DG ASL, Azione: “Sono tutti decaduti per lo sforamento della spesa farmaceutica accertato lunedì dalla Giunta. Nulli eventuali atti. Subito commissari”

“Tutti DG delle ASL pugliesi sono decaduti dall’incarico per lo sforamento della spesa farmaceutica diretta 2023, così come accertato dalla delibera della Giunta regionale approvata lunedì scorso. Non decadono solo i DG del Policlinico di Bari e della ASL di Brindisi, non perché le rispettive aziende non abbiano sforato i tetti, ma solo perché non erano in carica nell’intero anno 2023. Ne deriva che tutti gli atti adottati, a partire dal 18 giugno 2023, sono da considerarsi nulli perché adottati senza averne titolo. Invitiamo perciò il presidente Emiliano a nominare immediatamente i commissari, così da non lasciare le ASL senza governo.”

Lo dichiarano i Consiglieri regionali di Azione Fabiano Amati, Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo.

“I dati relativi al 2023 descrivono uno scostamento complessivo regionale pari a euro 191.394.450, a fronte di un tetto di euro 687.706.916. In dettaglio.
ASL Bari. Tetto, euro 167.387.863. Spesa, euro 226.527.321. Scostamento, euro 59.139.457.
ASL Brindisi. Tetto, euro 71.659. 061. Spesa, euro 95.959.070. Scostamento euro 24.300.009.
ASL Bat. Tetto, euro 60.793.291. Spesa, euro 79.548.144. Scostamento, euro 18.754.853.
Asl Foggia. Tetto, euro 74.478.659. Spesa, euro 89.302.989. Scostamento, euro 14.824.330.
ASL Lecce. Tetto, euro 128.188.569. Spesa, euro 167.869.690. Scostamento, euro 39.681.121.
ASL Taranto. Tetto, euro 94.009.535. Spesa, euro 123.095.669. Scostamento, 29.086.134.
AO Policlinico. Tetto, euro 51.371.707. Spesa, euro 53.058.188. Scostamento, euro 1.686.481.
AO Riuniti Foggia. Tetto, euro 18.017.921. Spesa, euro 20.411.478. Scostamento, euro 2.393.557.
IRCCS Giovanni Paolo II. Tetto, euro 17.330.214. Spesa, euro 17.837.563. Scostamento, euro 507.349.
IRCCS De Bellis. Tetto, euro 4.470.095. Spesa, euro 5.491.254. Scostamento, euro 1.021.159.”

San Raffaele Ceglie, Amati: “Regione ordina alla ASL ispezione urgente su numerosi profili. Fare presto per internalizzazione”

Comunicato del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“La Regione ha ordinato alla ASL di Brindisi una verifica ispettiva sul presidio di riabilitazione di Ceglie Messapica, gestito dalla Fondazione San Raffaele.
La decisione riguarda numerose incongruenze emerse nell’attività di riepilogo dell’intera storia amministrativa, riassunte nello stesso provvedimento che avvia l’ispezione.
Già il tenore delle richieste ispettive lascia presagire una pluralità di problematiche e uno stato di mancato controllo da parte della ASL di Brindisi, nonostante la struttura sia pubblica.
La ASL di Brindisi dovrà finalizzare la sua attività ispettiva alle seguenti direttive: produrre documentazione sulla eventuale gara di evidenza pubblica con cui è stato affidato da ultimo il servizio alla Fondazione (anche se non risulta alcuna gara); produrre il titolo contrattuale con cui la Fondazione è legittimata a erogare il servizio; produrre una relazione di dettaglio in ordine ai livelli e alla qualità dei servizi garantiti rispetto ai codici presi in carico dalla Fondazione San Raffaele; produrre una dettagliata relazione in ordine alle attività di controllo esercitate negli anni dalla ASL sulla struttura e sui servizi erogati con particolare riferimento anche all’indice di utilizzazione dei posti letto (come da dati certificati in Edotto e validati dall’UVARP ASL di Brindisi), le cui prestazioni vengono remunerate a diaria giornaliera (in caso di superamento del volume di prestazioni erogabili rapportate ai posti letto, relazionare in ordine al mancato acquisto di dette prestazioni -cod. 56 – dalle altre strutture presenti sul territorio); fornire, in ordine alle procedure di liquidazione, a far tempo dall’anno 2017, un quadro sinottico distinto per anno e per tipologia di prestazione da cui emerga il tetto di spesa, il fatturato e il quantum liquidato, attestandone regolarità e corrispondenza contabile: chiarire la sorte della/e missiva/e inoltrata/e al personale in servizio presso il Presidio de quo in ordine alla rescissione dal/i rapporto/i di lavoro comunicato/i ai lavoratori; relazionare in ordine alla sussistenza attuale dei requisiti organizzativi minimi e ulteriori previsti dalla normativa vigente in ordine all’esercizio e accreditamento dell’attività sanitaria affidata in gestione alla richiamata Fondazione, anche sul fronte del/i rapporto/i di lavoro interessato/i dalla/e missiva/e di rescissione contrattuale; acquisire e trasmettere copia dei contratti del personale in organico nella struttura; acquisire e trasmettere i bilanci dell’erogatore Fondazione San Raffaele, dai quali si evinca il costo del personale effettivamente sostenuto; relazionare in ordine a eventuali consulenze a carico della ASL; individuare l’elenco beni e tecnologie fornite dalla ASL e certificate dal Dipartimento di Prevenzione.
A queste attività ispettive dovranno aggiungersi quelle oggetto di una mia richiesta d’integrazione, in particolare: criterio di determinazione del costo di locazione dell’immobile; valore dell’immobile; canone mensile riconosciuto, distinto per singole mensilità; tecnologie e arredi di proprietà della ASL, indicando il costo di acquisto e l’attuale valore; tariffa di rimborso delle prestazioni, per singolo codice; consulenze affidate e poste a carico della ASL di Brindisi; valutazione di ricoveri ospedalieri di pazienti trasferiti dal San Raffaele; costo lavori strutturali eseguiti negli anni e a carico della ASL.
Inoltre: tra qualche settimana dovrà concludersi il processo d’internalizzazione del servizio, così come dispone la legge regionale, ma allo stato non risulta compiuto nessun atto della procedura da parte della ASL Brindisi, nonostante si tratti di adempimenti meramente burocratico-formali, considerato che il personale attualmente in servizio dovrà essere semplicemente integrato in una unità operativa dell’ospedale Perrino o comunque della ASL di Brindisi.”

