Incontro “Finestre aperte sulle acque sotterranee” ad Alberobello Sabato 17 Novembre 2018

Intervento nel corso dell’incontro “Finestre aperte sulle acque sotterranee” ad Alberobello. Eccezionale scoperta di acque sotterranee grazie a un progetto regionale condotto dagli speleologi del gruppo GASP sezione CAI di Gioia del Colle

“Facciamo fatica a comprendere lo splendore del sovrasuolo nella sua dimensione intima, nel suo rapporto intimo con il sottosuolo, banalmente perché non lo vediamo. Siamo portati a valutare l’Amministrazione pubblica per le sue performance sul sovrasuolo[…], e non ci accorgiamo di quanto la nostra vita è profondamente condizionata dal sottosuolo, sia per i suoi motivi di incanto sia per la grande importanza scientifica”

ACQUA CAPOSELE. DIETRO-FRONT CAMPANIA. LA PUGLIA RISPONDE: “SPRECO NON RINNOVARE LA CONCESSIONE”

Dopo lo stop alla proroga della Regione Campania e la posizione piccata del Vice Presidente Fulvio Bonavitacola contro il dirigente ad interim arriva la risposta dal fronte pugliese: ”Sarebbe uno spreco rimettere l’acqua nel fiume già salvaguardato. L’accordo di programma? Lo chiediamo da otto anni, magari arrivasse entro fine anno tra tutte le Regioni del distretto idrico meridionale”

articolo originale su www.primativvu.it

“Finestre aperte sulle acque sotterranee”, l’esplorazione speleologica incontra la ricerca scientifica

Fabiano Amati, Presidente della Commissione bilancio della Regione Puglia, parteciperà a due incontri informativi che si terranno ad Alberobello e Monopoli sui risultati delle ricerche condotte in falda, all’interno della grave Rotolo e della Vora Bosco (tra Alberobello e Monopoli) in merito al progetto condotto dagli speleologi del “Gasp!” che hanno osservato e mappato il sottosuolo e le acque sotterranee a centinaia di metri.

Gli incontri si terranno sabato 17 novembre ad Alberobello alle ore 17,00 presso Cinema Teatro dei trulli (via Ungaretti 26) e giovedì 22 novembre a Monopoli alle ore 17,00 presso la Biblioteca civica “Rendella” (piazza Garibaldi n. 24).

Il progetto fu finanziato dalla Regione Puglia con la L.R. 45 del 2013 per “l’esplorazione dei fenomeni carsici di recente scoperta” a firma di Fabiano Amati, all’epoca Assessore regionale alle Opere pubbliche.

L’evento vedrà coinvolto il gruppo “Gasp!” della sezione CAI di Gioia del Colle, insieme al CNR IRPI, CNR IRSA, ARPA Puglia, Autorità di Bacino, CNSAS, Federazione Speleologia Pugliese, Comune di Alberobello, Comune di Monopoli, Comune di Fasano. Un’occasione per coniugare speleologia e scienza e per dare delle risposte ai fenomeni presenti nel sottosuolo.

Gli incontri prevedono i saluti istituzionali di Fabiano Amati (consigliere Regione Puglia), Antonietta Riccio (dirigente Regione Puglia), Angelo Annese (sindaco di Monopoli), Michele Longo (sindaco di Alberobello); gli interventi di Luca Benedetto (Gasp! – CAI Gioia del Colle), Mario Parise (Università Aldo Moro – CNR – IRPI), Costantino Masciopinto (CNR – IRSA), Serena Liso (CNR IRSA). Modera Antonello Fiore (Autorità Distretto di Bacino dell’Italia meridionale).

 

 

Ci volevano i casi di morbillo per ricordare l’importanza dei vaccini?

