DG Arpal, Amati: “Amico di Emiliano, spalleggiato da centrodestra e infine candidato di Azione. Povera nostra Puglia. Distruggerò questo sistema di potere”

Dichiarazione del Consigliere regionale del PD Fabiano Amati, promotore della legge regionale per la decadenza del Direttore generale Arpal.

“Si arricchisce il curriculum di Massimo Cassano, al secolo direttore generale di Arpal e provvidenziale autore di coincidenze assunzionali. Amico di Emiliano e emblema del suo sistema di potere, spalleggiato anche dal centrodestra contro la nostra legge per la sua decadenza e candidato di Azione nel Terzo polo. Uno e trino. Povera la nostra Puglia.
Con pochi colleghi della maggioranza in Regione stiamo da mesi combattendo una battaglia per la decadenza del DG Arpal, ostacolati da Emiliano, dal suo cerchio stretto e dal centrodestra. Mai avremmo pensato che, ancora in carica su designazione di Emiliano, sarebbe riuscito ad ottenere il sostegno dell’intero arco costituzionale, compresa Azione e il terzo polo.
Non c’è più tempo da perdere. C’è un sistema trasversale e di rapporti politici e personali che in Puglia descrive un sistema di potere che va abbattuto.
Se sino a ieri avevo qualche dubbio di timidezza, oggi non ho più remore”.

Ricorso su liste PD Puglia, Amati e Mennea: “Commissione decide per il né sì-né no, dichiarandosi incompetente. Decisione politicante e complice del sistema Emiliano. Speriamo in Letta”

Dichiarazione dei Consiglieri regionali del Partito Democratico Fabiano Amati e Ruggiero Mennea.

“L’esito del ricorso presentato sulle liste elettorali del PD Puglia è un paradossale né sì, perché sarebbe un caos, né no perché sarebbe ingiusto. La Commissione di garanzia ha dichiarato infatti la sua incompetenza, passando il cerino ardente nelle mani della Commissione elettorale. Ma come può mai ritenersi incompetente a decidere sulle violazioni dello statuto un organismo che vive appunto per vigilare sul rispetto dello statuto, è cosa che si deve ancora capire. È come se la giuria del festival di Sanremo si dichiarasse incompetente in musica. Insomma: una decisione molto politicante, pari a quella di Ponzio Pilato e in linea con il sistema di potere che vogliamo combattere.
Siamo rammaricati del non-esito del ricorso ma la vicenda aggiunge in noi altra determinazione, lasciando per ora ancora invotabili le liste pugliesi del Partito Democratico.
Viviamo immersi in un clima politico in cui il giusto è solo l’utile del più forte, pur alla faccia delle norme scritte. Più o meno come nelle dittature.
Speriamo ora nella Commissione elettorale, in Letta e nella sua saggezza, perché va scardinato subito il sistema di potere che si è insediato in Puglia, fondato sulla soggezione alla volontà di Emiliano, manifestata anche attraverso imbarazzati silenzi.
La battaglia comunque continua con altre iniziative nei comuni pugliesi, per chiedersi cosa fare e come votare, così da prepararsi per quando arriverà il giudizio meno complice e meno né-né che ci sia, quello del popolo nelle urne del 25 settembre”.

Scarica qui la delibera della Commissione nazionale di Garanzia.

Liste PD, Mennea e Amati: “Presentato ricorso per annullare liste. Nel partito della legalità non si va in Parlamento con scelte illegali”

 

Comunicato stampa dei Consiglieri regionali Ruggiero Mennea e Fabiano Amati.

“Abbiamo presentato un ricorso urgente alla Commissione nazionale di garanzia per annullare le liste del PD Puglia e modificarle. Se sei un partito che in Parlamento va per difendere la legalità non puoi nominare i parlamentari con atti illegali e modalità sessiste.
Le liste del PD Puglia, infatti, sono state composte in violazione delle seguenti regole: parità di genere perché composte con soli capilista uomini; mancanza di elezioni primarie o sistema di ampia consultazione (contendibilità); uguaglianza di tutti gli iscritti; designazioni collegiali; rappresentatività politica e territoriale; pubblicità della procedura di selezione; modalità democratica di approvazione delle candidature attraverso organi rappresentativi; rinunce e sostituzioni senza riconvocare la direzione nazionale.
Numerose violazioni, dunque, in grado di determinare l’annullamento delle liste dei candidati dei collegi plurinominali e uninominali per Camera e Senato della circoscrizione Puglia, così da permettere la ricomposizione delle liste con modalità legali, ossia in conformità agli Statuti del partito.
Auspichiamo un’immediata convocazione della Commissione nazionale di garanzia per la decisione del ricorso e senza alcuna esitazione.
E nessuno venga a dire che la questione è politica, perché la prima questione politica negli Stati democratici è la legalità: togli il diritto e lo Stato diventa una banda di briganti, avrebbe detto qualcuno molto più importante e più santo di noi”.

