AziendaZero, Azione: “Unica soluzione razionale e di rigore per molti problemi della sanità. Acqua santa non è rimedio. Lunedì in Commissione”

“Lunedì in Commissione comincia l’esame della nostra proposta di legge per l’istituzione di AziendaZero. Ci sembra l’unica soluzione razionale e di rigore per molti problemi della sanità. Sono ovviamente ammesse proposte su rimedi alternativi, purché non siano l’acqua santa e il rinvio a un più luminoso futuro.”

Lo dichiarano il Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, i Consiglieri regionali Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo, e il responsabile regionale Azione Sanità Alessandro Nestola.

“Liste d’attesa, organizzazione del personale, spesa farmaceutica e protesi, ritardi per lavori, dipartimenti in eccesso ecc., sono problemi su cui le direzioni strategiche non rispettano le leggi, i regolamenti e le circolari, producendo notevoli sprechi e disservizi. Cosa si fa in un mondo normale con chi non rispetta leggi, regolamenti e circolari? Si manda a casa. Ma questo rimedio è stato bocciato, senza idearne altri.
Ora proviamo con la proposta AziendaZero, presentata sulla scia della delibera del dicembre 2021 adottata dall’attuale Giunta regionale. E speriamo che anche su questo non ci sia parere contrario.
Si tratta di una profonda innovazione nell’organizzazione sanitaria, perché centralizza la gestione del personale, a partire dal reclutamento, la realizzazione dei lavori e l’acquisto di beni e servizi. Tale innovazione disimpegnerebbe le Asl territoriali da centinaia di adempimenti burocratici in grado di distoglierli dal compito più importante, ossia la cura dei malati.
Con la gestione unitaria del personale si realizzerebbe l’organizzazione veramente regionale della sanità, evitando per esempio i concorsi delle singole Asl come modalità per sottrarsi reciprocamente il personale medico, e si raggiungerebbero notevoli risparmi di spesa, a cominciare dalla non più rinviabile riduzione degli sprechi sulla farmaceutica e sui dispositivi sanitari (protesi). Tali risparmi, uniti a una gestione centralizzata del personale, impedirebbero ogni ipotesi di blocco nei procedimenti d’assunzione del personale, senza mettere a repentaglio la piena funzionalità delle unità operative.
E tutto questo alla ovvia condizione che i manager prescelti per guidare AziendaZero siano all’altezza del compito, altrimenti nessuna innovazione – anche la più lungimirante – può raggiungere gli effetti auspicati.”

Dipartimenti, atto 2. Asl Lecce. Azione: “332mila euro annui, per 24 dipartimenti nel 2022, scesi a 19 nel 2023, violando comunque il regolamento della stessa Asl”

Dichiarazione del consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, e dei consiglieri regionali Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo.

“Dipartimenti, atto 2: Lecce. I dipartimenti in attività per la ASL di Lecce nel 2022 erano 24, per un costo annuo di euro 332mila a titolo d’indennità ai rispettivi direttori, 3 dei quali non assegnati, in numero maggiore rispetto ai 3 previsti di norma dalla legge e pure rispetto ai già abbondanti 19 previsti dalla delibera del DG del 2021. Nel 2023, invece, i dipartimenti sono scesi al numero già abbondante di 19, con una spesa di 300mila euro a titolo d’indennità ai rispettivi direttori.

“Allo stato la Asl non ha adempiuto all’invio entro la data assegnata di tutti gli atti e dati richiesti dalla Giunta regionale e mancano, in particolare, le relazioni sulle attività svolte nel 2022 dai 24 dipartimenti, anche perché la relazione d’accompagnamento è interamente incentrata a spiegare l’attività compiuta dalla direzione strategica in carica, senza fornire le informazioni richieste sulla gestione compiuta dalla precedente direzione strategica, a cominciare dal fornire un resoconto sulle attività compiute e sugli obiettivi raggiunti dai direttori di dipartimenti, certamente nominati dalla precedente gestione strategica ma operanti anche durante la gestione dell’attuale direzione strategica.

