Sanità, Amati: “Oggi molto meglio a Fasano. Subito trasferimento al PTA per migliore funzionalità. Ora Ostuni e Cisternino”

Dichiarazione del Presidente della Commissione Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Oggi va molto meglio all’anagrafe della Asl di Fasano: minore fila e gestione di tutte le richieste. Ho avuto modo di osservarlo nella visita di stamattina, accompagnato dalla Consigliera comunale Gina Albanese.
Devo innanzitutto ringraziare per il lavoro e la disponibilità la dirigente del distretto Giulia Calabrese, il DG Asl Giovanni Gorgoni e il personale addetto al servizio per la pronta disponibilità nel risolvere tutti i problemi segnalati.
Per metterci alla spalle definitivamente la brutta pagina delle file incivili che si creano, c’è però bisogno di trasferire il servizio, nel giro di pochi giorni, presso il PTA di Fasano, nei nuovi spazi già pronti e in fase di allestimento. Il trasferimento produrrebbe maggior decoro, ordine e soprattutto la possibilità di offrire un servizio di accoglienza e orientamento, considerato che per stima sommaria almeno il 50% delle prestazioni (scelta, cambio medico e rinnovo esenzione) potrebbero essere svolte online, oppure automaticamente, attraverso il medico di medicina generale o presso i CAF gratuitamente.
Il trasferimento produrrebbe, inoltre, una più equilibrata gestione del personale, senza sottoporli a carichi di lavoro eccessivi o disfunzionali, tenendo sempre presente – tuttavia – la scarsità delle risorse umane.
Fino al trasferimento del servizio presso il PTA, ovviamente, assicurerò la mia presenza all’inizio di ogni giornata prevista per le attività di sportello al pubblico.
La mia attività di monitoraggio si sposterà nelle prossime ore anche agli uffici anagrafe di Ostuni e Cisternino, ove vengono segnalati i medesimi disservizi.”

UTIN Perrino, Amati: “Rischio chiusura per rifiuto di strategie energiche, allungando agonia con soluzioni obbligate e incredibili”

“La sopravvivenza della terapia intensiva neonatale del Perrino è legata a due strategie obbligate, utili ad allungare l’agonia, ma pure incredibili: l’acquisto di prestazioni dal Policlinico e la sospensione dei ricoveri per i casi più gravi. Siamo arrivati a questo punto per carenza dei medici, certamente, ma anche per clamorose disattenzioni gestionali del passato e per la mancata organizzazione del personale sul livello regionale. E nessuno alla Regione ha la voglia di mettere riparo, perché la sanità è purtroppo intesa come un ingranaggio di potere da oliare e non come un rimedio alla malattia da preservare. Vi racconto i fatti e le soluzioni che non si vogliono attuare.”

Lo dichiara il Consigliere regionale Fabiano Amati.

