Azione: “Nuovo corso PD dice di volersi occupare della gente. Bene, lo vedremo martedì su nostra pdl per combattere liste d’attesa”

“Il nuovo corso del PD regionale ha annunciato di volersi occupare dei problemi della gente. Bene, la prima occasione è fissata per martedì in Consiglio regionale sulla nostra proposta di legge per combattere le liste d’attesa. Attendiamo dal PD il desiderio di discuterla subito, la gioia nel sostenerla o la collaborazione nel proporre qualcosa di concretamente più efficace. L’unica cosa intollerabile alla gente sarebbe l’ennesimo rinvio per assecondare tatticismi politici e egoismi delle piccole caste.”

Lo dichiarano i Consiglieri regionali di Azione, Fabiano Amati, Sergio Clemente e Ruggiero Mennea.

“La nostra proposta di legge si occupa dei numerosi problemi organizzativi, che se non risolti amplificano a dismisura i problemi oggettivi, a cominciare da quello della carenza dei medici.
Noi proponiamo, infatti, la sospensione dell’attività a pagamento nel caso i tempi d’attesa siano molto più brevi di quelli per l’attività istituzionale, calcolati ovviamente a parità di personale impiegato, prestazioni richieste e ore lavorate, il tutto applicando realmente le norme statali, regionali, i piani aziendali delle Asl e il contratto dei medici.
Proponiamo, inoltre, un CUP unico regionale e un sistema di prenotazione e monitoraggio fondato sull’innovazione informatica e non con penna e calamaio.
Volersi occupare della gente a livello regionale, significa innanzitutto occuparsi di sanità, altrimenti sono parole al vento, recepite dalla gente come sonore prese in giro. Appuntamento a martedì, quindi.”

Amati: «Un candidato alternativo a Rossi, con coalizione di salute amministrativa a sostegno»

“Si alle infrastrutture energetiche a partire dal gas”

Assemblea provinciale di Azione Brindisi domattina alle 9,30 a Palazzo Nervegna.

L’assemblea è aperta agli iscritti e a chiunque lo desideri, si legge in una nota:

“Vogliamo far nascere in Puglia un partito chiaro nell’individuazione dei problemi e schietto sulle proposte di soluzione.

Un partito privo di paure nell’assunzione delle decisioni, e quindi di governo soprattutto sugli argomenti più scomodi e di più grande dolore. E domani l’assemblea provinciale brindisina sarà anch’essa chiamata a discutere, emendare, adattare alla singola realtà territoriale e approvare, un documento politico e programmatico. E allora Il documento sarà la base su cui si avvierà il percorso congressuale e di adesione ad Azione”

chiediamo al commissario regionale Fabiano Amati: andiamo al sodo.

A chi vi rivolgete?

“A chi crede nel progresso di Brindisi attraverso i Si-con-ragione e contro i No-a-tutto. Dobbiamo trasformarci in porta del Mediterraneo ma non solo per la giusta solidarietà ma pure per merci e servizi”.

Quali merci, quali servizi?

“Brindisi è una città in cui si può fare tutto, tranne una pista da sci. Quindi un chiaro Si alle infrastrutture energetiche, a partire dal gas, con serbatoi o rigassificatore offshore, poiché abbiamo dato moltissimo sugli investimenti dannosi e non si capirebbe perché oggi non dovremmo essere risarciti con investimenti produttivi puliti, accordati con la prosperità e funzionali alla pace. Un chiaro Si alle rinnovabili, a terra o a mare, nel rispetto delle norme vigenti e non inseguendo suggestioni paesologiche dirette a continuare con una produzione energetica inquinante e insalubre. Insomma in questo settore i No-a-tutto sono i rappresentanti di commercio, in buona o mala fede, dell’inquinamento, della malattia e della povertà.

E oltre l’energia?

“Il recupero del patrimonio edilizio esistente con volume triepremiale o con attuazione e adozione di Piani di recupero di zone degradate, in particolare le contrade. Su questi argomenti bisogna contrastare i narcisisti etici, avrebbe detto Franco Cassano, ossia quelle persone che dal caldo della loro condizione fortunata giudicano gli altri e i più poveri con supponenza e non riconoscendo le leggi dello Stato, comprese quelle sui condoni”.

Molti pensano a Brindisi turistica. È possibile?

