I “no” a catena e il dibattito surreale sugli impianti

di Fabiano Amati

Le infrastrutture energetiche moderne non sono un sacrificio ma una chance. Un’opportunità. Servono ad appropriarsi di maggiori ricchezze soddisfacendo i bisogni di tutti. Ma queste chance, ovviamente, bisogna sapersele prendere quando e il tempo e non perderle com’è accaduto per Tap. E invece stiamo rischiando la stessa storia del gasdotto. Si chiamò sacrificio ciò che non era, modificando pure il vocabolario. Non sarebbe stata una rinuncia per il bene altrui, ma un’ospitalità per il comodo proprio. E invece si disse “no” e non si capi che era un “no” a noi stessi.

Ma poi per fortuna di fece e oggi limita, senza alcun danno ambientale, il già grande salasso in bolletta. Anche questa volta rischiamo di trovarci dinanzi a tanti “no” politici, conditi con parole d’infondato spavento, per decisioni che speriamo arrivino nonostante noi, regalandoci un ruolo da protagonisti nella sicurezza ambientale, nella prosperità e nella pace, ma senza purtroppo poter godere di alcun tipo di compenso. Per il solito ritardo nell’assumere decisioni. Per un’incontrollata dissipazione di parole, dicendo tutto per non dire niente, lisciando il pelo – di fatto – a chi usa questi argomenti per riportare a galla una coalizione conservatrice d’idee rosso-brune (destra-sinistra), adagiata sui vecchi arnesi della lotta di classe o della nobiltà del suolo e del sangue (Chico Mendes e Walter Darrè), per cui l’ecologia priva delle cianfrusaglie ideologiche è giardinaggio. Il dibattito sulle rinnovabili e sul gas è surreale.

Se si esprime favore per le rinnovabili, ed io lo faccio da anni, si sente un “no” per difendere il paesaggio e la proposta alternativa di piazzare pannelli solo sui tetti. E che per carità non siano inclinati e all’inseguimento del sole, ovviamente. Se si fa osservare che tutti i tetti d’Italia e le aree di bonifica non appagherebbero l’obiettivo di capacità di 76GW entro il 2026, si sente un “no” auspicando l’alternativa dell’idrogeno. Se si fa osservare che solo avviare il programma idrogeno serve una capacità ulteriore di 40GW di rinnovabili rispetto ai 76GW, si sente un “no” con l’alternativa dell’eolico offshore. Se si propongono parchi di eolico offshore, si sente – ancora una volta – un ‘ no” con l’alternativa dei tetti, perché come nel gioco dell’oca si torna sempre al punto di partenza, nella speranza che gli interlocutori si siano dimenticati della prima obiezione. Detto per inciso: mentre tutto ciò accade c’è sempre qualcuno che parlando di Ilva chiede la riconversione a idrogeno, probabilmente non sapendo che quel programma ha bisogno i ulteriori 40GW di rinnovabili. Ossia, altro eolico, altro fotovoltaico e altre biomasse.

E poi il gas. Qui il surreale assume sembianze patafisiche: la scienza delle soluzioni immaginarie. Il “no” al gas viene scritto su qualche post o si detta per qualche giornale stando al caldo o al fresco della propria casa, oppure dopo aver consumato un ricco pasto, preparato con vecchie cucine a gas o con le nuove a induzione, guardando la sempre-accesa tv e contemporaneamente assordati dal rumore della lavatrice, del phone, della lavastoviglie, dell’aspirapolvere e benedicendo – perbacco – il nuovo frigorifero per i giorni feriali e quello a pozzetto per le grandi occasioni, che assieme ai due computer di casa sempre accessi fanno bella mostra dei nostri grandi progressi domestici nella società sempre più elettrica e perciò sempre più top. E pure le prese del garage non se la passano meglio: macchina, bici e monopattini, per un mondo green.

E siccome si contestano anche le banche centrali, perché poi sta proprio sul cavolo l’imperialismo, si fa affidamento sulle criptovalute, puntando sulla blockchain per farle funzionare. Blockchain? Cos’è questa creatura? Si tratta di milioni di computer sempre accesi manovrati da milioni di “minatori”, messi in rete per estrarre” la nuova moneta. Ma dietro tutte queste prese elettriche occupate cosa c’è? Da dove arriva tutta questa elettricità? Domanda scabrosa e priva di pudore. Da non farsi. Dopo aver sdoganato tutto, compreso il sesso, ili ultimi due tabù rimasti sono la cacca (ci sono anche i “No” ai depuratori) e da dove prendiamo l’energia che ci serve per le comodità a cui non intendiamo rinunciare.