“In queste ore il reparto funziona perché il Commissario della Asl ha deciso, giustamente, di sottoscrivere una convenzione onerosa con il Policlinico di Bari, per ottenere in cambio prestazioni aggiuntive.
In pratica, una risposta d’emergenza per contrastare l’organizzazione del personale nella sanità regionale attraverso otto feudi, ossia le aziende sanitarie, così da innescare un giro di giostra di denaro pubblico, da un’azienda sanitaria all’altra, per remunerare il personale di un unico committente: il sistema sanitario regionale.
Questo rimedio, in ogni caso, non potrà durare a lungo, e perciò mi sembra ragionevole l’idea di limitare i ricoveri ai bambini con più di 34 settimane e con peso maggiore a 2 kg, così da poter utilizzare in prestito anche personale delle pediatrie, ossia con minore esperienza di terapia intensiva, così da garantire i turni notturni e le reperibilità.
Ma se queste sono le toppe, manca da capire come si è prodotto il buco, così da cambiarsi definitivamente l’abito. Premessa la carenza di neonatologi, su cui non si può dire molto se non auspicare mutamenti nei percorsi universitari, l’UTIN di Brindisi dovrebbe avere sulla carta un organico composto da un direttore e 12 medici. In realtà ce ne sono solo 5, oltre al direttore, insufficienti a garantire turni e reperibilità.
Siamo arrivati a questo punto perché in passato sono stati concessi diversi nulla osta alla mobilità infraregionale, ossia da una Asl all’altra, e per il solito sistema dei concorsi aziendali piuttosto che i concorsi unici regionali, così da consentire un aggiramento delle eventuali mobilità negate. Per esempio: chi è in servizio nella Asl Brindisi e volesse il trasferimento alla Asl di Bari, in caso di mancato nulla osta alla mobilità, attende (o spinge) un concorso del Policlinico a cui partecipare e, in caso di vittoria (certa), decide di dimettersi dalla Asl di Brindisi e prendere servizio alla Asl di Bari. Un percorso certamente tortuoso ma con esiti assicurati, sottraendo tuttavia ai malati della Asl di Brindisi l’assistenza e magari ritornando, qualche tempo dopo, a svolgere il servizio nella stessa Asl di Brindisi per coprire il buco e però in forza di una convenzione onerosa a titolo di prestazioni aggiuntive.
In questo consiste il grande problema strutturale in grado di generare seri problemi, in particolare alla Asl di Brindisi.
Nessuno si accorge di un paradosso: l’organizzazione sanitaria disegnata su base regionale e il reclutamento del personale su base provinciale, come se le Asl fossero feudi, quindi abilitate ad accaparrarsi personale anche in danno delle altre Asl, senza che nessuno possa mai emettere un ordine di servizio per garantire la piena funzionalità dei reparti e quindi l’assistenza.
È l’ora, dunque, d’istituire l’azienda unica regionale, almeno per la gestione del personale, l’acquisto di beni e la realizzazione dei lavori; sarebbe questo un provvedimento strutturale in grado d’impedire ciò che sta accadendo al Perrino e che di questo passo potrà accadere ovunque.
Lo faranno? Dubito ma lo auspico.”

Sanità, Amati: “File incivili all’anagrafe Asl di Fasano per cambio medico e ticket patologie. Da giovedì mio banchetto”

“File incivili dall’alba, come ogni martedì e giovedì, accoglienza in locali angusti e alle ore 12 tutti a casa, per molti con nulla di fatto. Succede a Fasano. E non per acquistare un biglietto di un concerto, ma per ottenere o rinnovare l’esenzione ticket per patologia oppure per cambiare medico curante o pediatra. Una situazione insostenibile, certamente in virtù dello scarso personale, ma innanzitutto per gravi carenze organizzative e informative su tutti i sistemi alternativi alla coda allo sportello. Se non avrò urgenti rassicurazioni, da giovedì mattina installerò un banchetto, affinché possa aiutare tutte le persone in difficoltà, personalmente o con l’aiuto dei miei collaboratori.”

Lo dichiara il Presidente della Commissione Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“La visita che ho svolto stamattina, accompagnato dalla Consigliera comunale Gina Albanese, mi ha messo di fronte a un clamoroso problema, pare comune a tutte le Asl pugliesi: un sistema anagrafico con gran mole di lavoro, gravi problemi organizzativi e scarsità di addetti.
In ogni caso, prima di occuparsi del problema di scarsità del personale, bisognerebbe risolvere tutti i problemi organizzativi di base.
Infatti: mentre sulla carta è previsto un sistema di accesso ai servizi attraverso i mezzi informatici, le comunicazioni di posta elettronica, le convenzioni con i CAF e il protagonismo dei medici di medicina generale, nella realtà si stenta ad avviare il tutto per difficoltà comprensibili solo con una visita agli sportelli, tra i cittadini e abbandonando le scrivanie.
A parte il problema delle persone con difficoltà ad approcciarsi ai sistemi informatici, che dovrebbero essere gli unici (sempre meno) a frequentare gli sportelli, non c’è alcuna informazione sull’utilizzo della posta elettronica per il cambio medico e comunque la pratica viene esitata dopo diversi giorni; il ricorso ai CAF, con convenzione a costo zero spesso solo sulla carta, non può sostituire la domanda di adempimento alla Asl, favorendo – in tutti i casi – le più celeri modalità informatiche; gli adempimenti posti in capo ai medici di medicina generale non possono essere ribaltati sullo sportello Asl, magari per i ricorrenti e mancati aggiornamenti del sistema informativo ‘Edotto’.
Ecco quali sono, in estrema sintesi e per fatti sintomatici, i problemi organizzativi, in grado di esporre al disagio centinaia di persone toccate dalla malattia oppure non in condizione di perdere due e tre giornate di lavoro.
In tempi in cui la firma di noi cittadini può avvenire addirittura soffiando nel vento, grazie alle notevoli possibilità tecnologiche, non possiamo osservare l’inciviltà delle file del dolore e della burocrazia, con a giustificazione l’utilizzo dell’argomento di briscola – quello che vale sempre – della carenza di personale. Problema reale, certamente, ma da risolvere solo dopo aver affrontato e risolto i gravi problemi organizzativi.
Se entro domani sera non riceverò notizie o rassicurazioni, installerò un banchetto dinanzi alla Asl per contribuire alla migliore gestione del problema e per sensibilizzare tutti sui doveri degli amministratori pubblici.”

