Dichiarazione dei Consiglieri regionali di Azione Fabiano Amati, Sergio Clemente e Ruggero Mennea.
“A prima vista sembra che la delibera della Giunta regionale sul fine vita è la copia della nostra proposta di legge. Se sarà confermato, andrà bene così.
Ora ci aspettiamo dieci minuti di vergogna per tutti i costituzionalisti della domenica; per i cantori dell’incostituzionalità di una legge che invece eseguiva una sentenza della Corte costituzionale. Una cosa che già a pensarla fa pensare a Crozza.
Sono svaniti, dunque, sia i farlocchi problemi di costituzionalità e di competenza delle regioni, sia le questioni di coscienza. Svaniti nel nulla. Abbiamo solo perso tempo per inseguire narcisismo politico, supponenza giuridica e crudeltà umana. E il tutto per infantilismo politico, perché il problema era il semplice fatto che gli autori della proposta fossimo noi.
Ci spiace solo la vista di alcune decine di colleghi bravi e benintenzionati, catapultati in questa lite di condominio, poi smentiti e privati pure della soddisfazione di poter dire di aver fatto qualcosa di buono per le persone che soffrono e per l’ampliamento dei diritti civili nel nostro Paese. Grazie all’associazione Coscioni per il sostegno e per eventuali ed ulteriori suggerimenti in vista della decisione sul ritiro o meno della nostra proposta di legge.
Avanti con le prossime battaglie.”
Autore: Fabiano Amati
Liste attesa, Azione: “La gente malata attende? Secondo il Consiglio questa non è una priorità e si preferisce non affrontare il problema”
Dichiarazione dei Consiglieri regionali di Azione, Fabiano Amati, Sergio Clemente e Ruggiero Mennea.
“La gente è in fila al CUP e soffre sperando di poter accedere alle cure? Certo, ma secondo il Consiglio regionale pugliese questa non è una priorità. E invece di fare qualcosa, magari approvando una propria proposta, si rinvia la nostra proposta di legge, evidentemente perché ci sono cose più importanti. Ma quale può mai essere una cosa più importante delle liste d’attesa in sanità?
Siamo costretti a ricordare continuamente in cosa consiste il governare e cioè individuare i problemi e offrire le soluzioni. E mentre ricordiamo questa ovvietà, ci ritroviamo a osservare il Governo regionale e buona parte del Consiglio regionale che si mettono all’opposizione di se stessi e degli interessi delle persone.
Non si vuole ammettere, purtroppo, l’esistenza di gravi problemi organizzativi su cui non si vuole intervenire, aggravati da problematiche oggettive come la carenza di personale.
È assurdo leggere i dati della Regione, che raccontano un clamoroso disallineamento di tempi tra prestazioni istituzionali e a pagamento, e subire la mancata volontà di metterci riparo, cominciando ad applicare le leggi vigenti e sanzionare chi non le rispetta.
Che peccato osservare non tanto il mancato raggiungimento dell’obiettivo di aiutare le persone, pur sempre possibile nelle cose umane, ma l’ostinato non provarci e magari con proposte alternative che abbiamo però almeno la parvenza di concretezza piuttosto che l’evidenza di una convenienza a non cambiare mai nulla.”
Fine vita, Azione: “Infantilismo al potere. Contrari in Consiglio ma favorevoli (forse)in Giunta. Grazie alla Coscioni”
Dichiarazione dei Consiglieri regionali di Azione, Fabiano Amati e Ruggiero Mennea.
“Se finisce come promesso, cioè con l’approvazione di una delibera di Giunta regionale in grado di recepire la sentenza della Corte costituzionale sul fine vita, a noi va comunque bene, perché questo significherà che la nostra battaglia è vinta. Ci dispiace solo per il tempo perso.
Per fortuna dopo la prima bocciatura pensammo bene di ripresentare la proposta, altrimenti oggi non staremmo qui, con la Giunta pronta a mettere riparo al suo stesso pasticcio, fatto di sottovalutazione, disattenzione e modalità politicanti.
Noi siamo superiori a questi approcci politicisti, da collettivo studentesco: il nostro pensiero prevalente non è su chi fa le cose, ma sulle cose fatte e in grado di risolvere i problemi delle persone.
