Aiuti a piccolissime imprese, 5 Consiglieri: “Entro lunedì l’avviso, altrimenti affogheremo nel discredito”

Ultimatum. Se entro lunedì non viene pubblicato l’avviso per le piccolissime imprese (parrucchieri, estetisti, bar, pizzerie, ristoranti, commercianti, asili, ludoteche, liberi professionisti ecc.), rischiamo di affogare nel discredito. Non si può più aspettare”.

Lo comunicano i Consiglieri regionali Fabiano Amati, Sergio Blasi, Napoleone Cera, Gianni Liviano e Donato Pentassuglia.

“Sono giorni che è pronto l’avviso per il microprestito, ma non si muove una foglia. La situazione è incredibile: le banche promettono, ma non ci risulta che sinora abbiano prestato un solo euro; le liquidazioni della cassa integrazione procedono con estrema lentezza; gli avvisi per il microcredito non sono stati ancora pubblicati dopo quasi un mese dall’annuncio. Ma è così che in Italia e in Puglia si vuole sostenere e rilanciare l’economia? Certo – aggiungono i Consiglieri –, conosciamo le difficoltà e siamo consapevoli che l’amministrazione non è un pozzo senza fondo ma, al netto di questo, vogliamo almeno velocizzare le misure su cui ci si è impegnati con una pioggia di milioni, purtroppo ad oggi solo sulla carta?”.

“Distribuire almeno 150 milioni alle piccolissime imprese è una priorità assoluta, perché sono quelle che non hanno ancora riaperto. Non bisogna essere super esperti di economia per comprendere il valore moltiplicativo che si consegue offrendo liquidità alle piccolissime imprese, cioè quelle più numerose e che, a differenza delle grandi e medie imprese, hanno maggiore difficoltà a soddisfare le regole del credito bancario. Preghiamo tutti di non costringerci a gesti di protesta eclatanti, pubblicando gli avvisi ed erogando immediatamente gli aiuti. E per questa ultima fase, cioè quella importantissima delle erogazioni – concludono –, siamo pure disposti ad aiutare Puglia Sviluppo nell’istruttoria delle pratiche”. 

Coronavirus, PDL Amati + 3: “Se finiscono i soldi per mangiare potrebbero essere violate regole contenimento. Subito provvedimenti”

Temiamo che tra qualche giorno le misure di contenimento sociale potrebbero essere violate da persone che hanno finito i soldi e che hanno bisogno di mangiare. Per questo rilanciamo la nostra proposta, già depositata, di aiutare i comuni con 10 milioni di euro per garantire sostegno alle persone più in difficoltà, rastrellando inoltre dal bilancio tutte le ulteriori risorse utilizzabili. In qualsiasi momento fosse tecnicamente possibile, non c’è alcun dubbio che tutti i Consiglieri regionali sarebbero pronti a uscire di casa e ad approvare la nostra proposta o altra migliorativa – o di maggiore immediatezza – approvata dalla Giunta regionale”.

Lo dichiarano i componenti PD della Commissione bilancio Fabiano Amati (Presidente), Ruggiero Mennea (vice-Presidente), Sergio Blasi e Donato Pentassuglia (componenti), presentatori della proposta di legge “Misure socio-economiche per fronteggiare la pandemia Covid-19”.

Ogni giorno che passa aggrava la condizione economica delle persone più fragili, determinando un peso a carico delle amministrazioni comunali che, tra non molto, rischia di diventare insostenibile e potenzialmente in grado di aprire conflitti. Per questi motivi – aggiungono – riteniamo che, accanto alle misure di contenimento per dilatare nel tempo l’emergenza sanitaria, vadano assunti provvedimenti economici in grado di rendere compatibili – per le persone più fragili – il dovere di restare in casa e il diritto di sopravvivere. Non è difficile immaginare che a fronte di difficoltà di sopravvivenza e di mancate risposte alle molteplici richieste, così come già comincia ad accadere, si possano registrare fenomeni di inadempienza agli obblighi di contenimento, finalizzati alla spasmodica ricerca di aiuto o sostegno. Per questo motivo, pensiamo che la tenuta del sistema di emergenza in vigore non possa essere disgiunta da particolare attenzione nei confronti delle condizioni economiche delle persone più in difficoltà – concludono –. Lo insegna ancora una volta la storia di tutte le pandemie conosciute”.

