Cassa integrazione, C-Entra il futuro: “A gennaio +400% in edilizia e industria. E c’è chi propone abrogazione Piano casa e chiusura fabbriche”

A gennaio in Puglia sta purtroppo volando la cassa integrazione straordinaria: +400 % per oltre 4 milioni di euro. In pratica, le tasse dei cittadini vanno a sostenere ciò che si potrebbe fare favorendo la produzione, in particolare nell’edilizia e nell’industria. E mentre ciò accade c’è addirittura chi propone la chiusura delle fabbriche e la cancellazione del Piano casa; un oltraggio al buon senso, un disprezzo delle tasse pagate dai cittadini e un disinteresse nei confronti del popolo che chiede lavoro e non provvidenze”.

Lo dichiarano i Consiglieri regionali Fabiano Amati, Sergio Blasi, Gianni Liviano, Ruggiero Mennea e Donato Pentassuglia, commentando il report mensile (febbraio 2020) pubblicato dall’Inps sui dati relativi a Cassa Integrazione Guadagni e Disoccupazione.

“Se osserviamo nello specifico le ore autorizzate per trattamenti di integrazione salariale, si rileva che il numero di ore totali in Puglia è passato da 1.145.978 del gennaio 2019 a 4.287.684 di gennaio 2020. In percentuale si registra una variazione del +274,15% (la Puglia risulta la regione con maggiore aumento sulle ore totali; dopo la Puglia ci sono solo la Campania (con una variazione dell’87,80%) e la Toscana (con 86,64%). Da sottolineare: la Lombardia registra un -0,78% nel numero di ore totali (sempre nello stesso periodo considerato). Per la CIG Straordinaria (CIGS) si è passati da 807.520 ore nel gennaio 2019 a 4.028.547 ore nel gennaio 2020, con variazione pari a +398,88%. Per quanto concerne, invece, il numero di ore di CIG Ordinaria (CIGO), in Puglia a gennaio 2019 era pari a 334.234; a gennaio 2020 diventa di 259.137. Variazione di un -22,47%. Analizzando il numero di ore di CIGS per solidarietà emerge che la variazione è pari a – 96,31%, con 134.284 ore nel gennaio 2019 e 4.958 ore nel gennaio 2020. Il numero di ore di CIG in Deroga (CIGD), a gennaio 2019, è stato di 4.224”.

 

 

Dalla distribuzione regionale delle domande di prestazione NASpI, considerando i mesi di presentazione domanda, ovvero gennaio 2017-dicembre 2019 (dati provvisori definiti sulla base dei dati di archivio al 2 febbraio 2020), si evidenzia che in Puglia: le domande presentate da gennaio a dicembre 2017 sono state 138.626; le domande presentate da gennaio a dicembre 2018 sono state 152.200; e quelle presentate da gennaio a dicembre 2019 sono state in numero pari a 151.831”.

“Questi dati, senza dubbio allarmanti – concludono i Consiglieri di C-Entra il futuro – rispecchiano una situazione su cui intervenire, certamente non con chiusure e ostacoli a misure che all’impiego e alla produttività danno invece linfa vitale”.

ECCO IL REPORT INPS >>

Pagine da CIG_focus_febbraio_2020

Un “buono casa” a tutte le famiglie del quartiere Tamburi, questa l’idea vincente / editoriale su La Gazzetta del Mezzogiorno

 

