Vaccinazioni, Amati: “Aumentano città a rischio. Puglia non c’è ma vaccinazioni precipitano nel fine settimana”

 

“Aumentano purtroppo le città italiane dove si rischia la quarta ondata Covid. La Puglia non c’è, per fortuna. Ma quanto può durare se il numero di vaccinazioni di ieri è precipitato a meno 9mila rispetto a venerdì? Occorre vaccinare a più non posso. Non possiamo permetterci nuove restrizioni e quindi di incrementare le vaccinazioni in un giorno di 0,36 per cento, passare cioè dal 20,53 al 20,89 del target. Anche perché parliamo in questa fase in gran parte di categorie fragili e operatori sanitari”

Lo dichiara il presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati, commentando i dati della campagna vaccinale aggiornati alle ore 6:10 del 7 novembre 2021.

“Nella giornata di ieri, 6 novembre, sono state somministrate 1840 dosi. Meno 9185 dosi rispetto al 5 novembre, meno 11.077 dosi rispetto al 4 novembre e meno 8053 dosi rispetto al 3 novembre.
Le 1840 dosi somministrate ieri sono così suddivise: 167 addizionali, 1033 richiami, 200 prime dosi, 411 seconde dosi e 29 a persone con pregressa infezione.
Le dosi addizionali somministrate sinora, cioè quelle destinate alle persone trapiantate, immunodepressi e pazienti oncologici, sono 14.997, su un totale complessivo di 155.641. Ne restano dunque da vaccinare con dose addizionale 140.644.
Le dosi di richiamo (booster) somministrate sinora, cioè quelle destinate per ora a persone ultra sessantenni e operatori sanitari, sono 81.417, su un totale complessivo di 305.806. Ne restano dunque da vaccinare con dose di richiamo 224.389.
I vaccinati totali con dose addizionale e richiamo sono 96.414 su un totale di 461.447, pari al 20,89 per cento. Ne restano da vaccinare 365.033.
Nella classifica nazionale della vaccinazione per dose addizionale la Puglia è in generale al quattordicesimo posto insieme alla Liguria con lo 0,38 per cento. Nel dettaglio: nona nella fascia d’età 12-19, tredicesima nella fascia 20-29, undicesima nella fascia 30-39, decima nella fascia 40-49, nona nella fascia 50-59, quattordicesima in quella 60-69 anni, quindicesima nella fascia 70-79 anni, quattordicesima nella fascia 80-89 anni, dicioannovesima nella fascia dai 90 anni in su.
Nella classifica nazionale della vaccinazione per dose di richiamo (booster) la Puglia è in generale al sedicesimo posto con il 2,07 per cento. Nel dettaglio: nona nella fascia d’età 12-19, sesta nella fascia 20-29, quarta nella fascia 30-39, quinta nella fascia 40-49, ottava nella fascia 50-59, dodicesima in quella 60-69 anni, ventesima nella fascia 70-79 anni, quattordicesima nella fascia 80-89 anni, diciottesima nella fascia dai 90 anni in su.
La popolazione pugliese che rientra nella fascia d’età vaccinabile contro il Covid è di 3.544.797 abitanti: di questi hanno ricevuto la prima dose l’86,67 per cento, anche la seconda l’80,39 per cento.
Sono invece 499.631 i pugliesi che non hanno ancora ricevuto alcuna dose di vaccino.
Abbiamo in giacenza 735.413 vaccini.
Al momento la percentuale di occupazione delle terapie intensive pugliesi è ferma al 3,9 per cento. Più nel dettaglio ci sono complessivamente 19 ricoverati in terapia intensiva su 482 posti letto disponibili. I ricoverati in area non critica sono 142 su 2745 posti letto disponibili. Sono numeri fortunatamente lontani anni luce da quelli dei mesi scorsi. Abbiamo affrontato una battaglia difficile cui non eravamo preparati. Facciamo in modo di prevenire ciò che è possibile stavolta”.

Per ulteriori informazioni consultare il portale https://fabianoamati.it/covidreport/home

Vaccinazioni, Amati: “L’emergenza non è finita e non sono ammesse disattenzioni: anche nel fine settimana bisogna vaccinare”

“Non è ammessa disattenzione o rilassatezza, perché l’emergenza non è finita né potremmo permetterci una quarta ondata da lokdown anche parziale. Per questo bisogna vaccinare a più non posso e tenere i centri aperti anche nel fine settimana; il virus non si riposa. Fra platea richiamo (booster) e dose addizionale siamo fermi al 20,53 per cento del target da vaccinare. Troppo poco”.

