Acqua e fogna a Brindisi, Amati: “Commissione approva mio emendamento per sottrarre centinaia di cittadini dall’emergenza igienico-sanitaria. Spero nel Consiglio di domani”

Domani il Consiglio regionale ha l’opportunità di dare acqua e fogna a centinaia di cittadini di Brindisi, che risiedono in quartieri con piano di recupero approvato e dotati delle reti idriche e fognarie. Per questo la I Commissione ha approvato oggi un mio emendamento, in grado di superare le inerzie burocratiche del Comune di Brindisi e mettere riparo a un’eclatante emergenza igienica, sanitaria e ambientale. Su questo argomento c’è poco da chiacchierare in politichese o con confronti e tavoli inutili, ma molto da fare con concretezza e nel rispetto delle leggi vigenti”.

Lo dichiara il Consigliere regionale Fabiano Amati, Presidente della Commissione regionale bilancio, che oggi ha presentato un emendamento approvato dalla I Commissione e relativo alle emergenze igienico-sanitarie-ambientali di molti quartieri di città pugliesi e in particolare di tre quartieri del Comune di Brindisi (Torre Rossa, Sant’Elia e Montenegro) oggetto di Piano di recupero.

Conosco perfettamente il caso di Brindisi – prosegue Amati –, ma sono informato anche sui tanti altri casi presenti in Puglia. Si tratta di quartieri dove si attendono solo gli allacci alle reti idriche e fognarie, nonostante un Piano di recupero approvato e in attesa della conclusione del procedimento comunale attuativo, una dotazione di reti idriche e fognarie collaudate e funzionanti e con tutte le strade con storico uso pubblico e comunque cedute al demanio comunale. Non sussiste, peraltro, nemmeno una preclusione sulla pericolosità idraulica di alcune piccole porzioni del territorio, poiché le norme tecniche di attuazione del PAI consentono gli interventi di allaccio alle reti anche in casi di pericolosità. Si tratta in sostanza di una norma che mette fine all’inerzia burocratica del Comune di Brindisi – conclude – e consente ad AQP di procedere agli allacci, sottraendo centinaia di cittadini da uno stato d’emergenza insopportabile”.

Amati, Blasi, Liviano e Pentassuglia: “Mancanza del numero legale colpisce studenti, produttori, edilizia e agricoltura, e mette un tappo su parità genere e Costa Ripagnola”

Si possono usare tutte le giustificazioni che si vogliono, ma un fatto è certo: oggi è mancato il numero legale e non abbiamo potuto approvare le leggi in favore degli studenti fuori sede per assicurare il loro diritto alla studio, sul ripopolamento della fauna per necessità ambientali, sul sostegno al settore lattiero-caseario per evitare l’impugnazione del governo nazionale, sul recupero dei sottotetti per evitare consumo di suolo e sull’agricoltura di precisione per stare al passo con i tempi”.

Lo dichiarano i Consiglieri regionali Fabiano Amati, Sergio Blasi, Gianni Liviano e Donato Pentassuglia, commentando i lavori del Consiglio regionale odierno.

“In cinque anni abbiamo sempre assicurato la presenza in aula, anche quando eravamo in dissenso, per garantire lo svolgimento dei lavori e produrre iniziative per migliorare la qualità della vita di persone in carne e ossa. La stessa cosa avremmo desiderato oggi, magari evitando eccessi di politicizzazione o iniziative legislative controverse. E questo per non buttare, come si dice, il bambino con l’acqua sporca. Leali a questa regola di condotta e pure per dare l’esempio, il collega Blasi ha ritirato – per non pregiudicare tutto il lavoro compiuto e considerato che si trattava di un’iniziativa consiliare e non di un disegno di legge del governo – un emendamento che non trovava consenso unanime tra le file della opposizione e pure della maggioranza. La stessa cosa, cioè il ritiro di un altro emendamento controverso, non hanno fatto i colleghi dell’opposizione, determinando così la mancanza del numero legale”.

