Comunicato del Commissario e Consigliere regionale di Azione Fabiano Amati.
“Sei assemblee provinciali per discutere e approvare un documento programmatico e avviare così il percorso congressuale e di adesione ad Azione.
Vogliamo far nascere in Puglia un partito chiaro nell’individuazione dei problemi e schietto sulle proposte di soluzione. Un partito privo di paure nell’assunzione delle decisioni, e quindi di governo, soprattutto sugli argomenti più scomodi e di più grande dolore per le persone.
Un partito in cui si smette di fabbricare rinvii delle decisioni e parole a vuoto, per non occuparsi di nulla e quindi spostarsi senza mai muoversi.
Insomma, un partito in cui la soluzione ai problemi è in grado di battere le cianfrusaglie dell’ideologia, il ciarpame del posizionamento politico senza alcun costrutto e le pratiche mortifere dei sistemi di potere per mantenersi a galla.
Le sei assemblee provinciali saranno chiamate a discutere, integrare, modificare o adattare alle singole realtà territoriali, un documento politico proposto dai Consiglieri regionali Fabiano Amati, Sergio Clemente e Ruggiero Mennea.
Un documento politico per parlare alla maggioranza dei cittadini pugliesi, così da costruire un partito popolare e di massa per fatti concreti e non per sterili e bugiarde autocelebrazioni. Ci mettiamo in azione, guardando avanti.
Le sei assemblee provinciali, aperte agli attuali iscritti e a tutti i cittadini interessati, si svolgeranno con il seguente calendario: Foggia, 20 gennaio ore 18:30; BAT, 21 gennaio ore 9:30; Bari, 27 gennaio ore 18:30; Brindisi, 28 gennaio ore 9:30; Taranto, 3 febbraio ore 18:30; Lecce, 4 febbraio ore 9:30.”
DOCUMENTO PROGRAMMATICO AZIONE PUGLIA
Categoria: Dichiarazioni
Nuovo ospedale di Taranto, Amati: “Cattive notizie. Salta il fine lavori e non ci sono certezze sul nuovo termine. Appello al ministero a far presto”
“Cattive notizie. Sta saltando il fine lavori per la costruzione del nuovo ospedale di Taranto, previsto per il 31 luglio 2023, a causa dell’indisponibilità di fondi per arredi e attrezzature. Paghiamo sottovalutazioni e ritardi della Regione da mancata conoscenza delle regole e dei procedimenti sulle fonti di finanziamento, che hanno causato questo terribile disallineamento tra i tempi per la costruzione dell’ospedale e quelli per gli arredi e le attrezzature. Nella prossima settimana capiremo le modalità per risolvere questo problema, con l’audizione degli assessori Palese e Piemontese, anche se resto convinto che l’unica possibilità per ridurre il ritardo consista nella pronta approvazione del Ministero della salute dell’accordo sui fondi dell’articolo 20. E in questo senso rivolgo il mio appello.”
Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.
“Qualche mese fa sollevammo la questione dei fondi per arredi e attrezzature, con la relativa necessità di individuare al più presto la fonte di finanziamento per i 105milioni di euro necessari.
La Asl di Taranto aveva ovviamente bisogno di poter disporre dell’intero ammontare in vista delle gare.
Dopo numerose sollecitazioni nei confronti dell’assessorato regionale alla salute fu trovata una prima soluzione, consistente in una nota regionale con cui si autorizzava l’indizione delle gare, nella speranza di poter allineare i tempi tra l’aggiudicazione delle stesse e l’approvazione del finanziamento da parte del Ministero della salute.
Tale allineamento tra i tempi non si è verificato, per cui non è più possibile nemmeno preventivare la data di ultimazione dei lavori, considerato che almeno il 15 per cento delle opere murarie e impiantistiche da realizzare interferisce con le caratteristiche tecniche delle attrezzature in via d’acquisizione.
Mi rendo conto del potenziale polemico suscitato da questa notizia, per cui legittime appaiono eventuali critiche. Ma ora l’unico impegno plausibile per ridurre al massimo il ritardo consiste nel richiedere a gran voce l’approvazione ministeriale. È un atto necessario, perché ogni giorno di ritardo è correlato a domande di salute non corrisposte.”
