Pd, lo scontro infinito “Come Checco Zalone”

di Antonello Cassano

Fabiano Amati usa l’arma tagliente dell’ironia per fare luce su quello che è avvenuto nel Pd regionale negli ultimi giorni. Come è noto, il segretario Enrico Letta ha dato al responsabile nazionale Enti locali, Francesco Boccia, l’incarico di commissario ad acta per portare il partito al congresso e rafforzarlo sui territori. Boccia a sua volta ha nominato un comitato di indirizzo che è composto da Antonio Decaro, Raffaele Piemontese e Loredana Capone. Il motivo è restituire un’autonomia al partito che secondo la minoranza interna (di cui il consigliere regionale Amati è sicuramente uno degli esponenti di punta) negli ultimi anni è stato troppo schiacciato sulla linea politica del governatore Michele Emiliano, grazie alla direzione data dal segretario regionale Lacarra. Proprio quest’ultimo, che aveva rimesso il suo mandato nelle mani di Letta, adesso non si dimette e rilancia la sua guida.

Che ne pensa, consigliere?
«Ma voi lo vedete Letta che nomina gli assistenti di Lacarra?».

In che senso?
«Lacarra nell’intervista al vostro giornale ha dichiarato nientepopodimeno che il segretario nazionale del Pd avrebbe nominato quattro persone, ovvero Boccia, Decaro, Piemontese e Capone, per fargli fare i suoi assistenti, i suoi vice. Diciamo che se non fosse una cosa che vorrebbe avere un minimo di serietà, sarebbe un copione per Checco Zalone».

Lacarra dichiara pure che potrebbe ricandidarsi alla guida del partito. A cosa serve allora il commissariamento?
«In realtà è una sua interpretazione. La verità è che Lacarra è stato commissariato, anche perché reputo difficile che Letta possa impegnare un componente della segreteria nazionale per mettere a posto le carte. Siamo di fronte a dichiarazioni da psicodramma per garantirsi un’uscita di scena onorevole e per non smentire Emiliano».

Perché?
«Perché il commissariamento affidato a Boccia è stato deciso proprio per ridurre la soggezione del Pd a Emiliano e avviare una stagione di collaborazione con il governatore. Adesso si deve passare dalla soggezione alla collaborazione attraverso atti di libertà».

Dove il Pd si è mostrato in soggezione rispetto a Emiliano?
«Sulla questione energetica, su Ilva, su Tap, sulla Xylella. Ma anche sull’obbligo vaccinale prima della pandemia. C’è una soggezione su alcuni argomenti di merito, peraltro in contrasto con quello che decide il Pd nazionale. L’ultimo episodio, quello della nomina di Rocco Palese ad assessore regionale alla Sanità, è emblematico di tutto questo».

Cosa dovrà fare Boccia da commissario?
«Deve sintonizzare il Pd regionale con quello nazionale e i Pd locali con il Pd regionale. E deve dire ai singoli comuni che il Pd regionale fa il tifo per i circoli locali e non per le liste che mettono a dimora personale politico».

Si riferisce alle civiche che fanno capo al presidente Emiliano?
«Non le chiamo così, perché ciò presuppone che nei partiti ci siano incivili. Più che liste civiche mi paiono iniziative legittime per mettere a dimora personale politico che gira continuamente».

Il commissariamento può rimettere a posto le cose?
«Ha questo mandato. E qui emerge l’ulteriore argomento che sottopongo a Boccia».

Quale?
«Deve provare a fare un congresso unitario, ma dobbiamo predisporci all’eventualità che questo non sia possibile, prevedendo le primarie aperte, perché non possiamo essere il partito delle posizioni di potere che si solidificano attraverso l’acquisto di tessere. Io per esempio non partecipo a quella gara».

Quindi se ne esce soltanto con le primarie?
«Certo, perché il partito altrimenti sarà sempre assoggettato a gruppi di potere: piccoli o grandi accampamenti che nel disputarsi il territorio di influenza poi finiscono per dimenticare i problemi della gente. E pensare che noi siamo il partito che aveva inventato le primarie».