Ma ci volevano i diversi casi di morbillo a Bari per scoprire l’importanza dei vaccini ?
Ricordo le proteste contro la mia proposta di legge sull’obbligo vaccinale.
Si sosteneva la libertà di scelta, senza valore che in materia di vaccini equivale alla libertà di ammalarsi e contagiare.
Grazie all’obbligo vaccinale e al grande lavoro dei dipartimenti di prevenzione in Puglia sta aumentando la copertura, ma il caso Bari dimostra che non bisogna mai abbassare la guardia.

Liste di attesa, intervento integrale di Amati sulla proposta di legge in Consiglio regionale

TRASCRIZIONE INTERVENTO

“Signor Presidente, colleghi, la proposta di legge presentata non pone domande generiche su tutti i problemi della sanità e, ovviamente, non chiede e non dà risposte su tutti i problemi della sanità.

La proposta di legge si fonda su una serie di norme vigenti nel nostro Paese e su dei dati statistici in possesso della Regione Puglia, consultabili anche su internet. Ogni tanto mi fermo soltanto per attendere il cosiddetto “assestamento”. C’è un momento di assestamento. Io so, perché ho seguito tutto il dibattito, peraltro anche interessante…Sto aspettando l’assessore Di Gioia. Faceva interferenza. Solo per questo. Non c’è l’obbligo di ascolto. Stavo dicendo che la proposta di legge, e questo lo dico perché in questo lungo dibattito ho sentito opinioni che, in realtà, non sono conferenti con la proposta di legge, è fondata su una legge statale, e la legge statale è la n. 120 del 2007. Ebbene, la legge statale chiede che ci sia un progressivo allineamento dei tempi di erogazione delle prestazioni nell’ambito dell’attività istituzionale ai tempi medi di quelle rese in regime di libera professione intramuraria. Aggiunge, la legge statale, successivamente che, se ciò non accade, le conseguenze sono diverse, fino alla destituzione del direttore generale. Quindi, questa è la legge statale,princìpi generali a cui le Regioni devono attenersi.

Successivamente una Conferenza Stato-Regioni, in particolare quella tenuta il 18 novembre 2010, stabiliva all’articolo 3 che le Regioni garantiscono che lo svolgimento dell’attività libero-professionale non vada a detrimento dell’attività istituzionale e che hanno l’obbligo di definire anche le eventuali relative misure.

Il piano anti-corruzione per la sanità, in particolare nel capitolo “Aree di rischio specifiche”, chiede, a proposito dell’attività libero-professionale e le liste d’attesa,una particolare vigilanza proprio nel rispetto delle relative interferenze con l’attività istituzionale.

Un documento successivo dell’ENPAM segnala questo problema come causa delle liste d’attesa nel nostro Paese.

Perché ho fatto questa lunga rassegna normativa? Per dire che, senza la proposta di legge il rimedio, che non è sanzionatorio, e parlo subito della questione più controversa evidentemente, senza quel rimedio, che è un rimedio attuativo della legge statale nell’ambito della competenza concorrente tra Stato e Regione,ora, a quest’ora, oggi, sulla base dei dati in nostro possesso, le direzioni generali dovrebbero aprire dei procedimenti disciplinari in tutte le specialità in cui non c’è questo allineamento. Senza questo intervento.

Ora, poiché io sono dell’opinione che non è necessaria una sanzione per raggiungere il risultato, ma molto spesso è utile mettere in competizione – in competizione virtuosa – le persone per raggiungere il medesimo risultato, ecco che il rimedio dell’Emilia-Romagna, che abbiamo noi proponenti reso più ampio con il risultato migliore in Italia, in termini di attesa per ricevere le prestazioni sanitarie richieste ci è sembrato la soluzione più adeguata.

In Puglia esiste un Regolamento, un ottimo Regolamento, che spiega tutti i passaggi attraverso cui monitorare i tempi d’attesa, che però è carente nell’unica parte, e cioè le misure per rendere, per attuare il problema dell’allineamento. Questa è la questione normativa.