Nuovo ospedale Monopoli-Fasano, Amati: “Rinvio fasullo di tre mesi per nascondere ulteriore ritardo e non applicare le penali. Se ne occupi l’Anac”
“Per me e credo per tutti i pugliesi, il termine di fine lavori dell’ospedale Monopoli-Fasano è il 25 aprile 2023, altrimenti sarà ‘guerra’ perché le persone muoiono. Apprendo oggi di una proroga del fine lavori al 24 luglio 2023, ossia altri tre mesi, motivata dal potenziamento dell’impianto fotovoltaico ma utilizzata in modo fasullo, cioè per nascondere ulteriore ritardo sulle opere diverse dal fotovoltaico, così da sottrarre l’appaltatore dall’applicazione delle penali. Attenderò qualche giorno per sventare questo tentativo, così come si sono impegnati a fare i dirigenti della ASL Bari, e se questo non sarà possibile segnalarò i fatti all’Autorità nazionale anticorruzione-Anac.”
Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.
“Sino a qualche giorno fa, nonostante dati abbastanza incerti sulla percentuale di produzione e scuse varie su Covid, aumento prezzi e problemi bellici, sapevano che il fine lavori sarebbe stato quello del 25 aprile 2023, con slittamento al 24 luglio 2023 limitatamente al potenziamento del fotovoltaico.
Apprendiamo oggi, invece, che il nuovo cronoprogramma presentato dall’appaltatore e non ancora approvato dalla Asl, utilizza gli ulteriori 90 giorni di proroga per il potenziamento del fotovoltaico per giustificare i ritardi sulle altre opere da terminare entro il 25 aprile 2023, così da sterilizzare il potere della Asl di applicare le penali. Metto in guardia i manager Asl dal non approvare il nuovo cronoprogramma, pena un giudizio di complicità con l’impresa appaltatrice foriero di responsabilità quantomeno contabile. Spiace osservare, infine, la mancata osservanza dell’impresa agli ordini di servizio della Asl, relativi ai doppi turni di lavoro così come previsti dal contratto e la mancata relativa applicazione delle penali.
Tutto questo scenario di furbizie e omissioni mi stupisce fortemente, perché fornisce la misura di quanto i manager della Webuild si sentano immuni dai dolori umani, con scarsa capacità d’immedesimarsi nella condizione dei malati o dei potenziali malati. Beati loro.
Tra qualche giorno darò notizie di ulteriori iniziative eclatanti di pressione e impulso.”
Sanità, Amati (Azione): “Le priorità non sono le carte da scrivere ma le malattie da curare, altrimenti le uniche prestazioni sanitarie diventano quelle cimiteriali. Vergogna”
“Le priorità in ambito sanitario sono le malattie da curare e prevenire e non le carte da scrivere per i ministeri o per l’autorità giudiziaria. E questo perché senza la cura delle malattie le prenotazioni possono essere fatte solo per prestazioni cimiteriali, rendendo le carte bollate e il burocratismo privi di senso. E se il problema riguarda la carenza di personale per adempiere ai numerosi obblighi imposti dalle leggi statali e regionale, bisogna avere il coraggio d’insorgere contro il Presidente Emiliano e la Giunta regionale, piuttosto che contro il Consiglio regionale e i suoi doveri di rappresentanza dei cittadini. Sbagliare obiettivo nelle rimostranze, per sussiego al potente, è un espediente politicista e vergognoso, tutto incentrato sugli ingranaggi del potere e non sul dolore della condizione umana. Si mediti su questo, immedesimandosi nella vita dei comuni cittadini.”
Lo dichiara il Commissario regionale di Azione e Consigliere regionale Fabiano Amati, promotore e primo sottoscrittore delle leggi per il potenziamento degli screening del tumore al seno e al colon retto, e per la riduzione della spesa farmaceutica.
“Ho letto diverse note dirigenziali, transitate con atto di comunicazione nell’ultima seduta della Giunta regionale, contro le leggi regionali di potenziamento degli screening per i tumori al seno e al colon-retto, riferite al fatto che gli adempimenti richiesti sono molto stringenti e mettono i dirigenti regionali e i Direttori generali delle ASL di fronte a conseguenze ritenute addirittura eversive, ma in fondo più ovvie del più ordinario ovvio: la mancata erogazione dell’indennità di risultato in caso di mancato raggiungimento dei risultati attesi, e questo per i dirigenti regionali, e la decadenza dei DG ASL in caso di mancato rispetto degli impegni di salute che essi stessi si danno con gli atti aziendali.
In pratica, le leggi dicono che se non fai il tuo dovere manageriale non puoi fare il manager e se non te la senti non è obbligatorio l’esercizio di funzioni manageriali.
Gli argomenti usati e posti alla base delle varie comunicazioni, peraltro, sono tecnicamente privi di pregio.
