*Protesi, Azione: “Facciamo i conti: triennio 2019-2021 sprecati 500milioni, nessun notizia sul 2022. E hanno il coraggio di colpire gli screening”*


“E’ l’ora di fare i conti anche per i dispositivi medici. Nel 2021 abbiamo sprecato 190 milioni per protesi ortopediche, vascolari, cardiache e dispositivi protesici vari, che sommati agli sprechi del 2020 e 2019 fanno circa 500milioni. Infatti, su un tetto di spesa 2021 fissato in euro 324.715.845,05, sono stati spesi in più euro 188.633.252,24, mentre su un tetto di spesa per gli anni 2020-2019 fissato in euro 663.712.304, sono stati spesi in più euro 304.085.089, per un totale di sforamento nel triennio pari ad euro 492.718.341,24.
E ad oggi non abbiamo notizie del 2022. Ma possiamo continuare a pagare di più gli stessi prodotti e sprecare, dicendo pure nelle delibere che la colpa è dei DG che non rispettano le direttive regionali, per poi ritrovarci con l’ipotesi di ridurre le classi d’età previste nei LEA per gli screening? Ecco i dati azienda per azienda.”

Lo dichiarano il consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, il consigliere Ruggiero Mennea, capogruppo, e il responsabile regionale sanità di Azione Alessandro Nestola.

“La Asl di Brindisi aveva un tetto di spesa per euro 35.614.547,07, ma ha speso, invece, euro 45.784.440,00, con uno scostamento pari a euro 10.169.892,93.
La Asl di Taranto aveva un tetto di spesa per euro 39.185.641,48, ma ha speso, invece, euro 66.247.701,33, con uno scostamento pari a euro 27.062.059,86.
La Asl BAT aveva un tetto spesa per euro 28.048.816,74, ma ha speso, invece, euro 37.643.298,53, con uno scostamento pari a euro 9.594.481,79.
La Asl di Bari aveva un tetto spesa per euro 53.765.068,53, ma ha speso, invece, euro 84.707.416,01, con uno scostamento pari a euro 30.942.347,49.
La Asl di Foggia aveva un tetto spesa per euro 15.238.623,08, ma ha speso, invece, euro 28.881.685,04, con uno scostamento pari a euro 13.643.061,96.
La Asl di Lecce aveva un tetto spesa per euro 70.910.301,69, ma ha speso, invece, euro 121.850.465,33, con uno scostamento pari a euro 50.940.163,65.
L’IRCCS Giovanni Paolo II di Bari aveva un tetto spesa per euro 6.664.672,53, ma ha speso, invece, euro 9.775.521,33, con uno scostamento pari a euro 3.110.848,80.
L’IRCCS De Bellis di Castellana Grotte aveva un tetto spesa per euro 3.306.851,90, ma ha speso, invece, euro 5.802.023,89, con uno scostamento pari a euro 2.495.171,99.
Il Policlinico di Bari aveva un tetto spesa per euro 42.634.263,99, ma ha speso, invece, euro 66.896.961,92, con uno scostamento pari a euro 24.262.697,93.
Gli Ospedali riuniti di Foggia avevano un tetto spesa per euro 29.347.058,05, ma hanno speso, invece, euro 45.759.583,89, con uno scostamento pari a euro 16.412.525,85.
Lo spreco per il 2021 segue un trend costante.
Infatti: nel 2020 il tetto di spesa per tutte le aziende pugliesi era stato fissato in euro 331.856.152 ma avevano speso, invece, euro 482.497.612, con uno scostamento di euro 150.641.460.
Nel 2019 il tetto di spesa era stato fissato in euro 331.856.152, ma avevano speso, invece, euro 485.299.781, con uno scostamento di euro 153.443.629.
Nel triennio 2019-2021, dunque, sono stati sprecati euro 492.718.341,24, e le cause sono dichiarate da Emiliano negli atti amministrativi a chiare lettere, senza che nessuno muova un dito: “tale scostamento della spesa regionale dal tetto stabilito risulta verosimilmente riconducibile sia ai ritardi registrati sulla definizione delle procedure centralizzate di appalto su dispositivi medici da parte del soggetto aggregatore (SAR) sia al mancato recepimento delle direttive regionali in materia di contenimento della spesa per i dispositivi medici da parte delle Direzioni Generali delle Aziende pubbliche del SSR”.
Più chiaro di così: ora cosa diranno che è colpa nostra solo perché mettiamo in evidenza le cose, leggendo le carte e guardando con attenzione i numeri?”

