Sanità pediatrica, Azione: “Evitiamo la morte del Giovanni XXIII trasformandolo in IRCCS. Nostro emendamento nella pdl Omnibus”

“L’ospedale pediatrico Giovanni XXIII è in grave crisi, per cui è l’ora di una vigorosa iniziativa riformatrice, per agganciarlo all’eccellenze italiane e sganciarlo dagli ingranaggi arrugginiti dell’attuale organizzazione. Per questo abbiamo presentato un emendamento alla pdl Omnibus, il cui esame è già fissato per l’8 gennaio, per trasformare il Giovanni XXIII in Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico – IRCCS. Più o meno come i maggiori ospedali pediatrici delle altre regioni italiane, delle quali non dobbiamo essere da meno. Se non facciamo questo o anche altro, ma di portata ampiamente riformatrice, il Giovanni XXIII è destinato a morire, mettendoci in coda nella sanità pediatrica italiana e alimentando la mobilità passiva.”

Lo dichiarano il consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, dei consiglieri regionali Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo.

“La nostra proposta racchiusa nell’emendamento presentato, ha come finalità il raggiungimento di livelli d’eccellenza nazionale in ambito pediatrico e la riduzione della mobilità passiva. Per far questo si impegna la Giunta regionale ad avviare il procedimento di trasformazione del Giovanni XXIII di Bari in Istituto di ricovero e cura a carattere scientifico – IRCCS.
Con la delibera di avvio del procedimento la Giunta regionale dovrà indicare le attività necessarie e il relativo cronoprogramma di tutte le fasi e in particolare: la ricognizione puntuale dell’attuale organizzazione clinica;
le disposizioni idonee a modulare o incrementare l’attuale organizzazione amministrativa, clinica e scientifica per ottenere il riconoscimento in IRCCS, con indicazione di un programma scientifico, di accorpamenti di unità operative, delle risorse umane necessarie e relativi transiti da altre strutture ospedaliere; la ricognizione delle stato generale degli immobili funzionalmente dedicati e stima di massima dei costi necessari ai più opportuni adeguamenti, ovvero alla diversa localizzazione.
Nelle more della conclusione del procedimento di riconoscimento in IRCCS e comunque entro il sessantesimo giorno successivo all’entrata in vigore della legge, la gestione amministrativa e sanitaria dell’ospedale Giovanni XXIII dovrebbe essere accorpata a quella della ASL di Bari, previa rimodulazione del vigente Piano ospedaliero, finalizzata all’unificazione delle branche pediatriche. Nell’ambito del processo di trasformazione, le risorse necessarie per gli investimenti di adeguamento strutturale degli immobili interessati assumeranno carattere di priorità all’interno
di qualsiasi programmazione finanziaria dedicata all’edilizia o alla tecnologia in ambito sanitario.”

Genoma Puglia, Azione: “Altri 3.000 neonati avranno la carta d’identità genetica per prevedere il rischio su 450 malattie. E siamo a 6.000. Tra i primi al mondo”

Dichiarazione del consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, dei consiglieri regionali Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo.

“La legge di bilancio regionale ha destinato 1milione di euro per allargare ad altri 3.000 neonati l’esame del Genoma e il rilascio della carta d’identità genetica. Con i 3.000 già finanziati, il progetto di ricerca riguarderà 6.000 bambini, nella speranza di poterlo estendere a tutti.
Il progetto Genoma Puglia riguarda l’analisi di 407 geni nella fase neonatale, per analizzare l’esposizione a 450 condizioni di malattie. La selezione limitata dei geni, piuttosto che l’esame dell’intero Genoma, riguarda una scelta a contenuto etico, poiché per le condizioni di malattie diverse dalle 450 selezionate non si dispone ancora di terapie adeguate, per cui l’eventuale conoscenza del rischio sarebbe obiettivamente fonte di dilemmi etici, soprattutto se l’attività è finanziata con fondi pubblici e realizzata in strutture pubbliche.
Il programma di ricerca Genoma-Puglia è l’unico programma italiano interamente finanziato con fondi pubblici e allo stato si contano sulle dita di una sola mano programmi simili nel mondo.
Il progetto Genoma-Puglia sarà eseguito dal Laboratorio di Genetica medica dell’Ospedale Di Venere di Bari, diretto da Mattia Gentile, in collaborazione con i punti nascita pugliesi.
Diagnosticare in anticipo le condizioni di malattie, magari in forma generalizzata (come si spera per i prossimi anni), significa cambiare in positivo la storia naturale delle malattie e – fuori dal linguaggio neutrale – salvare le persone dalla morte e dalla sofferenza. Ottimi motivi per continuare sulla strada intrapresa.
Grazie a tutti i nostri colleghi Consiglieri regionali, che all’unanimità hanno apprezzato e approvato la nostra proposta.”