E allora. Se si propone un serbatoio costiero di gas naturale liquefatto, si sente dire che non è quello il luogo senza però sapere quale sarebbe il luogo più giusto. Se si avanza con il raddoppio del gasdotto Tap, si invoca l’alternativa del Poseidon. Se si decide per Poseidon, si sente un “no” perché abbiamo già dato. Se si propone un rigassificatore a terra, si sente l’alternativa offshore. Se si accetta l’offshore, si sente dire che il gas è comunque una fonte fossile. E a questo punto che si fa? Ci si chiede. La risposta è: le rinnovabili. E si riparte con il gioco dell’oca. Si torna alla casella di partenza. Ascoltare queste cose è il vero sacrificio privo di compensazioni.

Una rinuncia masochista alla sanità della mente propria per non intralciare le farneticazioni coltivate nella mente altrui. Siamo costretti a fronteggiare un “no” politico a decine di investimenti utilissimi. Un paniere di programmi da ottenere battendo la concorrenza delle altre regioni, utilizzando la maggiore compatibilità geografica della Puglia. La regione Porta del Mediterraneo, come si dice spesso. Ma metafora di quale porta è una regione condizionata dai “No” che lavorano per murare quella porta? Le rinnovabili e il gas, nella loro combinazione, l’uno a integrazione dell’altro, sono un programma energetico di modernità, per tenere acceso il palinsesto delle nostre case e di tutte le fabbriche impegnate, con milioni di posti di lavoro, ad offrirci i prodotti irrinunciabili della nostra società elettrica. Le rinnovabili e il gas, nel loro sodalizio, sono metodiche di produzione energetica con grandissima sicurezza ambientale. Finalmente. Per anni abbiamo “svenduto” il nostro territorio alla produzione di energia con metodiche inquinanti e ne abbiamo avuto un peso inquinante ben maggiore del vantaggio.

Ora abbiamo invece l’opportunità di candidarci ad avere qualcosa con posta contabile solo attiva, perché mai dovremmo dire “No” e cosa facendo favorire il mondo a petrolio e carbone? Le rinnovabili e il gas sono il più prossimo futuro e la transizione dal presente a ciò che verra, al tempo magari in cui riusciremo a mettere in una bottiglia il sole: la fusione nucleare. E per evitare che a quel tempo saremo tutti morti, magari per il sogno imperialista degli ultimi dittatori entrati in guerra perla prepotenza di essere «una pompa di benzina mascherata da paese», così come definì la Russia John McCain, forse facciamo in tempo a dire che rinnovabili e gas servono pure alla pace. A ridurre cioè la dipendenza da tutti i Putin seduti sulle poltrone di comando degli ultimi stati totalitari, contro i quali non riusciamo a irrogare le sanzioni economiche più totali proprio per la dipendenza energetica, costringendoci all’invio di bombe, droni e aerei.

Chi non vuole le rinnovabili e le infrastrutture per il gas vuole il petrolio, il carbone, l’inquinamento, l’esposizione alle malattie, lo spegnimento elettivo delle nostre case, la chiusura delle fabbriche, la povertà, le disuguaglianze e l’invio delle armi per garantire la pace. Si pub mai accettare tanto danno per dei “no” privi di senso? Facciamolo un sacrificio. Rinunciamo a un po’ di pazienza e smettiamola di ascoltare sciocchezze.

 

Articolo pubblicato su Nuovo Quotidiano di Puglia del 06 maggio 2022

 

Marina di Ostuni, Amati: “Acqua e fogna in un programma di 51milioni. Entro l’anno progetto e appalto nel 2023”

“Un grande programma di estensione della rete, con un costo stimato di 51milioni di euro, per dare acqua e fogna alle località marine di Ostuni. Si tratta di un programma di civiltà e risanamento ambientale attraverso la realizzazione di circa 39 chilometri di condotte e tubazioni per la rete idrica, di un nuovo serbatoio con una capacità di 20mila metri cubi, di 23 chilometri di canalizzazioni fognarie e di sei impianti di sollevamento. Nel complesso il programma contribuirà pure a migliorare l’alimentazione dell’abitato di Ostuni e di Carovigno. Molto bene. Grazie ad AIP e AQP”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e Programmazione Fabiano Amati.