Brindisi, Amati: “Marchionna accetti contributi Snam per luci e strade nelle contrade, rifiutati da Rossi e dai suoi compagni oggi con Fusco”

“Accettare il contributo Snam per luci e strade nelle contrade e dialogare per compensazioni con tutte le imprese con investimenti energetici puliti e salubri. È una delle prime cose che abbiamo chiesto e ottenuto da Pino Marchionna qualora fosse eletto sindaco.”

Lo dichiara il Consigliere regionale Fabiano Amati.

“L’attenzione alle persone, soprattutto quelle che hanno più problemi e se la passano peggio, è la nostra priorità. In questo senso i cittadini che abitano le contrade, migliaia, sono tra questi: vivono senza luci e strade, nonostante un Piano di recupero approvato dal Comune e dalla Regione. Negli anni scorsi ci siamo impegnati con determinazione per portare acqua e fogna, riuscendoci solo in parte, e provando a favorire il dialogo con Snam – società di Stato impegnata nella realizzazione di infrastrutture energetiche – per ottenere contributi di solidarietà sociale finalizzati alla realizzazione di opere d’urbanizzazione, in particolare luci e strade.
Il sindaco Rossi e la maggior parte dei sostenitori del candidato Fusco, tuttavia, non hanno mai voluto accettare il contributo reso disponibile da Snam in numerose riunioni della Commissione regionale Bilancio, adducendo un mucchio di scuse per travestire un’ideologia, ossia quella del no-a-tutto. Un atteggiamento incomprensibile, forse dettato dall’incapacità d’immedesimarsi, dall’alto della loro condizione di benessere, nei problemi delle persone normali e bisognose. Ora abbiamo la possibilità di cambiare, di eleggere come sindaco Marchionna, così da concretizzare il dialogo con Snam, con Tap, con Enel e con tutte le imprese operanti a Brindisi, per pretendere misure di compensazione territoriale da concentrazione di nuove infrastrutture energetiche compatibili con l’ambiente e la salute. E tutto questo per risarcirci, con investimenti puliti e salubri, da un passato in cui a Brindisi arrivavano solo produzioni inquinanti e nocive, lasciando ai no-a-tutto le politiche decrescitiste e quindi inquinanti e insalubri.”

Acqua, Azione: “Continuiamo a buttare a mare miliardi di litri per alleggerire le dighe. E noi discutiamo di dissalatori”

“Continuiamo a buttare a mare miliardi e miliardi di litri di acqua per alleggerire cinque dighe bisognose di lavori già finanziati ma in clamoroso ritardo e da una di queste – Monte Cotugno – solo una piccolissima parte in eccesso è utilizzata (ma solo per sperimentazione) per riempire l’inattiva diga Pappadai; un’opera idraulica terminata tanti anni fa e che potrebbe invece servire sia al servizio irriguo che al potabile, attraverso un accordo tra Consorzio di bonifica e AQP. Uno scenario incredibile. Si butta l’acqua a mare – in attesa di lamentarsi in concomitanza con la prossima siccità -, non si giunge a concludere nessuna attività per garantire il riempimento della diga e non si procede in conseguenza a realizzare il potabilizzatore di San Paolo per rendere potabile l’acqua invasata. In altre parole, si perde risorsa idrica a portata di mano, senza avere un bilancio idrico puntuale in grado di valutare il fabbisogno aggiuntivo e quindi anche l’investimento di 100milioni per la realizzazione del dissalatore del Tara”.