Sullo sfondo c’è già la lotta per capire chi dovrà candidarsi alle prossime elezioni politiche.
«È proprio così. Questa vicenda ha un rilievo imponente per via delle liste bloccate alle elezioni politiche. Perché va in lista non chi è leale, ma chi sa garantire fedeltà. Se ci fossero le preferenze ci sarebbe meno baccano e i parlamentari si occuperebbero maggiormente dei problemi delle persone, come fanno i consiglieri regionali e comunali che hanno l’obbligo di ricordarsi chi li manda in consiglio regionale e comunale. Invece un eletto ha soltanto l’obbligo di ricordarsi chi li ha favoriti».

 

Articolo pubblicato su La Repubblica Bari del 31 marzo 2022

Screening SMA, Amati: “7549 bimbi e nessun positivo. Ecco cosa significa essere gli unici in Italia”

“Su 7549 test effettuati ai bimbi nati in Puglia dal 6 dicembre 2021 non ci sono positivi alla SMA. Ecco cosa significa essere gli unici in Italia con lo screening obbligatorio e con la possibilità, quindi, di somministrare tempestivamente le terapie oggi disponibili.
Non avremo più casi come quelli di Melissa, Federico, Paolo, Giovanni e Marco: cinque bimbi che con la loro sofferenza ci stanno facendo segnare la storia della lotta alla SMA in Italia.
Nelle prossime settimane con le stesse attrezzature acquisitate per lo screening SMA si potrà diagnosticare la malattia di SCID, ossia un’immunodeficienza combinata grave”.

Lo comunica il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Ringrazio innanzitutto la Asl di Bari, il Laboratorio di genomica del Di Venere di Bari e i 27 punti nascita della regione.
Dopo l’approvazione della legge regionale sullo screening obbligatorio su tutti i neonati pugliesi, avvenuta nell’aprile del 2021, la Asl di Bari ha acquisito le attrezzature e messo in attività il servizio in meno di 8 mesi. Il laboratorio di genomica dell’ospedale Di Venere di Bari, diretto da Mattia Gentile, ha analizzato, dal 6 dicembre 2021 al 28 marzo 2022, 7549 campioni inviati dai 27 punti nascita pugliesi, con esito negativo.
Ecco il dettaglio: Bari A.O.U.C. Policlinico 544, Bari -Di Venere 636, Corato 263, Monopoli 169, Bari-San Paolo 120, Altamura 118, Bari-Mater Dei 535, Acquaviva 564, Brindisi 385, Francavilla Fontana 214, Barletta 173, Andria 150, Foggia 695, San Giovanni Rotondo 230, San Severo 173, Cerignola 162, Lecce 644, Tricase 355, Galatina 189, Scorrano 172, Gallipoli 113, Taranto 587, Castellaneta 147, Martina Franca 204, Bisceglie (Centro Covid) 7”.

Case di comunità, Amati: “In Provincia di Brindisi 9 Case di comunità per assistenza sanitaria. Ecco i Comuni”

“In Provincia di Brindisi ci saranno 9 Case di comunità per l’assistenza sanitari e socio-sanitaria, finanziati con i fondi del PNRR e nell’ambito del programma di 121 strutture su tutto il territorio regionale. Si tratta di Brindisi, Cisternino, Francavilla Fontana, Ostuni, San Michele Salentino, San Pancrazio Salentino, San Vito dei Normanni, Torre Santa Susanna e Villa Castelli. Si continua a fare passi in avanti, ma dopo la programmazione ciò che più conta sarà attivarli al più presto. E su questo non farò mancare il supporto operativo”.