Io ho sentito parecchie obiezioni, però in realtà sono obiezioni che non riguardano l’apparato normativo italiano. Tipo, per esempio la più classica delle obiezioni che è provenuta anche dagli ordini professionali, o dai sindacati era che c’è carenza di personale: non so se lo avete sentito anche voi, io l’ho sentito ripetutamente: non si allineano i tempi perché c’è la carenza di personale. Ora, in realtà, questa questione non ha rilievo, perché il monitoraggio dei tempi d’attesa che la Regione Puglia fa per mezzo di InnovaPuglia, e lo fanno benissimo, se voi guardate i dati statistici fatti dalla Regione Puglia, sono davvero fatti bene, non tengono conto ovviamente della carenza del personale, ma dichiarano il disallineamento a parità di prestazioni richieste per le classi B, a breve, e D, differita, a parità di personale impiegato. Ecco perché non rileva, la questione del personale: perché viene monitorato a parità di personale impiegato, e a parità di ore lavorate, che non possono essere per legge e per il nostro Regolamento, con riferimento all’attività a pagamento, superiori a quelle che vengono effettuate nel regime istituzionale. Ecco perché l’ulteriore obiezione. Ma l’attività viene svolta fuori dall’orario di lavoro. Per cui, uno potrebbe lavorare quanto vuole. Non è pertinente. Il tempo di lavoro nell’attività a pagamento deve essere pari al tempo di lavoro nell’attività istituzionale. I dati della Regione Puglia, gli ottimi dati della Regione Puglia nelle due settimane indice, su cui si fa il monitoraggio, sono dati che su questo non lasciano spazio ad interpretazioni differenti.

Ecco perché di fronte a noi, adesso, non abbiamo tanto il problema ricostruttivo di tutta la vicenda che riguarda le liste d’attesa, quanto un problema di attuazione della normativa, la cui mancata attuazione realizza il quadro di esperienza, che credo abbiamo tutti quanti. Dato di esperienza rispetto al quale c’è una profonda differenza di risposta fra l’attività istituzionale – di risposta in termini di tempi – e l’attività libero-professionale. Tenuto conto che i tempi d’attesa sono Livelli essenziali di assistenza, anche il finanziamento delle misure per poter rimuovere il disallineamento deve essere effettuato all’interno del Fondo sanitario regionale, perché sono Livelli essenziali di assistenza. All’interno di questo va garantito tutto il processo di allineamento o di riallineamento delle prestazioni.

Qualcuno ha detto durante il dibattito: “A noi piace la soluzione toscana”. Solo perché è stato letto, magari, il dispaccio d’agenzia sulla soluzione toscana. Il Presidente della Regione Toscana la pensa come il collega Conca. Siccome lo dirà lui, io lo anticipo. Il Presidente Rossi pensa che l’attività libero-professionale vada eliminata. Ovviamente, il Presidente Rossi sa che non lo può fare la Regione. Lo può fare soltanto il Parlamento nazionale. Per cui, noi confidiamo che il collega Conca faccia valere il suo punto di vista con riferimento al Parlamento nazionale. Questo è un inciso scherzoso nei confronti di questa opinione.

Il Presidente Rossi propone – ed è notizia dell’altro giorno – una legge ancora più rigorosa rispetto a quella che proponiamo noi. In quale prospettiva? Nella prospettiva del danno temuto da parte di alcuni operatori sanitari, e cioè quello di non poter introitare i compensi della libera professione. Del resto, la proposta toscana, lungi dal dire “acquistiamo le prestazioni libero-professionali e le dirottiamo sull’attività istituzionale”, dice che i tempi da dedicare alla libera professione vengono dimezzati al 50 per cento e indirizzati la metà, il 50 per cento di quel 50 per cento, allo svolgimento dell’attività istituzionale. È un paradigma, secondo me, punitivo, io che ho inteso non punire o sanzionare, ma chiamare alla responsabilità competitiva i medici per provare l’allineamento o il riallineamento o la progressione dell’allineamento. Quindi, anche questa questione relativa alla Regione Toscana, che è stata usata, è una questione che francamente non ha molto rilievo né molta pertinenza.