“Ora – proseguono i Consiglieri-, nessuno nega l’importanza o l’utilità degli emendamenti su cui abbiamo chiesto inascoltati lo spostamento su un altro provvedimento già all’ordine del giorno ma, a prescindere da ogni valutazione politica sui torti e le ragioni, la conseguenza sarà quella di creare migliaia di scontenti tra studenti, agricoltori, imprese edili, allevatori e cittadini sensibili alle ragioni ambientali. E il tutto – concludono – con la beffa finale: non ci potrà essere nessuna seduta del Consiglio regionale che non riparta dal punto su cui è mancato il numero legale, mettendo a rischio l’esame della riforma sulla preferenza di genere e l’istituzione del parco di Costa Ripagnola”.

Serve fiducia nei vaccini e nella scienza soltanto così la nostra civiltà progredisce / su Gazzetta del Mezzogiorno di oggi

 

Gazzetta del Mezzogiorno di lunedì 1 giugno 2020, pagina 4

«Serve fiducia nei vaccini e nella scienza soltanto così la nostra civiltà progredisce»

di m.s.

BARI. Mettere in fila le idee per provare a spiegare, ancora una volta, che i vaccini salvano vite e non sono una congiura delle multinazionali. Chi tre anni fa era in Consiglio regionale – quando in Puglia una maggioranza politica trasversale provò a introdurre l’obbligo vaccinale per i minorenni, mentre il governatore Michele Emiliano strizzava l’occhio ai no-vax – ha vissuto quel conflitto sulla propria pelle: la proposta di legge pugliese fu accantonata quando a introdurre l’obbligo ci pensò il ministro Lorenzin, eppure qualcuno (i grillini) portò sedicenti esperti a dirci che mangiare noci è meglio che vaccinarsi.

Per non dimenticare, dunque, il consigliere regionale Fabiano Amati (con Maria Giovanna Cappelli, Elena Cattaneo, Michele Conversano, Cinzia Germinario, Andrea Grignolio, Nicola Laforgia e Francesca Zampano) ha scritto «Vaccini e minori tra dinsinformazione e falsi miti (Codice edizioni, 8 euro, prefazione di Mario Loizzo). «Non bisogna avere paura dei vaccini – dice Amati – e bisogna avere fiducia nella scienza. Ed è sbagliato dire “dimostrami che i vaccini non fanno male”, perché non si può pensare che il mondo giri intorno a continui complotti». Certo, il contesto mondiale della pandemia spingerà, inevitabilmente, verso la vaccinazione di massa.

«Dal punto di vista culturale – analizza Amati – abbiamo avuto ragione, al prezzo però di una mega-pandemia. Se noi avessimo oggi il vaccino per il covid, ci sarebbe una fila lunghissima ogni giorno: poi magari tra una settimana qualcuno comincerà a eccepire, visto che già si comincia a dire che il coronavirus non esiste e che le malattie sono una congiura di politica e industria». Il libro ripercorre anche la storia delle vaccinazioni. «Le persone si sono dilaniate intorno all’obbligo sin dai dai tempi di Jenner e dai primi sieri contro il vaiolo. Ma il libro nasce proprio dall’esperienza fatta in Consiglio: quando proponemmo una legge per l’obbligo e ogni martedì si scatenava la protesta dei movimenti no-vax. In quella occasione ci fu un seminario con Elena Cattaneo, Michele Conversano, Cinzia Germinario e Michele Laforgia proprio per discutere dell’argomento e far capire come l’obbligo fosse una necessità per ottenere una copertura vaccinale di almeno il 95%». La Puglia, va detto, su questo tema è all’avanguardia anche grazie a Dipartimenti di prevenzione (in particolare quello di Taranto, guidato da Michele Conversano) che lavorano con le famiglie per sensibilizzarle all’importanza delle vaccinazioni.

«Siamo una delle pochissime Regioni ad aver introdotto l’obbligo vaccinale per gli operatori sanitari», ricorda Amati. Anche se c’è da chiedersi se questo traguardo – un traguardo di civiltà, perché protegge sia il personale che i pazienti – sarebbe stato raggiunto se non si fosse scatenata la bufera dell’epidemia. «Non lo so – risponde Amati -, so soltanto che a volte la realtà ci si presenta dinanzi e ci aiuta a fare dei passi avanti: penso alla peste di Milano, oppure al colera che in Puglia ha portato la fognatura. Queste tragedie deflagrano eppure aiutano gli uomini a migliorare. Forse la pandemia da coronavirus ci ha resi ancora più attenti rispetto a questi argomenti, l’importante è non perdere la memo- ria. Ed è per questo che servono i libri».