“Si specifica che, nel 2022, 18 direttori di dipartimento sono stati indennizzati con 15.000 euro annui ciascuno e 3 (relativi ai dipartimenti obbligatori) con 20.658 euro, mentre 3 direzioni non hanno fatto registrare oneri per la mancata nomina dei direttori. Per il 2023, invece, 16 Direttori di dipartimento sono indennizzati con 15.000 euro annui ciascuno e 3 (relativi ai dipartimenti obbligatori) con 20.000 euro.

“Inoltre: allo stato il regolamento vigente sull’organizzazione dipartimentale, valido sia per l’organizzazione dipartimentale in essere sino al giugno 2023 che per quella in essere da giugno 2023, è quello approvato con delibera del DG dell’1° aprile 2021, che prevede a carico dei dipartimenti numerosi e rigorosi adempimenti, che allo stato non sembrano eseguiti o almeno non sono stati comunicati.

“In particolare, la predisposizione di un regolamento di funzionamento per ogni dipartimento, recepito dal DG; il raggiungimento dei numerosi obiettivi previsti dall’art. 2 e relativo e preventivo atto di negoziazione con la direzione generale; convocazione almeno una volta al mese del Comitato di dipartimento, con verbalizzazione delle riunioni; gli atti di programmazione delle attività dipartimentali, la loro realizzazione e le funzioni di monitoraggio e verifica, assicurate con la documentata partecipazione attiva degli altri dirigenti e degli operatori assegnati al dipartimento; convocazione almeno una volta l’anno dell’assemblea di dipartimento, con allegazione dei relativi verbali.

“Non risultano inoltre adempiute molte della attività assegnate al Comitato di dipartimento ai sensi dell’art. 4 dell’atto di organizzazione generale e in particolare la gestione della regolamentazione attuativa dell’attività libero professionale ALPI.

“Circa la tipologia funzionale degli attuali 19 dipartimenti, essi sono così organizzati: divisione medica di presidio; nefrodialitico e urologico; diagnostiche; cardiovascolare; medicina e specialistiche; chirurgia e specialistiche; ortopedia e neurotraumatologico; materno infantile; farmaco; medicina fisica e riabilitazione; assistenza territoriale; prevenzione; salute mentale; dipendenze patologiche; oncoematologia; medicina immunotrasfusionale; emergenza-urgenza; amministrazione, finanza e controllo; servizi tecnici e patrimonio.

“Ci pare di poter dire, infine, la eccessiva e disfunzionale quantità anche dei 19 dipartimenti, da ridurre ai 3 previsti, di norma, dalla legge nazionale, con ampliamento – considerata la dimensione territoriale della ASL Lecce – a non più di qualche ulteriore dipartimento per macro-aree disciplinari.

“E non si dica, come pure è stato detto per la Asl di Bari, che il numero eccessivo dipende dall’organizzazione complessa di una grande Asl, poiché altre Asl italiane, o della stessa Puglia, con complessità pari o superiore, risultano avere un numero di dipartimenti inferiori. Prima di parlare o sparlare, dunque, bisogna considerare i numeri e non entrare in polemica – come ha fatto ieri la Asl di Bari – con la decisione della Giunta regionale di avviare un’attività ispettiva sull’argomento, finalizzata a razionalizzare un fenomeno, quello dei dipartimenti, abbastanza fuori controllo.”

Semplificare con coraggio per favorire l’offerta di qualità

Fabiano Amati era assessore all’Urbanistica nell’agosto del 2000, quando il Consiglio comunale di Fasano approvò 32 progetti in variante al Prg utilizzando la legge regionale numero 3 del 1998 e riconoscendo la pubblica utilità degli interventi per la realizzazione di strutture alberghiere.

Avrebbe potuto immaginare che il risultato sarebbe stato quello attuale: 1300 posti letto a 5 stelle; un territorio con circa 700.000 presenze turisti che all’anno e la decisione del governo nazionale di puntare sul resort Borgo Egnazia e su altre strutture alberghiere di Fasano per lo svolgimento del G7 del giugno 2024?

