Liste attesa, Amati e Mennea a Lacarra: “Ma può un parlamentare sostenere la violazione della legge statale? Mah”

Dichiarazione dei Consiglieri regionali del PD Fabiano Amati e Ruggiero Mennea.

“Leggiamo increduli la contrarietà del deputato Marco Lacarra sulla nostra proposta di legge di sospensione dell’attività a pagamento per le prestazioni sanitarie, qualora i tempi d’attesa non siano allineati con quelli dell’attività istituzionale. La nostra proposta di legge rende effettiva una disposizione contenuta nella legge statale, nel Piano nazionale delle liste d’attesa e pure nel contratto dei medici, purtroppo disattesa allegramente.
Ci chiediamo: ma è mai possibile che un parlamentare della Repubblica possa sostenere la violazione di una legge statale, contrastando le iniziative che servono a eseguirla? Mah! Il mondo gira veramente al rovescio.
L’unica cosa possibile per un parlamentare della Repubblica è dichiararsi contrario alla legge statale e presentare una proposta di legge per abrogarla, così da rendere inutile la nostra iniziativa per eseguirla. Siamo stati chiari?
Ma sino a quando il deputato Lacarra non presenterà una proposta di legge per abrogare la norma statale, noi proveremo con severità a farla rispettare, mettendoci dalla parte dei cittadini in fila al CUP. A prescindere dalla curiosa opinione eversiva di Marco Lacarra”.

Sma, Amati: “In Puglia, con diagnosi precoce, bimba si mantiene seduta e senza sintomi. Nel resto dell’Italia si muore. La mia denuncia”

“In Puglia la prima bimba con diagnosi precoce di SMA 1 ha quasi sei mesi e si mantiene seduta e senza sintomi. Il secondo bimbo, invece, con diagnosi precoce di SMA 2, ha quattro mesi, si muove normalmente nella culla e pure lui senza sintomi. E tutto questo grazie allo screening obbligatorio alla nascita e alla relativa possibilità di somministrazione di farmaci innovativi nella fase asintomatica.
E mentre ciò accade in Puglia, in quasi tutte le altre regioni italiane i bimbi malati di Sma rischiano, per diagnosi tardiva, il destino crudele di malattia grave e morte; e tutto questo per l’assenza colpevole dello screening obbligatorio. Una clamorosa ingiustizia.
Spero che tutti i politici e i media ascoltino la mia denuncia e non si stanchino di gridare al mondo, ogni giorno, la tragedia di un’insopportabile roulette russa da federalismo sanitario”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione Bilancio e programmazione Fabiano Amati, promotore e primo firmatario della legge pugliese – unica in Italia – sullo screening obbligatorio SMA in fase neonatale.

“Dal dicembre scorso in Puglia è stato istituito lo screening obbligatorio su tutti i neonati per la diagnosi tempestiva dell’atrofia muscolare spinale – SMA. Il test è effettuato presso il Laboratorio di genomica del Di Venere di Bari.
Lo screening è stato istituito con legge dal Consiglio regionale della Puglia, affinché la diagnosi tempestiva e precoce, in particolare nella fase asintomatica, possa rendere più efficaci le innovative terapie a disposizione. Prima dello screening obbligatorio, infatti, la diagnosi avveniva tardivamente e in presenza di sintomi, rendendo meno efficaci le terapie a disposizione.
Il test avviene prelevando una goccia di sangue alla nascita, indirizzandolo al laboratorio.
Allo stato su oltre 15mila neonati sottoposti al test nei giorni immediatamente successivi alla nascita, sono stati diagnosticati 2 casi di SMA, rispettivamente di tipo 1 e di tipo 2, in fase asintomatica, consentendo la somministrazione immediata delle terapie.
Dopo alcuni mesi dalla somministrazione, coincidenti per letteratura a quelli d’insorgenza dei sintomi già gravi, tra i quali la difficoltà a conquistare la posizione da seduti, la bimba con la SMA 1 non presenta alcun sintomo e ha conquistato la posizione da seduta addirittura in anticipo rispetto ai neonati non affetti da SMA, mentre il bimbo con SMA 2 non presenta alcun sintomo e riesce a sollevarsi in culla, come tutti i bambini sani.
I risultati entusiasmanti, ovviamente, andranno verificati con attenzione nei prossimi mesi, con la speranza di ottenere conferma sull’efficacia delle terapie e assicurare una condizione di normalità se non di guarigione.
In questo consiste l’estrema importanza dello screening obbligatorio.
Purtroppo, questa prestazione è assicurata generalmente solo in Puglia, soprattutto con profilo di obbligatorietà per tutti i neonati, mentre restano scoperti da diagnosi precoce e tempestiva tutti gli altri bimbi italiani; insomma, rimangono scoperti da diagnosi tempestiva tutti i bimbi nati nelle restanti regioni italiane. Una tragedia. Incredibile pure a dirsi.
Per questo chiedo a tutti i media di accendere tutte le luci su quest’argomento, perché la Puglia non è l’Italia e l’Italia non è la Puglia. Soprattutto in una vicenda in cui in oscillazione è il pendolo tra vita e morte”.

