«Il giudizio di Filippo Anelli, presidente dell’ordine dei medici nazionale nonché ottimo professionista e amico, sulla nostra proposta di legge per la riduzione delle liste d’attesa contiene una stupefacente novità: trasferire alla medicina territoriale la gestione della cronicità e così risolvere – a suo dire – il problema delle liste d’attesa. Cioè togliere ai medici ospedalieri l’attività ambulatoriale istituzionale e libero professionale sulle cronicità. Fosse possibile, ma non lo è perché con legge regionale non si può abolire la libera professione, non cambierebbe molto: perché anche i medici del territorio sono obbligati, come quelli ospedalieri, a tenere allineati i tempi d’attesa».
Lo dichiara il consigliere regionale e presidente della commissione Bilancio, Fabiano Amati, intervenendo ancora una volta nel dibattito apertosi intorno alla proposta di legge per la riduzione delle liste d’attesa in sanità.
«In realtà mi pare che stiamo graffiando gli specchi – prosegue Amati – per giustificare una posizione che non può reggere di fronte alla situazione che viviamo. Ma devo spiegare – chiede retoricamente il consigliere regionale – che i tempi d’attesa nell’attività istituzionale sono livelli essenziali di assistenza e che assicurarli è un indiscutibile imperativo? Devo spiegare io che il rispetto dei tempi d’attesa, essendo livelli essenziali di assistenza, si devono finanziare con il fondo sanitario e che, quindi, è impraticabile la richiesta avanzata di ulteriori fondi per allargare l’accreditamento dei privati? E poi, abbiamo problemi di organizzazione nel pubblico e li risolviamo rivolgendoci al privato? È mai possibile che per risolvere i problemi l’unica soluzione che viene sempre in mente riguarda nuovi soldi da spendere, che ovviamente non vengono da Marte ma dalle tasse dei cittadini?».
C’è anche di più secondo il consigliere Amati. «Devo spiegare io – chiede ancora retoricamente – che il problema del raffronto con la libera professione va effettuato comparando i tempi di attesa delle classi di priorità breve e differita? Devo spiegare io che attualmente non c’è allineamento a parità di personale impiegato, prestazioni richieste, volumi e ore di lavoro? Devo spiegare io – conclude – che in regioni in cui il personale c’è, tipo Lombardia, c’è un clamoroso problema di attesa e che in quella regione non c’è (come invece in Puglia) un provvedimento che dispone la sospensione in caso di disallineamento?».