Xylella, Azione: “Occhio alla produzione per ricostruire il paesaggio e battere abbandono. NO a limitazioni di specie e SÌ a genetica e serre, come nella Piana”

Dichiarazione del Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, dei Consiglieri Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo, e della responsabile regionale agricoltura
di Azione Anna Rita Picci.

“Solo avendo di vista la produzione e la resa si potrà ricostruire il paesaggio distrutto dalla Xylella e battere l’abbandono delle terre. Guardare esclusivamente al paesaggio così come lo abbiamo conosciuto, pretendendo di ricostruirlo come se fosse il disegno di una scenografia, porterà al fallimento di ogni iniziativa, sia pur dotata di buone intenzioni.
In un settore produttivo come l’agricoltura non si possono perseguire modelli culturali non adeguati alla modernità e all’innovazione nelle tecniche colturali; l’imprenditore agricolo, protagonista assoluto del processo di ricostruzione, non si muove con la prospettiva del guardiano del museo, ma con lo sguardo rivolto al mercato.
Per questi motivi, una ricostruzione seriamente orientata alla produzione e al nuovo paesaggio, non può tollerare un numero chiuso di specie da impiantare, magari escludendo proprio quelle con maggiore resa e, grazie alla genetica, con minor uso di acqua e agrofarmaci, aprendosi alle coltivazioni fuori suolo all’interno delle serre. E per far ciò bisogna affermare la libertà di scelta tra le specie coltivabili, adeguando a tale finalità gli strumenti urbanistici e paesaggistici.
Fare in poche parole quello che già sta cominciando ad accadere da qualche anno – con agricoltura innovativa, intensiva e serre – nella parte a più intenso valore paesaggistico: la Piana degli ulivi monumentali.”

Monopoli-Fasano, Amati: “Finalmente linea dura nei confronti di Webuild. Applicati 3,5 milioni di penali. Così dobbiamo fare per il ponte sullo stretto?”

Dichiarazione del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“La Asl Bari ha finalmente deciso la linea dura nei confronti dell’impresa Partecipazioni Italia del gruppo Webuild, appaltatrice ampiamente inadempiente per i lavori di costruzione del nuovo ospedale Monopoli-Fasano. Sono state infatti applicate le penali, ammontanti al 25 agosto a quasi 3,5 milioni di euro, decurtate dall’ultimo stato di avanzamento lavori.
Le penali si riferiscono a ogni giorno di ritardo rispetto al fine lavori previsto per il 24 luglio 2023 e non rispettato da Webuild, nonché a una serie di violazioni contrattuali. Per ogni giorno di ritardo e per ogni violazione contrattuale, l’ammontare della penale è di euro 90.688,42.
Ora speriamo che il Collegio consultivo tecnico respinga le richieste evidentemente infondate, pretestuose, dilatorie ed emulative dell’appaltatrice, fissando una nuova data di fine lavori.
Nel frattempo chiedo all’amministratore delegato di Webuild di mettersi una mano sulla coscienza, considerato che trattasi di un ospedale di cui tutti potremmo avere bisogno, adeguando alla credibilità di una grande impresa il management applicato al cantiere, considerato inoltre che la vicenda tormentata del nuovo ospedale Monopoli-Fasano poco si addice, alimentando discredito, a una società in procinto di realizzare addirittura il ponte sullo stretto di Messina.”

Xylella, Azione: “Agricoltura non è hobby né magia. Lotta all’abbandono con cultivar innovative, serre e genetica. Modifiche a urbanistica e PPTR”

Dichiarazione del Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, dei Consiglieri Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo, e della responsabile regionale agricoltura
di Azione Anna Rita Picci.

