“Chi non ha gli impianti di trattamento dei rifiuti ha l’ambiente più lordo e paga una tassa rifiuti più salata. Siamo infatti al secondo posto, peggio di noi la Sicilia, nella classifica nazionale delle quantità di rifiuti conferite in discarica (47,5%). E il motivo di tutto questo è il credito che la maggior parte della classe politica attribuisce alle proteste politicanti di chi dice no a tutto. Quando capiremo che i rifiuti sono una ricchezza solo se associati agli impianti e che senza impianti si vanificano anche le pratiche virtuose della raccolta differenziata?”.
Lo dichiara Fabiano Amati, presidente della Commissione Bilancio della Regione Puglia, commentando uno studio presentato al Forum di Cernobbio.
“Non sono gli impianti di trattamento dei rifiuti che inquinano l’aria ma le discariche. Non è solo la cattiva gestione del servizio che alimenta le tasse ma le proteste contro l’innovazione. Lo studio presentato a Cernobbio dimostra che dove ci sono meno impianti la tassa sui rifiuti è più salata. Ovvio, sui costi pesa enormemente il trasporto verso gli impianti extraregione.
E c’è un altro dato da considerare: secondo quanto dichiarato da Assoambiente sulla base dei dati Ispra ogni anno spariscono nel nulla oltre due milioni di tonnellate di spazzatura. Dove vanno? Li gestisce la criminalità e lucra su ciò che dovrebbe essere un risparmio per le tasche dei cittadini.
Eppure c’è chi continua a dire no alla realizzazione degli impianti e chi, tra gli amministratori pubblici, strizza l’occhio invece di assumersi responsabilità. Del resto, nel Pnrr è scritto a chiare lettere: l’assenza di una rete integrata di impianti di raccolta e trattamento rifiuti è attribuibile all’insufficiente capacità di pianificazione delle regioni e in generale alla debolezza della governance. Per il pacchetto di misure legate all’economia circolare sono stati destinati all’Italia, e in particolar modo al Sud, più di cinque miliardi di euro. E’ tanto indispensabile quanto urgente realizzare gli impianti. Non si può essere inquinatori mascherati da ambientalisti”.
Categoria: Dichiarazioni
Marco e Paolo, Amati: “Va autorizzata la cura anti SMA all’estero, difficile si ottenga in Italia”
“Non credo che i medici di medicina generale possano prescrivere una terapia genica né che AIFA modifichi il suo regolamento in tempi brevi per i bimbi tracheostomizzati o ventilati. Per somministrare il farmaco in Italia c’è solo la possibilità di una prescrizione off label da parte degli specialisti italiani e sinora non mi pare che tale disponibilità ci sia, salvo pun cambiamento d’idea che mi renderebbe ovviamente felice. Resto comunque in attesa che l’attività posta in essere dal Presidente Emiliano nelle ultime ore possa rivelarsi fruttuosa, perché ciò che m’importa è che per Marco e Paolo, i bimbi affetti da SMA1, rimanga aperta la porta della speranza”.
Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.
“A scanso di equivoci vorrei sottolineare che le normative europea e italiana consentono le cure all’estero a carico del servizio sanitario, alla condizione che il trattamento non sia possibile effettuarlo in Italia. La condizione di tracheostomizzati o ventilati per la somministrazione della terapia genica anti SMA rappresenta un impedimento oggettivo idoneo a raffigurare il presupposto previsto dalla legge per l’accesso alle cure all’estero.
Il fatto che la terapia sia stata approvata in Italia non è dunque presupposto oggettivo, cioè in grado di superare il regolamento AIFA su tracheostomizzati o ventilati, ma solo soggettivo, cioè riferito alle condizioni cliniche del potenziale paziente. Qualora tali condizioni cliniche non siano compatibili con quelle dell’autorizzazione alla somministrazione dell’ente regolatorio, come nel caso di Marco e Paolo, emerge la possibilità di ottenere la cura all’estero a carico del servizio sanitario regionale, alle seguenti e ulteriori condizioni: l’ente regolatorio del paese estero preveda la somministrazione anche per le condizioni cliniche oggetto d’inibizione per l’ente regolatorio italiano; il centro estero sia di alta specializzazione e abbia rilasciato un protocollo terapeutico o un attestato di fattibilità. Tali condizioni sono state ampiamente soddisfatte, tant’è che l’ospedale pediatrico di Boston, centro di altissima specializzazione, ha rilasciato un attestato di fattibilità, regolarmente inviato alla Regione.
