Energia, Amati: “Rigassificatore ed eolico offshore. Bene Cingolani e basta con le nostre timidezze”

 

“L’intervento del ministro Cingolani mette fuori gioco tutti i tatticismi e le timidezze sull’argomento energia. Certo, avremmo potuto essere noi, con il nostro protagonismo, ad aprire concretamente la porta pugliese dell’Europa con politiche di prosperità, sicurezza ambientale e pace, ma va bene lo stesso se a farlo è il governo nazionale, con la proposta di localizzare al largo di un porto pugliese il rigassificatore offshore e di accentrare le decisioni sui parchi eolici. E questo come decisioni a brevissimo termine. Per quanto riguarda, invece, le decisioni a medio termine bisogna pensare al raddoppio Tap e alla realizzazione, a lungo termine, del gasdotto Poseidon”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e Programmazione Fabiano Amati.

“Per tanto tempo abbiamo dovuto osservare il dibattito sull’energia come campo di battaglia politica, finalizzato ad affermare posizioni sconfitte dalla storia e riciclate sotto le sembianze dell’ecologia. In realtà quelle posizioni si sono dimostrate altamente inquinanti, perché hanno ritardato grandi infrastrutture energetiche, per esempio il gasdotto Tap, in grado di ridurre l’inquinamento da carbone e petrolio, e ridurre la dipendenza dell’Italia dal gas russo.
Ora che la guerra ha reso visibile a tutti il problema della dipendenza da uno stato gestito da un dittatore, Putin, e la sua prepotenza ringalluzzita dalla consapevolezza di gestire la più grande polpa di benzina mascherata da Paese, come disse efficacemente il senatore americano McCain, non sono ammissibili tentennamenti giustificati da mero posizionamento politico.
La Puglia ha un grande ruolo internazionale sulla questione energetica e sarebbe un delitto rinunciarci”.

Chirurgia oncologica BR, Amati: “Torna l’attesa per Senologia e Urologia. Chiesto a DG sedute aggiuntive”

“All’ospedale Perrino di Brindisi servono sedute di sala operatoria aggiuntive per Senologia e Urologia: le liste d’attesa sono tornate nella vecchia problematicità. La chirurgia oncologica è un’ovvia priorità, perché si tratta di salvare vite umane. Ho scritto al DG”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Dopo un breve periodo con un potenziamento delle sedute operatorie per Senologia, siamo tornati al vecchio problema dell’attesa. Per Urologia, invece, il problema non ha mai avuto miglioramenti, perché si era in attesa di un piano complessivo delle sedute operatorie, mai adottato. La solita storia: quando si vuole complicare un problema basta dare un incarico per elaborare un piano.
La chirurgia senologica ha sempre un’attesa di 50-60 pazienti, poiché l’utilizzo della sala operatoria è limitata a una seduta lunga e una breve a settimana; con queste modalità il numero di pazienti operabili a settimana oscilla tra 6 e 9, in ogni caso insufficienti per limitare l’attesa a tempi ragionevoli. Ci vorrebbe, in buona sostanza, un’ulteriore seduta lunga oppure due brevi.
L’Urologia, invece, ha in attesa 60-65 pazienti, poiché l’utilizzo della sala operatoria è limitato a tre sedute brevi a settimana. Anche in questo caso le sedute risultano insufficienti e servirebbe un’ulteriore seduta lunga oppure due brevi.
Ho scritto al Direttore generale della Asl per sollecitare un programma di riduzione dell’attesa per la chirurgia oncologica, da realizzare senza particolari procedimenti burocratici. E ciò perché la malattia non è regolata dai procedimenti amministrativi. Purtroppo”.