Porto Ostuni, Amati: “Mantenuto altro impegno con operatori. Contributo per messa in sicurezza, dopo dragaggio e progettazione. Spero in celerità del comune”

Dichiarazione del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Il Consiglio regionale ha approvato la mia proposta di concessione di un contributo di 900mila euro per i lavori di messa in sicurezza, tra gli altri, del Porto di Ostuni-Villanova, ripartito su un triennio. Questo finanziamento è connesso a quello di 100mila euro approvato, su mia proposta, ed erogato lo scorso anno per la progettazione, nella speranza che il Comune termini l’attività celermente o almeno entro il prossimo fine luglio, come da atto di concessione del contributo.
Il nuovo contributo approvato ieri, invece, servirà proprio a realizzare le opere progettate grazie al precedente contributo. Insomma, ci siamo portati avanti con il lavoro, sempre accogliendo l’impegno assunto su sollecitazione degli operatori portuali.
In una condizione di normale e intenso lavoro, senza parole roboanti o improbabili progetti eclatanti, nel giro degli ultimi due anni siamo riusciti a salvare il finanziamento per il dragaggio, che sarebbe stato perso se non avessi accolto il grido di dolore degli operatori portuali, determinando uno scossone sulla Commissione prefettizia e il successivo impegno competente e determinato del dirigente comunale Giovanni Spalluto.”

Diabete, Azione: “Approvata nostra proposta per rimborso farmaco salvavita Baqsimi anche nel 2024”

Dichiarazione del consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, dei consiglieri regionali Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo.

“Lo spray salvavita Baqsimi per i diabetici sarà rimborsato dalla Regione anche per il 2024. Lo ha deciso con la legge di bilancio il Consiglio regionale, sulla base di un nostro emendamento.
Il farmaco Baqsimi era in fascia di rimborsabilità sino a qualche tempo fa. È stato riclassificato in fascia a pagamento (C), ma non per motivi clinici ma per questioni relative alle vicende commerciali di due aziende titolate alla distribuzione.
Con la norma approvata sono stati messi a disposizione delle ASL 150mila euro, in grado di coprire i consumi di un anno di minori con diabete di tipo 1 e adulti con diabete mellito in terapia intensificata; il tutto per ridurre i costi delle famiglie che hanno la necessità di evitare il pericolo da somministrazione intramuscolo per mano inesperta dei farmaci alternativi.
Nel 2022 sono stati erogati 2.100 confezioni per una spesa complessiva di euro 143.000.
Si tratta di un medicinale indispensabile per la somministrazione in contesti – per esempio a scuola – in cui diventa difficile la somministrazione intramuscolo con altri farmaci, allo stato – peraltro – in situazione di ridotta disponibilità, tanto che l’Agenzia del farmaco ha autorizzato l’importazione.
La nostra proposta, diventata legge, pone la spesa a carico del bilancio autonomo della Regione, per tutto il 2024 e, salvo eventuali cambiamenti, nella regolamentazione nazionale.
Ringraziamo tutte le famiglie e associazioni che ci hanno segnalato il problema, offrendoci la possibilità d’individuare una soluzione, in particolare le associazioni Uniti verso un nuovo Domani (Lecce), OCN FAND (Bari Taranto Lecce Brindisi), DIABat (Trani) e AGD Bari-Bat-T Aps.
Grazie a tutti i colleghi Consiglieri regionali per l’approvazione della norma.”

