Acqua, Azione: “Continuiamo a buttare a mare miliardi di litri per alleggerire le dighe. E noi discutiamo di dissalatori”

“Continuiamo a buttare a mare miliardi e miliardi di litri di acqua per alleggerire cinque dighe bisognose di lavori già finanziati ma in clamoroso ritardo e da una di queste – Monte Cotugno – solo una piccolissima parte in eccesso è utilizzata (ma solo per sperimentazione) per riempire l’inattiva diga Pappadai; un’opera idraulica terminata tanti anni fa e che potrebbe invece servire sia al servizio irriguo che al potabile, attraverso un accordo tra Consorzio di bonifica e AQP. Uno scenario incredibile. Si butta l’acqua a mare – in attesa di lamentarsi in concomitanza con la prossima siccità -, non si giunge a concludere nessuna attività per garantire il riempimento della diga e non si procede in conseguenza a realizzare il potabilizzatore di San Paolo per rendere potabile l’acqua invasata. In altre parole, si perde risorsa idrica a portata di mano, senza avere un bilancio idrico puntuale in grado di valutare il fabbisogno aggiuntivo e quindi anche l’investimento di 100milioni per la realizzazione del dissalatore del Tara”.

Lo dichiarano i consiglieri regionali di Azione Fabiano Amati, Sergio Clemente, Ruggiero Mennea e il responsabile regionale di Azione del dipartimento Acqua e depurazione Nicola Di Donna.

“Stiamo aspettando la prossima contabilità sul delitto dello spreco d’acqua, ma nei mesi scorsi abbiamo già buttato a mare 35 miliardi di litri per alleggerire le dighe di Monte Cotugno, Pertusillo e Conza, perché assoggettate a una decisione del registro dighe di riduzione del limite d’invaso, a causa della mancata realizzazione di varie opere di adeguamento sismico e manutenzione. E tutto questo nonostante si disponga delle risorse per effettuare i lavori.
Ad esclusione delle quantità di acqua che si stanno sprecando in queste ore, ecco il dettaglio analitico per le cinque dighe d’interesse per la Puglia, comprendendo quantità di massimo invaso, riduzione della capacità di raccolta, finanziamento per lavori e risorsa sprecata.
Diga di Conza della Campania: massimo invaso 61,81 miliardi di litri d’acqua; invaso autorizzato 45,50 miliardi; si sprecano, quindi, un potenziale di 16,1 miliardi di litri l’anno, nonostante un finanziamento per manutenzione di 2 milioni di euro. Nell’ultimo anno e prima degli eventi di questi giorni, sono stati buttati a mare 51 miliardi di litri, per manovre di alleggerimento.
Diga del Pertusillo: massimo invaso 155,00 miliardi di litri d’acqua; invaso autorizzato 104,72 milioni; si sprecano, quindi, un potenziale di 50,28 milioni di metri cubi, nonostante un finanziamento per manutenzione di 1,5 milioni di euro. Nell’ultimo anno e prima degli eventi di questi giorni, sono stati buttati a mare 48 miliardi di litri, per manovre di alleggerimento.
Diga di Monte Cotugno: massimo invaso 480,70 miliardi di litri d’acqua; invaso autorizzato 285,70 miliardi; si sprecano, quindi, un potenziale di 195 miliardi di litri, nonostante un finanziamento per manutenzione di 5 milioni di euro. Nell’ultimo anno e prima degli eventi di questi giorni, sono stati buttati a mare 67,8 miliardi di litri, per manovre di alleggerimento.
Diga Saetta: massimo invaso 3,48 miliardi di litri; invaso autorizzato 2,53 miliardi; si sprecano, quindi, un potenziale di 0,95 miliardi, nonostante un finanziamento per manutenzione di 2,5 milioni di euro. Nell’ultimo anno non sono state effettuate manovre di alleggerimento.
Diga del Locone: massimo invaso 118,49 miliardi di litri d’acqua; invaso autorizzato 57,00 miliardi; si sprecano, quindi, un potenziale di 61,49 miliardi di litri, nonostante un finanziamento per manutenzione di 1,5 milioni di euro. Nell’ultimo anno non sono state effettuate manovre di alleggerimento”.