“Nella prima riunione che promossi nell’estate scorsa, l’Autorità Idrica Pugliese e l’Acquedotto Pugliese avevano assunto l’impegno di autorizzare l’imminente intervento e di predisporre lo studio di fattibilità. Questa prima fase è stata completata con successo e il lavoro è stato presentato in una riunione svoltasi ieri sera con i cittadini interessati.
Nel corso della riunione è stato illustrato il programma e mostrate le planimetrie di riferimento.
Si tratta in buona sostanza di assicurare l’acqua, la fogna e quindi la salubrità ambientale delle zone costiere di Costa Merlata, Villaggio Valtur, Masseria Santa Lucia, Cala dei Ginepri, Gorgognolo, Torre Pozzelle e Mogale. A queste potrebbero aggiungersi altre aree, qualora il comune dovesse segnalarle attraverso l’attivazione del necessario procedimento di riperimetrazione; attività questa, che spero sia avviata prontamente dai Commissari straordinari che attualmente hanno la guida politica del Comune di Ostuni.
Il programma dovrà ora essere suddiviso in stralci funzionali, così da consentire la più veloce cantierizzazione delle opere, e il progetto definitivo sarà pronto entro fine anno. Per la prima settimana di dicembre, infatti, è stato già previsto l’aggiornamento della riunione per illustrare il progetto.
Con riferimento alle ulteriori fasi del cronoprogramma, è stato riferito – in linea di massima – la necessità d’impiegare l’intero 2023 per tutte le autorizzazioni. A quest’ultimo proposito va sottolineato che servirà la valutazione d’impatto ambientale e i pareri di molteplici organismi e autorità per il notevole pregio paesaggistico delle aree interessate. Si spera, infine, che gli ultimissimi mesi del 2023 possano essere anche quelli della pubblicazione della gara per la realizzazione dei lavori”.

Rigassificatore, Amati: “Emiliano si dia da fare e vinca la gara con Bonaccini. Evitiamo ennesima occasione perduta”

 

“L’Emilia Romagna si sta battendo per avere la nave rigassificatore FSRU a Ravenna e la Puglia non può stare a guardare. Abbiamo la possibilità di vincere per la prima volta una gara per un insediamento industriale compatibile con l’ambiente e la prosperità, e dobbiamo fare tutti gli sforzi per non iscrivere questo programma nell’elenco delle occasioni perdute.
A meno che non si pensi che Bonaccini e il sindaco di Ravenna siano così sprovveduti da proporre una cosa per distruggere i loro territori e ammazzare i cittadini. Non possiamo stare a guardare: dobbiamo dunque darci da fare e candidare subito la Puglia a ospitare una nave rigassificatore FSRU”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Per dire addio al gas russo e diventare più indipendente, l’Italia deve recuperare diversamente 30miliardi di metri cubi di gas. E tutto ciò si può fare con varie infrastrutture, quali gasdotti, serbatoi Gnl e rigassificatori.
Tutto ciò incide, com’è noto, non solo per le ragioni di pace e di riduzione della prepotenza di Putin, ma pure per assicurarci un futuro prospero e pulito anche nella transizione energetica dai fossili alle rinnovabili e, speriamo presto, alla fusione nucleare.
In questo scenario il ruolo della Puglia si dovrebbe caratterizzare, per cultura e geografia, verso l’accoglienza di uomini, merci e tecnologie, così da esercitare pienamente il ruolo di Porta del Mediterraneo.
Se tutto questo non è mera retorica, allora, bisogna candidarsi a un ruolo da protagonista, così da ottenere sia i benefici comuni a tutti gli europei sia quelli specifici in termini di investimenti collaterali alla scelta di ospitare le infrastrutture.
Non farlo avrebbe come scenari di conseguenza la perdita di chance oppure la realizzazione dell’investimento senza aver detto nemmeno una parola e senza aver raccolto nemmeno un beneficio aggiuntivo. Come abbiamo purtroppo già visto per il gasdotto Tap”.

Diagnosi malattie, Amati: “Basta con ritardo. Con esoma si diagnosticherebbe 85% malattie e risparmieremmo 2milioni anno”

“Siamo in forte ritardo sul più avanzato esame genetico per diagnosticare l’85 per cento delle malattie dall’1 per cento del DNA, ossia il sequenziamento dell’esoma. E se lo facessimo in Puglia risparmieremmo sino a 2milioni di euro all’anno. Strana sorte quella dei Consiglieri regionali: dobbiamo fare le leggi, supplendo l’attività di governo, e poi stare alle calcagna per vederle eseguite. Speriamo che nel giro di due settimane sia pubblicata la gara per l’acquisto delle attrezzature, così da cominciare con gli esami, inaccessibili per almeno 2000 persone all’anno”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione Bilancio e Programmazione Fabiano Amati, nonché promotore della legge regionale 6 agosto 2021, n. 28, istitutiva del servizio di sequenziamento dell’esoma presso il laboratorio di genomica del Di Venere di Bari.

“Ogni anno avremmo bisogno di effettuare almeno 2000 esami per il sequenziamento dell’esoma, per diagnosticare malattie rare o per procreazioni in condizioni ad alto rischio. E invece ne facciamo circa 500, lasciando fuori dalla porta 1500 esigenze, utilizzando laboratori extra regionali alla spesa complessiva di circa 1,2 milioni di euro, ossia 2.400 euro ciascuno.
In un solo colpo, dunque, registriamo un’inefficienza diagnostica e uno spreco economico.
Per ovviare a tutto questo proposi una legge regionale, poi approvata all’unanimità dal Consiglio. A nove mesi dall’approvazione non è stata ancora pubblicata la gara per l’acquisto delle attrezzature e dei reagenti, che comunque dovrebbe avvenire entro una settimana.
Qualora il sevizio fosse svolto in Puglia ogni esame costerebbe circa 1.400 euro ciascuno, calcolato tenendo in considerazione 900 euro per attrezzature e reagenti, e 500 euro per il personale, con un risparmio ad esame di circa 1000 euro. Ne deriva che considerando solo i 500 esami che in media si eseguono fuori regione per cittadini pugliesi, il risparmio sarebbe di 500mila euro all’anno, che diverrebbe di 2milioni l’anno se facessimo tutti gli esami di cui abbiamo bisogno.
Insomma, alla fine le questioni sono sempre le stesse: conoscenza, informazione, buon governo e lavoro”.