RSA ed edilizia, Amati: “Corte costituzionale respinge ricorso Governo e autorizza sedi per villeggiatura e incremento d’indice fondiario in zona agricola”

Dichiarazione del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Ancora una volta avevamo ragione. La Corte costituzionale ha respinto il ricorso del Governo, accolto con esultanza da tanti costituzionalisti del solleone, e autorizzato la possibilità di trasferire per tempo limitato l’attività di RSA in sedi di villeggiatura, purché siano rispettati – così com’era previsto – gli standard e i requisiti di qualità e sicurezza previsti dalle leggi e dai regolamenti regionali. Una buona cosa, inspiegabilmente impugnata, in favore dei soggetti non autosufficienti e disabili.
Per quanto attiene l’attività edilizia in zona agricola, invece, è stato respinto il ricorso sulla possibilità d’incrementare, con delibera del Consiglio comunale e senza approvazione regionale, l’indice di fabbricabilità fondiaria fino a 0,1 metri cubi su metro quadro, per la realizzazione di nuovi fabbricati qualora gli stessi siano strumentali alla conduzione del fondo o all’esercizio dell’attività agricola e delle attività a questa connesse. Respingendo il ricorso, la Corte costituzionale ha rilevato che la legge sui limiti inderogabili di densità fondiaria sono prescritti per le abitazioni e non per i fabbricati strumentali alla conduzione del fondo o all’esercizio dell’attività agricola e delle attività connesse. La disposizione, in buona sostanza, non riguardava residenze e quindi non è possibile applicare i limiti previsti per le residenze.
Sulla stessa questione è stato pure respinto, per l’ennesima volta, il motivo classico d’impugnazione sulla pianificazione paesaggistica intesa non come rispetto delle prescrizioni del PPTR ma come pretesa di dover copianificare ogni singola trasformazione anche edilizia, in violazione del nostro ordinamento.
Ringrazio l’Avvocatura regionale in generale e l’Avv. Mariangela Rosato in particolare, per aver difeso con la solita competenza le ragioni dei cittadini pugliesi.”

Dissalatore Taranto, Azione: “Scompare quello CIS di Turco-Emiliano e ricompare quello Tara da 100milioni. E diga Pappadai lasciata all’abbandono”

“Nulla in contrario ai dissalatori, ma occorre capire i costi-benefici e il perché nel giro di due anni è scomparso quello del CIS Taranto, vantato dall’ex sottosegretario Turco e sostenuto da Emiliano, per far ricomparire quello del Tara per una spesa di 100milioni. E in tutto questo quadro d’incertezza rimangono al palo la rifunzionalizzazione dei depuratori Gennarini-Bellavista con l’utilizzo dell’acqua affinata da parte dell’ex ILVA, così da portare l’acqua risparmiata del Sinni – circa 500 litri al secondo – nella diga Pappadai, purtroppo abbandonata al suo destino come monumento allo spreco. E andiamo di annuncio in annuncio, più o meno come il poeta di fratta in fratta e chissà dove.”

Lo dichiarano il Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, i Consiglieri Sergio Clemente, Ruggiero Mennea, capogruppo, il responsabile regionale acqua di Azione Nicola Di Donna e la coordinatrice provinciale di Azione Taranto Angelita Salamina.