Borgo Egnazia, la vecchia Puglia del futuro é la nuova di oggi

Nel tragitto tra Roma e Bisanzio si salpava da Egnatia per il mondo. A Egnazia il mondo è tornato e la Puglia – parola di Michele Masneri – si è lanciata (se ce ne fosse ancora bisogno) nel mondo.
Ma al New York Times prima e a Francesco Merlo e Concita De Gregorio su Repubblica, dopo, tutto questo non è piaciuto, perché il mondo, organizzato nel G7, ha preso alloggio in un borgo costruito ai confini dell’antica necropoli. Borgo Egnatia, appunto.
È nuovo di zecca e privo di caratteri identitari, sono le accuse. Non è la vera Italia e la vera Puglia, è la sentenza. E qui basterebbe Karl Kraus a fare da Cassazione: “Devo comunicare agli esteti qualcosa di rovinoso: un tempo la vecchia Vienna era nuova”.
Nulla è mai vecchio prima di essere stato nuovo. E non c’è cosa della “vera” Italia o Puglia di ieri, che non sia stata considerata “falsa” avant’ieri.
È così logico che scatta un sospetto. Sarà stato un pregiudizio a ispirare il NYT, Merlo e Di Gregorio? Sarà qualche problema con la libertà di espressione del pensiero, anche architettonico, il cui successo non è sancito dagli “esteti” ma dal mercato? Sarà come sarà, fatto sta che Borgo Egnazia nasce come cosa nuova per arricchire le cose vecchie. “Vetera novis augere et perficere”, avrebbe potuto dire, se glielo avessero chiesto, Papa Francesco rievocando il suo predecessore Leone XIII.
E questa cosa nuova, udite udite, fu autorizzata da una giunta comunale fasanese di centrosinistra. Sì, di centrosinistra. Non è un errore di battitura. È il centrosinistra per come dovrebbe essere.
Ecco la storia in formato breve.
All’inizio degli anni ’70 a Fasano c’era ben poco nel turismo e un banchiere locale, Pierino Bianco, promosse la società Itala. Più che una società, un antesignano fondo d’investimento: furono raccolti i risparmi di circa 170 fasanesi e baresi benintenzionati, perlopiù, per acquistare terreni, costruire alberghi, istigare alla spesa e al consumo chi ha molti soldi da spendere, così da dare lavoro a chi non ha un piatto da mettere a tavola. In pratica, il maglioncino color ceruleo de “Il diavolo veste Prada”.
La storia della società Itala comincia con l’Hotel Sierra Silvana alla Selva di Fasano e l’Hotel del Levante a Torre Canne. Questi due alberghi, con l’Hotel Terme di Torre Canne compendiavano l’offerta turistica più grande sino ai primi anni 2000.
Ma teniamoci ancora indietro.
La società Itala, oggi proprietaria di altri due eccellenti resort – Torre Coccaro e Torre Maizza (gestita dal gruppo Forte) – cedette alcuni terreni di Savelletri, più o meno contigui, a Sergio Melpignano, fiero e ingegnoso fasanese ma trapiantato a Roma, che sino a quel momento spartiva con il turismo il solo ruolo di grande turista e viaggiatore, però impegnato un po’ per gioco nel trasformare una vecchia masseria (acquistata con il fratello Stefano per le vacanze familiari) in un albergo di alta qualità: San Domenico.
Su quei terreni Melpignano costruirà Borgo Egnazia, il campo da golf San Domenico e – cosa rarissima anche nelle opere dei più sfrenati sostenitori dei beni comuni quando vanno al potere – un grande prato sul mare a rigoroso uso pubblico e gratuito.
Prima di allora su quei terreni non c’era mai stato nulla, nemmeno vegetazione, probabilmente svellata per organizzare un piccolo aeroporto militare durante il secondo conflitto mondiale.
E qui una digressione.