Piano casa: assediati dai profeti di sventura.

 

Siamo assediati da decine di profeti di sventura, impegnati a parlare senza attendere le sentenze, a travisare quelle che ci sono e senza mai fare una proposta concreta per la crescita e lo sviluppo. Ecco perché il Paese stenta, crogiolandosi tra ideologia e falsificazioni, lontanissimo dalla vita di ogni giorno delle persone. Se di questo argomento si evitasse di parlare dall’alto di stipendi o pensioni pubbliche, forse si riuscirebbe ad immedesimarsi nella condizione di chi produce per il Paese e versa in tasse ciò che serve per pagare proprio quegli stipendi e quelle pensioni.
Sull’impugnazione della legge sul Piano casa da parte del Governo nazionale, sento dire cose incredibili.
La più grossa è quella dell’impugnativa perché il Piano casa avrebbe consentito interventi in violazione del Piano paesaggistico. Ma dite sul serio? L’avete letta la legge? E quando mai?
Tutti gli interventi del Piano casa possono essere realizzati solo se rispettosi delle prescrizioni, linee guida e direttive del Piano paesaggistico. E ciò è scritto nero su bianco.
Il Ministero eccepisce, invece, sul fatto che la delibera del Consiglio comunale d’individuazione degli ambiti ove realizzare gli interventi non debba essere condivisa con il Ministero, ossia le famosissime ed efficientissime (sic!) Soprintendenze, con l’effetto di soggiogare la volontà dei Comuni. Questo non è previsto da nessuna legge statale e si rivela una pretesa assurda, diretta a realizzare la morte del Piano casa e ad affamare un grande comparto produttivo. Sul punto, peraltro, è di recente intervenuta una sentenza della Corte costituzionale, la 192 del 2022, con cui è stato sancito il principio elementare, estraneo ai profeti di sventura, che ogni intervento del Piano casa può solo soggiacere alle prescrizioni, direttive e linee guida del Piano paesaggistico e non alle misteriose elucubrazioni ministeriali.
Ma i profeti di sventura parlano pure a vanvera: dicono di aver avvertito per tempo sui rischi, ma non si capisce dove, come, quando e soprattutto con quale proposta concreta e alternativa; dicono della virtù di proposte assessorili, modificate all’unanimità dal Consiglio regionale, senza aggiungere che tali proposte rendevano inservibile il Piano casa ed erano contrastate dagli ordini professionali, dalle associazioni di categoria e dai comuni; dicono di Piani urbanistici generali ma non delle lungaggini per adottarli, con procedimenti demandati strumentalmente a conferenze di servizi che non si concludono mai. E anche su questo, ovviamente, nemmeno una parola sul fatto che ho depositato una proposta di legge proprio per semplificare l’adozione di Piani urbanistici e che quando il Consiglio regionale ha approvato un’altra mia proposta per attuare per legge una parte del Piano paesaggistico, la stessa compagnia di profeti di sventura ha urlato il suo “urrà” alla notizia dell’impugnazione, per poi retrocedere in un imbarazzato silenzio quando la Corte costituzionale ha rigettato il ricorso.
Insomma, niente di nuovo sotto il sole. Dobbiamo solo combattere, per sconfiggere quello che Franco Cassano chiamò narcisismo etico. È anche questo il nostro compito e la nostra missione.