È chiaro che le condizioni cliniche di Marco e Paolo si presentano estremamente delicate, per cui la prudenza e l’equilibrio degli eccezionali specialisti pugliesi è da rispettare come segno di amore per la professione e per i pazienti, ma a tal proposito si tenga presente che anche per i medici di Boston la decisione sulla somministrazione avverrà a valle di imponenti approfondimenti clinici, con l’unica differenza che i loro riferimenti regolatori sono diversi da quelli che incombono sulla responsabilità dei medici italiani.
Per questi motivi mi pare coerente a normativa, salvo l’attivazione del procedimento off label, la decisione di autorizzare la missione di Marco e Paolo a Boston”.
Sma, Amati: “Marco e Paolo a Boston, prima che sia troppo tardi”
“Dobbiamo finanziare e sostenere subito il viaggio a Boston dei piccoli Marco e Paolo, malati di Sma1, per poter coltivare le speranze residue di somministrazione della terapia genica.
Ora abbiamo tutto ciò che serve: la legge, la dichiarazione di fattibilità dell’ospedale pediatrico di Boston e la domanda formale dei genitori. Non si può perdere tempo”.
Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.
“Le regole italiane non consentono la somministrazione della terapia genica Zolgensma a bimbi tracheostomizzati o ventilati. Marco e Paolo subiscono purtroppo questa limitazione.
Per questo motivo qualche settimana fa abbiamo invitato in audizione in Commissione i responsabili dell’ospedale pediatrico di Boston, considerato che negli Stati Uniti è invece possibile somministrare la terapia anche a pazienti con la condizione clinica di Marco e Paolo.
Dall’audizione dei Professori Darras e Graham dell’ospedale pediatrico di Boston, abbiamo appreso che la condizione clinica di Marco e Paolo, Sma1 grave e in fase avanzata, non presenta fatti normativi o regolatori che ostano alla somministrazione della terapia genica e che dunque dall’ospedale non avrebbero alcuna difficoltà a rilasciare una dichiarazione di fattibilità.
Sul piano strettamente medico, non ci sono studi clinici con durata convenzionale che coprano lo stato avanzato della malattia di Marco e Paolo, per cui è inibita ogni congettura sia in senso positivo che negativo.
La possibilità di sottoporre Marco e Paolo a terapia genica si fonda, dunque, sull’esperienza di cinque casi simili trattati dall’ospedale di Boston, il cui decorso non ha fatto registrare decessi ma solo risultati soddisfacenti. La decisione definitiva di ammissione alla terapia avverrebbe comunque a valle di uno scrupoloso approfondimento interdisciplinare, in grado di aprire a prospettive di miglioramento effettivo e non emotivo, così come poi si è avuto modo di riscontrare nei cinque casi trattati.
Per questi motivi mi sembra che non vi siano motivi ostativi all’ammissione di Marco e Paolo al finanziamento pubblico, per consentire – tanto per cominciare – il viaggio a Boston e gli ulteriori approfondimenti che dovessero risultare utili, impegnandosi a finanziare l’intero costo della terapia qualora possa rappresentare, come tutti speriamo, un passo decisivo nel miglioramento delle condizioni di vita dei piccoli Marco e Paolo.
Invito perciò il Presidente Emiliano ad occuparsi direttamente della questione”
L’obiettivo dei “no vax” è solo politico non la salute
Gli animatori o ideologi dei movimenti no-vax protestano contro una cosa di cui non gli importa proprio nulla. Il loro unico scopo consiste nel trovare un varco per un’affermazione politica e di potere, strumentalizzando le paure delle persone e utilizzando indifferentemente gli argomenti della vaccinazione, della tav, della tap, del negazionismo xylella, del “no” a tutto e chi più ne ha più ne metta. La politica e il potere. È sempre questo il problema. La croce e la delizia. Non si spiegherebbe altrimenti per quale motivo le stesse persone sono generalmente impegnate su fronti con oggetto completamente diverso e comunque in contrasto costante con scienziati e prova scientifica. Pretendono ragionamenti, discussione e partecipazione, insorgendo contro il pensiero a loro dire “dominante”, all’unico scopo di sobillare, radicalizzare lo scontro e sfruttare il clamore per raccogliere nuova militanza. Cioè consenso e quindi, se possibile, promessa di voti. E nello psicodramma del consenso e del voto che si gioca questa partita. Non sono mai disponibili a mettere nel conto la possibilità di avere torto anche quando si presentano come fautori del confronto; e quando il loro potenziale di conoscenze tecniche si rivela per quello che è, cioè pari a nulla e farcito di supercazzole, la strada d’uscita è sempre la stessa.
