Liste attesa, Azione: “Per smentirci Palese smentisce la legge, parla di pere scambiandole per mele e non si occupa degli ospedali ecclesiastici come si dovrebbe”

“Ma perché perdere tempo in polemiche piuttosto che governare? Ma se la cosa ha indignato anche colleghi del PD e del M5S, perché nascondere la verità? Pur di smentire la nostra denuncia sui fondi di recupero liste d’attesa assegnati esclusivamente ai privati, Palese finisce per smentire le leggi, parlare di pere scambiandole per mele e ignora con palliativi economici pari a briciole le esigenze di sopravvivenza del Miulli, Casa sollievo e Panico. E anche su questo vale AziendaZero, per risparmiare sulle tre grandi voci di spreco – farmaceutica, protesi e acquisto servizi – e così aumentare la disponibilità finanziaria per prestazioni sanitarie, da distribuire alle strutture pubbliche, enti ecclesiastici e privato convenzionato, in base a programmi analitici e dettagliati. Cosa serve per fare questo? Lavorare e riformare, gli unici verbi che spesso mancano.”

Lo dichiarano il Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, e i Consiglieri regionali Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo.

“Cosa dicono le leggi sui fondi di recupero sulle liste d’attesa? Riportiamo i testi. Legge statale (quella dei 18,5milioni di euro): ‘per il raggiungimento delle finalità di cui al comma 276 [rimodulazione del Piano per le liste d’attesa] le regioni e le provincie autonome POSSONO coinvolgere ANCHE le strutture private accreditate’. Orbene, che significa secondo Palese il verbo ‘possono’ e la congiunzione ‘anche’? Significa che i soldi devono andare SOLO ai privati, com’è accaduto? Ma per piacere! Qui non si tratta di sottilissime questioni giuridiche, ma dell’a-b-c dell’interpretazione letterale.
E passiamo alla legge regionale (quella dei 15 milioni di euro): ‘per le finalità di cui al comma 1 [prestazioni ambulatoriali e di ricovero non erogate nel periodo Covid] è POSSIBILE coinvolgere ANCHE le strutture private accreditate.’ Orbene, che significa anche in questo caso l’aggettivo ‘possibile” e la congiunzione ‘anche’? Significa che i soldi possono essere assegnati SOLO ai privati? Qui non si tratta di chissà quale indagine tecnica, ma della lettura più piana delle carte. Inoltre: sempre la legge regionale sui 15 milioni, prevede l’utilizzo dei soldi attraverso il seguente metodo: ‘ripartiti per struttura sanitaria e sulla base di uno specifico Piano di recupero dettagliato per prestazione e per provincia’. Domande: dov’è questo Piano? Dove sono i dettagli per prestazione e per provincia? Quali solo le prestazioni assegnate, a valle di una ricognizione che avrebbe dovuto essere fatta dalle ASL, dopo un’opportuna chiamata a tutti i pazienti (recall) per conferma della necessità di cura e diagnostica? Non c’è nulla di tutto questo. Per cui noi spenderemo i soldi senza sapere quali prestazioni abbiamo recuperato. Incredibile. E su quest’argomento non c’entrano nulla i ministeri affiancanti e il procedimento del Piano di rientro e del Piano operativo, spesso usati come carta di briscola per giustificare – a torto o ragione – tutto l’ingiustificabile.
Non è questo il modo di occuparsi di sanità e liste d’attesa, a svantaggio dei cittadini, delle strutture pubbliche e pure dei privati.
Ma cosa ci vuole a capire che anche le strutture private, incaricate di pubblico servizio, stanno morendo perché destinatarie di sole briciole? Si glissa sui problemi più imponenti di sprechi – farmaceutica, protesi e acquisto servizi -, mancando di recuperare almeno 500-600 milioni all’anno, e poi si distribuiscono piccole risorse che servono solo a procrastinare l’agonia, come accanimento terapeutico.
A parte le violazioni di legge, anche su questi aspetti c’entra AziendaZero, ossia una centralizzazione degli acquisti, per destinare i risparmi – in quantità decenti – alle prestazioni sanitarie, nella gestione del pubblico e del privato incaricato di pubblico servizio, perciò convenzionato.”

Pubblicato da

Fabiano Amati

Nato a Fasano, in provincia di Brindisi, il 18 ottobre 1969. Laureato in giurisprudenza presso l’Università di Bari, svolge la professione di Avvocato. Già Assessore Bilancio, Ragioneria, Finanze, Affari Generali della regione Puglia e Consigliere regionale per tre legislature.