Sospensione AstraZeneca, Amati: “Sui vaccini non esiste la decisione politica per ‘mal di firma’ ma solo la prova scientifica”

“Una decisione politica non può avallare le paure, mettendo a soqquadro una campagna vaccinale che ha già di suo mille problemi organizzativi. Mi sembrano pertanto improprie le dichiarazioni del direttore generale AIFA: o c’è la prova scientifica che AstraZeneca ha problemi imprevisti, e non mi pare che ci siano, oppure si revochi subito la sospensione. Siamo purtroppo immersi nel ‘mal di firma’ e nel modello ‘una carta a protocollo’ per scansare responsabilità”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e Programmazione Fabiano Amati, commentando le dichiarazioni del direttore generale AIFA Nicola Magrini, riportate oggi dalla stampa quotidiana, sulla sospensione del vaccino AstraZeneca.

“Non mi paiono congrue con il blasone scientifico di AIFA dichiarazioni che da un lato ribadiscono la sicurezza del vaccino AstraZeneca alla luce dei dati addirittura rivisti e poi giustificano la sospensione come scelta di tipo politico.
Nelle materie scientifiche la decisione politica si assume scegliendo tra ipotesi plausibili scientificamente provate e non per fronteggiare la paura. Anzi, il compito delle istituzioni scientifiche è proprio quello di rassicurare ogni condizione di paura che interferisse pesantemente nel raggiungimento del risultato auspicato, cioè l’immunità di popolazione nel più breve tempo possibile.
Sono certo che la decisione sarà rivista tra non molte ore, ma il danno che è stato realizzato è già immenso e le ore di lavoro che impiegheremo per rinnovare la fiducia della gente si sarebbero potute usare con maggior profitto nella lotta alla pandemia”.

Sma1, Amati: “Rimediato a disuguaglianza tra bimbi italiani ed europei. Onore alle famiglie dei bimbi pugliesi”

“L’Aifa ha posto oggi rimedio, pur con un certo ritardo, a una complicazione burocratica in grado di creare incertezze sulla disponibilità della terapia genica Zolgensma e tragiche disparità tra bimbi italiani ed europei. Si deve alle famiglie di Melissa prima e poi di Federico, Paolo e Marco, un’attività di sensibilizzazione che ci ha esposto con crudezza il problema delle malattie rare e della diagnosi precoce”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e Programmazione Fabiano Amati.

“Nella lotta alla SMA è la parola ‘precoce’ che in Italia pare mancare. Poco precoci nel diagnosticarla, nonostante da fine 2018 il test neonatale sia diventato un livello essenziale di assistenza, e poco precoci nel regolamentare l’accesso alle terapie più innovative, nonostante in altri paesi europei è previsto da un pezzo l’uso della terapia genica sino al peso corporeo di 21 kg.
Ed è proprio per la mancanza di precocità che ci siamo ritrovati di fronte a famiglie giustamente disperate e poco inclini a credere nello Stato, promuovendo soluzioni alternative che al loro posto tutti avremmo proposto, con tutti gli errori di valutazione che questo può determinare.
I medici contratti dalle regole di utilizzo delle terapie, i burocrati intimiditi dal carico di responsabilità della decisione, l’opinione pubblica allertata dalla solidarietà e le famiglie lasciate al loro dramma o alla polemica con chi stando dalla loro parte osa nel dire la verità.
Ho visto tutte queste cose in questi mesi e grazie a Melissa e a Federico, Paolo e Marco ho deciso che il campo delle malattie rare non va lasciato senza presidio, con più leggi e atti amministrativi e meno conferenze e convegni.
Questa vicenda ci ha fatto crescere e dobbiamo essere grati ai quattro bimbi pugliesi e alle loro famiglie.
La decisione dell’AIFA apre ora nuovi scenari clinici, offrendo ai medici la possibilità di prescrivere il farmaco Zolgensma con costi a totale carico del servizio sanitario e senza alcun dubbio d’interpretazione.
Colgo l’occasione di un clima prevedibilmente più sereno per ribadire che al cospetto di queste malattie i principali problemi sono la diagnosi precoce e la responsabilità di prescrivere una cura; il costo delle cure e dei farmaci, invece, è solo una conseguenza da gestire secondo buon senso, che nel sistema sanitario universalistico italiano è materia che non manca e dice che nessun bambino può essere lasciato indietro per mancanze di risorse”.