Acqua, Azione: “Entro febbraio la legge altrimenti si rischia la gestione privata. Sintonia con Emiliano, Laforgia e colleghi. ATN sbagliato”

“Per evitare il rischio di privatizzazione dell’acqua, a partire dal 1° gennaio 2026, occorre che entro fine giugno 2024 si affidi il servizio idrico integrato alla stessa AQP, previa attribuzione gratuita di quote societarie ai comuni pugliesi, e sul punto della gratuità della cessione delle azioni sono stati la presidenza della Giunta regionale e il presidente dell’AQP ad affermare la piena legittimità, correggendo un’infondata riflessione contraria contenuta nell’analisi tecnico normativa – ATN. Ora dobbiamo correre e ci dichiariamo disponibili ad accogliere tutte le richieste di modifiche migliorative alla nostra proposta avanzate dal Governo regionale, il quale – assieme ai colleghi di tutti i gruppi politici – si è manifestato in perfetta sintonia sull’obiettivo dell’affidamento in house, così da salvaguardare la gestione pubblica di AQP.”

Lo dichiarano il consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, i consiglieri regionali Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo, e il responsabile regionale acqua di Azione Nicola Di Donna.

“Com’è noto, la data di scadenza della concessione del servizio (con legge statale) ad AQP è prevista per il 31 dicembre 2025, determinando l’avvio di una gara per il nuovo affidamento.
È chiaro che la soluzione ottimale sarebbe quella di eliminare la data di scadenza dell’attuale concessione, ma tale prospettazione potrebbe pure trovare punti di vista contrari e perciò conviene premunirsi per tempo, ossia entro e non oltre fine giugno 2024, approvando un impianto normativo in grado di consentire anche l’affidamento in house providing, nel solco dell’attuale normativa europea e statale.
L’insistenza sulla necessità di garantire le condizioni giuridiche per ottenere un affidamento diretto ad AQP non risiede in un atto di “disobbedienza” alla normativa europea ordinaria sulla gestione dei servizi pubblici, ma è l’esito di un processo di approfondimento fondato sulle peculiarità idro-geo-morfologiche della Puglia, che non giustificano scelte di tipo ordinarie, pena insormontabili difficoltà nella gestione. E su questo basti pensare al problema del necessario trasferimento dell’acqua dalle regioni limitrofe – in particolare Campania e Basilicata – per cogliere il complesso groviglio di potestà pubbliche che devono essere necessariamente poste in armonia, per cui una gestione del servizio non affidata a un gestore interamente pubblico, come AQP, potrebbe comportare molteplici problemi interdittivi e quindi una peggiore qualità del servizio.
In questo senso si muove la nostra proposta di legge, aperta a tutte le modifiche migliorative, imperniata sul necessario coinvolgimento dei comuni pugliesi per assicurare il realizzarsi dell’impostazione legislativa vigente in materia di affidamento in house providing, ovvero attraverso l’esercizio del “controllo analogo” a quello che esercita sui propri servizi, da parte del committente sul soggetto affidatario, e la necessità che il soggetto affidatario realizzi la parte più importante della propria attività con l’ente committente che la controlla. Solo al ricorrere di tali condizioni è prevista la possibilità di procedere all’affidamento del servizio senza gara.”

Radiologia interventistica BR, Amati: “Conferenza dei sindaci urgente con assessore, DG e primario. Richiesta a Marchionna. Subito attiva unità dipartimentale”

Dichiarazione del Consigliere regionale Fabiano Amati.