Certo, di qui può nascere il vasto campo delle opinioni se questo servirà, servirà poco, servirà molto, ma qui stiamo alle opinioni. Un dato di partenza è quello che la legge statale, non qualcosa che verrà, e quello sarebbe nel campo delle opinioni, ma la legge statale, ci dice che bisogna allineare i tempi. Se uno non prevede nessun rimedio, da domani mattina io, dopo che ho conosciuto questo meccanismo complesso che sta sotto, perché prima non lo conoscevo a questo livello di dettaglio, dovrò chiedere, io come tutti, l’attivazione, lo ripeto, dei procedimenti disciplinari a carico dei disallineati, ovvero, così come prevede la normativa statale, fino al rimedio più estremo della destituzione. Ma noi non vogliamo portare questo, perché noi vogliamo che il sistema funzioni. Noi non vogliamo istituire il tribunale, perché il tribunale c’è già con la legge statale. È già messo su il tribunale, ed è la legge statale, articolo 4. È già messo su il tribunale.Noi vogliamo evitare il tribunale, perché noi vogliamo, invece, dare rimedi, così come è accaduto in Emilia-Romagna, affinché ciò non accada.

Ma questa norma, che è la norma che ha appassionato di più, in realtà è la norma più ovvia, perché rinviene dall’apparato normativo statale. Le altre norme ci sembrano più importanti.

Articolo 1: monitorare continuamente l’attività e pubblicarla sui siti internet. Io ho fatto una esperienza: fino a qualche settimana fa, sui siti internet delle aziende pugliesi non c’era nulla in questa materia, nonostante ci sia un obbligo che rinviene dalla legge. Adesso, lentamente c’è qualcosa, compresa la contabilità analitica delle prestazioni libero professionali. Non c’era nulla. Ancora manca quella dell’Università. Ho fatto istanza di accesso civico all’Università, per richiedere la pubblicazione. Non sono scaduti i trenta giorni e annuncio che alla scadenza utilizzerò i rimedi, perché serve a noi come Regione Puglia, per capire. Perché è facile dire: la colpa è della Regione, la colpa è del Presidente Emiliano, la colpa è dei consiglieri regionali tutti, quando magari su un aspetto non abbiamo alcuna colpa.

Non abbiamo alcuna colpa, invece siamo inghiottiti da un’ipotesi di responsabilità diffusa che molto spesso non abbiamo, proprio perché non funziona il sistema di monitoraggio. Peraltro, poiché non appena ho presentato la proposta di legge, generosamente, tanti operatori del Sistema sanitario si sono peritati di darci e darmi le informazioni migliori, quelle che potessero indirizzare al punto più specifico, ci sono state preannunciate delle cose, dalla pubblicazione dei dati, che in realtà avrebbero profili molto problematici sul piano amministrativo.

Inoltre, infine, il monitoraggio legato all’istituzione del responsabile unico delle liste d’attesa, il quale se non raggiunge gli obiettivi ha la decurtazione della retribuzione di risultato, realizza un quadro in cui la legge tiene da sola il raggiungimento di questo obiettivo e ne raggiunge un altro, lo dico concludendo il mio intervento. Raggiunge la possibilità che l’attività libero professionale sia in pareggio. Non so se voi colleghi siete a conoscenza che la legge statale richiede che l’attività libero professionale con le caratteristiche di cui vi ho detto, debba essere svolta in pareggio, nel senso che la ASL non deve subire alcuna perdita daquesta attività. Uno se va a prendere il bilancio analitico e non lo trova, prende il bilancio complessivo e va a “sfruculiare”.

Io ho “sfruculiato” grazie all’ottimo ufficio che è stato istituito in questa legislatura del Consiglio regionale, e di questo do pubblico merito alla Presidenza del Consiglio regionale, alla Segreteria generale, perché sono persone in gamba, dotate. Ho sottoposto la questione. Con uno studio approfondito, sono riusciti – loro, io non ho detto nulla per non condizionare – a ricostruire la vicenda del pareggio di bilancio e sono giunti a una conclusione provvisoria, perché tutti i dati non li abbiamo, che si afferma in alcuni casi il pareggio e in altri un leggero incremento, però senza tener conto delle spese di amministrazione, delle spese generali e delle spese o, meglio, del mancato introito da ticket. Ne viene fuori uno sbilancio.