“L’agricoltura non ha nulla in comune con narrazioni nostalgiche, hobby o tecniche magiche.
La Puglia ha avuto la Xylella, aggravata da inerzie per credulità popolare, ma ora deve trasformare la disgrazia in grazia. Per far ciò è necessario lottare innanzitutto contro l’abbandono dei campi (i dati sono clamorosi nell’intero Salento) e sostenere l’impianto di ulivi resistenti, associati a cultivar diverse dagli ulivi per garantire la biodiversità, e di varietà innovative grazie alla genetica.
Accanto a questo c’è bisogno di accogliere ogni forma di innovazione tecnologica, consentendo l’installazione di serre per coltivazione fuori suolo, fortemente combinate con aziende digitalizzate e pronte alla ulteriore rivoluzione dell’intelligenza artificiale.
È questo un pacchetto d’interventi lungimirante, vincente perché associato al futuro e in grado di determinare – contemporaneamente – la coltivazione di prodotti a più alta qualità, bontà e resa; la maggiore tutela dell’ambiente, attraverso il minore uso di acqua e agrofarmaci; il rilancio della competitività dell’agricoltura pugliese; la ricostituzione del contesto produttivo, con innovazioni paesaggistiche da tramandare al futuro per ulteriori innovazioni.
Sul delicato punto del paesaggio, fonte di accese controversie, bisogna difendere con forza tutto quello che è ancora salvabile e considerare – con realismo e ragionevole ottimismo – che nulla è immobile e tutto viene tramandato per essere innovato, spesso per volontà a volte per necessità: l’attuale paesaggio andato distrutto, infatti, ci fu tramandato in una conformazione frutto di continue trasformazioni genetiche con il vecchio metodo sapienziale degli innesti, di avanzamenti tecnologici meno repentini rispetto agli attuali ma comunque efficaci e di adattamento a patogeni sempre in agguato.
C’è dunque un quadro di continuità e di evoluzione da tenere presente per meglio orientarsi e per evitare la sterilità di discussioni fondate sulla nostalgia e sui clamorosi errori che essa è in grado di farci commettere, primo tra tutti l’idealizzazione del passato.
Realizzare questo programma non è solo compito del mercato, magari aggiungendo sovvenzioni pubbliche al capitale di rischio degli imprenditori. È compito anche degli amministratori pubblici attraverso opportune modifiche alle normative urbanistico-paesaggistiche, così da consentire l’evoluzione del settore e il suo accordarsi con la modernità.”

Serbatoi GNL, Amati: “Soluzione individuata da Stato e Regione va realizzata. Chi si oppone all’impianto è inquinatore opportunista, contro tutti i partiti e sindacati nazionali e regionali”

Dichiarazione del Consigliere e commissario regionale di Azione, Fabiano Amati.

“Il serbatoio GNL di Brindisi è una cosa utile, funzionale ad ottenere ambiente pulito, benessere e pure pace. Non esiste alcuna possibilità, dunque, di approfittare di un dibattito sul procedimento amministrativo e sulle eventuali variazioni progettuali non autorizzate e da respingere, per far diventare l’impianto una soluzione tecnologica sgradita. Contrasteremo, dunque, ogni atteggiamento politico e scientifico diretto alla disinformazione per fini opportunistici, che finisce per diventare sostegno e fiancheggiamento a politiche fortemente inquinanti, in una città – Brindisi – in passato saccheggiata e solo oggi individuata a sede d’investimenti industriali puliti.
E chiunque volesse contestare l’impianto per tornare indietro nella decisione, non può agire individuando nel ridotto comunale il campo di battaglia ma rivolgersi – con coraggio (se c’è) e senza l’ambiguità da galleggiatori del tengo famiglia – agli enti con voce in capitolo, ossia il Governo, la Regione e l’Autorità portuale, e ai partiti e sindacati nazionali che sostengono le soluzioni di transizione ecologica.
Il serbatoio GNL non è il campo di rivincita delle appena celebrate elezioni amministrative, scelto per il timore reverenziale di rivolgersi agli interlocutori veri: chi ha qualcosa da contestare sappia che deve prioritariamente chiamare in causa, ognuno per le fasi su cui ha avuto competenze o per le quali ha offerto sostegno, Draghi, Meloni, Conte, Emiliano, Letta, Salvini, Tajani, Calenda, Renzi, Schlein, Landini, Sbarra, Bombardieri, Bonomi, ai parlamentari di tutti i partiti, ai consiglieri regionali di tutti i partiti, agli enti di ricerca, università e importanti associazioni ambientaliste (Legambiente).
Noi difenderemo l’autorizzazione rilasciata e le opinioni di sostegno alla transizione ecologica, quindi all’impianto GNL di Brindisi. E queste opinioni di sostegno – lo ripetiamo al miglior sordo che non volesse sentite – sono quelle di Draghi, Meloni, Conte, Emiliano, Letta, Salvini, Tajani, Calenda, Renzi, Schlein, Landini, Sbarra, Bombardieri, Bonomi, dei parlamentari di tutti i partiti, dei consiglieri regionali di tutti i partiti, degli enti di ricerca, università e importanti associazioni ambientaliste (Legambiente).”