Arpal, Amati: “Continuano le stranezze. Ma il Consiglio del 18 per la decadenza del DG è vicino”

Dichiarazione del Consigliere regionale del PD Fabiano Amati.

“La storia di Arpal si arricchisce ogni giorno di coincidenze, stranezze e fatti da chiarire. Oggi è la volta dei verbali degli ultimi concorsi.
Per fortuna il Consiglio regionale di martedì prossimo si avvicina, così da poter votare – come chiesto espressamente dal mio gruppo – la nostra proposta di legge con la nuova organizzazione dell’agenzia, i nuovi profili culturali richiesti per gli amministratori e, soprattutto, la decadenza dell’attuale direttore generale.
Uno dei punti del nostro programma elettorale, nonché di tutte le carte d’intenti del mio partito, è il buon andamento della pubblica amministrazione. Per cui mi sembra il minimo ritrovare sull’argomento la compattezza della maggioranza e il sostegno del Presidente Emiliano. Se così non fosse sarebbe ragionevole sentirci additare come complici di un’attività amministrativa su cui è quantomeno necessaria una profonda verifica”.

Piano casa, Amati: “Presentata pdl per abrogare parti inutili e sgomberare il campo da scuse.

La Corte decida solo su obiezioni ideologiche”

“A questo punto è necessario che la Corte costituzionale decida solo sulle obiezioni ideologiche proposte dal Governo contro il nuovo Piano casa, su suggerimento dei dirigenti del Ministero della Cultura. Per sgomberare il campo da scuse o confusione ho perciò depositato oggi una proposta di legge per abrogare le norme inutili impugnate e per modificare alcuni dettagli.
E tutto questo per fare ogni tentativo utile a evitare la morte di un settore ad altissima densità di posti di lavoro.
Insomma, se il Governo vuole istituire la fame in Puglia, noi vogliamo fare di tutto per attenuarla”.

Lo dichiara il Consigliere regionale Fabiano Amati.

“I motivi d’impugnazione rilevanti sono quattro.
Il primo riguarda la pretesa di trasformare il Piano casa da strumento edilizio a strumento urbanistico, per cui imporre l’approvazione concordata con il Ministero della Cultura e a prescindere da quanto prescrivono le norme vigenti, comprese quelle tecniche del Piano paesaggistico.
Il secondo motivo riguarda un emendamento approvato in aula e presentato dalla Lega, sulla possibilità di presentare singole istanze e beneficiare, previa delibera del Consiglio comunale, degli incrementi volumetrici.
Il terzo motivo riguarda il rispetto dell’indice di edificabilità fondiaria nelle zone agricole.
Il quarto motivo riguarda, infine, la possibilità di introdurre le modifiche introdotte da una recente legge statale in materia di Aiuti.
Per ridurre la confusione argomentativa in cui incorre il Ministero, così da limitare il campo della decisione alle cose veramente utili, ho proposto l’abrogazione della norma sulle singole istanze in mancanza di delibera complessiva di determinazione degli ambiti, e la modifica della norma sull’applicazione dello strumento nelle zone agricole.
Qualora il Consiglio regionale dovesse recepire le modifiche, la decisione della Corte costituzionale restringerebbe a due sole questioni ideologiche: se, come e quando il Ministero della Cultura può essere legittimamente considerato novello Pol Pot, il tiranno del futuro; se, come e quando il Ministero della Cultura può opporre a una legge dello Stato le norme di uno strumento urbanistico sovraordinato agli altri strumenti ma non alla legge”.

Liste attesa, Amati: “Criminale è far attendere le persone malate in fila, contro le leggi, i piani e il contratto dei medici”

“È un crimine far attendere le persone malate in fila al Cup, violando leggi, piani e il contratto dei medici, usando l’attività a pagamento come espediente per ridurre l’attesa e generando un clamoroso disallineamento con i tempi della attività istituzionale. Ecco il senso della mia proposta di legge, presentata sulla base di una decennale esperienza legislativa, senza che nessuna mia legge sia stata dichiarata incostituzionale dalla Corte. Impugnative a bizzeffe, perché provo a solcare strade nuove e scomode nell’interesse dei cittadini, ma nessuna sentenza d’incostituzionalità”.