“Una storia come al solito piena di annunci per poi tornare al punto di partenza.
È la storia dei depuratori Gennarini-Bellavista, dell’acqua potabile usata dall’ex ILVA, della diga Pappadai monumento allo spreco e dei dissalatori che appaiono, scompaiono e riappaiono.
L’ultima puntata comincia il 12 giugno 2020 presso la Prefettura di Taranto, alla presenza dell’ex sottosegretario Mario Turco, del prefetto, della regione, di Aqp e di altre autorità ed enti. Argomento, i reflui affinati dei depuratori Gennarini-Bellavista e la volontà del Governo nazionale di imporre ad ArcelorMittal l’uso dell’acqua trattata e quindi il rispetto della prescrizione AIA ritenuta legittima dai giudici amministrativi, così da evitare l’utilizzo dell’acqua potabile del Sinni e quindi utilizzarla per mettere in esercizio la diga Pappadai. Tutti d’accordo, fu l’esito di quella riunione, per un costo previsto di 14milioni e con una chiara unità d’intenti tra Governo nazionale, Regione e AQP. ArcelorMittal, però, contestava con una lettera del 3 agosto 2020 l’orientamento emerso nella riunione in prefettura, segnalando l’incompatibilità dell’acqua affinata per gli usi industriali: opinione, questa, rintuzzata con determinazione con una nota AQP dell’11 agosto 2020.
Sembrava andare tutto nel verso auspicato così da risolvere un annoso problema, sino a quando non si apprendeva la volontà del Governo nazionale, Regione Puglia e AQP, d’indirizzarsi verso la realizzazione di un dissalatore, al posto della rifunzionalizzazione degli impianti Gennarini Bellavista, così come riferito nell’audizione in V Commissione dell’8 febbraio 2021. In particolare, fu dato atto della volontà di realizzare un dissalatore al di fuori del perimetro dello stabilimento ex ILVA, affinché l’acqua prodotta potesse essere utilizzata per finalità più estese rispetto a quelle industriali: tale programma aveva dalla sua la possibilità di essere realizzato più in fretta rispetto ai dieci anni di lungaggini burocratiche calcolate per la rifunzionalizzazione del Gennarini-Bellavista. Peraltro, il costo di realizzazione del dissalatore sarebbe stato posto a carico dell’ex ILVA, con una partecipazione della Regione in virtù della costruzione fuori dal perimetro industriale e quindi con destinazione dell’acqua a usi plurimi. Il tutto sarebbe stato portato a termine, ovviamente, nel giro di pochissimo tempo, con cronoprogramma da stabilirsi nelle settimane successive.
Due mesi dopo, precisamente all’audizione in V Commissione dell’8 aprile 2021, convocata proprio per conoscere il cronoprogramma, la disponibilità dell’ex ILVA di farsi carico del programma di costruzione del dissalatore e la localizzazione, i rappresentanti del Governo regionale comunicavano l’assenza di novità e quindi l’impossibilità di indicare un cronoprogramma.
Da quel momento non si è saputo più nulla.
Nelle scorse settimane, invece, è ricomparso il vecchissimo programma del dissalatore del Tara, per un costo di 100milioni e senza avere alcuna notizia – nemmeno in termini di costi benefici – per valutare l’iniziativa e inserirla nel contesto più largo del bilancio idrico, della sostenibilità ambientale, del risparmio idrico per tutti gli usi, così come prescritto dalla disciplina europea e nazionale, e del destino della diga Pappadai e dell’incivile uso a scopi industriali dell’acqua per uso potabile del Sinni. Argomenti su cui abbiamo già chiesto una nuova audizione con Assessore,
dirigenti regionali variamente interessati, in particolare di quelli competenti sul bilancio idrico regionale, e Aqp.”