Sino a 25 anni fa, Fasano e il suo territorio (ma anche gran parte della Puglia) offrivano il paesaggio incantevole alle più imponenti scorribande per mettere a riparo i carichi di sigarette di contrabbando. Una città con ampie fasce di popolazione “operanti” nelle Marlboro e la costa adibita all’attracco di natanti o, in alternativa, come luogo di sosta per coppie automunite alla ricerca di privacy.
Qualche anno prima dell’operazione “Primavera”, organizzata dal ministro Enzo Bianco, di padre fasanese, sfrecciavano infatti i blindati di “bionde”, mietendo anche vittime, e la regione si definiva turistica solo perché a luglio e ad agosto si chiudeva per ferie, correndo a indossare gli abiti delle vacanze: via pantaloni lunghi e mocassini, dentro bermuda, infradito, mexico o zoccoli Dr. Scholl’s, anche nelle memorabili versioni imitazione. I turisti, in pratica, erano gli stessi pugliesi cambiati d’abito.
In questo quadro, tratteggiato a digressione, Sergio Melpignano presentava al Comune la pratica Borgo Egnazia, in un pacchetto di pratiche riguardanti altre 31 proposte di altri imprenditori; edilizia in variante al Piano regolatore, perché raramente negli atti di pianificazione si trova un programma che non finisca in sociologia o “idolatria”, e interpretando una vena visionaria all’epoca difficile da capire.
Il Consiglio comunale, nella seduta del 10 agosto 2000, nel giro di poche ore e all’unanimità, approvava le 32 pratiche di variante al PRG, innescando ciò che poi sarà eseguito dalle amministrazioni successive di tutti i colori politici.
Quella sera, il 10 agosto 2000, in quel Consiglio comunale dominava la paura o forse il terrore. “Sono certo che scendendo di qui troveremo la camionetta ad aspettarci”, disse un vecchio Consigliere comunale, anche per sedare l’entusiasmo anche un po’ irresponsabile dell’assessore proponente (chi scrive) e pensando a fatti di pochissimi anni prima; a quell’alba d’inizio estate del 1993, quando su richiesta della Procura di Brindisi erano state ingiustamente arrestate e destinate al carcere cinque persone, tra politici e tecnici, per un cambio di destinazione a uso turistico, rigorosamente senza opere, di una masseria (Boccone del Cardinale); portati in carcere per aver fatto ciò che oggi è sancito per legge, auspicato e abbondantemente incentivato con finanziamenti pubblici, per convincere il mondo a scegliere Puglia.
Il Borgo Egnazia approvato dal Consiglio comunale, progettato dagli studi Lupoi di Roma e De Leonardis di Fasano, sotto la consulenza di Pino Brescia, prodigioso artista all’epoca sconosciuto, era molto più grande di quello poi realizzato, ridimensionato per ottemperare a numerose limitazioni e prescrizioni delle Soprintendenze paesaggistiche e archeologiche, e delle varie autorità ambientali.
È tutto nuovo Borgo Egnazia? Si, è tutto nuovo. Cosa c’era prima in quel luogo? Nulla. E se fosse rimasto nulla, probabilmente, il mondo non sarebbe mai tornato a Egnazia, perché le cose vecchie, se anche ben ristrutturate, non avrebbero potuto contenerlo.
Con Borgo Egnazia, ma non solo, le amministrazioni pubbliche scelsero di far fare una cosa fortemente realista, con il suo vecchio e il suo nuovo, riformista e perciò fortemente identitaria.
Sia comunicata questa notizia “rovinosa” a tutti gli esteti: la nuova Puglia, la nuova Fasano e il nuovo Borgo Egnazia un giorno diventeranno vecchi e faranno la “vera” Italia, la “vera” Puglia e piaceranno al NYT, a Merlo e alla De Gregorio che verranno.
Fabiano Amati.

