Le selezioni dei candidati avvengano attraverso il coinvolgimento degli elettori

Le elezioni comunali di una città si vincono coinvolgendo le persone nella scelta del candidato e delle sue idee. Si perdono, invece, quando candidati e idee sono selezionati con le alchimie delle diverse bandiere politiche. Coinvolgere le persone nella selezione dei candidati, che ha come metodo migliore le primarie, genera anche un patrimonio di persone entusiaste in grado di organizzarsi in liste civiche: e a pensarci bene le liste civiche, quando non servono per incappucciare velleità politiche, posti in piedi nei partiti o nascondere meri progetti di potere, dovrebbero nascere su obiettivi specifici, con l’auspicio di morire al più presto per l’avvenuto raggiungimento dell’obiettivo iniziale. Se non hanno l’ambizione di morire, cioè sciogliersi al più presto, ma di rilanciarsi e organizzarsi scimmiottando le forme partito, vuol dire sono un partito, la cosa che dichiarano di non voler essere e quindi una furbizia. Per Bari sarebbe bello se entrambe le coalizioni promuovessero percorsi aperti (primarie) per selezionare i candidati, perché solo se le persone si mettono in competizione finiscono per fare cose buone per il Paese e per se stessi.

Noi abbiamo la preferenza prioritaria per le persone e le loro idee, lontanissimi da approcci per “bande”. A Brindisi, per esempio, abbiamo sostenuto un candidato profondamente riformista, sostenuto da partiti del centrodestra, per combattere politiche no-a-tutto e per inau- gurare politiche del si-con-giudizio. E i brindisini, quando sono andati a votare, non si sono posti troppe domande sugli ingranaggi della politica (destra, sinistra, centro, sopra e sotto), ma solo sulla idoneità dei candidati a voltare pagina e inaugurare politiche di prosperità e sicurezza ambientale.
A che serve, infatti, dirsi di sinistra, destra o centro, se poi questo non significa la concretezza di una rete idrica o fognaria da estendere,

ospedali nuovi da costruire, infrastrutture energetiche pulite da accogliere e potrei continuare sino alla noia. Non è che se ti chiami Francesco solo per questo puoi ricevere credito sulla capacità di cantare il cantico dei cantici. La politica non è la capacità di lacrimare, spesso falsa, ma di farsi coinvolgere dalle lacrime delle cose.

E le primarie, per esempio, chiamando a raccolta un’avanguardia di elettori per sapere da loro chie per che cosa sono disposti a votare, sono un clamoroso termometro di realtà, rifiutato però da chi teme di sentirsi diagnosticare la febbre del mancato gradimento e per questo preferendo una selezione fondata sulle bandiere e sui caminetti politici.

Pubblicato da

Fabiano Amati

Nato a Fasano, in provincia di Brindisi, il 18 ottobre 1969. Laureato in giurisprudenza presso l’Università di Bari, svolge la professione di Avvocato. E’ attualmente Assessore Bilancio, Ragioneria, Finanze, Affari Generali della regione Puglia.