Anche nella morte per cancro esiste uno squilibrio di genere

Nella lotta al cancro c’è la prima politica di parità tra uomini e donne. Non solo dunque le più gettonate questioni attorno alla parità nell’accesso al potere e al lavoro. A sancire le differenze tra i sessi c’è anche la distrazione sui tumori di genere. Quelli che colpiscono solo o soprattutto le donne. Una terribile ingiustizia.
Una violenza di natura in grado di trasformare organi di impareggiabile grazia femminile in tane per cellule maligne. E in molti casi pure per tragica familiarità; non dunque eredità per un futuro opulento ma mutazioni genetiche da tramandare per tenere in famiglia la catena del dolore. Un arruolamento obbligatorio nell’esercito dei soldati tragici, forse per vincere la guerra dell’evoluzione.
Fermiamoci a pensare su tutto questo. C’è sempre la figlia, la mamma, la sorella o la moglie di qualcuno di noi, cadute perché non c’era nulla da fare oppure per superficiale ritardo nella prevenzione. Siamo tutti orfani di una malata di cancro. E nelle ore più meste, quelle che tornano sempre nel cuore degli orfani, il pensiero si fa più cupo anche per rimpianto o rimorso, per quello che si sarebbe potuto avere e non si ebbe o per ciò che si sarebbe potuto fare e non si fece.
Nella morte per cancro c’è uno squilibrio di genere. C’è, nella sconvolgente aggressività, una sproporzione per tumori al seno e all’apparato genitale.
Eppure abbiamo acquisito strumenti rivolti a maggiore uguaglianza. Il problema è che li usiamo poco e male. Sono strumenti noti. Tutti scritti nella bella copia delle leggi e dei programmi di prevenzione.
Nel caso del carcinoma mammario, con le sue connessioni di storia clinica a quello dell’ovaio, i programmi di prevenzione li abbiamo chiamati screening.
Un benintenzionato monitoraggio su una popolazione femminile tra i 45 e 74 anni, invitata alla mammografia di sorveglianza ogni uno o due anni. Ma si fa? È proprio vero che si chiamano tutte? No. La realtà non risulta accordata con i piani di prevenzione e gli atti delle aziende sanitarie.
Ogni giorno in cui si svolge un convegno sul potere negato alle donne, ci sono donne che non risultano chiamate allo screening. E mentre quelle più informate e socialmente attive rimediano con l’esame a pagamento, quelle affannate nei disagi concreti della vita perdono l’attimo e il male entra in loro. Silenzioso. Sino a quando il primo sintomo e la prima diagnosi smaschererà il dramma e il tempo perso.
Di recente il Consiglio regionale della Puglia ha approvato una legge con cui si è stabilita la decadenza dei direttori generali delle Asl qualora non siano invitate allo screening tutte le donne. Tutte. E non meno della metà, come avviene sinora. Una decisione tanto ovvia quanto difficile da prendere. Si è trattato di un provvedimento concretamente rivolto alla parità di genere. Una condizione d’uguaglianza che si stenta a raggiungere anche per inospitalità alle innovazioni della ricerca.
È il caso dei test genetici per sapere con debito anticipo se in qualche antro recondito, invisibile, sta acquattato in persona sana un gene mutato pronto alla “guerra”. Anche su questo ha provveduto da poco il Consiglio regionale, stabilendo la gratuità dei test e dei successivi programmi di sorveglianza.
Ora viene la parte più difficile: l’esecuzione delle nuove disposizioni.
Si teme una reazione stentata, titubanze, preoccupazioni e problematicità, nonostante l’alta posta in gioco. Ma “se non ora, quando?” Verrebbe da dire.
Ora è il tempo della mobilitazione senza timidezze. Ora c’è la necessità di chiamare tutte le donne da 50 a 74 anni allo screening; di valutare l’ammissione allo screening delle donne da 45 a 49 anni; di attivare la consulenza genetica oncologica e la gratuità dei test BRCA1, BRCA2 e degli eventuali programmi di sorveglianza clinico-strumentale.
Un colpo di reni per la parità tra i generi. Un nuovo approccio non condizionato dalle difficoltà organizzative, che pure ci sono, e che sinora ha suggerito di desistere prima ancora di provarci.
Gli ingranaggi organizzativi devono essere adattati al dolore della condizione umana e non il contrario. La condizione di stress nel fornire risposte difficili e con tempi ristretti, finisce sempre per rispondere alle domande di salute delle persone e contemporaneamente ridurre i problemi organizzativi.
“Se non ora quando?” Ora che abbiamo acceso con potenza l’attenzione sull’argomento emerge la responsabilità; una caratteristica umana in grado di essere presa sul serio se risulta chiaro cosa succeda nel caso non si abbia intenzione d’assumerla.
Se non ora quando? Ora.

 

Articolo pubblicato l’8 aprile 2022, su Corriere del Mezzogiorno Puglia

Eco-casa, Amati: “Comuni, imprese e ordini professionali sostengono la nostra idea di procedere in fretta”

“I comuni, le imprese e gli ordini professionali sostengono la nostra idea di procedere in fretta sul programma eco-casa, ossia il provvedimento che struttura il vecchio Piano Casa. Il mondo reale non ha niente in comune con le ideologie”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati, primo firmatario della proposta di legge Programma eco-casa di riqualificazione, rigenerazione e riutilizzo del patrimonio edilizio esistente.