Carta identità genetica, Amati: “Si parte il 18 giugno su 1.500 neonati all’anno. Da 407 geni si diagnosticheranno 300 malattie. Tra i primi al mondo”

“Finalmente si parte. Dal 18 giugno in Puglia sarà avviato il progetto carta d’identità genetica. Si parte con 3.000 neonati (1.500 all’anno), partoriti nei punti nascita più importanti per casistica, con l’obiettivo di estenderlo a tutti i neonati e a tutti punti nascita.
Il progetto consiste nell’esaminare 407 geni, con il prelievo dal tallone di una goccia di sangue, per diagnosticare precocemente 300 malattie genetiche, selezionate per età d’insorgenza, significativa mortalità, trattamenti disponibili e efficacia della diagnosi anticipata sul migliore percorso assistenziale. Insomma, condizioni per cui la conoscenza comporta la mutazione, in termini positivi, della storia naturale della malattia.
Il progetto, che in buona sostanza consiste nella mappatura parziale del genoma per non incorrere in problematiche di carattere etico, è quanto di più avanzato c’è al mondo in materia genetica, ponendo la Puglia tra i primi posti al mondo in cui attecchisce questa novità. Il prossimo passo sarà l’estensione del progetto a tutti i neonati e a tutti i punti nascita, poiché diversamente si porrebbe un grave problema d’ingiustizia e anche di democrazia. Già, di democrazia: la genetica medica e la sua rivoluzione pongono, infatti, seri problemi di democrazia, se non tutti i cittadini ne possono usufruire. È questo il motivo per cui non può esistere una regione avanzata come la Puglia e le altre regioni, chi più o chi meno, arretrate.”

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati, promotore e primo sottoscrittore della legge regionale sul Genoma Puglia.

“Anche questa volta voglio ringraziare il Laboratorio di Genetica medica del Di Venere, Mattia Gentile e il suo staff – siamo tra le regioni più efficienti grazie a loro -, e la ASL di Bari per le procedure ulteriori di allestimento tecnologico, in particolare Giuseppe Volpe, e per il servizio reso a tutta la Puglia.
Con Legge Regionale n.31 del 2023, la Regione Puglia ha approvato il finanziamento di un
Progetto di ricerca avanzata che riguarda la possibilità di ampliare lo screening genetico a 300 malattie genetiche mendeliane monogeniche (407 geni) e quindi migliorare ulteriormente la capacità di diagnosi precoce già sul neonato. I criteri di scelta principali delle malattie da investigare sono basati su: età di insorgenza precoce, significativa morbidità/mortalità, trattamenti disponibili, comprovata efficacia della diagnosi anticipata sul migliore/corretto percorso assistenziale.
Il progetto, indicato in Legge come Genoma Puglia, vuole verificare su un campione di circa 3.000 neonati (1.500 neonati/anno) se tale indagine sia eseguibile mediante estrazione DNA da punzonatura di DBS e analisi di NGS.
Va sottolineato come su questo ambito siano in corso diversi Progetti importanti negli Stati Uniti
(BabySeq), in Inghilterra e nella UE (Screen4Care https://screen4care.eu/).
L’obiettivo è quello di mettere la Puglia al passo con questa entusiasmante prospettiva di diagnosticare prima per curare meglio. A differenza degli screening obbligatori, si tratta di un Progetto di ricerca per cui l’adesione è su base volontaria e serve il consenso.
Ecco alcune risposte a eventuali domande.
In cosa consiste la analisi che sarà eseguita?
L’analisi NGS è un’analisi di sequenziamento con tecniche di nuova generazione che analizzerà i 407 geni che determinano una serie di 300 malattie monogeniche per le quali una diagnosi precoce potrebbe consentire di migliorare il percorso di assistenza/terapia.
Comporta dei costi per le famiglie?
No. È un Progetto finanziato dalla Regione.
Comporta dei rischi/prelievi aggiuntivi di sangue per il neonato?
No. Sarà eseguito utilizzando gli stessi campioni prelevati per gli screening di Legge. Uno spot di sangue (Dried Blood Spot, DBS) non correttamente eseguito, ovvero campione di DNA non idoneo, non permetterà l’inclusione del campione stesso nel progetto.
Perché dare il consenso?
A differenza degli altri screening, non c’è ancora una evidenza assoluta a favore dei costi/benefici e per questo motivo lo screening genomico fa parte di un Progetto di Ricerca e, come per qualsiasi Progetto, va richiesto il consenso.
Si analizzeranno tutti i geni del neonato?
No. Saranno analizzati solo quei geni per i quali esiste una evidenza che la diagnosi in epoca neonatale/infantile precoce potrebbe significativamente migliorare la storia della malattia. Nel complesso saranno analizzati 407 geni responsabili di 300 malattie genetiche su base mendeliana (monogeniche). Le condizioni sono state scelte nell’ambito di diverse categorie di malattie [principali gruppi: metaboliche (43%), endocrinologiche (20%), ematologiche (12%), neurologiche (7%), immunologiche (6%)].
Perché analizzare alla nascita e non aspettare che compaia qualche segno/sintomo?
È dimostrato da diversi lavori che lo screening genomico anticipa in media di oltre 2 mesi la diagnosi rispetto ad un approccio basato su test genomico in presenza di segni/sintomi di malattia. È intuibile come diagnosticare prima della comparsa dei sintomi possa migliorare molto la gestione della malattia, trattandosi in genere, tra l’altro, di malattie rare per le quali non è semplicissimo fare diagnosi ed avviare eventuale trattamento.
Lo screening escluderà in maniera assoluta che il neonato abbia le malattie analizzate?
No. Negli studi più ampi la capacità diagnostica non supera l’80-85% dei casi.
Lo screening fa diagnosi definitiva?
No. È necessario, come per tutti gli screening, un test di conferma.
Sarà comunicato l’esito del test?
No, salvo esplicita richiesta o qualora siano state identificate varianti geniche che è importante comunicare. In tal senso si indica che l’analisi sarà completata entro un tempo massimo di 15 giorni dalla ricezione del campione. Solo laddove siano identificate varianti potenzialmente patogenetiche nei geni studiati, con possibili importanti implicazioni per la vita futura del neonato e/o della famiglia, le stesse saranno comunicate in sede di visita eseguita da specialista in genetica medica con specifica esperienza nell’ambito della diagnostica NGS e del relativo counselling in epoca pre/neonatale.”

