“Dopo l’incontro di qualche settimana fa, l’Autorità idrica pugliese ha incaricato Acquedotto pugliese di predisporre uno studio tecnico-economico per dotare di acqua e fogna la marina di Ostuni. Appuntamento a novembre per verificare lo stato delle attività”. Lo dichiara il presidente della commissione regionale bilancio e programmazione Fabiano Amati.
“C’è la necessità di completare il servizio idrico integrato in un’area di sicura attrazione turistica è così preservare la qualità delle acque di balneazione e delle acque sotterranee. L’incarico di presentare una proposta di fattibilità, conferito dall’AIP all’AQP, serve a comprendere le migliori soluzioni tecnico-economiche, in grado di giustificare l’autorizzazione per le spese di progettazione e realizzazione delle opere di estensione delle reti idriche e fognarie.
Nel frattempo, auspico che l’Amministrazione comunale di Ostuni verifichi la titolarità pubblica della rete viaria interessata dalla proposta di infrastrutturazione, ad evitare intoppi nella realizzazione delle opere.
Nel prossimo mese di novembre, come già annunciato, sarà riconvocata una riunione tra cittadini interessati, Amministrazione comunale, AIP e AQP, per verificare l’andamento del procedimento.
Per raggiungere l’obiettivo auspicato, faccio presente il bisogno di realizzare, da un punto di vista strettamente tecnico, attività preliminari di potenziamento degli schemi di adduzione, consistenti nella sostituzione della condotta di alimentazione del Canale principale al nuovo serbatoio di Ostuni, prevedendo la realizzazione di una nuova dorsale lunga 9,8 km. È necessario, inoltre, un incremento di volume del serbatoio per 27mila metri cubi, oltre ad una nuova condotta di alimentazione da Ostuni a Villanova.
Dalla realizzazione di queste opere di potenziamento deriverebbe la necessità di approntare una nuova rete, lunga 11 km, così da servire tutte le utenze della marina ostunese non ancora servite”.
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Accogliamo i profughi, ma la pace non è a km 0
Vnticinque anni fa i talebani entrarono a Kabul e assicurarono il mondo: “Non ci vendicheremo”. Passò appena qualche ora e si seppe che il presidente deposto Mohammad Najibullah era stato ucciso e appeso a un lampione, dopo averlo castrato. Certo, è vero che Najibullah, l’ultimo presidente filo-sovietico, era chiamato non senza merito il “macellaio di Kabul”, perché nel suo palmares dell’orrore poteva annoverare l’uccisione con la sua stessa pistola di centinaia di mujaheddin.
Ma ciò non autorizza a pensare che il trattamento finale riservatogli potè dirsi privo di sentimenti vendicativi. Sono passati 25 anni e ci risiamo. I talebani sono rientrati a Kabul e anche questa volta assicurano: “Siamo cambiati, non ci vendicheremo”. E giù i soliti commenti degli “italiban”, così opportunamente descritti da Francesco Merlo su “Repubblica”, cioè i signori che non stanno né con gli uni né con gli altri “che è il modo più subdolo per stare con i talebani”, pronti a garantire sulla serietà dell’impegno. Hai visto mai? Macché. Pure questa volta non è stato così e i talebani dopo appena qualche ora hanno svelato il vero volto violento, con spari a raffica sui raduni di protesta di Jalalabad e Asadabas, facendo qualche morto. Rischiamo di restare ancora una volta intorpiditi. Affoghiamo nella più inane dissipazione di parole, messa in scena con la pretesa di dire molto per non dire nulla, così da alimentare o il pregiudizio anti-americano oppure le più comode inerzie. Ma l’Afghanistan siamo noi e non tanto per la retorica dell’appartenenza alla famiglia umana, ma perché non è esagerato dire che è in gioco il futuro dell’Occidente, cioè il nostro. Nessuna persona ragionevole pub credere nei talebani buoni, perché la legge che applicavano venti anni fa e che purtroppo intendono applicare anche oggi, la sharia, non ha proprio nulla di buono ed è invece una somma di disposizioni tragiche e incivili. A cominciare da quelle che puntano a cancellare dalla terra, come ha scritto meravigliosamente Adriano Sofri, “le due cose più preziose, la musica e la faccia delle donne”. Certo, va benissimo l’accoglienza dei profughi, ma questo gesto umanitario non è né il centro della questione né l’alternativa alla decisione di mantenere o riportare i soldati in Afghanistan e al più presto, magari un po’ prima di essere costretti a farlo facendosi strada con lancio di bombe e magari quando ancora una volta dovremo prendere atto che quel regime si rende ospitale ai nuovi Osama Bin Laden o a chiunque voglia attaccarci e annientarci. Abbiamo subito una decisione sconsiderata di ritiro delle truppe promossa dagli Stati Uniti che a ben vedere ha anche del paradossale.