“C’è un imponente settore produttivo ad alta densità di posti di lavoro, come l’edilizia, che ci chiede d’intervenire con urgenza.
Il programma eco-casa è rivolto a rigenerare il patrimonio edilizio nel rispetto del piano paesaggistico, senza consumare suolo, conseguendo risparmio energetico, incentivando la produzione ed evitando istigazioni alla corruzione da attività amministrativa discrezionale”.

Diffamazione, Amati: “Rossi tace sulle offese di sua moglie. Presento querela”

 

Dichiarazione del Consigliere regionale Fabiano Amati.

“L’avevo già detto che con me non ha effetto la diffamazione sulla persona per combattere le sue idee. Una pratica assurda, messa in atto da una classe politica priva d’idee e colma di pregiudizi.
Ho atteso trenta giorni senza risposta. Il sindaco Rossi non ha inteso accompagnarmi dal Procuratore della Repubblica di Brindisi per depositare denunzia-querela nei confronti della signora Paola Forina, responsabile del movimento politico Brindisi Bene Comune e coniuge del sindaco, ovvero di chiunque dovesse risultare responsabile, per le offese a mio carico.
Un mese fa, Brindisi Bene Comune, il movimento politico del sindaco di Brindisi, mi ha gravemente diffamato, offendendo la mia reputazione, con parole violente, inutilmente guerrafondaie e contrarie a ogni logica di confronto pacifico sulle idee. Il contrario cioè di quanto predicano ed esigono dagli altri.
Ho atteso trenta giorni, magari per un cenno di scuse, e invece niente.
Ho dato per questo mandato al mio legale di predisporre e presentare denuncia-querela per diffamazione.
Ecco le parole diffamatorie pubblicate sulla pagina Facebook del movimento politico Brindisi Bene Comune: “Questo diciamo al solito consigliere Amati pronto interprete dei grandi interessi e delle lobby, subito in prima linea per inceneritori, centrali nucleari e oggi rigassificatori.
Nelle sue parole senza alcun senso e prospettiva sentiamo il cattivo odore dei soldi e dei grandi interessi, della speculazione più becera quella dei ‘prendi i soldi e scappa’ senza alcun ritegno per il territorio e una città che per queste logiche ha pagato un prezzo altissimo.”

Ospedale Comunità San Pancrazio, Amati: “Lavori finiti. Subito in funzione. Ho scritto a DG”

Dichiarazione del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Sono terminati da un po’ i lavori di adeguamento della struttura per allocare l’Ospedale di Comunità di San Pancrazio Salentino. Ora serve solo il rapido accreditamento sanitario, ai sensi del regolamento regionale e dell’accordo Stato-regioni, per poi avviare l’attività. Spero che sia sufficiente un mese di tempo, trascorso il quale sarà mia cura esercitare tutte le attività più utili a conseguire il risultato atteso. È questione di salute e non si può tergiversare, magari facendo confusione tra le regole sul modulo minimo di 20 posti letto, previsto per accedere ai fondi del PNRR, e le regole sul modulo minimo di 15 posti letto previsto dall’accordo Stato-regioni.
L’Ospedale di Comunità di San Pancrazio salentino è stato autorizzato e adeguato in tempi molto precedenti alla stessa idea del PNRR, per cui l’unica cosa che mi attendo, assieme ai cittadini, è l’immediata funzionalità.
Per queste ragioni ho sollecitato il Direttore generale della Asl Brindisi ad assumerne tutte le iniziative più congrue e faccio dunque affidamento alle sue doti di affidabilità e senso pratico”.

Ospedale Monopoli-Fasano, Amati: “383 giorni al fine lavori. Poche maestranze. CTC concede altri 700mila euro. Si tratta di un bancomat?”

“Mancano 383 giorni al fine lavori previsto per il 25 aprile 2023, ossia circa il 51 per cento dei lavori da svolgersi nel 24 per cento del tempo residuo. Nel mese trascorso nulla è cambiato sulle maestranze impegnate, sempre la stessa media e sempre poche. E nel frattempo una nuova determina del Collegio consultivo tecnico, che sempre all’unanimità liquida circa 700mila euro all’impresa. Siamo di fronte a un bancomat? Lo verificheremo lunedì prossimo in Commissione, forse l’unico luogo in cui si pensa agli ospedali come luogo per curare le persone e perciò da realizzare al più presto”.