Edilizia, Amati: “Corte costituzionale respinge ricorso Governo e autorizza ampliamenti immobili per attività produttive”



Dichiarazione del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Come al solito: tanti ricorsi alla Corte costituzionale, salutati con gaudio dai costituzionalisti della domenica, e rarissime sentenza di accoglimento.
La Corte costituzionale ha infatti respinto l’ennesimo ricorso del Governo nazionale sul tema dell’edilizia, consentendo la procedura semplificata di variante per l’ampliamento in qualsiasi percentuale degli immobili destinati ad attività produttive, purché siano rispettati gli standard.
La legge impugnata eliminava il limite del 100%, deciso dalla Giunta regionale, per l’ampliamento degli immobili destinati ad attività produttive, con procedura semplificata e senza la previa verifica dell’assenza o dell’insufficienza di aree idonee negli strumenti urbanistici dei rispettivi comuni.
Contrariamente da quanto lamentato dal Governo nazionale, la disposizione impugnata ha un contenuto compatibile con i principi fondamentali, e non incorre in alcun vizio.
Sulla base del dato letterale della norma impugnata – ha stabilito la Corte costituzionale – deve intendersi come ampliamento dell’attività produttiva, «[n]ell’ambito» dei detti procedimenti semplificati di variante, qualsiasi aumento di superficie e di volume, senza che, in questo medesimo contesto, rilevi la percentuale dello stesso aumento. In altre parole, la norma regionale precisa che l’attivazione dello speciale procedimento, di cui al d.P.R. n. 160 del 2010 e alla deliberazione della Giunta regionale n. 2332 del 2018, non è subordinata al rispetto di limiti dimensionali massimi, quando si tratti di ampliamento dell’attività produttiva già esistente.
Il tutto ovviamente nel rispetto degli inderogabili limiti di densità edilizia stabiliti dal d.m. n. 1444 del 1968.
È escluso, pertanto, che la precisazione contenuta nelle parole «qualsivoglia percentuale […] in termini di superficie coperta o di volume» faccia venir meno l’obbligo delle amministrazioni competenti, una volta indetta dal responsabile del SUAP la conferenza di servizi, di valutare il progetto di variazione dello strumento urbanistico e di verificarne la compatibilità con i citati inderogabili limiti massimi di densità edilizia posti a garanzia dell’interesse generale all’ordinato sviluppo del territorio.
Viene dunque abbattuta la pretesa di porre il limite del 100% agli ampliamenti, respingendo pure il motivo classico sulla pianificazione paesaggistica intesa non come rispetto delle prescrizioni del PPTR ma come pretesa di dover copianificare ogni singola trasformazione anche edilizia, in violazione del nostro ordinamento.
Ringrazio l’Avvocatura regionale in generale e l’Avv. Anna Bucci in particolare, per aver difeso con la solita competenza le ragioni dei cittadini pugliesi.”

Screening oncologici, Azione: “Ripetiamo. Ridurre le fasce d’età è fuori legge, contro i LEA e tecnicamente infondato. Perché Emiliano insiste?”



“Lo ripetiamo ancora una volta, visto che nelle riunioni con i DG si dicono cose tecnicamente infondate: ridurre le fasce d’età per gli screening oncologici sui tumori al seno e al colon è contro la legge regionale, contro i LEA previsti dal decreto 2017, contro le indicazioni ministeriali contenute nelle comunicazioni e contro la raccomandazione europea per la lotta al cancro. Non riusciamo a capire perché la Giunta Emiliano continui a manifestare la volontà di ridurre gli screening, insistendo con argomenti giuridicamente infondati.”

Lo dichiarano il Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, i Consiglieri regionali Sergio Clemente, Ruggiero Mennea, capogruppo, e il responsabile regionale sanità di Azione Alessandro Nestola.