È possibile alla condizione che per turismo s’intenda un imponente processo industriale, da accordare con l’incanto ambientale, e non una semplice contemplazione di sole, mare e vento, con una bella schitarrata al chiar di luna. Turismo significa, quindi, strutture ricettive di alta gamma, magari con campi da golf irrigati con i reflui di depurazione affinati, ma in questo senso non mi pare che il procedimento per il PUG di Brindisi si rivolga in tal senso”.

E la sanità? Questo è il più grave problema avvertito dai cittadini. Non crede?

“È tanto grave che sto combattendo per DH di oncoematologia e ho proposto, ottenendola, la conversione del “Di Summa” in PTA e Ospedale di comunità, così da alleggerire il peso dell’assistenza territoriale sul “Perrino”, che invece dovrebbe svolgere la funzione di ospedale regionale. Su questi punti, assieme al problema delle liste d’attesa, un’amministrazione lo cale e partiti rispettabili hanno il dovere di tenere accesa l’attenzione in ogni momento, piuttosto che regalare silenzi imbarazzanti per non disturbare i manovratori”.

Ma perché questo si può fare solo in Azione?

“Perché gli altri partiti riformisti non amano le parole schiette, chiare e quando si trovano costretti a dover dire qualcosa se la danno a gambe…”

Sta parlando del Pd?

“In particolare del Pd. Il partito in cui non si dice o fa una sola cosa chiara. Preferiscono galleggiare per non di spiacere o mantenere i posti di potere, senza accorgersi che gallegiare è il preludio dell’affondare. Da noi venga quindi solo chi ha spirito d’iniziativa e parole chiare su tutto, comprese quelle in favore degli impianti per chiudere il ciclo dei rifiuti, ridurre le tasse dei cittadini e chiudere le inquinanti discariche. Chi è contro gli impianti è un sostenitore anche in buona fede delle discariche. Venga chi vuole fare un partito popolare e di massa, in grado di occuparsi della maggioranza delle persone e soprattutto di chi se la passa peggio, ma non a parole ma con i fatti e facendo un esempio per Brindisi accettando i contributi Snam per le urbanizzazioni delle contrade ove migliaia di persone vivono senza fogna, strade e luci”.

Un imponente programma amministrativo. Sta per assecondare quelli che pensano a lei come candidato sindaco?

“L’ipotesi avrebbe il vantaggio di passare da un sindaco proveniente da Trani, che con i suoi No avvantaggia di fatto la produttività barese, a un sindaco nato nella nostra provincia e quindi più vicino e attento con i suoi Si ragionevoli. Ma Brindisi, questa bellissima città, ha il diritto di poter provare a scommettere, ancora una volta, su un suo figlio naturale e non con un adottivo come me, impegnato a dare mano più per riconoscenza filiale che per ambizione”.

E quindi che si fa alle prossime amministrative per Brindisi?

“Sono impegnato a trovare un candidato alternativo a Rossi. con una coalizione di salute amministrativa a sostegno, in questo contemplando l’ovvia onestà che dovrebbe riguardare tutti i politici e la più difficile strada di utilizzare la prova scientifica per immettere nella produzione e nella vita le migliori tecnologie. Certo, se il Pd facesse rapidamente cio che si dice stia per fare, ossia scaricare Rossi, si potrebbe fare anche un ragionamento comune aperto a chi ci sta, per il bene di Brindisi e per recuperare cinque anni persi.

Staremo a vedere”.

Odontoiatria per disabili, Terzo polo e Laricchia: “In Puglia un disabile povero non può curarsi. Proposta di legge”

“In Puglia, purtroppo, una persona fragile, disabile e povera non può ricevere dal servizio sanitario la cura dei denti. È un’ingiustizia e per questo abbiamo presentato una proposta di legge, per istituire in ogni PTA pugliese, con annesso Ospedale di comunità, almeno un centro di assistenza odontoiatrica con relativo servizio di anestesiologia e osservazione breve.”

Lo dichiarano i Consiglieri regionali di Azione, Italia Viva e Cinquestelle, Fabiano Amati, Sergio Clemente, Antonella Laricchia, Ruggiero Mennea e Massimiliano Stellato.