Edilizia sanitaria, Amati: “Palese critica Emiliano chiedendo però a me notizie sui suoi inadempimenti. Mi ha scambiato per il Presidente?”

Dichiarazione del Presidente della Commissione regionale Bilancio e Programmazione Fabiano Amati, con riferimento ai 17 programmi di edilizia sanitaria in attesa inspiegabile di partire.

“L’Assessore Palese si rivolge a me per sapere dove siamo stati negli ultimi dieci anni sull’ospedale del nord barese. È questa un’evidente e feroce critica al Presidente Emiliano, protagonista com’è noto degli ultimi sette anni di governo regionale. La cosa curiosa è che si rivolge a me forse annebbiato dal fatto che il mio attivismo è assimilabile ad azioni di governo, spesso svolte in sostituzione di chi dovrebbe.
E comunque vorrei far osservare che sui nuovi ospedali il ritardo non è di dieci ma di ventuno anni. A far data cioè dal piano di riordino della rete ospedaliera di Fitto. La domanda allora sorge spontanea: dov’era Palese in quegli anni? Tornando però al governo delle cose mi viene da chiedere: perché non si può partire con i 17 programmi di edilizia sanitaria già pronti se questo non fa perdere nemmeno un euro previsto per il 18esimo non ancora pronto?
In questo caso all’Assessore Palese non fa difetto né la politica né la tecnica, ma solo e soltanto la logica.
Ci vediamo lunedì prossimo in Commissione”.

Nuovi ospedali, Amati: “Lavori e progettazioni proseguono con luci e ombre. Inquietano le decisioni del CCT sul Monopoli-Fasano. Mi aspetto aiuto da Emiliano e Palese”