La legge, invece, dice che deve essere bilanciato. La legge statale – non la proposta di legge Amati, Cera, Colonna e Mennea – dice che, a seguito di sbilancio, che si potrebbe vedere soltanto con il bilancio analitico (che non c’è, quindi si fa una lunga ricostruzione), l’attività a pagamento dovrebbe essere sospesa.

Io ho provato a fare la mia relazione nella neutralità degli argomenti. Ho visto anche comunicazioni alla stampa che andavano un po’ oltre la neutralità, si dilungavano su questioni che non attenevano allo stretto nesso della proposta di legge. Io vorrei che il dibattito, che eventualmente dovesse svilupparsi su questo argomento, possa essere un dibattito fondato su questi dati statistici e normativi. Fuori di qui vale tutto. Fuori di qui vale il negare l’esistenza o la validità di questa soluzione come soluzione del problema e vale anche la demagogia.

Qualcuno ha detto che è una soluzione demagogica. La soluzione demagogica sarebbe stata ove fosse stata affrontata al di fuori dell’apparato normativo, ma se affonda nell’apparato normativo, nell’apparato contabile, nelle omissioni relative all’apparato normativo e contabile di rango statale, rispetto alle quali noi dobbiamo soltanto svolgere una osservazione adeguata, io devo segnalare la mia diserzione. Sarò renitente. Non si può accedere. Non risponderò mai – lo dico a tutti – a opinioni o provocazioni che vadano al di là di questo campo, così dettagliatamente descritto dal legislatore, perché è patrimonio di tutti, è sofferenza di tutti. Peraltro, ieri l’Istat lo ha anche detto in audizione alla Camera. Quando è stato sentito il Presidente facente funzioni, è stato sentito per commentare e per dare la loro opinione sulla manovra, al punto 2.5 della relazione dell’Istat dice, il Presidente facente funzioni: “La rinuncia a visite o accertamenti specialistici per problemi di liste d’attesa complessivamente riguarda circa due milioni di persone, il 3,3 per cento dell’intera popolazione, mentre sono oltre quattro milioni le persone che vi rinunciano per motivi economici, il 6,8 per cento”. Questo è un dato statistico di realtà rispetto al quale noi diciamo che la sanità è per i ricchi. Io ho fatto un’altra esperienza, io ho capito che il rimedio per scalare le liste d’attesa a pagamento, che teoricamente dovrebbe essere appannaggio dei ricchi, dove per ricchezza si intende sia il denaro sia soprattutto le relazioni sociali, va a finire, invece, che il ricco in questo senso è quello che ha sempre un buon amico. Per cui, il problema segnalato dall’Istat è un problema che ci tocca e tocchiamo con mano ogni giorno, tutti noi consiglieri regionali, perché noi, siccome veniamo eletti con il sistema della preferenza, cioè ci preferiscono, immagino che a me come a voi capiti che ogni giorno c’è qualcuno che ci racconti questa straordinaria esperienza umana e di vita.

Questa è la ragione per cui abbiamo deciso di presentare la proposta di legge, sulla quale vi chiediamo un’analisi neutra e la possibilità, eventualmente, di ricevere il voto favorevole dell’Aula”.

Per il testo integrale della proposta di legge CLICCA QUI 

Liste di attesa, passo in avanti dopo discussione. La dichiarazione di Amati sul rinvio

“Non sono soddisfatto ma un passo in avanti è stato fatto in Aula con la discussione generale.

Con il rinvio alla prossima seduta speriamo di avere con noi altri consiglieri che vogliano porre rimedio ai lunghi tempi delle liste di attesa in sanità”.