Lo dichiarano i consiglieri regionali di Azione Fabiano Amati, Sergio Clemente, Ruggiero Mennea e il responsabile regionale di Azione del dipartimento Acqua e depurazione Nicola Di Donna.

“Stiamo aspettando la prossima contabilità sul delitto dello spreco d’acqua, ma nei mesi scorsi abbiamo già buttato a mare 35 miliardi di litri per alleggerire le dighe di Monte Cotugno, Pertusillo e Conza, perché assoggettate a una decisione del registro dighe di riduzione del limite d’invaso, a causa della mancata realizzazione di varie opere di adeguamento sismico e manutenzione. E tutto questo nonostante si disponga delle risorse per effettuare i lavori.
Ad esclusione delle quantità di acqua che si stanno sprecando in queste ore, ecco il dettaglio analitico per le cinque dighe d’interesse per la Puglia, comprendendo quantità di massimo invaso, riduzione della capacità di raccolta, finanziamento per lavori e risorsa sprecata.
Diga di Conza della Campania: massimo invaso 61,81 miliardi di litri d’acqua; invaso autorizzato 45,50 miliardi; si sprecano, quindi, un potenziale di 16,1 miliardi di litri l’anno, nonostante un finanziamento per manutenzione di 2 milioni di euro. Nell’ultimo anno e prima degli eventi di questi giorni, sono stati buttati a mare 51 miliardi di litri, per manovre di alleggerimento.
Diga del Pertusillo: massimo invaso 155,00 miliardi di litri d’acqua; invaso autorizzato 104,72 milioni; si sprecano, quindi, un potenziale di 50,28 milioni di metri cubi, nonostante un finanziamento per manutenzione di 1,5 milioni di euro. Nell’ultimo anno e prima degli eventi di questi giorni, sono stati buttati a mare 48 miliardi di litri, per manovre di alleggerimento.
Diga di Monte Cotugno: massimo invaso 480,70 miliardi di litri d’acqua; invaso autorizzato 285,70 miliardi; si sprecano, quindi, un potenziale di 195 miliardi di litri, nonostante un finanziamento per manutenzione di 5 milioni di euro. Nell’ultimo anno e prima degli eventi di questi giorni, sono stati buttati a mare 67,8 miliardi di litri, per manovre di alleggerimento.
Diga Saetta: massimo invaso 3,48 miliardi di litri; invaso autorizzato 2,53 miliardi; si sprecano, quindi, un potenziale di 0,95 miliardi, nonostante un finanziamento per manutenzione di 2,5 milioni di euro. Nell’ultimo anno non sono state effettuate manovre di alleggerimento.
Diga del Locone: massimo invaso 118,49 miliardi di litri d’acqua; invaso autorizzato 57,00 miliardi; si sprecano, quindi, un potenziale di 61,49 miliardi di litri, nonostante un finanziamento per manutenzione di 1,5 milioni di euro. Nell’ultimo anno non sono state effettuate manovre di alleggerimento”.

Liste attesa, Azione: “Piani Asl generalmente carenti, tranne Policlinico Foggia e Taranto. Si rischia di buttare al vento 30milioni di euro”

“Sul recupero delle liste d’attesa si rischia di buttare al vento 30milioni di euro. I Piani presentati dalle singole Asl, eccetto il Policlinico di Foggia e Asl di Taranto, presentano gravissime carenze nella ricognizione delle prestazioni non eseguite, fanno affidamento sul coinvolgimento dei privati, senza tener conto delle norme sui tetti di spesa e senza valutare le possibilità di utilizzare risorse interne, e agiscono non per singole prestazioni aggiuntive ma per ore di lavoro. Insomma, è già servito il piatto fumante dell’insuccesso. E mentre ciò accade, Emiliano occupa le sue giornate a organizzare il suo sistema di potere e le sue trame, come se la politica fosse solo un grande gioco di società.”