 

Scarica qui il testo completo del ricorso.

Elezioni, Amati: “Le liste PD pugliesi sono illegali: violano statuto nazionale e regionale. Modificarle subito”

 

Dichiarazione del Consigliere regionale PD Fabiano Amati.

“Le liste del PD Puglia non sono solo invotabili ma pure illegali. Violano infatti una gran quantità di norme statutarie e in particolare quelle sulla parità di genere e quelle sulla contendibilità delle cariche. Le varie Commissioni di garanzia dove sono? Dove sono le organizzazioni femminili del partito e le varie commissioni di parità? Hanno scelto di non disturbare il manovratore? Non era stato il segretario Letta a dire che vogliamo un partito femminista? Non era stato il presidente Emiliano a dire che la violazione della parità di genere ci rende impresentabili?
Chiedo dunque l’immediata modifica delle liste, cancellando la totalità di capilista uomini e invertendo il genere dei capilista in almeno due collegi proporzionali della Camera, nella consapevolezza, comunque, che anche tale modifica non soddisferebbe l’ulteriore criterio violato della contendibilità. Ma meglio feriti che morti.
Gli statuti nazionali e regionali del Partito Democratico assicurano (art. 1 comma 9) che in ogni ambito istituzionale gli incarichi debbano essere resi contendibili, vale a dire non possono essere decisi da qualche capo o capetto, e che deve essere garantita la parità di genere a ogni livello (art. 3).
Nulla di tutto questo è accaduto e in Puglia ciò ha assunto anche le caratteristiche farsesche, basti aprire gli archivi delle parole al vento e si ritroveranno perle di radicalismo legalitario che poi si disonora quando non fa ai propri comodi.
Mentre sull’argomento della contendibilità ho assunto sempre posizioni radicali, sull’argomento della parità di genere ho sempre preferito posizioni più razionali finalizzate a celebrare le capacità degli esseri umani più che il genere, così da evitare anche strumentalizzazioni maschili in danno delle donne.
Ma a prescindere dalle mie opinioni, ho sempre preso atto delle norme e mi sono impegnato a farle rispettare.
Ci sono altre persone del partito, a cominciare da Letta e da Emiliano, che su questo argomento hanno assunto posizioni molto più irremovibili.
Se escludiamo il caso di Emiliano, che nel suo bazar di dichiarazioni ha sempre tutto e il suo contrario, e che su questo argomento considera le donne ostriche imperiali se il conto lo devono pagare gli altri e cozze patelle se il conto deve pagarlo lui, resterei stupito se Letta facesse finta di niente sull’argomento e non decidesse d’intervenire, considerata la sua pacatezza, il suo parlare puntuale e la sua coerenza.
Resto in fiduciosa attesa, perché non possiamo presentarci alle elezioni con liste illegali e ciò per violazione di regole che noi stessi ci siamo dati”.

Elezioni, Amati: “Liste PD Puglia invotabili, composte dai raccomandati (uomini) di Emiliano. Distruggere questo torbido sistema di potere”

Dichiarazione del Consigliere regionale del Partito Democratico Fabiano Amati.