“Era difficile immaginare allora lo sviluppo che ci sarebbe stato negli anni. Ma bisogna riconoscere che al di là dell’impegno che mettemmo nel 2000 per utilizzare la legge regionale numero 3 prima che venisse abrogata, la città aveva già conosciuto alcuni anni prima una intuizione che andava nella direzione della valorizzazione turistica, attraverso la costituzione della società Itala su iniziativa di professionisti e imprenditori locali che avevano puntato sull’Hotel Sierra Silvana e sull’Hotel del Levante e avevano acquisito i terreni dove poi è stato realizzato il resort Borgo Egnazia. Possiamo dire che il seme era stato gettato, ma non era stato coltivato nella sua pienezza”.

Ci furono ostacoli, e di quale genere, che impedirono prima del 2000 un completo sviluppo del progetto di valorizzazione turistica?

“Due ostacoli in particolare. Il primo:

il contrabbando di sigarette era diventato un fenomeno generalizzato, una attività che poteva garantire ricchezza senza svolgere un lavoro impegnativo. Furono anni in cui la ricchezza a Fasano si vedeva nella qualità dei negozi, nella cilindrata delle auto che percorrevano le strade cittadine, nel modo di vestire di tanti. Il secondo: erano anni in cui la trasformazione di immobili era equiparata sostanzialmente a un reato e quindi ogni tipo di intervento nel settore generava paura negli amministratori pubblici. Poi arrivo l’Operazione Primavera e la città fu costretta a svegliarsi. Proprio in quei mesi, mentre si parlava di abrogazione della legge 3, portammo in Consiglio 32 progetti di valorizzazione turistica del territorio del territorio e li approvammo tutti. Belli o brutti, approviamoli tutti, fu il titolo di un giornale locale”.

Una scelta che si è rivelata di successo.

“Un insegnamento ho ricevuto in quel periodo dal compianto Sergio Melpignano, impegnato a effettuare investimenti importanti sul territorio. Egli diceva: approvate tutti i progetti che ci sono e se vi sono altri investitori fateli venire qui e mostrate disponibilità. Un campo da golf? Anche due o tre, perché se un giocatore di golf arriva in città ha piacere a giocare ogni giorno su un campo diverso. E’ l’offerta che crea la domanda, purché ci sia la consapevolezza del lavoro che si sta svolgendo e del target al quale ci si rivolge. E vorrei aggiungere un altro elemento».

Lo faccia…

“Il turismo è una industria nella quale è la qualità che tutela il paesaggio, altrimenti i turisti scelgono altre destinazioni. E la qualità garantisce anche una maggiore produttività dei posti letto”.

A Fasano la produttività delle strutture a 5 stelle non ha prodotto un alto pil pro capite…

“Diciamo che ci vuole tempo per uscire da una condizione nella quale era il contrabbando a spingere l’economia della città. E il contrabbando, come è noto operava, con un carico fiscale pari a zero. Ma il pil pro capite sta crescendo”.

C’è chi ritiene che negli ultimi tempi ci sia stata una inversione di tendenza rispetto al tempo in cui gli amministratori di Fasano mostravano coraggio e determinazione anche nelle scelte urbanistiche.

“lo vedo una continuità e una coerenza in tutti gli amministratori dal 2000 in poi. Sir Rocco Forte, proprietario di Torre Maizza, ha detto: in Italia la burocrazia si comporta né più né meno come nelle altre parti del mondo; in Puglia si comporta né più né meno come nelle altre regioni d’Italia. Certo, a volte vi è una burocrazia difensiva che non aiuta, che allunga i tempi dei procedimenti”.

Da cosa dipende?

“Dalla paura di incappare nelle maglie delle giustizia. Ecco perché a volte i funzionari sono frenati nei procedimenti. Ed ecco perché il reato di abuso va rivisto, va abolito”.

Bisognerebbe semplificare le decisioni?

“Dietro la realizzazione di una struttura turistica vi sono tanti atti che la Pubblica amministrazione deve saper adottare con coraggio ma in un cotesto chiaro”.