“Non-siamo-contro-ma” oppure “i poteri forti” che assumono al bisogno il nome di multinazionali, Davos, e Fondo monetario internazionale, per citarne alcuni. Una trimurti sempre in agguato, fortissima e misteriosa. 11 capro espiatorio perfetto, nella migliore tradizione del totalitarismo: dare in pasto un nemico così tanto generico e perciò così tanto innocuo. Che questo miscuglio o minestrone non utilizzi gli strumenti dello squadrismo verbale o della violenza è cosa che solo la malafede può aiutare ad ammettere. Non si riesce quasi mai, purtroppo, a cogliere per tempo il pericolo e non tanto perla difficoltà a guardare ciò che passa sotto il nostro naso quanto perla complicità e i silenzi di numerosi reduci di vecchie battaglie perdute – comunismo, fascismo, noglobalismo – e che oggi provano a rinascere, a vendicarsi delle frustrazioni inflitte dalla storia che gli ha dato torto, sotto le nuove insegne del “no” a tutto. Nel “no a tutto” non c’è democrazia perché non c’è il sapere, lo studio e la cultura specifica. Nel “noa tutto” c’è il diritto di parola senza il dovere di conoscenza. E quando la coppia “parola-conoscenza” scoppia, oltre il progetto di potere non c’è altra ragione ed è per questo che i primi a essere guardati in cagnesco sono i “sacerdoti” di quel matrimonio, gli scienziati e le loro prove. Ho guardato da vicino a questo problema sin dai tempi in cui mi ritrovai quasi solo a raccontare l’utilità del gasdotto Tap oppure la necessità di combattere, invano e con le armi della risolutezza, l’avanzare della xylella. Anche sull’obbligo vaccinale mi è capitato di trovarmi scaraventato dalla parte del torto negli anni in cui il Covid era ancora a venire e la questione riguardava l’obbligo di vaccinazione ai minori per una pericolosissima caduta della copertura vaccinale. Proposi una legge per porvi rimedio e involontariamente raccolsi una protesta continuativa di pionieri no-vax dinanzi alla sede del Consiglio regionale, perché a loro dire attentavo alla libertà di scelta e al divieto di trattamenti sanitari obbligatori, nonostante fosse chiaro che a nessuno è consentito di scegliere in libertà ciò che può far ammalare gli altri e che la vaccinazione non è un trattamento sanitario individuale ma a valore collettivo: la mia vaccinazione serve a me ma soprattutto agli altri. Protestare negando l’essenza della ragionevolezza, della prova scientifica e dei principi costituzionali, cos’è se non un’arbitraria piegatura di argomenti di vita quotidiana alle pratiche mortifere dell’ideologia? “Abbiamo il diritto di dubitare?” è la domanda suggestiva che si propone per contrastare per ideologia ciò che non si sa. La risposta a questa domanda non può essere dettata da timidezza. No, non si ha diritto di dubitare, se non si prova la fondatezza del dubbio; si può dubitare sulla forma sferica della tetra solo se si offrono prove sulla sua forma piatta. Dubitare è un esercizio di ragione se gli elementi del dubbio criticano con le *** )rove le conclusioni degli altri. “La Repubblica non ha bisogno di scienziati”, disse secondo la leggenda il giudice rivoluzionario commentando la condanna a morte di Lavoisier. La Repubblica ha invece bisogno di scienziati e di prova scientifica per poter decidere al meglio. E quando c’è qualcuno che pensa di poterne fare a meno, oppure qualche altro si trastulla sugli equivoci di metà strada, un po’ per l’uno e un po’ per l’altro, vuol dire che ha in animo di preparare una rivoluzione. E se è pur vero quello che diceva Leo Longanesi, e cioè che in Italia si cerca la rivoluzione per trovare l’agiatezza, è meglio non rischiare: si tratta del virus e non smascherare gli ideologi no-vax e le loro ambizioni di potere frustrate può costare molto caro.