Lo dichiarano il Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, e i Consiglieri Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo.

“Il Piano del Policlinico di Foggia è l’unico chiaro, quadrato e si presenta dotato di poche pagine strettamente sobrie e operative.
Le prestazioni di specialistica ambulatoriale da recuperare sono 16.024, mentre sono 1.624 quelle di ricovero per prestazioni chirurgiche. Il numero totale delle prestazioni dovrà essere ripulito attraverso un recall e le ore aggiuntive saranno attribuite e pagate previo calcolo sui tempi medi di esecuzione della prestazione, facendo affidamento esclusivo alle risorse di personale interno.
A tale scopo sono state fissate le ore in attività aggiuntiva per il totale delle prestazioni da recuperare prima del recall, pari a 11.004 per i dirigenti medici, 2.869 per i tecnici e 4.514 per gli infermieri. La fissazione del tetto medio orario sul massimo potenziale delle prestazioni (pre-recall), genererà a valle del recall – ovviamente – sia un monitoraggio accurato che eventuali risparmi e minori sprechi di risorse economiche.
Il Piano di recupero della Asl Taranto si presenta estremamente corposo, con elementi di notevole dettaglio, però bisognoso di un riepilogo riassuntivo per meglio consentire la valutazione e soprattutto il monitoraggio.
In ogni caso: a parte il problema del ricorso al previsto ricorso al privato accreditato – probabilmente in violazione dei tetti di spesa – il Piano della Asl di Taranto prevede il recupero di 123.644 prestazioni di specialistica ambulatoriale, per 41.215 ore di lavoro, e 3.447 prestazioni in regime di ricovero o day service, per 6.981 ore di lavoro, con specificazione del numero di prestazioni per ogni ora, con ovvia differenziazione per complessità.
I Piani delle altre aziende, invece, si presentano con poca chiarezza e notevoli carenze.
Asl Foggia. Le prestazioni di specialistica ambulatoriale da recuperare sono 95.014, mentre sono 457 quelle di ricovero per prestazioni chirurgiche. Non è prevista un’operazione di pulizia delle liste attraverso il recall, mentre il numero di prestazioni specialistiche da effettuare è stato stimato al 50% per la specialistica, ossia 47.507, e al 100% per i ricoveri (457), senza alcun calcolo sui tempi medi di esecuzione delle prestazioni da recuperare, ovvero senza il riparto delle ore in attività aggiuntiva tra le diverse professionalità, prevedendo – probabilmente in violazione dei tetti di spesa – la possibilità di ricorrere a strutture private accreditate.
Asl Brindisi e Asl Bari. I Piani si presentano con un’ampia trattazione narrativa e scarsa sobrietà operativa.
Non sono indicati gli elementi essenziali di un piano di recupero, ossia numero di prestazioni totali da recuperare in specialistica ambulatoriale e ricoveri, modalità di pulizia attraverso il recall, calcolo del tempo medio orario per prestazioni e riparto delle ore per le diverse professionalità.
Asl Bat. Le prestazioni di specialistica ambulatoriale da recuperare sono 53.149, mentre non sono indicate quelle di ricovero per prestazioni chirurgiche. Non è prevista un’operazione di pulizia delle liste attraverso il recall, non c’è calcolo sui tempi medi di esecuzione delle prestazioni da recuperare e non è presente il riparto delle ore in attività aggiuntiva tra le diverse professionalità, prevedendo – probabilmente in violazione dei tetti di spesa – la possibilità di ricorrere a strutture private accreditate.
Asl Lecce. Non sono indicate le prestazioni di specialistica ambulatoriale da recuperare, mentre sono indicate – sia pur come stima comunicata dai dirigenti medici – quelle di ricovero per prestazioni chirurgiche, pari a 5.171; ricorrere a una stima, ovviamente, rappresenta un limite d’elaborazione del Piano.
Mentre è prevista un’operazione di pulizia attraverso recall delle prestazioni di specialistica ambulatoriale (anche se non viene fornito – come detto – il dato di partenza delle prestazioni in attesa, non è altrettanto previsto per le prestazioni di ricovero; non c’è il calcolo sui tempi medi di esecuzione delle prestazioni da recuperare e non è presente il riparto delle ore in attività aggiuntiva tra le diverse professionalità, prevedendo – probabilmente in violazione dei tetti di spesa – la possibilità di ricorrere a strutture private accreditate per le prestazioni radiologiche ad alto costo e complessità.
Policlinico di Bari. Il Piano presenta solo una scarna tabella su una prima ipotesi di prestazioni aggiuntive, indicando il costo pari a 1.385.236,60.
Non sono indicati gli elementi essenziali di un piano di recupero, ossia numero di prestazioni totali da recuperare in specialistica ambulatoriale e ricoveri, modalità di pulizia attraverso il recall, calcolo del tempo medio orario per prestazioni e riparto delle ore per le diverse professionalità.”