Lo comunica il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“La nuova organizzazione territoriale in provincia di Brindisi prevede i già esistenti e funzionali 3 presidi territoriali d’assistenza per attività medica e chirurgica (Fasano, Mesagne e San Pietro Vernotico), 3 presidi territoriali d’assistenza per attività medica (Ceglie Messapica, Cisternino e Brindisi) e 8 ospedali di comunità:  Brindisi, autorizzato e finanziato con PNRR, Cisternino, Ceglie Messapica, Fasano, Latiano, autorizzato e finanziato con PNRR, Mesagne, San Pancrazio Salentino, adeguato e di prossima attivazione, e San Pietro Vernotico.
A questa importante organizzazione territoriale si aggiungeranno, come detto, 9 case di comunità. Il tutto per completare la rete dell’assistenza territoriale e rendere più fluida l’attività degli ospedali di II livello Perrino di Brindisi, di I livello Camberlingo di Francavilla Fontana, di I livello Monopoli-Fasano (in fase di costruzione) e di base di Ostuni.
Le case di comunità sono strutture di assistenza multidisciplinare, dotati di medici specialisti, medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e infermieri di comunità e ulteriori professionisti della salute. Nelle case di comunità troveranno allocazione anche un punto prelievi e apparecchiature per diagnosi polispecialistica”.

Cancro al seno, Amati: “Nuova legge presa sottogamba. Da febbraio nulla di fatto. Ma lo sanno i DG che decadono?”

“La nuova legge sul potenziamento dello screening mammario, licenziata ieri senza rilievi anche dal Consiglio dei Ministri, è stata presa sottogamba dalle Asl e dal Dipartimento Salute. Dalla data di entrata in vigore, ossia il 3 febbraio 2022, non sono state istituite le prenotazioni a data fissa, incrementati gli avvisi per lo screening, attivati i protocolli di sorveglianza per mutazioni BRCA1 e BRCA2 e introdotta l’esenzione D-99. Ma lo sanno i DG che, così facendo, la legge prevede la loro decadenza automatica? Aggiornamento tra 30 giorni, nella speranza che non ci siano più ritardi”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e Programmazione Fabiano Amati, commentando l’esito della riunione odierna di verifica sull’esecuzione della legge del 3 febbraio 2022 n. 1.

“Da non crederci. Una legge che riguarda la vera parità di genere, ossia contrastare la morte di un gran numero di donne per carcinoma mammario, trattata come una qualsiasi disposizione amministrativa da applicare con l’istituzione di seriali tavoli e tavolini, spesso inconcludenti.
E pensare che c’è ancora oggi chi vorrebbe proporre la modifica di quella legge, prima ancora di applicarla, perché ritiene troppo severa la sanzione della decadenza dei direttori generali delle Asl in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi.
Veniamo al dunque. Ho sottoposto oggi dieci domande ai direttori generali delle Asl, per verificare l’adempimento alle diverse disposizioni previste dalla legge.
A tutte le domande la risposta è stata generalmente insufficiente su tutti gli adempimenti e precisamente: sulla prenotazione a data fissa degli screening successivi al primo; sulle istruzioni ai medici di medicina generale per la verifica di rischio eredo-familiari delle proprie assistite; sulle istruzioni alle Breast units relative alle gestione delle innovazioni legislative; sulla individuazione dei lavoratori di riferimento per i test genetici BRCA1 e BRCA2; sull’adozione dei protocolli operativi dei laboratori di riferimento; sulle istruzioni per l’avvio della consulenza genetica oncologica; sulle indicazioni operative ai genetisti per lo svolgimento del test BRCA1 e BRCA2; sulle indicazioni ai centri di screening mammografico e ginecologico per lo svolgimento dei programmi di sorveglianza su persone con mutazioni; sull’istituzione del codice di esenzione D-99.
Il quasi generalizzato inadempimento a tali prescrizioni legislative è addebitabile all’assessorato alla salute per l’adeguamento dei sistemi informativi e l’istituzione del codice di esenzione e alle singole Asl per le altre questioni.
La Commissione si riunirà tra 30 giorni per verificare gli impegni all’adeguamento assunti oggi, nella consapevolezza che ogni minuto perso coincide con la morte di una persona. E ciò non possiamo permettercelo di fronte a una malattia che se diagnosticata in tempo può essere battuta”.