Spesa dispositivi, Amati: “Tutte le ASL sforano tetto. Sprecati 173 milioni di sforamento sul tetto nel 2023”

“Le ASL pugliesi hanno sforato il tetto di spesa per i dispositivi medici, per un ammontare complessivo di euro 173.105.845. Sette aziende su dieci hanno addirittura incrementato la spesa rispetto al 2022 e solo una – Ospedali riuniti di Foggia – ha raggiunto l’obiettivo minimo di riduzione dello scostamento. Mi pare di poter dire in generale che non si rispettano sia i tetti derivanti dalla legge statale e sia gli obiettivi minimi di riduzione dello scostamento. Un grande problema che ci portiamo avanti da tanti anni e che non riusciamo a risolvere, sprecando una grande possibilità di rendere economicamente più efficiente il servizio sanitario, senza ricorrere a tagli.”

Lo dichiara il Presidente della Commissione Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Ecco i dati.
REGIONE PUGLIA.
Tetto di spesa 2023, euro 371.277.354; spesa effettiva euro 544.383.199, con scostamento pari a euro 173.105.845.
Nel 2022 il tetto di spesa era stato pari a euro 362.119.615, la spesa effettiva euro 537.714.878, con uno scostamento pari a euro 175.595.263.
ASL BARI.
Tetto di spesa 2023, euro 62.795.913,99; spesa effettiva euro 100.752.447,53, con scostamento pari a euro 37.956.533,54. Non è stato raggiunto nemmeno l’obiettivo minimo annuale di riduzione dello scostamento, pari a euro 9.264.073.
Nel 2022 il tetto di spesa era stato pari a euro 61.247.022, la spesa effettiva euro 99.166.495,21, con uno scostamento pari a euro 37.919.473,21.
ASL BRINDISI.
Tetto di spesa 2023, euro 35.748.411,41; spesa effettiva euro 48.304.743, con scostamento pari a euro 12.556.331,59. Non è stato raggiunto nemmeno l’obiettivo minimo annuale di riduzione dello scostamento, pari a euro 5.054.161.
Nel 2022 il tetto di spesa era stato pari a euro 34.866.659, la spesa effettiva euro 49.902.809, con uno scostamento pari a euro 15.036.150.
ASL BT.
Tetto di spesa 2023, euro 29.671.642,09; spesa effettiva euro 42.886.583,47, con scostamento pari a euro 13.214.941,38. Non è stato raggiunto nemmeno l’obiettivo minimo annuale di riduzione dello scostamento, pari a euro 4.149.225.
Nel 2022 il tetto di spesa era stato pari a euro 28.939.776, la spesa effettiva euro 41.736.683,51, con uno scostamento pari a euro 12.796.907,51.
ASL FOGGIA.
Tetto di spesa 2023, euro 16.804.321,29; spesa effettiva euro 31.560.772,90, con scostamento pari a euro 14.756.451,61. Non è stato raggiunto nemmeno l’obiettivo minimo annuale di riduzione dello scostamento, pari a euro 4.498.877.
Nel 2022 il tetto di spesa era stato pari a euro 16.389.834, la spesa effettiva 30.949.957,49, con uno scostamento pari a euro 14.560.123,49.
ASL LECCE.
Tetto di spesa 2023, euro 81.399.824,42; spesa effettiva euro 118.359.518, con scostamento pari a euro 36.959.693,58. Non è stato raggiunto nemmeno l’obiettivo minimo annuale di riduzione dello scostamento, pari a euro 11.998.955.
Nel 2022 il tetto di spesa era stato pari a euro 79.392.058, la spesa effettiva 115.071.310, con uno scostamento pari a euro 35.679.252.
ASL TARANTO.
Tetto di spesa 2023, euro 51.949.102,35; spesa effettiva euro 74.704.014,00, con scostamento pari a euro 22.754.911,65. Non è stato raggiunto nemmeno l’obiettivo minimo annuale di riduzione dello scostamento, pari a euro 7.821.373.
Nel 2022 il tetto di spesa era stato pari a euro 50.667.752, la spesa effettiva 72.788.469, con uno scostamento pari a euro 22.120.717.
AO POLICLINICO.
Tetto di spesa 2023, euro 48.247.766,59; spesa effettiva euro 70.553.437,70, con scostamento pari a euro 22.305.671,11. Non è stato raggiunto nemmeno l’obiettivo minimo annuale di riduzione dello scostamento, pari a euro 6.775.077.