Nuovo ospedale Monopoli-Fasano, Amati: “Termine lavori ignoto e penali a quasi 3milioni da applicare subito. Gruppo Webuild si aggrappa a pretesti”

Dichiarazione del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Per la costruzione del nuovo ospedale Monopoli-Fasano non si conosce il nuovo termine dei lavori, dopo aver saltato quello del 24 luglio scorso. Invito la Asl ad applicare subito le penali a carico di Partecipazioni Italia del gruppo Webuild, che ad oggi ammontano a quasi 3milioni di euro.
La gran parte delle giustificazioni, addotte dall’impresa appaltatrice e avanzate al Collegio consultivo tecnico – CCT, consistono in un affastellamento di argomenti infondati in fatto, degni di un comizio amatoriale più che frutto di sapienza tecnica, lasciando supporre un tentativo di aggrapparsi sugli specchi a mezzo di pretesti.
Basti pensare che tra gli argomenti addotti per reclamare dilatazione dei tempi, maggiori oneri e addirittura risarcimento dei danni, vi è il sempre presente Covid, a causa del quale le lavorazioni – a dire dell’impresa – sarebbero andate a rilento. E invece è vero il contrario, se solo si pensi al fatto che prima del Covid le maestranze impiegate erano di gran lunga inferiori a quelle impiegate, pur sempre insufficienti, nel periodo Covid. Come si può sostenere, dunque, la difficoltà di reperire personale in periodo Covid se le maestranze sono state più numerose proprio durante il Covid? Mistero.
Ho l’impressione che l’appaltatore voglia generare confusione argomentativa, così da ottenere una pronuncia del CCT affetta da errori di valutazioni e calcolo, più o meno accordata con altra precedente in cui furono riconosciuti maggiori oneri da Covid, anche per il periodo di attività del cantiere in cui il virus non era stato diagnosticato nemmeno a Wuhan.
In questa fase, tuttavia, possiamo fare affidamento sulle difese avanzate dalla stazione appaltante, molto determinate e ricche di deduzioni nette, logiche e fondate, confidando – ovviamente – sull’equilibrio decisionale almeno del presidente del CCT e del componente indicato dalla ASL.
Spiace molto constatare come i vertici del gruppo industriale Webuild non si accorgano della modalità di gestione del cantiere da parte dei suoi manager, interessati a trasformare il cantiere del nuovo ospedale Monopoli-Fasano in un bancomat, magari per dimostrare la loro capacità di trarre utili spropositati da una commessa tra le più piccole del gruppo, rifiutandosi però d’immedesimarsi nella condizione dei tanti malati che attraverso quell’ospedale attendono una risposta di salute e così facendo calpestando forme elementari di etica del lavoro.
Il contratto prevede per ogni giorno di ritardo nel fine lavori una penale di euro 90.771,31; allo
stesso importo ammontano le penali per ogni violazione contrattuale, che allo stato risultano pari a 8.”

Serbatoio GNL a BR, Amati: “Se cambia progetto può cambiare opinione della Regione, di Emiliano e di tutti i partiti in Consiglio. Parola ai tecnici regionali e alla Giunta”

“Se cambia il progetto rispetto a quello approvato, può cambiare l’opinione della Regione, di Emiliano, dei partiti di maggioranza in Consiglio regionale e dei partiti di maggioranza al Comune.
Sul serbatoio GNL di Brindisi, adesso la parola ai tecnici regionali per consentire alla Giunta l’eventuale revisione dell’intesa, se la modifica progettuale non risulterà compatibile con la vocazione ambientalista del serbatoio.
E per questo ho chiesto l’audizione in Commissione degli assessori regionali interessati, Autorità portuale e Comune di Brindisi.”

Lo dichiara il Consigliere e commissario regionale Fabiano Amati.