Lo dichiara il presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati, commentando i dati della campagna vaccinale aggiornati alle ore 6:12 del 6 novembre 2021.

“Nella giornata di ieri, 5 novembre, sono state somministrate 10.517 dosi. Meno 2.160 dosi rispetto al 4 novembre, più 688 dosi rispetto al 3 novembre e meno 288 dosi rispetto al 2 novembre.
Le 10.517 dosi somministrate ieri sono così suddivise: 200 addizionali, 5733 richiami, 981 prime dosi, 3477 seconde dosi e 126 a persone con pregressa infezione.
Le dosi addizionali somministrate sinora, cioè quelle destinate alle persone trapiantate, immunodepressi e pazienti oncologici, sono 14.825, su un totale complessivo di 155.641. Ne restano dunque da vaccinare con dose addizionale 140.816.
Le dosi di richiamo (booster) somministrate sinora, cioè quelle destinate per ora a persone ultra sessantenni e operatori sanitari, sono 79.894, su un totale complessivo di 305.806. Ne restano dunque da vaccinare con dose di richiamo 225.912.
I vaccinati totali con dose addizionale e richiamo sono 94.719 su un totale di 461.447, pari al 20,53%. Ne restano da vaccinare 366.728.
Nella classifica nazionale della vaccinazione per dose addizionale la Puglia è in generale al dodicesimo posto con lo 0,38 per cento. Nel dettaglio: nona nella fascia d’età 12-19, dodicesima nella fascia 20-29, undicesima nella fascia 30-39, decima nella fascia 40-49, nona nella fascia 50-59, quattordicesima in quella 60-69 anni, quindicesima nella fascia 70-79 anni, quattordicesima nella fascia 80-89 anni, diciottesima nella fascia dai 90 anni in su.
Nella classifica nazionale della vaccinazione per dose di richiamo (booster) la Puglia è in generale al quindicesimo posto con il 2,03 per cento. Nel dettaglio: ottava nella fascia d’età 12-19, sesta nella fascia 20-29, quarta nella fascia 30-39, quinta nella fascia 40-49, ottava nella fascia 50-59, dodicesima in quella 60-69 anni, diciottesima nella fascia 70-79 anni, quattordicesima nella fascia 80-89 anni, diciassettesima nella fascia dai 90 anni in su.
La popolazione pugliese che rientra nella fascia d’età vaccinabile contro il Covid è di 3.544.797 abitanti: di questi hanno ricevuto la prima dose l’86,63 per cento, anche la seconda l’80,37 per cento.
Sono invece 499.920 i pugliesi che non hanno ancora ricevuto alcuna dose di vaccino.
Abbiamo in giacenza 738.114 vaccini.
Al momento la percentuale di occupazione delle terapie intensive pugliesi è ferma al 4,1 per cento. Più nel dettaglio ci sono complessivamente 20 ricoverati in terapia intensiva su 482 posti letto disponibili. I ricoverati in area non critica sono 143 su 2745 posti letto disponibili. Sono numeri fortunatamente lontani anni luce da quelli dei mesi scorsi. Abbiamo affrontato una battaglia difficile cui non eravamo preparati. Facciamo in modo di prevenire ciò che è possibile stavolta”.

Per ulteriori informazioni consultare il portale https://fabianoamati.it/covidreport/home

Vaccinazioni, Amati: “Riavvio informazione quotidiana perché terza dose va a rilento. Evitiamo che la quarta ondata ci sorprenda”

“Da oggi riavvio l’informazione quotidiana sui dati della campagna vaccinale, perché va a rilento la somministrazione della terza dose, cioè quella addizionale per trapiantati e immunodepressi e il richiamo per chi ha completato da almeno sei mesi il ciclo vaccinale primario. Ora bisogna cominciare a preoccuparsi e vaccinare con intensità per non farci sorprendere dall’eventuale quarta ondata”.

Lo dichiara il presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati, commentando i dati della campagna vaccinale aggiornati alle ore 6:10 del 5 novembre 2021.