Tap. Azione: “Emiliano era per il no, sbagliando, ora è per il no agli sconti in bolletta, sbagliando. Ma cosa gli hanno fatto di male i pugliesi?”

Dichiarazione del consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, e del Consigliere Ruggiero Mennea, capogruppo.

“Il presidente Emiliano prima non voleva il gasdotto Tap, sbagliando, ora ha proposto un disegno di legge, approvato oggi in Commissione, con cui rinuncia alle compensazioni di Tap per dare ai cittadini sconti in bolletta, sbagliando ancora; e il tutto utilizzando l’argomento del ricorso alla Corte costituzionale contro una recente legge regionale, votata all’unanimità nello scorso autunno dal Consiglio, con la quale si applica una disposizione della legge statale c.d. Marzano in materia di poteri regionali per disporre compensazione territoriali in casi di concentrazione di infrastrutture energetiche, come in Puglia.
Ammesso e non concesso che il ricorso promosso dal Governo possa essere ritenuto fondato, non sarebbe meglio farselo dire dalla Corte costituzionale piuttosto che arrendersi senza combattere?
Inoltre: la pronuncia della Corte costituzionale, in una regione che si presta alla condizione virtuosa di hub energetico dell’Europa, servirebbe a chiarire definitivamente a cosa servono, in concreto, le disposizioni della legge Marzano.
Con questi interventi legislativi arrendevoli, invece, e senza attendere il giudizio del giudice delle leggi, rischiamo di dover giustamente accogliere le infrastrutture energetiche senza però poter ottenere misure di compensazione per concentrazioni territoriali, da far ricadere in termini di sconto sulle bollette dei pugliesi.
Ma cosa hanno fatto di male a Emiliano i pugliesi per meritarsi questo trattamento? Ovviamente faremo di tutto affinché il Consiglio regionali non approvi le modifiche alla legge regionale.”

Sma.Amati: “Miracolo scienza. Passato un anno. È normale la crescita della prima bimba con diagnosi precoce”



“È un miracolo della scienza. Un anno fa veniva somministrata la terapia genica contro l’atrofia muscolare spinale – SMA1 – a una bambina di soli 23 giorni con diagnosi precoce. I risultati? Ho anche paura a riferirli per quanto siano incoraggianti: la bambina ha uno sviluppo normale e mette i primi passi accompagnata dai genitori; in termini clinici, la sua crescita neuromuscolare è coerente con l’età. E anche gli altri due bambini, con diagnosi precoce successiva, stanno benissimo. Il risultato è dunque meraviglioso, ma quante ne abbiamo dovuto sopportare e quanti ostacoli inutili superare.”

Lo dichiara il Presidente della Commissione Bilancio e programmazione Fabiano Amati, promotore di diverse leggi regionali per la diagnosi neonatale, compresa quella sullo screening obbligatorio SMA.