“Non è più il tempo di lamentarsi in silenzio. Chi non è d’accordo deve con coraggio uscire allo scoperto e contribuire a distruggere questo sistema di potere, per costruire un’alternativa di buon governo e linearità.
Le liste del PD Puglia sono state generalmente composte sulla base di raccomandazioni, meschinità, bassezze, misoginia, ossequi ai capetti di turno impegnati a risolvere in Puglia problemi campani di collocamento e soggezione ai metodi nepotisti e torbidi del non iscritto Michele Emiliano.
Le liste del mio partito, il PD, risultano perciò invotabili: l’idea secondo cui i simboli esistono e vanno sostenuti a prescindere dalle persone che li rappresentano è idolatria o paganesimo applicato alla politica, soprattutto se i candidati arriveranno in Parlamento non attraverso le preferenze dei cittadini, ma approfittando di una legge elettorale indecente, fondata sulle nomine gradite ai gruppi di potere organizzati.
Fare propaganda elettorale per le liste PD non sarebbe dunque etico in questo contesto, perché si finirebbe per contribuire a raccogliere voti utili alla ratifica di una volgare imposizione mascherata da democrazia. Più o meno la cosa che per gli altri chiamiamo fascismo, con tanta supponenza e per occultare l’incapacità di batterli con buone idee per risolvere i problemi della maggioranza delle persone.
Mi dispiace tanto che su questo anche Enrico Letta si sia reso complice e perciò colpevole, giungendo a tollerare, addirittura, capilista tutti uomini, con relativa strumentalizzazione delle donne e la nomina del Capo di gabinetto della Regione Puglia, preferito a molti iscritti, dirigenti ed eletti di maggior peso, per idee e sostegno elettorale.
Salvo eventi allo stato imprevedibili, io non andrò via dal partito perché, come ho detto, mi sono dato il compito di distruggere questo sistema di potere e per farlo non posso regalare l’abbandono del campo e così togliere un po’ di voce a tante belle persone, mortificate, offese e non inclini alla sudditanza.
Gli elettori, quando hanno la possibilità di scegliere, mi votano sia per fare tante cose, e penso di farle ogni giorno senza risparmio e spesso vincendo l’ostilità inconcludente del Governo regionale, e sia per attribuirmi la libertà e il coraggio di combattere questo tipo di battaglie.
Farò dunque una campagna elettorale di verità, senza alcuna remora, perché è proprio questo il momento più efficace per reagire, tanto che ogni rinvio della denuncia a tempi non elettorali avrebbe il sapore della complicità.
Mi appello ai sindaci, consiglieri regionali e comunali, affinché si uniscano nella battaglia, cancellando ogni forma di soggezione o rassegnazione, spesso usate nella speranza che prima o poi qualcosa cambi o arrivi il proprio turno. I cimiteri della politica sono fin troppo pieni di lapidi ove è scritto “credette al momento migliore che non arrivò mai” oppure “attese invano il suo turno”: il cambiamento arriva se ognuno mette il suo impegno nel tempo stesso in cui questo risulta necessario, perché le cose non cadono mai dal cielo e farlo dopo, anche tra un mese, sarebbe troppo tardi”.

Fine vita, Amati: “È nel programma del PD nazionale, ma in Puglia si dice no. Ecco perché arranchiamo, puniti per atteggiamenti salottieri”

“La legge sul fine vita è parte del programma del PD per le prossime elezioni politiche, ma in Puglia si perde tempo nonostante ci sia un testo già pronto per l’esame del Consiglio regionale. Ecco perché poi si arranca alle urne, puniti per atteggiamenti salottieri e lontani dalla realtà, con i cittadini che si chiedono perché promettere le cose per domani se si potrebbero in parte fare già oggi?”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“C’è una sentenza della Corte costituzionale da eseguire; c’è un testo già pronto per l’esame del Consiglio regionale; c’è un mondo di dolore e sofferenza in attesa di risposta. E in tutto questo c’è un Partito Democratico a due facce: quello nazionale con un giusto programma centrato sulla promessa elettorale di una legge sul fine vita e un Presidente della Regione, con relativa maggioranza, restio ad approvare con urgenza una proposta di legge coerente con il programma del PD, nonostante scalpitino per ottenere posti nelle liste bloccate del PD.
Questo è il segno di una politica non accordata con i cittadini e ridotta a un grande gioco di società.
E siccome c’è ancora tempo per farlo al più presto, rinnovo l’appello a convocare il Consiglio regionale ed esaminare il testo, poiché il dolore delle persone non è secondario alle nostre vacanze o al gran daffare per le prossime elezioni”.

Fine vita, Amati: “Da Emiliano ancora nessuna risposta. Eppure abbiamo nel programma il rispetto delle leggi”

Dichiarazione del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Da Emiliano ancora nessuna risposta sulla necessità di convocare il Consiglio regionale per esaminare la proposta di legge sul fine vita. Non vorrei, lo ripeto ancora una volta, che una lunga vacanza diventi prioritaria rispetto alla sofferenza delle persone.
Eppure si tratta di rispettare ed eseguire una legge dello Stato così come interpretata dalla Corte costituzionale; rispettare una legge mi sembra il contenuto minimo di ogni programma politico-elettorale, compreso quello del Presidente Emiliano.
L’argomento è certamente controverso, ma prendersi tre mesi di vacanza senza decidere lo rende meno controverso? Rende meno dolorosa la sofferenza delle persone? Prendere tempo abilita a non decidere e a eludere la legge, così come interpretata dalla Corte costituzionale? Decine di volte ci diciamo di aver giurato sulla Costituzione; ma questo giuramento non vale quando si tratta di rispettare leggi difficili?
Certo, tutti vorremmo occuparci dalla mattina alla sera di argomenti non controversi, innocui e perciò spesso anche inutili o utili soltanto alla propaganda. Ma purtroppo la vita politica è essenzialmente decisione su argomenti spinosi; è un continuo generare di norme in grado di abilitare o vietare, lasciando decine di scontenti. In questo caso, poi, il non decidere lascia sul campo due sole cose: la violazione di una legge e la sofferenza senza alcuna speranza di tante persone che chiedono aiuto”.

