Nuovo Piano casa, Amati: “Ora una pioggia di delibere. Le tre piccole modifiche sono state approvate e la legge non è più impugnabile”

Dichiarazione del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Le tre modifiche alla legge sul nuovo Piano casa, richieste dal Governo nazionale e senza alcuna incidenza sull’impianto generale, sono state approvate. La legge non è dunque più impugnabile e pienamente operativa.
Ora mi aspetto una pioggia di delibere, approvate da tutti i restanti 255 comuni pugliesi (mi risultano solo Oria e Caprarica di Lecce tra i comuni che hanno deliberato), consistenti in una decisione semplice e facilmente prevedibile: approvazione della variante per tutte le zone B, C e probabilmente E, con previsione del premio volumetrico al massimo consentito e con la ovvia monetizzazione degli standard. Alla delibera sarà ovviamente allegata, come richiede la legge, una planimetria dello strumento urbanistico con perimetrazione degli ambiti (non c’è più la previsione sugli elaborati cartografici e studi analitici, quindi nessun incarico professionale da conferire); il tutto con l’avvertenza che in caso di divergenza tra la parte narrativa della delibera e la planimetria, vale ovviamente la parte narrativa, per cui ogni indugio su questo argomento equivale a una perdita di tempo.
Una pioggia di delibere subito è il senso, ancora una volta, del nostro intervento legislativo, perché i cittadini questo vogliono e questo ci chiedono.”

Donne e cancro, Amati: “La festa è finita. Ora possiamo denunciare la mancata esecuzione degli screening per tumore al seno? Prevenzione evita morte”

Dichiarazione del Consigliere regionale Fabiano Amati.

“La festa delle donne è finita. Abbiamo sentito parlare di tanti argomenti giusti. Ora però possiamo parlare dell’argomento più giusto tra i giusti? Vogliamo denunciare, in un sovrappiù d’impeto femminista, la violazione della legge regionale sugli screening per prevenire il tumore al seno e quindi la morte di tante donne?
La legge regionale, vigente da oltre due anni e ritenuta legittima dal Governo nazionale, prevede che lo screening deve essere effettuato alle donne nella classe d’età 45-75. E invece viene effettuato, anche a dispetto delle linee guida e dei piani di lotta ai tumori europei e nazionali, alle donne nella classe d’età 50-69.
Inoltre: sempre la legge regionale prevede che le donne sane da 40 a 45 anni devono essere contattate dal medico di medicina generale per una verifica su eventuali indizi di familiarità del tumore, per essere ammessa alla consulenza onco-genetica ed eventualmente alle più opportune pratiche di sorveglianza clinico-strumentali. Si fa tutto questo? No. Non si fa.
Che tristezza! A leggere le nostre leggi, la Puglia potrebbe essere la prima regione italiana a garantire questo livello di prevenzione, ma c’è una terribile contrapposizione tra la visione avanzata della legge e la sua esecuzione. Tra politici illuminati e burocrati sanitari attardati nell’impegno sugli ingranaggi dell’organizzazione sanitaria piuttosto che sul malato. E tutto questo è stato di recentemente sanzionato, con un monito, pure dalla Corte costituzionale, in occasione di una sentenza sul sequenziamento dell’esoma, sempre di marca pugliese, consistente nel sistema di diagnosi dell’85% delle malattie dall’1% del DNA.
Cosa significa, dunque, l’esclusione di queste donne dallo screening? È semplice: probabile morte.
Restano dunque fuori dalla prevenzione migliaia di madri, mogli, sorelle, a causa di una terribile e malvagia inerzia dei burocrati sanitari, che con tanta supponenza si permettono addirittura di violare una legge del Consiglio votata all’unanimità.
Questa è una grande battaglia di salute e parità, che va combattuta ogni giorno. In tutti i giorni in cui non c’è festa, non ci sono convegni, prese di posizione, interviste, su argomenti giusti ma meno giusti di quello più giusto, quello alla vita.
E per questo ho chiesto un’audizione consociativa urgente in commissione sanità.”