Per il testo integrale della proposta di legge CLICCA QUI 

Qui la mia video dichiarazione dopo il Consiglio regionale di oggi.

 

Acqua in Puglia, Amati: “Ottima notizia il rinnovo ad Aqp della concessione per il prelievo da Caposele. Grazie alla Regione Campania”

“La Regione Campania ha rinnovato ad AQP la concessione di derivazione dell’acqua da Caposele. La concessione riguarda il prelievo di 363 litri al secondo e varrà fino al 2032, a meno che non si sottoscriva l’Accordo unico tra le regioni del distretto meridionale”.

Fabiano Amati a Caposele

Lo dichiara il Presidente della Commissione bilancio Fabiano Amati, commentando il rinnovo della concessione di grande derivazione d’acqua ad uso potabile dalla sorgente di Sanità di Caposele, rilasciato dalla Regione Campania ad AQP.

“Non si riesce forse a cogliere la grandezza di questa notizia perché l’acqua la insegna la sete e noi non la conosciamo più da oltre un secolo grazie a Caposele, alla Campania e alla costruzione del grande Acquedotto. Dietro al rinnovo della concessione c’è un lavoro immane di solidarietà e diplomazia, che tiene aperti i rubinetti di casa di quasi due milioni di pugliesi. Se ogni volta che aprissimo un rubinetto pensassimo a ciò che si nasconde oltre i tubi, cioè alla grande potenza tecnologica e alla collaborazione tra istituzioni di regioni diverse, forse comprenderemmo che è arrivato il tempo di convogliare in un’unica gestione la risorsa idrica per tutti gli usi (potabile, agricolo ed industriale) e a realizzare così una gestione a grandi economie di scala, innanzitutto per preservare la scarsità della risorsa. Ma per far ciò c’è bisogno di mettersi alle spalle l’egoismo di chi aggrappato solo sul presente, fregandomene dei debiti da lasciare in eredità”.

Consorzi di bonifica, Amati, Colonna, Pendinelli: “Autogoverno non può significare continuare a far pagare i cittadini pugliesi”

“L’autogoverno dei Consorzi di bonifica, da parte dei proprietari di immobili compresi nel loro perimetro, non può significare che la Regione Puglia, con le tasse dei cittadini, continui a farsi carico dei costi di gestione di tali Enti, perché è proprio questo lo schema che ha condotto al disastro a cui, con la legge di riforma approvata un anno e mezzo fa, stiamo cercando di porre rimedio”.
Lo dichiarano i Consiglieri regionali Fabiano Amati, Enzo Colonna e Mario Pendinelli, con riferimento alle audizioni dei rappresentanti delle associazioni del settore agricolo svoltesi questa mattina in IV commissione su una proposta di legge finalizzata a evitare il passaggio ad AQP delle funzioni irrigue dei Consorzi.
In base alla legge vigente (l.r. 3 febbraio 2017, n. 1), infatti, le funzioni irrigue dovrebbero essere trasferite ad AQP qualora, al 1° dicembre 2018, la Giunta regionale dovesse verificare il mancato “rispetto dei criteri di economicità, di equilibrio finanziario, di efficienza nei servizi resi ai consorziati”, nel quadro degli obiettivi definiti dalla medesima legge.
“La Regione – proseguono i consiglieri – ha già assunto, con la legge, il pesante impegno di farsi carico di tutti i debiti pregressi dei Consorzi. Sembra perciò francamente irricevibile l’idea di cambiare una decisione – il passaggio ad AQP – che, assicurando efficienza ed efficacia alla gestione delle funzioni irrigue, determinerebbe significativi risparmi di spesa, sinora sostenuta da tutti i cittadini pugliesi.
Come si può scambiare una norma vigente diretta a non finanziare più i Consorzi con fondi regionali con una norma che, invece, legittimerebbe di fatto la prosecuzione di questo schema? Sarebbe più utile, invece, lavorare nella direzione di individuare soluzioni finalizzate a consentire alla Regione di recuperare i circa 120 milioni di euro di crediti vantati nei confronti dei Consorzi.
Anche a voler mettere da parte i problemi contabili e finanziari richiamati – concludono i consiglieri -, siamo comunque dell’opinione che, al cospetto di un bene come l’acqua, non abbia alcun senso continuare a immaginare gestioni diverse in base ai diversi usi. È proprio la scarsità del bene acqua, infatti, che dovrebbe consigliare a tutti (e il più rapidamente possibile) di favorire processi di unificazione della sua gestione. Peraltro, sarebbe incomprensibile non proseguire su questa strada, segnata dalla legge di riforma, vantando la Puglia la piena ed esclusiva titolarità di una straordinaria azienda, AQP, la più articolata e avanzata d’Europa in materia di gestione della risorsa idrica”.