Screening neonatale, Amati: “Aggiunto il diabete di tipo 1 e la celiachia. Ancora primato italiano. E siamo a 63”

“È stata approvata ieri sera, all’interno della legge di bilancio, la norma per aggiungere allo screening neonatale il diabete di tipo 1 e la celiachia. Si tratta di un nuovo primato italiano, portando a 63 il numero complessivo di malattie diagnosticabili nei primi giorni di vita a tutti i bambini nati in Puglia.”

Lo dichiarano il Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati e i Consiglieri regionali Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo.

“Ringraziano tutti i colleghi che all’unanimità hanno votato la proposta e i colleghi sottoscrittori Filippo Caracciolo, Cristian Casili, Marco Galante, Francesco Ventola, Paride Mazzotta, Mauro Vizzino, Paolo Pagliaro e Francesco La Notte.
Una recente legge statale ha introdotto il Programma di screening nazionale per il diabete di tipo 1 e la celiachia. La finalità del programma consiste nel prevenire l’insorgenza di chetoacidosi in soggetti affetti da diabete di tipo 1 e di rallentare la progressione della malattia mediante l’impiego delle terapie disponibili, nonché di effettuare la diagnosi precoce della celiachia.
Sia pur in ambito di programma pluriennale e non già come screening continuativo, la legge statale ha inteso utilizzare lo stato attuale di conoscenza clinico-diagnostica per meglio effettuare tutte le iniziative di prevenzione, comprese quelle di genetica, in grado di poter rassegnare un quadro indiziario di malattia per il caso del diabete di tipo 1, oppure un quadro predisponente per la celiachia. Ciò significa, in buona sostanza, che il legislatore statale ha stabilito con legge livello di prevenzione, sia pur con valore temporale allo stato limitato e utilizzando risorse dedicate.
Nel dettaglio, la legge suddivide il programma di screening in fase genetica preliminare e fase ordinaria. La fase ordinaria è gestita sulla base di programmi afferenti all’età pediatrica, anche differenziati per tipologia di malattia.
Sul test genetico preliminare alla nascita va premesso che esso s’innesta su un procedimento addirittura sovrapponibile con quello ben collaudato per la SMA e ciò può rappresentare un contenimento a monte della popolazione pediatrica interessata e quindi una maggiore facilità (con minori costi) di realizzare per davvero l’ambizioso programma deciso dal legislatore statale.
In concreto, il programma consiste nell’esame dei geni DQ2 e DQ8, o altri geni ritenuti utili, al fine di verificare l’indizio di malattia per il diabete di tipo 1 e la predisposizione per la celiachia. L’esito negativo del test comporterà l’esclusione del bambino dalla fase ordinaria e periodica del programma di screening, fatta salva la decisone dei rispettivi specialisti di branca, comunicata al Dipartimento di prevenzione della Azienda sanitaria territoriale di riferimento.
Lo spot ematico per il test genetico preliminare sarà prelevato ai neonati dal Punto nascita interessato, contestualmente a quello per lo screening neonatale super-esteso e l’atrofia muscolare spinale (SMA), raccolto su un cartoncino dedicato (Dried Blood Spot, DBS) entro e non oltre l’arco temporale di 48-72 ore di vita del neonato. Al prelievo è preliminare l’informativa sulla facoltà di rinuncia al test, formulata agli esercenti la responsabilità genitoriale.
I cartoncini devono essere raccolti assieme a quelli degli screening obbligatori ed inviati presso il Centro Regionale dello Screening neonatale dove verranno raccolti ed inviati al Laboratorio di Genomica della Asl Bari, Presidio Ospedaliero Di Venere, “Dipartimento per la gestione avanzata del rischio riproduttivo e delle gravidanze a rischio”, accompagnati da un modulo sottoscritto, rispettivamente, dagli operatori addetti alla preparazione, alla consegna e alla recezione.
In caso di neonato con fattori di predisposizione alle malattie, il risultato dovrà essere comunicato al Punto nascita di riferimento e da questo alla famiglia, che verrà indirizzato presso un’unità di endocrinologia o gastroenterologia dell’età pediatrica, ovvero unità di pediatria con ambulatori dedicati e specifica competenza, attivi presso le strutture pubbliche di tipo ospedaliero o territoriali della Regione, per l’effettuazione di una completa consulenza specialistica e l’avvio delle procedure alla fase ordinaria dello screening, attraverso una comunicazione al Dipartimento di prevenzione delle Azienda sanitaria territoriale di riferimento.
Per quanto riguarda la fase ordinaria del programma di screening, invece, essa è avviata e gestita, sino al compimento del quattordicesimo anno d’età, dal Dipartimento di prevenzione della ASL competente, oppure sulla base della decisione assunta e comunicata dagli specialisti di branca.”