Radiologia interventistica, Amati e Vizzino: “Dovevano risolvere problema 52 giorni fa. Ancora nulla. Al più presto in Commissione. Non daremo tregua”

Comunicato stampa dei Consiglieri regionali Fabiano Amati e Mauro Vizzino.

“Sulla Radiologia interventistica del Perrino di Brindisi ancora niente, eppure dovevano riattivarla e risolvere il problema 52 giorni fa. E invece abbiamo solo un protocollo di trasporto dei pazienti agli ospedali di Lecce e Taranto; in pratica ciò che già era messo però su carta, lasciando fuori dall’assistenza i pazienti instabili non trasportabili e mettendo in difficoltà, come accade ogni giorno, anche gli ospedali di Lecce e Taranto. Il famoso protocollo, peraltro contestato – per i motivi detti – da tutti i radiologi interventisti e esperti di emergenza.
Per questi motivi abbiamo chiesto la convocazione sull’argomento della Commissione Sanità, con i burocrati regionali e aziendali, nonché i radiologi interventisti degli ospedali di Lecce e Taranto.
Non daremo tregua e non ci stancheremo di suggerire due cose, salvo idee più efficaci: un provvedimento interaziendale, con indennizzo, per portare provvisoriamente a Brindisi qualche radiologo interventista, in grado di formare i radiologi attualmente in servizio o in via d’assunzione; un provvedimento aziendale di tipo organizzativo, a stralcio, per istituire l’unità operativa complessa di Radiologia interventistica, sopprimendone una delle tante inutili in funzione, così da rendere appetibile anche la sede di Brindisi.”

Neurochirurgia, Amati: “Manca un neuronavigatore e si opera con minore precisione. Acquistarlo subito o con fondi ASL o con FESR. Sollecito”

Comunicato del Consigliere regionale Fabiano Amati.

“Ogni giorno un buco da coprire. Nel reparto di Neurochirurgia di Brindisi manca il neuronavigatore, costringendo a interventi chirurgici con minore precisione o a lavorare con macchine dimostrative. E questo non è possibile in un ospedale di II livello organizzato per curare malattie importantissime, disponendo di un’équipe di alto livello e affidabile. Ho scritto per questo al DG della ASL per procedere all’acquisto e suggerendo eventuali modalità d’accelerazione delle procedure.
Il neuronavigatore serve a proiettare sulla superficie del cuoio capelluto la lesione o il tumore situati in una regione profonda del cranio. La proiezione aiuta gli operatori a intervenire con maggiore precisione e puntualità, così da attraversare la delicatissima regione cranica senza coinvolgere le zone del linguaggio e del movimento. Si tratta, in buona sostanza, di ridurre le complicanze o rischi operatori e il periodo di recupero.
L’acquisto del neuronavigatore è già inserito nel Piano degli investimenti approvato dalla Direzione generale della ASL, per il quale era stata richiesta alla Regione, in data 18 gennaio 2024, l’autorizzazione agli acquisti.
In occasione dell’attività di sollecito per l’autorizzazione regionale all’acquisto del poligrafo da mettere a disposizione del reparto di Cardiologia, ebbi modo di acquisire informazioni utili per la realizzazione di parte del programma di acquisti, in particolare il neuronavigatore,
poi formalizzate con nota del 16 febbraio 2024.
Tali informazioni riguardavano la necessità di colmare alcune carenze relative all’acquisizione del
CUP come elemento essenziale per gestire una spesa di investimento, oppure di candidare gli investimenti alla procedura già attiva sull’azione 8.4 del FESR 21/27.
A oggi, purtroppo, la ASL non ha dato riscontro alle soluzioni suggerite. Per questo motivo, stamattina ho proceduto al sollecito, così da acquistare al più presto il neuronavigatore.”