 

Piano Casa, Amati: “Proroga a rischio. Invito i lavoratori del settore a far sentire la voce”

“Il Piano Casa e il piatto a tavola di migliaia di pugliesi sono a rischio. Ma che razza di politica è quella che non pensa al lavoro del popolo e lo affama? Ma come si fa a prendere posizione senza sapere nulla, prendendo a pesci in faccia il proprio assessore e mettendosi a offendere con gratuita supponenza come ha provato invano a fare Emiliano oggi con me? Invito i sindaci, i professionisti tecnici, gli imprenditori e i sindacati edili, i lavoratori e tutto l’indotto a far conoscere la propria contrarietà. Dall’edilizia senza consumo di suolo e discrezionalità amministrativa, si vuole passare al deturpamento di aree non edificate e alla burocrazia del cappello in mano”.

Lo dichiara il Consigliere regionale Fabiano Amati.

“Durante il Consiglio regionale di oggi è stata approvata, con la nostra forte contrarietà, una modifica che vanifica gli ampliamenti degli immobili non residenziali. A quel punto, abbiamo fatto mancare il numero legale nella speranza che i prossimi giorni possano portare rimeditazioni. Il Presidente Emiliano, sostenitore di tale modifica, ha addirittura manifestato la sua contrarietà al Piano Casa, affermando che quello strumento avrebbe dovuto essere eccezionale e con validità temporale limitata a due anni, cioè al 2011. Come se mettere il piatto a tavola fosse un fatto eccezionale, il cui bisogno è limitato a soli due anni di vita. L’attuazione del Piano Casa ha invece rivitalizzato il settore dell’edilizia e sarebbe uno scempio metterlo in ginocchio, dopo Ilva, agricoltura e decine di aziende”.

Consiglio su ex Ilva, Amati: “Sei ore senza una conclusione. Spero in un decreto legge per tenere in funzione la fabbrica e attuare il Piano ambientale”

Sei ore di Consiglio senza raggiungere una conclusione, con una votazione su un qualsiasi documento per far capire ai pugliesi chi pensa cosa sulle ore difficili di Taranto e dell’ex Ilva. Eppure avevamo preso così sul serio l’appuntamento, predisponendo una mozione breve e chiara per dire ciò che la Puglia si aspetta dal Governo nazionale”.
Lo dichiara il Consigliere regionale Fabiano Amati, commentando la conclusione dei lavori del Consiglio regionale monotematico sulla questione ex Ilva.
“Il nostro documento, comunque depositato, propone di chiedere al Governo nazionale – come peraltro deliberato con un ordine del giorno dall’Assemblea nazionale del PD – di adottare al più presto ogni misura necessaria e urgente di carattere normativo e amministrativo per dare attuazione al Piano ambientale, per tutelare l’intera produzione dell’azienda (comprese le aree a caldo), le sue capacità tecnologiche e operative, i lavoratori diretti, dell’indotto, i fornitori e i processi di rafforzamento industriale”.
Intervenendo in aula per presentare la mozione il Consigliere Amati ha affermato di “non credere che il diritto alla salute sia in concorrenza con quello al lavoro. Credo piuttosto – ha ribadito – che la salute venga prima e che questa priorità si afferma con l’attuazione del Piano ambientale, e non con arbitrarie petizioni di principio. Per questo motivo c’è bisogno, innanzitutto, di reintrodurre la protezione legale, che serve a garantire tranquillità a chiunque debba attuare il Piano ambientale e pure al solo scopo di chiuderla e metterla in sicurezza. La protezione legale non è un’esimente ma una norma, forse ridondante e comunque da introdurre per tutte le imprese, che riafferma il principio di colpevolezza dell’art. 27 della Costituzione, cioè che nessuno può essere punito per un evento non prevedibile, non evitabile e non calcolabile”.
“Rimesse dunque in fila le questioni – ha concluso –, c’è la necessità di prendere una posizione chiara senza nascondersi dietro un fiume di parole”.

