Dichiarazione del Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati.
“I partiti di Azione-Italia Viva sosterranno la candidatura di Pino Marchionna a sindaco di Brindisi.
Un uomo orientato da riformismo e amore di progresso, intesi non come etichetta ma come metodo per meglio occuparsi delle persone e in particolare di quelle che se la passano peggio.
Un democratico di tradizione, proposto da brindisini e contrapposto a candidati scelti da Emiliano con l’obbedienza di numerosi amministratori uscenti e corresponsabili del più insensato no-a-tutto.
Un amministratore pubblico d’esperienza, in grado di reggere sulle spalle i compiti impegnativi dei prossimi mesi, connotati dalla tenuta rigorosa dei conti pubblici e dall’accoglienza dei più innovativi investimenti produttivi.
Un cittadino consapevole dell’uso irrinunciabile delle tecnologie nei settori a più alta densità di posti di lavoro – industria, turismo e agricoltura – per risarcire Brindisi da un passato inquinante.
Un uomo sensibile, in grado di riconoscere il dolore, e perciò impegnato a esigere la realizzazione urgente di tutti i programmi d’innovazione sanitaria, a cominciare dalla riconversione del Di Summa in Presidio Territoriale di Assistenza e Ospedale di comunità.
Insomma, una scelta democratica, popolare e riformista per una città che si rivela come luogo ideale, ancora una volta, per fare e sperimentare ciò che l’uomo moderno ha il dovere di fare.”
Autore: Fabiano Amati
Report. Azione: “Lopalco scelga la commissione e venga a dirci i fatti che sa, fonte di disonore per la Puglia”
Dichiarazione del consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, e del Consigliere Ruggiero Mennea, capogruppo.
“Il collega Pierluigi Lopalco ha denunciato al programma Report uno strano andazzo messo in piedi da Emiliano e dal governo regionale. Lo ha descritto con queste parole: “quando tu trovi una persona che gli dici di fare una cosa e questa persona ti fa questa cosa, anche ai margini della legalità, non è comodo? Tu non ne sai niente, la responsabilità se la piglia lui, in galera ci finisce lui.”
Poiché pensiamo a Lopalco come una persona seria, ci piacerebbe conoscere i fatti e i dettagli a fondamento di questa dichiarazione. Scelga lui la Commissione o il luogo in cui riferire tutto ciò che sa e noi saremo al suo fianco per conoscere e denunciare le cose che tanto disonore stanno portando alla Puglia.”
Sanità, Azione: “Aumento tasse? Meglio un commissario. Sembra un film. Tutti colpevoli tranne Emiliano”
“Per mettere riparo alla grave crisi della sanità pugliese c’è chi pensa ad aumentare le tasse, agendo sull’addizionale IRPEF. No, grazie, contro l’eventualità di questa ipotesi ci batteremo come leoni. Secondo Emiliano i colpevoli dello sfascio in sanità sono, via via, i DG Asl, il personale sanitario, il governo nazionale, la commissione europea, la guerra, la pandemia e di questo passo andranno al patibolo pure i cittadini. Tutti colpevoli tranne i politici regionali. Sembra un film. Ma può mai essere? Dicono questo gli atti?”
Lo dichiarano il Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, il Consigliere Ruggiero Mennea, capogruppo, e il responsabile regionale sanità di Azione Alessandro Nestola.
“Gli atti e i numeri raccontano, per esempio, il mancato controllo della Giunta regionale sull’esecuzione delle proprie direttive su farmaci e protesi, con spreco di oltre un miliardo. Così come è evidente il mancato raggiungimento dei più rilevanti obiettivi di contenimento della spesa da parte del soggetto aggregatore, InnovaPuglia, così come attestato dalla stessa Giunta regionale con diverse delibere, che ogni anno rimandano all’anno successivo il raggiungimento degli obiettivi, utilizzando giustificazioni – come la carenza di personale – che se fondate sarebbero addebitabili allo stesso Emiliano.
