Rinnovabili, Amati: “Europa incita a fare di più e da noi si dice no, per ambientalismo di facciata”

“L’Europa ha adottato il rapporto sull’energia 2021, da cui risulta la necessità di ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 55% entro il 2030. Il che significa per l’Italia 70 miliardi di watt. E mentre tutto ciò accade in Puglia giacciono circa 400 richieste di autorizzazione, non tutte ovviamente ammissibili, per via di un ambientalismo di facciata, il così detto greenwashing, che dice no a tutto per chissà quale piacere nel mantenere in attività la produzione con fonti inquinanti. E ora temo che questo stesso atteggiamento si sposterà anche nei confronti dell’eolico offshore e dell’agrifotovoltaico”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati, commentando l’adozione dello State of the Energy Union 2021.
“Da oltre un mese, era il 16 settembre, ho segnalato l’assurda situazione riportata in Commissione dai presidenti delle Province pugliesi e dai dirigenti delle due sezioni dell’ente Regione (ambiente e paesaggio) e la necessità di un provvedimento definitivo di approfondimento normativo e amministrativo, intersettoriale, indispensabile per superare le attuali situazioni di conflitto che tengono ferme le istanze progettuali. Nulla si è mosso nel frattempo.

Tutto è fermo a quei dati. Se si esclude la provincia di Bari, di cui attendiamo l’elenco dettagliato, le istanze sono così suddivise: 230 pratiche tra eolico e fotovoltaico in provincia di Foggia per una potenza complessiva di 170 mw; in provincia di Brindisi i procedimenti aperti sono 6 per l’eolico con una potenza complessiva di 450 mw e 79 per il fotovoltaico con potenza richiesta di 2200 mw; a Taranto i progetti in attesa di autorizzazione sono 25 per il fotovoltaico, per una potenza complessiva di 500 mw e due progetti di impianti per la produzione di energia da biometano/biomasse; nella Bat, i progetti presentati riguardano due impianti di eolico, uno di fotovoltaico, due di biometano; in provincia di Lecce le pratiche aperte sono 23, tutte di fotovoltaico, per una potenza complessiva di 395 mw. Per quel che riguarda le istruttorie ferme invece negli uffici della Regione, ve ne sono 32 statali, per le quali è richiesto agli uffici dell’ente il parere, e invece di competenza esclusiva, vi sono 17 progetti di fotovoltaico in attesa di Paur all’ufficio ambiente per una potenza di 718 mw.

Tradotto parliamo di 15 miliardi di potenziali watt fermi su carta. Notizie apparentemente positive arrivano sul fronte dell’eolico off shore al largo di Brindisi e della costa adriatica della provincia di Lecce. Mi auguro si cominci a prendere contezza con la realtà che l’alternativa alle fonti rinnovabili sono l’inquinamento e le bollette più salate”

I troppi ritardi accumulati sugli ospedali di comunità

di Fabiano Amati

E finalmente con la parola di briscola “Pnrr”, cioè quella che vale ormai per tutte le imprese e per tutte le giustificazioni, stiamo “scoprendo” gli Ospedali di comunità, le Case della salute e i Presidi territoriali d’assistenza. In realtà – maledetta memoria!, padiglione cerebrale che in politica accoglie il malesangue – siamo in clamoroso ritardo, e di fondi sotto i ponti per realizzare queste meravigliose idee ne sono passati tanti e in molti casi sono andati perduti o sono stati rimodulati in altra spesa.

Ma andiamo per ordine. A seguito di un risveglio di soprassalto, qualche anno fa riuscimmo a comprendere che gli ospedali di base in tutte le città (grandi, medie e piccole) facevano più male che bene. E i cittadini, molto attenti alla salute, avevano sentenziato per tempo la loro morte. Come? Disertandoli quando avevano bisogno di cure e limitando la frequentazione solo per partecipare alle manifestazioni di protesta contro la riconversione. Un atteggiamento apparentemente contraddittorio ma indicativo della estrema politicizzazione del nostro sistema sanitario e dell’attuazione di quelle tecniche di eccitazione delle paure delle persone, troppo spesso attivate al solo scopo di affermare una battaglia politica e senza alcun interesse reale sull’argomento di lotta. Ma questa è un’altra storia. Nel frattempo, in una delle aziende sanitarie più piccole della regione, quella di Brindisi, un po’ per genio e un po’ per mancanza di alternative, il programma di riconversione fu preso sul serio e nel giro di pochi anni arrivarono gli Ospedali di comunità e i Presidi territoriali d’assistenza.