Nuovo ospedale Monopoli-Fasano, Amati: “Impresa dichiara fine lavori ma manca qualche milione. Come previsto. Comunque è un sollievo. Impugnare decisione CCT e completare”

Dichiarazione del Consigliere regionale Fabiano Amati.

“L’impresa appaltatrice dei nuovi lavori dell’ospedale Monopoli-Fasano ha dichiarato il fine lavori. Ma come previsto, sono certo che manchi ancora qualche milione di produzione, ma adesso saranno le verifiche della direzione lavori a dirlo. Comunque è un sollievo, poiché ci mettiamo alle spalle la pessima esperienza con Partecipazione Italia del gruppo Webuild, che mi ha costretto a svolgere un’attività ossessiva di controllo e monitoraggio per non far fallire una delle più grandi idee politiche, su cui ho concorso sin dal 2009, oggi prossima a tramutarsi in realtà.
La notizia è inoltre un sollievo, poiché si mette un punto fermo nella vicenda, così da assegnare con procedure lineari e regolari i lavori oggetto dell’appalto ma stralciati per venire incontro alle esigenze dell’impresa, ricambiati – però – da un atteggiamento sempre proditorio, per fortuna limitato – nei limiti del possibile – dal RUP e dalla Direzione lavori. E in questo senso va a loro il mio ringraziamento, a nome di una comunità, quella che risiede nell’area tra Bari e Brindisi, che attende da sempre la soddisfazione di una domanda di salute inserita nell’emergenza e nell’alta-media intensità di cura.
La Direzione generale della ASL, invece, la ringrazierò all’avvio effettivo dell’attività sanitaria, con un’anticipazione di gratitudine non appena saranno compiuti tutti gli atti necessari e di coerenza, attinenti alla tutela piena dell’interesse e dei soldi pubblici; a cominciare dalla decisione d’impugnare, ricorrendone tutti i presupposti di fatto e di diritto, le determinazioni del Collegio consultivo tecnico, su cui avremo modo e tempo di svolgere una riflessione più articolata.
Il mio impegno ovviamente continua, incentrato su tutte le fasi successive, affinché – speriamo – la fine del 2024 siano l’anno in cui, con l’apertura al servizio, i cittadini potranno cominciare a curarsi.”

Azione Brindisi, Amati e Pappadà: “Gianluca Serra nuovo commissario del partito del capoluogo”

Il commissario regionale di Azione Fabiano Amati, di concerto con il segretario provinciale di Brindisi Raffaele Pappadà, ha nominato Gianluca Serra nuovo coordinatore cittadino di Azione della Città di Brindisi.
A Gianluca Serra non mancherà il nostro sostegno nella sua azione e nelle sue idee. Lo abbiamo scelto, ringraziandolo per aver accettato, perché si tratta di una personalità dotata di preparazione amministrativa, costanza, coraggio anche a costo di perdere posizioni personali e – soprattutto – spirito riformista accordato con la razionalità e la prova scientifica.
Tra gli impegni iniziali di Gianluca Serra ci sarà il radicamento del partito, certamente, ma soprattutto la forte attenzione sull’ambientalismo da raggiungere con la tecnologia e sul miglioramento delle condizioni di assistenza sanitaria, a partire dalla riconversione del Di Summa, la reale promozione dell’ospedale Perrino a ospedale d’interesse regionale e l’attenzione agli screening oncologici per favorire la maggiore efficacia delle terapie più innovative.

Serbatoio Edison, Amati: “Consiglio comunale BR contro Meloni ed Emiliano. Noi, ambientalisti, non siamo d’accordo. Cosa dicono altri partiti nazionali e regionali?”

Dichiarazione del Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati.