Covid-19: “10 milioni per persone fragili e autonomi. Proposta di legge firmata da componenti PD della I Commissione”

“10 milioni ai comuni per distribuirli alle persone in estrema fragilità e agli autonomi non considerati dai provvedimenti statali. Abbiamo presentato una proposta di legge. Subito in Commissione e Consiglio regionale”.

Lo comunica il Presidente Commissione bilancio Fabiano Amati (Presidente), sottoscrittore della proposta di legge con gli altri componenti PD della I Commissione bilancio: Ruggiero Mennea (vice-Presidente), Sergio Blasi e Donato Pentassuglia (componenti).

“La dichiarazione di pandemia da Coronavirus (Covid-19) e i conseguenti provvedimenti di contenimento sociale suggeriti dal mondo scientifico quale unica possibilità di diluizione nel tempo del numero dei contagiati, così da gestire al meglio la domanda di cure specialistiche, ha fatto emergere numerosi problemi di ordine economico e sociale. Per fronteggiarli, le amministrazioni pubbliche, in particolare quella statale, stanno adottando provvedimenti contenenti numerose misure di sostegno per diverse categorie professionali. Per la dimensione del fenomeno e per l’entità sempre crescente del fabbisogno economico, risultano allo stato non considerate le esigenze di persone o nuclei familiari con particolari fragilità sociali – puntualizzano i Consiglieri Amati, Blasi, Mennea e Pentassuglia –, invisibili finanche agli ‘occhi’ di ogni forma in corso di sostegno economico-sociale, ovvero di lavoratori autonomi privi di reddito a seguito dell’emanazione dei provvedimenti di contenimento sociale e non destinatari – allo stato – di alcuna misura di sostegno prevista dalla normativa statale”.

“Per venire dunque incontro a tale problematica – proseguono – si propone di autorizzare la Giunta regionale all’utilizzo di euro 10 milioni da erogare di norma ai comuni per una gestione più rapida e efficiente, in proporzione al numero di abitanti (10.000.000 (stanziamento): 4.029.053 (abitanti Puglia) = € 2,48 / Esempio: Bari 319.482 x 2,48 = € 792,315).

È auspicabile, ovviamente, che la dotazione finanziaria possa essere ulteriormente ampliata nel corso dell’iter (rapidissimo) di approvazione della legge, stante l’estrema necessità di corrispondere a esigenze sempre crescenti e comunque meritevoli di attenzioni”.

 

 

Testo articolato della proposta di legge

Articolo 1
(Misure socio-economiche per pandemia Covid-19)

Al fine di fronteggiare le conseguenze socio-economiche derivanti dalla pandemia da Covid-19, la Giunta regionale è autorizzata all’adozione di appositi provvedimenti amministrativi con dotazione finanziaria in termini di competenza e cassa di euro 10 milioni.
I provvedimenti di cui al comma 1 devono essere diretti ad assicurare dignitose condizioni di sopravvivenza a soggetti o nuclei familiari con particolari fragilità sociali, privi di qualunque forma di assistenza economica in corso di erogazione, ovvero a lavoratori autonomi risultati privi di qualsiasi reddito a causa della pandemia da Covid-19 e non destinatari di misure di sostegno previste dalla normativa statale.
La gestione delle misure previste dal comma 2 è di norma effettuata dai comuni, ai quali deve essere liquidata una quota proporzionata al numero di abitanti dallo stanziamento complessivo.

Articolo 2
(Norma finanziaria)

Agli oneri derivanti dall’applicazione della presente legge si provvede col capitolo di spesa “Misure straordinarie per fronteggiare le conseguenze socio-economiche derivanti dalla pandemia Covid-19”, istituito nell’ambito del bilancio autonomo e con una dotazione finanziaria per l’esercizio finanziario 2020, in termini di competenza e cassa, di euro 10 milioni, prelevata dal Fondo leggi in corso di approvazione.