Articolo originale su Nuovo Quotidiano di Puglia del 03/09/2021
Xylella, Amati: “Nominata un’esperta senza esperienza e negazionista. Si premiano le opinioni causa di ritardi e del disastro”
“Sulla vicenda xylella non posso scherzare, anche perché sono stato aggredito e minacciato per diversi anni. C‘è un territorio devastato sul piano economico e paesaggistico per colpa delle tesi negazioniste e complottiste e di chi ha dato loro credito, causando un irreparabile ritardo negli interventi. E la Regione Puglia che fa? Incarica una delle voci più forti di quelle proteste. Ho chiesto un’audizione in Commissione della nuova esperta e degli esperti del CTS, Boscia, Nigro, Savino, Cornara e Luisi, per capire se per caso abbiamo sbagliato tutto o per chiedere le dimissioni o la revoca dell’incarico della nominata”.
Lo dichiara il presidente della Commissione regionale bilancio e programmazione Fabiano Amati, che interviene a proposito della nomina di Alessandra Miccoli nel Comitato di esperti – 47 ad oggi – costituito dal presidente Michele Emiliano.
“La nuova esperta sulla fitopatologia della Xylella, peraltro laureata in lettere, è stata protagonista di numerose proteste, a Torchiarolo e nella provincia di Brindisi, contestando tutti i piani di contenimento che, realizzati per tempo, avrebbero salvato la Puglia dalla distruzione prima e dall’avanzare del batterio poi. La Miccoli in una intervista all’emittente locale Tg8 nel 2015 si vantava dell’effetto domino sul blocco degli abbattimenti ottenuto grazie agli innumerevoli ricorsi al Tar, in un passaggio criticava lo stesso Emiliano che oggi la premia con questo incarico. E lo criticava per aver egli invece sostenuto che per ogni opinione c’è bisogno di una prova scientifica a supporto. Un’ovvietà, che invece la Miccoli in quell’intervista definisce un’affermazione grave. Chiedeva un tavolo serio, in quell’occasione. Eppure in un’altra manifestazione organizzata a Torchiarolo il 4 ottobre 2015 anche dall’associazione Anta che lei rappresenta, su un lenzuolo steso davanti ai microfoni era stato scritto: ‘Eradicate anche noi, no alla mafia xylella’. Capito bene, mafia xylella. Ci hanno accusato di voler distruggere il paesaggio, mentre grazie alle loro proteste e al tempo che si è perso, quel paesaggio ad oggi non mi pare un paradiso terrestre. Ed è di 48 ore fa la notizia che, nella sola provincia di Lecce, sono definitivamente chiusi 97 frantoi (con ricadute anche per il relativo indotto economico) su 227 e la produzione di olio è scesa da oltre 20 milioni di chili a 3milioni 460 chili. Mi auguro – continua Amati – che la Miccoli, non laureata in Agraria, senta la necessità di dimettersi o che Emiliano le revochi l’incarico. Ma intanto ho chiesto la convocazione di Alessandra Miccoli in audizione nella Commissione Agricoltura, affinché spieghi a consiglieri regionali, all’assessore Pentassuglia e al comitato tecnico scientifico, composto cioè da esperti veri da lui stesso nominati, dove abbiamo eventualmente sbagliato o dove ha sbagliato”.
Sequenziamento esoma, Amati: “La rivoluzione diagnostica procede. Asl Bari approva protocollo operativo”
“Avviata l’esecuzione della più grande rivoluzione diagnostica: il sequenziamento dell’esoma, cioè la diagnosi dell’85% delle malattie attraverso l’analisi dell’1% del DNA. La Asl di Bari ha approvato, infatti, il protocollo operativo dopo appena venti giorni dalla promulgazione della legge regionale, avvenuta il 6 agosto scorso. Ora bisogna acquistare al più presto tutte le attrezzature e i materiali, per poi partire senza sosta e rilevarsi, ancora una volta, regione d’avanguardia sulle malattie rare”.
Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati, promotore e primo firmatario della legge regionale n. 28 del 2021.
“La diagnosi precoce è la chiave per ogni intervento terapeutico e in particolare per le malattie rare e le relative terapie d’avanguardia. La Asl di Bari ha infatti approvato, nei tempi record indicati dalla Legge regionale varata all’unanimità prima della pausa estiva, il Protocollo Operativo che definisce le metodologie da utilizzare nello svolgimento del test genetico e le successive procedure di acquisizione.
L’obiettivo è certamente la diagnosi precoce, accompagnata da un efficiente coordinamento tra le strutture sanitarie esistenti sul territorio, molte delle quali vere e proprie perle di eccellenza, e il laboratorio di Genomica del ‘Di Venere’ di Bari, eletto a centro di riferimento regionale e diretto dal dott. Mattia Gentile.
I tempi rapidi nella diagnosi – continua Amati – e la conseguente tempestiva individuazione della terapia, spesso significano una migliore qualità della vita e di convivenza con la malattia. Lo abbiamo visto soprattutto in Puglia, in questi mesi, attraverso le storie più dolorose, che sono le storie dei bambini affetti da SMA: in alcuni casi purtroppo una diagnosi tardiva non permette di accedere ai trattamenti innovativi fondati sulle terapie geniche, in grado di limitare gli esisti crudeli delle malattie e migliorare le condizioni di vita. Si tratta di un cambiamento epocale per la sanità pugliese e per questo mi sono battuto e continuerò a battermi”.
I numeri del resto su questo fronte sono significativi. Su 27mila bambini nati all’anno in Puglia (dati Istat 2019) 300 vengono concepiti con anomalie del corredo cromosomico compatibili con la vita, come la sindrome di Down; 600 nascono con malformazione di diversa rilevanza prognostica; 600 bambini all’anno nascono con malattie monogeniche, quali la fibrosi cistica e la distrofia muscolare; 1200 vengono concepiti con disturbi del neurosviluppo e compromissione dello sviluppo intellettivo (ritardo mentale da lieve a grave) o disturbi cognitivi, dell’apprendimento e del comportamento (tipo lo spettro autistico) o ancora colpiti da epilessia.
“E’ un mondo vastissimo fatto di dolore, sacrifici, rinunce, difficoltà e spesso grande solitudine per le famiglie – spiega Fabiano Amati – in quanto amministratori pubblici abbiamo l’obbligo di non limitarci all’empatia umana, pure imprescindibile, ma di agire e trovare soluzioni in grado di agevolare i già difficili percorsi quotidiani di chi affronta sfide di tale portata. Il Protocollo operativo approvato in queste ore rende immediatamente esecutivo quanto abbiamo definito con la legge regionale: diagnosticare l’85 per cento delle malattie rare attraverso quello che abbiamo imparato a chiamare il sequenziamento dell’esoma, ossia l’analisi dell’1 per cento del DNA”.
Pediatri, medici di base, reparti di neuropsichiatria infantile, neurologia, cardiologia, le Unità di medicina fetale, i Punti nascita, anche la scelta personale e o della famiglia: da tutti questi input si potrà arrivare al Servizio di analisi genomica avanzata istituito dalla Regione Puglia presso il Di Venere. Da qui, dopo la visita genetica, si procederà al prelievo dei campioni, che saranno analizzati grazie ad un sistema di software avanzatissimo e poi affidati alla preparazione dei medici. Il Protocollo, in determinate situazioni, prevede la presa in carico dell’intera famiglia e la definizione anche di un eventuale rischio riproduttivo, sì da attuare le migliori e più precoci strategie diagnostiche. “Il Sud, la Puglia – chiude Amati – non deve essere per forza il fanalino di coda dell’eccellenza della sanità d’Italia”.
Marine di Ostuni, Amati: “Autorità idrica incarica Aqp per studio tecnico-economico. Aggiornamento a novembre”
“Dopo l’incontro di qualche settimana fa, l’Autorità idrica pugliese ha incaricato Acquedotto pugliese di predisporre uno studio tecnico-economico per dotare di acqua e fogna la marina di Ostuni. Appuntamento a novembre per verificare lo stato delle attività”. Lo dichiara il presidente della commissione regionale bilancio e programmazione Fabiano Amati.