Strutture che oggi fanno bella mostra di efficienza con numeri di accesso da inorgoglire tutti gli statistici, ai quali è stata offerta la prova sul campo che l’80 per cento della domanda di salute – decimale più, decimale meno – riguarda le prestazioni territoriali. In quella Asl, sempre quella di Brindisi, si partì con la struttura di Cisternino il 28 dicembre 1999, la prima in Puglia, per poi proseguire con Fasano, Mesagne, Ceglie Messapica e San Pietro Vernotico. Cinque Ospedali di comunità e PTA, oggi pienamente funzionanti, cui presto si aggiungeranno quello già autorizzato e ristrutturato di San Pancrazio Salentino e quello in attesa di autorizzazione regionale di Latiano. Non è tutto: sullo sfondo c’è il grande Ospedale di Comunità di Brindisi, il “Di Summa”, già autorizzato e in attesa di finanziamento per la realizzazione degli interventi di ristrutturazione. Riassumendo: cinque già in funzione, ristrutturati o in via di ristrutturazione concomitante con il funzionamento e senza fondi del PNRR, uno prossimo all’apertura, uno a un passo dall’autorizzazione e uno in attesa di finanziamento.

E alla fine saranno otto in totale, con la possibilità di aggiungerne altri, così da sollevare dalle prestazioni inappropriate di tipo territoriale i tre ospedali per acuti in attività (Brindisi, Francavilla Fontana e Ostuni), che soprattutto per questo risultano affollati, e quello in costruzione di Monopoli-Fasano. E non bisogna tacere il fatto che gli Ospedali di comunità brindisini sono stati adattati nei mesi scorsi e a tempi record anche per gestire i pazienti Covid post-acuti; e questo ha significato che, mentre in altre province c’è stato il bisogno d’inventarsi, con discutibili esiti, i più opportuni rimedi d’emergenza, a Brindisi c’era già tutto ciò che serviva. Nelle altre province, invece, ed è qui la nota dolente, la riconversione dei vecchi e piccoli ospedali di base non ha avuto l’esito virtuoso sperato, tant’è che ad oggi sono pochissimi e sporadici, cioè privi di programmazione unitaria, e comunque fonte di conflitti ancora in corso (il caso Grottaglie è più che emblematico).

Qual è allora la notizia di questi giorni? La possibilità della Regione Puglia di colmare il clamoroso ritardo sugli Ospedali di comunità, attraverso l’opportunità dei finanziamenti del PNRR. Ma basteranno solo quei fondi? Anche in passato, in realtà, i finanziamenti non sono mancati. Anzi. I soldi sono stati piuttosto l’ultimo dei problemi. La realtà è che si sconta, su questa questione, innanzitutto il ruolo da Cenerentola che le organizzazioni sanitarie attribuiscono all’assistenza territoriale, luogo di assistenza amorevole di massa senza proporzionato prestigio; a ciò si aggiunga l’eccesso di burocratizzazione dei procedimenti amministravi, farcito sempre da innumerevoli atti soprassessori (tradotto: atti per perdere e prendere tempo) e la forte conflittualità sindacale che l’universo sanitario si porta appresso a causa dell’essenzialità del servizio e degli argomenti compassionevoli che talvolta vengono usati per nascondere interessi individuali o di gruppo. E su questo i politici c’entrano poco, purtroppo, ma dovrebbero c’entrare di più; cominciando a smetterla di assecondare immobilismo e casi di managerialità lodati come appropriati perché si utilizza l’occhio lento della pubblica amministrazione piuttosto che i canoni dell’efficienza dell’impresa privata. La nostra sanità pubblica, universalista, in grado di provare sentimento per i malati in misura superiore a qualsiasi altra struttura privata, anche di tendenza religiosa o fondata sull’agape, cioè sull’amore che non vuole essere misurato, perde il suo prestigio se non si fa temperare dai criteri di efficienza dei privati.