“Prima dell’approvazione delle nostre leggi le classi d’età per lo screening del tumore al seno e al colon erano limitate alla popolazione 50-69 anni, nonostante le raccomandazioni ministeriali del 2006 demandavano alle regioni la valutazione sulle classi d’età 45/50-74/80.
E infatti in nessuna occasione il ministero ha sollevato questioni sulle classi d’età, né nelle richieste di chiarimento per il caso dello screening al seno, né nell’impugnativa nel caso dello screening al colon.
Infatti: nel caso dello screening al seno l’unica richiesta ministeriale, su cui il Consiglio regionale si è impegnato a presentare una modifica, consiste nel del riferimento normativo, ossia il DPCM 12 gennaio 2017 piuttosto che il DM 22 luglio 1996. Nel caso dello screening al colon, invece, l’impugnazione ministeriale si riferisce alla sanzione per la mancata adesione all’invito all’esame del sangue occulto nelle feci e alla possibilità di disporre con un codice di esenzione la sorveglianza clinico-strumentale rafforzata per i soggetti con mutazione genetica. Questioni, dunque, del tutto diverse dall’ampliamento delle classi d’età, che sono invece pienamente rientranti nei Livelli essenziali d’assistenza.
Va anzi detto, purtroppo, che anche con le vecchie classi d’età la Puglia si trova in clamoroso deficit per l’estensione degli inviti allo svolgimento dello screening. Su un obiettivo del 100% della popolazione, infatti, la media regionale per il 2022 è dell’82% per la mammografia – con la Asl di Lecce ultima in classifica con il 49% -, e dell’53% per il sangue occulto nelle feci – con la Asl di Lecce sempre ultima in classifica con il 33%.
Si tenga conto, infine, che proprio le leggi regionali proposte da noi prevedono la decadenza dei DG se non rispettano l’obiettivo di estensione degli screeening, ma ad oggi nessun DG è stato dichiarato decaduto e forse sarebbe meglio se la Giunta regionale occupasse il tempo di lavoro nel colmare questo grave deficit d’interesse sulla prevenzione piuttosto che ordire trame per sabotare programmi d’innovazione diretti a ridurre la morte per cancro.
Per questi motivi non accetteremo nessun tentativo di riportare le lancette dell’orologio al passato, in controtendenza con ciò chi è chiede l’Europa con l’ultima raccomandazione sulla lotta al cancro e solo per nascondere nelle pieghe del linguaggio burocratico la più crudele responsabilità da inadempimento.”

Sanità, Azione: “Emiliano vuole ridurre screening oncologici. Non si azzardi o sarà guerra”

“Emiliano non si azzardi a portare a termine il suo disegno di ridurre gli screening oncologici sui tumori al seno e al colon, altrimenti sarà ‘guerra’ totale e con ogni mezzo consentito dai regolamenti. Mentre l’Europa chiede di ampliare le classi d’età per gli screening e la Puglia si ritrova all’avanguardia grazie alle nostre proposte, la Giunta regionale delibera l’intenzione di abrogare quelle decisioni salva-vita. Ma perché prima di fare una cosa non studiano le carte?”

Lo dichiarano il consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, il consigliere Ruggiero Mennea, capogruppo, e il responsabile regionale sanità di Azione Alessandro Nestola, commentando la delibera della Giunta regionale n. 412 del 28 marzo 2023.

“Prima delle nostre leggi le classi d’età per lo screening del tumore al seno e al colon erano limitate alla popolazione 50-69 anni, nonostante le raccomandazioni ministeriali del 2006 demandano alle Regioni la valutazione sulle classi d’età 45/50-74/80, e le linee guida internazionali sono sempre più dirette ad una maggiore estensione anagrafica dei test.
E infatti in nessuna occasione il Ministero ha sollevato questioni sulle nuove classi d’età, né nelle richieste di chiarimento per il caso dello screening al seno, né nell’impugnativa dinanzi alla Corte costituzionale nel caso dello screening al colon.
Infatti: nel caso dello screening al seno l’unica richiesta ministeriale, su cui il Consiglio regionale si è impegnato, consiste nella modifica del riferimento normativo, ossia il DPCM 12 gennaio 2017 piuttosto che il DM 22 luglio 1996. Nel caso dello screening al colon, invece, l’impugnazione ministeriale si riferisce alla sanzione per la mancata adesione all’invito all’esame del sangue occulto nelle feci e alla possibilità di disporre con un codice di esenzione la sorveglianza clinico-strumentale rafforzata per i soggetti sani ma con mutazione genetica. Questioni, dunque, del tutto diverse dall’ampliamento delle classi d’età, che sono invece pienamente rientranti nei Livelli Essenziali d’Assistenza – LEA.
Va anzi detto, purtroppo, che anche seguendo le vecchie classi d’età la Puglia si trova in clamoroso deficit per l’estensione degli inviti allo svolgimento dello screening. Su un obiettivo del 100% della popolazione interessata da invitare, infatti, la media regionale per il 2022 è stata dell’82% per la mammografia – con la Asl di Lecce ultima in classifica con il 49% -, e del 53% per il sangue occulto nelle feci – con la Asl di Lecce sempre ultima in classifica con il 33%.
Si tenga conto, infine, che proprio le leggi regionali proposte da noi prevedono la decadenza dei DG se non rispettano l’obiettivo di estensione degli screening, ma ad oggi nessun DG è stato dichiarato decaduto e forse sarebbe meglio se la Giunta regionale e i dirigenti occupassero il tempo di lavoro nel colmare questo grave deficit d’interesse sulla prevenzione piuttosto che ordire trame per sabotare, scrivendo falsità, programmi d’innovazione diretti a ridurre la morte per cancro.
Per questi motivi non accetteremo nessun tentativo di riportare le lancette dell’orologio al passato, in controtendenza con ciò che chiede l’Europa e solo per nascondere nelle pieghe del linguaggio burocratico la più crudele responsabilità da inadempimento”.