“Ho l’impressione che i manager Edison non siano particolarmente competenti sul piano tecnico-procedurale e perciò si rischia di trasformare un impianto ambientalista, accettato contro i no-a-tutto inquinanti, in un’iniziativa indigesta.
Un po’ di storia. La Regione Puglia e il presidente Emiliano diedero l’intesa sulla base di una soluzione progettuale accordata alla sicurezza ambientale e alla prosperità, per una città – Brindisi – ove sino a qualche anno fa si accoglievano solo impianti inquinanti; l’intesa della Regione Puglia fu data, dunque, contro l’opinione dell’ex sindaco Rossi, esponente di spicco dei pochi ma rumorosi no-a-tutto brindisini, e con il favore di tutte le forze politiche in Regione e in particolare di quelle che poi si raccolsero (PD, Cinque stelle e civiche) dietro il presidente Emiliano sulla decisione di scaricare Rossi e candidare Fusco a sindaco di Brindisi.
Ciò detto, per sgomberare il campo a politicismi, populismi, opportunismi, inappetenze allo studio, demagogie, vanità e desideri di protagonismo, resta da verificare se la modifica progettuale proposta da Edison resti compatibile con l’obiettivo ambientalista del serbatoio GNL, se ne accresca la sicurezza e se sia compatibile con l’attuale fase procedimentale.
Tutto qui. Solo in base a queste risposte tecniche decideremo la nostra posizione, che sarà come al solito serena, schietta, accordata con la prova scientifica, con la sicurezza ambientale, con la prosperità e con la pace. Sì, la pace, perché non dobbiamo mai dimenticare che il mondo è ancora in guerra e che la questione energetica rimane ancora un motivo di prepotenza della Russia nei confronti del mondo, cosa di cui evidentemente non si accorgono i nostalgici dell’URSS.”

Sanità, Azione: “Appello a Emiliano e colleghi. Non giriamoci attorno. Abolire o sospendere l’ALPI, aumentare stipendi e AziendaZero. Noi ci siamo”

“Appello al presidente Emiliano e ai collegi Consiglieri regionali. Non giriamoci attorno: per riparare la sanità pugliese profondamente malata, con patologie spesso simili a quelle di tutte le regioni italiane, servono poche e risolute riforme. Sospendere le visite a pagamento in attesa che lo Stato abolisca definitivamente l’ALPI, aumentare gli stipendi di medici e infermieri, gestire con un unico soggetto – AziendaZero – il personale, i lavori e gli acquisti. E per farlo serve solo convocare il Consiglio regionale, ove all’ordine del giorno ci sono già le nostre proposte. Noi siamo pronti a offrire tutta la nostra collaborazione per fare qualcosa di finalmente decisivo.”

Lo dichiarano il Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, i Consiglieri Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo, e il responsabile regionale sanità di Azione Alessandro Nestola.