Cardiologia BR, Amati: “Montato il nuovo angiografo. Subito attivo e stop a trasferimenti in caso occupato l’unico in funzione. Grazie al DL della ASL”

Dichiarazione del Consigliere regionale Fabiano Amati.

Dopo la scossa di quattro settimane fa e l’autorizzazione regionale all’acquisto del poligrafo, è stato consegnato e montato il nuovo angiografo per la nuova sala di emodinamica nel reparto di Cardiologia dell’ospedale Perrino di Brindisi.
Devo dire che nelle ultime settimane c’è stata una notevole intensificazione dei lavori e ciò va accreditato con gratitudine al direttore dei lavori della ASL Daniele Paladini e all’impresa.
Certo, il termine dei lavori era previsto per il 19 dicembre scorso, ma problemi di carattere oggettivo hanno determinato un leggero scostamento.
Nei prossimi giorni saranno realizzate le ultime lavorazioni e avviata l’attività di collaudo e formazione della nuova macchina, per poi partire con l’attività.
La nuova sala di emodinamica del Perrino e la disponibilità del nuovo angiografo sono indispensabili per evitare il trasferimento di alcuni pazienti infartuati a Lecce, come spesso capita per la contestuale indisponibilità dell’unico angiografo attualmente in funzione e posto al servizio anche dei chirurghi vascolari.”

Ospedale Monopoli-Fasano.Amati: “Tutto tace. Su lavori non finiti. Su cronoprogramma. Su impugnazione decisione CCT. Eppure ci sono due pareri legali che dicono come fare”

Dichiarazione del consigliere regionale,Fabiano Amati.

“Sui lavori di realizzazione del nuovo ospedale Monopoli-Fasano tutto tace. E tutto tace. Ma lo vogliamo capire che nel giro di qualche mese bisogna aprire perché non si può continuare così? Ma tutto tace. Nonostante abbia mandato due mail per chiedere notizie, senza ricevere alcuna risposta. Forse che, non rispondendo i burocrati sanitari della ASL Bari, vogliano addebitarsi anche la colpa grave in un’eventuale responsabilità per danno erariale? Chissà! Staremo a vedere.
“Tutto tace sui lavori. Partecipazione Italia, del gruppo Webuild (quelli che nientedimeno dovrebbero fare il ponte sullo Stretto e si sono proposti per risolvere il problema dello stadio di San Siro), ha prima dichiarato il fine lavori, poi sottoscritto un verbale della direzione lavori sulla non veridicità di quella dichiarazione e ora continua a fare i lavori di completamento. Insomma, finiti o non finiti questi lavori? Ovviamente non finiti. E la ASL che ha? Nulla. Tace. Non prende posizione, magari risolvendo il contratto (come è espressamente previsto), assegnando il completamento ad altra impresa. Ci sono decine di norme da poter invocare per questa necessità. Consente all’impresa di continuare i lavori – sia pur con poche maestranze e lentamente (nemmeno l’intelligenza di approfittare) – così alla fine potranno dire di aver comunque finito e mettere sulla bilancia il conto e sottrarsi dalle penali, magari chiedendolo al CCT sempre generoso per le ragioni dell’impresa. Cos’altro non fa la ASL? Non fornisce un cronoprogramma. Non impugna le vecchie decisioni del CCT, ritenute abnormi dalla direzione lavori e da diverse dichiarazioni del vecchio RUP. E perché? Magari per far scadere i termini legali? Speriamo di no. Eppure sulla fondatezza dell’impugnativa si sono espressi ben due legali molto bravi, pagati dalla ASL, uno in quanto supporto al vecchio RUP e l’altro incaricato, probabilmente per non darlo molto a vedere, sotto una generica necessità di conseguire pareri sui fondi ex art. 20.
“Ma il bello di tutto questo è che i burocrati sanitari pensano di poter tenere la polvere sotto i tappeti, non cogliendo che la pubblica amministrazione è un grande orecchio di Dionisio e se dici qualcosa allo specchio si è già in due a saperlo.
“Io sono molto arrabbiato per questo andamento perché si tratta di un ospedale. Perché tutte queste questioni, di valore burocratico, hanno come conseguenza notevoli ritardi nella cura delle persone. Mi stupisco di non vedere un alto grado di determinazione, considerato che i Consiglieri regionali, la direzione lavori e la ASL giocano nella stessa squadra. I rappresentati dell’impresa, evidentemente poco esperti dell’ordinamento dello Stato, si lamentano di una notevole attenzione della parte committente (i cittadini attraverso i suoi rappresentanti) nei confronti dell’andamento dei lavori. Cose da pazzi. Ma per le cose di casa loro, pagate di tasca loro, si metterebbero a giustificare e strapagare i fornitori inadempienti rispetto al contratto? Penso di no. E se capissero che si tratta di un ospedale, che può servire a noi e anche a loro, si comporterebbero in questo modo?
“Aspetto ancora qualche giorno per attendere segnali di buona volontà, trascorsi i quali intraprenderò nuove e più ampie azioni amministrative.”