E infatti per letteratura politica surreale e paradossale, siamo finiti per essere un paese liberista e mercatista dove dovremmo essere statalisti, la sanità innanzitutto, e un paese statalista e dirigista dove dovremmo essere liberisti, per esempio nell’industria e nei settori di produzione di beni e servizi. Un’inversione di prospettiva che quando si solleva dai libri e dagli articoli giornalistici per poggiarsi sulla realtà, dice che non abbiamo gli Ospedali di comunità, le Case della salute e i Presidi territoriali di assistenza che a quest’ora avremmo dovuto avere e a pieno regime. E questo è un gran guaio, che non può passare sotto silenzio. Occorre dirlo non tanto per processare le bugie ma per ricordare un passato in cui non si è fatto ciò che si doveva e poteva, oltre che per tenere a memoria che non sono le carte di briscola discorsive a far progredire il mondo, tipo il Pnrr, ma l’impegno continuo, il controllo tignoso e le più opportune misure di contenimento delle voci verbali coniugate al futuro: faremo, realizzeremo, custodiremo, attiveremo. Il tempo vince sempre sulla storia degli uomini anche quando gli uomini non lo perdono, mettendosi in ginocchio al suo cospetto e chiedendo clemenza. Mi pare opportuno però non dargli ulteriori vantaggi nel settore delle cure sanitarie, ossia quello in cui si fa di tutto per combattere il suo inesorabile incedere segnato col tic-tac del dolore.

Pubblicato su Nuovo Quotidiano di Puglia di martedì 26 ottobre 2021, pagina 1

Vaccinazione sanitari, Amati: “Troppi i non vaccinati e in alcune aziende nessun sospeso e nessuna sanzione. Si applichi la legge”

“Sono in tutto 464 gli operatori sanitari pugliesi non vaccinati delle aziende sanitarie, degli IRCCS e dei maggiori ospedali privati convenzionati e 185 i sospesi dal servizio senza stipendio. A nessuno è stata però irrogata la sanzione pecuniaria prevista dalla legge regionale fino a un massimo di 5mila euro, e ciò rappresenta una grave omissione. Ricordo ai Direttori generali che esiste una legge regionale dello scorso febbraio e una legge nazionale approvata nell’aprile successivo, oltre che recenti sentenze del giudice amministrativo che hanno chiuso definitivamente le disquisizioni dottrinali”.

Lo dichiara il consigliere regionale Fabiano Amati, al termine dell’audizione in Commissione Sanità dei direttori generali delle Asl, degli Ircss e delle strutture ospedaliere private convenzionate “Casa sollievo della sofferenza”, “Miulli” e “Panico”, convocata per avere il quadro della situazione vaccinale del personale e degli eventuali provvedimenti presi.

“Nella Asl di Bari su una platea di 83 non vaccinati, 63 sono personale sanitario. Per 60 (25 infermieri, 2 medici e altri tra fisioterapisti, logopedisti, etc) sono già stati attuati i provvedimenti di sospensione. Per gli altri si sta procedendo alla valutazione delle richieste di esenzione. In nessun caso è stata irrogata la sanzione pecuniaria prevista dalla legge regionale.
Nella Asl Bat i non vaccinati sono 37. Di questi sono stati già sospesi 21 operatori sanitari, tra i quali 12 infermieri, 4 medici, un farmacista e poi ostetriche, oss e un ausiliario. Anche in questo caso nessuna sanzione pecuniaria.
La Asl di Lecce conta 131 non vaccinati, suddivisi tra 95 infermieri, 15 medici, un farmacista, 3 psicologi, e poi tecnici di laboratorio, ostetriche, assistenti sociali, operatori amministrativi. Ad oggi non sono stati notificati i provvedimenti di sospensione e quindi neanche la sanzione pecuniaria.
Nella Asl di Foggia, i non vaccinati sono 22, di cui 20 sono operatori sanitari. Solo in due (un infermiere e un addetto al comparto) sono stati sospesi.
Asl di Taranto: 74 non vaccinati e 64 tutti sospesi. Ma nessuna sanzione pecuniaria.
La Asl di Brindisi: 33 non vaccinati, 18 provvedimenti di sospensione. Nessuna sanzione pecuniaria.
Dal Policlinico di Bari è stato riferito in Commissione che vi sono, nella platea di dipendenti, 89 non vaccinati di cui 46 operatori sanitari. Non si è proceduto, ci hanno spiegato, alla sospensione perché dalla Asl non hanno inviato l’elenco che consentisse loro di poter valutare eventuali esenzioni sì da evitare di emanare provvedimenti che sarebbero ovviamente impugnabili. Ma dalla Asl di Bari hanno immediatamente inviato la lettera che attesta invece l’invio di quell’elenco. Situazione al Miulli di Acquaviva delle Fonti: 26 dipendenti non vaccinati. Di essi, 6 sono assenti per maternità, per gli altri 20 (uno psicologo, 3 ostetriche, 14 infermieri, un centralinista, un operatore di cucina) è scattata la sospensione. Ma nessuna sanzione pecuniaria.
La foggiana “Casa sollievo della sofferenza” ha fatto sapere che su 2713 unità sono stati vaccinati in 2654. I 49 non vaccinati (sia i 5 non sanitari che gli altri, tra infermieri, biologi, tecnici di gas medicale, medici, oss e ostetriche) è stato possibile ricollocarli ad altre funzioni. Nessuna sospensione né sanzione pecuniaria. In ultimo, tra le strutture private convenzionate, il “Panico” di Tricase: 21 non vaccinati, di cui 16 del personale sanitario (un medico, 2 biologi, 2 fisioterapisti, 8 infermieri, un tecnico di laboratorio e 2 oss) e 5 non sanitari. Il tecnico di laboratorio risulta essersi autososospeso, nessun procedimento di sanzione chiuso per gli altri. Ricordo a tutti i Direttori generali che l’applicazione delle norme rientra tra i loro obblighi primari, soprattutto quando si tratta di tutelare la salute di persone che entrano negli ospedali per curarsi non per essere contagiati”