“Nell’intreccio malato e spesso perverso tra sanità pubblica, visite a pagamento, indennità di esclusività, privato quale incaricato di pubblico servizio (mai dimenticarlo) e gestione spezzettata in dieci piccoli feudi (Asl, AUO e IRCCS), c’è il dramma della sanità italiana e anche pugliese.
Molto dovrebbe essere fatto dallo Stato, come per esempio l’abolizione dell’ALPI e l’aumento degli stipendi del personale, ma molto può essere fatto dalla Puglia, così da poter lottare per il primato in tutti i settori del sistema sanitario e non – come oggi – solo nella genetica medica e nella diagnosi precoce neonatale.
Certo, ci sono eccellenze e tante luci, ma il dramma è sull’attività di routine, quella delle malattie comuni e del relativo accesso alla diagnosi e alla cura.
Basta allora con i paroloni, i concetti fumosi e i verbi coniugati sempre al futuro, in attesa di un avvenire splendente che mai arriva. Qui c’è di mezzo la tragedia e il dolore di tante persone non in grado di districarsi in questo terribile girone infernale.
Da anni combattiamo battaglie per la sospensione automatica delle prestazioni a pagamento, in caso di disallineamento – molto spesso – tra i tempi d’attesa dell’ALPI (quasi nulli) e quelli dell’attività istituzionale (biblici). Battaglia vana, perché non si vuole mai prendere il toro per le corna, soggiogati da micro egoismi di casta e perciò offuscati e addirittura incapaci di leggere pure i numeri delle statistiche elaborate dalla stessa Regione e gli obblighi di legge statale costantemente disattesi. Una miriade di scuse mascherate da obiezioni per lasciare tutto com’è.
Da mesi combattiamo per superare i dieci piccoli feudi delle Asl, fonte di gestione non razionale e altamente spendacciona, a cominciare dalla farmaceutica e dalla protesica. E con i soldi risparmiati, cifre spaventose pari a diverse centinaia di milioni all’anno, osare contratti decentrati per migliori stipendi al personale e l’uscita – ma a questo nessuno mai ci pensa – dal commissariamento statale da anni in vigore (Piano di rientro e Piano operativo), così da poter offrire servizi addirittura maggiori rispetto ai Livelli Essenziali di Assistenza, utilizzando i fondi disponibili del bilancio autonomo.
Da mesi combattiamo per una sanità veramente regionale, con l’obiettivo di tenere funzionanti tutte le unità operative e soprattutto quelle degli ospedali di II e I livello. Come fare? Centralizzare con AziendaZero la gestione del personale, prevedendo speciali indennizzi per tutti gli operatori chiamati a garantire temporaneamente turni e reperibilità in sedi di lavoro diverse da quella propria, ma soprattutto prevedendo concorsi unici regionali per evitare il fenomeno del frega-medici tra Asl e Asl.
Certo, poi ci sarebbe il tema dei medici di medicina generale, da indirizzare verso la più potente offerta di salute: la medicina territoriale. Su questo punto occorrerebbe capire, ma questa è competenza statale, perché mai non potrebbero diventare dipendenti pubblici, scelti dai cittadini con le regole attuali, posti a presidio delle Case e ospedali di comunità, con ampia autonomia di instradare le persone – in tempi d’intelligenza artificiale sarebbe un gioco da ragazzi – su tutto il percorso di cura, evitando così la via crucis tra prescrizioni, Cup, specialisti, ospedali, riabilitazione, controlli ecc..
Le ricette diverse da queste sono tutte fallite, sepolte da quintali di carte ove si scrivono piani, programmi e circolari. Se le malattie si potessero curare con le carte prodotte, avremmo debellato le malattie e il premio Nobel eterno per la medicina sarebbe assegnato all’inchiostro.
Non è così, purtroppo. Vogliamo allora provarci? Presidente Emiliano, noi ci siamo, e tu? Colleghi consiglieri, noi ci siamo, e voi?”

Sanità Brindisi, Amati: “Incontro deludente. Tante parole e paura di prendere una posizione. AziendaZero è la risposta. Appello ai sindaci”

“Deludente. È questo il mio sentimento dopo il confronto sulla sanità brindisina tra sindaci, consiglieri regionali, parlamentari, assessore alla sanità e manager Asl. Certo, tutti siamo bravi a mettere in evidenza i problemi, magari con voce alta e con fare indignato. Il guaio è, però, quando non si ha il coraggio o la voglia di proporre una soluzione e combattere per ottenerla, nascondendosi dietro convenevoli e parole vaghe. Assumere una posizione significa prendersi anche dei rischi, senza rinviare a data da destinarsi, perché dietro i problemi della sanità c’è la vita e la salute di persone che ne hanno bisogno ora e non chissà quando. AziendaZero è la soluzione, soprattutto in mancanza di proposte alternative concrete, così da centralizzare la gestione del personale e chiudere le unità operative insicure, quelle dove nessuno dovrebbe mai accedere, come per esempio i punti nascita senza UTIN o con un numero di parti inferiore a 500. Mi appello dunque ai sindaci: abbiate coraggio e proponete qualcosa di immediatamente concreto.”

Lo dichiara il Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati. 