“Ho chiesto al sindaco di Brindisi Pino Marchionna di convocare con urgenza una conferenza dei sindaci, con l’assessore regionale, i consiglieri regionali, il DG e il direttore dell’unità operativa, per affrontare e risolvere in poche ore la grave carenza della radiologia interventistica al Perrino, causata dalle gravi disattenzioni e sottovalutazioni delle burocrazie sanitarie.
Quella della radiologia interventistica è la carenza di una specialità salva-vita, riguardante la salute di tutti i cittadini della provincia di Brindisi, che negli ultimi mesi è stata trattata con minore attenzione anche rispetto a una qualsiasi inaugurazione – con tanto di comunicati, selfie e foto di gruppo – di un ascensore, di un montacarichi o dello spostamento di una carta da una scrivania all’altra.
E, per evitare complicazioni logistiche o scuse, ho consigliato a Marchionna di convocare l’incontro a Bari, nella sede del Consiglio regionale; per la logistica me ne occupo io.
La radiologia interventistica è un problema di rango regionale che va certamente centralizzato, poiché trattasi di una branca specialistica salva-vita, tipica degli ospedali regionali di II livello, non assoggettabile alle regole della territorialità provinciale. Ma nel frattempo che si risolva questo vulnus di partenza, magari con AziendaZero, in grado di superare un’irragionevole modalità organizzativa tendente a considerare ogni Asl come una monade, c’è bisogno d’istituire al Perrino un’unità operativa dipartimentale, assumendo tutti i costi necessari, incentrata sul personale in servizio e su altri radiologi che hanno già dato la disponibilità ad accettare l’offerta di lavoro della Asl Brindisi. Ovviamente, bisognerà associare ai professionisti medici il personale delle altre professioni sanitarie necessarie.
In poche parole, non bisogna ripetere gli errori e le sottovalutazioni del passato, che ci hanno portato a distruggere un servizio di grandissima efficienza, a causa di litigi, ripicche, allontanamenti, accomodamenti e rifiuti nel riconoscere modalità organizzative in grado di attribuire indennità speciali e comunque certamente inferiori a molte altre pagate inutilmente. E mi fermo qui, perché non è questa l’ora dei processi, ma ne accenno al solo fine di evidenziare che anche in questo caso si tratta di vicende generate dalla disattenzione delle burocrazie sanitarie, con i politici responsabili della mancata conoscenza nel dettaglio delle magagne e della mancata reazione in termini disciplinari a tanto scempio.”

Piano casa, Amati: “Nuova tappa del tour per illustrare nuova legge. Oggi a Polignano a Mare”

Il presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati sarà oggi, mercoledì 10 gennaio, a Polignano a Mare, nell’ambito degli incontri di approfondimento della nuova legge sul Piano casa, sui temi del recupero del patrimonio edilizio esistente, la riqualificazione energetica di edifici ormai vetusti e la riduzione del consumo di suolo.

L’incontro, organizzato dal locale circolo del PD, si svolgerà nella sala convegni di Specchia Sant’Oronzo, a partire dalle ore 18:30, e prevede anche gli interventi del consigliere regionale Francesco Paolicelli e del segretario PD di Polignano a Mare Vitino Benedetti. Modera Luigi Laruccia, componente PD con delega all’Urbanistica.

L’appuntamento di oggi segue quelli già svolti a Castellana Grotte, Cisternino, Alberobello e Oria. Nei prossimi giorni sono previsti altri appuntamenti.

Perrino BR, Amati: “Si muore a causa della mancanza della radiologia interventistica. Una vergogna. Applicazione provvisoria a tutti i costi e AziendaZero”

Dichiarazione del Consigliere regionale Fabiano Amati.