Il pacchetto di leggi regionali salva-vita delle persone contiene una pluralità di norme incentrate sugli adempimenti a quanto già previsto dalle leggi statali e dalle stesse delibere della Giunta regionale e non oggetto di alcun sospetto d’incostituzionalità. Andiamo per titoli sommari: l’estensione al 100 per cento della popolazione target degli screening; le modalità d’innovazione organizzativa e informatica per assicurare l’esatta periodicità degli screening; la gratuità dei test genetici per persone con rischio eredo-familiare; la gratuità della sorveglianza clinico-strumentale per persone con mutazione genetica e maggiore rischio d’esposizione al tumore.
A tutto questo non è stato dato totale adempimento, nonostante ripetuti solleciti durante le Commissioni consiliari.
Una parte molto residuale di quel pacchetto legislativo, invece, è stata osservata dal Governo per sospetto d’incostituzionalità, e viene strumentalizzata per giustificare il mancato adempimento alla maggior parte della disciplina legislativa: la pretesa illogica di far acciuffare il meno dal più. Questa parte residuale, su cui l’Avvocatura regionale ha comunque spiegato le più convincenti difese (ma alla Regione nessuno legge gli atti di altri rami della stessa amministrazione), riguarda l’estensione degli screening a classi d’età più ampie rispetto ai piani nazionali, comunque in accoglimento di quanto sostenuto dal mondo della medicina e pure dall’ultima raccomandazione europea in materia di lotta ai tumori. Insomma, pur ammettendo come fonte dell’impugnazione il disinteresse delle burocrazie ministeriali sulla più efficace e moderna prevenzione dettata dalle linee guida e dalla legislazione europea, e pur assumendo l’obbligo della burocrazia regionale ad associarsi al menefreghismo ministeriale, la maggior parte degli adempimenti contenuti nel pacchetto di leggi regionali non riguarda argomenti sottoposti al vaglio della Corte costituzionale. Per cui il capro espiatorio si scopre che non è un bovino, né che è uscito al pascolo.
Che senso ha dunque assumere un argomento residuale per consentirsi di galleggiare e auto-giustificarsi sugli inadempimenti relativi agli argomenti più numerosi e non oggetto d’impugnativa?
Se manca il personale per correre dietro queste numerose incombenze, si chieda il personale necessario al Presidente Emiliano e alla Giunta regionale, con una lettera di poche righe e senza l’impegno di numerose ore di lavoro per scrivere le abbondanti comunicazioni, ma non si maledica la necessità di un’organizzazione più ferocemente adattata al contrasto delle malattie.
Mi rendo conto che la nuova modalità legislativa introdotta con le leggi del pacchetto screening, fortemente auto-esecutiva e priva del nascondino dei regolamenti attuativi e delle delibere esecutive, cominci a mietere vittime sul piano pratico e psicologico, ma non si poteva continuare così. Non si poteva continuare a legittimare antiche modalità legislative, avallate da un potere politico in stato di sudditanza tecnica, che finiscono per far silenziosamente primeggiare la funzione burocratica rispetto agli eletti dal popolo, in un surreale capovolgimento di prospettive e con esiti paradossali: le colpe delle disfunzioni addossate ai politici per un potere di fatto non esercitato e paralizzato dai procedimenti attuativi.
È tutta qui la questione. Detto con sincerità. Ma lo stato di malattia, la prevenzione e i nostri obblighi, non possono essere scantonati per una ridefinizione del potere che alla burocrazia regionale non piace. Raggiungere i risultati è l’obbligo dei manager e a questo si lega l’indennità di risultato. Appunto. Averlo scritto nero su bianco può anche dispiacere, me ne rendo conto, ma la pubblica amministrazione non può agire a passi felpati come in una seduta psichiatrica. Il tempo e il suo trascorrere sprecato portano troppo dolore e perciò va perdonato il minor uso di convenevoli per eccesso di risolutezza.”
Autonomia, Amati: “Gli spettri di due incoerenti si aggirano nel PD pugliese per motivi congressuali. Noi sempre contro. Ieri, oggi e domani.”
“Lo spettro dell’incoerenza sull’autonomia si aggira nel PD pugliese. È portato da Michele Emiliano e dal suo collaboratore Francesco Boccia, inclini a usare l’argomento autonomia per motivi congressuali e a giustificare le continue capriole e giravolte. Noi eravamo, siamo e saremo contro la maggiore autonomia delle regioni e ne invochiamo anzi di minore, soprattutto se aggrava differenze e sperperi.”
Lo dichiarano i Consiglieri regionali di Azione Fabiano Amati, Sergio Clemente e Ruggiero Mennea.