Più Europa: un dovere per il futuro / intervento di oggi su Nuovo Quotidiano di Puglia 

Nuovo Quotidiano di Puglia di lunedì 16 marzo 2020

Più Europa: un dovere per il futuro

di Amati Fabiano

 

Se tanto mi dà tanto, la giusta indignazione contro le sprovvedute parole di Christine Lagarde significa che abbiamo bisogno dell’Europa. Di più Europa di quanta non ce ne sia. Della cassa dell’Europa. Se l’Europa non ci servisse, o se il Coronavirus fosse arrivato per sentenziare la fine della presunta “dittatura europea”, nessuno avrebbe fatto caso alla gaffe del capo della Banca centrale. Si è visto mai qualcuno che si lamenta per non aver avuto una cosa che non vuole? Persino il Presidente Mattarella, uomo di pensieri equilibrati, e perciò misurato per gesti e parole, è sbottato: contro un’Europa che non può negare i benefici della sua grandezza a sostegno degli stati di cui si compone.

 

Più Europa significa assumere iniziative energiche e risolute, fare cioè “tutto il possibile”. Whatever it takes. Significa raccogliere le risorse necessarie a fronteggiare il disastro, accettando d’indebitare i cittadini europei. E già, perché spesso evitiamo di farci caso, eppure i debiti decisi dai governi non vanno sulla testa dei marziani, ma dei cittadini. Proporzionalmente, certo, con un auspicabile senso di giustizia sociale, ovvio, ma sempre sulla testa dei cittadini. Se non ci si accontenta di “mosse e mossisti”, allora, odi propaganda euro-matrigna, indebitarsi è l’unica alternativa alla regola del pareggio di bilancio, per fare nuove spese senza nuove tasse. A qualcuno che spende corrisponde sempre qualche altro che paga. Il patto di bilancio tra gli Stati europei non è come si vuole far credere un lucchetto chiuso su un forziere dove sono contenute risorse versate da non si sa chi, e che burocrati insensibili non vogliono sganciare affamando il popolo. Il patto di bilancio è una regola di convivenza valida anche nelle nostre famiglie, che si può derogare (indebitandosi) per resistere ai momenti più bui, tipo una pandemia, e non come alternativa alla produzione e al lavoro, oppure per finanziare una fabbrica di diritti senza doveri. Oggi siamo proprio a quel momento.

È il momento del debito e della deroga al patto di bilancio. E il momento di sostenere l’economia in disastro con maggiore spesa, però finanziata non da nuove tasse ma da indebitamento garantito dall’Europa Quando lo shock economico da Coronavirus è-assieme -di offerta (per i paesi più forti) e pure di domanda (peri paesi con un’economia più debole, come l’Italia), resistere per sopravvivere ha il significato di una scommessa sul futuro equivalente a un dovere. Un debito, appunto, che non a caso viene dal participio passato latino di debere, cioè un dovere. Il giudizio di Europa matrigna è allora un clamoroso difetto di percezione, cavalcato da politicanti che non avranno la possibilità di entrare per virtù nei libri di storia. Spesso, infatti, ci ritroviamo a raccontare un’Europa traditrice del suo ideale per via di troppo rigore o forza, quando in realtà la fonte del suo discredito è l’estrema debolezza. Una debolezza irrisolvibile sino a quando non le saranno concesse le prime caratteristiche di un’organizzazione politica autorevole e quindi in grado di farsi “materna”: le politiche comuni di bilancio, con annessa tassazione, e di difesa.

È questa Europa minorata di poteri che rende tutto più difficile, a maggior ragione nei momenti complicati, lasciando immeritato spazio a fatui e dannosissimi sentimenti nazionalisti. Più Europa che faccia tutto il possibile: è questa oggi la regola di buon senso accettata da tutti. Sia ricordato, però, che alla fine del dramma che stiamo vivendo, perché noi cela faremo e pure molto presto, l’Europa debole che in questa occasione non avremmo voluto vedere nemmeno per un istante non potrà essere combattuta screditando il suo ideale, ma chiedendo i maggiori poteri che le mancano. Un’Europa forte significa avere per davvero una cassa-forte. Una prodigiosa capacità di sviluppo, per i tempi normali, e d’indebitamento per i tempi speciali. In poche parole, far coincidere l’impegno a fare “tutto il possibile” con la certezza che “sarà abbastanza”. It will be enough.