Dichiarazione del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“I lavori e le progettazioni per i nuovi ospedali pugliesi proseguono tra luci e ombre.
Per Taranto c’è l’impegno dell’assessore Palese ad assegnare entro fine giugno 105milioni per arredi e attrezzature, così da allineare i tempi previsti per la costruzione dell’immobile con quelli auspicati per dotarlo di tutto l’occorrente per poter funzionare.
Per quello di Maglie-Melpignano si sta procedendo alla sottoscrizione del contratto per la progettazione esecutiva entro 35 giorni da oggi, qualora non dovessero intervenire impugnative con domanda cautelare dell’atto di aggiudicazione.
Per l’ospedale di Andria abbiamo deciso di aggiornarci a lunedì prossimo per sciogliere alcuni dubbi sul procedimento di valutazione del progetto e in particolare sull’aumento dei costi.
Per il nuovo ospedale Monopoli-Fasano, si procede con l’impiego medio di 139 maestranze, che allo stato risultano insufficienti – a detta della stazione appaltante e della direzione lavori – per completare i lavori entro il 25 aprile 2023. Ma ciò che più inquieta nella vicenda di questo ospedale riguarda una parte del cronoprogramma e due delibere del Collegio Consultivo Tecnico, almeno sulla base delle informazioni giunte dalla Asl e dalla Direzione lavori.
Circa il cronoprogramma. Appare inserita all’interno della tempistica la valutazione di un’offerta migliorativa, cioè un’iniziativa autonoma dell’impresa che non può generare alcuna dilatazione dei tempi contrattuali. Tale circostanza comporta invece la possibilità per l’impresa d’iscrivere riserve su tutti gli slittamenti eventuali nel cronoprogramma, qualora la stazione appaltante non dovesse approvare la proposta migliorativa ovvero approvarla in ritardo. È chiaro che qualora su questo punto dovessero avanzarsi pretese da parte della stazione appaltante, non si potrebbe ragionevolmente pensare a un atto compiuto in buona fede. Ma staremo a vedere.
Circa le determinazione del Collegio consultivo tecnico. Allo stato ne risultano adottate due, approvate all’unanimità e quindi anche con il voto favorevole del rappresentante della Asl, per un ammontare complessivo di euro 8.559.071,23 (7.881.919,22 euro per la prima e 677.152,01 per la seconda). A ciò si aggiunga che i tre componenti del Collegio consultivo tecnico si sono liquidati a titolo di acconto 182.656,98836 euro oltre oneri, di cui 85.171,20 euro per il presidente e 154.856,72 euro per i due componenti. E già su questo ci sarebbe molto da osservare.
Nel merito delle determinazioni del Collegio consultivo tecnico, purtroppo e come fatto rilevare anche dalla Asl e dalla direzione lavori, risultano le seguenti questioni: con la prima determinazione del 23.12.2021 gli ulteriori costi e i 322 giorni di proroga sul fine lavori sono stati assegnati per Covid (nonostante in nessuna riunione di organizzazione del cantiere sia mai stato fatto cenno a tale circostanza) e sulla base dell’intero periodo di lavorazione, sommando quindi alle presunte difficoltà da Covid anche i 15 mesi di lavorazioni in fase pre-pandemia, cioè a periodo in cui il Covid non era stato avvistato nemmeno a Whuan. Ma questo l’abbiamo già rilevato in precedenza e spero che la Corte dei conti possa effettuare la più opportuna valutazione.
Nella seconda determinazione del 28.2.2022, invece, accade innanzitutto un fatto strano, forse generato dall’attenzione molto rafforzata della Commissione, della Stazione appaltante e della procura regionale presso la Corte dei Conti; il CCT riprende la valutazione sulla decisione precedente, ossia quella del 23.12.2021 e delle somme riconosciute per Covid in periodo in cui il Covid non c’era nemmeno a Whuan, e fornisce una nuova interpretazione, come se con una sentenza successiva si potesse fornire la motivazione su una sentenza precedente con liquidazione peraltro eseguita. Dice il CCT che quel calcolo riguardava solo la finestra temporale 5 maggio 2020 / 11 agosto 2021 e non quella individuata in precedenza sull’intera durata dell’appalto (1000 giorni). Premesso che non si capisce se questo possa servire ad aprire la strada a una nuova liquidazione per il periodo ulteriore di emergenza 12 agosto 2021 / 31 marzo 2022 (lo scopriremo solo vivendo) la decisione appare contraddittoria, perché parrebbe voler dire che i 322 giorni di proroga sono relativi solo al periodo 12 agosto 2021 / 31 marzo 2022, e che quindi assegnare 322 giorni in più su un periodo più ridotto rispetto alla precedente decisione, significa che nello stesso periodo per il 70 per centro del tempo sul cantiere non si è lavorato e ciò smentisce pure i comunicati stampa orgogliosi della stessa impresa appaltatrice. Insomma, un lavoro serio per un ospedale rischia di essere messo in crisi da un organismo che sulla carta doveva servire a ridurre il contenzioso e non a generare o aumentare i pasticci.
Ma c’è di più: con la seconda determinazione del 22 marzo 2022 sono stati riconosciuti, come detto, ulteriori 677.152,01 euro per impianti di cantiere (euro 402.070,99) e costi di sicurezza (euro 275.081,02).
Sugli impianti di cantiere una parte della somma è stata liquidata senza tener conto che queste spese sono ricomprese per legge nelle spese generali e sottoscritte dall’appaltatore anche con il contratto e per clausole particolarmente onerose (articolo 50).
L’altra parte della somma, invece, è stata liquidata per maggiori oneri di sicurezza che sono emersi perché l’impresa, previa espressa liberatoria da ogni onere a carico della stazione appaltante, ha deciso di modificare le modalità di costruzione dell’immobile.
Insomma, secondo il CCT i cittadini italiani e pugliesi devono pagare incredibili somme di denaro, sulla base di valutazioni illogiche e profondamente discutibili.
Io non mollo la presa e sto raccogliendo tutta la documentazione necessaria per evitare che la situazione possa diventare ancor più grave è onerosa di come appare, ma su questo mi piacerebbe che assieme a me e alla Commissione ci fossero anche il presidente Emiliano, l’assessore Palese e i dirigenti dell’assessorato alla salute. Staremo a vedere”.

Fondi art. 20, Amati: “I tetti degli ospedali crollano e ci sono 17 interventi fermi per 245milioni. Il motivo? Politicismo insensato riferito da Palese”

“Mentre crollano i tetti degli ospedali, basti pensare a Gallipoli, sono fermi 17 interventi di ristrutturazione e modernizzazione delle strutture, per una spesa di 245 milioni. Il motivo? Politicismo privo di buon senso, riferito alla Commissione dall’assessore Palese: attendere lo studio di fattibilità del nuovo ospedale Bari nord per non esporre al pubblico dileggio il terribile ritardo nella definizione delle procedure, nonostante il via libera ai 17 interventi non toglierebbe nemmeno un euro al finanziamento dell’ospedale Bari-nord. 17 interventi per il 95 per cento della popolazione pugliese devono essere tenuti in ostaggio politico. Inutilmente, con l’aggravante che lo studio di fattibilità sul nuovo ospedale del nord barese non è ancora pronto e il termine per il deposito scade tra due giorni”.