IL PESO DEI NO ALLA GENETICA PER COLTURE PIÙ REDDITIZIE E SANE

Quando mangiamo prendiamo il sole. In fondo cos’è il cibo se non sole trasformato con la fotosintesi in pasta e carne? E non è un caso se la quantità di sole che ingoiamo la misuriamo in calorie.

Appunto. Ma con la guerra prendere il sole ci sta costando tantissimo. Molto di più di quanto già non ci costasse. Sempre di più, perché da qualche decennio abbiamo messo all’ombra la nostra mente per correre dietro a «membri delle élite che hanno abbastanza denaro da non doversi preoccupare di come procurarsi il prossimo pasto». Così stigmatizzava i benpensanti del no alla genetica in agricoltura, l’agronomo americano Norman Borlaug, premio Nobel per la pace per aver sganciato sulla fame la bomba della Rivoluzione verde: quel meraviglioso processo di scienza e coscienza, avviato con l’ibridazione del grano per aumentare la resa e respingere i parassiti.

In questi giorni stanno venendo al pettine i nodi e alla tasca gli oneri del “vandanashivismo” (riferimento a Vandana Shiva è ricercato), un oscuramento della ragione, della prova scientifica, della conversione ecologica e della pace. E vediamo perché. La rinuncia ideologica del nostro Paese alla genetica in agricoltura ha generato una notevole dipendenza dalle importazioni. Negli ultimi giorni di guerra, poi, tale soggezione ha causato sproporzionate impennate del prezzo.

Ecco l’impressionante andamento negli ultimi cinque anni: 176 dollari a tonnellata nel 2016, 178 nel 2017, 203 nel 2018, 211 nel 2019, 227 nel 2020, 281 nel 2021, 322 nelle prime settimane del 2022 e 400-500 dollari negli ultimi giorni. Inoltre, sempre per ideologia, nel settore dei mangimi facciamo la cosa più folle che si possa fare: importiamo ciò che vietiamo di coltivare, cioè l’85% di soia e mais geneticamente modificati (ogm), per alimentare il nostro bestiame e produrre le merci dei nostri marchi più celebrati e tutelati (parmigiano, prosciutto crudo, ecc.). Migliaia di chilometri attorno al mondo, a bordo di navi o carghi a gasolio, a causa della cecità dei sostenitori del chilometro zero. Non c’è nulla da ridere, è proprio così.

Eppure basterebbe molto poco. Basterebbe accettare e favorire l’innovazione genetica in agricoltura per aumentare la resa e ridurre il consumo di pesticidi, energia e acqua. Più o meno ciò che in agricoltura si è sempre fatto. Secoli e secoli a studiare le piante e i terreni, modificandoli e adattandoli affinché le une potessero meglio accoppiarsi con gli altri. Modifiche di semi per aumentare le varietà e pure la resistenza al gelo e ai parassiti; migliaia di prove per migliorare aspetto e gusto di piante e frutti. La mela, la fragola, l’albicocca e il pomodoro, non ci sono state date così come le vediamo.

È stato il lavoro e l’ingegno dell’uomo a dare alla natura un senso più concreto, saporito e meno violento. E anche il bestiame ha migliorato i suoi rendimenti e la qualità delle carni, con razze incrociate e alimentazione ben calibrate. Si pensi che Borlaug, eliminando un gene, rese lo stelo del grano più nano così da occupare meno spazio e sopportare più chicchi.
L’innovazione in agricoltura attraverso la genetica e la digitalizzazione, per avere dalle piante il massimo della resa e dare ai campi ciò che serve nelle misure più proporzionate, è la ricetta. E un programma in grado di ridurre la dipendenza dell’Italia dall’estero, aumentare la prosperità, contenere l’uso dei pesticidi, risparmiare acqua e energia.