Ospedale Monopoli-Fasano, Amati: “Qualcosina migliora, ma ci sono tanti problemi e proroghe senza cronoprogramma. Intervenga Emiliano”

“È tempo che intervenga Emiliano. La situazione sui tempi di realizzazione del nuovo ospedale Monopoli-Fasano è difficile. Piccole cose migliorano a onor del vero, a partire dall’incremento minimo del numero delle maestranze, che comunque è ancora insufficiente rispetto al contratto, ma restano in piedi numerosi inadempimenti, a cominciare dal mancato invio del nuovo cronoprogramma e dalla incomprensibile – allo stato – proposta di proroga di 180 giorni per la realizzazione di lavori complementari, non tutti però interferenti con la realizzazione dei lavori principali e previsti dal contratto.
Farò sentire ancora di più la mia presenza sul cantiere perché le persone aspettano un luogo di cura che avrebbe già dovuto essere inaugurato”.

Lo dichiara il presidente della Commissione Bilancio e programmazione Fabiano Amati al termine dell’audizione dei dirigenti, dei tecnici e del Rup convocata per registrare aggiornamenti sullo stato dei lavori.

“Oggi abbiamo appreso che l’impresa che sta ora eseguendo i lavori dell’ospedale Monopoli-Fasano è Partecipazione Italia spa. Ma i ritardi contrattuali esistono e vanno al più presto recuperati anche, all’occorrenza, istituendo un turno di lavoro notturno peraltro previsto quale obbligo di contratto. Quell’ospedale sarebbe dovuto essere inaugurato a fine anno.
Oggi abbiamo registrato un leggero miglioramento nel numero di maestranze impiegate, passate da 90 a 150 al giorno.
Abbiamo però anche appreso che sono tutti impegnati tra il piano terra e il primo piano, e che quindi a regime, considerando le altre aree di cantiere, si dovrebbe arrivare a 400 presenze al giorno, che darebbero l’auspicata accelerata. Non sono gli espedienti, bene o male tollerati, che possano far recuperare il tempo perduto, ma il lavoro, la dedizione e la risolutezza della stazione appaltante e della direzione lavori.
Se continueranno a mancare questi ingredienti e pure un cronoprogramma aggiornato, la bussola del tempo in un cantiere che si rispetti e che inspiegabilmente la Asl non si preoccupa di richiedere prima di sottoscrivere eventuali varianti, non si riuscirà a dare la svolta auspicata.
Sulla base di quanto appreso c’è stata la sottoscrizione di un verbale sulla perizia di variante che prevede una proroga dei lavori di 90 giorni, senza alcun cronoprogramma dei lavori, mentre si sta valutando la concessione di altri 180 giorni di proroga per i c.d. lavori complementari e aggiuntivi, che non rientravano nei tempi contrattuali ma che solo in alcuni casi interferiscono con le opere primarie, generando dunque un incremento nei tempi.
Ci sono anche le buone notizie. Tra dieci giorni è prevista la consegna della progettazione per le strade di collegamento all’ospedale. Per quel che riguarda gli arredi e le attrezzature è stato consegnato il progetto, che nei prossimi giorni sarà valutato da un gruppo di lavoro per poi far partire la gara d’appalto.
Non posso infine non sottolineare l’assurdità di quanto appreso dagli auditi in tema di organizzazione del lavoro sul cantiere, dove – al netto della problematicità delle presenze – si segnalano pure diverse anomalie nella realizzazione di alcune opere che poi devono essere smontate e rimontate. Un esempio? Le cassette idranti antincendio montate senza ripristinare le protezioni sul retro della cassetta. Chiedo al Rup e alla direzione lavori di essere più attenti, così da evitare che gli errori di realizzazione incidano sui tempi e quindi sul bisogno di salute delle persone.