Liste attesa, Azione: “Piani Asl generalmente carenti, tranne Policlinico Foggia e Taranto. Si rischia di buttare al vento 30milioni di euro”

“Sul recupero delle liste d’attesa si rischia di buttare al vento 30milioni di euro. I Piani presentati dalle singole Asl, eccetto il Policlinico di Foggia e Asl di Taranto, presentano gravissime carenze nella ricognizione delle prestazioni non eseguite, fanno affidamento sul coinvolgimento dei privati, senza tener conto delle norme sui tetti di spesa e senza valutare le possibilità di utilizzare risorse interne, e agiscono non per singole prestazioni aggiuntive ma per ore di lavoro. Insomma, è già servito il piatto fumante dell’insuccesso. E mentre ciò accade, Emiliano occupa le sue giornate a organizzare il suo sistema di potere e le sue trame, come se la politica fosse solo un grande gioco di società.”

Lo dichiarano il Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, e i Consiglieri Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo.

“Il Piano del Policlinico di Foggia è l’unico chiaro, quadrato e si presenta dotato di poche pagine strettamente sobrie e operative.
Le prestazioni di specialistica ambulatoriale da recuperare sono 16.024, mentre sono 1.624 quelle di ricovero per prestazioni chirurgiche. Il numero totale delle prestazioni dovrà essere ripulito attraverso un recall e le ore aggiuntive saranno attribuite e pagate previo calcolo sui tempi medi di esecuzione della prestazione, facendo affidamento esclusivo alle risorse di personale interno.
A tale scopo sono state fissate le ore in attività aggiuntiva per il totale delle prestazioni da recuperare prima del recall, pari a 11.004 per i dirigenti medici, 2.869 per i tecnici e 4.514 per gli infermieri. La fissazione del tetto medio orario sul massimo potenziale delle prestazioni (pre-recall), genererà a valle del recall – ovviamente – sia un monitoraggio accurato che eventuali risparmi e minori sprechi di risorse economiche.
Il Piano di recupero della Asl Taranto si presenta estremamente corposo, con elementi di notevole dettaglio, però bisognoso di un riepilogo riassuntivo per meglio consentire la valutazione e soprattutto il monitoraggio.
In ogni caso: a parte il problema del ricorso al previsto ricorso al privato accreditato – probabilmente in violazione dei tetti di spesa – il Piano della Asl di Taranto prevede il recupero di 123.644 prestazioni di specialistica ambulatoriale, per 41.215 ore di lavoro, e 3.447 prestazioni in regime di ricovero o day service, per 6.981 ore di lavoro, con specificazione del numero di prestazioni per ogni ora, con ovvia differenziazione per complessità.
I Piani delle altre aziende, invece, si presentano con poca chiarezza e notevoli carenze.
Asl Foggia. Le prestazioni di specialistica ambulatoriale da recuperare sono 95.014, mentre sono 457 quelle di ricovero per prestazioni chirurgiche. Non è prevista un’operazione di pulizia delle liste attraverso il recall, mentre il numero di prestazioni specialistiche da effettuare è stato stimato al 50% per la specialistica, ossia 47.507, e al 100% per i ricoveri (457), senza alcun calcolo sui tempi medi di esecuzione delle prestazioni da recuperare, ovvero senza il riparto delle ore in attività aggiuntiva tra le diverse professionalità, prevedendo – probabilmente in violazione dei tetti di spesa – la possibilità di ricorrere a strutture private accreditate.
Asl Brindisi e Asl Bari. I Piani si presentano con un’ampia trattazione narrativa e scarsa sobrietà operativa.
Non sono indicati gli elementi essenziali di un piano di recupero, ossia numero di prestazioni totali da recuperare in specialistica ambulatoriale e ricoveri, modalità di pulizia attraverso il recall, calcolo del tempo medio orario per prestazioni e riparto delle ore per le diverse professionalità.
Asl Bat. Le prestazioni di specialistica ambulatoriale da recuperare sono 53.149, mentre non sono indicate quelle di ricovero per prestazioni chirurgiche. Non è prevista un’operazione di pulizia delle liste attraverso il recall, non c’è calcolo sui tempi medi di esecuzione delle prestazioni da recuperare e non è presente il riparto delle ore in attività aggiuntiva tra le diverse professionalità, prevedendo – probabilmente in violazione dei tetti di spesa – la possibilità di ricorrere a strutture private accreditate.
Asl Lecce. Non sono indicate le prestazioni di specialistica ambulatoriale da recuperare, mentre sono indicate – sia pur come stima comunicata dai dirigenti medici – quelle di ricovero per prestazioni chirurgiche, pari a 5.171; ricorrere a una stima, ovviamente, rappresenta un limite d’elaborazione del Piano.
Mentre è prevista un’operazione di pulizia attraverso recall delle prestazioni di specialistica ambulatoriale (anche se non viene fornito – come detto – il dato di partenza delle prestazioni in attesa, non è altrettanto previsto per le prestazioni di ricovero; non c’è il calcolo sui tempi medi di esecuzione delle prestazioni da recuperare e non è presente il riparto delle ore in attività aggiuntiva tra le diverse professionalità, prevedendo – probabilmente in violazione dei tetti di spesa – la possibilità di ricorrere a strutture private accreditate per le prestazioni radiologiche ad alto costo e complessità.
Policlinico di Bari. Il Piano presenta solo una scarna tabella su una prima ipotesi di prestazioni aggiuntive, indicando il costo pari a 1.385.236,60.
Non sono indicati gli elementi essenziali di un piano di recupero, ossia numero di prestazioni totali da recuperare in specialistica ambulatoriale e ricoveri, modalità di pulizia attraverso il recall, calcolo del tempo medio orario per prestazioni e riparto delle ore per le diverse professionalità.”