Radiologia interventistica BR, Amati: “Letto protocollo con LE e TA. Peggio mi sento. I non trasportabili sono condannati a morte? E perché rischiare anche a LE e TA?”

Dichiarazione del Consigliere regionale Fabiano Amati.

“Sulla Radiologia interventistica di Brindisi ho letto stamattina il protocollo sottoscritto con le ASL di Lecce e Taranto, dopo aver sollecitato la pubblicazione sul sito. Risultato? Peggio mi sento. A parte numerose eccezioni di maggior dettaglio, quel protocollo significa che i pazienti arrivati al Perrino, in condizioni instabili e quindi non trasportabili a Lecce e Taranto, sono condannati a non usufruire dell’intervento di radiologia interventistica salva-vita e quindi avviati a non si sa cosa. Forse alla morte?
Ma che ci vuole a comprendere che il sistema prescelto dai burocrati regionali e aziendali non funziona e che si rischia di mettere in crisi anche la Radiologia interventistica di Lecce e Taranto? Non voglio nemmeno immaginare cosa potrebbe succedere in caso di sovrapposizione di casi gravi, con tutte le conseguenze rischiose anche a carico dei pazienti di Lecce e di Taranto.
Lo ripeto ancora una volta ai burocrati regionali e aziendali, e lo faccio dopo 42 giorni passati senza ottenere la soluzione più plausibile: bisogna riaprire Radiologia interventistica a Brindisi per le patologie tempo-dipendenti, applicando (con gli indennizzi previsti) i radiologi interventisti di ospedali non rientranti nei Centri di trauma, ovvero con specialisti anche in servizio presso altri Centri di trauma della Puglia, così da formare rapidamente i radiologi in servizio a Brindisi – o prossimi a farlo – e avviare il tutto a soluzione ragionevole.
Nel frattempo la ASL di Brindisi dovrebbe adottare un atto aziendale organizzativo, a stralcio di eventuali atti d’organizzazione in corso di redazione, per istituire l’Unità operativa complessa (UOC) di Radiologia interventistica, declassando magari altre UOC di non eguale grado di priorità assistenziale, così da rendere appetibile la sede di Brindisi.
Per fare tutto questo c’è solo bisogno di un minimo di applicazione e di lavoro, sgomberi dai condizionamenti diretti a districarsi tra mille equilibrismi politico-organizzativi, esercitati non dalla classe politica, ormai quasi estranea a queste antiche modalità, ma dalle burocrazie sanitarie, sensibili alla potestà e senza il problema di dover rispondere al voto.”

Radiologia interventistica BR, Amati: “Accade in queste ore. Pazienti trasferiti a Bari a causa dell’inerzia dei burocrati. Chiedo aiuto ai media”

Dichiarazione del Consigliere regionale Fabiano Amati.