“La decisione del Consiglio comunale di Brindisi di chiedere un riesame della decisione sul serbatoio Edison, mette in discussione la più lineare politica ambientalista e favorisce, di fatto, l’inerzia e il non far niente, fonti d’inquinamento e rischio malattie. Tranne la più lineare e coerente posizione del Consigliere comunale Gianpaolo D’Onofrio, si tratta di un accordo locale tra centro-sinistra, centro-destra e Cinque stelle, contro le decisioni dei Governi Draghi e Meloni, e della Giunta Emiliano, sostenuti e avvallati sulla vicenda dai voti espressi negli organismi collegiali dai rappresentanti del centro-sinistra, centro-destra e Cinque stelle.
Una posizione, dunque, molto politicista, su cui non siamo d’accordo e su cui manifesteremo in ogni modo la nostra contrarietà, perché siamo ambientalisti e perciò abbiamo sostenuto e sosteniamo la decisione favorevole sul punto assunta da Draghi, Meloni ed Emiliano.
A questo punto c’interesserebbe sapere, invece, cosa pensando gli altri partiti del cento-sinistra, centro-destra e Cinque stelle, nelle loro rappresentanze nazionali e regionali, per capire se si pongono addirittura in contestazione delle loro stesse decisioni e quindi del lavoro dei governi Draghi, Meloni ed Emiliano.
È un fatto di estrema importanza, perché solo nella chiarezza delle posizioni si può capire dove milita il vero ambientalismo, per scrollarsi di dosso decenni d’inquinamento e accordarsi finalmente con le più innovative politiche ambientaliste.”

Nuovo ospedale di Andria, Amati: “Tempi lunghi e situazione grave. Da gennaio pressing mensile. I cittadini e comitati alzino la voce”

“Mi pare che solo il sindaco Giovanna Bruno abbia compreso a fondo la gravità dei ritardi nella costruzione del nuovo ospedale di Andria. E poiché la questione è ormai tutta imperniata sulle risorse da aggiungere allo stanziamento iniziale, a nulla rilevando congetture varie su aggiornamenti clinico gestionali che alcuni mesi fa servivano a contenere la soluzione progettuale ed oggi a confermarla, comunico che da gennaio attiverò un pressing mensile sulle burocrazie sanitarie. Invito i cittadini e i comitati organizzati per la missione ospedaliera ad avviare iniziative risolute, per aiutare a smuovere le acque.”

Lo dichiara il Consigliere regionale Fabiano Amati.

“Dopo la riunione di oggi si possono dire le stesse cose di maggio scorso. Solo tra le burocrazie sanitarie il tempo scorre lasciando il segno dell’immobilità, raccontata come se fosse una monoposto di Formula 1.
Il ritardo per la costruzione del nuovo ospedale di Andria si accumula e allo stato continuiamo a non sapere su quale fonte di finanziamento si intende operare, per coprire gli extra costi stimati in 150milioni di euro. Capire da quale fonte di finanziamento si attingerà serve a capire anche la tempistica di realizzazione dell’opera, perché ogni fonte di finanziamento ha le sue modalità di utilizzo.
L’intenzione di predisporre un nuovo Piano clinico gestionale per modificare in modo sensibile il progetto, così da ridurre il volume, le dotazioni e i costi, si è trasformata in una perdita di tempo; siamo infatti tornati ai volumi e alle dotazioni già progettate, con in più un nuovo Piano clinico gestionale oggi giustificato da sopravvenienza normativa francamente non pervenuta.
Da oltre due anni mi occupo della questione, ricevendo ampie rassicurazioni su un andamento spedito, e oggi ci ritroviamo a registrare lo stallo; in questo senso basti pensare che l’assessore Palese si era impegnato a indicare il finanziamento aggiuntivo, su suggerimento dei burocrati sanitari, sin da luglio 2022. E invece nulla. E anzi, anche oggi nessuna parola di chiarezza sul punto.
Sono molto rammaricato, perché non si riesce proprio a capire l’estrema necessità di questo piano di edilizia ospedaliera, adottato dalla Giunta Vendola sin dal 2012 e oggi, purtroppo, ancora in buona parte nella fase delle carte.”