Nel 2022 il tetto di spesa era stato pari a euro 47.057.712, la spesa effettiva 70.374.385,66, con uno scostamento pari a euro 23.316.673,66.
AO RIUNITI.
Tetto di spesa 2023, euro 33.301.827,95; spesa effettiva euro 40.479.647,13, con scostamento pari a euro 7.177.819,05. È stato raggiunto l’obiettivo minimo annuale di riduzione dello scostamento, pari a euro 3.792.689.
Nel 2022 il tetto di spesa era stato pari a euro 32.480.422, la spesa effettiva 43.882.013,07, con uno scostamento pari a euro 11.401.591,07.
IRCCS DE BELLIS.
Tetto di spesa 2023, euro 4.214.705,10; spesa effettiva euro 8.387.647, con scostamento pari a euro 4.172.941,9. Non è stato raggiunto nemmeno l’obiettivo minimo annuale di riduzione dello scostamento, pari a euro 662.612.
Nel 2022 il tetto di spesa era stato pari a euro 4.110.747, la spesa effettiva 6.168.241,77, con uno scostamento pari a euro 2.057.494,77.
IRCCS ONCOLOGICO.
Tetto di spesa 2023, euro 7.143.838,38; spesa effettiva euro 8.394.388, con scostamento pari a euro 1.250.549,62. Non è stato raggiunto nemmeno l’obiettivo minimo annuale di riduzione dello scostamento, pari a euro 574.776.
Nel 2022 il tetto di spesa era stato pari a euro 6.967.632, la spesa effettiva 8.674.513, con uno scostamento pari a euro 1.706.881.”

AQP, Azione: “Abbiamo proposto ai capigruppo PDL con modifiche, accogliendo rilievi Governo e salvando gestione pubblica. Attendiamo risposta a brevissimo”

Dichiarazione del consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, e dei consiglieri regionali Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo.

“Abbiamo chiesto oggi ai colleghi capigruppo la sottoscrizione di una Proposta di legge per presentare assieme una prima ipotesi di modifiche alla legge su AQP, da proporre alla condivisione del Governo nazionale.
La nostra proposta accoglie tutti i rilievi contenuti nel ricorso alla Corte costituzionale, notificato ieri, ma mantiene saldamente la gestione pubblica del servizio idrico integrato, come valore non soggetto a trattativa e allo stato, così ci sembra, condiviso da tutti. Attendiamo una risposta in pochissimo tempo, perché – purtroppo – non abbiamo molti giorni a disposizione.
La PDL proposta ai colleghi si articola in quattro punti: ancora sulle disposizioni dell’art. 3, comma 3, ultimo periodo, del decreto legislativo 141 del 1999, la possibilità legale di trasferire le azioni ai comuni; subordina l’efficacia del nuovo assetto societario al tempo dell’eventuale delibera di affidamento del servizio e alla sua decorrenza temporale; trasferisce direttamente ai comuni, senza la società veicolo, una quota del capitale azionario; delinea attraverso un comitato obbligatorio dei comuni, eletto dai sindaci ma molto snello, i poteri caratteristici del controllo analogo, nel rispetto della normativa europea e nazionale.
Il tutto, ovviamente, preservando i migliori livelli di efficienza nella gestione di AQP, evitando organismi di gestione pletorici o esposti al rischio di politicizzazione effettuata in nome della pubblicizzazione.
Messa così, ci pare che tutti gli argomenti di ricorso sarebbero appagati e quindi si potrebbe pervenire al suo ritiro.
Specifichiamo che, per evitare opinioni distorsive, fuori da questo solco, la storia di AQP e della gestione pubblica rischia di finire, affogata nelle carte bollate.
L’eventuale gara, infatti, porterebbe alla gestione privata e alla dismissione di AQP, perché le Regioni non possono detenere società per scopi esterni alle proprie competenze, come se fossero un soggetto economico qualsiasi.”