“Accade in queste ore al Perrino di Brindisi. Pazienti salvati e stabilizzati grazie all’eccellente lavoro dei neurochirurghi e rianimatori, a cui va la mia profonda gratitudine, ma poi trasferiti a Bari per l’assenza della radiologia interventistica e quindi della possibilità di effettuare studi angiografici di dettaglio, nonostante al Perrino ci sia l’angiografo più moderno della Puglia. Un paradosso tragico e addirittura pazzesco, da denunciare attraverso l’aiuto di tutti i media e con ogni mezzo.
38 giorni fa era stato assicurato il riavvio della radiologia interventistica nel giorno di due giorni. Ancora niente. Una cosa pazzesca e con una chiara responsabilità addebitabile ai burocrati regionali e aziendali, i quali convocano riunioni su riunione e costruiscono, esperti falegnami, tavoli su tavoli, per non chiuderli mai o per partorire al più un foglio di carta – chiamati, a seconda delle condizioni meteo, protocolli, verbali, intese, addendum, circolari, direttive, editti, rescritti, proclami ecc. – per mettere nero su bianco ciò che da qualche anno già avviene e colpevolmente: il trasferimento dei pazienti in altri ospedali.
La responsabilità dei burocrati, che forse non sanno di essere in posizione di garanzia e quindi con l’obbligo giuridico d’impedire gli eventi dannosi, consiste dunque nel fatto di non attivare l’unica soluzione plausibile, al cospetto della principale esigenza di garantire il servizio di radiologia interventistica negli ospedali di II livello e Centri di trauma, come lo è il Perrino.
Tale soluzione è la formazione immediata di un’équipe, provvisoria, destinando al Perrino i radiologi interventisti in servizio negli ospedali di I livello e perciò non rientranti nella rete dei Centri di trauma. Insomma, un provvedimento a valore interaziendale, con pagamento di speciali indennità, adottato al duplice fine di riattivare provvisoriamente il servizio e formare il personale destinato a gestirlo nell’ordinario.
Ma di questa soluzione non v’è traccia, inviluppati nelle antiche e sempre vive logiche corporativistiche, inclini ad adattare le esigenze dei malati agli ingranaggi dell’organizzazione.
E intanto i pazienti, peraltro gravissimi, vengono portati in giro per la Puglia, nonostante si disponga del miglior angiografo della regione, dotato di tecnologia biplanare e con scarsissima emissione di radiazioni.
L’unica fortuna che abbiamo è di poter contare su ottimi medici nei reparti – tra gli altri – di neurochirurgia e rianimazione, grazie alla cui scienza ed esperienza molti casi si risolvono al meglio pur in stato di privazione delle tecnologie necessarie. E a loro va tutta la mia gratitudine.”

Screening diabete 1 e celiachia, Amati: “Governo approva legge pugliese. E ora siamo a 63 e consolidiamo il primato”

“Il Governo nazionale ha approvato la legge pugliese (bilancio 2024) con cui s’istituisce lo screening per il diabete di tipo 1 e la celiachia. E ora siamo a quota 63 malattie da sottoporre agli screening rivolti ai neonati e ai bambini. Si consolida ulteriormente, dunque, il primato pugliese in Italia e ora spero nella pronta attivazione da parte del Laboratorio di Genetica dell’ospedale Di Venere di Bari, al cui direttore e al suo staff rivolgo ancora una volta la mia gratitudine.”