“Sono anni che lamento in quasi solitudine l’assenza della radiologia interventistica all’ospedale Perrino di Brindisi, avvertendo che questa carenza genera morti.
È una vergogna, vedere un ospedale di II livello privo di quell’importante branca specialistica salva-vita. Certo, sono pochi i medici di questa branca. Ma quei pochi, nell’attesa che diventino molti, non possono essere gestiti da ogni singola ASL, magari sottraendoseli, come se la sanità pugliese fosse di livello territoriale provinciale e non regionale.
Sento parlare continuamente di sanità, spesso segnalando esigenze giuste ma non prioritarie, attinenti più alle ragioni dell’assistenza non tempo-dipendente e di carattere comunale, con convocazioni roboanti di tavoli, consigli comunali e sopralluoghi in favore di telecamere, ma mai, e con altrettanto particolare ardore, dei problemi che mettono a rischio la vita. Com’è l’assenza della radiologia interventistica, appunto.
Tutti i pazienti della provincia di Brindisi bisognosi d’interventi urgenti di radiologia interventistica scontano la pena di essere centralizzati al Perrino e restare in attesa, in condizioni gravissime, sino a quando non si ottiene la disponibilità del Vito Fazzi di Lecce o del Santissima Annunziata di Taranto. E di qui, una nuova corsa in ambulanza, nella speranza di farcela.
Si può andare avanti così, facendo finta di nulla?
Le soluzioni provvisorie ci sono. Bisogna solo avere il coraggio di attuarle.
L’istituzione immediata di AziendaZero per razionalizzare il personale, anche se scarso, sull’intero territorio regionale e, nelle more, dotare il Perrino – sin da domani mattina – di un professionista di altra Asl in applicazione provvisoria – con tutti gli incentivi possibili e immaginabili – perché Brindisi non può rimanere così. Si muore! È chiaro?!”

Centro risvegli Ceglie, Amati: “Ancora non rimossa l’interferenza Enel e perciò lavori sospesi parzialmente. Speriamo entro gennaio”

Dichiarazione del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Nell’ambito dei lavori di realizzazione del Centro risvegli di Ceglie Messapica, non è stata ancora eliminata l’interferenza con una linea Enel di media tensione, nonostante l’impegno a farlo entro fine dicembre.
Il nuovo cronoprogramma prevede ora di realizzare l’attività necessaria entro fine gennaio, così da ottenere la revoca della sospensione parziale dei lavori, in atto sin dal 7 settembre 2023.
Speriamo che tutto si risolva entro trenta giorni, così da avviare a pieno regime i lavori”.

Centro regionale malattie neuromuscolari, Amati: “Forse ci siamo. Sarà nel padiglione Chini. E la piscina? Tra 15 giorni i dettagli”

“Dopo molte riunioni e ripetuti rinvii, forse ci siamo. Sarà allocato nel padiglione Chini il Centro regionale di malattie neuromuscolari. Rimane un grande dubbio sulla realizzazione della piscina per la riabilitazione in acqua, rientrante nei Livelli Essenziali di Assistenza, che dovrà essere necessariamente allocata nella medesima struttura prescelta e al servizio dei pazienti degenti o in day service. Risulta che al Policlinico c’è già una piscina, realizzata presso Asclepios 1 con fondi pubblici e mai usata, che qualcuno vorrebbe addirittura dismettere. Staremo a vedere.
Aspettiamo ora lunedì 22 gennaio per conoscere i dettagli sulle risorse economiche necessarie e sul cronoprogramma dei lavori.”

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Dopo molteplici riunioni della I Commissione, svoltesi senza alcun esito, e rinvii su rinvii per restare fermi al punto di partenza, le notizie sul Centro Regionale Malattie Neuromuscolari hanno registrato un timido passo avanti: è stato individuato il Padiglione Chini all’interno del Policlinico come localizzazione fisica, però per conoscere la stima dei costi e il cronoprogramma bisognerà attendere ancora 15 giorni.
Mi aspetto che tra 15 giorni avremo notizie anche in merito alla possibilità di usare la piscina già presente in un padiglione del Policlinico, mai utilizzata, e che potrebbe garantire le terapie in acqua previste nei LEA (livelli essenziali di assistenza).
Le indicazioni dei maggiori clinici e della stessa ARESS in merito, infatti, sono chiare: gli spazi a disposizione di un Centro per malattie neuromuscolari non possono essere inferiori a 2.000 metri quadrati e devono essere in grado di offrire 12 stanze singole di ricovero, diversi ambulatori, una palestra di almeno 150 metri quadrati e una piscina. E il tutto in un’unica struttura.
Appuntamento, dunque, alla seduta di lunedì 22 Gennaio, durante la quale speriamo di avere le informazioni necessarie senza perdere altro tempo perché un Centro per malattie neuromuscolari servirebbe per occuparsi di gravi malattie neurodegenerative, come la Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), l’Atrofia Muscolare Spinale (SMA) e le distrofie muscolari; queste patologie sono ad alta complessità assistenziale e perciò bisognose di cure specialistiche e multidisciplinari ed è nostro dovere garantire livelli di eccellenza nell’assistenza di tutte le persone già affette da malattie neuromuscolari e con gravi problemi.”