Certo, la commedia andata in scena farebbe sorridere, se non si fosse svolta in un ambito istituzionale, per definizione da proteggere e non esporre al ridicolo. Si sono detti prima contrari all’approvazione in Consiglio ma poi si sono trasformati in favorevoli all’approvazione in Giunta e sugli stessi argomenti. Il problema sarà ora far cancellare e portare nell’oblio tutti i comunicati stampa dei più zelanti, non vorremmo stare al loro posto, incentrati nel giurare petto in fuori sulla presunta incostituzionalità della proposta di legge e ora smentiti, addirittura, con un semplice atto amministrativo per risolvere il problema.
Insomma, l’infantilismo al potere, per cui conta chi ha portato il pallone sul campo di gioco e non la capacità dei giocatori di mandarlo in rete.
Ma non possiamo farci niente. A ognuno di noi è dato di lavorare con gli ingredienti di cui si dispone. E noi disponiamo di Emiliano e delle sue paturnie da narcisismo smisurato, in grado di portare la maggioranza all’opposizione rispetto ai cittadini pugliesi.
Ringraziamo l’associazione Coscioni per il sostegno e la mobilitazione concreti offerti, dimostrando ancora una volta la propensione a combattere su argomenti importanti ma scomodi”.
Acqua, Azione: “Campania approva legge per sottrarre le sorgenti alla Puglia. De Luca si fermi o Governo nazionale impugni legge campana”
“Il Consiglio regionale della Campania ha approvato una norma con cui c’è il rischio di vedere sottratte alle Puglia le sorgenti e le opere idrauliche della Campania dalle quali si alimenta il Canale principale dell’Acquedotto pugliese. Una norma, inserita nella legge di bilancio campana per il 2023, con cui s’invade la competenza dello Stato e quindi si pone in discussione il diritto della Puglia di dissetarsi. Chiediamo al Governo nazionale e a quello regionale d’impugnare la disposizione dinanzi alla Corte costituzionale.”
Lo dichiarano i Consiglieri regionali di Azione Fabiano Amati, Sergio Clemente, Ruggiero Mennea e il responsabile regionale di Azione del dipartimento Acqua e depurazione Nicola Di Donna.
“Si tratta di una norma regionale abbastanza strana, in grado d’invadere la competenza statale e l’interesse dei pugliesi. Aver dichiarato, infatti, la strategicità regionale delle infrastrutture della grande adduzione primaria ad uso potabile, irriguo, industriale ed energetico, assegnando alla Giunta regionale campana la loro modalità di gestione, potrebbe essere un modo surrettizio per dettare condizioni diverse da quelle attuali, creando notevoli problemi di approvvigionamento idrico per il pugliesi, ossia il mostro della siccità contro cui combattiamo da sempre per la nostra disgraziata geomorfologia.
Mettere le carte in tavola, anche attraverso il ricorso nazionale e regionale alla Corte costituzionale, servirebbe a evitare il rischio di una guerra dell’acqua tra territori contigui, in tempi in cui anche la dimensione amministrativa europea sembra un po’ troppo piccola.
Si fermi dunque il presidente De Luca e per far ciò, se serve, intervengano tutti i parlamentari pugliesi, anche per non esporci al ridicolo di battaglie combattute con una mano contro la maggiore autonomia delle regioni del nord e con l’altra assetando le regioni vicine.”
Liste attesa, Azione: “Leggiamo di passi avanti. Non è vero. Lo dicono i dati della Regione. Subito pdl in Consiglio”
“Leggiamo di passi avanti sulle liste d’attesa e sugli screening. Non è vero. I tempi d’attesa rimangono biblici, non accordati con quelli previsti per le classi di priorità a breve, differita e programmabile, e quasi generalmente disallineati tra prestazioni istituzionali e a pagamento. E tutto questo si legge dai dati elaborati dalla stessa regione e pubblicati sui portali delle singole Asl, anche al livello statistico delle settimane indice. Circa gli screening, invece, l’obbligo di estenderli al 100% della popolazione target è profondamente disatteso, e la percentuale media dello screening al carcinoma mammario, ossia quello più diffuso, supera di poco il 50%. Dire che tutto sta migliorando è dunque profondamente sbagliato, beffardo e un po’ crudele, perché i dati confermano le esperienze vissute delle persone. Per questo speriamo nel pronto esame della nostra proposta di legge, già dalla seduta di martedì prossimo.”