E tutto questo sfamando sempre più persone con la coltivazione degli stessi campi e perciò evitando di smantellare boschi per aumentare la superficie coltivabile. Sino agli anni novanta del secolo scorso la genetica delle piante in Italia era un’eccellenza. Poi si fece buio sull’ingegno umano e sulla prova scientifica per non fare ombra sulle nuove ideologie. L’uso della mente e la scienza, infatti, sono amici dei programmi e nemici delle ideologie, perché aiutano a pensare la realtà per com’è e non per come altri la vorrebbero piegata al proprio disegno di potere. L’innovazione genetica in agricoltura mette in luce il genio umano e in ombra le ideologie; mette al sole i nostri campi e le nostre piante per farci mangiare il sole, abbronzandoci ma senza scottarci.

 

Articolo pubblicato su Nuovo Quotidiano di Puglia del 29 marzo 2022

 

PNRR Sanità, Amati: “Manca piccola chirurgia pubblica nei capoluoghi. Bene Ospedali Comunità e grandi macchine. Ecco i numeri”

“Nel programma sanità del PNRR manca l’individuazione di centri di piccola chirurgia pubblica nei capoluoghi di provincia, tranne Brindisi. È questa una domanda di salute territoriale importantissima che non riesce nemmeno a essere appagata dalle strutture private e che in questo modo finisce per intasare i grandi ospedali o negare l’assistenza per i cittadini più poveri e disorientati. Qui c’è uno dei nodi più grossi del disagio, dell’attesa e delle disfunzioni, che spesso viene occultato con motivazioni burocratiche dalle attenzioni del decisore politico.
Mi pare invece condivisibile la proposta sulle 121 Case della salute, sui 36 ospedali di comunità – di cui 27 esistenti da ristrutturare e 9 di nuova costituzione – e sull’acquisto di 273 grandi macchine, tra cui Tac, risonanze, acceleratori lineari, angiografi, gamma camera semplici o congiunti a Tac, mammografi, Pet-tac e ecotomografi”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e Programmazione Fabiano Amati.

“La domanda di salute territoriale rappresenta la stragrande maggioranza delle prestazioni assistenziali. La carenza di strutture a ciò dedicate è il motivo di profonda disorganizzazione e di notevoli problemi di affollamento degli ospedali. Per questo mi aspettavo l’individuazione nel programma PNRR di centri di assistenza territoriale di tipo chirurgico in tutti i capoluoghi di provincia, da aggiungere ai 27 presidi territoriali di assistenza già in funzione, e istituiti a seguito della riconversione dei vecchi ospedali di base. E invece su questo punto non ci sono previsioni innovative, tranne il caso del Di Summa di Brindisi peraltro destinato a quella vocazione prima della pandemia, caricando tutto il peso della piccola chirurgia sugli ospedali per acuti o sulle strutture private.
Sul versante, invece, dell’assistenza territoriale relativa agli ospedali di comunità per dimissioni protette e case della salute per domande di medicina generale specialistica, anche pediatrica, mi pare di poter esprimere soddisfazione, sia per l’introduzione di 9 nuovi ospedali di comunità, portando a 36 il numero complessivo, sia per la radicata presenza di 121 case della salute.
L’elenco delle case della salute sarà reso noto nei prossimi giorni e vedrà la presenza di queste strutture anche nei comuni capoluoghi. Per quanto riguarda, invece, gli Ospedali di Comunità saranno istituiti quelli di Bari, Taranto, Foggia e Andria, che andranno ad aggiungersi a cinque nuovi non ancora resi noti e a quelli di Rutigliano, Bitonto, Ruvo di Puglia, Noci, Grumo Appula, Minervino Murge, Trani, Torremaggiore, Sannicandro, Monte Sant’Angelo, Vieste, Accadia, Massafra, Grottaglie, San Pietro Vernotico, Ceglie Messapica, Cisternino, Fasano, Mesagne, Brindisi, San Pancrazio Salentino, Latiano, Campi Salentina, Nardò, Poggiardo, Maglie e Gagliano del Capo.
Per quanto riguarda, invece, le grandi macchine diagnostiche, registro la grande utilità del programma d’acquisto di 273 apparecchiature, così suddivise:
ASL BARI – Tac 11, Risonanze 2, Sistemi radiologici 8, Angiografi 2, Gamma camera 1, Gamma camera Tac 1, Ecotomografi 10;
ASL BAT – Tac 4, Risonanze 1, Sistemi radiologici 5, Angiografi 1, Mammografi 1, Ecotomografi 8;
ASL BRINDISI – Tac 5, Risonanze 2, Acceleratori lineari 1, Sistemi radiologici 4, Angiografi 2, Gamma camera 1, Gamma camera Tac 1, Pet-tac 1, Ecotomografi 4;
ASL FOGGIA – Tac 3, Risonanze 3, Sistemi radiologici 4, Angiografi 1, Mammografi 2, Ecotomografi 20;
ASL LECCE – Tac 8, Risonanze 1, Sistemi radiologici 13, Angiografi 3, Pet-tac 1, Ecotomografi 8;
ASL TARANTO – Tac 8, Risonanze 3, Sistemi radiologici 4, Angiografi 4, Ecotomografi 40;
POLICLINICO DI BARI – Tac 2, Risonanze 2, Sistemi radiologici 4, Angiografi 4, Ecotomografi 10;
POLICLINICO DI FOGGIA – Tac 4, Risonanze 1, Sistemi radiologici 4, Angiografi 3, Gamma camera 1, Mammografi 1, Gamma camera-Tac 1, Pet-tac 1, Ecotomografi 15;
IRCCS DE BELLIS – Tac 1, Sistemi radiologici 2, Angiografi 1, Pet-tac 1, Ecotomografi 4;
IRCCS GIOVANNI PAOLO II – Tac 2, Risonanze 1, Acceleratori lineari 1, Sistemi radiologici 1, Mammografi 2, Ecotomografi 2”.