C’è inoltre da sottolineare, come detto, che la commessa è stata trasferita da Astaldi alla nuova società Partecipazione Italia S.p.A., nella cui compagine societaria c’è anche Cassa depositi e prestiti e quindi lo Stato. La notizia è buona, con riferimento alle maggiori possibilità di controllo sull’andamento dei cantieri, perché da questo momento avremo la possibilità di rivolgerci anche a un soggetto pubblico, quale Cassa depositi e prestiti, per poter sollecitare la migliore conclusione della vitale opera pubblica”.

Spesa farmaceutica, Amati e Tutolo: “Se le Asl sprecano decade il Direttore generale. Depositata proposta di legge”

“Se una Asl non dovesse rispettare il tetto di spesa farmaceutica, decade il Direttore generale. È questo il senso finale di una proposta di legge che abbiamo depositato oggi. Non si può più tollerare uno spreco di circa 264milioni, come è capitato nel 2020, oppure di circa 74milioni come è già capitato ad aprile 2021 e limitando l’analisi alla sola farmaceutica ospedaliera, considerato che quella convenzionata, cioè quella della ricetta rosa da portare in farmacia, risulta sensibilmente in discesa”.

Lo dichiarano Fabiano Amati e Antonio Tutolo, rispettivamente Presidenti delle Commissioni regionali Bilancio e Affari generali, firmatari della proposta di legge presentata oggi e recante Misure per il contenimento della spesa farmaceutica.

“Il dovere di offrire salute non corrisponde al diritto di sprecare, perché le risorse sprecate potrebbero essere impiegate per servizi allo stato carenti. Nel 2020 il Fondo sanitario nazionale ha assegnato alla Puglia 7.909.197.395 euro. Per gli acquisti diretti dei farmaci (al netto dunque dei gas medicali) il tetto massimo era ed è pari al 6,69 per cento, dunque 529.125.306 euro. Le Asl hanno speso, nel 2020, invece 792.933.887 euro, con uno scostamento di 263.808.582 euro. E nel 2021 non sta andando certo meglio.
Facendo un riscontro tra gennaio e aprile 2021 e gennaio e aprile dello scorso anno i dati non sono dissimili: nei primi quattro mesi del 2020 la spesa per gli acquisti diretti di soli medicinali è stata pari a 295.234.656 euro, con uno sforamento di 119.687.609 euro; nei primi quattro mesi del 2021 la spesa per gli acquisti diretti di soli farmaci è stata di 275.580.948 euro, con uno scostamento di 73.896.415 euro. Non diversa la situazione nell’acquisto diretto da parte delle Asl dei gas medicali. Il raffronto tra i primi quattro mesi del 2020 e i primi quattro mesi del 2021 non ha molti margini di variazione. Tetto massimo sul Fsn stabilito lo 0,20 per cento. In quei primi quattro mesi del 2020– unici dati ad oggi a disposizione per il raffronto – su un tetto di 5.248.043 euro ne sono stati spesi 9.224.958, con uno scostamento di 3.976.914 euro. Nello stesso periodo di riferimento per il 2021, su un tetto con la stessa percentuale pari a 5.272.798 euro ne sono stati spesi 9.348.116 euro, con uno scostamento di 4.075.318 euro.
La situazione è dunque particolarmente grave, per cui c’è la necessità di adottare misure drastiche.
La nostra proposta di legge prevede dunque una maggiore responsabilizzazione dei manager delle aziende sanitarie, i quali devono sapere che la mancata adozioni di atti di contenimento della spesa comporta la decadenza dall’incarico per dettato di legge.
Non si tratta ovviamente di una criminalizzazione, poiché vorremmo che l’approvazione della nostra proposta coincida con la soluzione del problema e che quindi non ci sia bisogno di far decadere i direttori generali. Facciamo infatti affidamento sul dato d’esperienza che gli uomini prestano maggiore attenzione alle attività per cui vengono adibiti quando il mancato raggiungimento degli obiettivi può far scattare una conseguenza di carattere diretto, come appunto lo è la decadenza”.