Insomma, una sequenza di direttive e indirizzi mai eseguiti, una carenza di controlli efficaci sulla spesa, un continuo insabbiamento dei fatti più problematici, anche quando essi sono vietati dalle leggi, come in materia di liste d’attesa, un’assenza di regia sui tempi di realizzazione dei lavori per edilizia sanitaria, una mancata programmazione di fondi già disponibili, pensiamo ai 270milioni della delibera CIPE 51 del 2019, e un’eclatante sottovalutazione degli obiettivi europei e nazionali sugli screnning oncologici, in quale occasione diventati addirittura il capro espiatorio di mille insufficienze.
Non si può andare avanti così e magari assistere a ogni forma di ostracismo politicista su proposte concrete, come le nostre, alcune delle quali sono diventate leggi della Regione, solo per fare dispetti politici senza altezza e senza durata.
Ecco perché l’ipotesi di un commissario, impegnato a titolo principale sugli argomenti dell’efficienza del servizio sanitario, senza alcun tormento o distrazione sulle cose minuscole del potere su cui Emiliano costringe da mesi il Consiglio regionale e la regione tutta.”
Sanità, Azione: “In tre anni sprecato 1 miliardo di euro per farmaci e protesi. Ecco quanti tumori si sarebbero potuti curare o quante prestazioni effettuare”
“In un triennio abbiamo sprecato oltre 1miliardo di euro per farmaceutica e protesi. Con quei soldi avremmo potuto effettuate migliaia d’interventi su tumori, cuore e articolazioni, oppure milioni di prestazioni ambulatoriali, radiodiagnostica e laboratorio. La tristezza è davvero immensa nel leggere i dati e pensare che migliaia di persone stanno soffrendo e aspettando per la mancata esecuzione di semplicissime misure di risparmio, sempre sulla carta e mai eseguite. Ecco i dati.”
Lo dichiarano il Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, il Consigliere Ruggiero Mennea, capogruppo, e il responsabile regionale sanità di Azione Alessandro Nestola.
“Lo scostamento tra i tetti di spesa e la spesa realmente effettuata in un triennio per farmaceutica e protesica, ammonta a euro 1.172.274.962. Si, esatto, oltre un miliardo.
Infatti. Per la spesa farmaceutica, nel triennio 2022-2021-2020 avremmo dovuto spendere euro 1.738.569.148. Abbiamo speso, invece, euro 2.418.115.759, per uno scostamento complessivo pari a euro 679.546.611.
Per la spesa di dispositivi medici, la così detta protesica, nel triennio 2021-2020-2019 avremmo dovuto spendere euro 988.428.149. Abbiamo speso, invece, euro 1.481.156.500, per uno scostamento complessivo pari a euro 492.728.351.
Qualora l’ammontare dell’intero scostamento fosse stato risparmiato, ossia euro 1.172.274.962, cosa avremmo potuto fare? I risultati sono spaventosi, se solo si prendono a riferimento i costi di alcune prestazioni più comuni e gravi, per la cui erogazione le persone sono in drammatica attesa.
Si potrebbero fare 1milione d’interventi per ernie inguinali; oppure 357.142 interventi per colecisti o tumori alla prostata; oppure 185.185 interventi per tumore alla vescica; oppure 111.111 interventi per tumore al colon; oppure 208.333 interventi per tumore alla tiroide; oppure 142.857 interventi per tumore alla mammella; oppure 71.428 interventi di chirurgia vascolare, oppure by pass aortici e addominali; oppure 100.000 interventi per protesi anca; oppure 269.243 ricoveri; oppure 10.858.699 prestazioni ambulatoriali, comprese quelle di radiodiagnostica e laboratorio analisi; oppure 16.876.181 prestazioni di radiodiagnostica.
Oppure un po’ di tutte queste prestazioni, con risultati sorprendenti e senza spendere di più, tenendo conto che i costi di ogni prestazione sono calcolati tenendo presente anche le spese per il personale e quindi la possibilità di procedere all’ampliamento dell’organico necessario.
Non riusciamo proprio a capire come si fa a non impegnarsi al massimo per ottenere risultati di maggiore efficienza con la stessa spesa. È un mistero, che parla chiaramente di migliaia d’incrostazioni e incapacità di leggere a fondo e con impegno la realtà, e il tutto solo per una tendenza tutta burocratica a non immedesimarsi mai in due condizioni essenziali: quelle del malato e del contribuente, che vorrebbero – così come siamo soliti fare con i nostri soldi – le più giuste cure e senza sprechi.”