“La situazione attualmente più esplosiva nella Asl di Brindisi riguarda gli ospedali, senza nulla togliere – anzi – ai numerosi altri problemi, a cominciare dall’assistenza territoriale.
In provincia di Brindisi abbiamo tre ospedali. Essi sono, in ordine d’importanza clinica, Brindisi, Francavilla Fontana e Ostuni. 
In teoria sarebbe da tutelare la piena funzionalità di tutti e tre, ma a fronte di carenze di personale nell’assicurare turni e reperibilità, i manager Asl sono costretti – giustamente – a utilizzare il personale medico per garantire i servizi innanzitutto al Perrino, in quanto DEA di II livello, poi al Camberlingo, in quanto DEA di I livello, e infine a Ostuni, in quanto ospedale di base. 
In altre parole, non possiamo permetterci di sguarnire il Perrino o sospendere anche una delle sue unità operative. 
E su questo punto, molto concreto, sarebbe opportuno che vi fossero proposte concrete di soluzioni, piuttosto che parole generiche, politichese da casta per tutelare le caste e verbi coniugati al futuro. Né valgono improbabili richieste di piani assunzionali straordinari, perché il problema è proprio la carenza di medici da assumere; l’utilizzo linguistico dell’aggettivo “straordinari”, non produce medici. 
Nell’impossibilità di gestire la grave situazione nell’ambito della Asl, la nostra soluzione concreta consiste nell’istituzione dell’AziendaZero: un’unica azienda regionale per gestire su scala regionale il personale sanitario, oltre che centralizzare la realizzazione dei lavori e gli acquisti di beni e servizi. 
Tale azienda entrerebbe in funzione all’istante, perché la nostra proposta prevede che nelle more del perfezionamento le funzioni di AziendaZero vengano assunte – su decisione della Giunta regionale – o da uno dei DG Asl attualmente in carica o dall’ARESS. 
Non va bene questa proposta? Bene. Si può sapere qual è, però, l’alternativa concreta e immediata? 
Non prendere decisioni, tentennare, tergiversare, traccheggiare, genera rischi concreti per la funzionalità – e cito le situazioni più gravi – di chirurgia, UTIN, senologia e radiologia del Perrino, ostetricia e radiologia di Francavilla e l’intera offerta di Ostuni. Si vuole essere gli autori di questo destino inesorabile, se non s’interviene prontamente? Scendiamo ancora un po’ di più nel concreto. 
Senza i rimedi esperibili con AziendaZero, al Perrino di Brindisi non ci sarà mai la radiologia interventistica, ossia una branca importantissima per malattie gravissime e tempo-dipendenti. Domande: che razza di DEA di II livello è un ospedale privo delle radiologia interventistica? Senza radiologia interventistica, che senso ha la chirurgia d’emergenza? Se mi penso malato mi vengono i brividi nel vedermi degente al Perrino, in attesa di essere sballottolato tra Taranto e Lecce – nella speranza di essere accettato – per ottenere l’intervento di radiologia interventistica. 
Senza i rimedi esperibili con AziendaZero, e qui vengo a qualche esempio sui servizi diagnostici, gli esami di citogenetica – importantissimi per le malattie del sangue – bisogna farli attraverso un protocollo oneroso con altra Asl, nella specie Taranto. La Asl di Brindisi paga a Taranto circa 500mila euro per questo servizio e Taranto sino a ieri aveva bloccato gli accessi al laboratorio. Domande: sembra possibile questo scenario di ping-pong  tra Asl della stessa regione, a fronte di un’organizzazione sanitaria predisposta su scala regionale? 
Senza i rimedi esperibili con AziendaZero, ostetricia di Francavilla Fontana non aprirà mai più o avrà sempre molteplici problemi. Infatti: in Puglia abbiamo 20 punti nascita pubblici e 5 convenzionati. 
Di questi molti non hanno l’UTIN e diversi non raggiungono il numero minimo di parti (500), già di suo ben al di sotto di quanto consigliato dalle linee guida (1000). 
Premesso che nessuna delle nostri mogli, compagne e sorelle, dovrebbero partorire in punti nascita privi di UTIN o con attività di parti inferiori a 1000, c’è la necessità di dismettere l’attività dei punti nascita privi di almeno uno dei requisiti di sicurezza, destinando il personale a coprire la funzionalità di unità operative attualmente sospese. Dice nulla Francavilla Fontana? E qui basta questa domanda. 
Senza i rimedi esperibili con AziendaZero, ogni Asl farà i suoi concorsi, sottraendo medici alle altre Asl della Regione, così com’è accaduto per ostetricia di Francavilla Fontana. Domande: ma si possono usare i concorsi di reclutamento per ottenere gli effetti di una mobilità? È normale questa continua elusione delle regole, per cui fatta la legge trovato l’inganno?
Tante domande per tanti problemi, in grado di descrivere la dimensione fortemente irrazionale di un’organizzazione sanitaria che va riformata subito.
Gli amministratori pubblici hanno il compito di analizzare il problema e proporre soluzioni. Quella di AziendaZero è la nostra. Concretissima e di pronta applicazione. 
Non risolve tutti i problemi? Ovvio. Ma quale azione umana è in grado di risolvere tutto il male o di trattenere tutto il bene? 
Non va bene? Capisco. Ma qual è quella alternativa, concretamente alternativa? 
Su questo dovrebbe svilupparsi la sfida. La collaborazione tra enti e amministratori pubblici non si sostanzia nell’inerzia ma nella scelta, senza ricorrere a continui rinvii per non scegliere. Noi possiamo pure non scegliere, ma dobbiamo sempre ricordarci che se non scegliamo è la malattia a scegliere per noi.”

