Amati: “I soldi europei non sono un regalo ma un prestito per favorire i giovani. Priorità dunque a salute”

“I soldi dell’Europa non sono un regalo ma un prestito da restituire e vanno utilizzati in favore delle prossime generazioni. Che cosa può essere più utile allora della sanità, cioè del settore grazie al quale la vita acquista maggiore qualità e si allunga? Che cosa può essere più lungimirante di programmi che si realizzino rapidamente, cioè massimo due anni? Su questa direttrice proverò a sviluppare il lavoro della Commissione regionale Programmazione che sono stato chiamato a guidare”.

Lo dichiara il Consigliere regionale Fabiano Amati, commentando l’elezione alla carica di Presidente della Commissione regionale bilancio e programmazione.

“La sanità fu inventata per combattere la malattia e quindi gli aspetti malvagi della natura. Occuparsi dell’uomo malato e metterlo al centro delle nostre attenzioni è dunque una priorità assoluta da considerare con i fondi europei o con qualunque dotazione finanziaria per investimenti.
Ecco perché bisogna completare rapidamente gli ospedali nuovi in corso di realizzazione (Monopoli-Fasano e Taranto);
cominciare e terminare al più presto i lavori di tutti gli ospedali nuovi in progettazione (Maglie-Melpignano, Andria e Bari nord); mettere mano a tutte le opere incompiute presenti negli ospedali di base; mettere in sicurezza e ammodernare la rete stradale di collegamento delle città con gli ospedali di riferimento, per stare sempre e da ogni punto nei tempi massimi d’intervento; realizzare una rete potente di Ospedali di comunità con caratteristiche riabilitative e presidi territoriali di assistenza, in grado di assorbire le inefficienze in danno dei cittadini e il carico improprio gravante sugli ospedali di I e II livello; istituire un ospedale pediatrico per il sud della Puglia, con prevalente specializzazione per le malattie neuromotorie; indirizzare gli ospedali di I e II livello verso una prevalente specializzazione, così da ridurre la quota di mobilità passiva derivante da carenza e incrementare la mobilità attiva da reputazione; cancellare l’attesa nelle prestazioni sanitarie, ponendo una stretta regolamentazione tra prestazioni istituzionali e libero-professionali a pagamento; finanziare le scuole di specializzazione per le figure professionali carenti, in attesa delle necessarie riforme nell’ordinamento universitario; finanziare la ricerca scientifica e le azioni relative nel campo della genetica medica, malattie rare e prevenzione.
Queste azioni puntuali, unite alla celerità nei tempi di realizzazione, estromettendo la pratica dei tavoli, tavolini, commissioni e consulenze, farà di noi la generazione che ha saputo pensare a chi verrà”.

Più Europa: un dovere per il futuro / intervento di oggi su Nuovo Quotidiano di Puglia 

Nuovo Quotidiano di Puglia di lunedì 16 marzo 2020

Più Europa: un dovere per il futuro

di Amati Fabiano

 

Se tanto mi dà tanto, la giusta indignazione contro le sprovvedute parole di Christine Lagarde significa che abbiamo bisogno dell’Europa. Di più Europa di quanta non ce ne sia. Della cassa dell’Europa. Se l’Europa non ci servisse, o se il Coronavirus fosse arrivato per sentenziare la fine della presunta “dittatura europea”, nessuno avrebbe fatto caso alla gaffe del capo della Banca centrale. Si è visto mai qualcuno che si lamenta per non aver avuto una cosa che non vuole? Persino il Presidente Mattarella, uomo di pensieri equilibrati, e perciò misurato per gesti e parole, è sbottato: contro un’Europa che non può negare i benefici della sua grandezza a sostegno degli stati di cui si compone.

 

Più Europa significa assumere iniziative energiche e risolute, fare cioè “tutto il possibile”. Whatever it takes. Significa raccogliere le risorse necessarie a fronteggiare il disastro, accettando d’indebitare i cittadini europei. E già, perché spesso evitiamo di farci caso, eppure i debiti decisi dai governi non vanno sulla testa dei marziani, ma dei cittadini. Proporzionalmente, certo, con un auspicabile senso di giustizia sociale, ovvio, ma sempre sulla testa dei cittadini. Se non ci si accontenta di “mosse e mossisti”, allora, odi propaganda euro-matrigna, indebitarsi è l’unica alternativa alla regola del pareggio di bilancio, per fare nuove spese senza nuove tasse. A qualcuno che spende corrisponde sempre qualche altro che paga. Il patto di bilancio tra gli Stati europei non è come si vuole far credere un lucchetto chiuso su un forziere dove sono contenute risorse versate da non si sa chi, e che burocrati insensibili non vogliono sganciare affamando il popolo. Il patto di bilancio è una regola di convivenza valida anche nelle nostre famiglie, che si può derogare (indebitandosi) per resistere ai momenti più bui, tipo una pandemia, e non come alternativa alla produzione e al lavoro, oppure per finanziare una fabbrica di diritti senza doveri. Oggi siamo proprio a quel momento.