*Protesi, Azione: “Facciamo i conti: triennio 2019-2021 sprecati 500milioni, nessun notizia sul 2022. E hanno il coraggio di colpire gli screening”*
“E’ l’ora di fare i conti anche per i dispositivi medici. Nel 2021 abbiamo sprecato 190 milioni per protesi ortopediche, vascolari, cardiache e dispositivi protesici vari, che sommati agli sprechi del 2020 e 2019 fanno circa 500milioni. Infatti, su un tetto di spesa 2021 fissato in euro 324.715.845,05, sono stati spesi in più euro 188.633.252,24, mentre su un tetto di spesa per gli anni 2020-2019 fissato in euro 663.712.304, sono stati spesi in più euro 304.085.089, per un totale di sforamento nel triennio pari ad euro 492.718.341,24.
E ad oggi non abbiamo notizie del 2022. Ma possiamo continuare a pagare di più gli stessi prodotti e sprecare, dicendo pure nelle delibere che la colpa è dei DG che non rispettano le direttive regionali, per poi ritrovarci con l’ipotesi di ridurre le classi d’età previste nei LEA per gli screening? Ecco i dati azienda per azienda.”
Lo dichiarano il consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, il consigliere Ruggiero Mennea, capogruppo, e il responsabile regionale sanità di Azione Alessandro Nestola.
“La Asl di Brindisi aveva un tetto di spesa per euro 35.614.547,07, ma ha speso, invece, euro 45.784.440,00, con uno scostamento pari a euro 10.169.892,93.
La Asl di Taranto aveva un tetto di spesa per euro 39.185.641,48, ma ha speso, invece, euro 66.247.701,33, con uno scostamento pari a euro 27.062.059,86.
La Asl BAT aveva un tetto spesa per euro 28.048.816,74, ma ha speso, invece, euro 37.643.298,53, con uno scostamento pari a euro 9.594.481,79.
La Asl di Bari aveva un tetto spesa per euro 53.765.068,53, ma ha speso, invece, euro 84.707.416,01, con uno scostamento pari a euro 30.942.347,49.
La Asl di Foggia aveva un tetto spesa per euro 15.238.623,08, ma ha speso, invece, euro 28.881.685,04, con uno scostamento pari a euro 13.643.061,96.
La Asl di Lecce aveva un tetto spesa per euro 70.910.301,69, ma ha speso, invece, euro 121.850.465,33, con uno scostamento pari a euro 50.940.163,65.
L’IRCCS Giovanni Paolo II di Bari aveva un tetto spesa per euro 6.664.672,53, ma ha speso, invece, euro 9.775.521,33, con uno scostamento pari a euro 3.110.848,80.
L’IRCCS De Bellis di Castellana Grotte aveva un tetto spesa per euro 3.306.851,90, ma ha speso, invece, euro 5.802.023,89, con uno scostamento pari a euro 2.495.171,99.
Il Policlinico di Bari aveva un tetto spesa per euro 42.634.263,99, ma ha speso, invece, euro 66.896.961,92, con uno scostamento pari a euro 24.262.697,93.
Gli Ospedali riuniti di Foggia avevano un tetto spesa per euro 29.347.058,05, ma hanno speso, invece, euro 45.759.583,89, con uno scostamento pari a euro 16.412.525,85.
Lo spreco per il 2021 segue un trend costante.
Infatti: nel 2020 il tetto di spesa per tutte le aziende pugliesi era stato fissato in euro 331.856.152 ma avevano speso, invece, euro 482.497.612, con uno scostamento di euro 150.641.460.
Nel 2019 il tetto di spesa era stato fissato in euro 331.856.152, ma avevano speso, invece, euro 485.299.781, con uno scostamento di euro 153.443.629.
Nel triennio 2019-2021, dunque, sono stati sprecati euro 492.718.341,24, e le cause sono dichiarate da Emiliano negli atti amministrativi a chiare lettere, senza che nessuno muova un dito: “tale scostamento della spesa regionale dal tetto stabilito risulta verosimilmente riconducibile sia ai ritardi registrati sulla definizione delle procedure centralizzate di appalto su dispositivi medici da parte del soggetto aggregatore (SAR) sia al mancato recepimento delle direttive regionali in materia di contenimento della spesa per i dispositivi medici da parte delle Direzioni Generali delle Aziende pubbliche del SSR”.