“C’è la necessità di completare il servizio idrico integrato in un’area di sicura attrazione turistica è così preservare la qualità delle acque di balneazione e delle acque sotterranee. L’incarico di presentare una proposta di fattibilità, conferito dall’AIP all’AQP, serve a comprendere le migliori soluzioni tecnico-economiche, in grado di giustificare l’autorizzazione per le spese di progettazione e realizzazione delle opere di estensione delle reti idriche e fognarie.
Nel frattempo, auspico che l’Amministrazione comunale di Ostuni verifichi la titolarità pubblica della rete viaria interessata dalla proposta di infrastrutturazione, ad evitare intoppi nella realizzazione delle opere.
Nel prossimo mese di novembre, come già annunciato, sarà riconvocata una riunione tra cittadini interessati, Amministrazione comunale, AIP e AQP, per verificare l’andamento del procedimento.
Per raggiungere l’obiettivo auspicato, faccio presente il bisogno di realizzare, da un punto di vista strettamente tecnico, attività preliminari di potenziamento degli schemi di adduzione, consistenti nella sostituzione della condotta di alimentazione del Canale principale al nuovo serbatoio di Ostuni, prevedendo la realizzazione di una nuova dorsale lunga 9,8 km. È necessario, inoltre, un incremento di volume del serbatoio per 27mila metri cubi, oltre ad una nuova condotta di alimentazione da Ostuni a Villanova.
Dalla realizzazione di queste opere di potenziamento deriverebbe la necessità di approntare una nuova rete, lunga 11 km, così da servire tutte le utenze della marina ostunese non ancora servite”.
Accogliamo i profughi, ma la pace non è a km 0
Vnticinque anni fa i talebani entrarono a Kabul e assicurarono il mondo: “Non ci vendicheremo”. Passò appena qualche ora e si seppe che il presidente deposto Mohammad Najibullah era stato ucciso e appeso a un lampione, dopo averlo castrato. Certo, è vero che Najibullah, l’ultimo presidente filo-sovietico, era chiamato non senza merito il “macellaio di Kabul”, perché nel suo palmares dell’orrore poteva annoverare l’uccisione con la sua stessa pistola di centinaia di mujaheddin.
Ma ciò non autorizza a pensare che il trattamento finale riservatogli potè dirsi privo di sentimenti vendicativi. Sono passati 25 anni e ci risiamo. I talebani sono rientrati a Kabul e anche questa volta assicurano: “Siamo cambiati, non ci vendicheremo”. E giù i soliti commenti degli “italiban”, così opportunamente descritti da Francesco Merlo su “Repubblica”, cioè i signori che non stanno né con gli uni né con gli altri “che è il modo più subdolo per stare con i talebani”, pronti a garantire sulla serietà dell’impegno. Hai visto mai? Macché. Pure questa volta non è stato così e i talebani dopo appena qualche ora hanno svelato il vero volto violento, con spari a raffica sui raduni di protesta di Jalalabad e Asadabas, facendo qualche morto. Rischiamo di restare ancora una volta intorpiditi. Affoghiamo nella più inane dissipazione di parole, messa in scena con la pretesa di dire molto per non dire nulla, così da alimentare o il pregiudizio anti-americano oppure le più comode inerzie. Ma l’Afghanistan siamo noi e non tanto per la retorica dell’appartenenza alla famiglia umana, ma perché non è esagerato dire che è in gioco il futuro dell’Occidente, cioè il nostro. Nessuna persona ragionevole pub credere nei talebani buoni, perché la legge che applicavano venti anni fa e che purtroppo intendono applicare anche oggi, la sharia, non ha proprio nulla di buono ed è invece una somma di disposizioni tragiche e incivili. A cominciare da quelle che puntano a cancellare dalla terra, come ha scritto meravigliosamente Adriano Sofri, “le due cose più preziose, la musica e la faccia delle donne”. Certo, va benissimo l’accoglienza dei profughi, ma questo gesto umanitario non è né il centro della questione né l’alternativa alla decisione di mantenere o riportare i soldati in Afghanistan e al più presto, magari un po’ prima di essere costretti a farlo facendosi strada con lancio di bombe e magari quando ancora una volta dovremo prendere atto che quel regime si rende ospitale ai nuovi Osama Bin Laden o a chiunque voglia attaccarci e annientarci. Abbiamo subito una decisione sconsiderata di ritiro delle truppe promossa dagli Stati Uniti che a ben vedere ha anche del paradossale.
