Consorzi, le clientele fermano il passaggio ad Aqp / Intervista su Corriere del Mezzogiorno di oggi

Corriere del Mezzogiorno Puglia di venerdì 22 maggio 2020, pagina 5

Intervista a Fabiano Amati – «Consorzi, le clientele fermano il passaggio ad Aqp»

Amati (Pd): «Un continuo spreco di denaro, la Regione paga 12 milioni all’anno senza alcun rilancio»

di Fatiguso Vito

BARI «Sia chiaro: la vicenda giudiziaria di Ninni Borzillo farà il suo corso. Faccio una riflessione politica e amministrativa. I consorzi di bonifica continuano a rappresentare un costo esorbitante per la comunità pugliese. Eppure, basterebbe farli confluire in Acquedotto Pugliese; lo prevede una legge che non viene applicata».

Fabiano Amati, presidente della commissione Bilancio (esponente del Pd), torna a chiedere che si faccia chiarezza. I consorzi commissariati sono diventati un ricettacolo di interessi e spesso luoghi dove il servizio, ovvero l’erogazione dell’acqua agli agricoltori, passa in secondo piano. Ogni anno dal bilancio regionale fuoriescono milioni di euro per consentire alle strutture di poter andare avanti nonostante il servizio preveda l’erogazione dell’acqua a fronte del pagamento di una tariffa.

Amati, l’indagine su Borzillo è una delle tante vicende che andrà chiarita in sede giudiziaria. Ma il problema politico è il solito: come risolvere una volta per tutte la crisi dei consorzi di bonifica?

«La soluzione è sempre la stessa e ogni volta che viene proposta scattano interessi trasversali che bloccano gli eventi: far confluire i consorzi in Acquedotto Pugliese».

Che vantaggi produrrebbe?

«Intanto per il funzionamento dei consorzi commissariati la Regione paga ogni anno dai 10 ai 12 milioni. Poi lo stesso Acquedotto Pugliese riconosce i costi di approvvigionamento delle risorse idriche dagli invasi di competenza dei consorzi. Infine, sono iscritti nel bilancio della Regione residui attivi per oltre 100 milioni. Sono cifre che i consorzi non restituiranno mai».

E dal punto di vista operativo?

«L’Acquedotto è specializzato nella distribuzione idrica e potrebbe migliorare la capillarità della rete diretta ai campi. Ma c’è altro».

Dica pure.

«In un periodo dove l’acqua è sempre più una risorsa indispensabile e preziosa c’è da lavorare per trovare fonti alternative. E sicuramente Acquedotto ha a disposizione i reflui trattati dai depuratori. La gran parte di tale risorsa viene dispersa nell’ambiente mentre potrebbe essere usata per l’agricoltura. Il problema? La rete è gestita da soggetti diversi, quindi riunire il servizio di distribuzione in un unico operatore significa creare valore».

I vantaggi sembrerebbero evidenti. Perché il progetto non decolla? Lo stesso Michele Emiliano aveva parlato di soluzione positiva.

«Non parlo di progetto, ma di legge regionale che non viene applicata. Lo prevede una norma del febbraio 2017. Purtroppo, la realtà si scontra con interessi contrapposti. Anche Emiliano su questo tema ha rallentato. C’è il “problema” del personale. La gran parte è inquadrata con contratto di dirigente e quadro. Le figure operative, invece, sono soprattutto lavoratori a tempo determinato. Passare ad Acquedotto Pugliese significherebbe ridurre questi livelli retributivi troppo elevati. Anche questo è un motivo che blocca la riforma».

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Intervista-CorriereMezzogiorno

 

Dai vaccini ai rifiuti, io diverso da Emiliano / Intervista di oggi su Corriere del Mezzogiorno

 

Da Corriere del Mezzogiorno Puglia e Matera di domenica 17 novembre 2019

Intervista a Fabiano Amati – Amati, la sfida e le idee «Dai vaccini ai rifiuti io diverso da Emiliano»

Amati lancia il suo programma «Primarie, ecco le soluzioni. Così allargherò la coalizione»

 

di Strippoli Francesco

L’INTERVISTA

Consigliere Amati, candidato alle primarie del centrosinistra, Arcelor Mittal sta spegnendo gli impianti di Taranto. Cosa pensa?

«Bisogna impedirlo a tutti i costi, anche con un decreto legge. E una scelta che riguarda il Paese: se il governo non dovesse farlo, scriverebbe la parola fine sulla propria esistenza in vita». E dopo aver impedito lo spegnimento? «Occorrerà procedere con l’applicazione del piano ambientale che è un fatto di salute. Per portare a termine quel piano occorre che ci sia qualcuno a realizzarlo: soggetto privato, pubblico, commissario, Arcelor. Chiunque fosse, dovrebbe avere la tutela legale e l’obbligo a realizzarlo, anche a prescindere dalla produzione. Detto ciò, non vedo molte azioni al riguardo».

Cosa non vede?