Acqua e fogna per tutti, è legge; PTA scelta lungimirante / rassegna stampa

Dalla Rassegna Stampa di oggi >>

Approvata ieri la nostra proposta di legge “Misure per l’estensione delle reti idriche e fognarie” che conta nella vita quotidiana delle persone. Acqua e fogna per tutti, anche se si abita fuori città, è un programma di diritti e di doveri: serve a garantire la migliore qualità della vita e la salute, a migliorare le condizioni igieniche e a tutelare l’ambiente.

PTA nella ASL di Brindisi: Il modello è una scelta lungimirante, elogiata anche nelle pagine de Il Sole 24 ore. I numeri dimostrano che la creazione di una rete territoriale influisce positivamente sull’attività degli ospedali, ed è per questo che chiedo si realizzi anche al Di Summa di Brindisi.

Obbligo vaccinale, sei consiglieri: “Lega e M5S vogliono togliere obbligo. Torni allora in Consiglio la nostra proposta, non si può sprofondare nel Medioevo” – VIDEO

 

“Lega e Cinquestelle chiedono l’eliminazione dell’obbligo vaccinale e noi abbiamo chiesto di riportare in Consiglio la nostra proposta sull’obbligo. Scene da Medioevo. La Puglia ha raggiunto nell’ultimo anno un notevole incremento della copertura e c’è chi tenta di dissipare tutto il lavoro fatto”.

Lo comunicano i consiglieri regionali Fabiano Amati, Sergio Blasi, Napoleone Cera, Gianni Liviano, Ruggiero Mennea e Donato Pentassuglia, dopo aver appreso della presentazione in Senato di un emendamento 7.0.1 (testo 2) al disegno di legge “Disposizioni in materia di prevenzione vaccinale” (n. 770), con cui si elimina l’obbligo vaccinale per l’accesso a scuola. L’emendamento è stato presentato dai senatori Maria Cristina Cantù (Lega), Pierpaolo Sileri (M5S) e Sonia Fregolent (Lega).

“Nel giugno 2017 – proseguono i sei consiglieri regionali pugliesi –  avevamo deciso di sospendere l’esame della nostra proposta di legge sull’obbligo vaccinale perché era intervenuta una norma statale, che peraltro ha reso possibile nell’ultimo anno in Puglia un notevole incremento della copertura vaccinale. Ora, purtroppo, apprendiamo di questo tentativo a farci tornare al più terribile passato, contro ogni evidenza e prova scientifica. Per questo motivo, abbiamo chiesto l’iscrizione all’ordine del giorno del Consiglio Regionale della proposta di legge sottoscritta con altri colleghi, così – concludono – da essere pronti a legiferare nel malaugurato caso in cui dovesse passare la proposta di eliminazione dell’obbligo“.

Autonomia in Consiglio il 5 marzo, Amati: “Doppio furto, i voti ai genitori e il futuro ai figli. Si mobilitino i giovani”

“La discussione nel Consiglio del 5 marzo sarà l’occasione per dire che l’autonomia del nord serve per ‘rubare’ i voti ai genitori e il futuro ai figli, per eccitare le nostalgie dei nonni così da addormentare le speranze dei nipoti. Speriamo che i giovani meridionali e italiani si mobilitino, perché alle nostre porte c’è la povertà dell’Italia e non solo del meridione. E, perciò, tutti in campo”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale bilancio Fabiano Amati, in vista del Consiglio regionale del prossimo 5 marzo, che presenta all’ordine del giorno la mozione sottoscritta dallo stesso Amati e dai consiglieri Blasi, Cera, Colonna, Liviano D’Arcangelo, Longo, Mazzarano, Mennea, Pendinelli, Pentassuglia e Franzoso.

“La proposta di autonomia del nord è un paradosso di insensatezza nel mondo dei continenti. Nei nostri anni in cui più nulla è locale – né la vita delle persone, né la produzione e lo scambio di merci e servizi, né le soluzioni ai problemi – che senso ha parlare di maggiore autonomia? È proprio curioso leggere i giornali di queste settimane e rilevare il più strano degli accoppiamenti informativi: su una pagina, notizie sulla imminente autonomia a contenuto localistico ‘ierocentrico’ e, sull’altra, notizie bellissime e inesorabili dal globo, cioè dal mondo dell’intelligenza artificiale e delle quotidiane innovazioni tecnologiche.