“Nelle strutture pubbliche territoriali pugliesi non sono generalmente assicurate le prestazioni odontoiatriche per persone fragili e disabili e quindi bisognose di preventiva attività di sedazione, costringendo gli interessati e le famiglie a rivolgersi al privato.
La proposta di legge è indirizzata a colmare questo vuoto, così da consentire l’erogazione di prestazioni odontoiatriche a invasività minore, media e maggiore, per pazienti fragili con disabilità psicomotoria o con disturbi del comportamento, il cui periodo d’osservazione per complicanze post-intervento non sia superiore a 24 ore dal termine della procedura.
Le strutture abilitate per le prestazioni previste non potranno essere inferiori a due per ogni azienda sanitaria, collocate all’interno di ambiente protetto e corrispondente ai Punti Territoriali d’Assistenza dotati di servizi chirurgici con relativo servizio di anestesiologia.
Per il raggiungimento dell’obiettivo le aziende sanitarie incrementeranno il monte ore delle prestazioni territoriali nella misura massima di 38 ore a settimana e per ogni struttura individuata, attraverso una riconversione della dotazione aziendale per la specialistica ambulatoriale oppure con assegnazione, tramite delibera della Giunta regionale, di ore dedicate e vincolate alla branca odontoiatrica.
Le prestazioni introdotte con la proposta di legge sono garantite dai Livelli essenziali d’assistenza.”

Scudo penale ex ILVA, Azione: “Emiliano dà ragione a Calenda e a noi. Arriva sempre tardi e dopo aver fatto danni”


“Quanti danni. Sul fatto che la protezione legale fosse una cosa ovvia e non un mezzo per garantire l’impunità all’ex ILVA, ora lo dice anche Emiliano dando ragione a Carlo Calenda e alle nostre opinioni espresse in Consiglio regionale il 18 novembre 2019. Il problema è però sempre lo stesso: Emiliano si rende conto dei suoi errori senza però dare mai conto dei danni che produce. Ora restano solo i Cinquestelle, impegnati a contrastare una norma emanata solo per ribadire un sacrosanto principio costituzionale: non è possibile condannare le persone per colpa generica residuale.”

Lo dichiarano i Consiglieri regionali di Azione, Fabiano Amati, Sergio Clemente e Ruggiero Mennea.

“Continue giravolte per tornare sempre al punto di partenza. Eppure queste cose si sapevano sin dall’inizio, se solo fossero state esaminate con serietà e rigore.
Per una fabbrica che produceva il 12% del PIL regionale e impiegava migliaia di lavoratori, era chiaramente da irresponsabili fornire alibi a un’azienda, evitando di fornirgli un banale strumento giuridico, il così detto scudo penale, che a nostro parere non scriminava né immunizzava, ma si limitava a presumere la diligenza nell’esecuzione del Piano ambientale, sulla scia – forse in modo ridondante – del principio costituzionale di colpevolezza; quello secondo cui non è possibile affermare a carico di chiunque una responsabilità penale a titolo di colpa generica residuale, cioè ben oltre la prevedibilità, l’evitabilità e la calcolabilità dell’evento.
L’introduzione della norma, dunque, serviva a capire definitivamente se ArcelorMittal era spaventata o meno da alcuni precedenti giurisprudenziali non conformi al principio costituzionale di colpevolezza o se il tutto era un pretesto per concorrere alla chiusura della fabbrica e all’appropriazione senza oneri delle sue quote di mercato.
Purtroppo su quella norma si fece un gran dibattito politico demagogico e incompetente, con Emiliano impegnato a dire che “lo scudo è un’aberrazione giuridica che non può stare in piedi” e che la fabbrica “uccide cittadini e operai ed è totalmente illegale, come dimostra lo stesso management di AM che senza una immunità penale speciale, che esisteva solo per loro e che non è consentita a nessun’altra azienda, intima all’Italia di riprendersi la fabbrica entro 30 giorni.”
Questo tipo di parole ci hanno portato nel punto in cui ora ci siamo cacciati, con ArcelorMittal lontana anni luce dagli impegni presi all’inizio e con i cittadini italiani chiamati a notevoli esborsi per mantenere in funzione la fabbrica.
Dopo aver fatto questo gran danno, oggi è riproposta la protezione legale, il così detto scudo penale, in realtà utile per ogni azienda italiana e sempre per ribadire l’ovvio principio costituzionale di colpevolezza; e mentre ciò accade, i suoi vecchi detrattori vengono a raccontarci ciò che a essi veniva detto per riportarli alla ragione e che loro non volevano nemmeno sentire.
Con questi modi di fare il nostro Paese non è destinato a un grande futuro.”