Lo comunica il Presidente della Commissione regionale Bilancio e Programmazione Fabiano Amati.

“A volte ho la sensazione che il dolore umano non sia argomento d’interesse nelle decisioni della Giunta regionale. I fatti. Ci sono 245 milioni pronti per la Puglia in base alle delibere CIPE 97 e 98 del 2009 che, se utilizzate, ci aprirebbero la porta agli ulteriori finanziamenti per 270 milioni e a valere sulla delibera Cipe n. 51 del 2019.
Per non attendere le lunghe procedure di studio di fattibilità e la valutazione MexA sul nuovo ospedale Bari-nord, avevamo pensato di mandare avanti i 17 programmi già pronti, senza ovviamente togliere nulla al nuovo ospedale.
E invece no. La Giunta regionale ha deciso di fermare 17 interventi nell’attesa che si concludano i tempi della procedura del 18esimo, mentre la situazione delle infrastrutture ospedaliera è gravissima.
Ecco quali sono gli interventi fermi: arredi e attrezzature nuovo ospedale Monopoli-Fasano per € 28,500 milioni; riqualificazione ospedale San Paolo di Bari per € 11,020 milioni; riqualificazione ospedale Di Venere di Bari per € 11,020 milioni; riqualificazione ospedale Perrino di Brindisi per € 12,540 milioni; riqualificazione ospedale Francavilla Fontana per € 6,840 milioni; riqualificazione ospedale Giovanni XXIII di Bari per € 23,750 milioni; riqualificazione energetica e messa a norma del corpo infettivo ospedale Giovanni XXIII per € 8,455 milioni; riqualificazione energetica e messa a norma del padiglione Oculistica del Policlinico di Bari per € 3,420 milioni; riqualificazione energetica e messa a norma del padiglione Dermatologia del Policlinico di Bari per € 7,030 milioni; riqualificazione energetica e messa a norma del padiglione Gastroenterologia del Policlinico di Bari per € 3,230 milioni; riqualificazione energetica e messa a norma del padiglione Patologia medica del Policlinico di Bari per € 6,175 milioni; riqualificazione ospedale Barletta per € 8,455 milioni; riqualificazione ospedale Castellaneta per € 4,370 milioni; riqualificazione ospedale Cerignola per € 6,840 milioni; riqualificazione ospedale San Severo per € 6,555 milioni; riqualificazione ospedale Gallipoli per € 5,035 milioni”.

Industria eco-sostenibile «Brindisi ne sia la capitale» – Rinnovabili, Amati rilancia: «Brindisi sia capitale dell’industria ambientale

La ricerca dell’autonomia energetica prima, la necessità assoluta di questa in seguito alle vicende belliche nel cuore dell’Europa che si sommano, attraverso di essa alla creazione di una strada possibile per la la pace Brindisi polo italiano di eolico offshore. Che ne pensa? 

«Ho sempre detto che a Brindisi si può fare di tutto tranne una pista da sci. Il problema sono i professionisti del No ideologico, che nel nuovo mondo verde sono diventati i sostenitori dell’inquinamento, della povertà. e della guerra. Brindisi potrebbe dunque diventare capitale italiana dell’eolico offshore, ma una capitale non ha una sola città». 

 

Che significa? 

«Significa che lo specchio di mare di Brindisi non può contenere tutto l’eolico offshore di cui abbiamo bisogno, per cui potremo essere davvero capitale se si faranno anche gli altri parchi eolici, a cominciare da quello del sud Salento, con Brindisi che si batte per insediare nel suo porto tutte le attività per la costru -zione e la manutenzione di tutti i parchi offshore d’Italia. Insomma, capitale italiana dell’offshore non significa che i parchi si realizzano solo al largo di Brindisi, perché a tacer d’altro non c’è specchio di mare sufficiente per contenere tutta la capacità di cui abbiamo bisogno, per imporre, lo ripeterò a sfinimento, la sicurezza ambientale, la prosperità e la pace». 

 

Ma perché non sarebbe sufficiente solo la costa di Brindisi per l’offshore? 

«Tenendo sullo sfondo la questione del gas su cui mi piacerebbe che le associazioni datoriali e tutti i cittadini “coraggiosi” dicessero qualcosa di chiaro chiaro Torneremo su questo, non tema in Italia dobbiamo raggiungere una capacità aggiuntiva da rinnovabili di 70 GW entro il 2026. Premesso che siamo la capitale italiana del sole, del vento e del mare, dove vuole che si ritrovino le condizioni e standard migliori per le rinnovabili? Da noi, ovvio. Se questo è, e senza aggiungere la ulteriore capacità che servirebbe per l’idrogeno e la riconversione di Ilya, probabilmente ulteriori 70GW, ne viene fuori la necessità di utilizzare gran parte della costa pugliese per dare un piccolo contributo a quegli obiettivi, nell’attesa della tanto auspicata fusione nucleare, ma chissà quando la vedremo».

