Covid e scuola, Amati: “La penso come Decaro. Scuole aperte al più presto soprattutto per esigenze famiglie meno abbienti”

“La penso come Antonio Decaro. Bisogna riaprire al più presto le scuole, considerato che gli operatori scolastici sono stati tutti vaccinati e che la Dad crea tantissimi problemi sociali e d’apprendimento, soprattutto se si tengono a mente le famiglie prive di baby sitter, insegnanti privati per doposcuola e collaboratori domestici”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“La scuola non è un focolaio di contagio ma il luogo teoricamente più sicuro, se si considera l’avvenuta vaccinazione di tutti gli operatori e le dotazioni di sicurezza messe a disposizione. Continuare a tenerle chiuse per tutelarsi da eventuali omissioni organizzative o per declinare ogni forma di responsabilità, equivale al rischio concreto di consegnare al mondo un’intera generazione di ragazzi con problemi di conoscenza e di socializzazione.
Il Covid e le relative misure di contenimento riguardano le scuole solo in coincidenza con una decisione di lockdown e non per coprire insufficienze organizzative.
Infine. L’idea che la scuola in Dad sia parzialmente in grado di supplire la modalità in presenza, vale solo se si ha come riferimento l’immagine di famiglie dotate di qualità di vita confortevole; qualora lo sguardo si allargasse alla maggior parte delle famiglie, cioè quelle che non hanno grandi possibilità economiche per assicurare tutta l’assistenza necessaria nello svolgimento da casa del percorso scolastico, sarebbe molto più chiaro il motivo per cui bisogna riprendere al più presto l’attività scolastica in presenza”.

Covid e scuola, Amati: “Decida lo Stato: paradossale che in emergenza si deleghi a regioni ciò che è competenza statale in periodi ordinari”

“Come ho già detto, sostengo l’immediata riapertura della scuola in presenza e trovo incredibile e paradossale che in materia di norme generali sull’istruzione lo Stato abbia usato la ragione dell’emergenza per attribuire alle regioni ciò che nei tempi ordinari è di sua competenza. Forse per pigrizia o forse per l’occhio sempre attento al consenso momentaneo, stiamo fabbricando la generazione dei ‘covidiciannovini’, cioè studenti con un curriculum scolastico gravato da mesi di lezioni perdute. E tutto questo deciso senza neppure il conforto dell’Istituto superiore di sanità o del Comitato Tecnico Scientifico istituito presso la Presidenza del Consiglio”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e Programmazione Fabiano Amati.

“L’assunzione di poteri emergenziali è la decisione più caratterizzante della sovranità statale. Mi stupisce molto, allora, che si continui nell’accettare il federalismo scolastico regionale in nome dello stato d’eccezione, cioè di un potere che non può per definizione essere ripartito tra centro e periferia.
Le scuole non sono il motore del contagio ma replicano ciò che avviene nella società, per cui tutto è relativo alle misure di cautela: mascherine, banchi, test, tracciamento, isolamento e trasporti.
Chiudere le scuole è una decisione contestuale alla chiusura totale del paese e non un atto autonomo magari assunto mentre decine e decine di altre attività sono consentite.
Il diritto costituzionale all’istruzione non può essere limitato per sopperire alla capacità di adottare le misure di sicurezza, ma solo qualora le scuole possano essere considerate fonte di contagio aldilà delle misure di sicurezza adottabili.
Per questo spero che al più presto il Governo nazionale si appropri del potere di decidere in pienezza, così da determinare misure, unitarie o differenziate, emanate sulla base degli stessi criteri”.

Covid, Amati: “Scuola subito in presenza se capaci di garantire regole di sicurezza. Altrimenti il problema è la nostra organizzazione”

“La scuola va riaperta subito in presenza, se è vero che siamo in grado di garantire le regole di sicurezza e cioè mascherine, banchi, screening, trasporti, tracciamento e isolamento. Se invece non siamo in grado di garantire queste regole il problema non è la scuola, ma la nostra incapacità di garantire la migliore organizzazione; e in tal caso basta dirlo con chiarezza per porre immediatamente rimedio, passando dalle “carte” per non avere problemi al “fare”della responsabilità, perché non possiamo rimbalzare da una polemica all’altra, né permettere di far etichettare i ragazzi di questa generazione come ‘quelli del Covid’”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e Programmazione Fabiano Amati.

“Abbiamo i dati dell’Aress e due autorevoli studi, l’uno dell’Istituto superiore di sanità e l’altro del Patto trasversale della scienza, che prendono atto del fatto che le ragioni di chiusura delle scuole coincidono con quelle di un lockdown generale.
La scuola non è infatti il motore dell’epidemia, ma il campione più affidabile delle dinamiche di contagio nella società; per cui se le scuole si tengono in sicurezza con mascherine, banchi, screening, trasporti, tracciamento e isolamento, il rischio di contagiarsi e contagiare non è maggiore a quello che si assume nello svolgimento di decine e decine di attività consentite. Il rischio diventa invece maggiore, e in tal caso sarebbe opportuno chiudere le scuole, qualora i presidi di sicurezza non risultino all’altezza della situazione. Ma qui siamo all’ammissione di una colpa e alla necessità di fare il possibile, perché un diritto costituzionalmente garantito come lo studio non può essere limitato per l’incapacità dello Stato – in tutte le sue articolazioni – di garantirlo”.