Lo dichiara il Consigliere regionale Fabiano Amati, promotore e primo firmatario della proposta di legge per ridurre le liste d’attesa.

“L’attività libero-professionale intramoenia (ALPI) è un istituto contrattuale che discende dalla legge, dal Piano di governo delle liste d’attesa e dal CCNL, che può essere disattivata – per espressa previsione di queste tre fonti – qualora i tempi tra l’attività istituzionale e quella a pagamento non siamo allineati.
L’ALPI è in connessione con l’indennità di rapporto esclusivo, che i medici percepiscono come voce stipendiale, e perciò grava l’obbligo di lavorare in ALPI per un tempo non superiore a quello utilizzato per l’attività istituzionale.
Per i medici in extramoenia, invece, non è previsto il pagamento dell’indennità di esclusività ed è vietato l’utilizzo delle strutture e delle attrezzature dell’azienda di appartenenza, per cui sono pochissimi – e nessun direttore di unità operativa – a scegliere questo regime.
La norma proposta non potrà generare alcun conflitto, perché è la mera esecuzione di una disposizione statale a cui si offre il rimedio della sospensione e della decadenza dei DG in caso di mancato rispetto. Ossia, quasi sempre.
Il medico in attività ordinaria svolge una serie di attività non identificabili in visite o prestazioni diagnostiche, quali attività di reparto, attività di sala operatoria, turni di guardia e di reperibilità, consulenze per altri reparti o strutture della stessa Azienda Sanitaria, ma il calcolo sul mancato allineamento si effettua comparando le prestazioni a parità di prestazioni, ore lavorate e personale impiegato. Non è prevista, dunque una comparazione arbitraria.
La domanda sarebbe invece un’altra: come mai ci si ritrova con tempi d’attesa così diversi, rapidissimi per l’attività a pagamento e biblici per quella istituzionale, se il calcolo del disallineamento si riscontra con comparazioni omogenee? Come mai un’ora di ecografie per la propria azienda produce un minor numero di prestazioni rispetto a quelle eseguite in una stessa alla ora di attività libero-professionale?
Non possiamo cavalcare argomenti che senza numeri divengono eresie, sapendo che ci sono tutti i documenti amministrativi e contabili sulle attribuzioni dei volumi delle prestazioni in ALPI e in attività istituzionale, purtroppo ignorati o violati.
Infine: è vero che i medici italiani sono i peggio pagati d’Europa e che le scuole di specializzazione non formano in quantità utili per colmare la carenza di personale, ma su questo mi aspetto una presa di coscienza dei nuovi parlamentari nazionali con nuove leggi per risolvere questi problemi. Ma nell’attesa delle nuove e auspicabili leggi statali, non si può proporre la sistematica violazione delle norme esistenti o il metodo degli occhi che si chiudono dinanzi al problema, perché questa sarebbe una soluzione incapace di mettere nel conto il dolore delle persone.”

Tumori al colon, Amati: “Orrore. Impugnazione Governo per cavilli, favorendo malattia. Giunta regionale complice. Spero in Meloni”