«Ci sono alcuni che possono compiere atti e non lo fanno: penso a Di Maio. O ai parlamentari che chiedono l’eliminazione della protezione legale. O al presidente Emiliano che non ha una posizione precisa e beccheggia. Anche qualora la fabbrica dovesse chiudere – e non è il mio auspicio – bisogna applicare il piano ambientale. Altrimenti Taranto diventerebbe una Bagnoli 2, anzi più esplosiva di quella, vista la dimensione. E dopo il piano ambientale procedere con un’altra cosa».

Ovvero?

«Delocalizzare gli abitanti del quartiere Tamburi, a ridosso della fabbrica, con un “bonus” per acquistare altrove la casa. Non sono tra quelli che dicono: va coniugata la salute con il lavoro. No, io dico prima la salute, con il Piano ambientale, e poi di rimbalzo il lavoro».

Hanno suscitato accese polemiche le sue parole sulla “sinistra champagne” che rifiuta il Piano casa come lei lo propone. Non poteva risparmiarsi l’espressione?

«L’ho usata perché c’era una manifestazione degli edili che chiedevano lavoro. “Sinistra champagne” non addita qualcuno, allude a un modo di pensare che è lontano anni luce dal popolo e che se ne frega delle angosce della gente e del piatto da mettere a tavola: il motivo per cui il centrosinistra perde. Abbiamo proposto di prorogare il Piano casa in scadenza e subito vari ambienti che si definiscono di sinistra si sono messi a criticare. Io scelgo di stare con gli edili e con quel progetto che serve a intervenire sugli immobili esistenti, senza consumare suolo».

Ma pure nelle aree industriali.

«Solo sugli immobili esistenti, senza consumare suolo e tutelando così l’ambiente. Per di più eliminando la discrezionalità dei funzionari pubblici perché l’intervento di ristrutturazione sarebbe un atto dovuto. Si elimina in radice ogni tentazione di corrompere e farsi corrompere».

A proposito di polemiche. Una delle sue concorrenti, Elena Gentile, l’ha definita “clone di Emiliano” per aver insinuato un patto tra lei stessa e il governatore.

«L’ho già detto, corro su Emiliano e non rispondo alle polemiche. Propongo di sospendere l’attività a pagamento dei medici per combattere le liste d’attesa; Emiliano la pensa diversamente. Sono per la linea dura sulla xylella per evitare l’espansione del contagio; Emiliano sul punto ha tentennato, a dir poco. Propongo gli impianti per trattare i rifiuti per non aver la monnezza per strada. Sono contro le discariche e contro i camion con cui Emiliano fa fare il tour d’Europa ai rifiuti pugliesi. Ho proposto un ente strumentale per accelerare la spesa dei fondi europei e il testo ha ricevuto il parere contrario del governo regionale: per questo giace in commissione. Potrei continuare».

Ha illustrato una specie di contro-programma: hanno ragione quelli che dicono che le primarie rischiano di minare l’unità della coalizione?

«Io mi sono candidato perché su molte questioni la penso diversamente da Emiliano. Ero assessore (tra il 2009 e il 2013) quando fu approvata la lista con 5 nuovi ospedali da costruire: ne è in costruzione solo uno. Voglio fare il presidente perché li voglio vedere tutti finiti in 5 anni. E per estendere la copertura vaccinale. E anche per portare acqua e fogna ovunque: qui la legge c’è, ma manca il regolamento della giunta. Mi candido perché su tante questioni ho maturato una visione diversa in termini di soluzioni possibili. Io penso che se non hai la soluzione — che piaccia o meno — tu sei parte del problema».

Qual è il leader politico che le piace di più? Zingaretti, Renzi, Salvini, Berlusconi?

«Come per la musica, non ho preferenze “singole”. Dipende, diciamo così, dai politici, dalle situazioni e dalle soluzioni che essi propongono ai problemi».

Lei è l’uomo politico pugliese più citato dal «Foglio». Cosa significa?

«Non saprei. Forse significa che il “Foglio” contesta Emiliano e sa che io propongo soluzioni diverse. Forse significa che se io vinco le primarie, la coalizione di centrosinistra diventa più larga di quella che è».

Più larga di quella di Emiliano?

«Sì, chi oggi sta fuori dal circuito delle primarie è Italia viva di Renzi e l’associazione Giusta causa che fa capo all’avvocato Laforgia. Sono due realtà politiche che a me interessano e coltivano idee che a me piacciono molto, in vista di una coalizione larga del centrosinistra».

È indispensabile che sia larga?

«Sì, perché l’aria per noi è politicamente amara. Solo se vinco io le primarie, la coalizione si allarga. Si allarga sulle idee, non sul posto concesso all’Acquedotto o all’Arpal. Emblematico di questo aspetto è il sostegno che mi è stato accordato dall’ex assessore Tommaso Fiore, maestro di amministrazione. Mi dice così: tu sei l’unico che prende posizione sul rapporto tra decisione politica e scienza. Fiore, Italia viva, Giusta causa dicono: prima le idee. Io gliele offro».

 

 

Qui il file dell’intervista: 

Intervista_CorriereMezzogiorno17nov2019