“La maggiore autonomia è un rischio serio e perciò con una qualità ampiamente maggiore di una disputa minore come quella in corso per il congresso PD.
Il Presidente Emiliano inizialmente era a favore, poi virò sul contro, si riconvertì nel forse e ora ritorna sul no. E tutto ciò perché? Per stare con Bonaccini ma aprire alla Schlein: stare un po’ qua e un po’ la.
Francesco Boccia era ministro e preparava bozze di legge a favore dell’autonomia: ora è diventato contro ma solo per dire sì alla candidata Schlein, mandato probabilmente da Emiliano, così da non mischiarsi con Decaro.
Insomma: l’autonomia è tutto un pretesto. Come al solito per certe personalità. Si sono talmente convinti dell’idea di politica come gran gioco di società e non come luogo dove si risolvono le pene delle persone, che a presentare con toni vigorosi la campagna di Bonaccini c’era l’emilianista Capone, passata poi a sostenere con medesimo vigore la candidata Schlein. Ora vedremo chi presenterà la Schlein non appena sarà da queste parti: forse lo stesso Emiliano, che però andrà via prima della fine dell’evento per andare a ricevere Cuperlo.
Cosa c’entra tutto questo con l’autonomia differenziata tra le regioni? A tutto concedere si tratta di un ballo in maschera.”
Compensazioni gas, Amati: “Governo impugna legge e noi continuiamo a pagare ritardi da no-Tap. Resistere”
Dichiarazione del Consigliere regionale della Puglia e Commissario regionale di Azione Fabiano Amati.
“L’impugnazione davanti alla Corte costituzionale della legge regionale sulle compensazioni per il gasdotto Tap e i relativi sconti in bolletta, l’avevamo messa in conto. Ma è ugualmente una brutta notizia per i pugliesi. Non si capisce, infatti, che senso ha la legge Marzano privata della possibilità d’imporre una compensazione territoriale, così come espressamente previsto. Auspico quindi una fermissima resistenza in giudizio della Regione, funzionale a farci capire qual è il solco entro cui le regioni possono agire nella materia.
Qualcuno riferisce il maggior motivo d’impugnazione alla decisione d’imporre la compensazione ad attività già in esercizio, come Tap, poiché la sede temporale più propria per le compensazioni sarebbe stata quella della fase autorizzativa. Sul punto mi sento sia di dissentire, perché nella legge Marzano non è prevista questa scansione temporale, sia d’invitare a un collettivo pentimento. Ove fosse così continueremmo a pagare l’insensatezza di tutte le iniziative no-Tap, interpretate ai livelli più autorevoli dai politici e da numerosi intellettuali e artisti, eccitando purtroppo le paure della gente comune e con la folle conseguenza di avere Tap senza avere compensazioni. Un capolavoro, su cui in tanti dovrebbero ancora fare pubblico e civile atto di pentimento.”
Arpal, Azione: “Governo non impugna decadenza DG. Giustamente. Cosa diranno ora i costituzionalisti à la carte?”
Dichiarazione dei Consiglieri regionale di Azione Fabiano Amati, Sergio Clemente e Ruggiero Mennea.
“La legge regionale per la decadenza del DG ARPAL non è sospettata d’incostituzionalità e quindi non deve essere impugnata. Così ha deliberato il Governo nazionale, nonostante l’attività dilettevole e dilettantistica di decine di costituzionalisti à la carte – con rappresentanti nella Giunta regionale, nel Consiglio regionale, nelle alte burocrazie regionali e pure nei media -impegnati, consapevolmente o meno, più a dar man forte al DG Arpal che alla verità, nonostante l’evidente necessità di cambiare registro nella gestione dell’agenzia, affetta da numerose incongruità e coincidenze tra il reclutamento del personale e l’appartenenza politica.
Lo diciamo ancora una volta, nella speranza di ottenere ascolto. Una legge è incostituzionale quando la Corte costituzionale sentenzia. E la Corte sentenzia quando il Governo nazionale impugna. Se il Governo nazionale non impugna, la Corte costituzionale non sentenzia e le leggi vanno applicate. Chiaro?”
Beni culturali, Amati: “340mila euro per riportare all’antica bellezza il Cappellone della Chiesa Matrice di Fasano”
Dichiarazione del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.
“La Giunta regionale, eseguendo un mio emendamento al bilancio 2022, ha disposto un contributo di 340mila euro per riportare, nei limiti del possibile, all’antica bellezza artistica e culturale il Cappellone soprelevato dell’altare maggiore della Chiesa Matrice di Fasano.