Ecco l’intervento in formato PDF >>

Più Europa_Un dovere per il futuro

 

 

 

 

 

Istat su export Puglia, C-Entra il futuro: “+10,1 % per acciaio, petrolio, meccanica, cave e miniere. Male agricoltura. Perché Borraccino si vanta?”

Istat su export Puglia, C-Entra il futuro: “+10,1 % per acciaio, petrolio, meccanica, cave e miniere. Male agricoltura. Perché Borraccino si vanta?”

“L’export pugliese migliora (+10,1%) per acciaio, petrolio e derivati, meccanica, lavorazioni rifiuti, cave e miniere. Ciò vuol dire che le politiche regionali c’entrano poco con i settori in positivo e molto con quello dell’agricoltura purtroppo in negativo (-15,2 %). Resta solo da capire perché l’assessore Borraccino si vanti di questi risultati”.

Lo dichiarano i Consiglieri regionali Fabiano Amati, Sergio Blasi, Napoleone Cera, Gianni Liviano, Ruggiero Mennea e Donato Pentassuglia, commentando i dati ISTAT sull’export pugliese relativi al secondo trimestre 2019.

Con il +10,1 % la Puglia è la quinta regione italiana, tra le 11 con segno positivo, per variazione delle esportazioni. Per meglio orientare il dibattito pubblico e il giudizio sulle politiche seguite dalle amministrazioni pubbliche nazionali e locali, è però necessario dettagliare l’analisi nei singoli settori d’attività economica. In questo senso, si rileva che i settori con maggiore variazione positiva sono: estrazioni di minerali da cave e miniere +24,2 %; legno e prodotti in legno +47,5 %; coke e prodotti petroliferi raffinati +88,8 %; metalli di base e prodotti in metallo (escluso macchine) +40,6 %; mezzo di trasporto +37,6 %; prodotti dalle attività di trattamento rifiuti +57,2 %”.

“I settori, invece, con variazione negativa – proseguono – sono: agricoltura -15,2 %; articoli d’abbigliamento (anche in pelle e pelliccia) -6,8 %; carta, prodotti di carta, stampa, supporto registrati -5,5 %; farmaceutici, chimici medicinali, botanici -7,1 %; altri prodotti della lavorazione di minerali non petroliferi -5,3 %. Con riferimento alle variazioni percentuali delle esportazioni per provincie, si registra Taranto e Lecce con risultati maggiori/uguali a +9,6 %, Bari nella forchetta compresa tra +0,8 e +9,6 %, Brindisi, Bat e Foggia nella forchetta compresa tra -3,9 e + 0,8 %. Per quanto riguarda il contributo delle singole province alla variazione delle esportazioni nazionali, si registra Taranto e Bari con risultati maggiori/uguali a +0,04 %, Lecce nella forchetta compresa tra +0,00 e +0,04 %, Brindisi, Bat e Foggia nella forchetta compresa tra -0,01 e 0,00 %”.

“Nel complesso ne deriva, dunque, un dato positivo nei settori più strettamente industriali, un dato fortemente negativo in agricoltura, a fronte del +7,6 % della vicina Campania, e un forte squilibrio territoriale tra le provincie dotate di maggiore o minore industrializzazione. Sarebbe opportuno, infine, che questi dati venissero letti nella loro complessità e senza inclinazioni alla propaganda celebrativa o distruttiva, come purtroppo spesso accade, per meglio orientare tutte le politiche pubbliche. In buona sostanza, c’è la necessità di approfondire i dati per evitare stridenti contraddizioni tra legislazione e realtà, investimenti e produttività, proclami e quotidianità – concludono i sei Consiglieri –”.