 

Perché l’offshore è un piccolo contributo sugli obiettivi totali da rinnovabili? 

«Per motivi numerici e i numeri non possono essere massaggiati a piacimento. 70 GW come obiettivo italiano al 2026, a cui aggiungere ulteriori 70GW solo per idrogeno e riconversione Uva e senza fare calcoli più complessi sul sempre crescente fabbisogno elettrico al netto dei risparmi, vuol dire che ci serve anche fotovoltaico e biomasse. Anche sul fotovoltaico e sulle biomasse si osservano intenti favorevoli sulla carta e contrasti nei fatti. Ci sono 400 istanze ferme, relative alla Puglia, per circa 15GW di capacità. Chi si oppone dice che basterebbe mettere i pannelli sui tetti, ma i numeri dicono altro. Dicono cioè che se pur pensassimo di mettere pannelli su tutto il costruito italiano non potremmo avere più di 1/4 della capacità necessaria in tempi brevi». 

 

Vuol dire che è necessario accettare tutto? 

«L’ambientalista vero e non di facciata, il così detto greenwashing, dice “Sì alle proposte di rinnovabili dove le normative e le linee tecniche lo consentono”. E siccome si rende conto che le rinnovabili non bastano, s’interroga su cos’altro fare per far vivere le persone con le comodità che hanno e con quelle che verranno senza però ricevere bollette salatissime. Ed evitare le bollette salatissime è una cosa di sinistra, perché in grado di ridurre le disuguaglianze. 

 

Ma questo «cos’altro» a cui fa riferimento cos’è? Il gas? 

«Esatto. Brindisi è una città che ha dato tanto per la produzione energetica da fonti inquinanti, con tutte le conseguenze anche in termini di esposizione alle malattie. Ora che invece abbiamo l’opportunità di avere cose migliori, per esempio le infrastrutture per il carburante di transizione, ciòè il pulitissimo gas, si può capire perché dobbiamo dire No? Abbiamo detto Si a cose terribili perché dobbiamo dire No a cose in grado di risarcirci da quel passato terribile? Aggiungendo che le infrastrutture  per il gas possono pure portare investimenti da responsabilità sociale, quelli che chiamiamo compensazioni, che le imprese devono ai territori in virtù delle normative vigenti.

 

Ma precisamente che significa gas? 

«Per Brindisi significa serbatoio costiero Gnl e rigassificatore offshore – nave Fsru. Due argomenti su cui vorrei vedere tutti impegnati nel combattere le opinioni contrarie, perché foriere di politiche inquinanti. E invece su questi argomenti vedo tante timidezze. 

 

Insomma, Brindisi capitale dell’industria ambientale? 

«Si. Mi piace la definizione. Perché valorizza la cultura industriale, l’ambientalismo, la prosperità e la pace. E si apre pure, come fatto assolutamente lo- gico, alla città del turismo. Perché la città con un’industria pulita e a servizio dell’ambiente, diventa una città con un brand innovativo in grado di poggiarsi benissimo sulla città storica, sul paesaggio della sua campagna e nella narrazione pugliese di questi anni. Ma anche qui, purtroppo, c’è un problema…

 

Quale sarebbe, il problema? 

«A Brindisi anche la costruzione di un resort alta gamma o un campo da golf, vengono passati nel tritacarne del professionismo del No. Ma come si fa turismo, cioè un settore industriale molto pesante, senza l’accoglienza e gli stravizi per istigare alla spesa chi ha di più e quindi generare effetti di lavoro più vantaggiosi in favore di chi ha di meno? Anche questa è una cosa di sinistra. Ma purtroppo se arriva un imprenditore con l’idea di un resort viene mandato via e mi pare che nel nuovo Pug non vi sia alcuna tendenza diretta a favorire questo tipo di iniziative. E siccome i professionisti del No ragionano per abbrivio mi è capitato che anche sui resort mi abbiamo detto, per dileggiarmi, fatteli a casa tua. E su questo ho sorriso perché il 10 agosto 2000 proposi al Consiglio comunale di Fasano 31 varianti puntuali al Piano regolatore, che sono più o meno gli attuali e tanto decantanti resort. Mi verrebbe da dire: a casa mia già fatto, perché non proviamo a farli anche a Brindisi?» 

 

Brindisi quindi ha un grande potenziale? 

«Immenso, da capitale pugliese di industria ambientale, cultura e turismo. Io adoro Brindisi e non come fatto retorico ma perché ha caratteristiche largamente compatibili per aprirsi al nuovo modo. E purtroppo anestetizzata da una parte di classe dirigente la cui statura massima è quella sviluppata stando seduti a sonnecchiare, raccontando luoghi comuni, totem e tabù». 