“Nella giornata di ieri, 4 novembre 2021, sono state somministrate un totale di 11.951 dosi, di cui 225 addizionali, 6.268 da richiamo, 1.234 prime dosi, 4.074 seconde dosi e 150 a persone con pregressa infezione.
Rispetto al giorno precedente le somministrazioni sono state superiori di 2.574.
Le dosi addizionali somministrate sinora, cioè quelle destinate alle persone trapiantate e agli immunodepressi, sono 14.547, su un totale complessivo di 155.641. Ne restano dunque da vaccinare con dose addizionale 141.094.
Le dosi di richiamo (booster) somministrate sinora, cioè quelle destinate per ora a persone ultra sessantenni e operatori sanitari, sono 73.556, su un totale complessivo di 305.806. Ne restano dunque da vaccinare con dose di richiamo 232.250.
Nella classifica nazionale della vaccinazione per dose addizionale la Puglia si colloca al 14esimo posto. Complessivamente, le vaccinazioni per dose addizionale e richiamo sono sinora state 88.103, pari al 19,09% della platea; ne mancano ancora 373.334.
Specifico che la popolazione pugliese è di 3.544.797 abitanti; di questi 3.070.825 hanno ricevuto la prima dose (78,2%), 2.845.038 la seconda dose (72,45%) e 14.547 la dose addizionale (0.37%). Va precisato che, considerata la fascia d’età dei vaccinabili, siamo all’86,63 per cento per almeno una dose e 80,26 per cento anche per la seconda.
Sono invece 501.228 i pugliesi che non hanno ancora ricevuto alcuna dose di vaccino.
Abbiamo in giacenza 823.595 vaccini”.

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Intel, Amati: “No a timidezze. Nei lotti meridionali zona Asi Brindisi c’è unica proposta plausibile”

“La proposta pugliese all’investimento Intel è nei cosiddetti lotti meridionali della zona Asi di Brindisi. È un’area già analizzata nelle sue caratteristiche ambientali, prossima al carbondotto (utilizzabile come asse attrezzato) e con a ridosso una stazione del nuovo collegamento ferroviario. C’è però bisogno di tenere alta l’attenzione sul potenziale di Brindisi e superare pure qualche timidezza delle istituzioni e associazioni brindisine”.

Lo dichiara il presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Si tratta di organizzare un comitato di buona volontà, che abbia entusiasmo pari a quello che regolarmente si mette per vincere le partite più difficili.
A Brindisi c’è una vasta area industriale, non utilizzata e già oggetto di verifiche sull’inquinamento, che in larga parte potrebbe essere destinata all’investimento produttivo della Intel. Tale area, denominata lotti-meridionali, ha una dimensione di circa 350 ettari, è contigua al carbondotto ormai prossimo alla dismissione – e dunque riutilizzabile quale infrastruttura logistica attrezzata – ed è (altro elemento di vantaggio nella candidatura) a ridosso della costruenda stazione elementare del nuovo collegamento ferroviario; quello che eliminerà, per intenderci, l’attuale attraversamento della città.
A ciò si aggiunga la stretta connessione dell’area con il sistema portuale e aeroportuale, la principale arteria stradale Adriatica, e la prossimità con l’ulteriore aeroporto di Grottaglie. E non è tutto: l’area infatti ben potrebbe essere ampliata, poiché confinante con proprietà fondiarie ampie e pianeggianti.
Insomma, se si rivolgerà alla Puglia l’interesse per l’investimento Intel, credo che Brindisi sia la soluzione più razionale e quella in grado più delle altre di battere la concorrenza delle altre regioni italiane in lizza”.

FER, Amati: “Si fermi il bla-bla-bla pugliese sui 15 miliardi di watt bloccati. I giovani hanno ragione”

“Dopo un fine settimana incentrato totalmente sull’emergenza climatica, cioè sul punto centrale delle politiche green, spero sia arrivato il momento di accogliere il grido dei giovani e porre fine al bla-bla-bla di Puglia sulle fonti di energia rinnovabili, con 400 pratiche bloccate per fotovoltaico, eolico e biomasse, e la nuova ostilità sui parchi eolici offshore. E se serve, come credo, dobbiamo rapidamente modificare le norme del PPTR”.