Fine vita, 6 consiglieri scrivono a Emiliano: “Chiedi consiglio urgente. Non si può attendere il fine vacanze”

“Per esaminare la proposta di legge sul fine vita non si può attendere la fine delle vacanze perché la sofferenza non va in vacanza. Per questi motivi abbiamo chiesto al Presidente Emiliano di esercitare la sua prerogativa di richiedere la convocazione di un consiglio regionale urgente, con all’ordine del giorno la proposta di legge”.

Lo dichiarano i consiglieri regionali Fabiano Amati, Paolo Campo, Pierluigi Lopalco, Michele Mazzarano, Donato Metallo e Antonio Tutolo, che oggi hanno inviato una lettera al Presidente della Giunta regionale.
Ecco il testo della lettera:

“Caro Presidente,
è pronta per l’esame del Consiglio regionale una proposta di legge sul fine vita.
La proposta riguarda modalità organizzative dell’assistenza sanitaria, in coerenza con la sentenza della Corte costituzionale n. 241 del 2019. Ti segnaliamo, inoltre, che il Ministero della Salute già in data 9 novembre 2021 ha sollecitato le regioni italiane ad approntare iniziative esecutive di detta sentenza, assegnando peraltro sessanta giorni per farlo, ad oggi ampiamente decorsi.
Non ti sfuggirà la straordinaria importanza dell’argomento, diretto a garantire il diritto di ogni persona sofferente e in stato di malattia terminale o irreversibile ad ottenere, in tempi brevi dalla richiesta, una prestazione sanitaria di congedo dalla vita, erogata da struttura pubblica del servizio sanitario regionale.
Tutto ciò pone sulla nostra funzione il dovere di agire senza alcun indugio e certamente non giustificati dalle ferie o da qualsiasi altro evento per importanza nemmeno commensurabile. In parole più semplici, non possiamo rispondere alla domanda di chi soffre con l’argomento delle nostre vacanze.
Fatto sta che la signora Presidente del Consiglio regionale non pare propensa a convocare una seduta dell’aula, sicché la proposta non potrà essere calendarizzata prima del prossimo ottobre, a causa delle ferie estive e delle elezioni politiche.
Ti chiediamo, pertanto, di esercitare la tua facoltà prevista dall’art. 34 dello Statuto della Regione, chiedendo la convocazione immediata della Conferenza dei Presidenti, ai sensi dell’art. 8 del Regolamento, finalizzata alla convocazione urgente e straordinaria del Consiglio ai sensi dell’art. 36 del Regolamento.
Con il nostro saluto”.

Arca Brindisi, Amati: “Finanziati ascensori e rampe per eliminare barriere architettoniche. Fare in fretta. Ecco gli interventi.”

 

“È stata finanziata la realizzazione di ascensori e rampe d’accesso su immobili dell’Arca Nord Salento della provincia di Brindisi. Si tratta di 11 ascensori e 6 rampe d’accesso, al servizio di 14 condomini, per una spesa totale prevista di euro 812.335, composti da euro 245.000 di finanziamento regionale e euro 567.335 dal bonus per detrazioni d’imposta previsti dalla legge statale di bilancio 2022. Ora bisogna fare in fretta perché è molto triste vedere persone con difficoltà motorie intrappolate in casa o nello stesso condominio”.

Lo comunica il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“I condomini interessati dal provvedimento sono: Ceglie Messapica in Via R. Livatino n. 7 (ascensore e rampa); Latiano in Via Carbone n. 40 sc. C (ascensore); Brindisi in Piazza Tiepolo n. 5 (ascensore); Ostuni in Piazza Avv. Nacci n. 2 (ascensore); Brindisi in Piazza O. Licini n. 53 (ascensore); Brindisi in Via T. Cremona n. 6 (rampa); Brindisi in Via L. Da Vinci n. 12 (ascensore); Brindisi in Piazza Filippo de Pisis n. 4 (ascensore); Ceglie Messapica in Via Emilio Notte n. 44 (ascensore e rampa); Latiano in Via Chicco Maggio sp 5 (rampa); Ceglie Messapica in Via Emilio Notte n. 72 (ascensore e rampa); Brindisi in Via Pace Brindisina n. 12 (ascensore e rampa); Brindisi in Piazza Zandomeneghi, n. 7 (rampa); Brindisi in Via P. Elia n. 1 (ascensore).
Ringrazio in anticipo il commissario dell’Arca del Nord Salento, Cosimo Casilli, anche per incoraggiarlo a completare tutti i lavori entro fine anno, sia per la questione della detrazione d’imposta da bonus che per l’importanza del bisogno da soddisfare”.