Lo comunica il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Alla data del 31 marzo 2022, risultavano effettuate lavorazioni pari al 48,06 per cento, per un ammontare di euro 36.462.937,29. Resta dunque da realizzare il 51,4 per cento dei lavori, in un tempo residuo del 24,4 per cento. Sempre poche le maestranze impiegate: si mantengono nella media di 138,7 al giorno.
Secondo il cronoprogramma entro il 29 marzo dovevano essere completate tutte le pareti e le facciate esterne.
Ad occhio non mi sembra che ciò sia accaduto. Lo verificheremo lunedì prossimo in Commissione.
Nonostante gli impegni, atti aggiuntivi e ulteriori risorse, su cui continua ovviamente l’attività di puntuale verifica, nell’ultimo mese non si registrano significativi cambiamenti sull’andamento.
Non capisco per quale motivo ciò accade, considerato che c’è stato il tempo per adattare l’organizzazione di cantiere al nuovo cronoprogramma.
Per il mese di aprile non sono previste opere in fase di ultimazione.
Ricordo sempre ai manager Asl, alla Direzione lavori e all’impresa, che il nuovo ospedale è un presidio di salute diretto alle necessità di tutti: sentirsi interpellati dalla missione di far presto e bene, per porre fine allo scempio di privazione assistenziale di questa larga fascia territoriale della regione, mi pare che sia una cosa da non dover affermare a parole ma attraverso le opere”.

Canoni locazione, Amati: “Sprechiamo oltre 1milione per fitto di locali in Fiera che non ci servono. Subito revoca o risoluzione contratti”

 

“La Regione Puglia conduce in locazione immobili che non servono, di proprietà dell’ente Fiera del Levante, su cui stiamo realizzando lavori per 4,6 milioni finalizzati a opere che spetterebbero al proprietario e che comunque riguardano solo le facciate e non sarebbero quindi utili all’utilizzo. A ciò si aggiunga il fatto che, in base a un contratto del 2020, la Regione dovrebbe farsi carico dei servizi di manutenzione verde e vigilanza dell’intero complesso fieristico. Occorre risolvere o revocare i contratti, perché la Regione Puglia non può sprecare più di 1milione”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione, commentando l’esito dell’audizione odierna con il dirigente della sezione Demanio e patrimonio.

“Abbiamo innanzitutto apprezzato la serietà e la linearità della Dott.ssa Costanza Moreo, nel descrivere la situazione e difendere gli interessi pubblici.
Il quadro delle locazioni passive presenta piccole situazioni incongrue, come l’immobile in locazione di Ugento per la formazione professionale o il comodato gratuito in favore dei Carabinieri forestali senza la registrazione del contratto, e notevoli aspetti problematici: su quest’ultimi spicca la rete di rapporti negoziali con l’Ente Fiera del Levate, tra canoni di locazione, lavori a scomputo, assunzione di oneri di gestione e inutilità della locazione.
Infatti: i rapporti tra Regione Puglia ed Ente Fiera del Levante riguardano tre contratti e un addendum.
Il primo contratto del 2013 attiene a padiglioni in uso da parte della Regione, con canoni di locazione che sarebbero però da rivedere, con riferimento a un complesso di obbligazioni che pone a carico del conduttore oneri spettanti al locatore.
Il secondo contratto del 2018 attiene a padiglioni in uso della Regione, in particolare gli uffici di un assessorato, con canoni di locazione da revisionare per lo stesso motivo segnalato per i contratti del 2013.
Il terzo contratto del 2020, definito addendum, riguarda immobili che in gran parte non si comprende a cosa potrebbero servire, come peraltro confermato dal Direttore del dipartimento Cultura. A ciò si aggiunga che su quegli immobili la Regione ha assunto l’onore di realizzare lavori di ripristino delle facciate e anti-sismica per 4,6 milioni di euro, generalmente di competenza del proprietario, che quando saranno portati a termine non potranno comunque assicurare l’uso perché l’interno si presenta allo stato grezzo.
E su tutto ciò grava la circostanza che con l’addendum la Regione Puglia si è obbligata a fornire i servizi di manutenzione verde e vigilanza dell’intero quartiere fieristico, ossia non solo relativo alle pertinenze condotte in locazione, che in virtù del mancato adempimento sono state oggetto di richiesta di rimborso venale per oltre 200mila euro.
In definitiva, viene fuori un quadro di locazioni passivo per un ammontare complessivo di 1.200.000 annui, che potrebbero essere certamente rinegoziati a meno della metà, qualora si volesse rispettare il codice civile, il buon senso e le richieste di contenimento della spesa della Corte dei Conti.
Nelle prossime settimane analizzeremo il rapporto dettagliato che la sezione c’invierà, riconvocando la Commissione sull’argomento”.