È il momento del debito e della deroga al patto di bilancio. E il momento di sostenere l’economia in disastro con maggiore spesa, però finanziata non da nuove tasse ma da indebitamento garantito dall’Europa Quando lo shock economico da Coronavirus è-assieme -di offerta (per i paesi più forti) e pure di domanda (peri paesi con un’economia più debole, come l’Italia), resistere per sopravvivere ha il significato di una scommessa sul futuro equivalente a un dovere. Un debito, appunto, che non a caso viene dal participio passato latino di debere, cioè un dovere. Il giudizio di Europa matrigna è allora un clamoroso difetto di percezione, cavalcato da politicanti che non avranno la possibilità di entrare per virtù nei libri di storia. Spesso, infatti, ci ritroviamo a raccontare un’Europa traditrice del suo ideale per via di troppo rigore o forza, quando in realtà la fonte del suo discredito è l’estrema debolezza. Una debolezza irrisolvibile sino a quando non le saranno concesse le prime caratteristiche di un’organizzazione politica autorevole e quindi in grado di farsi “materna”: le politiche comuni di bilancio, con annessa tassazione, e di difesa.

È questa Europa minorata di poteri che rende tutto più difficile, a maggior ragione nei momenti complicati, lasciando immeritato spazio a fatui e dannosissimi sentimenti nazionalisti. Più Europa che faccia tutto il possibile: è questa oggi la regola di buon senso accettata da tutti. Sia ricordato, però, che alla fine del dramma che stiamo vivendo, perché noi cela faremo e pure molto presto, l’Europa debole che in questa occasione non avremmo voluto vedere nemmeno per un istante non potrà essere combattuta screditando il suo ideale, ma chiedendo i maggiori poteri che le mancano. Un’Europa forte significa avere per davvero una cassa-forte. Una prodigiosa capacità di sviluppo, per i tempi normali, e d’indebitamento per i tempi speciali. In poche parole, far coincidere l’impegno a fare “tutto il possibile” con la certezza che “sarà abbastanza”. It will be enough.

Ecco l’intervento in formato PDF >>

Più Europa_Un dovere per il futuro

 

 

 

 

 

“Non basta dire Europa”: il Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi presenta il suo nuovo libro in un dibattito con Fabiano Amati

Domani, venerdì 10 maggio, presso Palazzo Nervegna di Brindisi alle ore 19,00, sarà presentato il nuovo libro di Enrico Rossi, Presidente della Regione Toscana nonché fondatore del partito politico Articolo 1, dal titolo “Non basta dire Europa” (Castelvecchi Editore), a cura di Antonio Pollio Salimbeni. L’appuntamento è organizzato e promosso dall’associazione Left Brindisi e Articolo Uno Mdp.

La presentazione del libro sarà occasione per un dibattito sul tema Europa a cui parteciperanno Fabiano Amati (Presidente della Commissione Bilancio della Regione Puglia), Cristiano D’Errico (Assessore al Bilancio del Comune di Brindisi) e Carmine Dipietrangelo (Presidente dell’associazione Left Brindisi).

In questo volume il presidente Rossi fornisce un’analisi puntuale di quali siano le cause che hanno generato la crisi dell’Unione e mette in evidenza le contraddizioni più gravi. «Per contrastare i nazionalpopulisti non basta dire Europa, bisogna portare avanti il progetto di comunità tra Stati che finora è stato solo tratteggiato – ribadisce l’autore –. Il bilancio dell’Unione va fissato al 4% del Pil dei Paesi aderenti, l’Eurozona deve essere completata con un salario minimo garantito e un fondo comune per la disoccupazione, reperendo le risorse necessarie con tasse sulle grandi imprese che eludono il fisco e sfruttano il dumping sociale, i redditi più alti, i grandi patrimoni e le emissioni di co2. Ma tutto questo non è sufficiente. L’Europa e gli europei saranno al sicuro solo quando lo saranno la democrazia, la pace e la giustizia sociale: i governi che violano lo Stato di diritto con leggi ingiuste e liberticide dovranno essere emarginati e sanzionati come previsto nei trattati».

Il testo contiene anche un appello del musicista britannico Sting contro la Brexit e un intervento di Frans Timmermans, candidato del Pse alla presidenza della Commissione europea, che illustra il programma dei socialisti europei.

L’appuntamento è aperto a tutta la cittadinanza.

 

Enrico Rossi presenta Non basta dire Europa