Piano rifiuti, Amati: “Tutto bene tranne le discariche. Porcate ambientali per ostinazioni inquinanti e anti-tecnologiche”

 

“Il Piano dei rifiuti può andar bene, salvo le discariche e in particolare quelle di Conversano e Corigliano d’Otranto, che sono una porcata insopportabile, tollerata per non accogliere i migliori rimedi tecnologici e regalando ai cittadini del futuro guai ambientali”.

Lo dichiara Fabiano Amati, Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione, commentando l’adozione del Piano regionale dei rifiuti urbani.

“Proverò a battermi contro le discariche, offrendo ovviamente l’alternativa impiantistica secondo le più avanzate tecnologie, per poter poi dare il mio voto favorevole e convinto a un Piano rifiuti necessario e condivisibile.
Sul versante dei rifiuti organici, invece, il Piano confessa gli anni persi inseguendo l’impossibile, ritrovandoci nel ribadire ciò che era ovvio: impianti di compostaggio di taglia ragionevole, per evitare aumento delle tariffe e inquinamento da turismo d’immondizia. Per il ritardo conseguito, purtroppo, l’obiettivo di trattare in Puglia tutta la materia organica è rinviato al 2025, cioè al tempo in cui saranno in esercizio gli impianti previsti dal Piano.
Sempre per il ritardo accumulato negli anni passati, e non mi riferisco solo agli ultimi sei anni, siamo privi di una società pubblica, che avrebbe potuto essere Aqp con Aseco, a cui molti di noi avevano pensato e cercato di realizzare. Tale ritardo ha creato un sistema ibrido e dispendioso, per cui non riusciamo a prendere né il meglio di una gestione pubblica né i risparmi da concorrenza nella gestione privata. Abbiamo infatti un sistema che dalla scarsità impiantistica pubblica fa derivare un’impennata dei costi da emergenza in favore dei gestori privati.
Spero dunque che questo Piano possa essere approvato al più presto, colmando i ritardi ideologici del passato e previa sostituzione delle discariche con gli impianti a più avanzata tecnologia”.

Radiazioni ionizzanti, Amati: “Non in linea con Direttiva europea. Abbiamo i macchinari ma non le autorizzazioni. Ho presentato una proposta di legge per l’adeguamento”

“In alcuni reparti di radiologia abbiamo i macchinari, per esempio acceleratori lineari, ma non possono funzionare per mancanza di autorizzazione. E tutto questo perché sul fronte della tutela dalle radiazioni ionizzanti, la normativa regionale non si è ancora adeguata alle legislazioni europea ed italiana. Per questo ho depositato una proposta di legge.”

Lo dichiara il presidente della Commissione Bilancio e programmazione della Regione Puglia, Fabiano Amati.