Lo dichiarano i Consiglieri regionali di Azione, Fabiano Amati, Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, e il responsabile Sanità del partito regionale Alessandro Nestola.
“Il fatto anche abbastanza ovvio che la regione abbia recuperato le prestazioni arretrate con notevoli risorse e prestazioni aggiuntive non può essere utilizzato per vantarsi sui tempi d’attesa. Sono due cose completamente diverse da un punto di vista tecnico.
I tempi massimi di attesa continuano a essere violati con andamento costante rispetto al pre-Covid. Aver recuperato ciò che già era fuori da ogni ragionevole tempo d’attesa non ha fermato le richieste nuove, quelle di ogni giorno, che purtroppo presentano sempre le stesse difficoltà. Spiace sentire i commenti politici dell’assessore e dei tecnici dell’assessorato, non opportunamente tarati sui fattori normativi e statistici.
La Regione elabora continuamente dati, che forse l’assessore e i tecnici dell’assessorato non leggono, che dicono cose completamente diverse. E per dimostrarlo basta cliccare sui link dei tempi d’attesa ex ante, pubblicati sui portali delle ASL, oppure chiedere a InnovaPuglia di fornire i dati delle settimane indice.
Circa gli screening, anche qui, vantarsi del recupero delle prestazioni non eseguite su una situazione d’inviti alla popolazione target mediamente inferiore al 50% (solo per il carcinoma mammario si raggiunge la media del 60%), pare abbastanza fuori da ogni connessione tra ragione e pur legittima comunicazione politica. Eppure le norme, le delibere regionali e gli atti aziendali adottati dagli stessi DG delle ASL obbligano all’invito del 100% della popolazione target, per gli screening sul tumore alla mammella, al colon-retto e al collo dell’utero. E sul punto la Regione non possiede i dati e questi dati sono stati recuperati di recente solo dal lavoro della I Commissione.
Perché dunque dobbiamo raccontare una realtà non misurata dai numeri? Quando cominceremo a capire che la realtà non misurata o misurabile non esiste e s’imparenta con l’impostura?
Se davvero si vuole fare qualcosa di buono, pur nella straordinaria difficoltà, bisogna ridurre le carenze e inefficienze organizzative per non aggravare i pur esistenti problemi oggettivi, come la carenza di personale. E per far questo serve, per esempio, l’esame e l’approvazione della nostra proposta di legge per la riduzione delle liste d’attesa, già nella seduta di martedì prossimo. Staremo a vedere.”
Fine vita, Azione: “È tutto chiaro. Il problema sono i firmatari. Allora lo faccia la Giunta e noi applaudiremo a scena aperta”
Comunicato stampa dei Consiglieri regionali di Azione Fabiano Amati, Sergio Clemente e Ruggiero Mennea.
“Ora è tutto più chiaro grazie alla confessione di alcuni colleghi. Il problema della proposta di legge sul fine vita sono i firmatari e forse un pizzico di umana e comprensibile invidia. Annunciamo allora il nostro applauso più sentito e a scena aperta qualora dovesse provvedere la Giunta regionale e siamo disposti pure a cancellare le nostre firme dalla proposta cedendo il posto di sottoscrittori ai colleghi più narcisisti.
O con una legge regionale o con una delibera di Giunta regionale, il risultato non cambia: si tratta di dare esecuzione alla sentenza della Corte costituzionale n. 241 del 2019, ossia l’unico scopo della nostra proposta di legge.
Le cose sconvolgenti di questa storiaccia sono in realtà due: il veder prevalere motivazioni politiciste sul dovere di incrociare la sofferenza umana; il fatto di dover ricordare alla coalizione del centrosinistra e ai Cinquestelle i loro programmi elettorali in materia di diritti civili e fine vita, mettendo in evidenza l’eclatante contraddizione tra quanto fanno e quanto dicono nei convegni e nei congressi.
Sia chiara, tuttavia, la nostra opinione. O la Giunta regionale assume il dovere di fare una delibera in materia, revocando la precedente presa di posizione del presidente Emiliano (“l’argomento non è nel nostro programma elettorale”), oppure al Consiglio regionale del prossimo 17 chiederemo la discussione e il voto, spingendo tutti a risolvere il problema o ad assumere attraverso il voto il coraggio del proprio punto di vista, senza imboscarsi in oziosi ingranaggi procedurali.”