Casa Paisiello, Amati: “Lavori ricominciati il 21 marzo per terminare il 30 novembre”

Dichiarazione del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Osserviamo il rispetto dell’impegno assunto di riavvio dei lavori per il 21 marzo scorso. Dal nuovo cronoprogramma risulta ora che i lavori termineranno il 24 novembre 2022.
La Regione Puglia ha finanziato l’opera con 500mila euro. La legge con cui fu stanziato il finanziamento fu proposta dell’ex Consigliere regionale Francesca Franzoso e approvata dal Consiglio regionale.
Sulla base del protocollo d’intesa i lavori dovevano essere terminati il 1° aprile 2021. Verificheremo nella prima settimana di luglio l’andamento dei lavori”.

SERVE UN ARGINE ALL’IPOCRISIA SU ARMI E CONFLITTO

Tempo di guerra. Mettiamo un vescovo intento a dare dieci nuovi comandamenti. Ma fm qui, passi. E mettiamo pure un cristiano desideroso d’obbedire a quei comandamenti rivolti a disprezzare la guerra senza provare a mettere ordine nella realtà. Ebbene, quel cristiano ha bisogno di dieci finzioni per farsi paladino di questi comandamenti sull’idolatria della pace.
Prima finzione. Deve impegnarsi a percorrere il sentiero della pace e della benedizione senza mai pronunciare il nome di Caino-Putin.
Seconda finzione. Deve additare l’irragionevolezza della guerra, proiettando il pensiero bellico anche a carico dell’Ucraina che si difende.
Terza finzione. Deve costruire la pace sventolando bandiere nelle piazze pacifiche dei paesi democratici e poi a casa, prima che la minestra si freddi.
Quarta finzione. Deve avere, come colpo in penna, il capro espiatorio di una diplomazia sonnacchiosa incapace di fare ciò che non può: negoziare con i fiori in mano, seduti sulla bocca del cannone che spara.
Quinta finzione. Deve ribaltare la realtà e attribuire l’intento di esportare la democrazia alle nazioni che difendono gli ucraini attaccati, dimenticando che la guerra è invece cominciata con Putin desideroso d’esportare un’ideologia e una dittatura.
Sesta finzione. Deve mettere assieme i pianti per i morti di guerra di tutti i tempi, per evitare di piangerli uno per uno e man mano che muoiono, con il pesante fardello di ricordare i loro nomi e la mano del loro assassino.
Settima finzione. Deve spostare l’attenzione sull’ovvia accoglienza dei profughi e senza distinguo, per distogliere il pensiero dai carnefici da cui fuggono.
Ottava finzione. Deve criminalizzare sia chi si arma per non essere ucciso e chi lo fa per uccidere.
Nona finzione. Deve disporsi all’allusione su facce e aspetti taciuti o oscuri, anche se non conosciuti, per avere la possibilità di sostenere le buone ragioni senza spiegarne il perché.
Decima finzione. Deve saper lanciare il dibattito in cagnara e quindi collegare un conflitto sanguinario finanche con le più varie ed episodiche intemperanze da sociaL
Dieci finzioni per trasformare la pace in un idolo. Dieci regole per un pieno d’ambiguità e per non rispondere alle domande più semplici
È pace o è guerra soccorrere e difendere l’aggredito? È pace o guerra infliggere violenza agli altri? «Fare tutto il possibile per il dialogo» mentre uno degli interlocutori uccide è «amare sinceramente la vita» oppure è doppiezza?