Nuovo ospedale Monopoli-Fasano, Amati: “Oggi fine lavori. Enorme soddisfazione, qualche dispiacere e avanti con attrezzature. Grazie a chi ha lavorato senza magagne”

Dichiarazione del Consigliere regionale Fabiano Amati.

“Oggi è il giorno del fine lavori per il nuovo ospedale Monopoli-Fasano. Che dire? C’è un’enorme soddisfazione per il lavoro fatto, spesso da visionari, scansando tutto lo scetticismo. C’è qualche dispiacere per ritardi ingiustificati, realizzati senza un minimo di capacità d’immedesimarsi nella vita di migliaia di persone, prive di un ospedale per malattie gravi e tempo-dipendenti nel raggio di 130 km, da Bari a Brindisi. Ora avanti con arredi e attrezzature, nella speranza di vederli in funzione entro i primi sei mesi del 2025.
E ora che l’edificio è concluso, c’è la prima parte dei grazie, a chi ha collaborato con me sin dalla proposta di prima delibera della Giunta regionale e a chi – sino a oggi – ha fronteggiato, nei limiti del possibile, gli effetti più dannosi di qualche magagna che ancora deve essere giustiziata: il fine lavori non coincide con l’amnistia.
Grazie a Tommaso Fiore, mio collega assessore dell’epoca, che paternamente mi persuase nel favorire la traslazione dell’ospedale tra Monopoli e Fasano, per non alimentare il conflitto con l’amministrazione comunale dell’epoca di Ostuni.
Grazie ai dirigenti regionali – verrà il giorno in cui farò l’elenco completo – che predisposero gli atti necessari e individuarono l’area: per ora ricordo, tra loro, Antonio Pulli, che oggi non ci farà vedere la soddisfazione compressa attraverso gli occhi furbi del disincanto.
Grazie a dirigenti, funzionari e personale tutto della ASL Bari – anche per loro verrà il momento dell’elenco completo – cominciando dal primo Responsabile del procedimento.
Grazie ai progettisti – gran bel lavoro, tanto che se non fosse ospedale ci verrebbe il desiderio di ricoverarli a vita -, a tutti i componenti della Direzione lavori: e anche in questo caso ricordo con commozione Gianluca Calace, grande professionista di determinazione e mitezza, che perdemmo improvvisamente a causa di male improvviso e tragico.
Grazie a tutte le maestranze, dai più titolati ai più volenterosi, compresa la squadra dei vigilanti, e ai subappaltatori e alle loro maestranze.
Grazie ai proprietari dei terreni e a tutte le persone che abitano nelle contrade di Sant’Antonio d’Ascula e dell’Assunta, ci siamo reciprocamente adottati e assieme abbiamo visto crescere, giorno dopo giorno, un’opera simbolo dell’amministrazione pubblica.
Grazie a tutti i dirigenti e funzionari del Comune di Monopoli – anche per loro verrà il giorno dell’elenco completo – e di tutte le imprese e relative maestranze impegnate a realizzare i servizi.
E grazie a tutti quelli che ho tediato, per appagare l’impegno nel portare a compimento l’opera.
Il merito di tutto ciò che oggi si vede è di queste persone, anche perché hanno saputo lavorare e vigilare, offrendomi pure – con tanta discrezione – la possibilità di sapere ciò che accadeva dentro per meglio regolare ciò che bisognava evitare che poi fosse avallato fuori. E in larga parte ci siamo riusciti.”

Nuovo ospedale Monopoli-Fasano: “Mercoledì fine lavori e il CCT elargisce una buona uscita di 1,5 milioni euro a Webuild con atto abnorme. Intimo alla ASL di non pagare”