Sanità, Azione: “Emiliano si guardi allo specchio per sapere da dove viene il buco. I DG sono decaduti per disavanzo 200milioni su farmaci”

“Emiliano si guardi allo specchio per sapere da dove proviene gran parte del disavanzo e di chi è la colpa del taglio dei servizi per coprirlo.
Viene in gran parte dalla farmaceutica ospedaliera, con una spesa superiore al tetto di circa 200milioni per il 2022.
Su questa questione e sul mancato rispetto dei tetti, la Giunta regionale non ha fatto mai rispettare le sue stesse decisioni e la legge regionale vigente prevede la decadenza dei DG Asl; nella realtà sono rimasti tutti al proprio posto e gli atti compiuti sono da considerarsi nulli.”

Lo dichiarano il Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, il Consigliere Ruggiero Mennea, capogruppo, e il responsabile regionale sanità di Azione Alessandro Nestola.

“Sono anni che si pongono tetti sulla farmaceutica ospedaliera e nessuno li rispetta. E sono anni che a pagare il disavanzo sono i cittadini con tagli ai servizi.
La classifica dello scostamento tra spese e tetto assegnato vede in testa la Asl Taranto con uno scostamento di euro 31.366.180 su un tetto di euro 90.003.184 (+ 34,85%), seguita da quella di Brindisi con uno scostamento di euro 23.896.542 su un tetto di euro 68.605.207 (+ 34,84%), Policlinico di Foggia con uno scostamento di euro 5.304.458 su un tetto di euro 17.250.062 (+30,75%), Bari con uno scostamento di euro 46.880.028 su un tetto di euro 160.254.389 (+ 29,95%), Lecce con uno scostamento di euro 34.222.357 su un tetto di euro 122.725.629 (+ 27,89%), Foggia con uno scostamento di euro 19.183.493 su un tetto di euro 71.304.644 (+ 26,90%), Policlinico di Bari con uno scostamento di euro 13.075.315 su un tetto di euro 49.182.428 (+ 26,59%) e BAT con uno scostamento di euro 14.760.891 su un tetto di euro 58.202.498 (+ 25,36%).
Per quanto riguarda gli IRCCS, invece, la percentuale più alta di scostamento è del De Bellis di Castellana Grotte con uno scostamento di euro 1.637.466 su un tetto di euro 4.279.595 (+ 38,26%), seguito dal Giovanni Paolo II di Bari con uno scostamento di euro 601.747 su un tetto di euro 16.591.662 ( + 3,63%).
Insomma, lo scostamento complessivo per la farmaceutica ospedaliera del 2022 è stato di euro 190.928.457 su un tetto di euro 658.399.299 ( + 29%).”

