Legge 167/2016) eseguito presso il Centro Unico Regionale di Screening Neonatale dell’Ospedale Pediatrico “Giovanni XXIII per tutti i bambini nati nella Regione Puglia e nella Regione Basilicata, e – come detto – lo screening SMA eseguito presso il Laboratorio di genomica del PO Di Venere di Bari della ASL BARI.
Con la presente proposta di legge s’intende aggiungere agli screening già attivi quelli sulle immunodeficienze congenite severe, le malattie da accumulo lisosomiale e malattie neuromuscolari genetiche, per un numero di malattie pari a 9.
In totale, dunque, con lo screening super esteso previsto dalla presente proposta di legge si potrebbero diagnosticare 58 malattie.

Tali nuove malattie da screening sono:

Immunodeficienze congenite severe.
Le immunodeficienze primitive sono malattie congenite che colpiscono il sistema immunitario e si manifestano con la tendenza a contrarre infezioni frequenti e particolarmente gravi. Le SCID (Severe Combined Immunodeficiencies), sono un gruppo di immunodeficienze congenite, caratterizzate da un difetto numerico e funzionale dei linfociti T e B. Si manifestano con un grave deficit del sistema immunitario nei primi mesi dopo la nascita e hanno decorso fatale, se non trattate precocemente.
Le SCID sono estremamente eterogenee e sono oltre duecento. L’assenza dei linfociti T, variabilmente associata all’assenza di linfociti B e/o NK porta ad un coinvolgimento sia della branca umorale che di quella cellulare, rappresentando in tal modo la forma più severa tra tutte le immunodeficienze primitive (IDP); si associa infatti ad elevata mortalità nei primi anni di vita se riconosciuta tardivamente e in assenza di trattamenti adeguati e tempestivi. La maggior parte dei bambini affetti appare sana alla nascita, ed è comunque predisposta a sviluppare gravi infezioni batteriche, virali e fungine. Le uniche strategie terapeutiche attualmente possibili sono il trapianto di cellule staminali ematopoietiche (HSCT) e la terapia genica, disponibile al momento per alcune forme. Solo per il difetto di adenosina-deaminasi è disponibile anche la terapia enzimatica sostitutiva. La classificazione tradizionale delle SCID si basa essenzialmente sull’immuno-fenotipo che consente di raggruppare i pazienti nei gruppi T-B-NK+, T-B+NK-, T-B+NK+; T-B-NK-; nell’ambito di ciascun gruppo, le tecniche di biologia molecolare hanno consentito di identificare difetti genetici differenti. Vanno incluse tra le SCID forme d’immunodeficienza grave non associate agli immuno-fenotipi classici sopra elencati e/o ad alterazioni genetiche note, per le quali si applica la stessa strategia diagnostico-terapeutica.
Allargando lo screening neonatale a tutte le immunodeficienze congenite diagnosticabili, si arriva ad individuare il 95% delle immunodeficienze.
L’agammaglobulinemia legata al cromosoma X è un’immunodeficienza primitiva con deficit dell’immunità umorale.
Questa deriva da mutazioni di un gene sul cromosoma X che codifica la tirosin-chinasi di Bruton. La tirosina chinasi di Bruton è essenziale per lo sviluppo e la maturazione dei linfociti B; senza di essa, la maturazione si ferma prima dello stadio di cellule pre-B con linfociti B non maturi e quindi gli anticorpi sono assenti.
Anche tale patologia può essere sottoposta a screening tra le immunodeficienze.
Le immunodeficienze severe combinate hanno una incidenza di circa 1:50.000 bambini nati.