Tap. Azione: “Emiliano era per il no, sbagliando, ora è per il no agli sconti in bolletta, sbagliando. Ma cosa gli hanno fatto di male i pugliesi?”

Dichiarazione del consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, e del Consigliere Ruggiero Mennea, capogruppo.

“Il presidente Emiliano prima non voleva il gasdotto Tap, sbagliando, ora ha proposto un disegno di legge, approvato oggi in Commissione, con cui rinuncia alle compensazioni di Tap per dare ai cittadini sconti in bolletta, sbagliando ancora; e il tutto utilizzando l’argomento del ricorso alla Corte costituzionale contro una recente legge regionale, votata all’unanimità nello scorso autunno dal Consiglio, con la quale si applica una disposizione della legge statale c.d. Marzano in materia di poteri regionali per disporre compensazione territoriali in casi di concentrazione di infrastrutture energetiche, come in Puglia.
Ammesso e non concesso che il ricorso promosso dal Governo possa essere ritenuto fondato, non sarebbe meglio farselo dire dalla Corte costituzionale piuttosto che arrendersi senza combattere?
Inoltre: la pronuncia della Corte costituzionale, in una regione che si presta alla condizione virtuosa di hub energetico dell’Europa, servirebbe a chiarire definitivamente a cosa servono, in concreto, le disposizioni della legge Marzano.
Con questi interventi legislativi arrendevoli, invece, e senza attendere il giudizio del giudice delle leggi, rischiamo di dover giustamente accogliere le infrastrutture energetiche senza però poter ottenere misure di compensazione per concentrazioni territoriali, da far ricadere in termini di sconto sulle bollette dei pugliesi.
Ma cosa hanno fatto di male a Emiliano i pugliesi per meritarsi questo trattamento? Ovviamente faremo di tutto affinché il Consiglio regionali non approvi le modifiche alla legge regionale.”

Sma.Amati: “Miracolo scienza. Passato un anno. È normale la crescita della prima bimba con diagnosi precoce”



“È un miracolo della scienza. Un anno fa veniva somministrata la terapia genica contro l’atrofia muscolare spinale – SMA1 – a una bambina di soli 23 giorni con diagnosi precoce. I risultati? Ho anche paura a riferirli per quanto siano incoraggianti: la bambina ha uno sviluppo normale e mette i primi passi accompagnata dai genitori; in termini clinici, la sua crescita neuromuscolare è coerente con l’età. E anche gli altri due bambini, con diagnosi precoce successiva, stanno benissimo. Il risultato è dunque meraviglioso, ma quante ne abbiamo dovuto sopportare e quanti ostacoli inutili superare.”

Lo dichiara il Presidente della Commissione Bilancio e programmazione Fabiano Amati, promotore di diverse leggi regionali per la diagnosi neonatale, compresa quella sullo screening obbligatorio SMA.