Una nuova legge regionale 3 sarebbe utile?

“Sto pensando di presentare una proposta di legge che permetta la realizzazione di campo da golf con annessi alberghi di qualità. Con la possibilità, come è accaduto con l’impianto di Forcatella, nei pressi di Masseria San Domenico, di utilizzare le acque reflue trattate per irrorare il campo da golf di Borgo Egnazia. Penso che anche Ostuni dovrebbe mostrare maggiore coraggio nei procedimenti relativi alla realizzazioni di nuove strutture turistiche di qualità. Il contesto territoriale è importante, più strutture di qualità vi sono su un territorio, più crescono il valore e l’attrattività dello stesso.”

E i vincoli paesaggistici?

“Pieno rispetto del paesaggio, che è risorsa fondamentale del turismo di qualità. Ma la tutela del territorio deve comprendere anche l’uso, non trasformare un contesto territoriale in museo».

Il turismo del lusso esclude altre forme di turismo?

“Convincere i ricchi a venire qui e a spendere significa essere dalla parte dei poveri. I ricchi non fanno l’elemosina, ma se li istighiamo a spendere aiutiamo concretamente la redistribuzione della ricchezza”.

Sma. Amati: “Quinta diagnosi precoce e vita salva. Perché la maggior parte delle altre regioni non fanno lo stesso?”

“È siamo al quinto caso di SMA diagnosticata nei primi giorni di vita di un bambino e in fase senza sintomi, perciò nelle migliori condizioni per poter ricevere la terapia, con ampie possibilità di salvargli la vita o modificare radicalmente il corso naturale della malattia. E tutto questo grazie alla legge regionale
sullo screening obbligatorio, svolto presso il laboratorio di genomica del Di Venere di Bari. Mi chiedo, tuttavia, per quale motivo la maggior parte delle altre regioni italiane non fanno la stessa cosa?”
Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.
“Dopo più di due anni dall’entrata in vigore della legge regionale sullo screening obbligatorio e dall’avvio effettivo del servizio, siamo al quinto caso di diagnosi precoce in bambino appena nato e privo di sintomi.
Su oltre 40mila bambini esaminati dall’attivazione dello screening, sono dunque cinque i bimbi con diagnosi precoce, con i primi quattro sottoposti tempestivamente a terapia e con risultati ampiamente soddisfacenti e cioè dopo moltissimi mesi senza alcun segno della malattia e una crescita coerente con l’età. Al quarto caso diagnosticato, inoltre, la terapia fu somministrata dopo 16 giorni di vita: un record mondiale.
L’unico elemento di dolore in questa storia d’eccellenza pugliese consiste nel rilevare l’assenza del test obbligatorio per tutti i neonati nelle gran parte delle regioni italiane, determinando una grave disparità e disuguaglianza tra i bambini italiani.
Per questo diventa ancor più necessario far sentire la nostra voce, sottoscrivendo la petizione al governo nazionale per estendere lo screening, cliccando sul link https://www.change.org/tutticontrolasma.
È molto soddisfacente registrare il livello d’efficienza raggiunto dalla Puglia nello screening, grazie al Laboratorio di genomica del Di Venere di Bari e al suo direttore Mattia Gentile, e dall’unità operativa di neurologia dell’ospedale pediatrico Giovanni XXIII e al suo dirigente Delio Gagliardi, alle cui cure – anche questa volta – è stato sottoposto il bambino.”

Dipartimenti Asl Bari, Azione: “345mila euro annui per 25 dipartimenti, violando il regolamento della stessa ASL. Bisogna ridurli al più presto”

Dichiarazione del Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, e dei Consiglieri regionali Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo.