Acqua, Azione: “Entro gennaio approvare la pdl per salvare AQP dal rischio di gestioni private”

“Siamo disposti a ogni tipo di modifica alla nostra proposta di legge per la migliore gestione dell’acqua in Puglia. Le uniche cose su cui non siamo disponibili sono la privatizzazione della gestione e le lungaggini nella decisione. Siamo contenti che finalmente ne abbiamo cominciato a parlare sulla base di un testo concreto che, se approvato, comporterebbe l’ingresso dei comuni nel capitale di AQP e quindi la possibilità, per l’Autorità idrica pugliese, di procedere affidando il servizio nella modalità in house. L’apparato normativo della nostra proposta di legge, infatti, riguarda il mero adattamento societario di AQP alle condizioni giuridiche richieste per vedersi affidato il servizio, poiché – com’è ovvio – non può spettare alla legge regionale la decisione sull’affidamento del servizio.”

Lo dichiarano il Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, i Consiglieri regionali Sergio Clemente, Ruggiero Mennea, capogruppo, e il responsabile regionale acqua Nicola Di Donna.

“La nostra proposta di legge provvede a garantire le condizioni affinché l’Autorità idrica pugliese possa affidare in house, ad Acquedotto pugliese, il servizio idrico integrato.
A parte gli aspetti epici e gloriosi, AQP è una società pubblica detenuta al 100% dalla Regione Puglia. Com’è noto, infatti, la data di scadenza della concessione del servizio (con legge statale) ad AQP è prevista per il 31 dicembre 2025, determinando l’avvio di una gara per il nuovo affidamento e disperdendo – così facendo – il valore pubblico della secolare gestione di AQP.
È chiaro che la soluzione ottimale sarebbe quella di eliminare la data di scadenza dell’attuale concessione, ma tale prospettazione potrebbe pure trovare punti di vista contrari e perciò conviene premunirsi per tempo, organizzando un sistema gestionale fondato sull’affidamento in house providing e nel solco dell’attuale normativa europea e statale.
L’insistenza sulla necessità di garantire le condizioni giuridiche per ottenere un affidamento diretto ad AQP non risiede in un atto di “disobbedienza” alla normativa europea ordinaria sulla gestione dei servizi pubblici, ma è l’esito di un processo di approfondimento fondato sulle peculiarità idro-geo-morfologiche della Puglia, che non giustificano scelte di tipo ordinarie, pena insormontabili difficoltà nella gestione. E su questo basti pensare al problema del necessario trasferimento dell’acqua dalle regioni limitrofe – in particolare Campania e Basilicata –, per cogliere il complesso groviglio di potestà pubbliche che devono essere necessariamente poste in armonia, per cui una gestione del servizio non affidata a un gestore interamente pubblico, come AQP, potrebbe comportare molteplici problemi interdittivi e quindi una peggiore qualità del servizio.
In questo senso si muove la nostra proposta di legge, con il necessario coinvolgimento dei comuni pugliesi per assicurare il realizzarsi dell’impostazione legislativa vigente in materia di affidamento in house providing, ovvero attraverso l’esercizio del “controllo analogo” a quello che esercita sui propri servizi, da parte del committente sul soggetto affidatario, e la necessità che il soggetto affidatario realizzi la parte più importante della propria attività con l’ente committente che la controlla. Solo al ricorrere di tali condizioni è prevista la possibilità di procedere all’affidamento del servizio senza gara.
Ricapitolando e seguendo l’impostazione dell’articolato depositato, emerge il seguente schema legislativo.
La proposta di legge provvede a istituire (articolo 1 della proposta) il Comitato per il controllo di Acquedotto Pugliese S.p.A. (AQP) – in seguito Comitato – dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2046, al fine di assicurare la natura pubblica e la gestione unitaria del servizio idrico integrato, nonché per meglio corrispondere alle particolari condizioni geomorfologiche connotate dalla scarsità in territorio regionale di acqua e dalla conseguente necessità di preservare un sistema interregionale di captazione, adduzione e distribuzione, con modalità idrauliche interconnesse, unicursuali, legate al sistema della depurazione dei reflui e del riuso a mezzo di procedure di affinamento o potabilizzazione.