Lo dichiara il presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Ricapitoliamo. I grandi della terra hanno deciso di raggiungere l’obiettivo del contenimento climatico entro la metà del secolo in corso. I giovani, tuttavia, li accusano di fare solo bla-bla-bla. Hanno ragione? Si.
Prendiamo per esempio la Puglia. C’è un bla-bla-bla statale e regionale che nel fine settimana abbraccia Greta e negli altri giorni disattende la sua opinione e quella di migliaia di giovani.
E andiamo ai fatti. Ci sono 400 pratiche Fer bloccate per 15 miliardi di watt complessivi e tutte candidate alla bocciatura in virtù di una norma del PPTR che ben può essere interpretata per respingere quelle richieste. E infatti è accaduto, paradossalmente, che sia stata bocciata anche una pratica per 56 mw in un’area inquinata di Brindisi. Si, esatto, è proprio così: in un’area inquinata si assume la necessità di tutela, valorizzazione e recupero dei valori paesaggistici.
Il motivo prevalente delle bocciature consiste, come accennato, in una norma del Piano paesaggistico, l’articolo 37, che è un passaporto per ogni diniego di tipo discrezionale e in contrasto con i principi di legalità formale.
In questo senso anche l’orientamento del Ministero della Cultura, ente di copianificazione del PPTR, non sembra per nulla incline a modificare l’art. 37 o altre norme ostative, anche se la Regione non ha mai avanzato formalmente una richiesta.
Ne deriva, allora, che tutta la narrazione e le buone intenzioni sul contenimento delle emissioni di CO2 è in netto contrasto con la pratica quotidiana.
E come se non bastasse, anche sulle alternative localizzative in ambito offshore cominciano a mettersi in evidenza forti resistenze, senza che la Regione Puglia abbia ancora espresso un’opinione chiara.
Se dunque vogliamo davvero concorrere a contenere l’emergenza climatica, c’è bisogno di assumere decisioni rapide, perché il bla-bla-bla non è uno strumento tecnologico di cattura dell’anidride carbonica”.

Insediamento Intel, Amati: “Decaro sbaglia. Solo Brindisi ha aree industriali idonee, oltre che le infrastrutture necessarie”

“Pur dando per buona una cosa impossibile, cioè l’equivalenza infrastrutturale (strade, aeroporti e porti), Bari, Foggia, Lecce e Taranto avrebbero la possibilità d’insediare Intel soltanto utilizzando, per i 300 ettari necessari, suoli agricoli che andrebbero trasformati. Brindisi è l’unica città in grado di accogliere l’insediamento Intel in aree già destinate a insediamenti industriali, con la gran parte già assoggettate a verifiche su eventuali inquinamenti, con esito negativo. Sostenere soluzioni diverse, come pure ho letto nell’opinione del mio amico Antonio Decaro, scatenando una guerra di campanili, è un’operazione tecnicamente insostenibile e che potrebbe creare le condizioni per spingere la scelta verso altre regioni”.

Lo dichiara il presidente della Commissione Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Sia chiaro. Le aspettative sono tutte legittime. Anzi, è bello vedere un tale attivismo da parte dei singoli amministratori degli enti locali e delle rappresentanze delle categorie produttive. Comprendo che vi sia la volontà di far crescere il nostro territorio, ma la scala di valutazione non può essere l’ambiente provinciale ma almeno regionale. Un investimento di tali proporzioni è un’occasione che la Puglia, nella sua interezza, non può perdere. E l’unico modo per evitare che questo accada è proporre una soluzione che razionalmente tenga conto di potenzialità e criticità. Sprecare suolo con vocazione agricola piuttosto che utilizzare aree già destinate a vocazione industriale non mi sembra un grande programma. E allora: le uniche aree disponibili, almeno in gran parte, per le caratteristiche richieste si trovano nella zona Asi di Brindisi. E Brindisi ha ottimi collegamenti stradali, un porto e un aeroporto, contigui all’area industriale. L’obiettivo, se non ho capito male, è che la Puglia si aggiudichi questa grande occasione di crescita, sviluppo e posti di lavoro, non quello di dare avvio a un braccio di ferro tra le singole province mentre Intel magari riceve proposte più allettanti da altre regioni”.