In Italia ci sono attualmente circa 12.000 soldati americani e la loro presenza ininterrotta risale al 1943, nonostante nel nostro paese non ci siano pericoli per la democrazia e la libertà. In Afghanistan, invece, un paese nel quale sono a rischio libertà, uguaglianza, diritti, umanità e la sorte dell’intero Occidente, si ritirano 2.500 soldati, cioè meno del corpo di Polizia locale di Milano (3.000 agenti), favorendo la folle crudeltà propagandata in nome di Dio. Gli Stati Uniti o l’Occidente buoni sono quelli che restano sul campo quando i diritti umani e la libertà latitano e non quelli che tornano a casa assecondando nazionalismi militari e rendendo vano il sacrificio di centinaia di caduti in nome della causa che si sta abbandonando, come se la pace fosse un problema circoscritto ai confini nazionali, cioè a chilometro zero. “Esportare” la democrazia e i diritti umani è un dovere, in Afghanistan e in tutti i paesi canaglia del mondo. È invece un delitto non farlo o girare la testa dall’altra parte. La presenza sui luoghi in cui il problema si genera al costo di sangue innocente, oppure dove la conquista della libertà avviene morendo, per esempio aggrappandosi al carrello di un aereo in decollo o lanciando i bimbi oltre il filo spinato, non può essere sostituita dall’impegno limitato all’accoglienza dei profughi, cioè incentrato sulle più ovvie buone intenzioni e peraltro nella migliore tradizione greco-giudaico-cristiana che i talebani vorrebbero abbattere. Occuparsi al meglio e giustamente degli effetti, i profughi, alzando mani e chiudendo occhi sulle cause, il regime sanguinario e le sue violenze, è certamente una strada percorribile, ma decisamente punk e pure suicida.
Articolo originale su Nuovo Quotidiano di Puglia del 20 agosto 2021
Marine di Ostuni, Amati: “Avviato il percorso per acqua e fogna”
“Una buona parte delle marina di Ostuni è priva di acqua e fogna, rendendosi incompatibile con le ulteriori prospettive di successo che si stanno coltivando. Per colmare questo terribile ritardo, ho messo assieme Autorita idrica pugliese, AQP e Comune di Ostuni, per calibrare un programma di attività che ci porti presto a risolvere il problema”.
Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.
“Sollecitato da Michele Carriero, amministratore di un insediamento turistico-alberghiero di Costa merlata, ho promosso un incontro di lavoro tra operatori, cittadini, Direttore generale AIP Vito Colucci e il direttore dell’approvvigionamento idrico AQP Gianluigi Fiori.
Abbiamo riscontrato che la soluzione del problema ha bisogno della realizzazione di preliminari attività di potenziamento degli schemi di adduzione, consistenti nella sostituzione della condotta di alimentazione del Canale principale al nuovo
serbatoio di Ostuni, prevedendo la realizzazione di una nuova dorsale lunga 9,8 km. È necessario, inoltre, un incremento di volume del serbatoio per 27.000 metri cubi, oltre una nuova condotta di alimentazione da Ostuni a Villanova.
Dalla realizzazione di queste opere di potenziamento deriverebbe la necessità di realizzare una nuova rete lunga 11 km, così da servire tutte le utenze della marina ostunese non ancora servite.
Per quanto riguarda il cronoprogramma, invece, il Comune di Ostuni si è impegnato a inoltrare all’AIP, nel giro di qualche giorno, la richiesta urgente d’intervento e l’AIP, a sua volta, si è impegnata a richiedere ad AQP, entro il mese di agosto, uno studio di fattibilità con stima dei costi, in grado di consentire l’autorizzazione alla progettazione e alla realizzazione dei lavori.
A conclusione dell’incontro di lavoro si è deciso di aggiornarsi a fine novembre, per verificare il rispetto del cronoprogramma.
L’incontro si è svolto ieri sera, presso la Masseria Santa Lucia e ha registrato la presenza dell’assessore Paolo Pinna e dei consiglieri comunali Angelo Pomes e Domenico Tanzarella”.