Il Comitato sarà costituito dalla Regione Puglia e da tutti i comuni pugliesi, allo scopo di esercitare in forma congiunta le funzioni del controllo analogo su AQP, quale affidatario della gestione del servizio idrico integrato della Puglia, ai sensi dell’art. 16 del Decreto legislativo 19 agosto 2016, n. 175 (Testo unico in materia di società a partecipazione pubblica), e (articolo 2 della proposta) sulla base di un atto di Convenzione e disciplina del servizio, predisposto dalla Giunta regionale e approvato dal Consiglio regionale entro 60 giorni dall’entrata in vigore della presente, ai sensi dell’articolo 30 del Decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali). L’atto di Convenzione avrà natura obbligatoria, ai sensi dell’art. 30, comma 3, del Decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, e dovrà essere sottoscritto dalla Regione e dai comuni pugliesi entro 30 giorni dall’approvazione del Consiglio regionale.
A questo punto s’inserisce la necessità dell’ingresso dei comuni nel capitale azionario di AQP, tenendo conto che il capitale sociale è formato da 8.020.460 azioni, ognuna ha un valore nominale di euro 5,16 e il possesso è al 100% della Regione Puglia.
Per realizzare quanto detto, la Regione Puglia trasferirà (articolo 3 della proposta) a titolo gratuito ad ogni singolo comune pugliese (anche se nel corso dell’attività di esame della proposta si potrebbe valutare – considerata l’esiguità del costo – anche il trasferimento a titolo oneroso, qualora in tale soluzione si ravvisasse una maggiore congruità con le norme di finanza pubblica o con quelle di gestione dei beni immobili e mobili degli enti pubblici) un’azione della Acquedotto pugliese S.p.A., al valore nominale di euro 5,16 ed entro 30 giorni dalla sottoscrizione dell’atto di Convenzione.
La proposta di legge contiene norme organizzative relative al comitato, prevedendo che il Comitato (articolo 4 della proposta) debba essere un organo collegiale composto dal Presidente della Giunta regionale o suo delegato, che lo convocherà e presiederà, e da sei sindaci eletti dall’Assemblea dei sindaci. L’Assemblea dei sindaci sarà convocata dal Presidente della Giunta regionale, eleggerà i sei componenti, con votazioni separate e a maggioranza dei partecipanti alla votazione, nel rispetto dei seguenti criteri di rappresentatività: un componente in rappresentanza dei sindaci di comuni con popolazione sino a 5.000 abitanti; un componente in rappresentanza dei sindaci di comuni con popolazione da 5.001 a 15.000 abitanti; un componente in rappresentanza dei sindaci di comuni con popolazione da 15.001 a 30.000 abitanti; un componente in rappresentanza dei sindaci di comuni con popolazione da 30.001 a 50.000 abitanti; un componente in rappresentanza dei sindaci di comuni con popolazione da 50.001 a 100.000 abitanti; un componente in rappresentanza dei sindaci di comuni con popolazione con oltre 100.000 abitanti. Seguono, sempre nell’articolo 4, norme di dettaglio sul funzionamento dei Comitato.
Circa le funzioni del Comitato (articolo 5 della proposta) sono previste quelle classiche d’indirizzo e controllo e quelle più specifiche in materia di designazione o revoca dell’Amministratore unico e del Direttore Generale; approvazione e modifica dello Statuto, ovvero di ogni atto riservato ai soci; approvazione dell’atto di organizzazione; approvazione della proposta di piano strategico e industriale; approvazione del bilancio; aumenti o riduzioni del capitale; costituzione o partecipazione a società; partecipazione a gare per l’affidamento del servizio al di fuori dell’ambito Puglia o ad altre attività diverse dal servizio idrico integrato.
Ma la proposta di legge non è, né vuol essere, solo decisione politica, norme e cavilli. Bisogna ammetterlo, concludendo la relazione illustrativa.
La proposta di legge ha molto di storia della Puglia trasformata nell’epopea dell’Acquedotto, quella che solleva i pugliesi dalla sete, dalla malattia e dalla morte con un inaudito, “sanguinante” e straordinario atto ingegneristico: “deviare” la foce del fiume Sele dal Tirreno all’Adriatico. E tutto ciò per dire ancora una volta, come Matteo Renato Imbriani, “Vengo dalla Puglia assetata d’acqua e di giustizia”.