Amati: «Gli esami anti tumorali sono eseguiti solo sulla metà della popolazione interessata»

La battaglia contro le liste d’attesa: «La mia proposta rinviata ogni volta che si discute»

La notizia delle circa 1300 donne salentine da tre mesi in attesa del referto dello screening mammografico, diventa un caso politico nel quale ilpresidente della commissione regionale Bilancio, Fabiano Amati, interviene con una serie di riflessioni critiche, a cominciare dal «mancato adeguamento dei sistemi organizzativi e informatici per attuare la legge sul potenziamento del test per il tumore al seno».

Presidente Amati, vuol dire che la legge non trova concreta o completa applicazione?

«Questo avviene forse anche per non rendere evidenti le falle storiche del sistema, lasciando in piedi una gestione della sanità meramente “burosaurica”, perché altrimenti, verrebbe da chiedere di cosa possiamo occuparci che non sia più importante della lotta ai tumori. I metodo dell’immedesimazione nel dolore delle persone dovrebbe portarci a non accettare I’inerzia e a reagire».

Vuole ricordare cosa contiene la legge?

«Poche ma essenziali disposizioni, allo stato in larga parte non applicate per molteplici motivi. Non è stata attivata la metodica degli inviti estesi al 100 % della popolazione femminile da 45 a 74 anni; prima la fascia d’età era 50-69 anni. E soprattutto non è attiva la prenotazione automatica allo screening successivo all’atto della consegna del referto.

Non è stato attivato il sistema di preselezione da parte dei medici di medicina generale all’eventuale consulenza oncogenetica per persone sane ma con storia familiare di carcinoma mammario, nella fascia d’età compresa tra 40 e 44 anni».

Quali sono le conseguenze?

«Ci sono tappe importanti da superare per salvare la vita alle nostre madri, mogli, sorelle e figlie. Spesso si usa la complessità per prendere tempo e si prova a combatterla organizzando tavoli e tavolini per complicare la complessità e rimandare la decisione. La pubblica amministrazione, proprio per l’uso seriale dei tavoli, è diventata una grande falegnameria e lo dico con buona dose d’ironia perché solo il ridicolo è in grado di scuoterci».

Secondo la Asl di Lecce le 1300 donne che non hanno ricevuto il referto dello screening eseguito a maggio, non devono allarmarsi.

«Anzitutto la popolazione target non è quella indicata dalla Asl di Lecce, cioè quella tra 50 e 69 anni, ma quella tra 45 e 74 anni. Quindi stanno escludendo un certo numero di donne. Inoltre, dicono di avere attuato una estensione degli inviti del 50 %. La legge stabilisce, invece, che gli inviti vanno estesi fino al 100% della popolazione target e sara impossibile per loro raggiungere questo risultato entro dicembre. Il dato di partenza è sbagliato perché non deriva dalla legge. Ma la cosa grave è che non stanno consegnando i referti».

Referti che dovrebbero essere stilati con il criterio del “doppio cieco”, ossia con valutazione di due medici, mentre invece, si starebbero convocando donne con sospettodi tumore in base alla valutazione di un solo radiologo.

«Questo è un problema di mancanza di efficienza, ma il danno vero è non riuscire a chiamare il 100 % delle donne target. Inoltre, partendo da un target sbagliato, stanno omettendo di chiamare donne che dovrebbero essere incluse nel- id Ni lo screening».