I lavori di smantellamento di tutti gli apparati marmorei, lignei e pittorici (stucchi), furono eseguiti tra il 1967 e il 1972, cogliendo l’occasione dell’adattamento dei luoghi alla nuova liturgia stabilita dal Concilio Vaticano II. Con l’intervento si ripristineranno le lesioni presenti, la ricollocazione dell’organo sulla controfacciata e la riduzione dello spazio destinato al coro; il tutto per recuperare alla devozione e alle visite il Cappellone, per recuperare l’antica visuale prospettiva e per porre in maggiore evidenza la statua della protettrice. Sono inoltre previsti i restauri degli stucchi presenti e le verifiche sull’eventuale esistenza di stucchi coperti da pitturazioni avvenute nelle diverse epoche.
Insomma, un programma per dare armonia all’insieme e preservare memoria e testimonianza.”
Grotte di Martina Franca e Fasano, Amati: “300mila euro per fruire di due bellissime cavità. Una è quella di Laurenzia”
Dichiarazione del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.
“La Giunta regionale, eseguendo una disposizione contenuta nel bilancio 2022, ha finanziato il recupero e la fruibilità di due cavità site sul territorio di Martina Franca e Fasano.
Si tratta della grotta del Cucco di Martina Franca, finanziata per 178mila euro, e della grotta degli Appestati dei Fasano, finanziata per 121mila euro. I finanziamenti saranno erogati ai rispettivi comuni per attuare gli interventi previsti da appositi progetti.
Per quanto riguarda la grotta degli appestati, il fabbisogno complessivo – calcolato su tre lotti – ammonta a 490mila euro, per cui sarà stanziato il residuo con il bilancio 2023.
La grotta del Cucco è localizzata sul territorio del Comune di Martina Franca, al confine con i comuni di Ceglie Messapica e Villa Castelli.
La prima esplorazione nota risale al 1930, diretta dal canonico martinese Giuseppe Grassi, con gli esiti riportati in un manoscritto dello stesso sacerdote. La grotta fu visitata nel 1956 da Franco Anelli, scopritore con Vito Matarrese delle Grotte di Castellana.
La grotta degli Appestati di Fasano, invece, si presenta ancor oggi inaccessibile ed è ritenuto il luogo ove erano sepolti i morti della peste scoppiata nel biennio 1690-91. Dal 10 dicembre 2021 è diventata anche la grotta di Laurenzia. Un teschio in grado probabilmente di provare, le analisi sono ancora in corso, il racconto per tradizione di Giuseppe Sampietro nelle sue indagini storiche su Fasano. Fino al 2021 i racconti, le leggende e le numerose ispezioni, non avevamo mai trovato riscontri, anche perché la grotta è stata utilizzata nei secoli per accumulare materiale raccolto dagli spietramenti.
Il 10 dicembre 2021 la probabile svolta e la possibilità che il racconto per tradizione divenga storia.
Scesi, infatti, nella Grave con uno speologo e una troupe cinematografica che stava realizzando un docufilm su Dante e le cavità pugliesi, ed ecco la straordinaria scoperta. Un teschio. Non sappiamo, ovviamente, se di uomo o donna, ma siccome quel giorno si festeggiava la Madonna di Loreto pensammo di chiamarla Laurenzia.
Laurenzia, la donna di Fasano, uccisa dalla peste del 1690 e ritrovata il 10 dicembre 2021.
Ringrazio l’archeologa Cristiana Ancona per il supporto offerto alle amministrazioni comunali interessate nella fase delle progettazione degli interventi e nella relativa attività amministrativa.”
Deleghe ai consiglieri, Azione: “Sono contro legge e somigliano al cappello leopardato dei componenti della Loggia del leopardo di Happy Days”
Dichiarazione dei Consiglierei regionali di Azione Fabiano Amati, Sergio Clemente e Ruggiero Mennea.
“Le deleghe nuove e vecchie ai Consiglieri regionali per l’indirizzo politico sui rami dell’amministrazione non esistono nell’ordinamento: sono una cosa bizzarra, come il cappellino leopardato indossato da Howard Cunningham, in quanto componente della Loggia del leopardo nella celebre serie televisiva Happy Days.
Fatte salve, dunque, il valore degli interessati e la consapevolezza di Emiliano di tenere in questo modo le persone in pugno, nessun valore legale e concreto può essere attribuito agli indirizzi o alle iniziative di controllo esercitate dai nominati.
Si ricorda che l’amministrazione pubblica è fondata sulle norme, in grado di costituire il diritto per evitare – ma questo è di Sant’Agostino – che lo Stato possa trasformarsi in una banda di briganti.”