E mentre si perde clamorosamente l’appuntamento con il migliore destino, si rischia di pagare conti immediati su sanità (meno 682 milioni all’anno), scuola (riduzione degli stipendi dei docenti meridionali) e infrastrutture.

Cosa c’è di più sciocco del farsi del male?”.

Xylella piana degli ulivi, audizioni in Commissioni congiunte I e IV

“È stata convocata per mercoledì 12 dicembre alle ore 11:30 nell’aula del Consiglio regionale della Puglia la seduta delle commissioni congiunte I e IV per l’Audizione dei sindaci, dei presidenti dell’area metropolitana di Bari e delle provincie di Brindisi e Taranto, dell’Anci, dell’Upi e delle organizzazioni di categoria, sull’emergenza xylella nel territorio della Piana degli ulivi monumentali”.
Lo comunicano Fabiano Amati e Donato Pentassuglia, presidenti delle Commissioni consiliari Programmazione e Agricoltura.
“Dopo le ultime attività di monitoraggio abbiamo ritenuto opportuno ascoltare i sindaci, i presidenti di provincia e le organizzazioni di categoria, al fine di assumere punti di vista e suggerimenti nella lotta alla xylella fastidiosa”.

Liste di attesa, intervento integrale di Amati sulla proposta di legge in Consiglio regionale

TRASCRIZIONE INTERVENTO

“Signor Presidente, colleghi, la proposta di legge presentata non pone domande generiche su tutti i problemi della sanità e, ovviamente, non chiede e non dà risposte su tutti i problemi della sanità.

La proposta di legge si fonda su una serie di norme vigenti nel nostro Paese e su dei dati statistici in possesso della Regione Puglia, consultabili anche su internet. Ogni tanto mi fermo soltanto per attendere il cosiddetto “assestamento”. C’è un momento di assestamento. Io so, perché ho seguito tutto il dibattito, peraltro anche interessante…Sto aspettando l’assessore Di Gioia. Faceva interferenza. Solo per questo. Non c’è l’obbligo di ascolto. Stavo dicendo che la proposta di legge, e questo lo dico perché in questo lungo dibattito ho sentito opinioni che, in realtà, non sono conferenti con la proposta di legge, è fondata su una legge statale, e la legge statale è la n. 120 del 2007. Ebbene, la legge statale chiede che ci sia un progressivo allineamento dei tempi di erogazione delle prestazioni nell’ambito dell’attività istituzionale ai tempi medi di quelle rese in regime di libera professione intramuraria. Aggiunge, la legge statale, successivamente che, se ciò non accade, le conseguenze sono diverse, fino alla destituzione del direttore generale. Quindi, questa è la legge statale,princìpi generali a cui le Regioni devono attenersi.

Successivamente una Conferenza Stato-Regioni, in particolare quella tenuta il 18 novembre 2010, stabiliva all’articolo 3 che le Regioni garantiscono che lo svolgimento dell’attività libero-professionale non vada a detrimento dell’attività istituzionale e che hanno l’obbligo di definire anche le eventuali relative misure.

Il piano anti-corruzione per la sanità, in particolare nel capitolo “Aree di rischio specifiche”, chiede, a proposito dell’attività libero-professionale e le liste d’attesa,una particolare vigilanza proprio nel rispetto delle relative interferenze con l’attività istituzionale.

Un documento successivo dell’ENPAM segnala questo problema come causa delle liste d’attesa nel nostro Paese.

Perché ho fatto questa lunga rassegna normativa? Per dire che, senza la proposta di legge il rimedio, che non è sanzionatorio, e parlo subito della questione più controversa evidentemente, senza quel rimedio, che è un rimedio attuativo della legge statale nell’ambito della competenza concorrente tra Stato e Regione,ora, a quest’ora, oggi, sulla base dei dati in nostro possesso, le direzioni generali dovrebbero aprire dei procedimenti disciplinari in tutte le specialità in cui non c’è questo allineamento. Senza questo intervento.