“Ringrazio ancora una volta, e non mi stancherò mai di ripeterlo, il Laboratorio di genomica del Di Venere di Bari e il suo direttore Mattia Gentile, e il Dirigente dall’unità operativa di neurologia dell’ospedale pediatrico Giovanni XXIII Delio Gagliardi.
I tra bambini sinora positivi allo screening obbligatorio neonatale sulla SMA, ai quali sono state somministrate le più innovative terapie, presentano uno sviluppo neuromotorio coerente con la crescita fisiologica. Nello specifico, il primo e il terzo bambino hanno 2 copie di smn2 e senza il trattamento avrebbero già presentato i segni gravi e tragici della malattia, in quanto la SMA1 si manifesta nei primi 6 mesi di vita, ed entrambi hanno raggiunto o superato quest’epoca.
Il discorso è diverso per il secondo bambino screenato, perché è affetto da SMA2 e vedrebbe comparire la sintomatologia in un’epoca compresa tra i 6 ed i 18 mesi. Nel caso specifico, tuttavia, il bambino si presenta precoce nello sviluppo neuromotorio ed è perciò molto probabile una crescita più che normale.
Insomma, detto con prudenza, i risultati sono esaltanti.”

Acqua.Azione: “Basilicata non può usare compensazioni per sconti in bollette o sagre ma solo per manutenzione sorgenti e fiumi”

“La Basilicata non può usare le somme versate da AQP a titolo di compensazione ambientale per sconti nella bolletta dell’acqua o organizzare festival, eventi o sagre. Le norme europee e statali sulle compensazioni ambientali, comportano la destinazione delle risorse economiche solo per manutenzione di sorgenti e corsi d’acqua. E questa è una destinazione esclusiva, e nessun accordo di programma – vecchio o nuovo – può stabilire modalità diverse o autorizzare finalità non previste dalle leggi.”

Lo dichiarano il Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, i Consiglieri Sergio Clemente, Ruggiero Mennea, capogruppo, e il responsabile regionale acqua di Azione Nicola Di Donna.

“La Puglia preleva l’acqua dalle sorgenti che sgorgano in Campania e Basilicata, ma facenti parte del sistema idrogeomorfologico meridionale. Per questo motivo l’acqua è di tutti, compresa la Puglia, non è commerciabile e il suo utilizzo è regolato da Piani distrettuali e da diversi accordi di programma.
L’oggetto di questi accordi di programma è limitato a non far gravare le spese di manutenzione delle fonti e dei corsi d’acqua esclusivamente sulla regione nel cui territorio insistono le sorgenti. Per questo motivo tutte le regioni che utilizzano l’acqua sono tenute a farsi carico di un contributo a titolo di compensazione ambientale.
È perciò contro le leggi, comprese quelle geologiche, e il buon senso, pensare di poter assimilare la cessione dell’acqua a quella di una merce, con la possibilità di utilizzare le somme versate a titolo di compensazione ambientale come se fosse una remunerazione per un prodotto di proprietà.
C’è da sottolineare, anzi, che nessun versamento potrà essere effettuato da AQP alle regioni Campania e Basilicata, senza un programma di lavori ambientali, relative stime e – soprattutto – puntuale rendicontazione.”

Arpal, Azione: “Capo del personale incompatibile. Cosa avevamo detto? Nel frattempo, lottizzazione in corso: scusate il caos”

DichiaraIone del Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, e dei Consiglieri regionali Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo.

“Il responsabile del personale di Arpal è incompatibile. E noi cosa avevamo detto? Nel frattempo, Emiliano sostiene che non può procedere alla nomina del CdA Arpal, perché in attesa di un indirizzo da parte del Consiglio regionale sui nomi. Ma quando mai il Consiglio regionale deve dare un indirizzo sui nomi?
Si tratta, evidentemente, di una lottizzazione in corso tra i partiti della maggioranza su cui non si riesce a quadrare, alimentando caos.
La lezione, insomma, non è servita a nulla. Si continua a pensare a quell’agenzia come occasione per sistemare gli assetti di potere. E non ci pare che sia quella la missione di Arpal.”