Azione: “Sei assemblee provinciali su un chiaro documento programmatico. Per mettersi in azione, guardando avanti”
Comunicato del Commissario e Consigliere regionale di Azione Fabiano Amati.
“Sei assemblee provinciali per discutere e approvare un documento programmatico e avviare così il percorso congressuale e di adesione ad Azione.
Vogliamo far nascere in Puglia un partito chiaro nell’individuazione dei problemi e schietto sulle proposte di soluzione. Un partito privo di paure nell’assunzione delle decisioni, e quindi di governo, soprattutto sugli argomenti più scomodi e di più grande dolore per le persone.
Un partito in cui si smette di fabbricare rinvii delle decisioni e parole a vuoto, per non occuparsi di nulla e quindi spostarsi senza mai muoversi.
Insomma, un partito in cui la soluzione ai problemi è in grado di battere le cianfrusaglie dell’ideologia, il ciarpame del posizionamento politico senza alcun costrutto e le pratiche mortifere dei sistemi di potere per mantenersi a galla.
Le sei assemblee provinciali saranno chiamate a discutere, integrare, modificare o adattare alle singole realtà territoriali, un documento politico proposto dai Consiglieri regionali Fabiano Amati, Sergio Clemente e Ruggiero Mennea.
Un documento politico per parlare alla maggioranza dei cittadini pugliesi, così da costruire un partito popolare e di massa per fatti concreti e non per sterili e bugiarde autocelebrazioni. Ci mettiamo in azione, guardando avanti.
Le sei assemblee provinciali, aperte agli attuali iscritti e a tutti i cittadini interessati, si svolgeranno con il seguente calendario: Foggia, 20 gennaio ore 18:30; BAT, 21 gennaio ore 9:30; Bari, 27 gennaio ore 18:30; Brindisi, 28 gennaio ore 9:30; Taranto, 3 febbraio ore 18:30; Lecce, 4 febbraio ore 9:30.”
DOCUMENTO PROGRAMMATICO AZIONE PUGLIA
Nuovo ospedale di Taranto, Amati: “Cattive notizie. Salta il fine lavori e non ci sono certezze sul nuovo termine. Appello al ministero a far presto”
“Cattive notizie. Sta saltando il fine lavori per la costruzione del nuovo ospedale di Taranto, previsto per il 31 luglio 2023, a causa dell’indisponibilità di fondi per arredi e attrezzature. Paghiamo sottovalutazioni e ritardi della Regione da mancata conoscenza delle regole e dei procedimenti sulle fonti di finanziamento, che hanno causato questo terribile disallineamento tra i tempi per la costruzione dell’ospedale e quelli per gli arredi e le attrezzature. Nella prossima settimana capiremo le modalità per risolvere questo problema, con l’audizione degli assessori Palese e Piemontese, anche se resto convinto che l’unica possibilità per ridurre il ritardo consista nella pronta approvazione del Ministero della salute dell’accordo sui fondi dell’articolo 20. E in questo senso rivolgo il mio appello.”
Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.
“Qualche mese fa sollevammo la questione dei fondi per arredi e attrezzature, con la relativa necessità di individuare al più presto la fonte di finanziamento per i 105milioni di euro necessari.
La Asl di Taranto aveva ovviamente bisogno di poter disporre dell’intero ammontare in vista delle gare.
Dopo numerose sollecitazioni nei confronti dell’assessorato regionale alla salute fu trovata una prima soluzione, consistente in una nota regionale con cui si autorizzava l’indizione delle gare, nella speranza di poter allineare i tempi tra l’aggiudicazione delle stesse e l’approvazione del finanziamento da parte del Ministero della salute.
Tale allineamento tra i tempi non si è verificato, per cui non è più possibile nemmeno preventivare la data di ultimazione dei lavori, considerato che almeno il 15 per cento delle opere murarie e impiantistiche da realizzare interferisce con le caratteristiche tecniche delle attrezzature in via d’acquisizione.
Mi rendo conto del potenziale polemico suscitato da questa notizia, per cui legittime appaiono eventuali critiche. Ma ora l’unico impegno plausibile per ridurre al massimo il ritardo consiste nel richiedere a gran voce l’approvazione ministeriale. È un atto necessario, perché ogni giorno di ritardo è correlato a domande di salute non corrisposte.”
