Mattia torna a casa. Dalla sua storia la mia “battaglia” per il centro di riabilitazione di Ceglie Messapica

Mattia torna a casa.
Mattia, il mio giovane amico, oggi torna a casa… dopo quattro lunghi mesi.
E sta molto meglio, grazie al reparto di Medicina Fisica e Riabilitativa del Policlinico Riuniti di Foggia. Così dobbiamo fare nel Centro di Ceglie Messapica, istituendo anche il Centro risvegli.

Mattia ha aperto i miei occhi – sino ad allora chiusi – sulla grande “battaglia” per riportare alla gestione pubblica il Centro di Riabilitazione di Ceglie Messapica.
Mi ha fatto capire, in modo profondo, cos’è e a cosa serve davvero la riabilitazione intensiva: troppo spesso relegata ai margini delle priorità politiche e civili.
Grazie a lui ho conosciuto storie tragiche e commoventi, pazienti lasciati senza le cure che avrebbero meritato.
Grazie a lui ho incontrato e abbracciato circa 150 persone, i lavoratori di quel Centro di Ceglie, colonne silenziose della sanità.
Ma soprattutto, grazie a lui, ho conosciuto l’efficienza, la dedizione e l’umanità del reparto di Foggia guidato da Andrea Santamato, che quattro mesi fa lo ha preso in carico.
Mattia vive una condizione durissima: stato di minima coscienza, tetraparesi spastica, tracheostomia, nutrizione enterale.
Eppure, in questi mesi, gli è stato restituito molto: è stata ridotta la spasticità, corretta la deformità, eseguita – dopo quattro lunghissimi anni – una cranioplastica.
Un lavoro quotidiano, preciso, fatto di trattamenti riabilitativi, stimolazioni elettriche e magnetiche.
Un lavoro fatto di dignità. Perché senza queste cure, quella vita sarebbe rimasta chiusa in un letto.
La situazione resta complessa. Nulla potrà tornare com’era prima di quel maledetto incidente.
Ma qualcosa è cambiato: la possibilità di stare seduto in una carrozzella, di guardare il mondo da un’altra angolazione, e non solo nel soffitto.
Mattia non è un numero. È una persona, una storia, una promessa di umanità.
E oggi quella promessa torna a casa.
La racconto, la sua storia, perché ci ricordi che ogni persona ha una storia.
E ogni storia – se le si dà ascolto – promette umanità.

Oltre ad Andrea Santamato, ringrazio
Loredana Amoruso, Salvatore Facciorusso, Stefania Spina, Luigi Santoro, Nicoletta Cinone, Maria Assunta Mimmo, Luciana Stuppiello, Vito Rastelli, Antonio Turitto, gli specializzandi, i fisioterapisti, le logopediste, tutta l’equipe infermieristica e gli O.S.S.
Hanno fatto sentire Mattia – e la sua splendida mamma – come in una famiglia.
Già, sua mamma, Antonella. Senza togliere nulla a Gino, il papà di Mattia, Antonella è un gran personaggio!
In un corpo esile, contiene una forza capace di spostare una montagna.
E grazie alla sua volontà incrollabile, Mattia ha incontrato le persone giuste per ottenere maggiore dignità.
E noi abbiamo imparato cos’è davvero la riabilitazione intensiva, e a cosa serve occuparsene seriamente.
È per questo che continuo a immaginare il Centro di Ceglie come un grande Centro pubblico di riabilitazione intensiva, unità spinale e centro risvegli: paragonabile – se non superiore – a molti dei più noti centri nazionali ed europei.
Cosa abbiamo noi di meno, per non essere almeno pari? Nulla.
Serve solo impegno e consapevolezza, senza rifugiarsi nei linguaggi e nelle pratiche burocratiche che assicurano movimento senza spostamento, oppure il non fare facendo finta di fare.
Un grande Centro pubblico sarà dunque la continuità del mio impegno.
Nel nome di Mattia.
E di tutti i malati che ho incontrato dal vivo o attraverso il racconto tragico dei loro “orfani”.

Pubblicato da

Fabiano Amati

Nato a Fasano, in provincia di Brindisi, il 18 ottobre 1969. Laureato in giurisprudenza presso l’Università di Bari, svolge la professione di Avvocato. Già Assessore Bilancio, Ragioneria, Finanze, Affari Generali della regione Puglia e Consigliere regionale per tre legislature.