Nuovo ospedale Taranto, Amati: “Prosegue secondo programma. Confermato fine lavori 30.6.2024 e attivazione luglio 2025”

Dichiarazione del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Prosegue secondo programma la costruzione del nuovo ospedale di Taranto. Confermato il
fine lavori per il 30.6.2024 e l’avvio dell’attività sanitaria entro luglio 2025.
Allo stato sono stati emessi 40 stati di avanzamento lavori, per una produzione di circa l’89%. Risulta iscritta una sola riserva da parte dell’impresa appaltatrice, non ancora quantificata.
Con riferimento agli arredi e alle attrezzature, sono state aggiudicate 5 gare, 3 delle quali contrattualizzate e con ordini di fornitura già emessi. Le 2 gare non ancora contrattualizzate sono in fase di valutazione dei requisiti.
Su altre 3 gare, invece, 2 sono in fase di valutazione dei requisiti e 1 non ancora pubblicata per le più opportune valutazioni sull’acquisizione dei beni a mezzo Consip.
Su 11 altre gare minori, invece, per un valore complessivo di euro 54milioni, solo 6 sono state aggiudicate, mentre le restanti 5, alcune suddivise in sotto lotti, sono nelle più varie fasi del procedimento.”

Nuovo ospedale Monopoli-Fasano, Amati: “CCT liquida 146 giorni e 9milioni con giustificazione incedibile: la ristrutturazione di una piccola casa rurale. Impugnare subito. Bene procedimenti arredi”

Dichiarazione del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Sono in corso le verifiche della Direzione lavori sull’attendibilità della dichiarazione di fine lavori, resa dall’impresa in data 18 dicembre 2023. Su questo avremo notizie entro fine mese, considerato che ancora manca la realizzazione di una pluralità di piccole opere.
Fa in ogni caso impressione la lettura dell’ultima determinazione del Collegio consultivo tecnico, con cui sono stati assegnati 147 giorni in più rispetto al precedente termine dei lavori fissato per il 24 luglio 2023, determinando un condono delle penali (il 10% dell’importo contrattuale, ossia pari a oltre 7milioni di euro) e un riconoscimento economico ulteriore di oltre 2,6milioni di euro. Insomma, 147 giorni e quasi 10milioni euro. Ma per quale motivo? Qui c’è l’incredibile: per la realizzazione di un piccolissimo fabbricato rurale da adibire ad asilo nido, con valore complessivo dei lavori pari a 250mila euro (un’inezia) e per una variante che non era di natura suppletiva, cioè fonte di maggiori oneri, ma in diminuzione. Una determinazione, dunque, illogica, incongrua e gravemente contraddittoria, che andrebbe subito impugnata e che è costata per ora – quale compenso ai componenti del Collegio – euro 349.750,88.
E fin qui le bruttissime esperienze che la stazione appaltante sta vivendo con l’impresa Partecipazione Italia del gruppo Webuild e con il Collegio consultivo tecnico.
Con riferimento, invece, alle procedure per l’acquisto di arredi e attrezzature, tutto sta procedendo secondo programma. Risultano, infatti, in fase di valutazione le 75 offerte pervenute per le gare relative ad arredi sanitari, attrezzature, arredi non sanitari e segnaletica. Per quanto riguarda, invece, le gare per le sale operatorie, le offerte sono state 3 e si è in fase di nomina della commissione giudicatrice; per la gara per la diagnostica per immagini e angiografia interventistica il bando è in fase di pubblicazione; per la gara relativa all’area medicina di laboratorio si è in fase di predisposizione degli atti di gara.
Infine: la gara per la realizzazione delle strade d’accesso è nella fase della presentazione delle offerte, la cui scadenza è prevista per il 18 gennaio.
Con il nuovo anno intensificheremo, se ce ne fosse il bisogno, la nostra attività di impulso e controllo, perché desideriamo vedere il nuovo ospedale in esercizio entro il prossimo dicembre.
Tra le migliaia di difficoltà, continuo a ringraziare il RUP e il suo staff Nicola Sansolini, il direttore lavori Francesco Ruggiero e l’ufficio della direzione lavori.
Ringrazio per la presenza in audizione i rappresentanti Asl Mario Ianora e Concetta Sciannimanico.
La Commissione si è aggiornata sull’argomento al primo lunedì di febbraio.”