Dichiarazione del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“È un orrore. Il Governo nazionale ha impugnato le legge regionale per potenziare l’attività di screening sul tumore al colon, per ragioni somiglianti ai cavilli. In buona sostanza il Ministero aveva chiesto alla Regione rassicurazioni sul fatto che ‘tali nuovi interventi, oltre ad essere in linea con il fabbisogno, siano sostenibili e non pregiudichino l’equilibrio economico, per il quale i Tavoli di monitoraggio del Piano di rientro hanno più volte registrato plurime criticità’, nonché in merito ‘al rispetto del limite di spesa per il personale previsto’ da alcune leggi.
Motivi dunque strettamente finanziari e facilmente riscontrabili. Ed invece, su questo appunto, purtroppo, nessuna rassicurazione è venuta dalla Giunta regionale, nonostante fosse stata informata su tutto, rendendosi dunque complice della decisione d’impugnare.
E che la decisione d’impugnare fosse una vergogna era ben nota agli stessi dirigenti del Ministero della salute, tanto da aver messo le mani avanti con parole eccessivamente elogiative per la legge pugliese salvo poi scegliere l’impugnativa.
Finisce così l’era del Ministro Speranza al dicastero della Salute, con un atto che nei fatti favorisce malattia e morte.
Ora attendo la formazione del Governo Meloni, confidando in un razionale ripensamento e sollecitando la Giunta regionale a cominciare ad occuparsi dei problemi dei pugliesi, almeno quando si tratta di prevenzione da terribili malattie”.

Asi Brindisi e Lecce, Amati: “Persi 19 milioni per opere pubbliche nelle zone industriali. Denuncio inerzia e solite giustificazioni”

“I consorzi industriali di Lecce e Brindisi hanno perso un finanziamento complessivo di 19 milioni di euro per opere pubbliche nelle zone industriali, finanziate con il fondo di sviluppo e coesione 2014-2020. Quasi tre anni senza bandire le gare, usando Covid e guerra per giustificare e nascondere l’inerzia. E nel frattempo gli operatori esercitano le loro attività privi di importantissime opere di urbanizzazione, tipo acqua e fogna. Spero ora nel noto e apprezzato impegno dell’assessorato regionale allo sviluppo economico per recuperare nuove risorse e realizzare le opere, e invito i soci dei Consorzi industriali a verificare l’efficienza dell’assetto manageriale, senza alcuna accondiscendenza”.

Lo comunica il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Non è da paese civile ritrovarsi dopo tre anni in una situazione di stallo generalizzato, nell’attesa di conoscere lunedì prossimo la situazione dell’Asi di Bari. Ecco comunque il dettaglio.
Asi Brindisi, finanziamenti persi per euro 9.702.858,88, di cui: completamento della viabilità a servizio dell’agglomerato industriale di Ostuni per euro 1.038.850,10; interventi per la ristrutturazione ed ampliamento della fognatura pluviale nell’agglomerato industriale di Brindisi per euro 1.700.000; miglioramento del servizio di produzione e distribuzione Acqua industriale dall’invaso del Cillarese per euro 1.950.000; realizzazione del tronco di adduzione idrica, primo anello di distribuzione e parti della viabilità di PRT a servizio dell’agglomerato industriale di Fasano sud per euro 2.999.113,57; copertura con pannelli fotovoltaici di parte delle vasche di accumulo delle acque trattate dell’impianto di trattamento acque dell’invaso del Cillarese per euro 1.215.527,21.
Asi Lecce finanziamenti persi per euro 9.200.000, di cui: captazione e trattamento delle immissioni in atmosfera, nell’impianto di depurazione a servizio dell’agglomerato industriale Lecce-Surbo per euro 1.100.000; captazione e trattamento delle immissioni in atmosfera, nell’impianto di depurazione a servizio dell’agglomerato industriale di Galatina/Soleto e miglioramento qualità ambientale per mezzo di infrastrutture verdi – GALATINA SOLETO per euro 1.200.000; completamento delle opere di urbanizzazione primaria (viabilità, pubblica illuminazione, rete fognaria nera ed impianto di sollevamento, rete idrica) (completamento) e implementazione di infrastrutture verdi – GALLIPOLI per euro 2.300.000,00; captazione e trattamento delle immissioni in atmosfera, nell’impianto di depurazione a servizio dell’agglomerato industriale di Nardò/Galatone – NARDÒ/GALATONE per euro 1.000.000; rifunzionalizzazione e messa in sicurezza della viabilità principale di spina (completamento) – MAGLIE/MELPIGNANO per euro 500.000; realizzazione di accessi dalla e sulla SS 16 con relative corsie di accelerazione e decelerazione (completamento) – MAGLIE/MELPIGNANO per euro 300.000; rifunzionalizzazione e messa in sicurezza dell’intera rete di fognatura nera a servizio dell’Agglomerato industriale di Lecce – Surbo per euro 1.800.000; messa in sicurezza e la rifunzionalizzazione dell’intero collettore principale di fognatura nera a servizio dell’Agglomerato industriale di Galatina – Soleto per euro 500.000; completamento della rete idrica e fognante e l’implementazione di infrastrutture verdi a servizio dell’agglomerato industriale di Nardò – Galatone per euro 500.000.”