Se i commenti meditati nel libro di Amos potevano essere usati per «trasformare il diritto in veleno» e per schiacciare l’oppresso e il debole, figurarsi quanto velenose possono rivelarsi le addizioni di buone intenzioni sulla pelle della realtà.
La guerra della Russia all’Ucraina si riduce peraltro a una circostanza semplice: un violento e potente esercito si è riversato contro una nazione assai più debole. Che si fa? L’Italia e molti paesi del mondo stanno fornendo armi di difesa e adottando sanzioni economiche. Qual è esattamente la colpa? Lo si dica, senza incertezze. La questione non è cosa fare durante la pace, ovviamente. La questione è cosa fare quando il debole è aggredito e l’aggressore non desiste. Si può amare la pace con il sangue altrui? Fare così non rende la pace il più odioso degli idoli?
Per quanto potrebbe farci piacere, la politica non nasce per soddisfare capricci adolescenziali; non conosco persone razionali dedite a contestare l’amore, la pace o la felicità.
La politica deve affrontare i temi dell’età adulta: quanto costa l’amore, la pace e la felicità? Qual è il prezzo che siamo disposti a pagare? E sarebbe meglio se la decisione potesse essere presa con l’aiuto di voci equilibrate e non equidistanti, come fu per esempio quella del cardinale Clemens August von Galen. II leone di Münster, non dovette riscrivere i comandamenti, gli bastarono quelli dati a Mosè per prendere posizione e mettersi dalla parte di Abele e resistere conto Hitler-Caino. Senza tentennamenti.
La grande Russia che Putin insegue richiama il disegno della grande Germania. Ci fu un momento in cui il programma fu considerato legittimo e si accettò la resa, vantandosi di aver portato «la pace per i nostri tempi», commentò Chamberlain. Non andò così. Quella pace, immaginata con la resa, si rivelò illusoria e ostacolò «la pace per tutti i tempi», come ricordò Kennedy qualche anno dopo.
L’ingerenza umanitaria è stata insegnata al diritto internazionale dalla Chiesa apostolica e romana, durante il pontificato di San Giovanni Paolo II. Chi definisce “pacefondai” i “né di qua né di là” non la fa per dileggio o per eccessi di sapienza, ma per stare su quella scia e per mettere un argine all’ipocrisia senza profezia.

Articolo pubblicato su La Gazzetta del Mezzogiorno del 27 marzo 2022

Aqp, Amati: “Denuncio violazione ordine cronologico estensione reti. Figli e figliastri. Intervenga Laforgia”

“Nella qualità di autore della legge acqua e fogna per tutti del 2019, denuncio la violazione della regola cronologica nella realizzazione delle estensioni delle reti. Gli elenchi approvati dall’Autorità Idrica vanno rispettati: e si smetta di mettere pezze a colori su pronta cantierabilità e fattibilità tecnica, perché il favoritismo è roba solida e si svela subito quando lo si vuol fare passare nei tubi dell’acqua.
La bottega figli e figliastri di Aqp va chiusa rapidamente e per questo mi affido alle alte doti etiche del nuovo Presidente Laforgia. E nel frattempo mi accingo a convocare AIP, Aqp e l’assessore in Commissione”.