Sma1, Amati: “Per Marco e Paolo abbiamo il dovere di provarci. Emiliano assuma coordinamento”
“Abbiamo appreso che nel mondo non ci sono lunghi periodi di sperimentazione della terapia genica Zolgensma su bimbi con Sma1 in fase avanzata e per giunta con tracheo e peg e che a all’ospedale pediatrico di Boston sono stati trattati cinque piccoli pazienti nelle medesime condizioni di Marco e Paolo, con esito privo di decessi e con risultati soddisfacenti. Ciò dovrebbe bastare per consentire a Marco e Paolo di raggiungere Boston per provarci, dopo che i sanitari americani avranno ovviamente fatto le più opportune valutazioni e approfondimenti. Non possiamo perdere tempo”.
Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.
“Ci sono due bambini pugliesi, Marco e Paolo, affetti da Sma1 in fase molto avanzata, le cui famiglie desidererebbero sottoporre alla più innovativa terapia genica Zolgensma, così da alimentare la speranza di frenare lo spegnimento di ulteriori motoneuroni, cioè la causa della terribile malattia.
La somministrazione della terapia genica ha però un apparato regolatorio che varia tra i diversi stati del mondo; per esempio, in Italia non è consentita per bimbi tracheostomizzati, come Marco e Paolo, mentre è consentita secondo le regole degli Stati Uniti d’America.
A questo proposito, la normativa europea, nazionale e regionale prevedono che i cittadini italiani possono curarsi all’estero, con oneri a carico del bilancio pubblico, qualora la cura prevista non sia possibile erogarla in Italia e alla condizione che il centro estero sia di alta specializzazione, come nel caso dell’ospedale pediatrico di Boston, e che sia presentato un protocollo terapeutico, ovvero una dichiarazione di fattibilità, in grado di attestare la compatibilità delle condizioni clinica del paziente con la somministrazione della terapia e la condizione essenziale di non immunizzazione al vettore virale. Il tutto, ovviamente, quale approccio preliminare al caso e salvo le verifiche da effettuarsi attraverso l’esame diretto.
Dall’audizione dei Professori Darras e Graham dell’ospedale pediatrico di Boston, abbiamo appreso che la condizione clinica di Marco e Paolo, Sma1 grave e in fase avanzata, non presenta fatti normativi o regolatori che ostano alla somministrazione della terapia genica e che non avrebbero alcuna difficoltà a rilasciare una dichiarazione di fattibilità.
Sul piano strettamente medico, abbiamo appreso che non ci sono studi clinici con durata convenzionale che coprano questo stato avanzato della malattia, per cui è inibita ogni congettura sia in senso positivo che negativo.
La possibilità di sottoporre Marco e Paolo a terapia genica si fonda, dunque, sull’esperienza limitata di cinque casi simili trattati dall’ospedale di Boston, il cui decorso non ha fatto registrare decessi ma solo risultati soddisfacenti.
È stato infine precisato che la decisione definitiva di ammissione alla terapia avviene a valle di uno scrupoloso approfondimento interdisciplinare, in grado di aprire a prospettive di miglioramento effettivo e non emotivo, così come poi si è avuto modo di riscontrare nei cinque casi trattati.
Alla luce di tutto questo mi pare di poter dire che non vi siano motivi ostativi all’ammissione di Marco e Paolo al finanziamento pubblico, per consentire – tanto per cominciare – il viaggio a Boston e gli ulteriori approfondimenti che dovessero risultare utili, impegnandosi a finanziare l’intero costo della terapia qualora possa rappresentare, come tutti speriamo, un passo decisivo nel miglioramento delle condizioni di vita dei piccoli Marco e Paolo.
Prego pertanto il Presidente Emiliano di occuparsi direttamente della questione, dichiarando sin ora la disponibilità della Commissione che presiedo a riunirsi in qualsiasi momento, qualora vi fosse bisogno di dotarsi di una norma finanziaria per consentire la missione”.
Sma, Amati e Vizzino: “Marco e Paolo possono essere curati a Boston. Giunta accolga dichiarazione di fattibilità”
“Ci pare di poter dire che i piccoli Marco e Paolo, affetti da uno stato avanzato di SMA1, potrebbero ricevere la terapia genica Zolgensma presso l’ospedale pediatrico di Boston, perché le regole degli Stati Uniti, a differenza di quelle italiane, non prevedono divieti o controindicazioni per bimbi tracheostomizzati. Attendiamo adesso la dichiarazione di fattibilità dei Prof.ri Darras e Graham e invitiamo la Giunta regionale a provvedere per la copertura delle spese della terapia, del viaggio e del soggiorno”.