“Cominciamo con Bari. I dipartimenti in attività per la ASL di Bari sono 25, per un costo annuo di euro 345mila a titolo d’indennità ai rispettivi direttori, in numero maggiore rispetto ai 3 previsti di norma dalla legge e pure rispetto ai già abbondanti 13 previsti dalla delibera del DG del 2012.
Allo stato la Asl non ha adempiuto all’invio entro la data assegnata di tutti gli atti e i dati richiesti dalla Giunta regionale, e mancano, in particolare, le relazioni sulle attività svolte nel 2022.
Si specifica che 24 Direttori di dipartimento sono indennizzati con euro 15mila annui, mentre il Direttore del Dipartimento Prevenzione (uno dei tre previsti di norma dalle disposizioni statali) è indennizzato con euro 20mila annui.
Inoltre: il regolamento del 2012 prevede a carico dei dipartimenti numerosi e rigorosi adempimenti, che allo stato non sembrano eseguiti. In particolare, la convocazione almeno una volta al mese del Comitato di dipartimento, con verbalizzazione della riunione; l’approvazione negoziata da parte del DG del Piano delle attività e dell’utilizzazione delle risorse; gli atti di programmazione delle attività dipartimentali, la loro realizzazione e le funzioni di monitoraggio e verifica, assicurate con la documentata partecipazione attiva degli altri dirigenti e degli operatori assegnati al dipartimento.
Non risultano inoltre adempiute molte della attività assegnate al comitato di dipartimento, e in particolare: l’adozione del regolamento di dipartimento e la documentata intesa su di esso del Direttore sanitario aziendale; le proposte ai DG dei Piani di aggiornamento e di qualificazione del personale, nonché il coordinamento delle attività di didattica, di ricerca scientifica e di educazione sanitaria; valutazione documentata, con frequenza mensile, sullo scostamento rispetto agli obiettivi; adozione di sistemi di coordinamento e integrazione delle attività ospedaliere con quelle territoriali; invio, con frequenza annuale, di un resoconto tecnico-economico sulle attività svolte, contenente una proposta di obiettivi da perseguire nell’anno successivo.
Circa la tipologia funzionale dei 25 dipartimenti, essi sono così organizzati: neurosensoriale, medicina di laboratorio e trasfusionale, ortopedia, cardiovascolare, gestione del farmaco, area medica, sicurezza e qualità, emergenza-urgenza, gestione della domanda e dell’offerta sanitaria, assistenza territoriale, prevenzione, direzioni mediche di presidio ospedaliero, medicina età evolutiva, anestesia e rianimazione, neurovascolare, riabilitazione, area medica specialistica, nefrourologico, investimenti e tecnologie, dipendenze patologiche, salute mentale, area chirurgica, amministrativo, radiodiagnostica, gestione avanzata del rischio riproduttivo e gravidanza a rischio.
Ci pare di poter dire, infine, la eccessiva e disfunzionale quantità dei 25 dipartimenti, da ridurre ai tre previsti di norma dalla legge nazionale, con ampliamento – considerata la grandezza della ASL Bari – a non più di qualche ulteriore dipartimento per macro-aree disciplinari.”

Sanità, Azione: “Un ciclone per cambiare le cose. Da oggi una pagina online per dire le cose che non funzionano”

Dichiarazione del consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, dei consiglieri regionali Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo, e del responsabile regionale Azione sanità Alessandro Nestola, progettista ed esecutore dell’iniziativa.

“Da oggi è online la nostra pagina ‘Un ciclone per cambiare le cose’, dando voce ai cittadini e agli operatori sanitari per scrivere le cose che non funzionano e quelle che funzionano.
L’indirizzo della pagina è www.voceallasanita.it.
Diamo voce ai cittadini che ravvisano carenze nel sistema sanitario regionale e a chi intende raccontare ciò che invece funziona. Diamo voce al personale sanitario che rimane l’ultimo baluardo della sanità pubblica.
Tutti insieme, uniti, per dare risposte concrete alle problematiche, senza trascurare i processi virtuosi. Tutti insieme, uniti, per un’assistenza adeguata, liste di attesa brevi, ambienti di lavoro sani e stipendi adeguati.
In sanità si possono cambiare le cose, ma per farlo bisogna a scatenare un ciclone. Ringraziamo per l’idea Raffaele Santoro, medico e dirigente di Bari di Azione”.

