Soldi e tempo persi per i nuovi ospedali di Andria, Maglie-Melpignano e monoblocco di Foggia. Noi politici litighiamo per colpe altrui, ma occorre fare in fretta per tro vare una soluzione, altrimenti gli extracosti continueranno ad aumentare in danno di tutti.
L’analisi, senza sconti, è dal consigliere regionale e presidente della commissione bilancio, Fabiano Amati, su responsabilità e possibili soluzioni per recuperare l’accordo di programma da 335 milioni di euro complessivi, destinati proprio ai tre ospedali pugliesi, con i nuovi costi che potrebbero schizzare ben oltre i 700 milioni di euro.
Consigliere Amati, i conti non tornano?
Assolutamente no. Con i ritardi accumulati dai burocrati e dalle burocrazie sanitarie i quadri economici non corrispondono più alle somme previste. Per le opere programma te non basteranno più 355 milioni di euro, ma da una prima rimodulazione dei costi ne occorreranno 750 (288 milloni di euro per Andria, 410 circa per Maglie-Melpignano e 55 per Foggia). Il tempo perso non è irrilevante: basti pensare che gli ospedali di Taranto e Monopoli-Fasano, per un totale di quasi mille posti letto, aggiudicati anni fa, avevano un quadro economico complessivo di 321 milioni con aggiudicazione a 195 milioni di euro. Con i quadri economici attuali invece non si realizza neppure un ospedale nuovo. Il problema quindi permane, anzi si è aggravato, perché oltre ai tempi dilatati bisognerà recuperare i 400 milioni di euro mancanti rispetto all’accordo di programma.
Cosa non è andato per il verso giusto?
Basta prendere i verbali della I Commissione degli ultimi otto anni per cogliere, nero su bianco, i motivi dei ritardi, composti da omissioni, inerzie, sottovalutazioni e una particolarità raccapricciante: nelle burocrazie non si usa il calendario gregoriano e nemmeno il più vecchio calendario giuliano, perché le cose da fare si promette di farle sempre dopo e soprattutto dopo le feste in tutte le sue varianti. Una vasta gamma di scuse e provvedimenti a prendere tempo, su cui noi politici dobbiamo smetterla di farci garanti e sumere il ruolo di capri espiatori, riprendendo in mano la funzione severa e tipica degli organi di indirizzo e controllo, a cominciare dall’attivazione del procedimenti di decadenza, revoca, disciplina e conseguente valutazione economica.
Cosa fare quindi?
Nel caso di specie, oss della perdita dei 318milioni di finanziamento statale (su 355 dell’accordo di programma) per l’edilizia sanitaria, la questione è delicata perché una soluzione è certamente quella della proroga a mezzo legge statale, indicata ieri e simile a quella gia utilizzata in passato per gli ospedali di Taranto e Monopoli-Fasano, cosi da evitare il ripetersi della procedura. ma da sola è insufficiente. perché come già chiarito prima commissione risulta un notevole incremento di costi. Queste opere tuttavia sono indispensabili e chi pensa che il venire meno di un nuovo ospedale, come ad esempio quello del Sud Salento favorisca i vecchi nosocomi già presenti, non ha compreso i rischi strutturali e assistenziali che si corrono nel leccese nell’avere soltanto il “Fazzi” come Dea di secondo livello.
In attesa della proroga sulla seadenza dei termini, i soldi per gli “extracosti” dove si trovano?
Una soluzione potrebbe essere l’accentramento in capo alla Regione delle funzioni di stazione appaltante, meglio sarebbe sullistituenda AziendaZero, e rastrellamento di tutti i fondi disponibili e non ancora utilizzati per l’edilizia sanitaria e ospedaliera. In alternativa ci sarebbero i fondi della delibera Cipe numero51. Fondamentale però è muover si, agire per non far trascorre re altro tempo, far aumentare nuovamente i costi e privare le persone di assistenza sanitaria.