Lo dichiara il Presidente della Commissione Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Oggi si definisce un’altra pagina di attività virtuosa e unanime del Consiglio regionale.
Nel dettaglio, le norme approvate suddividono il programma di screening in fase genetica preliminare e fase ordinaria. La fase ordinaria è gestita sulla base di programmi afferenti all’età pediatrica, anche differenziati per tipologia di malattia.
Sul test genetico preliminare alla nascita o nei mesi successivi, comunque sulla base del protocollo tecnico di prossima approvazione, s’innesta un procedimento per certi versi organizzativi sovrapponibile con quello ben collaudato per la SMA e ciò può rappresentare un contenimento a monte della popolazione pediatrica interessata e quindi una maggiore facilità (con minori costi) di realizzare per davvero l’ambizioso programma.
In concreto, il programma consiste nell’esame dei geni DQ2 e DQ8, o altri geni ritenuti utili, al fine di verificare l’indizio di malattia per il diabete di tipo 1 e la predisposizione per la celiachia. L’esito negativo del test comporterà l’esclusione del bambino dalla fase ordinaria e periodica del programma di screening, fatta salva la decisone dei rispettivi specialisti di branca, comunicata al Dipartimento di prevenzione della Azienda sanitaria territoriale di riferimento.
Lo spot ematico per il test genetico preliminare sarà prelevato dal Punto nascita interessato o in fase successiva, su un cartoncino dedicato (Dried Blood Spot, DBS). Al prelievo è preliminare l’informativa sulla facoltà di rinuncia al test, formulata agli esercenti la responsabilità genitoriale.
I cartoncini devono essere raccolti e inviati al Laboratorio di Genomica della Asl Bari, Presidio Ospedaliero Di Venere, “Dipartimento per la gestione avanzata del rischio riproduttivo e delle gravidanze a rischio”, accompagnati da un modulo sottoscritto, rispettivamente, dagli operatori addetti alla preparazione, alla consegna e alla recezione.
In caso di bambini con fattori di predisposizione alle malattie, il risultato dovrà essere comunicato alla famiglia e il bambino indirizzato presso un’unità di endocrinologia o gastroenterologia dell’età pediatrica, ovvero unità di pediatria con ambulatori dedicati e specifica competenza, attivi presso le strutture pubbliche di tipo ospedaliero o territoriali della Regione, per l’effettuazione di una completa consulenza specialistica e l’avvio delle procedure alla fase ordinaria dello screening, attraverso una comunicazione al Dipartimento di prevenzione delle Azienda sanitaria territoriale di riferimento.
Per quanto riguarda la fase ordinaria del programma di screening, invece, essa è avviata e gestita, sino al compimento del quattordicesimo anno d’età, dal Dipartimento di prevenzione della ASL competente, oppure sulla base della decisione assunta e comunicata dagli specialisti di branca.”

Pdl, 7 Consiglieri: “Strategia d’urto per debellare papilloma con vaccino e bronchiolite con monoclonali. Vogliamo avere i ragazzi più sani d’Italia”

È stata presentata oggi una proposta di legge per conseguire la più ampia vaccinazione contro il Papilloma virus umano e la somministrazione in fase neonatale di anticorpi monoclonali contro la bronchiolite.
Una strategia d’urto mai utilizzata in Italia, poiché subordina a un colloquio informativo finalizzato alla vaccinazione anti-HPV l’iscrizione a scuola dei ragazzi da 11 a 25 anni e autorizza la somministrazione degli anticorpi monoclonali contro la bronchiolite a tutti i neonati.
La proposta di legge è stata promossa dai Consiglieri Fabiano Amati e Pierluigi Lopalco, e sottoscritta da Sergio Clemente, Sebastiano Leo, Ruggero Mennea, Saverio Tammacco e Mauro Vizzino.

“La lunga sequenza di leggi regionali fondate sulla prevenzione e cura dei bambini pugliesi – ha commentato Fabiano Amati – potrebbe restituirci, nel giro di qualche anno, il titolo di Regione con i ragazzi più sani d’Italia e forse d’Europa. La proposta di legge per debellare, non solo dunque combattere, il papilloma virus umano e la bronchiolite, mi pare un altro tassello nella più grande strategia della prevenzione, impostata sullo screening neonatale super esteso obbligatorio (61 malattie, compresa la SMA), il sequenziamento dell’esoma (diagnosi dell’85% delle malattie dall’1% del DNA), il progetto genoma “Carta d’identità genetica” (verificare alla nascita 450 condizioni di malattia esaminando un pannello di 407 geni) e la verifica genetica sulla predisposizione o sugli indizi del diabete di tipo 1 e della celiachia. La proposta di legge presentata oggi l’abbiamo scritta con il collega Pierluigi Lopalco, spingendoci al massimo possibile sul versante giuridico, in bilico su quanto può legiferare una regione, e sul versante clinico, in estrema apertura verso tutte le nuove tecnologie, provando a ridurre il solito scarto temporale tra l’innovazione disponibile e le procedure che le mettono a disposizione. Argomento questo su cui le amministrazioni pubbliche, in particolare quella statale, sono state già rimbrottate dalla Corte costituzionale, in occasione della sentenza sulla legge pugliese relativa al sequenziamento dell’esoma.”