Lo dichiarano Fabiano Amati e Mauro Vizzino, rispettivamente Presidenti delle Commissioni Bilancio e Sanità, commentando l’audizione straordinaria svoltasi oggi in Consiglio regionale con i neuropsichiatri infantili del Boston Children’s Hospital.
“Abbiamo appreso che a Boston sono già stati trattati cinque casi di bimbi tracheostomizzati e tale condizione non è una controindicazione.
È chiaro che nei casi trattati e per il tempo ridotto trascorso dalla somministrazione della terapia genica, non può far giungere a conclusioni definitive sulla fattibilità di tale trattamento in bimbi con condizioni cliniche uguali a quelle di Paolo e Marco.
Abbiamo inoltre appreso, che per le condizioni molto avanzate della malattie sussistono ampi rischi, che comunque vengono valutati attentamente, ma in ogni caso non risultano aggravamenti della condizione clinica dei bimbi a seguito della somministrazione della terapia.
I clinici di Boston hanno posto comunque in evidenza che la somministrazione sarebbe impossibile in caso di immunità dei bimbi al vettore virale e che non hanno alcuna difficoltà a far recapitare una dichiarazione di fattibilità che possa essere posta a fondamento del finanziamento pubblico della terapia.
Ora ci aspettiamo, dunque, la dichiarazione di fattibilità nei tempi più brevi e la contestuale decisione della Giunta regionale di farsi carico dei due casi; nel frattempo comunichiamo la disponibilità di tutti i colleghi consiglieri regionali a riunirsi in sessione straordinaria in assemblea, qualora dovesse servire una disposizione normativa per raggiungere l’obiettivo”.
Rianimazione Francavilla Fontana, Amati: “Completati i lavori edili, ora arredi, attrezzature e si parta senza indugi”
“Sono stati completati i lavori edili per la realizzazione della unità operativa di terapia intensiva di Francavilla Fontana. Ora c’è bisogno degli arredi e delle attrezzature, così da dotare la provincia di Brindisi di quest’ulteriore presidio d’assistenza ospedaliera avanzata”.
Lo comunica il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.
“Un nuovo reparto di rianimazione per 8 posti letto. L’intervento ha riguardato la demolizione di murature, nuovi rivestimenti e impianti, per un importo lavori pari a 647.000.
I lavori furono avviati il 2 novembre 2020 e subirono, purtroppo, una sospensione di 120 giorni per la redazione di una perizia di variante. Ora è però tutto pronto e si attendono solo le attività di arredo e montaggio delle attrezzature, che spero possano completarsi al più presto, così da aggiungere un tassello di rilievo al mosaico di assistenza ospedaliera nella sanità brindisina.
Ringrazio il DG ASL Giuseppe Pasqualone, il responsabile del procedimento e direttore dei lavori Renato Ammirabile, il direttore tecnico Damiano Oggiano, il direttore operativo Damiano Paladini, l’ispettore di cantiere Cosimo Elmo e il coordinatore sicurezza in esecuzione Nicola Marinò.
Ringrazio infine il soggetto contraente Consorzio Stabile Buil s.c.a.r.l. e l’impresa esecutrice CEA Construction s.r.l.”.
Sma, Amati: “Vince la vita. Da settembre attivo screening obbligatorio su tutti i bimbi pugliesi”
“Asl Bari ha completato le procedure di gara. Da settembre sarà attivo, presso il laboratorio di genomica del Di Venere di Bari, lo screening obbligatorio per la Sma su tutti i bimbi pugliesi; si tratta dell’esecuzione di una legge regionale unica in Italia, in grado di far vincere la vita ed evitare di sopportare la tragedia di diagnosi tardive che rendono vane le cure di cui disponiamo”.
Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione, promotore della legge regionale sullo screening obbligatorio Sma su tutti i bimbi nati in Puglia.
“Siamo i primi in Italia a esserci dotati di un sistema ordinario e obbligatorio di screening Sma su tutti i bimbi nati in Puglia, affidato alla responsabilità del Dott. Mattia Gentile e del suo staff nel laboratorio di genomica del Di Venere.
Conoscere in fretta la diagnosi aiuta a somministrare in tempo le terapie innovative di cui disponiamo, così da evitare i casi dolorosi di Melissa, Federico, Giovanni, Marco, Paolo e di tutti i bimbi che in passato non hanno potuto disporre di queste tecnologie avanzate. A loro è quindi dedicato il lavoro compiuto.
C’è da dire che la Asl di Bari ha proceduto in tempi record per dotarsi di tutta l’organizzazione necessaria, bandendo e aggiudicando la gara per la fornitura delle attrezzature e dei materiali. E di questo ringrazio i manager della Asl Bari e i dirigenti responsabili dell’ultimo tratto del procedimento Giuseppe Volpe e Pia Paciello.