Accordo di programma per Taranto, Azione: “Bene sindaco Melucci. Tenga duro e non si faccia condizionare da incompetenza e giochi di potere”


“Il sindaco Melucci tenga duro sull’accordo di programma per Taranto. Non si faccia condizionare o ricattare dall’incompetenza priva di cultura di governo e dai giochi di potere esterni ed estranei agli interessi di Taranto. Così facendo avrà il nostro sostegno.”
Lo dichiarano i Consiglieri regionali di Azione, Fabiano Amati, Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, e la commissaria provinciale di Azione Angelita Salamina.
“L’amministrazione pubblica è un luogo dove si governano i problemi, definendo le soluzioni. In questo consiste l’attitudine al governo.
L’accordo di programma per Taranto è un punto importante su questo percorso e risulta intollerabile qualsiasi interferenza fondata sul finto merito, proponendo cioè cose impossibili a farsi, per agevolare il miglior posizionamento politico sulla scacchiera del potere, così come spesso capita di fare ai Cinquestelle e al loro testimonial in funzione anti-PD Michele Emiliano.
Bene ha fatto il sindaco Melucci a prendere tempestivamente le distanze da simili atteggiamenti inutilmente distruttivi, infischiandosene di ogni conseguenza politicista. E bene farà se eviterà di farsi trascinare in tentativi di riconciliazione portati avanti da draghi sputafuoco travestiti da pompieri.
Noi sosterremo Melucci e tutti gli amministratori pubblici impegnati su ragionevoli ipotesi di nuovo sviluppo industriale di Taranto, fondati sulla tecnologia ambientalista foriera di salute e sul lavoro.”

Trivelle, Azione: “Se alternativa è regalo risorse a Croazia senza peraltro evitare i buchi, siamo d’accordo ma con ricche compensazioni”



“Se l’alternativa alle trivelle consiste nel lasciare campo libero e gas alla Croazia e ai paesi frontalieri, tenendoci comunque i buchi ma solo spostati un po’ più a est, noi siamo d’accordo e chiediamo sin d’ora ricche compensazioni da usare come sconto in bolletta. E tutto ciò per non ripetere la storiaccia del no-a-Tap, che dovrebbe aver impartito grandi lezioni a tutti.”

Lo dichiarano i Consiglieri regionali di Azione, Fabiano Amati, Sergio Clemente e Ruggiero Mennea.

“Temiamo che la prossima disputa politica regionale si giocherà tra centrodestra e Cinquestelle, con quest’ultimi attestati a provocare e quindi prosciugare dai voti il PD (soprattutto quello di Bonaccini) sulla questione delle trivelle. E siamo certi di sentire l’imbarazzo degli uni e degli altri, nel dover prendere posizione al di fuori di un dato di realtà.
Il dato di realtà consiste in un fatto semplice. Nel mare Adriatico ci sono giacimenti di gas, il cui sfruttamento può essere appannaggio anche dell’Italia, se si autorizzano prospezioni e trivellazioni nell’ovvio rispetto della normativa anche paesaggistica. Se l’Italia rinuncia, i giacimenti sono così estesi che il gas lo prenderanno i paesi frontalieri, estraendo dalla loro parte di competenza territoriale: e tutto questo perché la natura non conosce i confini amministrativi degli Stati e quindi consente che il gas lo prenda chi lo cerca.
Se l’Italia continuasse a dire No, lasciando tutto il “bottino” ai paesi frontalieri, si ritroverebbe comunque con i buchi – perché anche la tutela dei beni ambientali non dovrebbe conoscere confini amministrativi – e pure senza le risorse energetiche. Un capolavoro di irrazionalità politica, con ulteriori conseguenze: indisponibilità di energia prodotta da fonte pulita di transizione ecologica, perdita di possibilità per politiche di prosperità e protagonismo sul fronte della guerra.
La ragionevolezza indurrebbe a concepire il dissenso alle trivelle, dunque, solo qualora nessun Paese decidesse di approvvigionarsi di quel gas. Altrimenti sarebbe un No alquanto insensato e pure masochista, in grado di farci perdere sia la risorsa che le eventuali misure di compensazione economiche da utilizzare per ridurre il costo delle bollette; una politica che la Puglia avrebbe dovuto tenere sin dalla vicenda Tap, senza farsi vincere dalle prediche demagogiche e indignate dei Cinquestelle, lo stesso partito che giurò per il No senza se e senza ma, trasformandolo in Sì non appena cominciarono a sentire il caldo delle poltrone di governo.”

