Comunicato stampa del Consigliere e Assessore regionale Fabiano Amati.
«Alla luce della documentazione ufficiale trasmessa dalla ASL di Brindisi e dalla Regione Puglia sulla gestione del servizio di Assistenza Domiciliare Integrata (ADI), ho inviato una formale comunicazione alla Procura della Repubblica di Brindisi e alla Procura regionale della Corte dei Conti.
Dalle carte emergono infatti gravi incongruenze, inadempimenti contrattuali, possibili falsi documentali, irregolarità contabili e ipotesi di reato, tali da aver già compromesso la corretta utilizzazione della spesa pubblica, con il rischio di continuare a comprometterla se i dirigenti regionali non comunicano entro poche ore alla ASL il da farsi, smettendola di cincischiare con la convocazione di riunioni, di tavoli e tavolini, pur nella consapevolezza che ogni proroga tecnica o gara ponte sarebbe illegale.
Eppure, grazie ai bravissimi operatori sanitari del servizio, tutti legalmente utilizzabili nella gestione pubblica diretta, basterebbero pochi atti per garantire la continuità dal 1° dicembre, tranquillizzando sia gli stessi operatori sia i pazienti sul futuro dell’ADI.
Ho ritenuto doveroso effettuare la segnalazione alle Autorità giudiziarie in questo momento perché solo ieri ho ricevuto l’ultima nota di chiarimenti della ASL e perché, avvicinandosi la scadenza del contratto al 30 novembre, voglio evitare che eventuali condotte illecite possano essere reiterate attraverso proroghe tecniche o procedure negoziate costruite artificiosamente sull’urgenza. Urgenza creata, a dire il vero, dall’assenza di decisioni tempestive e da un procedimento amministrativo di autorizzazione e verifica lungo, estenuante e inspiegabilmente soprassessorio, ossia farcito di atti idonei al solo scopo di prendere tempo.»
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Principali criticità emerse (su cui ho chiesto le opportune verifiche)
1. Incongruenze gestionali e organizzative
– Personale dichiarato: la ASL comunica 305 operatori, numero inconciliabile con le risultanze sindacali (circa 276), peraltro esposte anche in incontri convocati dal Prefetto di Brindisi, oltre che con il monte ore fatturato e con la reale capacità assistenziale.
– Partite IVA: circa 52 professionisti esterni, in contrasto con l’obbligo contrattuale di personale stabile e con il divieto di subappalto mascherato.
– Migliorie contrattuali mai attivate: telemonitoraggio, docce a letto, radiologia domiciliare, letti ortopedici, modello centralizzato dei materiali.
– Diagnostica a domicilio: totale assenza delle autorizzazioni regionali previste per attività dichiarate come attive.
– Parco auto: da 12 mezzi previsti a oltre 100 vetture, senza istruttoria, senza motivazioni e con evidenti riflessi economici.
– Fatturazione: valorizzazione delle singole prestazioni, anziché dei PAI e della complessità assistenziale, con possibile gonfiamento dei volumi.
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2. Inadempimenti contrattuali rilevanti
– Violazione delle condizioni essenziali del rinnovo triennale.
– Mancata contabilità separata e mancata trasmissione dei rendiconti sugli utili spettanti all’ASL.
– Divieto di subappalto eluso attraverso uso sistemico di partite IVA.
– Carenze di vigilanza e mancate autorizzazioni sulle prestazioni.
– Mancata attivazione del modello di approvvigionamento centralizzato.
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Profili di possibile responsabilità penale
«Sulla base delle prime analisi – da verificare nelle sedi competenti – si potrebbero configurare le seguenti ipotesi:
– Frode nelle pubbliche forniture (art. 356 c.p.);
– Truffa aggravata ai danni dello Stato (art. 640 co. 2 n. 1 c.p.);
– Falsità ideologica in atto destinato alla PA (art. 483 c.p.);
– Turbativa del procedimento di scelta del contraente (art. 353-bis c.p.), qualora vi siano state concessioni o rinnovi senza verifiche e senza autorizzazioni;
– Trattamento illecito di dati sanitari, in relazione a eventuali attività di telemedicina non autorizzate e prive di adeguata copertura privacy.»
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Profili di possibile danno erariale
– Fatturazioni basate su prestazioni non conformi al PAI.
– Mancata attuazione dei servizi migliorativi senza costi aggiuntivi.
– Remunerazione di personale non coerente con le esigenze.
– Mancato recupero degli utili spettanti all’ASL.
– Mancata applicazione delle penali contrattuali.
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Conclusione
«La quantità e la gravità delle irregolarità suscettibili di riscontro impongono un approfondimento immediato, sia penale sia contabile.
È in gioco la legalità amministrativa, la tutela della spesa pubblica e la qualità del servizio sanitario reso alle persone più fragili.
Ho svolto il mio dovere istituzionale. Ora spetta alle Autorità competenti valutare e accertare ogni profilo di responsabilità, e alle autorità amministrative assicurare il prosieguo del servizio dal 1° dicembre senza interruzioni né disservizi, perché non si può far pagare agli operatori e ai malati le condotte non proprio lineari della PA nella concessione del servizio e nei controlli.»