Intervista di ANGELO SCONOSCIUTO pubblicata su Gazzetta del Salento del 01 maggio 2022

Xylella, Amati: “Sono indagato per aver denunciato truffa. Mondo gira al rovescio. Se ci sarà processo chiamerò tutti gli scienziati”*

Dichiarazione del Consigliere regionale Fabiano Amati.

“Sono indagato per diffamazione. Il mondo gira al rovescio: questa è la storia di un soggetto che prova a truffare tante persone affermando surrettiziamente di poter curare la Xylella – compreso un ente pubblico come il Comune di Lecce – che si sente diffamato da chi svela quella truffa. Spero che l’ufficio del pubblico ministero con la richiesta d’archiviazione o il giudicante con sentenza, possano statuire al più presto quanto i creduloni abbiano contribuito a distruggere e diffamare la Puglia.
Se ci sarà il processo, chiamerò tutti i maggiori scienziati nazionali e internazionali a testimoniare la verità di quanto ho affermato.
È intollerabile vedere ancora in azione negazionismi di ogni genere, magari celati con giochi di parole, mentre scorre sotto la nostra vista un paesaggio diventato purtroppo lunare a causa di tanta cecità nei confronti della prova scientifica”.

Circonvallazione Fasano-Speziale, Amati: “Da oggi vale. Due milioni e mezzo per mettere in sicurezza l’abitato”

“Sulla nuova circonvallazione di Speziale è stato superato un altro step del procedimento: il progetto non sarà assoggettato a valutazione ambientale strategica. Lo ha deciso la Commissione locale per il paesaggio. Da questo momento dobbiamo procedere con grande celerità per metterci alle spalle, investendo due milioni e mezzo di euro, il grave rischio incidenti nell’attraversamento dell’abitato di Fasano-Speziale”.

Lo comunica il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Il progetto prevede sia l’ampliamento della sede stradale esistente che la costruzione dell’intera strada.
I muretti a secco assieme agli uliveti saranno salvaguardati con il ripristino o il reimpianto.
Il profilo della strada esistente, da allargare, seguirà l’andamento planimetrico del terreno circostante con un leggero rilevato, quasi impercettibile, tranne nel tratto in prossimità dell’attuale bivio per Cisternino.
Il progetto prevede la realizzazione di tratti di strada ove è previsto l’allargamento di una sede stradale esistente e tratti di strada nuovi che non seguono una via esistente, di raccordo tra la rotatoria prevista in progetto in corrispondenza della strada statale Adriatica e la strada provinciale n. 10. La scelta di tali tipologie di sezioni è risultata la più indicata tenendo conto della tipologia e del numero di veicoli che potenzialmente percorreranno la nuova circonvallazione.
La strada in progetto è stata divisa in quattro tratti, separati da tre rotatorie.
È prevista una piattaforma stradale asfaltata larga 9,50 m composta da due corsie da 3,50 m e due banchine da 1,25 m.
È prevista la realizzazione di tre rotatorie: in corrispondenza della strada per Cisternino; in corrispondenza dell’incrocio tra la nuova circonvallazione e la strada Comunale Pezze di Monsignore-Montalbano; in corrispondenza dell’incrocio tra la nuova circonvallazione e la S.S. n. 16.
Le tre rotatorie di progetto avendo un diametro esterno pari a circa 50 m, che consente l’inseribilità dei mezzi pesanti, rientrano nella categoria delle “rotatorie convenzionali” con bordure non sormontabili dell’isola centrale.
Le rotatorie saranno ad unica corsia di larghezza pari a 8 m, avranno larghezza del braccio di ingresso e di uscita pari a 4,50 m; la pendenza trasversale della sezione bitumata prevede lo scorrimento delle acque verso l’esterno in direzione dei fossi di guardia; tra l’isola centrale e la fascia bitumata è previsto l’inserimento di un anello pavimentato largo 2,00 m.
In funzione della presenza, lungo il tracciato stradale, di alcuni accessi carrabili distribuiti a distanza ridotta tra di essi, si prevede la realizzazione di strade complanari con larghezza della sezione asfaltata pari a 5 m. Oltre agli accessi costituiscono ulteriore elemento di insicurezza sia la presenza di file di alberi di ulivo adiacenti ai due bordi della strada per gran parte del tracciato sia la presenza di muretti a secco.
Nel primo caso, nei tratti in cui essenze arboree importanti, come gli ulivi secolari, impediscano la realizzazione dell’opera, è previsto lo spostamento delle stesse in posizioni più idonee seguendo le prescrizioni della regione Puglia; nel secondo caso si prevede l’arretramento dei muretti in corrispondenza del ciglio della nuova sede stradale.
Il progetto prevede l’installazione della segnaletica stradale verticale, la realizzazione della segnaletica orizzontale e della segnaletica integrativa necessaria a segnalare agli utenti la presenza delle rotatorie, l’installazione di un numero adeguato di pali di illuminazione sulle rotatorie per garantire la visibilità delle stesse”.