“La Direttiva Euratom del 2013 che abroga le precedenti prevede in particolare che il responsabile della sorveglianza sanitaria possa richiedere che la sorveglianza prosegua anche dopo l’esposizione, per il periodo di tempo che ritiene necessario per proteggere la salute del lavoratore, e inoltre che informi il lavoratore stesso riguardo all’opportunità di sottoporsi ad accertamenti sanitari anche dopo la cessazione dell’attività lavorativa come avviene già oggi per l’esposizione all’amianto. Prevede anche limiti più stringenti per la radioattività naturale ed in particolare del Radon. Per quel che concerne l’aspetto delle competenze legislative regionali, in Puglia si riferisce al processo di autorizzazione all’utilizzo di apparecchiature radiologiche nei presidi ospedalieri, che allo stato sono già disponibili e probabilmente utilizzate senza autorizzazione. Inoltre – prosegue Amati – nella proposta ho voluto incidere sul processo di snellimento delle procedure, ampliando anche la platea cui la norma è indirizzata alle attività comportanti esposizioni non solo a scopo medico, come nella previsione normativa vigente, ma anche a medico veterinario e di ricerca scientifica in vivo e in vitro svolte presso le strutture sanitarie. Nella parte più specificatamente legata ai nulla osta, la proposta di legge prevede il rilascio da parte del Comune nel cui territorio è ubicato l’insediamento entro 45 giorni dalla richiesta, e il successivo invio all’Organo tecnico che deve esprimersi entro 30 giorni. Successivamente il Comune ha 15 giorni per rilasciare il provvedimento finale. La proposta di legge prevede anche l’ipotesi di responsabilità da ritardo risarcibile per il mancato rilascio dell’autorizzazione nei termini previsti senza motivazioni che lo giustifichino.

Diverso l’iter previsto – spiega ancora Amati – per le domande di autorizzazione all’allontanamento dei rifiuti, sia nel caso di sorgenti di radiazioni naturali sia di sostanze radioattive. Le domande in questo caso vanno presentate all’autorità regionale competente che le trasmette all’Organismo tecnico, sempre con tempistiche di risposta prestabilite: 60 giorni agli uffici tecnici, 30 all’autorità regionale per il provvedimento finale. Anche in questa procedura il mancato rispetto dei termini senza giustificazioni determina responsabilità da ritardo risarcibile. Non si tratta di individuare punizioni ma di assegnare responsabilità nella gestione dell’amministrazione pubblica”

False cure xylella, Amati: “Truffa anche nell’uso dei loghi. L’Università di Bari non ha mai autorizzato”

“L’Università Aldo Moro di Bari non ha mai rilasciato alcuna autorizzazione ad apporre sulla cartellonistica del prodotto Nuovolivo il proprio logo. Lo ha comunicato il prof Luigi Ricciardi, direttore del Dipartimento di Scienze del suolo, della pianta e degli alimenti. Ancora una volta, in questa storia, dobbiamo prendere atto di messaggi ambigui con i quali si cerca evidentemente di convincere gli agricoltori della bontà di rimedi che purtroppo non ci sono”.

Lo dichiara il presidente della Commissione Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Già in Commissione abbiamo avuto la conferma dai tecnici e dallo stesso assessore che non vi è al momento alcun rimedio per fitopatologie che provocano il disseccamento degli alberi, quindi anche la Xylella. Tanto che gli uffici della sezione Agricoltura stanno valutando di procedere per pubblicità ingannevole. Adesso apprendiamo anche che una delle due aziende che promuovono prodotti (uno è un mix di saponi naturali, l’altro di coadiuvanti) ha apposto senza autorizzazione il logo dell’Università di Bari sulla propria cartellonista con l’evidente tentativo di dare al prodotto (Nuovolivo, in questo caso) il credito di un autorevole ente pubblico di ricerca. E invece il prof Ricciardi precisa che non solo non hanno mai autorizzato l’utilizzo del logo ma che non esistono nel Disspa progetti di ricerca sottoposti al Consiglio di Dipartimento e dallo stesso autorizzati o giunti a finanziamento riconducibili a quanto segnalato e che in nessun caso il Dipartimento ha intrattenuto formali rapporti o interazioni di lavoro o scientifiche con i rappresentanti legali dell’azienda produttrice del Nuovolivo, per cui il Disspa non è neanche a conoscenza degli itinerari colturali messi in atto col prodotto citato. Ora, appreso con chiarezza tutto questo, cos’altro serve al Comune di Lecce per far ritirare immediatamente il proprio logo e alle autorità preposte per intervenire? Il mondo dell’olivicoltura pugliese non ha subito già abbastanza danni?”

Tamponi, Amati: “Quando una cosa è gratis c’è sempre qualche altro che paga”

“Ma perché i tamponi ai non vaccinati devono pagarli i vaccinati? Quando una cosa è gratis c’è sempre qualche altro che paga: i cittadini con le loro tasse o le imprese togliendo le risorse alla produzione per un capriccio scientificamente infondato”.