Dipartimenti Asl, Azione: “Indagine Giunta regionale evidenzia uno sproposito. Sono 116. Policlinico Foggia da luglio non paga indennità. Taranto non pervenuta”

Dichiarazione del Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, e dei Consiglieri regionali Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo.

“Secondo la legge, i dipartimenti dovrebbero essere di norma 3 per ogni Asl, ossia 18, e, ragionevolmente, non più di 20 complessivi per i policlinici e gli IRCCS. E invece in Puglia non è così! La giusta indagine avviata dalla Giunta regionale ha consentito di contabilizzarne 116, uno sproposito, anche se dalla contabilità manca la Asl Taranto che ad oggi non ha
risposto al questionario.
Nei prossimi giorni analizzeremo la situazione Asl per Asl, dando opportuna comunicazione di dettaglio.
Per ora emergono tre evidenti criticità: le modalità di conferimento degli incarichi molto spesso violano le regole che le stesse Asl si sono date per durata, modalità di svolgimento e resocontazione dell’attività; le funzioni di area medica o amministrativa promosse alla dignità di dipartimento sono spesso delineate con fervida fantasia e paiono più funzionali a preservare equilibri di potere interno che reale necessità; i costi per mantenere questo tipo di organizzazione sono elevatissimi; il numero complessivo di dipartimenti per Asl è molto variabile e passa dal record di 25 per Bari e Lecce, 20 per la BAT, 12 per il Policlinico di Foggia, 11 per Brindisi, 7 per Policlinico di Bari, 6 per Asl di Foggia e IRCSS Giovanni Paolo II e 4 per IRCSS De Bellis.
Va specificato che che con provvedimento del luglio scorso, ossia prima dell’avvio dell’indagine regionale, il Policlinico di Foggia ha deliberato l’avvio di una riorganizzazione dei dipartimenti, interrompendo l’erogazione delle indennità.
Anche su questo ci sarà bisogno di pensare a qualche norma di legge che razionalizzi il sistema e interrompa una pratica che in linea di massima appare assoggettata a mero arbitrio. E poi ci sarà, ne siamo certi, chi darà alla nostra iniziativa legislativa la patente populista o chi urlerà ben-altro-è-il-problema, fingendo di stracciarsi le vesti e rimanendo sempre privo d’informazioni oltre che d’idee da proporre all’attenzione degli altri: in poche parole per lasciare le cose così come sono.”

Tempi attesa sanità, Azione: “A luglio più visite a pagamento e maggiore disallineamento. Illegalità si combatte con sospensione automatica”

“Nella settimana indice di luglio (3-7 luglio 2023), aumentano rispetto al passato le prestazioni a pagamento in ALPI e si amplia il disallineamento tra attività istituzionale e a pagamento, calcolata a parità di personale impiegato, prestazioni richieste e ore lavorate. E nonostante la legge preveda in questi casi la sospensione dell’attività a pagamento per violazione di legge, nessuno fa niente e, anzi, si bocciano le leggi che prevedono meccanismi di automatismo per garantire il rispetto della legalità. Siamo, insomma, in una situazione in cui, ci si finge sordi e ciechi, affastellando parole a parole, senza prendere decisioni e anzi votando contro le proposte degli altri. Supportati dai dati, elaborati per la Regione Puglia da InnovaPuglia, ripresenteremo una nuova proposta di legge profondamente riformatrice, chiedendo la sottoscrizione a tutti i colleghi a cui non piacciono le scuse o le parole vuote.”

Lo dichiarano il Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, i Consiglieri regionali Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo, e il responsabile regionale sanità di Azione Alessandro Nestola.