Più chiaro di così: ora cosa diranno che è colpa nostra solo perché mettiamo in evidenza le cose, leggendo le carte e guardando con attenzione i numeri?”
RSA ed edilizia, Amati: “Corte costituzionale respinge ricorso Governo e autorizza sedi per villeggiatura e incremento d’indice fondiario in zona agricola”
Dichiarazione del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.
“Ancora una volta avevamo ragione. La Corte costituzionale ha respinto il ricorso del Governo, accolto con esultanza da tanti costituzionalisti del solleone, e autorizzato la possibilità di trasferire per tempo limitato l’attività di RSA in sedi di villeggiatura, purché siano rispettati – così com’era previsto – gli standard e i requisiti di qualità e sicurezza previsti dalle leggi e dai regolamenti regionali. Una buona cosa, inspiegabilmente impugnata, in favore dei soggetti non autosufficienti e disabili.
Per quanto attiene l’attività edilizia in zona agricola, invece, è stato respinto il ricorso sulla possibilità d’incrementare, con delibera del Consiglio comunale e senza approvazione regionale, l’indice di fabbricabilità fondiaria fino a 0,1 metri cubi su metro quadro, per la realizzazione di nuovi fabbricati qualora gli stessi siano strumentali alla conduzione del fondo o all’esercizio dell’attività agricola e delle attività a questa connesse. Respingendo il ricorso, la Corte costituzionale ha rilevato che la legge sui limiti inderogabili di densità fondiaria sono prescritti per le abitazioni e non per i fabbricati strumentali alla conduzione del fondo o all’esercizio dell’attività agricola e delle attività connesse. La disposizione, in buona sostanza, non riguardava residenze e quindi non è possibile applicare i limiti previsti per le residenze.
Sulla stessa questione è stato pure respinto, per l’ennesima volta, il motivo classico d’impugnazione sulla pianificazione paesaggistica intesa non come rispetto delle prescrizioni del PPTR ma come pretesa di dover copianificare ogni singola trasformazione anche edilizia, in violazione del nostro ordinamento.
Ringrazio l’Avvocatura regionale in generale e l’Avv. Mariangela Rosato in particolare, per aver difeso con la solita competenza le ragioni dei cittadini pugliesi.”
Dissalatore Taranto, Azione: “Scompare quello CIS di Turco-Emiliano e ricompare quello Tara da 100milioni. E diga Pappadai lasciata all’abbandono”
“Nulla in contrario ai dissalatori, ma occorre capire i costi-benefici e il perché nel giro di due anni è scomparso quello del CIS Taranto, vantato dall’ex sottosegretario Turco e sostenuto da Emiliano, per far ricomparire quello del Tara per una spesa di 100milioni. E in tutto questo quadro d’incertezza rimangono al palo la rifunzionalizzazione dei depuratori Gennarini-Bellavista con l’utilizzo dell’acqua affinata da parte dell’ex ILVA, così da portare l’acqua risparmiata del Sinni – circa 500 litri al secondo – nella diga Pappadai, purtroppo abbandonata al suo destino come monumento allo spreco. E andiamo di annuncio in annuncio, più o meno come il poeta di fratta in fratta e chissà dove.”
Lo dichiarano il Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, i Consiglieri Sergio Clemente, Ruggiero Mennea, capogruppo, il responsabile regionale acqua di Azione Nicola Di Donna e la coordinatrice provinciale di Azione Taranto Angelita Salamina.
“Una storia come al solito piena di annunci per poi tornare al punto di partenza.
È la storia dei depuratori Gennarini-Bellavista, dell’acqua potabile usata dall’ex ILVA, della diga Pappadai monumento allo spreco e dei dissalatori che appaiono, scompaiono e riappaiono.