In Italia ci sono attualmente circa 12.000 soldati americani e la loro presenza ininterrotta risale al 1943, nonostante nel nostro paese non ci siano pericoli per la democrazia e la libertà. In Afghanistan, invece, un paese nel quale sono a rischio libertà, uguaglianza, diritti, umanità e la sorte dell’intero Occidente, si ritirano 2.500 soldati, cioè meno del corpo di Polizia locale di Milano (3.000 agenti), favorendo la folle crudeltà propagandata in nome di Dio. Gli Stati Uniti o l’Occidente buoni sono quelli che restano sul campo quando i diritti umani e la libertà latitano e non quelli che tornano a casa assecondando nazionalismi militari e rendendo vano il sacrificio di centinaia di caduti in nome della causa che si sta abbandonando, come se la pace fosse un problema circoscritto ai confini nazionali, cioè a chilometro zero. “Esportare” la democrazia e i diritti umani è un dovere, in Afghanistan e in tutti i paesi canaglia del mondo. È invece un delitto non farlo o girare la testa dall’altra parte. La presenza sui luoghi in cui il problema si genera al costo di sangue innocente, oppure dove la conquista della libertà avviene morendo, per esempio aggrappandosi al carrello di un aereo in decollo o lanciando i bimbi oltre il filo spinato, non può essere sostituita dall’impegno limitato all’accoglienza dei profughi, cioè incentrato sulle più ovvie buone intenzioni e peraltro nella migliore tradizione greco-giudaico-cristiana che i talebani vorrebbero abbattere. Occuparsi al meglio e giustamente degli effetti, i profughi, alzando mani e chiudendo occhi sulle cause, il regime sanguinario e le sue violenze, è certamente una strada percorribile, ma decisamente punk e pure suicida.
Articolo originale su Nuovo Quotidiano di Puglia del 20 agosto 2021
Marine di Ostuni, Amati: “Avviato il percorso per acqua e fogna”
“Una buona parte delle marina di Ostuni è priva di acqua e fogna, rendendosi incompatibile con le ulteriori prospettive di successo che si stanno coltivando. Per colmare questo terribile ritardo, ho messo assieme Autorita idrica pugliese, AQP e Comune di Ostuni, per calibrare un programma di attività che ci porti presto a risolvere il problema”.
Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.
“Sollecitato da Michele Carriero, amministratore di un insediamento turistico-alberghiero di Costa merlata, ho promosso un incontro di lavoro tra operatori, cittadini, Direttore generale AIP Vito Colucci e il direttore dell’approvvigionamento idrico AQP Gianluigi Fiori.
Abbiamo riscontrato che la soluzione del problema ha bisogno della realizzazione di preliminari attività di potenziamento degli schemi di adduzione, consistenti nella sostituzione della condotta di alimentazione del Canale principale al nuovo
serbatoio di Ostuni, prevedendo la realizzazione di una nuova dorsale lunga 9,8 km. È necessario, inoltre, un incremento di volume del serbatoio per 27.000 metri cubi, oltre una nuova condotta di alimentazione da Ostuni a Villanova.
Dalla realizzazione di queste opere di potenziamento deriverebbe la necessità di realizzare una nuova rete lunga 11 km, così da servire tutte le utenze della marina ostunese non ancora servite.
Per quanto riguarda il cronoprogramma, invece, il Comune di Ostuni si è impegnato a inoltrare all’AIP, nel giro di qualche giorno, la richiesta urgente d’intervento e l’AIP, a sua volta, si è impegnata a richiedere ad AQP, entro il mese di agosto, uno studio di fattibilità con stima dei costi, in grado di consentire l’autorizzazione alla progettazione e alla realizzazione dei lavori.
A conclusione dell’incontro di lavoro si è deciso di aggiornarsi a fine novembre, per verificare il rispetto del cronoprogramma.