Liste attesa, Amati: “Esame legge comincia male e persone soffrono. Resistenze già sentite nella scorsa legislatura. Speriamo bene”

“L’esame della proposta di legge per ridurre le liste d’attesa comincia male. Ho colto nel dibattito resistenze già sentite nella scorsa legislatura. Il meccanismo della sospensione delle prestazioni a pagamento in caso di disallineamento con i tempi delle prestazioni istituzionali è una delle soluzioni da prendere immediatamente. Lo prevede la legge statale, sinora mai applicata nella nostra regione. Speriamo bene per i prossimi giorni, perché non possiamo perdere tempo in riunioni, confronti, tavoli e tavolini, mentre la maggior parte delle persone tornano a casa umiliate dopo l’esperienza dolorosa in fila al Cup”.

Lo dichiara il Consigliere regionale del Partito Democratico Fabiano Amati.

“Nella scorsa legislatura fu approvata una legge, quella vigente, molto diversa da quella originariamente depositata, che invece prevedeva le norme che oggi abbiamo riproposto.
Le modifiche maggiori all’atto dell’approvazione riguardarono l’affievolimento delle misure di contrasto al cronico superamento dei tempi massimi d’attesa per le prestazioni sanitarie, peraltro risultanti con nettezza da tutti i dati in possesso dell’amministrazione regionale, anche in violazione delle disposizioni contenute nelle leggi, nel Piano nazionale di governo delle liste d’attesa (PNGLA) e dello stesso contratto collettivo dei dirigenti medici.
Il motivo dell’affievolimento delle misure era fondato sulla speranza che il sistema sanitario sarebbe stato in grado di trovare al suo interno ogni rimedio organizzativo per contenere i problemi dell’attesa diversi dalla carenza di personale o di attrezzature, ossia le questioni poste in rilievo dall’originaria proposta di legge e dalla presente.
Fatto sta che nemmeno la maggior parte delle norme vigenti sono state eseguite, finanche le più semplici, tant’è che il quadro dell’attesa nelle prestazioni sanitarie presenta i soliti e gravi ritardi e le notevoli differenze di risposta dello stesso sistema sanitario tra l’attesa per prestazioni istituzionali e quella per prestazioni in Attività libero professionale intramuraria a pagamento (ALPI), a parità – ovviamente – di personale impiegato, ore lavorate e prestazioni richieste.
Tale situazione non può più proseguire, rappresentando peraltro una grave violazione della legge, del PNGLA e del contratto dei medici, avvertendo l’inconferenza delle tre obiezioni classiche; 1) l’ALPI si svolge fuori dall’orario d lavoro: certo, ma poiché le ore lavorate in ALPI devono essere pari a quelle utilizzate nell’attività istituzionale per la stessa prestazione, cui non si comprende per quale motivo il numero delle prestazioni in ALPI risultano sempre superiori a quelle istituzionali; 2) i tempi d’attesa delle prestazioni istituzionali sono più lunghi di quelli in ALPI per carenza di personale: l’argomento è privo di pregio perché la comparazione sui tempi d’attesa, da cui emerge il disallineamento, avviene a parità di personale impiegato, ore lavorate e prestazioni richieste; 3) non è questo il problema: per ogni problema c’è sempre uno più grande che lo precede, ma tutto ciò non può far desistere dall’affrontare   – anche uno per uno – i problemi più piccoli che compongono quello più grande.
Abbiamo ovviamente la piena consapevolezza della specificità tutta italiana di avere uno dei rapporti più alti al mondo di medici per popolazione e al contempo essere uno dei paesi del mondo con le remunerazioni ai medici più basse. E nel mentre si auspica un maggiore impegno del Parlamento nazionale, del Governo e delle organizzazioni sindacali, finalizzato all’allineamento ai Paesi più avanzati degli stipendi dei medici, non si può tacere davanti le notevoli problematiche connesse al fatto che un così grande numero di medici non sia in grado di assicurare una tempistica nelle prestazioni adeguata alle varie classi di priorità.
Per questi motivi abbiamo ripresentato le norme contenute nella proposta di legge originaria e purtroppo modificate dal Consiglio regionale.
L’articolo 1 prevede la decadenza dei Direttori generali qualora non eseguano entro trenta giorni dall’entrata in vigore della nuova legge, le attività previste dalla legge vigente e che dopo più di tre anni – purtroppo – non hanno ancora eseguito.
L’articolo 2 prevede la sospensione dell’ALPI qualora i tempi di attesa per le prestazioni istituzionali siano superiori di più di cinque giorni rispetto a quelle erogata in ALPI. Nel periodo di sospensione dell’ALPI, il Direttore generale provvede ad impartire al responsabile della specialità sottoposta a sospensione ulteriori istruzioni, anche integrative o in deroga all’atto aziendale, per contrarre i tempi d’attesa nel regime istituzionale. Tra i provvedimenti integrativi o in deroga rientrano un programma finalizzato di incentivi economici in favore del personale della specialità sospesa, a valere sul fondo aziendale vincolato alla riduzione delle liste d’attesa, solo qualora il motivo del disallineamento sia motivatamente dovuto a carenze strutturali o di organico.
L’articolo 3 prevede la revoca della sospensione dell’ALPI qualora i tempi d’attesa in regime istituzionale siano allineati con quelli in regime ALPI che determinarono la sospensione.
L’articolo 4 prevede che l’attività libero professionale intramuraria allargata può essere autorizzata solo con un provvedimento, adottato dal Direttore generale dell’azienda sanitaria interessata, attestante in modo dettagliato la carenza di spazi e attrezzature all’interno dell’intera struttura sanitaria ove opera il dirigente medico richiedente e sulla base di parere obbligatorio e vincolante del direttore sanitario di presidio. Il provvedimento di autorizzazione acquisisce efficacia solo dopo la pubblicazione in apposita sezione del sito internet della azienda interessata”.