L’aggiudicazione riguarda la fornitura in service, per un ammontare biennale di 913milioni e comprensivo del servizio di raccolta e tracciabilità dei campioni, di un sistema di analisi a elevata automazione, costituito da apparecchiature dedicate, kit di reagenti e consumabili, per le procedure di screening neonatale per l’Atrofia muscolare spinale (SMA)”.
Zona PIP Francavilla, Amati: “Dopo diverse sollecitazioni e riunione di Commissione, Giunta regionale ha approvato variante”
“Come annunciato nei mesi scorsi, anche attraverso un’audizione in Commissione, la Giunta regionale ha approvato la variante normativa al PDF della zona D-PIP di Francavilla Fontana”.
Lo comunica il presidente della Commissione regionale bilancio e programmazione Fabiano Amati.
“Nelle scorse settimane il dirigente della sezione competente aveva comunicato in Commissione, dopo diverse sollecitazioni, l’avvenuta predisposizione della delibera di approvazione della variante normativa al PDF della zona D-PIP di Francavilla Fontana.
È dunque terminato un procedimento ampiamente atteso dalla comunità produttiva di Francavilla Fontana.
La parola ora agli imprenditori e all’amministrazione comunale di Francavilla Fontana, che attraverso il Consigliere comunale Numa Ammaturo mi hanno chiesto di occuparmi della questione”.
Vaccinazioni, Amati: “È da irresponsabili non vaccinare in fretta 190mila ragazzi e poi chiedere la Dad”
“È da irresponsabili non affrettarsi nel vaccinare i quasi 190mila ragazzi mancanti all’appello e a settembre magari condannarli alla Dad per la mancata vaccinazione. Abbiamo ancora tutto il tempo per vaccinarli tutti e sfiorerebbe la responsabilità penale non farlo”.
Lo dichiara il presidente della Commissione regionale bilancio e programmazione Fabiano Amati.
“La fascia che va dai 12 ai 19 anni è composta da 321.188 pugliesi. Di questi 72.861 hanno ricevuto solo la prima dose, mentre 59.102 hanno ricevuto due dosi o dose unica. Sono 189.225, dunque, i ragazzi pugliesi appartenenti a questa fascia che sono ancora da vaccinare, equivalente al 58.91% della popolazione di riferimento.
Un dato ancora troppo ampio che non ci lascia tranquilli in vista dell’apertura dell’anno scolastico.
Sollevo la questione per far presente che non potrà essere giustificato nemmeno un altro giorno di lezione in Dad, soprattutto se si consideri che incombe sulla Regione la responsabilità vaccinale e quindi il dovere di tenere aperti i centri vaccinali anche ad agosto, per garantire il raggiungimento dell’obiettivo di copertura”.
Nardò, Amati: “Il PD è contro i candidati sindaco che impediscono depurazione acque e inquinano suolo e mare”
“Non è solo questione di destra o sinistra. Il PD è impegnato a impedire la riconferma di sindaci, come quello di Nardò, che tra l’altro impediscono l’entrata in funzione del depuratore di Porto Cesareo, contribuendo così a inquinare il suolo e il mare di quello splendido territorio”.
Lo dichiarano il Consigliere regionale Fabiano Amati e il deputato Alberto Losacco.
“Ci sono candidati sindaco che purtroppo operano eccitando le paure delle persone, come quella che gli scarichi dei reflui depurati inquinino il mare, è così facendo consentono lo scarico nel sottosuolo di liquami tal-quali, cioè senza depurazione.
È il caso del depuratore di Porto Cesareo, completato da mesi, che non può essere collegato allo scarico di Nardò per l’ostilità dell’amministrazione locale, che a tacer d’altro non considera che l’inquinamento non conosce i confini amministrativi, per cui se Porto Cesareo piange Nardò non ride.
Il PD di Nardò e della provincia di Lecce stanno anche per questo promuovendo candidature con programmi di cura e tutela ambientale, chiedendo un po’ a tutti, compreso il Presidente Emiliano, di non sacrificare il bene pubblico e il proprio dovere di amministratori per amicizia o per ricambiare aiuti elettorali. L’amministrazione pubblica è un’attività umana che si caratterizza nella capacità di risolvere i problemi, che a Porto Cesareo e Nardò portano il nome della depurazione, dell’inquinamento di suolo e mare e di ripetuti procedimenti d’infrazione promossi dall’Europa”.