Le malattie da accumulo Lisosomiale Lysosomal Storage Disease (LSD)
Le LSD sono dovute a difetti genetici di enzimi lisosomiali con accumulo di sostanze nei lisosomi di organi e tessuti. Sono malattie progressive e possono determinare grave disabilità o morte più o meno precocemente.
La caratteristica comune a queste patologie è il meccanismo di progressivo accumulo nei lisosomi cellulari di macromolecole di rifiuto e la conseguente progressività del decorso. La sintomatologia all’inizio è molto sfumata, tanto che può confondersi con malattie più comuni, fino a diventare severa con il coinvolgimento di numerosi organi e sistemi. Possono passare molti anni prima che i sintomi diventino specifici, peculiarità della sintomatologia è la grande eterogeneità.
Sono note oltre cinquanta LSD e sono caratterizzate da un’estrema variabilità per età di esordio, sintomatologia, decorso clinico e gravità, anche nell’ambito della stessa malattia o difetto enzimatico/genetico: malattia di Pompe, malattia di Fabry, mucopolisaccaridosi di tipo I (MPSI), m. di Gaucher, e Leucodistrofia metacromatica (MLD).
Le malattie da accumulo lisosomiale (LSD) sono malattie genetiche rare dovute al difetto o all’assenza di uno degli enzimi lisosomiali con una prevalenza complessiva stimata di 1:7.000-1:9.000. Sono malattie progressive che portano inesorabilmente a danni d’organo importanti e irreversibili, nonché alla perdita delle funzioni vitali e all’insorgenza di complicanze potenzialmente letali.
Per alcune di queste malattie è disponibile la terapia enzimatica sostitutiva che ha cambiato la storia naturale delle suddette malattie e modificato la qualità e l’aspettativa di vita dei pazienti. In caso di diagnosi mediante screening neonatale l’epoca d’inizio della terapia può variare in base al difetto enzimatico/genetico e al fenotipo clinico.
Nonostante per la maggior parte di queste gravissime malattie non esista ancora un trattamento efficace, per alcune di esse, come la malattia di Gaucher, la malattia di Fabry, la malattia di Pompe, la mucopolisaccaridosi I e la leucodistrofia metacromatica (MLD) è attualmente disponibile un trattamento causale ed efficace.
Tutte le malattie lisosomiali sono patologie complesse, interessano molteplici organi ed apparati, si presentano con un ampio spettro fenotipico (da forme a più tardiva insorgenza e più lenta progressione ma comunque invalidanti e generalmente con aspettativa di vita ridotta, a forme ad insorgenza precoce, talvolta neonatale, e progressione rapida e drammatica) e sono tutte progressive.
Tanto più precoce è la diagnosi di tali malattie e l’inizio, dove disponibile, di un trattamento efficace, tanto migliori sono i risultati della terapia stessa. Evidenze scientifiche dimostrano come la storia naturale di queste malattie può trasformarsi drasticamente, a seguito di un trattamento instaurato precocemente, a conseguenza di una diagnosi tempestiva che solo lo screening neonatale può dare. Tuttavia, oltre che la remissione o il miglioramento di alcuni segni e sintomi, anche il rallentamento della progressione o l’arresto della progressione della malattia a seguito dell’instaurazione di un trattamento in epoca più tardiva sono da considerarsi effetti positivi della terapia enzimatica sostitutiva (ERT) o del trapianto di midollo o di cellule staminali.
Ancora una terapia utilizzata è la riduzione del substrato e terapie geniche combinate a terapia di cellule staminali ematopoietiche.

Leucodistrofia Metacromatica.
La leucodistrofia metacromatica (MLD) è una grave patologia neurodegenerativa, rara e progressiva, appartenente al gruppo delle malattie da accumulo lisosomiale. La MLD è causata da mutazioni a carico del gene ASA (noto anche come ARSA), che codifica per l’enzima arisolfatasi A, deputato al metabolismo di sostanze chiamate solfatidi. Il difetto genetico all’origine della malattia determina un deficit di arisolfatasi A e un conseguente accumulo di solfatidi nell’organismo, in particolare presso la guaina mielinica che avvolge e protegge le cellule nervose. Si distinguono tre principali forme cliniche di leucodistrofia metacromatica: tardo-infantile (con insorgenza tra i 6 mesi e i 2 anni), giovanile (a sua volta suddivisa in giovanile precoce, con insorgenza tra i 4 e i 6 anni, e giovanile tardiva, con insorgenza tra i 6 e i 12 anni) e adulta (con insorgenza dopo i 12 anni). Tutte le forme di MLD comportano un progressivo deterioramento delle funzioni motorie e neurocognitive, con diversa gravità a seconda dell’età di insorgenza della malattia: le varianti infantile e giovanile sono le più severe. I sintomi della leucodistrofia metacromatica includono convulsioni, difficoltà a parlare e camminare, disturbi del comportamento e alterazioni della personalità. La terapia genica, approvata in Europa nel 2020, ha dimostrato il suo potenziale nel cambiare la storia clinica e prevenire la disabilità grave nei bambini affetti, anche se resta indispensabile intervenire nelle prime fasi della malattia, quando i sintomi ancora non si sono manifestati.

Malattia di Pompe
È causata da deficit dell’enzima α-glucosidasi lisosomiale acida che porta a un accumulo di glicogeno nella muscolatura cardiaca, scheletrica e liscia. Le manifestazioni della malattia di Pompe variano per età di esordio (infantile, giovanile o adulta), tipo di progressione e gravità del coinvolgimento muscolare.

Malattia di Fabry.
È causata dal deficit dell’enzima α-galattosidasi che porta a un accumulo di glicosfingolipidi, in particolare in reni, cuore e sistema nervoso con insufficienza renale, cardiomiopatia o stroke. Lo screening neonatale in genere non consente la diagnosi nelle femmine.