“Ringrazio ancora una volta, e non mi stancherò mai di ripeterlo, il Laboratorio di genomica del Di Venere di Bari e il suo direttore Mattia Gentile, e il Dirigente dall’unità operativa di neurologia dell’ospedale pediatrico Giovanni XXIII Delio Gagliardi.
I tra bambini sinora positivi allo screening obbligatorio neonatale sulla SMA, ai quali sono state somministrate le più innovative terapie, presentano uno sviluppo neuromotorio coerente con la crescita fisiologica. Nello specifico, il primo e il terzo bambino hanno 2 copie di smn2 e senza il trattamento avrebbero già presentato i segni gravi e tragici della malattia, in quanto la SMA1 si manifesta nei primi 6 mesi di vita, ed entrambi hanno raggiunto o superato quest’epoca.
Il discorso è diverso per il secondo bambino screenato, perché è affetto da SMA2 e vedrebbe comparire la sintomatologia in un’epoca compresa tra i 6 ed i 18 mesi. Nel caso specifico, tuttavia, il bambino si presenta precoce nello sviluppo neuromotorio ed è perciò molto probabile una crescita più che normale.
Insomma, detto con prudenza, i risultati sono esaltanti.”

Acqua.Azione: “Basilicata non può usare compensazioni per sconti in bollette o sagre ma solo per manutenzione sorgenti e fiumi”

“La Basilicata non può usare le somme versate da AQP a titolo di compensazione ambientale per sconti nella bolletta dell’acqua o organizzare festival, eventi o sagre. Le norme europee e statali sulle compensazioni ambientali, comportano la destinazione delle risorse economiche solo per manutenzione di sorgenti e corsi d’acqua. E questa è una destinazione esclusiva, e nessun accordo di programma – vecchio o nuovo – può stabilire modalità diverse o autorizzare finalità non previste dalle leggi.”

Lo dichiarano il Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, i Consiglieri Sergio Clemente, Ruggiero Mennea, capogruppo, e il responsabile regionale acqua di Azione Nicola Di Donna.

“La Puglia preleva l’acqua dalle sorgenti che sgorgano in Campania e Basilicata, ma facenti parte del sistema idrogeomorfologico meridionale. Per questo motivo l’acqua è di tutti, compresa la Puglia, non è commerciabile e il suo utilizzo è regolato da Piani distrettuali e da diversi accordi di programma.
L’oggetto di questi accordi di programma è limitato a non far gravare le spese di manutenzione delle fonti e dei corsi d’acqua esclusivamente sulla regione nel cui territorio insistono le sorgenti. Per questo motivo tutte le regioni che utilizzano l’acqua sono tenute a farsi carico di un contributo a titolo di compensazione ambientale.
È perciò contro le leggi, comprese quelle geologiche, e il buon senso, pensare di poter assimilare la cessione dell’acqua a quella di una merce, con la possibilità di utilizzare le somme versate a titolo di compensazione ambientale come se fosse una remunerazione per un prodotto di proprietà.
C’è da sottolineare, anzi, che nessun versamento potrà essere effettuato da AQP alle regioni Campania e Basilicata, senza un programma di lavori ambientali, relative stime e – soprattutto – puntuale rendicontazione.”

Arpal, Azione: “Capo del personale incompatibile. Cosa avevamo detto? Nel frattempo, lottizzazione in corso: scusate il caos”

DichiaraIone del Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, e dei Consiglieri regionali Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo.

“Il responsabile del personale di Arpal è incompatibile. E noi cosa avevamo detto? Nel frattempo, Emiliano sostiene che non può procedere alla nomina del CdA Arpal, perché in attesa di un indirizzo da parte del Consiglio regionale sui nomi. Ma quando mai il Consiglio regionale deve dare un indirizzo sui nomi?
Si tratta, evidentemente, di una lottizzazione in corso tra i partiti della maggioranza su cui non si riesce a quadrare, alimentando caos.
La lezione, insomma, non è servita a nulla. Si continua a pensare a quell’agenzia come occasione per sistemare gli assetti di potere. E non ci pare che sia quella la missione di Arpal.”