Ospedale Fiera, Amati: “Scelta sbagliata. Smantellare e recuperare attrezzature e arredi. Ha ragione Decaro”

 

“L’ospedale in Fiera è stata una scelta sbagliata, peraltro foriera di sperperi e guai vari; tenerlo in funzione può solo allargare il fronte delle responsabilità e aggravare i problemi che già ci sono. Averlo usato per curare le persone è il minimo sindacale e non può essere usato come argomento a giustificazione degli errori, perché una soluzione più razionale avrebbe avuto la stessa utilità. Ora bisogna attendere le dimissioni degli ultimi pazienti e smantellare la struttura avendo cura di recuperare altrove arredi e attrezzature. E tutto questo è possibile approvando un accordo in grado di definire tempi certi, così come chiede giustamente il sindaco di Bari Antonio Decaro, possibilmente senza oneri a carico della Regione o riducendoli al minimo indispensabile”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Dopo un lungo dibattito su destinazioni alternative e non senza ipotesi fantasiose, giunge al capolinea la storia dell’ospedale in Fiera.
Era chiaro sin dall’inizio che la soluzione non avrebbe potuto avere durata, soprattutto per la mancata contiguità strutturale con un ospedale di II o I livello. E questa semplice considerazione avrebbe dovuto suggerire, in applicazione dei principi basilari delle organizzazione di Protezione Civile, una scelta di bilanciamento tra l’esigenza emergenziale e l’utile riconversione delle strutture e attrezzature alla fine dell’emergenza.
Così purtroppo non è andata e ora appare indispensabile gestire la fase del ritorno alla normalità, cercando di recuperare al massimo gli arredi, le attrezzature e i materiali.
Non credo che l’accordo puntuale tra Regione e Ente proprietario degli immobili, giustamente reclamato dal sindaco Decaro, debba essere calibrato su tutto il 2022, ben potendo contenere clausole di risoluzione ben più anticipate e quindi con minori oneri. Confido, ovviamente, che il periodo di proroga possa essere negoziato con oneri ridotti al minimo oppure senza alcun onere per la Regione, sia per motivi di principio – in fondo siamo tutti Stato – che in forza delle numerose partite di locazione, alcune di discutibile necessità, intercorrenti tra gli stessi soggetti”.

Piano casa, Amati: “Abbiamo atteso abbastanza. O Giunta presenta sua proposta o procediamo con la nostra”

 

“Abbiamo atteso abbastanza. O la Giunta regionale presenta il suo disegno di legge sul Piano casa oppure procederemo con l’esame della nostra proposta.
La decisione unanime della Commissione di  procedere con celerità all’esame e all’approvazione di una legge per rendere strutturale il vecchio Piano casa, s’indirizza a solidi principi di sicurezza ambientale, produttività e legalità”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati, primo firmatario della proposta di legge Programma eco-casa di riqualificazione, rigenerazione e riutilizzo del patrimonio edilizio esistente.

“Dobbiamo superare al più presto la fase d’incertezza derivante dall’impugnazione presentata dal Governo nazionale sulla proroga al 2022 della legge sul Piano casa. A prescindere, infatti, dall’eccellente e robusta difesa tecnica che l’Avvocatura regionale ha presentato alla Corte Costituzionale, c’è la necessità di approdare all’approvazione di una legge strutturale, in grado di mettere a tacere una volta per tutte le spinte ideologiche che attorno alla critica al Piano casa provano a raggiungere prospettive inquinanti, pauperiste e altamente discrezionali.
C’è un imponente settore produttivo ad alta densità di posti di lavoro, come l’edilizia, che ci chiede d’intervenire con urgenza e non possiamo rispondere con l’inerzia.
Per questo auspichiamo che sia presentato entro giovedì prossimo il testo annunciato dalla Giunta regionale, pronti a recepirlo e quindi a ritirare la nostra proposta.
Se ciò non dovesse accadere procederemo con la nostra proposta di programma eco-casa, perché rivolto a rigenerare il patrimonio edilizio nel rispetto del piano paesaggistico, senza consumare suolo, generando risparmio energetico, incentivando la produzione ed evitando istigazioni alla corruzione da attività amministrativa discrezionale”.