Sms per bocciare pdl liste attesa, Amati: “Il danno al reddito di pochi medici non vale più delle file al Cup”

“Se Emiliano ha un consigliere che si chiama Procacci è normale che si metta a procacciare i voti dei consiglieri regionali. È discutibile se questa attività si svolga per assecondare pochissimi medici che temono, peraltro infondatamente, di subire un danno al reddito, mettendo così in secondo piano le file dei cittadini al Cup e tutti i dati statistici in possesso della Regione”.

shutterstock 647930842 attesaLo dichiara il consigliere regionale Fabiano Amati, con riferimento a notizie di stampa su un messaggio inviato ai capigruppo di maggioranza per orientare il voto contrario sulla proposta di legge per la riduzione delle liste d’attesa.
“La proposta di legge – prosegue Amati – sta suscitando conflitti e anche qualche colpo basso, perché non si riesce ad accettare l’idea che la legge italiana non consente che i tempi d’attesa dell’attività istituzionale non siano allineati a quelli per l’attività a pagamento. Di qui viene fuori un rumorosissimo arrampicarsi sugli specchi, fatto di circostanze e opinioni prive di ogni nesso con i terribili dati statistici che segnalano questa profonda disuguaglianza nell’accesso dei cittadini alle prestazioni sanitarie”.
“Nel corso di questi mesi – aggiunge – ho messo in risalto, senza mai avere la soddisfazione di una replica pertinente, che i dati pugliesi consegnano una notevole differenza nei tempi d’attesa per prestazioni istituzionali e a pagamento, a parità di prestazioni, personale ed ore di lavoro.
Se la legge dice che tale differenza non può sussistere, è mai possibile non intervenire con un rimedio meramente attuativo? Se la legge dice che bisogna pubblicare su internet tutti i dati analitici delle attività a pagamento, è mai possibile tollerare che alcune aziende lo facciano parzialmente ed altre per niente? Se la legge dice che i tempi d’attesa sono livelli essenziali d’assistenza, è mai possibili che diventino per nulla essenziali al cospetto di un timore di danno economico avanzato da pochissimi medici? Queste sono le domande – conclude il consigliere Amati – su cui sarebbe il caso di procacciare risposte, magari pertinenti ai dati e più accordate alle leggi”.

“Bloccare la prescrizione è una schifezza”

Bloccare la prescrizione è una schifezza: significa scaricare sui cittadini, soprattutto i più deboli, il disordine dello Stato nel celebrare in tempi brevi i processi. La prescrizione penale è una regola di comportamento ordinato che lo Stato impone a se stesso. La proposta di modifica, invece, è un modo per violare la regola dell’ordine, legalizzando il disordine. Ho l’impressione che vogliono costruire uno Stato dove i cittadini sono tutti colpevoli e gli innocenti dei semplici delinquenti non ancora scoperti. Se crediamo ancora nella libertà, dobbiamo reagire con durezza a questo disegno, perché se togli il diritto – si chiese Sant’Agostino – cosa resta dello Stato? Una grossa banda di briganti, fu la risposta. Ecco le mie dichiarazioni sulla Gazzetta di oggi.