“Nei prossimi gironi presenteremo il dettaglio azienda per azienda e anche i dati riferiti alle prestazioni chirurgiche.
Per ora si rifletta e ci s’inquieti sulle percentuali delle prestazioni a pagamento monitorate, ossia un saggio di prime visite ed esami diagnostici: visite neurologiche (21%), visite ortopediche (17%), visite ginecologiche (27%), visite urologiche (15%), visite gastroenterologiche (30%), visite oncologiche (14%), visite pneumologiche (14%), risonanza magnetica addome inferiore (16%), risonanza magnetica della colonna (42%), ecografia ostetrica (26%), ecografia ginecologica (39%), colonscopia (24%), polipectomia (25%), rettoscopia (40%), esofagogastroduodenoscopia (14%).
Si tratta, com’è evidente, di prestazioni su cui il CUP rappresenta uno sportello privo di risposte tempestive per l’attività istituzionale, in grado di obbligare i cittadini a scegliere le prestazioni a pagamento.”

Centro malattie neuromuscolari, Amati: “Giunta decide sede al Policlinico e DG non si presenta a riferire sul cronoprogramma. Ci vediamo lunedì prossimo”

“La Giunta regionale ha deciso di individuare nel Policlinico di Bari la sede del Centro regionale di malattie neuromuscolari ed oggi il DG era stato invitato in audizione per riferire sul padiglione interessato, le risorse necessarie e il cronoprogramma. Purtroppo non si è presentato nessuno, con la giustificazione di non aver ancora letto la delibera della Giunta regionale che noi – invece – stiamo studiando da giorni e che è facilmente reperibile.
Poiché sull’argomento bisogna volare, e la Commissione sarà attiva ben oltre la petulanza, abbiamo già disposto la trasmissione della delibera della Giunta regionale e di tutti gli atti necessari, affinché sin da lunedì prossimo si possano avere le informazioni richieste.
L’iniziativa è così importante che non possiamo permetterci distrazioni, anche al costo di sembrare noiosi; ma su questo preghiamo tutti di essere comprensivi, considerata la posta in palio.
Appuntamento, dunque, alla seduta di lunedì prossimo, durante la quale sentiremo anche il responsabile della Fisiatria del Policlinico di Bari e cominceremo a raccogliere informazioni sulle modalità gestionali, valutando l’esperienza eccellente della fondazione NeMO, che ho avuto modo di osservare in un recente viaggio presso il Centro di Milano-Niguarda, apprezzando la disponibilità del presidente Alberto Fontana e di tutto il suo staff clinico e amministrativo.”

Pdl su protesi, Azione: “I DG contestano le delibere della Giunta e assessore si allea con DG che lo contestano. Solo qui succede. E continua spreco 160milioni anno”

Dichiarazione del Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, e dei Consiglieri regionali Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo.

“Sulla proposta di legge per controllare gli sprechi nella spesa di protesi e dispositivi medici, i Direttori generali contestano i criteri usati dalla Giunta regionale per definire i tetti di spesa e gli obiettivi, che rappresentano i riferimenti usati dalla nostra proposta per sancire la decadenza dei Direttori generali qualora non raggiungano i risultati attesi, che peraltro essi stessi si assegnano. E l’aspetto più incomprensibile consiste proprio nel fatto che gli stessi Direttori generali si fanno carico di mantenere gli impegni che contestano con la sottoscrizione dell’atto aziendale e del loro stesso contratto. E a questo punto il capolavoro: l’assessore Palese dà parere contrario alla proposta di legge, accogliendo anche le obiezioni dei Direttori generali, ossia le contestazioni che gli stessi hanno avanzato alla delibera approvata dalla Giunta su proposta dello stesso assessore Palese.
Ma che confusione. Qui non si riesce a capire che pure un punto percentuale di riduzione degli sprechi, ammontante ad almeno 100milioni di euro, si potrebbe destinare a prestazioni sanitarie in grado di curare malattie. Adesso la proposta di legge andrà in consiglio, in vista del quale abbiamo già presentato un emendamento per accogliere gli utili suggerimenti del dirigente della sezione farmaceutica Paolo Stella. Nella speranza che l’assessore Palese non continui a dare parere contrario, perché in disaccordo rispetto alle sue stesse proposte di deliberazione e ai suggerimenti dei suoi dirigenti. Qui c’è da aspettarsi di tutto.”