Ora, poiché io sono dell’opinione che non è necessaria una sanzione per raggiungere il risultato, ma molto spesso è utile mettere in competizione – in competizione virtuosa – le persone per raggiungere il medesimo risultato, ecco che il rimedio dell’Emilia-Romagna, che abbiamo noi proponenti reso più ampio con il risultato migliore in Italia, in termini di attesa per ricevere le prestazioni sanitarie richieste ci è sembrato la soluzione più adeguata.

In Puglia esiste un Regolamento, un ottimo Regolamento, che spiega tutti i passaggi attraverso cui monitorare i tempi d’attesa, che però è carente nell’unica parte, e cioè le misure per rendere, per attuare il problema dell’allineamento. Questa è la questione normativa.

Io ho sentito parecchie obiezioni, però in realtà sono obiezioni che non riguardano l’apparato normativo italiano. Tipo, per esempio la più classica delle obiezioni che è provenuta anche dagli ordini professionali, o dai sindacati era che c’è carenza di personale: non so se lo avete sentito anche voi, io l’ho sentito ripetutamente: non si allineano i tempi perché c’è la carenza di personale. Ora, in realtà, questa questione non ha rilievo, perché il monitoraggio dei tempi d’attesa che la Regione Puglia fa per mezzo di InnovaPuglia, e lo fanno benissimo, se voi guardate i dati statistici fatti dalla Regione Puglia, sono davvero fatti bene, non tengono conto ovviamente della carenza del personale, ma dichiarano il disallineamento a parità di prestazioni richieste per le classi B, a breve, e D, differita, a parità di personale impiegato. Ecco perché non rileva, la questione del personale: perché viene monitorato a parità di personale impiegato, e a parità di ore lavorate, che non possono essere per legge e per il nostro Regolamento, con riferimento all’attività a pagamento, superiori a quelle che vengono effettuate nel regime istituzionale. Ecco perché l’ulteriore obiezione. Ma l’attività viene svolta fuori dall’orario di lavoro. Per cui, uno potrebbe lavorare quanto vuole. Non è pertinente. Il tempo di lavoro nell’attività a pagamento deve essere pari al tempo di lavoro nell’attività istituzionale. I dati della Regione Puglia, gli ottimi dati della Regione Puglia nelle due settimane indice, su cui si fa il monitoraggio, sono dati che su questo non lasciano spazio ad interpretazioni differenti.

Ecco perché di fronte a noi, adesso, non abbiamo tanto il problema ricostruttivo di tutta la vicenda che riguarda le liste d’attesa, quanto un problema di attuazione della normativa, la cui mancata attuazione realizza il quadro di esperienza, che credo abbiamo tutti quanti. Dato di esperienza rispetto al quale c’è una profonda differenza di risposta fra l’attività istituzionale – di risposta in termini di tempi – e l’attività libero-professionale. Tenuto conto che i tempi d’attesa sono Livelli essenziali di assistenza, anche il finanziamento delle misure per poter rimuovere il disallineamento deve essere effettuato all’interno del Fondo sanitario regionale, perché sono Livelli essenziali di assistenza. All’interno di questo va garantito tutto il processo di allineamento o di riallineamento delle prestazioni.

Qualcuno ha detto durante il dibattito: “A noi piace la soluzione toscana”. Solo perché è stato letto, magari, il dispaccio d’agenzia sulla soluzione toscana. Il Presidente della Regione Toscana la pensa come il collega Conca. Siccome lo dirà lui, io lo anticipo. Il Presidente Rossi pensa che l’attività libero-professionale vada eliminata. Ovviamente, il Presidente Rossi sa che non lo può fare la Regione. Lo può fare soltanto il Parlamento nazionale. Per cui, noi confidiamo che il collega Conca faccia valere il suo punto di vista con riferimento al Parlamento nazionale. Questo è un inciso scherzoso nei confronti di questa opinione.