Protesi. Azione: “Ecco i dati completi sul fabbisogno. Tutto gonfiato. Ma per quale motivo? È un mistero”

“Il fabbisogno per la gara protesi era ampiamente gonfiato. Ma così tanto gonfiato che è scoppiato facendo molto rumore. E c’è pure un esito paradossale: la gara per circa 3miliardi e 270milioni, era addirittura inferiore rispetto alla somma dei fabbisogni e per una somma pari a più di 15milioni di euro. Ma per quale motivo, escludendo l’incompetenza? Forse per ridurre la platea dei partecipanti e quindi turbare la gara? Staremo a vedere. Nel frattempo, ecco i dati sulla gara protesi, che abbiamo compilato in formato Excel, dopo l’invio dei dati da parte di InnovaPuglia, e supplendo – come al solito – alla grave carenza dell’amministrazione regionale, mai in possesso di dati e quindi sempre in ritardo rispetto ai problemi e alle soluzioni.”

Lo dichiarano il Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, i Consiglieri Sergio Clemente, Ruggiero Mennea, capogruppo, e il responsabile regionale sanità Alessandro Nestola.

“Una gara da 3 miliardi 254 milioni di euro che avrebbe dovuto essere – addirittura – da 3 miliardi e 270 milioni euro: è infatti pari a 15 milioni e 160 mila euro il fabbisogno mancante, riferito totalmente al Policlinico di Bari e al sottogruppo biomateriali.
Nel rapporto che Innovapuglia ci ha fornito, risulta evidente che per il sottogruppo biomateriali siano totalmente saltate dal conteggio delle quantità quadriennali le richieste del Policlinico di Bari per i lotti 444, 445, 446, 447, 458, 467, 474 e 477. Ciò significa 11.440 unità in meno per una spesa prevista di 15.160.000 milioni di euro rapportati al prezzo unitario a base d’asta.
Al netto di specializzazioni che per fortuna in Puglia non mancano, altrimenti la mobilità passiva che ci costa oltre 240 milioni di euro avrebbe gravato ancora di più i bilanci pubblici, risulta alquanto sproporzionata la richiesta in termini di quantità pervenuta dalle aziende ospedaliere, universitarie, irccs e policlinici.
E questo lo ha detto molto chiaramente il TAR Puglia che ha annullato la gara: ‘Esaminando gli atti di gara emerge che il discostamento della stima dei fabbisogni dal dato della spesa storica è significativo e privo di qualsivoglia giustificazione; più specificamente emerge dal Rapporto del Ministero della salute che la spesa complessivamente registrata per l’anno 2019 per il consumo dei dispositivi medici direttamente acquistati dalle strutture pubbliche del Sistema sanitario nazionale (cd. flusso consumi) è stata di 5 miliardi di euro su tutto il territorio nazionale; e, in particolare per la Regione Puglia, è stata di euro 349.196.899. Diversamente, per il prossimo quadriennio e soltanto con riferimento ai dispositivi ortopedici oggetto di gara, è stato stimato un fabbisogno pari ad una spesa complessiva superiore a 3 miliardi’.
I dati si commentano da sé, quand’anche si valorizzi – e va in effetti valorizzata – la circostanza del forte ridimensionamento della spesa storica regionale in ragione dei significativi tagli resi necessari dal piano di risanamento”
La domanda quindi continua ad essere la stessa: come sono stati compilati i fabbisogni?
Sono state interpellate, ad esempio, le farmacie ospedaliere che, siamo certi, grazie alla digitalizzazione che alla Puglia, e quindi ai cittadini pugliesi, costa ogni anno moltissimi soldi, avrebbero potuto inviare con un semplice click il consumo medio di ogni prodotto messo in gara?
Oppure non si è tenuto conto dello storico, proprio come dice il TAR, e i quantitativi richiesti sono stati compilati in libero arbitrio da qualcuno che ha riportato lo stesso quantitativo sui tanti lotti richiesti?
Crediamo inoltre che le maxi gare escludano di fatto numerosissime aziende anche pugliesi che, probabilmente, potrebbero, con maggiore concorrenza, far risparmiare moltissimo alla sanità pugliese.
Ma la Giunta regionale si è posta queste domande? Noi continueremo a chiedere, in attesa di risposte trasparenti che possano finalmente fare chiarezza sulla vicenda.”