Nuovo ospedale Monopoli-Fasano, Amati: “Rinvio fasullo di tre mesi per nascondere ulteriore ritardo e non applicare le penali. Se ne occupi l’Anac”
“Per me e credo per tutti i pugliesi, il termine di fine lavori dell’ospedale Monopoli-Fasano è il 25 aprile 2023, altrimenti sarà ‘guerra’ perché le persone muoiono. Apprendo oggi di una proroga del fine lavori al 24 luglio 2023, ossia altri tre mesi, motivata dal potenziamento dell’impianto fotovoltaico ma utilizzata in modo fasullo, cioè per nascondere ulteriore ritardo sulle opere diverse dal fotovoltaico, così da sottrarre l’appaltatore dall’applicazione delle penali. Attenderò qualche giorno per sventare questo tentativo, così come si sono impegnati a fare i dirigenti della ASL Bari, e se questo non sarà possibile segnalarò i fatti all’Autorità nazionale anticorruzione-Anac.”
Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.
“Sino a qualche giorno fa, nonostante dati abbastanza incerti sulla percentuale di produzione e scuse varie su Covid, aumento prezzi e problemi bellici, sapevano che il fine lavori sarebbe stato quello del 25 aprile 2023, con slittamento al 24 luglio 2023 limitatamente al potenziamento del fotovoltaico.
Apprendiamo oggi, invece, che il nuovo cronoprogramma presentato dall’appaltatore e non ancora approvato dalla Asl, utilizza gli ulteriori 90 giorni di proroga per il potenziamento del fotovoltaico per giustificare i ritardi sulle altre opere da terminare entro il 25 aprile 2023, così da sterilizzare il potere della Asl di applicare le penali. Metto in guardia i manager Asl dal non approvare il nuovo cronoprogramma, pena un giudizio di complicità con l’impresa appaltatrice foriero di responsabilità quantomeno contabile. Spiace osservare, infine, la mancata osservanza dell’impresa agli ordini di servizio della Asl, relativi ai doppi turni di lavoro così come previsti dal contratto e la mancata relativa applicazione delle penali.
Tutto questo scenario di furbizie e omissioni mi stupisce fortemente, perché fornisce la misura di quanto i manager della Webuild si sentano immuni dai dolori umani, con scarsa capacità d’immedesimarsi nella condizione dei malati o dei potenziali malati. Beati loro.
Tra qualche giorno darò notizie di ulteriori iniziative eclatanti di pressione e impulso.”
Sanità, Amati (Azione): “Le priorità non sono le carte da scrivere ma le malattie da curare, altrimenti le uniche prestazioni sanitarie diventano quelle cimiteriali. Vergogna”
“Le priorità in ambito sanitario sono le malattie da curare e prevenire e non le carte da scrivere per i ministeri o per l’autorità giudiziaria. E questo perché senza la cura delle malattie le prenotazioni possono essere fatte solo per prestazioni cimiteriali, rendendo le carte bollate e il burocratismo privi di senso. E se il problema riguarda la carenza di personale per adempiere ai numerosi obblighi imposti dalle leggi statali e regionale, bisogna avere il coraggio d’insorgere contro il Presidente Emiliano e la Giunta regionale, piuttosto che contro il Consiglio regionale e i suoi doveri di rappresentanza dei cittadini. Sbagliare obiettivo nelle rimostranze, per sussiego al potente, è un espediente politicista e vergognoso, tutto incentrato sugli ingranaggi del potere e non sul dolore della condizione umana. Si mediti su questo, immedesimandosi nella vita dei comuni cittadini.”
Lo dichiara il Commissario regionale di Azione e Consigliere regionale Fabiano Amati, promotore e primo sottoscrittore delle leggi per il potenziamento degli screening del tumore al seno e al colon retto, e per la riduzione della spesa farmaceutica.
“Ho letto diverse note dirigenziali, transitate con atto di comunicazione nell’ultima seduta della Giunta regionale, contro le leggi regionali di potenziamento degli screening per i tumori al seno e al colon-retto, riferite al fatto che gli adempimenti richiesti sono molto stringenti e mettono i dirigenti regionali e i Direttori generali delle ASL di fronte a conseguenze ritenute addirittura eversive, ma in fondo più ovvie del più ordinario ovvio: la mancata erogazione dell’indennità di risultato in caso di mancato raggiungimento dei risultati attesi, e questo per i dirigenti regionali, e la decadenza dei DG ASL in caso di mancato rispetto degli impegni di salute che essi stessi si danno con gli atti aziendali.