Rinnovabili, Amati: “No-a-tutto colpisce ancora. Ora contro quelle a mare, che prima erano alternativa a terra”

“Prima erano contro le fonti di energia rinnovabili a terra, dicendo che sarebbe stato meglio realizzare gli impianti a mare. Ora che le proposte per l’eolico offshore si stanno concretizzando, ecco che sono pure contro ciò che prima proponevano come alternativa. Insomma, la finzione dell’alternativa localizzativa è stata svelata e un gruppo di no-a-tutto per motivi ideologici rischia di far saltare l’appuntamento con la tutela ambientale e con le uniche prospettive di sviluppo pulito. Bisogna andare avanti senza farsi coinvolgere dall’irrazionalità e per farlo basta ricordare la storia del gasdotto TAP”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Entro il 2030 dobbiamo raggiungere l’obiettivo di riduzione dei gas serra del 55% e per farlo c’è bisogno anche delle fonti di energia rinnovabili, salvo che non si voglia proporre la decrescita e la povertà. Anche la Puglia deve contribuire a raggiungere questo obiettivo, per esempio esaminando rapidamente le oltre quattrocento istanze che pendono per fotovoltaico, eolico e biomasse, per una potenza complessiva di 15 miliardi di watt.
Com’è noto, contro le fonti di produzione di energia rinnovabile a terra si è sviluppata una grande campagna di ostilità, accompagnata, ma solo per rendersi più credibile, dall’indicazione alternativa dell’offshore, cioè l’installazione di pale eoliche a largo delle coste. Questo argomento è durato lo spazio di un mattino, sino a quando l’alternativa localizzativa non si è materializzata realmente e con proposte concrete.
Sono infatti già cominciate le proteste, ma questa volta senza offrire nemmeno la foglia di fico dell’alternativa localizzativa, perché sanno bene che da un punto di vista della serietà tecnologica ci sarebbe solo da promuovere il nucleare, ma non hanno il coraggio di dirlo, o l’impossibile costruzione di una scala così tanto alta da poter raggiungere il sole e importare l’idrogeno.
In buona sostanza, siamo assediati da uno schema di dibattito pubblico che è molto simile a quello utilizzato per TAP, e guarda caso i protagonisti sono quasi sempre gli stessi, grazie al quale oggi stiamo limitando il gravissimo problema energetico del Paese.
Insomma, c’è bisogno di contrastare con determinazione le finalità che si nascondono dietro questi atteggiamenti, solo apparentemente contraddittori, e che molti credono dettati da ignoranza. E invece altro che ignoranza; è una strategia molto ben informata e che ha bisogno di manifestarsi un po’ ignorante per farsi sentire e ammaliare. Si tratta di un ambientalismo politicista e di facciata che sfrutta i temi ambientali per costruire prospettive elettorali e di potere.
Per contrastarlo occorre che l’ambientalismo come valore universale si affermi con coraggio e senza sottostare a un’apparente egemonia culturale del no-a-tutto, utilizzando e controllando le tecnologie di cui disponiamo. Se questo non accadrà al più presto perderemo l’occasione di un mondo più pulito e la daremo vinta agli inquinatori, perché dire no alle rinnovabili significa lasciare la porta di casa aperta all’inquinamento”.

Insediamento Intel, Amati: “Ma come si fa a candidare Bari e Lecce se solo l’ASI di Brindisi ha i 300 ettari necessari?”

“Non sono, com’è noto, un campanilista. Però mi chiedo: come si fa a candidarsi per ospitare l’insediamento Intel, cosa buona, indicando aree non meglio specificate di Bari e Lecce, se nella realtà pugliese l’unica area di 300 ettari liberi da edificazione (quindi senza la necessità di bonifiche, richiesta esplicita della multinazionale) e con un aeroporto e un porto confinanti (elementi che certamente avvantaggerebbero la candidatura pugliese) si trova nell’Asi di Brindisi? L’amministrazione pubblica è una cosa seria e non un gioco di società di livello condominiale”.

Lo dichiara il presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“La notizia non è più riservata: ci siamo candidati a ospitare un insediamento industriale della Intel, finalizzato alla realizzazione di una fabbrica per il confezionamento di microchip, per un investimento pari a undici miliardi di euro e una disponibilità di circa mille posti di lavoro.
Mi risulta, tuttavia, che a fronte della necessità di insediare l’investimento in un’area di 300 ettari, non edificata e priva di necessità di bonifica, la Regione stia indicando un’alternativa localizzativa, non meglio precisata, tra Bari e Lecce. Non escludo poi che possano essere pure avanzate altre proposte orientate dalle legittime aspettative di altri territori. Ottima cosa per tutti, indubbiamente; se non fosse che un’area con quelle caratteristiche, dotata di ciò che occorre e compatibile per mobilità via strada, mare e aria, qui in Puglia, si può trovare con facilità solo nell’area industriale di Brindisi.
Segnalo dunque tale circostanza alla Giunta regionale e preannuncio un’audizione in Commissione sull’argomento, così da offrire tutto il supporto possibile che ci consenta di vincere la concorrenza di altre regioni italiane; cosa assolutamente fattibile, ovvio!, offrendo la soluzione tecnica migliore e più congeniale alle esigenze della multinazionale e dei suoi investimenti, invece che l’opzione più conveniente alle carriere politico-elettorali.
Spero che sul punto io possa trovare al mio fianco anche tutte le istituzioni e la classe politica brindisine, senza sudditanze di sorta o timidezze da carrierismo”.