Il Presidente Rossi propone – ed è notizia dell’altro giorno – una legge ancora più rigorosa rispetto a quella che proponiamo noi. In quale prospettiva? Nella prospettiva del danno temuto da parte di alcuni operatori sanitari, e cioè quello di non poter introitare i compensi della libera professione. Del resto, la proposta toscana, lungi dal dire “acquistiamo le prestazioni libero-professionali e le dirottiamo sull’attività istituzionale”, dice che i tempi da dedicare alla libera professione vengono dimezzati al 50 per cento e indirizzati la metà, il 50 per cento di quel 50 per cento, allo svolgimento dell’attività istituzionale. È un paradigma, secondo me, punitivo, io che ho inteso non punire o sanzionare, ma chiamare alla responsabilità competitiva i medici per provare l’allineamento o il riallineamento o la progressione dell’allineamento. Quindi, anche questa questione relativa alla Regione Toscana, che è stata usata, è una questione che francamente non ha molto rilievo né molta pertinenza.

Certo, di qui può nascere il vasto campo delle opinioni se questo servirà, servirà poco, servirà molto, ma qui stiamo alle opinioni. Un dato di partenza è quello che la legge statale, non qualcosa che verrà, e quello sarebbe nel campo delle opinioni, ma la legge statale, ci dice che bisogna allineare i tempi. Se uno non prevede nessun rimedio, da domani mattina io, dopo che ho conosciuto questo meccanismo complesso che sta sotto, perché prima non lo conoscevo a questo livello di dettaglio, dovrò chiedere, io come tutti, l’attivazione, lo ripeto, dei procedimenti disciplinari a carico dei disallineati, ovvero, così come prevede la normativa statale, fino al rimedio più estremo della destituzione. Ma noi non vogliamo portare questo, perché noi vogliamo che il sistema funzioni. Noi non vogliamo istituire il tribunale, perché il tribunale c’è già con la legge statale. È già messo su il tribunale, ed è la legge statale, articolo 4. È già messo su il tribunale.Noi vogliamo evitare il tribunale, perché noi vogliamo, invece, dare rimedi, così come è accaduto in Emilia-Romagna, affinché ciò non accada.

Ma questa norma, che è la norma che ha appassionato di più, in realtà è la norma più ovvia, perché rinviene dall’apparato normativo statale. Le altre norme ci sembrano più importanti.

Articolo 1: monitorare continuamente l’attività e pubblicarla sui siti internet. Io ho fatto una esperienza: fino a qualche settimana fa, sui siti internet delle aziende pugliesi non c’era nulla in questa materia, nonostante ci sia un obbligo che rinviene dalla legge. Adesso, lentamente c’è qualcosa, compresa la contabilità analitica delle prestazioni libero professionali. Non c’era nulla. Ancora manca quella dell’Università. Ho fatto istanza di accesso civico all’Università, per richiedere la pubblicazione. Non sono scaduti i trenta giorni e annuncio che alla scadenza utilizzerò i rimedi, perché serve a noi come Regione Puglia, per capire. Perché è facile dire: la colpa è della Regione, la colpa è del Presidente Emiliano, la colpa è dei consiglieri regionali tutti, quando magari su un aspetto non abbiamo alcuna colpa.

Non abbiamo alcuna colpa, invece siamo inghiottiti da un’ipotesi di responsabilità diffusa che molto spesso non abbiamo, proprio perché non funziona il sistema di monitoraggio. Peraltro, poiché non appena ho presentato la proposta di legge, generosamente, tanti operatori del Sistema sanitario si sono peritati di darci e darmi le informazioni migliori, quelle che potessero indirizzare al punto più specifico, ci sono state preannunciate delle cose, dalla pubblicazione dei dati, che in realtà avrebbero profili molto problematici sul piano amministrativo.

Inoltre, infine, il monitoraggio legato all’istituzione del responsabile unico delle liste d’attesa, il quale se non raggiunge gli obiettivi ha la decurtazione della retribuzione di risultato, realizza un quadro in cui la legge tiene da sola il raggiungimento di questo obiettivo e ne raggiunge un altro, lo dico concludendo il mio intervento. Raggiunge la possibilità che l’attività libero professionale sia in pareggio. Non so se voi colleghi siete a conoscenza che la legge statale richiede che l’attività libero professionale con le caratteristiche di cui vi ho detto, debba essere svolta in pareggio, nel senso che la ASL non deve subire alcuna perdita daquesta attività. Uno se va a prendere il bilancio analitico e non lo trova, prende il bilancio complessivo e va a “sfruculiare”.