Lo comunica il Presidente della Commissione regionale Bilancio e Programmazione Fabiano Amati.

“Siamo costretti a governare con il piglio degli inquirenti e quando lo facciamo qualcuno ha pure l’ardire di farci passare per oppositori. E pensare che con riferimento a eventi come questo il vecchio presidente Aqp, Simeone Di Cagno Abbrescia, mi ha addirittura convenuto in giudizio ritenendo che denunciare favoritismi equivale a diffamare.
Ma andiamo ai fatti specifici.
Nel 2019 il Consiglio regionale approvò su mia proposta una legge per assicurare l’acqua e la fogna anche in zone non rientranti nel perimetro del Servizio Idrico Integrato.
Il procedimento prevede la richiesta del Comune interessato e l’autorizzazione in ordine cronologico dell’Autorità Idrica Pugliese.
È invece accaduto che gli elenchi sono stati approvati con quattro delibere diverse dell’Autorità Idrica Pugliese e con puntuale ordine cronologico, per poi essere però finanziati e progettati con modalità a spot, cioè saltando l’ordine cronologico e ogni più ragionevole criterio.
Nel dettaglio: la prima delibera del giugno 2020 prevede 51 interventi autorizzati, su un elenco di 77 richieste, di cui 36 finanziati senza il rispetto dell’ordine cronologico.
La seconda delibera del dicembre 2020 prevede solo 6 progetti finanziati, su un elenco di 62 richieste, senza alcun rispetto della cronologia interna alla stessa delibera o con riferimento alla prima delibera.
La terza delibera del febbraio 2021 prevede 4 progetti finanziati, su un elenco di 17 richieste, senza alcun rispetto della cronologia interna alla stessa delibera o con riferimento alla prima e alla seconda delibera.
La quarta delibera del marzo 2021 prevede 2 progetti finanziati, su un elenco di 36 richieste, senza alcun rispetto della cronologia interna alla stessa delibera o con riferimento alla prima,
alla seconda e alla terza delibera”.

Rifiuti, Amati: “Ispra conferma carenza impianti al sud che fa la ricchezza del nord”

“Si poteva intuire ma ora c’è la conferma dai dati. Il sud manda i suoi rifiuti al nord, pagando abbondantemente, e il nord li trasforma in ricchezza recuperando energia. E la quota che non mandiamo al nord è destinata nelle discariche. Insomma, per un’ostinazione incomprensibile contro i termovalorizzatori, in un colpo solo cediamo ricchezza al nord, per giunta pagando, e favoriamo l’inquinamento. Urge una presa di coscienza e una revisione del Piano dei rifiuti”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati, commentando il dati Ispra riferiti nell’ambito della presentazione del Programma nazionale per la gestione dei rifiuti.

“Al nord c’è una ragionevole concentrazione di impianti, da noi osteggiati, in grado di ridurre il deposito on discarica e accogliere i rifiuti del sud.
Abbiamo, purtroppo, una distribuzione geografica degli impianti non omogenea, con il 70 per cento dei termovalorizzatori localizzati al nord.
Su questa scia, anche il nostro Piano dei rifiuti, appena approvato, accoglie un’impostazione che favorisce le discariche e quindi l’inquinamento. Mi spiace che le giuste proteste contro le discariche si rivelano in realtà funzionali al mantenimento in esercizio delle stesse, perché non si riesce ad accogliere l’unica alternativa: i termovalorozzatori.
Speriamo che l’ennesima presentazione dei dati possa scuotere più di una coscienza, così da abbracciare una nuova cultura di sicurezza ambientale attraverso le tecnologie più avanzate. Diversamente saremo condannati a tenere in funzione le discariche e cedere al nord i nostri rifiuti e quindi una fonte di ricchezza”.