Deposito GNL, Amati: “A Ravenna lo inaugurano, a Brindisi tentano di soffocarlo”

“Mentre nel porto di Brindisi si prova a soffocare il serbatoio di gas naturale liquefatto, a Ravenna lo hanno inaugurato ieri. A Brindisi le autorità cittadine e il mio partito glissano e fingono, a Ravenna partecipano soddisfatti all’evento il Sindaco e il Presidente della Regione. Chi sbaglia? Sbaglia chi crede che l’amministrazione pubblica sia un luogo dove prevalgono le piccole convenienze e i silenzi imbarazzati, per compiacere l’ideologia inquinante del “no a tutto” e dell’ambientalismo di facciata, il così detto greenwashing, a discapito della cura del pianeta e della produzione compatibile”.

Lo dichiara il presidente della Commissione Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Si dirà che è il sito prescelto a non andar bene, offrendo però alternative la cui eventuale infrastrutturazione ha bisogno di almeno dieci anni di lavoro. Cioè all’indomani di tutti i tempi massimi per realizzare la transizione energetica: è come se avessero continuato a muoversi a cavallo dopo l’invenzione del motore a scoppio.
Brindisi convive da troppo tempo con carbone, petrolio, malattia e precarietà economica. Il dovere degli amministratori pubblici è inseguire, o meglio, seguire prova scientifica e tecnologia, soprattutto in campo ambientale. Non si può parlare nei salotti di transizione energetica e poi, nelle aule consiliari e nei luoghi istituzionali più in generale, ossequiare i gruppi dei no-a-tutto. Il serbatoio di gas liquefatto è una delle tante occasioni di crescita green e sviluppo economico che Brindisi e il suo porto non possono permettersi di perdere: il gas liquefatto abbatte le emissioni inquinanti. E invece tra silenzi complici ci siamo ritrovati sul tavolo il parere negativo del Consiglio Superiore dei Lavori pubblici, osservatorio di consulenza del Ministero, che ha scritto osservazioni prive di pregio tecnico. E che, guarda caso, vanno nella direzione dei no (che sono un blocco alla crescita) più volte espressi dal sindaco. Brindisi è una città bellissima e dalle potenzialità straordinarie. L’ho promesso e lo farò: lavorerò per non lasciarla nel limbo cui qualcuno sembra voglia destinarla”

Quota 100, Amati: “PD pugliese sostenga riforma e giovani si mobilitino. Sindacati non siano club di ex lavoratori”

“Il PD pugliese sostenga la riforma di Quota 100 e i giovani democratici si mobilitino. Si tratta di affermare il diritto dei giovani al lavoro e di ricordare ai più grandi il dovere della solidarietà. E nel frattempo il sindacato si autoriformi, rilanciandosi come organizzazione dei lavoratori, così come nella sua gloriosa storia, e non degli ex lavoratori”.

Lo dichiara il consigliere regionale Fabiano Amati.

“Non possiamo sostenere un sistema pensionistico demagogico (cioè impostato esclusivamente per prendere voti), egoista (perché ignora i giovani) e spendaccione (perché non riconosce né considera le fatiche che le persone fanno per pagare le tasse).
Quota 100 fu una follia programmatica del governo Cinquestelle-Lega che dobbiamo metterci alle spalle al più presto.
Il Presidente Draghi, che certo non ha bisogno di illudere per assecondare il consenso effimero del momentaneo, deve ottenere il sostegno di tutti gli iscritti al Partito Democratico, a cominciare dai più giovani, perché su questa materia non si può essere il partito del ma-anche, ossia quell’arte straordinaria che lascia tutto nell’ambiguità per non decidere, ma il partito del lavoro e delle persone da avviare al lavoro”.

 

Illustrazione di Maria Limongelli/Il Sole 24 Ore