La proposta di legge riguarda misure per conseguire l’aumento della copertura della vaccinazione anti Papilloma virus umano (HPV) e la prevenzione delle infezioni da Virus respiratorio sinciziale nel neonato (VRS – bronchiolite).
Nello specifico.
Vaccinazione anti-HPV.
Si tratta di una strategia per rendere la rete informativa a maglie strettissime, così da ridurre i non vaccinati alla sola percentuale di ragazzi e famiglie che scelgono il rifiuto in piena consapevolezza.
Per rendere dunque capillare il dovere d’informazione a carico delle autorità sanitarie e scolastiche sull’utilità della vaccinazione anti papilloma virus umano, così da debellare le infezioni e prevenire le relative conseguenze cancerose, nell’esclusivo interesse dei giovani pugliesi a una vita di relazione quanto più libera e affidabile, si stabilisce che l’iscrizione ai percorsi d’istruzione previsti nella fascia d’età 11-25 anni, compreso quello universitario, è subordinata alla presentazione di documentazione, già in possesso degli interessati, in grado di certificare l’avvenuta vaccinazione anti-HPV (quindi nessun aggravio per le strutture di certificazione), ovvero un certificato rilasciato dai centri vaccinali delle ASL di riferimento, attestante – a scelta degli interessati – la somministrazione, l’avvio del programma di somministrazione oppure il rifiuto alla somministrazione del vaccino. Non è dunque previsto un obbligo vaccinale, ovviamente, ma l’attestazione di una scelta, finalizzata solo ed esclusivamente al diritto di essere informati dei ragazzi. Quale ulteriore prova che si tratti del diritto dei ragazzi (e famiglie) a essere informati, vi è l’ulteriore previsione di un’attestazione – alternativa alle prime tre ipotesi (somministrazione/avvio programma di somministrazione/rifiuto della somministrazione) – limitata al mero riferimento sull’avvenuto espletamento del colloquio informativo sui benefici della vaccinazione, senza dunque dover costringere gli interessati a prendere implicitamente posizione.
I dati raccolti nell’applicazione della disposizione, come riferita, rientreranno nella gamma dei dati sensibili in materia di salute e perciò dovranno essere protetti con le garanzie e le tutele previste dalla legge.
Prevenzione delle malattie da VRS – bronchiolite.
Si tratta della proposta di rendere disponibile un’efficace strategia di prevenzione delle malattie causate dal Virus respiratorio sinciziale (VRS) nei bambini, attraverso la somministrazione degli anticorpi monoclonali umani approvati dalle autorità regolatorie.
La somministrazione sarà effettuata: in ambito ospedaliero, prima delle dimissioni dal reparto di maternità, per tutti i bambini nati nel periodo epidemico ottobre-marzo; a cura dei servizi territoriali, possibilmente nel mese di ottobre e comunque prima della conclusione del periodo epidemico, per i bambini nati nel periodo aprile-settembre.
Le modalità di somministrazione, i dosaggi e la periodicità, saranno quelli stabiliti dai documenti approvati dalle autorità di regolazione e dalle linee guida più aggiornate.
La strategia preventiva andrà integrata e resa complementare ad altre modalità di prevenzione primaria qualora si rendessero disponibili.