L’ultima puntata comincia il 12 giugno 2020 presso la Prefettura di Taranto, alla presenza dell’ex sottosegretario Mario Turco, del prefetto, della regione, di Aqp e di altre autorità ed enti. Argomento, i reflui affinati dei depuratori Gennarini-Bellavista e la volontà del Governo nazionale di imporre ad ArcelorMittal l’uso dell’acqua trattata e quindi il rispetto della prescrizione AIA ritenuta legittima dai giudici amministrativi, così da evitare l’utilizzo dell’acqua potabile del Sinni e quindi utilizzarla per mettere in esercizio la diga Pappadai. Tutti d’accordo, fu l’esito di quella riunione, per un costo previsto di 14milioni e con una chiara unità d’intenti tra Governo nazionale, Regione e AQP. ArcelorMittal, però, contestava con una lettera del 3 agosto 2020 l’orientamento emerso nella riunione in prefettura, segnalando l’incompatibilità dell’acqua affinata per gli usi industriali: opinione, questa, rintuzzata con determinazione con una nota AQP dell’11 agosto 2020.
Sembrava andare tutto nel verso auspicato così da risolvere un annoso problema, sino a quando non si apprendeva la volontà del Governo nazionale, Regione Puglia e AQP, d’indirizzarsi verso la realizzazione di un dissalatore, al posto della rifunzionalizzazione degli impianti Gennarini Bellavista, così come riferito nell’audizione in V Commissione dell’8 febbraio 2021. In particolare, fu dato atto della volontà di realizzare un dissalatore al di fuori del perimetro dello stabilimento ex ILVA, affinché l’acqua prodotta potesse essere utilizzata per finalità più estese rispetto a quelle industriali: tale programma aveva dalla sua la possibilità di essere realizzato più in fretta rispetto ai dieci anni di lungaggini burocratiche calcolate per la rifunzionalizzazione del Gennarini-Bellavista. Peraltro, il costo di realizzazione del dissalatore sarebbe stato posto a carico dell’ex ILVA, con una partecipazione della Regione in virtù della costruzione fuori dal perimetro industriale e quindi con destinazione dell’acqua a usi plurimi. Il tutto sarebbe stato portato a termine, ovviamente, nel giro di pochissimo tempo, con cronoprogramma da stabilirsi nelle settimane successive.
Due mesi dopo, precisamente all’audizione in V Commissione dell’8 aprile 2021, convocata proprio per conoscere il cronoprogramma, la disponibilità dell’ex ILVA di farsi carico del programma di costruzione del dissalatore e la localizzazione, i rappresentanti del Governo regionale comunicavano l’assenza di novità e quindi l’impossibilità di indicare un cronoprogramma.
Da quel momento non si è saputo più nulla.
Nelle scorse settimane, invece, è ricomparso il vecchissimo programma del dissalatore del Tara, per un costo di 100milioni e senza avere alcuna notizia – nemmeno in termini di costi benefici – per valutare l’iniziativa e inserirla nel contesto più largo del bilancio idrico, della sostenibilità ambientale, del risparmio idrico per tutti gli usi, così come prescritto dalla disciplina europea e nazionale, e del destino della diga Pappadai e dell’incivile uso a scopi industriali dell’acqua per uso potabile del Sinni. Argomenti su cui abbiamo già chiesto una nuova audizione con Assessore,
dirigenti regionali variamente interessati, in particolare di quelli competenti sul bilancio idrico regionale, e Aqp.”
Edilizia, Amati: “Corte costituzionale respinge ricorso Governo e autorizza ampliamenti immobili per attività produttive”
Dichiarazione del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.
“Come al solito: tanti ricorsi alla Corte costituzionale, salutati con gaudio dai costituzionalisti della domenica, e rarissime sentenza di accoglimento.
La Corte costituzionale ha infatti respinto l’ennesimo ricorso del Governo nazionale sul tema dell’edilizia, consentendo la procedura semplificata di variante per l’ampliamento in qualsiasi percentuale degli immobili destinati ad attività produttive, purché siano rispettati gli standard.
La legge impugnata eliminava il limite del 100%, deciso dalla Giunta regionale, per l’ampliamento degli immobili destinati ad attività produttive, con procedura semplificata e senza la previa verifica dell’assenza o dell’insufficienza di aree idonee negli strumenti urbanistici dei rispettivi comuni.
Contrariamente da quanto lamentato dal Governo nazionale, la disposizione impugnata ha un contenuto compatibile con i principi fondamentali, e non incorre in alcun vizio.
