Ho sfidato Emiliano perché i pugliesi pretendono risposte / intervista su Repubblica

Repubblica Bari di martedì 7 gennaio 2020, pagina 2

Intervista a Fabiano Amati – Fabiano Amati “Ho sfidato Emiliano perché i pugliesi pretendono risposte” – Amati “Pugliesi senza risposte negli ultimi cinque anni, serve un’alternativa a Emiliano”

di Cassano Antonello

 

«L’aria è amara per il centrosinistra. In questi cinque anni non abbiamo dato risposte ai cittadini su problemi importanti: è evidente che abbiamo bisogno di un candidato diverso da Michele Emiliano e io sono quel candidato». Fabiano Amati, consigliere regionale del Pd, è candidato alle primarie di centrosinistra del 12 gennaio. Oltre al governatore Emiliano sfiderà l’altra dem Elena Gentile e l’outsider Leonardo Palmisano.

In molti dicono che queste primarie siano un modo per legittimare la ricandidatura di Emiliano. Il malcontento prevale soprattutto a sinistra: Nichi Vendola non voterà e ha parlato di «primarie fiction». È cosi?

«Esattamente il contrario. Secondo me quelli che non vogliono far vincere Emiliano hanno un’unica cosa da fare: votare per me, altrimenti si terranno Emiliano come candidato. Quanto a Vendola, io lo stimo e gli voglio bene ma mi pare che per lui fiction è tutto ciò in cui non è protagonista. Sarà che il cammeo da giardiniere in ozio nel film di Checco Zalone lo avrà esaltato».

Alle precedenti primarie votarono in 140 mila. Ora c’è il rischio che non si arrivi neanche a 100 mila.

«Questo non lo so. Io spero ci sia una ampia partecipazione perché noi dobbiamo proporre ai pugliesi soluzioni peri singolo argomenti: dalla sospensione dell’attività intramoenia per ridurre le liste di attesa all’accelerazione della lotta contro la xylella, dalle soluzioni su Ilva all’adozione del piano rifiuti con la realizzazione di nuovi impianti».

Negli ultimi tempi è emerso con forza il tema ambientale. Lei ha portato in consiglio regionale la proroga sul Piano casa. La sua sfidante Elena Gentile l’ha accusata per questo parlando di legge «violentata su interessi di parte».

«Il Piano casa evita consumo di suolo perché agisce su edifici esistenti e riduce rischio per tangenti e corruzione. La parte più discussa viene fuori da due modifiche presentate da altri consiglieri regionali e con parere favorevole delle assessore Angela Barbanente e Anna Maria Curcuruto».

Si riferisce alla parte che consente il cambio di destinazione d’uso?

«Esatto. Io mi sono semplicemente preoccupato di presentare ogni anno la proroga di uno strumento che condivido».

Il cambio di destinazione d’uso dovrebbe restare, dunque.

«Certo, perché se lo togliamo da lì resta pur sempre in altre leggi regionali: rigenerazione, contratti di quartiere, accordi di programma eccetera. Con una differenza: il Piano casa è un atto dovuto egli altri sono strumenti negoziali».

Quanto ai temi ambientali, è polemica anche su un’altra legge promossa da lei: quella sul turismo rurale, che prevede di trasformare immobili rurali in attività turistiche senza l’avallo degli uffici regionali.

«Questa trasformazione si può fare dal 1998 con le autorizzazioni di Regione, Comune e sovrintendenze. Con la mia norma si potrà fare con le sole autorizzazioni di Comune e sovrintendenze. Ho tolto un giro di giostra. Per me l’importante è che si snellisca la burocrazia».

Fra i temi ambientali c’è l’ Ilva. Cosa devono fare governo e Regione?

«Dobbiamo innanzitutto dire che su questo tema Emiliano ha avuto tutte le parti in commedia. Negli ultimi tempi si è convertito alla fabbrica aperta e io me lo sono ritrovato su questa posizione. La fabbrica deve produrre nel rispetto del piano ambientale. La Regione deve spingere sugli enti che controlla, Arpa e Asl, affinché mandino gli atti necessari perla revisione Aia che il ministero aspetta da ottobre, invece di blaterare sciocchezze come la partecipazione della Regione nel capitale di Ilva. E poi bisogna finalmente pensare a delocalizzare il quartiere Tamburi».

E la Banca Popolare di Bari.

«Era troppo “banca del territorio”. Ma il banchiere come diceva Luigi Einaudi, si fa senza aggettivi. Io l’ho vissuto sulla mia pelle: quando ero assessore e mi occupavo di Acquedotto Pugliese decidemmo di differenziare le banche su cui fare i depositi e avviammo una indagine di mercato. Tenga conto che Aqp incassa 1,5 milioni di euro circa al giorno: trovammo tante banche che offrivano condizioni migliori rispetto alla Popolare e decidemmo di servircene. Apriti cielo. Fui contattato da tutto il ceto politico barese. Un giorno sarà bello anche rivelare i nomi di chi voleva interferire sulla scelta di Aqp. Inutile dire che non ascoltammo nessuno e da allora non ho mai goduto di particolari simpatie da quelle parti».

La politica cosa ha fatto?

«In tanti, non solo fra i politici, godevano di benefici, direttamente e indirettamente. Posso dire che da presidente della Regione vigilerò con la moral suasion affinché le banche facciano le banche».

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Fabiano Amati

Nato a Fasano, in provincia di Brindisi, il 18 ottobre 1969. Laureato in giurisprudenza presso l’Università di Bari, svolge la professione di Avvocato. Già Assessore Bilancio, Ragioneria, Finanze, Affari Generali della regione Puglia e Consigliere regionale per tre legislature.