Stanno facendo molto discutere compensi elevati ai medici che praticano I’intramoenia. Un primario barese è arrivato a percepire circa 95mila euro in un mese, un altro a Brindisi ha guadagnato più di 18mila euro nel maggio scorso.

«Sono sette anni che combatto su questo tema proponendo l’uovo di Colombo, cioè che la legge va rispettata. L’attività libero professionale deve essere allineata, come tempistica di attesa, all’attività istituzionale. Se non lo è bisogna sospenderla. Da noi, nonostante il disallineamento sia ora confermato dai dati nessuno sospende nulla. Il Consiglio regionale ha iscritto all’ordine del giorno da mesi una legge con la quale si stabilisce che occorre rispettare la legge. Fa anche ridere ma è così. L’esame di questa legge viene sistematicamente sabotato perché nessuno ha voglia di rispettare e far rispettare la legge».

Sanità. Azione: “Debellare scandalo della moltiplicazione costosa dei dipartimenti senza alcuna attività. Bene iniziativa della Giunta. Serve AziendaZero”

“Va debellato lo scandalo della moltiplicazione costosissima e senza senso dei dipartimenti e relativi direttori, senza peraltro monitorare l’attività, spesso inesistente, non verbalizzata e in violazione degli stessi regolamenti delle Aziende sanitarie. In questo senso apprezziamo l’attività severa di monitoraggio avviata dalla Giunta regionale e per parte nostra renderemo la questione oggetto di un emendamento alla proposta di legge istitutiva dell’AziendaZero, che anche per questo argomento diventa essenziale per abbattere in sanità tutti gli ingranaggi di potere, di frequente non funzionali alle migliori cure.”

Lo dichiarano il Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, i Consiglieri Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo, e il responsabile regionale sanità di Azione Alessandro Nestola.

“Nella volontà del legislatore i dipartimenti servono a mettere in connessione le branche omogenee, l’assistenza territoriale con quella ospedaliera, il superamento di disfunzioni, la lotta ai tempi lunghi e alle inutili degenze. A fronte di tali encomiabili obiettivi, si riscontra però un continuo aumento dei dipartimenti e una progressiva violazione degli intenti di partenza. Per cui, alla moltiplicazione costosa dei dipartimenti conseguono compartimenti stagni e chiusure tra le diverse branche omogenee, difficoltà enorme a collaborare e scambiare esperienze tra territorio e ospedale, tempi lunghi di attesa e abbondante inappropriatezza. Il tutto ampiamente documentato con dati statistici e atti amministrativi.
In poche parole: all’aumento dei dipartimenti consegue l’aumento dei problemi che la loro istituzione dovrebbe risolvere. Alla fine, un clamoroso gioco di potere, entro cui si fronteggiano ambizioni e diatribe, regolate con criteri ampiamente discrezionali.
E pensare che la legge prevede espressamente solo tre dipartimento, quello di emergenza sanitaria, quello di prevenzione e quello di salute mentale, lasciando supporre che eventuali e ulteriori dipartimenti possano essere istituiti solo con grandissima moderazione, con criteri rigorosi, a tempo ristretto e con motivazione granitica. E invece no. Nessuna moderazione; basti pensare che nella ASL più grande, quella di Bari, si passa da una già abbondante dotazione di 13 dipartimenti all’esagerazione di 25 dipartimenti. Il tutto nel giro di pochissimo tempo.
Per questo e altri motivi di maggiore dettaglio, presenteremo un emendamento alla nostra proposta di legge istitutiva di AziendaZero, finalizzato a bloccare la pratica moltiplicativa dei dipartimenti e a regolare la loro istituzione attraverso la tipizzazione del numero e delle funzioni, in base a principi di massima efficienza e minore discrezionalità, avendo cura di stabilire norme di responsabilità sui risultati da raggiungere a carico dei nominati, pena la decadenza dall’incarico e la mancata erogazione dell’indennità aggiuntiva. Insomma, tutto ciò che ogni cittadino farebbe, compresi i beneficati dagli incarichi, nel caso i soldi da impiegare fossero propri.
E in questo senso risulta ancora una volta essenziale, in linea generale, l’istituzione di AziendaZero, così da sottoporre a programmazione unitaria ogni atto organizzativo in materia di personale e mansioni, abbattendo le porzioni di organizzazione sanitaria posta in relazione al potere e non alle cure.”