Lo dichiara il presidente della Commissione Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“L’ipotesi incredibile caldeggiata da qualcuno di far pagare alle casse pubbliche o ai datori di lavoro i tamponi per chi ha scelto di non vaccinarsi è irrispettosa verso quella grande comunità che nei mesi scorsi si è messa pazientemente in fila per ricevere il vaccino. Quel gesto di senso del dovere verso gli altri (perché è diseducativo e anche scorretto parlare sempre e solo di diritti e delle proprie piccole rivendicazioni) ci sta consentendo di tornare alla normalità. Il lockdown prima e le vaccinazioni poi hanno permesso a molte attività di riaprire e di tornare a produrre economia. E oggi che vogliamo fare? Premiare e dare ragione a coloro che si sono fatti tuttologi stando dietro a un pc? Coloro i quali, vale ricordarlo, hanno anche in qualche caso deriso chi ha scelto, pur con legittime preoccupazioni, di fidarsi della prova scientifica? Le libertà che si rivendicano con estrema facilità prevedono per tutti l’assunzione di responsabilità di pensiero e scelte. C’è stata una meravigliosa e faticosa campagna vaccinale. Chi ha scelto di non fidarsi della competenza si paghi il tampone perché è venuto meno a dei doveri verso quella comunità da cui oggi vuole, anzi pretende di ricevere il sostegno economico per farsi il tampone ogni due giorni”.

Xylella, fitopatologie e truffe, Amati: “Non ci sono prodotti in commercio che curano le fitopatologie. La conferma in Commissione”

“Come volevasi dimostrare: i tecnici dell’assessorato regionale all’Agricoltura hanno riferito che non c’è prova scientifica di efficacia sull’essiccamento da patologie allo stato incurabili, compresa ovviamente la Xylella, dei prodotti Nuovolivo e Nutrixgold. Spero che il Comune di Lecce revochi l’autorizzazione a usare il suo logo e l’Università di Bari diffidi all’utilizzo del proprio”.

Lo dichiara il presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati al termine della IV Commissione che ha ascoltato l’assessore Pentassuglia e i tecnici dell’Osservatorio e dell’assessorato, Infantino e Nardone.

“Non esiste al momento un prodotto terapeutico in grado di contrastare il disseccamento degli ulivi provocato dal batterio Xylella o da altre fitopatologie allo stato incurabili. Ha usato parole nette il dirigente della sezione dell’Osservatorio Fitosanitario, Infantino, il quale in Commissione ha spiegato che i due prodotti commercializzati nelle ultime settimane quali toccasana contro il disseccamento e utili a riportare gli ulivi allo splendore originario sono un mix di saponi naturali, Nuovoulivo, o coadiuvanti come il Nutrixgold.
Ovviamente avremmo avuto piacere qualora fosse stato registrato un esito diverso e per così dire miracoloso, ma dobbiamo invece rilevare che restano ancora le buone pratiche agricole e l’eradicazione, almeno con riferimento alla Xylella, le uniche strade per prendere tempo nell’attesa della scoperta di una cura efficace.
Allo stato, dunque, non ci sono prove scientifiche per affermare l’efficacia dei prodotti esaminati nei casi di fitopatologie incurabili, per cui il Direttore del dipartimento Agricoltura, Nardone, ha annunciato che si procederà attraverso gli uffici legali a valutare gli eventuali presupposti di pubblicità ingannevole, e lo stesso assessore Donato Pentassuglia ha ribadito che nessuno dei due prodotti può considerarsi un rimedio e che su questo si è già espresso il Comitato scientifico. Invito pertanto – chiude Amati – anzitutto i due enti il cui logo è stato debitamente o indebitamente utilizzato a mettere in campo azioni a tutela della propria credibilità. Soprattutto auspico che le amministrazioni pubbliche non commettano gli errori del passato dando credito a teorie non scientifiche che di danni ne hanno fatti fin troppi e che non ci hanno dunque permesso di comprare tempo e ridurre la distruzione.
Nel corso dell’audizione abbiamo anche appreso, ed è questa un’incoraggiante buona notizia, di alcuni studi americani e spagnoli che sembrerebbero far ben sperare nell’utilizzo di alcuni virus che si nutrono del batterio. Ma bisognerà comunque vedere cosa accade nel passaggio dai laboratori ai campi”.