Io ho “sfruculiato” grazie all’ottimo ufficio che è stato istituito in questa legislatura del Consiglio regionale, e di questo do pubblico merito alla Presidenza del Consiglio regionale, alla Segreteria generale, perché sono persone in gamba, dotate. Ho sottoposto la questione. Con uno studio approfondito, sono riusciti – loro, io non ho detto nulla per non condizionare – a ricostruire la vicenda del pareggio di bilancio e sono giunti a una conclusione provvisoria, perché tutti i dati non li abbiamo, che si afferma in alcuni casi il pareggio e in altri un leggero incremento, però senza tener conto delle spese di amministrazione, delle spese generali e delle spese o, meglio, del mancato introito da ticket. Ne viene fuori uno sbilancio.

La legge, invece, dice che deve essere bilanciato. La legge statale – non la proposta di legge Amati, Cera, Colonna e Mennea – dice che, a seguito di sbilancio, che si potrebbe vedere soltanto con il bilancio analitico (che non c’è, quindi si fa una lunga ricostruzione), l’attività a pagamento dovrebbe essere sospesa.

Io ho provato a fare la mia relazione nella neutralità degli argomenti. Ho visto anche comunicazioni alla stampa che andavano un po’ oltre la neutralità, si dilungavano su questioni che non attenevano allo stretto nesso della proposta di legge. Io vorrei che il dibattito, che eventualmente dovesse svilupparsi su questo argomento, possa essere un dibattito fondato su questi dati statistici e normativi. Fuori di qui vale tutto. Fuori di qui vale il negare l’esistenza o la validità di questa soluzione come soluzione del problema e vale anche la demagogia.

Qualcuno ha detto che è una soluzione demagogica. La soluzione demagogica sarebbe stata ove fosse stata affrontata al di fuori dell’apparato normativo, ma se affonda nell’apparato normativo, nell’apparato contabile, nelle omissioni relative all’apparato normativo e contabile di rango statale, rispetto alle quali noi dobbiamo soltanto svolgere una osservazione adeguata, io devo segnalare la mia diserzione. Sarò renitente. Non si può accedere. Non risponderò mai – lo dico a tutti – a opinioni o provocazioni che vadano al di là di questo campo, così dettagliatamente descritto dal legislatore, perché è patrimonio di tutti, è sofferenza di tutti. Peraltro, ieri l’Istat lo ha anche detto in audizione alla Camera. Quando è stato sentito il Presidente facente funzioni, è stato sentito per commentare e per dare la loro opinione sulla manovra, al punto 2.5 della relazione dell’Istat dice, il Presidente facente funzioni: “La rinuncia a visite o accertamenti specialistici per problemi di liste d’attesa complessivamente riguarda circa due milioni di persone, il 3,3 per cento dell’intera popolazione, mentre sono oltre quattro milioni le persone che vi rinunciano per motivi economici, il 6,8 per cento”. Questo è un dato statistico di realtà rispetto al quale noi diciamo che la sanità è per i ricchi. Io ho fatto un’altra esperienza, io ho capito che il rimedio per scalare le liste d’attesa a pagamento, che teoricamente dovrebbe essere appannaggio dei ricchi, dove per ricchezza si intende sia il denaro sia soprattutto le relazioni sociali, va a finire, invece, che il ricco in questo senso è quello che ha sempre un buon amico. Per cui, il problema segnalato dall’Istat è un problema che ci tocca e tocchiamo con mano ogni giorno, tutti noi consiglieri regionali, perché noi, siccome veniamo eletti con il sistema della preferenza, cioè ci preferiscono, immagino che a me come a voi capiti che ogni giorno c’è qualcuno che ci racconti questa straordinaria esperienza umana e di vita.

Questa è la ragione per cui abbiamo deciso di presentare la proposta di legge, sulla quale vi chiediamo un’analisi neutra e la possibilità, eventualmente, di ricevere il voto favorevole dell’Aula”.

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