Nuovo ospedale sud Salento, Amati: “Extra costi di 185milioni per un totale di 416milioni. Effetto del tempo perso. Rinnovo della procedura e individuazione altre risorse”

“Per la realizzazione del nuovo ospedale del sud Salento Maglie-Melpignano si registra un extra costo di 185milioni rispetto al finanziamento iniziale, determinando un nuovo quadro economico di 416milioni. Un bel problema, frutto del notevole tempo perso. Ora c’è la necessità di rinnovare la procedura di finanziamento, perché pur ammettendo una proroga con legge statale all’utilizzo dei fondi già assegnati (142milioni), il progetto è cambiato, serve un ampliamento delle risorse e per questo è necessario una nuova valutazione (ahimè!) clinico-gestionale, di coerenza con la rete ospedaliera e con le regole regionali e nazionali sugli investimenti.”

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Per mesi i componenti della I Commissione hanno segnalato alle burocrazie sanitarie la questione della celerità nella realizzazione delle nuove strutture ospedaliere. E ciò sia per ovvi motivi di assistenza sanitaria che per limitare l’aumento dei costi. Inascoltati, purtroppo.
Allo stato, infatti, i problemi emersi sono due. L’uno riguardante la scadenza dell’accordo di programma tra Regione e Ministero con cui furono assegnati i primi 142milioni, non sanabile con una proroga così come accadde per i nuovi ospedali di Taranto e Monopoli-Fasano, e l’altro riguardante i notevoli e maggiori costi.
La scadenza del termine non è sanabile perché non si tratta dello stesso progetto presentato in vista della sottoscrizione dell’accordo di programma, su cui erano state espletate tutte le procedure di misurazione e programmazione regionali e nazionali. Mentre il problema degli ulteriori costi non è di facile risoluzione, poiché bisognerebbe individuare nuove risorse, ripetere il procedimento per l’utilizzo dei 146milioni ed espletare le procedure relative alla nuova fonte di finanziamento. Insomma, tantissimo tempo.
Gli extra costi registrati sono esattamente 110 milioni per l’edificio e 75milioni per la decisione d’includere nel quadro economico, non previsto in origine, gli arredi e attrezzature.
Sulle nuove fonti di finanziamento potrebbero essere utilizzati, come riferito dall’assessorato, il PNRR, i FESR o altre somme disponibili per investimenti edilizi in ambito sanitario; la Direzione generale della ASL ha invece posto l’attenzione sull’eventualità di ricorrere alla finanza di progetto; su quest’ultimo punto bisognerà capire se è stato rivisto l’orientamento ministeriale contrario ad assegnare risorse statali quale contributo pubblico nell’ambito di iniziative in cui si remunera l’investimento privato nella realizzazione dell’opera pubblica con i flussi di cassa derivanti dall’esercizio o gestione della stessa opera.
In ogni caso, la definizione delle procedure che l’assessorato vorrà seguire sarà comunicata nella prima seduta di febbraio.
Per ora, e lo dico con rammarico, registriamo una tristissima pagina di fermo passo. E il verbo fermare non è ciò che s’addice alla materia sanitaria.”

