Xylella, la “visione” c’è tra la scienza e il mercato

Nel grande impegno per rigenerare i terreni pugliesi colpiti dalla Xylella, occorre sempre tenere presente che l’agricoltura è un settore produttivo e non un quadro di pittura. E se pure si volesse trasformare l’imprenditore agricolo in custode di una pinacoteca, le tasse dei cittadini sarebbero insufficienti a pagare gli stipendi.
Per questo, ogni idea di rigenerazione produttiva e ricostruzione paesaggistica deve essere accordata con la prova scientifica (anche l’economia è una scienza) e le leggi di mercato. Se non si sceglie questo metodo realista, alla tragedia della Xylella si sommerà quella dell’ulteriore abbandono dei campi, lasciandoci in dote idee impossibili e paesaggio lunare.
Prima lo capiamo meglio è. Prima ci affidiamo agli scienziati dell’agricoltura, vilipesi in passato anche al costo di qualche processo penale, e prima potremo dire di aver fatto qualcosa di buono.
Tutto questo significa che sulla base del principio di biodiversità, vanno favoriti innesti sugli ulivi (per le zone non ancora distrutte e come tentativo di resistenza), impianti di cultivar diverse in base alla prova scientifica agronomica e alle leggi del mercato (non si può imporre la coltivazione di un prodotto privo di convenienza) e infrastrutture ad alta innovazione tecnologica per coltivazione fuori suolo (per esempio le serre, come già avviene nella Piana degli ulivi monumentali).
Questa combinazione di scelte, in grado di pesare solo all’inizio e in modo limitato sulle tasse dei cittadini, porterà alla costituzione di un nuovo paesaggio, dopo la distruzione inferta dalla Xylella, anche a causa – ahinoi! – di cecità ideologica, resasi purtroppo funzionale alla distruzione del vecchio paesaggio che si vorrebbe ripetere. Ossia, del paesaggio perduto, del quale qualcuno si sente orfano e vorrebbe riportarlo in vita, ripetendo il miracolo di Lazzaro.
Non c’è dunque bisogno di avere una visione o cercarla: la visione che si dovrebbe avere o si dovrebbe cercare è sotto il naso ed è, ancora una volta e per l’ennesima volta, una decisione politica accordata con la prova scientifica e il mercato.
In tanti, certamente immersi nella retrotopia, nell’idea effimera di un passato più rassicurante, cercano i sentimenti perduti nella speranza, vana, di tenere accese antiche emozioni. Ma questo non è possibile. Non è possibile rivedere come la prima volta la città, “nella sua folle promessa di tutto il mistero e di tutta la bellezza del mondo”, come ci fu raccontato da Scott Fitzgerald nel Grande Gatsby.
Il vecchio paesaggio agrario fu plasmato da esclusive esigenze produttive, accogliendo prodotti “inventati” in oriente e dispensati al mondo. È così come per la parola, non c’è quasi nulla che non fu pensato e scritto in greco, così per l’agricoltura non c’è quasi nulla che non fu inizialmente piantato tra le acque del Nilo, del Tigri e dell’Eufrate. E oggi, noi, abbiamo dato il passaporto di autoctono a quasi tutto ciò che in passato fu indiscutibilmente alloctono.
Se considerassimo la nostra “semenza”, mai termine fu più appropriato, ci sentiremmo costretti a seguire “virtute e canoscenza”. E pure questo ci fu raccontato dal Poeta per evitare di finire all’Inferno.
Abbiamo avuto un paesaggio. Non siamo riusciti a conservarlo, pure sospinti da ideologia e credulità. E ora che ci resta da fare? Il solito. Costruire il nostro paesaggio, utilizzando la prova scientifica, l’innovazione e il mercato, così da avere anche noi qualcosa di utile e bello da consegnare a chi verrà: la tradizione. La tradizione dei nostri tempi e del nostro vivere.
E poi verrà ancora un nuovo patogeno, perché i patogeni vengono sempre e costellano la storia dell’umanità, e proverà a distruggere la nostra tradizione. E speriamo che nella Piazza Sant’Oronzo di Lecce non si ritrovino attori e cantanti a dire di NO all’eradicazione, relegando invece gli agronomi a Hollywood o a Sanremo.


Fabiano Amati

Articolo pubblicato su Quotidiano di Puglia, edizione del 27/09/2023

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Fabiano Amati

Nato a Fasano, in provincia di Brindisi, il 18 ottobre 1969. Laureato in giurisprudenza presso l’Università di Bari, svolge la professione di Avvocato. E’ attualmente Assessore Bilancio, Ragioneria, Finanze, Affari Generali della regione Puglia.