*ECCO IL FOGLIO EXCEL* … https://www.consiglio.puglia.it/documents/20124/132060/protesi_cl.xlsx/4e8ce26f-68d7-b29f-f12e-a7ad6e378189?download=true

Ginecologia Francavilla, Amati: “Situazione critica per assenza misure drastiche e strutturali. Non illudete cittadini”

“È molto critica la situazione del reparto di ginecologia dell’ospedale di Francavilla Fontana. Si paga la mancata assunzione nel tempo di decisioni strutturali, drastiche e inizialmente impopolari. In queste ore trovo perciò inopportuno e spiacevole sentire parole rassicuranti, inutilmente mielose ma senza alcuna chiarezza, per illudere le persone e magari per mettere a dormire la loro rabbia in vista delle prossime elezioni. C’è solo da dire che a Francavilla attualmente risultano in servizio 7 medici, ma solo cinque possono turnare per notti e reperibilità. Un numero ovviamente insufficiente per garantire il servizio. Non c’è molto altro da dire”.

Lo dichiara il Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati.

“Allo stato le uniche soluzioni difficili ma plausibili e non immediate, consistono nella disponibilità di qualche medico di rispondere all’appello lanciato dalla Asl, nel supporto dei ginecologi applicati all’assistenza territoriale o nell’esito fruttuoso della procedura concorsuale in atto.
Fuori da queste ipotesi, difficili, lo ripeto, non vi è soluzione alla sospensione, perché diversi problemi strutturali condizionano la vicenda, prescindendo dalla nota è irrisolvibile – almeno per i prossimi anni, carenza dei medici.
Infatti: com’è noto il reparto di Francavilla ha perso due ginecologici, dimessisi dal lavoro dopo aver vinto un concorso in altra Asl pugliese. Prima stranezza: in Puglia la rete d’assistenza ospedaliera è regionale ma ogni Asl fa concorsi come se fossero piccole repubbliche, con conseguente sottrazione reciproca di personale. Prima soluzione: i concorsi dovrebbero essere unici regionali.
Per supplire a questa carenza, il reparto di ginecologia dell’ospedale Perrino ha dati disponibilità all’applicazione temporanea di un ginecologo e una turnazione aggiuntiva su questo turni notturni;
oggi la turnazione aggiuntiva è stata soppressa per l’emergere di carenze anche al Perrino, per cui l’organico a 7 unità – di cui 2 esonerati da turni e reperibilità – è tale per l’applicazione di un ginecologo del Perrino. Seconda stranezza: nell’ambito del federalismo concorsuale tra le varie Asl pugliesi, anche il reparto del Perrino sta perdendo due medici, per cui tra non molto anche lì non si potranno garantire le condizioni di sicurezza.
Non c’è la possibilità di disporre provvedimenti per prestazioni aggiuntive, perché è vietato per i medici in extramoenia come lo sono (ed è un loro diritto) la maggior parte dei ginecologici.
È molto complicato attribuire l’incarico, sia pur a tempo parziale, ai medici del territorio, così come abbiamo sperimentato di recente per il reparto grandi ustionati. E qui la terza stranezza: suddividere le funzioni tra ospedale e territorio, senza possibilità di continua intercambiabilità, rappresenta sia un problema organizzativo in casi come questi, che una minora possibilità di tenere sempre aggiornato il patrimonio d’esperienza professionale.
Infine, ma di questo ne parleremo diffusamente, c’è un eclatante surplus di punti nascita in Puglia, spesso per motivi campanilistici, sia con riferimento ai dati demografici e sia con riferimento al rispetto delle linee guida in materia di numero minimo di parti annui e sia per la carenza della necessaria unità di terapia intensiva neonatale. Ciò significa diverse cose: l’impossibilità di garantire la massima sicurezza; l’impossibilità di gestire con efficienza il personale a disposizione in tutte le Asl; l’esorbitanza dei costi a fronte della minore sicurezza, considerato che un reparto di ostetricia e ginecologia con un modulo da venti posti letto fa registrare oneri per circa tre milioni annui. In pratica, spendiamo soldi senza ricevere né servizio né sicurezza.”