La Regione gestisca gli appalti ma ora recuperiamo i fondi

Soldi e tempo persi per i nuovi ospedali di Andria, Maglie-Melpignano e monoblocco di Foggia. Noi politici litighiamo per colpe altrui, ma occorre fare in fretta per tro vare una soluzione, altrimenti gli extracosti continueranno ad aumentare in danno di tutti.

L’analisi, senza sconti, è dal consigliere regionale e presidente della commissione bilancio, Fabiano Amati, su responsabilità e possibili soluzioni per recuperare l’accordo di programma da 335 milioni di euro complessivi, destinati proprio ai tre ospedali pugliesi, con i nuovi costi che potrebbero schizzare ben oltre i 700 milioni di euro.

Consigliere Amati, i conti non tornano?

Assolutamente no. Con i ritardi accumulati dai burocrati e dalle burocrazie sanitarie i quadri economici non corrispondono più alle somme previste. Per le opere programma te non basteranno più 355 milioni di euro, ma da una prima rimodulazione dei costi ne occorreranno 750 (288 milloni di euro per Andria, 410 circa per Maglie-Melpignano e 55 per Foggia). Il tempo perso non è irrilevante: basti pensare che gli ospedali di Taranto e Monopoli-Fasano, per un totale di quasi mille posti letto, aggiudicati anni fa, avevano un quadro economico complessivo di 321 milioni con aggiudicazione a 195 milioni di euro. Con i quadri economici attuali invece non si realizza neppure un ospedale nuovo. Il problema quindi permane, anzi si è aggravato, perché oltre ai tempi dilatati bisognerà recuperare i 400 milioni di euro mancanti rispetto all’accordo di programma.

Cosa non è andato per il verso giusto?

Basta prendere i verbali della I Commissione degli ultimi otto anni per cogliere, nero su bianco, i motivi dei ritardi, composti da omissioni, inerzie, sottovalutazioni e una particolarità raccapricciante: nelle burocrazie non si usa il calendario gregoriano e nemmeno il più vecchio calendario giuliano, perché le cose da fare si promette di farle sempre dopo e soprattutto dopo le feste in tutte le sue varianti. Una vasta gamma di scuse e provvedimenti a prendere tempo, su cui noi politici dobbiamo smetterla di farci garanti e sumere il ruolo di capri espiatori, riprendendo in mano la funzione severa e tipica degli organi di indirizzo e controllo, a cominciare dall’attivazione del procedimenti di decadenza, revoca, disciplina e conseguente valutazione economica.

Cosa fare quindi?

Nel caso di specie, oss della perdita dei 318milioni di finanziamento statale (su 355 dell’accordo di programma) per l’edilizia sanitaria, la questione è delicata perché una soluzione è certamente quella della proroga a mezzo legge statale, indicata ieri e simile a quella gia utilizzata in passato per gli ospedali di Taranto e Monopoli-Fasano, cosi da evitare il ripetersi della procedura. ma da sola è insufficiente. perché come già chiarito prima commissione risulta un notevole incremento di costi. Queste opere tuttavia sono indispensabili e chi pensa che il venire meno di un nuovo ospedale, come ad esempio quello del Sud Salento favorisca i vecchi nosocomi già presenti, non ha compreso i rischi strutturali e assistenziali che si corrono nel leccese nell’avere soltanto il “Fazzi” come Dea di secondo livello.

In attesa della proroga sulla seadenza dei termini, i soldi per gli “extracosti” dove si trovano?

Una soluzione potrebbe essere l’accentramento in capo alla Regione delle funzioni di stazione appaltante, meglio sarebbe sullistituenda AziendaZero, e rastrellamento di tutti i fondi disponibili e non ancora utilizzati per l’edilizia sanitaria e ospedaliera. In alternativa ci sarebbero i fondi della delibera Cipe numero51. Fondamentale però è muover si, agire per non far trascorre re altro tempo, far aumentare nuovamente i costi e privare le persone di assistenza sanitaria.