In pratica, le leggi dicono che se non fai il tuo dovere manageriale non puoi fare il manager e se non te la senti non è obbligatorio l’esercizio di funzioni manageriali.
Gli argomenti usati e posti alla base delle varie comunicazioni, peraltro, sono tecnicamente privi di pregio.
Il pacchetto di leggi regionali salva-vita delle persone contiene una pluralità di norme incentrate sugli adempimenti a quanto già previsto dalle leggi statali e dalle stesse delibere della Giunta regionale e non oggetto di alcun sospetto d’incostituzionalità. Andiamo per titoli sommari: l’estensione al 100 per cento della popolazione target degli screening; le modalità d’innovazione organizzativa e informatica per assicurare l’esatta periodicità degli screening; la gratuità dei test genetici per persone con rischio eredo-familiare; la gratuità della sorveglianza clinico-strumentale per persone con mutazione genetica e maggiore rischio d’esposizione al tumore.
A tutto questo non è stato dato totale adempimento, nonostante ripetuti solleciti durante le Commissioni consiliari.
Una parte molto residuale di quel pacchetto legislativo, invece, è stata osservata dal Governo per sospetto d’incostituzionalità, e viene strumentalizzata per giustificare il mancato adempimento alla maggior parte della disciplina legislativa: la pretesa illogica di far acciuffare il meno dal più. Questa parte residuale, su cui l’Avvocatura regionale ha comunque spiegato le più convincenti difese (ma alla Regione nessuno legge gli atti di altri rami della stessa amministrazione), riguarda l’estensione degli screening a classi d’età più ampie rispetto ai piani nazionali, comunque in accoglimento di quanto sostenuto dal mondo della medicina e pure dall’ultima raccomandazione europea in materia di lotta ai tumori. Insomma, pur ammettendo come fonte dell’impugnazione il disinteresse delle burocrazie ministeriali sulla più efficace e moderna prevenzione dettata dalle linee guida e dalla legislazione europea, e pur assumendo l’obbligo della burocrazia regionale ad associarsi al menefreghismo ministeriale, la maggior parte degli adempimenti contenuti nel pacchetto di leggi regionali non riguarda argomenti sottoposti al vaglio della Corte costituzionale. Per cui il capro espiatorio si scopre che non è un bovino, né che è uscito al pascolo.
Che senso ha dunque assumere un argomento residuale per consentirsi di galleggiare e auto-giustificarsi sugli inadempimenti relativi agli argomenti più numerosi e non oggetto d’impugnativa?
Se manca il personale per correre dietro queste numerose incombenze, si chieda il personale necessario al Presidente Emiliano e alla Giunta regionale, con una lettera di poche righe e senza l’impegno di numerose ore di lavoro per scrivere le abbondanti comunicazioni, ma non si maledica la necessità di un’organizzazione più ferocemente adattata al contrasto delle malattie.
Mi rendo conto che la nuova modalità legislativa introdotta con le leggi del pacchetto screening, fortemente auto-esecutiva e priva del nascondino dei regolamenti attuativi e delle delibere esecutive, cominci a mietere vittime sul piano pratico e psicologico, ma non si poteva continuare così. Non si poteva continuare a legittimare antiche modalità legislative, avallate da un potere politico in stato di sudditanza tecnica, che finiscono per far silenziosamente primeggiare la funzione burocratica rispetto agli eletti dal popolo, in un surreale capovolgimento di prospettive e con esiti paradossali: le colpe delle disfunzioni addossate ai politici per un potere di fatto non esercitato e paralizzato dai procedimenti attuativi.
È tutta qui la questione. Detto con sincerità. Ma lo stato di malattia, la prevenzione e i nostri obblighi, non possono essere scantonati per una ridefinizione del potere che alla burocrazia regionale non piace. Raggiungere i risultati è l’obbligo dei manager e a questo si lega l’indennità di risultato. Appunto. Averlo scritto nero su bianco può anche dispiacere, me ne rendo conto, ma la pubblica amministrazione non può agire a passi felpati come in una seduta psichiatrica. Il tempo e il suo trascorrere sprecato portano troppo dolore e perciò va perdonato il minor uso di convenevoli per eccesso di risolutezza.”