Il no alla legge sul fine vita è incostituzionale

Sulla proposta di legge sul fine vita c’è chi dice no.

Sulla proposta di legge sul fine vita c’è chi dice no. Dopo un momento di perplessità, mi chiedo: ma si può dire no all’esecuzione di una legge o di una sentenza della Corte costituzionale? “No”, non si può dire “no”, risponderebbero in coro giuristi, medici, professionisti, artigiani, operai, disoccupati e pure cattolici, laici, vescovi e sacerdoti.

E allora perché si dice “no”? Per quale motivo non si dovrebbe eseguire una sentenza e un invito energico ad agire del Ministero della Sanità alle regioni?
Non si sa, perché da subito la Conferenza episcopale pugliese, qualche partito politico e vari esperti ispirati hanno eccepito prendendo l’argomento da dove hanno voluto, fuorché dal punto da cui va preso: ossia l’esecuzione di una sentenza della Consulta. Un caso, insomma, di diritto di parola senza il previo dovere di conoscenza.

La sentenza prescrive alle strutture sanitarie pubbliche, nell’attesa dell’intervento del Parlamento, di assicurare la prestazione di aiuto alla morte di malati terminali e irreversibili, indicando alcune strettissime condizioni. La proposta di legge pugliese si limita a fornire modalità organizzative per eseguire quanto stabilito dalla Corte costituzionale. Punto. Questo è il tema. Tutto il resto è materia rispettabile, a tratti pure condivisibile, ma fuori dal tema, e lascia intravedere la volontà di mettere l’arbitrio al posto del diritto.
“La denigrazione del diritto non è mai ed in nessun modo al servizio della libertà, ma è sempre uno strumento della dittatura”, diceva nel 1999 Joseph Ratzinger ricevendo una laurea in giurisprudenza a motivo d’onore.
Ma Ratzinger non è forse un autore amato, perché non si rende complice del metodo della dissipazione delle parole, al punto da ingiungere, con chiarezza da brividi, una regola semplice e da scolpire: “L’eliminazione del diritto è disprezzo dell’uomo; ove non vi è diritto, non vi è libertà”.

La proposta di legge pugliese è un modo semplice per evitare, attraverso la disapplicazione di una regola vigente, la denigrazione del diritto. Non è possibile per nessuno, ragionevolmente, sabotare l’esecuzione del diritto come scorciatoia alla strada più difficile, cioè a quella rivolta a modificare il diritto vigente.Certo, ci sono altre questioni da aggiungere al buon governo, a cominciare dalle cure palliative; ma la mancanza di una cosa non si supera privandosi di altre cose. Il bisogno d’altro, sia pur ben argomentato e magari con il piglio offerto dalla boria del bene, ossia quel continuo ammirarsi nella propria eccellenza morale, non può addirittura scadere nel benaltrismo; quel noto “gioco” dialettico attraverso cui raggiungere l’obiettivo di non fare niente.
Nella prospettiva della sentenza non rileva il punto di vista giuridico, etico o morale del singolo legislatore; non si siede nei parlamenti o nei consigli regionali per vietare agli altri diritti che non si ha intenzione di esercitare per sé. Chi legifera non pensa a sé ma alla libertà che la sua legge realizza per gli altri.

La Corte costituzionale è intervenuta per riparare le inerzie del Parlamento nazionale, impallato in un decennale confronto attorno a questi argomenti. Una disputa consumata estraniandosi, purtroppo, dall’immedesimazione nel dolore e nella sofferenza di chi reclama il congedo dalla vita per porre fine alla morte della dignità fisica e psicologica.

Certo, la sofferenza e il dolore sono il problema più grosso della condizione umana e in fondo è su questo che l’uomo cominciò a cercare Dio e molti così scoprirono che “nella fine, l’inizio”, detto con il teologo della speranza Jürgen Moltmann. Nella legge sul fine vita non c’è nulla di offensivo nei confronti del dono della vita se si guarda all’esistenza come esperienza e non come esperimento di sopravvivenza portato alle più estreme conseguenze di dolore. E ciò proprio perché confido nella fine come inizio e vivo nella speranza che sia proprio così. Perché se non fosse così, sarebbe ancora più crudele condannare le persone a rimanere in vita senza alcuna speranza e solo per sperimentare il vano soffrire.

 

Articolo pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno del 30 luglio 2022