Gazzetta del Mezzogiorno di giovedì 14 novembre 2019, pagina 3

Ilva – Avanti l’idea del «buono casa» per salvare i cittadini del rione

di Amati Fabiano

FABIANO AMATI Avanti l’idea del «buono casa» per salvare i cittadini del rione Un «buono casa» a tutte le famiglie del quartiere Tamburi, per delocalizzare i cittadini più esposti ai rischi degli inquinanti e così farla finita con la città nella fabbrica o con la fabbrica nella città. In pratica, lo Stato acquista gli immobili del quartiere, li demolisce e riqualifica l’area, e i cittadini comprano con quel denaro la nuova casa nel quartiere che più gradiscono. Su questo argomento mi sento dunque di apprezzare sia la sua opinione che quella del professor Michele Ruggiero, espressa nei giorni scorsi con un articolo pubblicato sulla «Gazzetta». Le condivido perché colme di ragionevole concretezza e in grado di mettere in fila, con una precisa scala di priorità, la salute, il lavoro e la politica industriale del Paese, fornendo riparo a uno storico errore tecnico e sociale. Infatti, negli anni del boom della fabbrica, accompagnato dall’entusiasmo di tutti i tarantini per la vittoria del benessere sulla miseria, pure le politiche urbanistiche del Comune di Taranto e delle città confinanti si rivolsero all’acciaieria come a una possibilità di ricchezza. A una chance. Lo fecero accogliendo l’aspirazione dei proprietari dei terreni vicini alla fabbrica, sino a quel momento a destinazione agricola, di poter partecipare alla nuova fase di sviluppo e ricchezza. Questo legittimo desiderio di valorizzazione fondiaria, approfittando forse della ideologia classista dell’abitare in voga in quegli anni, cioè gli operai vicino al luogo di lavoro e lontani dalla borghesia per non farsi «contagiare» dalle cattive abitudini controrivoluzionarie, non considerò però che, se è vero che ogni azione umana comporta l’esposizione a un rischio, non è tuttavia ragionevole che le case si costruiscano accanto a una fabbrica d’acciaio solo per prestare fede a una dottrina politica. Ecco perché un moderno Piano ambientale degno di rispetto non può ignorare una presa di posizione sulla delocalizzazione delle famiglie del quartiere Tamburi. Un’iniziativa, si badi, che non sancirebbe la vittoria delle ragioni della fabbrica su quelle dei residenti a Tamburi, come pur si dice, perché la delocalizzazione sarebbe necessaria anche nell’ipotesi in cui la fabbrica dovesse chiudere e l’area su cui insiste avviata alle operazioni di bonifica; cioè a quel complesso e costoso procedimento che in termini temporali può attraversare la vita di diverse generazioni per vederlo finalmente attuato. Un «buono casa», allora. Uno strumento incentivante, con cui lo Stato finanzia e il cittadino sceglie dove acquistare la casa, realizzato assecondando il mercato edilizio, che ha il vantaggio di offrire risposte più celeri proprio perché può contare sulla regola della concorrenza e sulle «sacche» d’invenduto.

Un’operazione di gran lunga preferibile alle impostazioni altamente burocratizzate della pianificazione nei Piani di edilizia pubblica, che anche quando vanno bene determinano l’edificazione di quartieri «ghetto» poco integrati con il resto della città e poco accordati con la libertà. Mettere in fila salute, lavoro e interessi economici del Paese non è un rito o una litania di parole vaghe in grado di proporre l’elenco dei problemi per scansare la responsabilità delle soluzioni. Dire giustamente «la salute prima di tutto» è un impegno pieno di concretezza, che si spiega attraverso l’attuazione rapida dei piani ambientali e l’assunzione delle decisioni più chiare e congeniali. Appunto. Come lo è quella di allontanare i cittadini dalla fabbrica.

 

 

Reddito di cittadinanza, C-Entra il futuro: “Pare che tra gli obblighi del reddito di cittadinanza il ministro Di Maio abbia aggiunto la partecipazione a un comizio informativo”

Tra notizie sui seminari informativi in corso  e precisazioni del commissario Cassano, ci pare di capire che, secondo il ministro Di Maio, i destinatari del reddito di cittadinanza hanno pure l’obbligo di partecipare a un comizio di informazione e orientamento in vista della sottoscrizione del patto per il lavoro. Se è vero, siamo tornati ai tempi di Achille Lauro”.

Lo dichiarano i Consiglieri regionali Fabiano Amati, Sergio Blasi, Napoleone Cera, Gianni Liviano, Ruggiero Mennea e Donato Pentassuglia, commentando la notizia sulla convocazione di seminari informativi obbligatori con i destinatari del reddito di cittadinanza, in corso di svolgimento in Puglia.

“Dalle precisazioni del commissario dell’agenzia pugliese Massimo Cassano apprendiamo che l’agenzia nazionale per il lavoro (ANPAL) sta svolgendo, per il tramite di una sua società di servizi, seminari informativi rivolti ai destinatari pugliesi del reddito di cittadinanza. Questa decisione, assunta da un soggetto pubblico posto sotto il controllo del ministro Di Maio, e quindi certamente applicata in tutte le regioni italiane, ci pare alquanto stravagante, perché introduce nel procedimento un’imprevista fase assembleare, la cui utilità potrebbe scorgersi solo nella propaganda politica”. 

“Il procedimento del reddito di cittadinanza – proseguono – non prevede infatti la convocazione di happening in cui tutto può succedere, ma un serio rapporto individuale tra il beneficiario e il suo navigator finalizzato alla migliore gestione del patto di lavoro sottoscritto con lo Stato. Assistiamo invece, salvo smentite, a modalità di gestione della misura improntate alla convocazione di eventi pubblici, ove con tutta probabilità suggerire la gratitudine al ministro e con l’intento di trasformare il reddito di cittadinanza in voti, così come faceva Achille Lauro con le scarpe”.