Sulla base del dato letterale della norma impugnata – ha stabilito la Corte costituzionale – deve intendersi come ampliamento dell’attività produttiva, «[n]ell’ambito» dei detti procedimenti semplificati di variante, qualsiasi aumento di superficie e di volume, senza che, in questo medesimo contesto, rilevi la percentuale dello stesso aumento. In altre parole, la norma regionale precisa che l’attivazione dello speciale procedimento, di cui al d.P.R. n. 160 del 2010 e alla deliberazione della Giunta regionale n. 2332 del 2018, non è subordinata al rispetto di limiti dimensionali massimi, quando si tratti di ampliamento dell’attività produttiva già esistente.
Il tutto ovviamente nel rispetto degli inderogabili limiti di densità edilizia stabiliti dal d.m. n. 1444 del 1968.
È escluso, pertanto, che la precisazione contenuta nelle parole «qualsivoglia percentuale […] in termini di superficie coperta o di volume» faccia venir meno l’obbligo delle amministrazioni competenti, una volta indetta dal responsabile del SUAP la conferenza di servizi, di valutare il progetto di variazione dello strumento urbanistico e di verificarne la compatibilità con i citati inderogabili limiti massimi di densità edilizia posti a garanzia dell’interesse generale all’ordinato sviluppo del territorio.
Viene dunque abbattuta la pretesa di porre il limite del 100% agli ampliamenti, respingendo pure il motivo classico sulla pianificazione paesaggistica intesa non come rispetto delle prescrizioni del PPTR ma come pretesa di dover copianificare ogni singola trasformazione anche edilizia, in violazione del nostro ordinamento.
Ringrazio l’Avvocatura regionale in generale e l’Avv. Anna Bucci in particolare, per aver difeso con la solita competenza le ragioni dei cittadini pugliesi.”
Screening oncologici, Azione: “Ripetiamo. Ridurre le fasce d’età è fuori legge, contro i LEA e tecnicamente infondato. Perché Emiliano insiste?”
“Lo ripetiamo ancora una volta, visto che nelle riunioni con i DG si dicono cose tecnicamente infondate: ridurre le fasce d’età per gli screening oncologici sui tumori al seno e al colon è contro la legge regionale, contro i LEA previsti dal decreto 2017, contro le indicazioni ministeriali contenute nelle comunicazioni e contro la raccomandazione europea per la lotta al cancro. Non riusciamo a capire perché la Giunta Emiliano continui a manifestare la volontà di ridurre gli screening, insistendo con argomenti giuridicamente infondati.”
Lo dichiarano il Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, i Consiglieri regionali Sergio Clemente, Ruggiero Mennea, capogruppo, e il responsabile regionale sanità di Azione Alessandro Nestola.
“Prima dell’approvazione delle nostre leggi le classi d’età per lo screening del tumore al seno e al colon erano limitate alla popolazione 50-69 anni, nonostante le raccomandazioni ministeriali del 2006 demandavano alle regioni la valutazione sulle classi d’età 45/50-74/80.
E infatti in nessuna occasione il ministero ha sollevato questioni sulle classi d’età, né nelle richieste di chiarimento per il caso dello screening al seno, né nell’impugnativa nel caso dello screening al colon.
Infatti: nel caso dello screening al seno l’unica richiesta ministeriale, su cui il Consiglio regionale si è impegnato a presentare una modifica, consiste nel del riferimento normativo, ossia il DPCM 12 gennaio 2017 piuttosto che il DM 22 luglio 1996. Nel caso dello screening al colon, invece, l’impugnazione ministeriale si riferisce alla sanzione per la mancata adesione all’invito all’esame del sangue occulto nelle feci e alla possibilità di disporre con un codice di esenzione la sorveglianza clinico-strumentale rafforzata per i soggetti con mutazione genetica. Questioni, dunque, del tutto diverse dall’ampliamento delle classi d’età, che sono invece pienamente rientranti nei Livelli essenziali d’assistenza.
Va anzi detto, purtroppo, che anche con le vecchie classi d’età la Puglia si trova in clamoroso deficit per l’estensione degli inviti allo svolgimento dello screening. Su un obiettivo del 100% della popolazione, infatti, la media regionale per il 2022 è dell’82% per la mammografia – con la Asl di Lecce ultima in classifica con il 49% -, e dell’53% per il sangue occulto nelle feci – con la Asl di Lecce sempre ultima in classifica con il 33%.