Spesa farmaceutica, Amati: “E anche per quest’anno non saranno rispettati i tetti. Si va verso la decadenza dei DG Asl”.

 

“Purtroppo anche per quest’anno i tetti sulla spesa farmaceutica diretta molto probabilmente non saranno rispettati, con una previsione di sforamento di quasi 256 milioni di euro.

Una cifre enorme, che però non riguarda la maggiore domanda di salute o di cura, ma gli sprechi e il mancato svolgimento delle gare uniche. Lo sforamento, infatti, è stato calcolato non tenendo conto dei farmaci innovativi oncologici. Questa situazione comporterà, in base alla nuova legge e se il dato sarà confermato, la decadenza dei Direttori generali delle ASL.”

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Nei primi 8 mesi del 2022 lo scostamento è stato di 17 milioni e 439mila euro per la farmaceutica convenzionata e di quasi 134 milioni per gli acquisti diretti, con un più 36,2% rispetto agli importi previsti. Per la fine dell’anno si prevede che gli importi lievitino a oltre 26 milioni per la farmaceutica convenzionata e a 229 milioni e 600mila euro per gli acquisti diretti, con ASL nelle quali lo spostamento supera addirittura il 40%. Ci troviamo in una condizione sostanzialmente identica agli ultimi due anni, circa 264 nel 2020 e i 220 milioni nel 2021. Il dovere di offrire salute non corrisponde al diritto di sprecare. Lo sforamento della spesa farmaceutica – aggiunge Amati – incide pesantemente sui bilanci autonomi delle ASL, togliendo risorse a obiettivi più importanti e a problemi ben più urgenti. E’ per questo che lo scorso anno abbiamo promosso e siamo riusciti a far approvare la legge sulla decadenza dei direttori generali delle ASL per il mancato rispetto dei tetti di spesa. Una legge che, se i numeri verranno confermati, a fine anno conoscerà applicazione.”