L’incontro si è svolto ieri sera, presso la Masseria Santa Lucia e ha registrato la presenza dell’assessore Paolo Pinna e dei consiglieri comunali Angelo Pomes e Domenico Tanzarella”.
Sma1, Amati: “Per Marco e Paolo abbiamo il dovere di provarci. Emiliano assuma coordinamento”
“Abbiamo appreso che nel mondo non ci sono lunghi periodi di sperimentazione della terapia genica Zolgensma su bimbi con Sma1 in fase avanzata e per giunta con tracheo e peg e che a all’ospedale pediatrico di Boston sono stati trattati cinque piccoli pazienti nelle medesime condizioni di Marco e Paolo, con esito privo di decessi e con risultati soddisfacenti. Ciò dovrebbe bastare per consentire a Marco e Paolo di raggiungere Boston per provarci, dopo che i sanitari americani avranno ovviamente fatto le più opportune valutazioni e approfondimenti. Non possiamo perdere tempo”.
Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.
“Ci sono due bambini pugliesi, Marco e Paolo, affetti da Sma1 in fase molto avanzata, le cui famiglie desidererebbero sottoporre alla più innovativa terapia genica Zolgensma, così da alimentare la speranza di frenare lo spegnimento di ulteriori motoneuroni, cioè la causa della terribile malattia.
La somministrazione della terapia genica ha però un apparato regolatorio che varia tra i diversi stati del mondo; per esempio, in Italia non è consentita per bimbi tracheostomizzati, come Marco e Paolo, mentre è consentita secondo le regole degli Stati Uniti d’America.
A questo proposito, la normativa europea, nazionale e regionale prevedono che i cittadini italiani possono curarsi all’estero, con oneri a carico del bilancio pubblico, qualora la cura prevista non sia possibile erogarla in Italia e alla condizione che il centro estero sia di alta specializzazione, come nel caso dell’ospedale pediatrico di Boston, e che sia presentato un protocollo terapeutico, ovvero una dichiarazione di fattibilità, in grado di attestare la compatibilità delle condizioni clinica del paziente con la somministrazione della terapia e la condizione essenziale di non immunizzazione al vettore virale. Il tutto, ovviamente, quale approccio preliminare al caso e salvo le verifiche da effettuarsi attraverso l’esame diretto.
Dall’audizione dei Professori Darras e Graham dell’ospedale pediatrico di Boston, abbiamo appreso che la condizione clinica di Marco e Paolo, Sma1 grave e in fase avanzata, non presenta fatti normativi o regolatori che ostano alla somministrazione della terapia genica e che non avrebbero alcuna difficoltà a rilasciare una dichiarazione di fattibilità.
Sul piano strettamente medico, abbiamo appreso che non ci sono studi clinici con durata convenzionale che coprano questo stato avanzato della malattia, per cui è inibita ogni congettura sia in senso positivo che negativo.
La possibilità di sottoporre Marco e Paolo a terapia genica si fonda, dunque, sull’esperienza limitata di cinque casi simili trattati dall’ospedale di Boston, il cui decorso non ha fatto registrare decessi ma solo risultati soddisfacenti.
È stato infine precisato che la decisione definitiva di ammissione alla terapia avviene a valle di uno scrupoloso approfondimento interdisciplinare, in grado di aprire a prospettive di miglioramento effettivo e non emotivo, così come poi si è avuto modo di riscontrare nei cinque casi trattati.
Alla luce di tutto questo mi pare di poter dire che non vi siano motivi ostativi all’ammissione di Marco e Paolo al finanziamento pubblico, per consentire – tanto per cominciare – il viaggio a Boston e gli ulteriori approfondimenti che dovessero risultare utili, impegnandosi a finanziare l’intero costo della terapia qualora possa rappresentare, come tutti speriamo, un passo decisivo nel miglioramento delle condizioni di vita dei piccoli Marco e Paolo.
Prego pertanto il Presidente Emiliano di occuparsi direttamente della questione, dichiarando sin ora la disponibilità della Commissione che presiedo a riunirsi in qualsiasi momento, qualora vi fosse bisogno di dotarsi di una norma finanziaria per consentire la missione”.