Nuovo ospedale nord-barese, Amati: “Scaricabarile tra Regione e ASL sulla disponibilità dei soldi. E la gara non parte, purtroppo”

“Non parte la gara per la progettazione del nuovo ospedale del nord-barese per un clamoroso scaricabarile tra Regione e Asl. La Regione dice che la Asl può procedere con la gara perché i soldi ci sono e la Asl dice che non può procedere perché mancano i soldi.
E i cittadini vengono stritolati in questi ping-pong di natura così crudele vista la posta in palio: un ospedale.”

Lo dichiara il presidente della Commissione regionale bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“In data 29 novembre 2022, la Asl BAT riferiva della necessità di poter ottenere dalla Regione almeno la quota di cofinanziamento per poter bandire la gara di progettazione del nuovo ospedale del nord-barese.
In data 5 dicembre 2022, l’assessore regionale alla sanità riferiva la disponibilità al cofinanziamento regionale e quindi la possibilità di bandire la gara.
In data 6 dicembre 2022, l’assessore regionale inviava una nota per attestare la disponibilità del cofinanziamento e quindi la possibilità di avviare la gara; circostanza confermata nella riunione del 12 dicembre 2022.
In data 16 gennaio 2023, la Commissione prendeva atto di una comunicazione della Asl BAT, con cui si lamentava il mancato cofinanziamento per poter avviare la gara, smentendo nei fatti le rassicurazioni dell’assessore; in quella stessa occasione, tuttavia, l’assessore ribadiva, a sua volta smentendo la Asl, la piena validità della nota inviata il 6 dicembre per poter bandire la gara.
Nella riunione odierna della Commissione, la Asl BAT ha ribadito il proprio punto di vista, dichiarandosi disponibile a pubblicare la gara di progettazione non appena la Regione avrà garantito, nelle forme previste dall’ordinamento, il cofinanziamento.
Insomma, un rimpallo di opinioni e contraddizioni per non muovere nulla. Ed è questo il vero peccato.
Ho perciò riconvocato la Commissione sullo stesso argomento per lunedì prossimo”.

Porto Ostuni, Amati: “La Regione eroga un contributo per progettazione opere marittime. Avanti con dragaggio”


Dichiarazione del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“La Regione sta per erogare un contributo al Comune di Ostuni per progettare le opere marittime di messa in sicurezza. Ammonterà probabilmente a 300mila euro,
qualora dovesse essere confermata la circostanza del Comune di Ostuni come unico comune richiedente.
Con riferimento al dragaggio del porto, il Comune di Ostuni ha inoltrato alla Regione, il 12 dicembre 2022, la richiesta di autorizzazione ambientale. La Regione ha chiesto integrazioni e il Comune si è impegnato a fornirle entro il 10 febbraio.
Confidiamo di vedere avviati i lavori tra maggio e giugno prossimo, così da terminarli entro il 31 dicembre 2023, pena la revoca del finanziamento.
L’aggiornamento della Commissione per la verifica dei tempi è previsto per lunedì 12 febbraio.”

Liste attesa, Azione: “Emilia Romagna batte Puglia con le norme che il Consiglio pugliese non vuole approvare”

“Sulle liste d’attesa c’è un clamoroso problema d’organizzazione e informatizzazione, in grado di aggravare la difficoltà oggettiva della carenza di medici. Lo ripetiamo ancora: la carenza di medici c’è, ma non può essere usata per mantenere l’attuale disorganizzazione, quale fonte di potere e connivenze.
Basta vedere i dati dell’Emilia Romagna, dove sono in vigore le norme che noi proponiamo e confrontarli con quelle pugliesi: lì i tempi si rispettano al 90%, mentre in Puglia siamo al 60%. Una differenza che dietro alla neutralità dei numeri nasconde più malattie e più morte.”

Lo dichiarano i Consiglieri regionali di Azione, Fabiano Amati, Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, e il responsabile regionale sanità Alessandro Nestola.