Nuovo ospedale Monopoli-Fasano.Amati: “Impossibile rispettare fine lavori. Basta propaganda e trasporto letti per messinscena. È l’ora dei mea culpa”



“Impossibile rispettare il termine del 24 luglio per il fine lavori del nuovo ospedale Monopoli-Fasano. Lo dicono le relazioni della Direzione lavori, alla cui lettura sarebbe opportuno che tutti ci attenessimo.
Non si possono affogare nella propaganda le gravi responsabilità dell’impresa e della Asl, mettendo in scena addirittura una visita guidata al cantiere con l’utilizzo di due letti trasportati in fretta e in furia dal San Giacomo. È l’ora della verità e del mea culpa.
Attualmente manca il 6% del tempo per realizzare il 20% della produzione, con un incremento nell’ultimo mese dello 0,29%. Come si può in tre mesi colmare questo ritardo e con questo andamento produttivo? Chiedere a Pitagora. E anche sull’acquisto di arredi e attrezzature, ci ritroviamo alla violazione di due cronoprogrammi, adducendo il mancato finanziamento statale. Su questo punto va innanzitutto detto dell’impegno iniziale della Asl di acquistare parte degli arredi con risorse proprie e poi, dopo aver cambiato idea, del clamoroso ritardo – circa due anni – con cui la Regione ha chiesto al ministero l’accordo di programma per l’utilizzo dei fondi CIPE del 2009.”

Lo dichiara il Consigliere regionale Fabiano Amati.

“Mi duole usare toni risoluti, ma lo faccio pensando al grande lavoro fatto con Vendola per avviare il piano di edilizia ospedaliera oggi in corso, alle quotidiane visite sul cantiere e con ogni tipo di meteo, alla lettura faticosa di migliaia di pagine per meglio controllare e – soprattutto – al pensiero ossessivo sulle persone che muoiono per la mancanza da sempre di un ospedale per malattie tempo-dipendenti in un raggio di 130 km.
Se segnalo con pignoleria i ritardi, le omissioni e le complicità non accordate con l’interesse pubblico, è solo per prestare fede al mio ruolo di amministratore pubblico.
Nell’ultimo rapporto della Direzione lavori, relativo al periodo 15 marzo / 15 aprile, si evidenziano numerose criticità. Tralasciando per ora quelle contabili-amministrative, pur gravissime, con relativo aumento ancora ingiustificato di costi e giorni, allo stato sono stati utilizzati 1586 giorni su 1686 previsti, dopo tre diversi incrementi alla previsione iniziale di 1000 giorni. Infatti, il termine è stato oggetto di tre incrementi: il primo per 184 giorni, il secondo per 412 giorni e il terzo per 90 giorni.
Il più importante degli incrementi temporali, accompagnato da una liquidazione di costi aggiuntivi pari a 7.881.919,22, fu deciso dal Collegio consultivo tecnico. Su questo punto non sono mai state riscontrate le osservazioni della Direzione lavori sulle modalità di calcolo; detto in forma molto semplice, si accreditavano somme per ritardo da Covid con decorrenza al tempo in cui il Covid non era ancora stato diagnosticato a Wuhan.
Tornando alla questione del fine lavori, allo stato residua solo il 6% del tempo contrattuale disponibile, con una produzione del 79,60%; manca dunque una percentuale di produzione pari al 20,40%. Prendendo a riferimento l’incremento di produzione dell’ultimo mese, risultata pari allo 0,29%. Qualora gli incrementi si attestassero, mettiamo al 2% come atto di estrema e irragionevole fiducia, la fine lavori sarebbe prevista per il 24 maggio 2024.
Insomma, siamo nei guai e non possiamo accettare un intollerabile festival della finzione e delle illusioni.
Naturalmente non mi arrenderò mai né ridurrò il mio impegno finalizzato a vedere ultimata questa importantissima e bellissima opera pubblica, progettata con grande maestria e puntualità.”

Sport, Amati: “Come promesso. Brand Puglia sulle maglie di Brindisi, Fasano, Francavilla, Monopoli, Conversano e altre otto”

Dichiarazione del presidente della Commissione regionale bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Come promesso. Il brand Puglia sarà sulle maglie di tredici squadre pugliesi seguite in TV. La somma di 300mila euro messa a disposizione con un mio emendamento al bilancio, sottoscritto dal collega Enzo Di Gregorio, è stata ripartita da Puglia Promozione incaricata per il procedimento.
Tra le tredici beneficiarie risultano la New Basket Brindisi, le squadre pallamano di Fasano e Conversano, e le squadre di calcio di Monopoli e Francavilla Fontana.
Lo stesso contributo è previsto per i prossimi due anni sportivi”