Consiglio regionale, Azione: “Ecco la regione di Emiliano. Maggioranza si rifiuta di esaminare pdl su liste d’attesa, legalità e isole Tremiti”



“La maggioranza in Consiglio regionale si rifiuta di esaminare tre leggi importantissime: quella per ridurre le liste d’attesa, quella per imporre maggiore legalità e quella per sostenere le isole Tremiti. Evidentemente si preferiscono le persone in fila al Cup, la tolleranza complice rispetto alle magagne nell’amministrazione regionale e la mortificazione di un’isola importantissima. Ecco cos’è la regione di Emiliano, un luogo terribile dove si fabbrica l’opposizione alle persone.”

Lo dichiarano il Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati e i Consiglieri Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo.

“Ci si riunisce ogni tanto, non più di due volte al mese, ma per fare ben poco o quasi niente sulle cose più importanti.
Oggi non sono state esaminate la proposta di legge sulle liste d’attesa, ossia per istituire un Cup unico e per sospendere l’attività a pagamento in caso di disallineamento con i tempi d’attesa istituzionali; la proposta di legge per disciplinare la responsabilità amministrativa delle agenzie e società regionali, ossia per portare nella regione maggiore legalità; la proposta di legge per attribuire alle isole Tremiti uno statuto speciale, ossia finanziando maggiormente il servizio di rifiuti e trasporti, ed eleggendo quel luogo come luogo in cui si elabora l’Europa dall’Adriatico ponendosi in gemellaggio con Ventotene, la patria dell’europeismo.”

Nuovo ospedale Taranto, Amati: “Manca il 17% delle opere da realizzare ma non si può dire entro quando. Si rischia sospensione a giugno”

Dichiarazione del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“I lavori realizzati sinora per io nuovo ospedale di Taranto ammontano a circa l’83%. Manca dunque il 17%, ma non si può dire se potrà essere rispettata la data prevista del 31 luglio 2023, a causa della mancata aggiudicazione delle gare per attrezzature. Se non vi saranno novità nelle prossime settimane è più che probabile la sospensione parziale del cantiere nel mese di giugno.
Com’è noto, la questione della mancata aggiudicazione delle gare per attrezzature è relativa al mancato via libera ministeriale all’uso dei fondi statali di edilizia sanitaria; su questo si attende, infatti, l’approvazione del nucleo degli investimenti del ministero. C’è da dire, per riportare fedelmente tutti i fatti, che la richiesta al Ministero è stata inoltra dalla Regione solo negli ultimi mesi del 2022, accumulando notevole ritardo per indecisioni sulla programmazione, così come più volte segnalato dalla Commissione.
Si spera, in ogni caso, di vedere risolto il problema per evitare la sospensione del cantiere, avviare al più presto l’attività sanitaria e poter disporre, come conseguenza delle definizioni finanziarie relative a quest’opera, delle ulteriori risorse economiche di edilizia sanitaria, assegnate alla Puglia in virtù della delibera CIPE n. 51 del 2019 e con dotazione di 270milioni. È ciò lo dico per mettere in evidenza l’ampiezza delle connessioni tra le singole questioni apparentemente autonome, tanto da rendere ingiustificabile qualsiasi inerzia o indifferenza.”

Porto Ostuni-Villanova, Amati: “Entro metà maggio autorizzazione ambientale e a giugno avvio lavori dragaggio”

Dichiarazione del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

”Ormai ci siamo. Dopo tanto lavoro e riunioni, sarà rilasciata a metà maggio l’autorizzazione ambientale così da avviare entro giugno i lavori di dragaggio del porto di Ostuni-Villanova.
Una notevole accelerata, dopo aver rischiato tantissimo, impedirà dunque la perdita delle risorse assegnate, considerata la necessità di terminare i lavori entro il 31 dicembre 2023.
Nei prossimi giorni spero possa definirsi, inoltre, il finanziamento per la progettazione della messa in sicurezza delle opere portuali, così come stabilito con il bilancio autonomo della Regione per il 2023, accogliendo un mio emendamento.
Ringrazio gli operatori portuali sempre presenti a ogni appuntamento e perciò funzionali a richiamare tutti i rami dell’amministrazione pubblica al proprio dovere.”