“Confrontando i dati tra Emilia Romagna e Puglia riferiti all’ultimo trimestre del 2022 è evidente il divario che ci separa in termini di indici di performance: con oltre 60 mila prenotazioni per prima visita in più di noi, l’Emilia ha una media di prestazioni erogate nei tempi massimi previsti dell’88%, la Puglia del 62%. Per fare un esempio, solo una visita urologica ogni due viene erogata entro i tempi stabiliti, il 60% delle visite ginecologiche, il 49% di quelle endocrinologiche, stessa percentuale per la prima visita cardiologica.
Non va meglio per la diagnostica dove, comparando i dati dai due portali regionali di monitoraggio, la Puglia ha un indice di performance del 68% rispetto al 93% dell’Emilia Romagna. Qualche esempio? In Puglia solo il 41% delle colonscopie vengono erogate entro il termine previsto, in Emilia l’81%; solo il 63% degli elettrocardiogrammi in Puglia a dispetto del 99% in Emilia.
Possiamo obbligare i pugliesi a utilizzare il sistema a pagamento per esami fondamentali per la loro salute? Oppure osservarli inermi in viaggi della speranza verso regioni meglio organizzate?
Perché, proprio prendendo come riferimento l’Emilia Romagna, è innanzitutto di organizzazione che si tratta, ma anche di scelte politiche precise: quella di sospendere l’attività libero professionale quando non si rispetta il diritto di accesso alle prestazioni nei tempi massimi previsti per l’attività istituzionale.
In Emilia Romagna è previsto ciò che noi chiediamo a gran voce con la nostra proposta di legge: “L’Azienda, in presenza di lunghi tempi di attesa, ovvero oltre gli standard previsti dalla normativa regionale vigente, ridefinisce i volumi concordati di attività libero professionale fino al ristabilimento del diritto di accesso alle prestazioni nei tempi massimi previsti per l’attività istituzionale.
Il perdurare di lunghi tempi di attesa e il mancato rispetto dei volumi e delle modalità di erogazione concordati comportano, per i dirigenti/équipe coinvolti, la sospensione dell’attività libero professionale fino al rientro dei tempi nei valori standard fissati, che costituiscono un diritto del cittadino.”
Pensate: da 10 anni già fanno questo e qui ancora si perde tempo non discutendo il problema.
Ma non solo, specificano anche che in presenza di liste d’attesa compatibili con la normativa vigente, devono essere garantiti i sistemi di monitoraggio dei volumi di attività in modo da assicurare che, complessivamente intesa, per unità operativa o specialità, l’attività istituzionale sia comunque prevalente rispetto a quella libero professionale.
Noi vogliamo dare l’elettroshock necessario a risvegliare le coscienze assopite davanti al dolore delle persone e continueremo a batterci affinché il Consiglio della Regione della Puglia preferisca l’arte del governare a quella del tirare a campare.”

Arpal, Azione: “Anche Consiglio di Stato boccia ricorso DG. E ora possiamo mettere ordine nell’Agenzia e indagare sulle coincidenze?”

“Dopo il TAR, anche il Consiglio di Stato ha bocciato il ricorso dell’ex DG Arpal sulla decadenza e pure con una parziale condanna alle spese per 2mila euro.
Bene, ora si può procedere nel mettere ordine nell’Agenzia, dandogli una struttura di governo all’altezza e indagando accuratamente sulle numerose coincidenze tra assunzioni e appartenenze politiche?
Ora speriamo che tutti i costituzionalisti della domenica, ossia i seguaci di questa disciplina per hobbismo, s’acquietino. Speriamo, inoltre, che anche il Presidente Emiliano si dimetta, dopo queste parentesi giudiziaria, dalla postazione di opposizione al buon governo e scelga di entrare tra le fila della maggioranza composta dalle persone di buon senso.”

Lo dichiarano i Consiglieri regionali di Azione, Fabiano Amati, Sergio Clemente e Ruggiero Mennea.

“Ringraziamo innanzitutto l’Avvocatura regionale per la difesa accurata delle ragioni della Regione.
Il Consiglio di Stato ha motivato il rigetto dell’appello per la sussistenza di seri dubbi in ordine alla giurisdizione del giudice amministrativo nel caso di impugnativa di decadenza automatica dalla carica, implicante essenzialmente l’accertamento di un fatto estintivo dei diritti nascenti dal contratto. Ha inoltre ritenuto, con riguardo al lamentato pregiudizio grave ed irreparabile, che anche l’ipotetica proposizione dell’incidente di costituzionalità nella fase cautelare d’appello non consentirebbe all’appellante di conseguire il risultato sperato, in quanto al giudice amministrativo non è consentito disapplicare la norma di legge (regionale) nelle more del sindacato accentrato di costituzionalità.”