Mucopolisaccaridosi di tipo I.
È causata da un deficit dell’enzima α-iduronidasi che porta all’accumulo di mucopolisaccaridi, in particolare fegato, ossa, occhio e sistema nervoso. In alcuni casi può essere indicato il trapianto precoce di cellule staminali ematopoietiche.

Malattia di Gaucher.
È causata dal deficit dell’enzima glucocerebrosidasi, normalmente deputato a dissolvere i glicosfingolipidi che, accumulandosi progressivamente nel fegato, nella milza e nel midollo osseo, ne alterano la funzione fino a un danno irreversibile. Tale patologia è risultata, secondo uno studio retrospettivo, la più frequente tra le patologie lisosomiali in Italia. Per questa malattia, la terapia di sostituzione enzimatica è disponibile da molti anni, ed è inoltre affiancata dalla possibilità (solo per alcuni pazienti) di una terapia a somministrazione orale.

Deficit di decarbossilasi degli L-aminoacidi aromatici (deficit di AADC).
Il deficit di decarbossilasi degli L-aminoacidi aromatici (deficit di AADC), è una malattia neurometabolica ereditaria, a trasmissione autosomica recessiva, causata da mutazioni bialleliche nel gene DDC. Il difetto genetico alla base della patologia determina una carenza dell’enzima AADC, a cui consegue una grave mancanza combinata dei neurotrasmettitori dopamina, serotonina, noradrenalina ed epinefrina. Le manifestazioni cliniche del deficit di AADC sono generalmente evidenti nei primi mesi di vita e le più frequenti comprendono ipotonia (diminuzione del tono muscolare), ipocinesia (riduzione o lentezza dei movimenti volontari del corpo), crisi oculogire (rotazione dei bulbi oculari in una posizione fissa estrema, spesso ai lati o verso l’alto) e disfunzioni del sistema nervoso autonomo. Nella maggior parte dei casi il deficit di AADC si presenta in forma grave, ma sono noti alcuni pazienti con decorso della malattia più lieve. L’incidenza globale della patologia è sconosciuta.
Per questa rara e grave patologia neurometabolica una diagnosi precoce e la somministrazione in tempi brevi della terapia genica sono fattori determinanti e, di conseguenza, lo screening neonatale si rivela uno strumento fondamentale per i deficit di AADC sfruttando le analisi dei test di screening neonatale che vengono fatte di routine.

Distrofia Muscolare di Duchenne.
La distrofia muscolare di Duchenne (DMD) é una malattia genetica degenerativa delle fibre muscolari, che provoca una progressiva perdita di forza muscolare, con riduzione delle abilità motorie e degenerazione progressiva severa dei muscoli scheletrici, lisci e cardiaci.
La DMD è determinata da alterazioni di un gene localizzato nel cromosoma X, che contiene le informazioni per la produzione di una proteina chiamata distrofina. Le mutazioni, possono essere di vario tipo e comprendono sia delezioni (le più frequenti), sia sostituzioni nucleotidiche, ma tutte hanno come effetto quello di causare l’assenza totale della proteina. Altre mutazioni nello stesso gene, ma che non causano l’assenza totale della distrofina, sono responsabili di una forma molto più benigna di distrofia, la Distrofia Muscolare di Becker (DMB). Come tutte le malattie a legate al cromosoma X, la DMD si manifesta solo nei maschi (che hanno un solo cromosoma X), mentre le femmine, a parte alcune eccezioni, sono portatrici sane (perché possiedono un altro cromosoma X, oltre a quello mutato, che può compensarne le funzioni). L’incidenza alla nascita dei maschi affetti è di 1 su 3000-3500.

Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha dimostrato grande impegno nel trovare una possibile terapia per la patologia, con oltre 50 sperimentazioni cliniche attualmente in corso, tra cui quelle relative alla terapia genica.

Il testo articolato prevede
– Articolo 1 – (Obbligatorietà dello screening neonatale per immunodeficienze congenite severe, patologie neuromuscolari genetiche e malattie da accumulo lisosomiale). L’articolo dispone l’obbligatorietà dello screening.
– Articolo 2 – (Tempi e modalità del prelievo). L’articolo definisce i tempi e le modalità del prelievo.
– Articolo 3 – (Tempi e modalità del test). L’articolo definisce i tempi e le modalità del test.
– Articolo 4 – (Laboratorio competente). L’articolo individua il laboratorio competente.
– Articolo 5 – (Esito del test). L’articolo stabilisce il procedimento conseguente al test.
– Articolo 6 – (Presa in carico). L’articolo definisce la presa in carico.
– Articolo 7 – (Protocollo operativo). L’articolo detta norme per la definizione del protocollo operativo.
– Articolo 8 (Norma finale). L’articolo stabilisce una riserva di valutazione, con poteri modificativi, in favore della Giunta regionale.