Si tenga conto, infine, che proprio le leggi regionali proposte da noi prevedono la decadenza dei DG se non rispettano l’obiettivo di estensione degli screeening, ma ad oggi nessun DG è stato dichiarato decaduto e forse sarebbe meglio se la Giunta regionale occupasse il tempo di lavoro nel colmare questo grave deficit d’interesse sulla prevenzione piuttosto che ordire trame per sabotare programmi d’innovazione diretti a ridurre la morte per cancro.
Per questi motivi non accetteremo nessun tentativo di riportare le lancette dell’orologio al passato, in controtendenza con ciò chi è chiede l’Europa con l’ultima raccomandazione sulla lotta al cancro e solo per nascondere nelle pieghe del linguaggio burocratico la più crudele responsabilità da inadempimento.”
Sanità, Azione: “Emiliano vuole ridurre screening oncologici. Non si azzardi o sarà guerra”
“Emiliano non si azzardi a portare a termine il suo disegno di ridurre gli screening oncologici sui tumori al seno e al colon, altrimenti sarà ‘guerra’ totale e con ogni mezzo consentito dai regolamenti. Mentre l’Europa chiede di ampliare le classi d’età per gli screening e la Puglia si ritrova all’avanguardia grazie alle nostre proposte, la Giunta regionale delibera l’intenzione di abrogare quelle decisioni salva-vita. Ma perché prima di fare una cosa non studiano le carte?”
Lo dichiarano il consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, il consigliere Ruggiero Mennea, capogruppo, e il responsabile regionale sanità di Azione Alessandro Nestola, commentando la delibera della Giunta regionale n. 412 del 28 marzo 2023.
“Prima delle nostre leggi le classi d’età per lo screening del tumore al seno e al colon erano limitate alla popolazione 50-69 anni, nonostante le raccomandazioni ministeriali del 2006 demandano alle Regioni la valutazione sulle classi d’età 45/50-74/80, e le linee guida internazionali sono sempre più dirette ad una maggiore estensione anagrafica dei test.
E infatti in nessuna occasione il Ministero ha sollevato questioni sulle nuove classi d’età, né nelle richieste di chiarimento per il caso dello screening al seno, né nell’impugnativa dinanzi alla Corte costituzionale nel caso dello screening al colon.
Infatti: nel caso dello screening al seno l’unica richiesta ministeriale, su cui il Consiglio regionale si è impegnato, consiste nella modifica del riferimento normativo, ossia il DPCM 12 gennaio 2017 piuttosto che il DM 22 luglio 1996. Nel caso dello screening al colon, invece, l’impugnazione ministeriale si riferisce alla sanzione per la mancata adesione all’invito all’esame del sangue occulto nelle feci e alla possibilità di disporre con un codice di esenzione la sorveglianza clinico-strumentale rafforzata per i soggetti sani ma con mutazione genetica. Questioni, dunque, del tutto diverse dall’ampliamento delle classi d’età, che sono invece pienamente rientranti nei Livelli Essenziali d’Assistenza – LEA.
Va anzi detto, purtroppo, che anche seguendo le vecchie classi d’età la Puglia si trova in clamoroso deficit per l’estensione degli inviti allo svolgimento dello screening. Su un obiettivo del 100% della popolazione interessata da invitare, infatti, la media regionale per il 2022 è stata dell’82% per la mammografia – con la Asl di Lecce ultima in classifica con il 49% -, e del 53% per il sangue occulto nelle feci – con la Asl di Lecce sempre ultima in classifica con il 33%.
Si tenga conto, infine, che proprio le leggi regionali proposte da noi prevedono la decadenza dei DG se non rispettano l’obiettivo di estensione degli screening, ma ad oggi nessun DG è stato dichiarato decaduto e forse sarebbe meglio se la Giunta regionale e i dirigenti occupassero il tempo di lavoro nel colmare questo grave deficit d’interesse sulla prevenzione piuttosto che ordire trame per sabotare, scrivendo falsità, programmi d’innovazione diretti a ridurre la morte per cancro.
Per questi motivi non accetteremo nessun tentativo di riportare le lancette dell’orologio al passato, in controtendenza con ciò che chiede l’Europa e solo per nascondere nelle pieghe del linguaggio burocratico la più crudele responsabilità da inadempimento”.