Dichiarazione del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Mercoledì prossimo finiscono i lavori del nuovo ospedale Monopoli-Fasano. Evviva. Ma in vista dell’appuntamento il Collegio consultivo tecnico (CCT) elargisce a Partecipazione Italia del gruppo Webuild, ossia l’impresa che dovrebbe costruire il Ponte sullo stretto, la somma di circa 1,5 milioni di euro, con una motivazione abnorme, oltre che tecnicamente e giuridicamente infondata, così come rilevato più volte dalla ASL stazione appaltante e dalla Direzione lavori. Sembra in sostanza una buonuscita, dove tra le righe non mancano addirittura i complimenti all’impresa, colpevole, invece, di clamorosissimi ritardi e inadempienze contrattuali. Insomma, mentre la ASL e la Direzione lavori combattono aspramente per il raggiungimento dell’obiettivo, il CCT usa i soldi dei cittadini per riconoscere ciò che legge e logica non riconoscerebbero mai. E il tutto anche con il voto favorevole del componente CCT nominato dalla ASL.
L’ultima determina del CCT segue altre precedenti, fondate su medesime abnormità giuridiche, a partire da quella che riconosceva oneri da Covid per periodi di lavorazione precedenti alla prima diagnosi del virus a Wuhan.
A questo punto intimo alla ASL Bari di non procedere al pagamento di quanto previsto dalla determinazione del CCT, perché ingiusta in fatto e in diritto, impugnandola immediatamente presso l’Autorità giudiziaria e segnalandola all’ANAC e alla magistratura contabile, per quanto nelle rispettive competenze. Chiedo, inoltre, di procedere all’impugnazione delle precedenti determinazioni del CCT, poiché l’ospedale va aperto al più presto, ovviamente, ma senza mai abusare delle tasse dei cittadini.”

AQP, Azione: “Dopo il colpa tua e colpa mia, qual è il rimedio? Riunione urgente Commissione per individuare strada comune”

Dichiarazione del consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, dei consiglieri regionali Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo, e del responsabile regionale acqua di Azione Nicola Di Donna.

“Ora che il Governo nazionale ha impugnato la legge su AQP e dopo aver terminato il gioco del colpa-tua-colpa-mia, serve capire il da farsi.
Pare di capire, almeno leggendo le dichiarazioni di stampa del ministro Fitto e dei colleghi del centro-destra, che ci accomuna l’idea di lasciare ad AQP, con le modalità dell’affidamento in house, la gestione del servizio idrico integrato.
Se è così dovremmo solo ragionare sulle modifiche alla legge regionale, molte delle quali anche concordate con il Ministero delle Regioni, magari aggiungendo un’ulteriore modifica sull’eliminazione della società veicolo e sull’attribuzione diretta ai comuni pugliesi di parte delle azioni. In buona sostanza, il testo originario della proposta di legge.
Per sondare se su questo c’è la volontà politica di cercare un punto d’incontro tra maggioranza e minoranza, abbiamo chiesto la convocazione urgente di una riunione della V Commissione, alla presenza del Governo regionale, per assumere una decisione.
È opportuno concordare una posizione comune ed eventuali modifiche, così da determinare il ritiro del ricorso, altrimenti l’Autorità idrica pugliese dovrà comunque eseguire la legge regionale (l’impugnazione non sospende la vigenza e l’efficacia) e poi attendere la decisione della Corte costituzionale che, se sfavorevole, comporterebbe – speriamo di no – la procedura di gara.
C’è chi sostiene, forse senza eccessivo approfondimento, che all’eventuale gara potrebbe partecipare anche AQP e quindi eventualmente vincerla e lasciare il servizio idrico nelle mani pubbliche. Ma ciò è fondato solo in teoria, poiché senza la concessione del servizio per legge (come ora) o in house (come si spera), la Regione Puglia si ritroverebbe proprietaria totalitaria di un’azienda con un oggetto (gestione del servizio idrico integrato) su cui non ha titolarità, perché essa appartiene ai comuni, rendendosi pari – in buona sostanza – a un qualsiasi soggetto economico. Ma può un ente pubblico detenere una S.p.A. e con essa stare sul mercato degli appalti o delle concessioni di lavori o servizi? È questo un problema giuridico di non poco conto, rispetto al quale l’eventuale ed ovvia preclusione della Regione a svolgere un’attività economica, come un qualsiasi operatore, comporterebbe l’obbligo di vendere la società AQP oppure di scioglierla. In buona misura, la fine di una storia gloriosa. E questo non possiamo permettercelo.”

Centro Disturbi alimentari, Amati: “A Lecce un cantiere fantasma e il DG ASL non si presenta in Commissione per dare spiegazioni. Appuntamento a lunedì prossimo”

Dichiarazione del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“A marzo scorso c’è stata una cerimonia per l’avvio del cantiere, così fu definito, per la realizzazione a Lecce di un centro con degenza per persone affette da disturbi alimentari. Poiché la notizia è risultata alquanto infondata, poiché allo stato non è partito alcun cantiere, né si conosce lo stato della progettazione o del finanziamento, avevamo ritenuto di convocare in I Commissione il DG della ASL Stefano Rossi. Alla riunione, tuttavia, il DG non si è presentato e non ha fornito alcuna giustificazione dell’assenza, lasciando il Consiglio regionale e i pugliesi con un cantiere fantasma.
Eppure l’argomento è importantissimo e riguarda una situazione a dir poco emergenziale, su cui non è umano rilasciare dichiarazioni al vento o segnalare diserzioni di fronte alla responsabilità.
Appuntamento, comunque, a lunedì prossimo, perché è nostro dovere andare a fondo.”