Dipartimenti Asl Bari, Azione: “345mila euro annui per 25 dipartimenti, violando il regolamento della stessa ASL. Bisogna ridurli al più presto”

Dichiarazione del Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, e dei Consiglieri regionali Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo.

“Cominciamo con Bari. I dipartimenti in attività per la ASL di Bari sono 25, per un costo annuo di euro 345mila a titolo d’indennità ai rispettivi direttori, in numero maggiore rispetto ai 3 previsti di norma dalla legge e pure rispetto ai già abbondanti 13 previsti dalla delibera del DG del 2012.
Allo stato la Asl non ha adempiuto all’invio entro la data assegnata di tutti gli atti e i dati richiesti dalla Giunta regionale, e mancano, in particolare, le relazioni sulle attività svolte nel 2022.
Si specifica che 24 Direttori di dipartimento sono indennizzati con euro 15mila annui, mentre il Direttore del Dipartimento Prevenzione (uno dei tre previsti di norma dalle disposizioni statali) è indennizzato con euro 20mila annui.
Inoltre: il regolamento del 2012 prevede a carico dei dipartimenti numerosi e rigorosi adempimenti, che allo stato non sembrano eseguiti. In particolare, la convocazione almeno una volta al mese del Comitato di dipartimento, con verbalizzazione della riunione; l’approvazione negoziata da parte del DG del Piano delle attività e dell’utilizzazione delle risorse; gli atti di programmazione delle attività dipartimentali, la loro realizzazione e le funzioni di monitoraggio e verifica, assicurate con la documentata partecipazione attiva degli altri dirigenti e degli operatori assegnati al dipartimento.
Non risultano inoltre adempiute molte della attività assegnate al comitato di dipartimento, e in particolare: l’adozione del regolamento di dipartimento e la documentata intesa su di esso del Direttore sanitario aziendale; le proposte ai DG dei Piani di aggiornamento e di qualificazione del personale, nonché il coordinamento delle attività di didattica, di ricerca scientifica e di educazione sanitaria; valutazione documentata, con frequenza mensile, sullo scostamento rispetto agli obiettivi; adozione di sistemi di coordinamento e integrazione delle attività ospedaliere con quelle territoriali; invio, con frequenza annuale, di un resoconto tecnico-economico sulle attività svolte, contenente una proposta di obiettivi da perseguire nell’anno successivo.
Circa la tipologia funzionale dei 25 dipartimenti, essi sono così organizzati: neurosensoriale, medicina di laboratorio e trasfusionale, ortopedia, cardiovascolare, gestione del farmaco, area medica, sicurezza e qualità, emergenza-urgenza, gestione della domanda e dell’offerta sanitaria, assistenza territoriale, prevenzione, direzioni mediche di presidio ospedaliero, medicina età evolutiva, anestesia e rianimazione, neurovascolare, riabilitazione, area medica specialistica, nefrourologico, investimenti e tecnologie, dipendenze patologiche, salute mentale, area chirurgica, amministrativo, radiodiagnostica, gestione avanzata del rischio riproduttivo e gravidanza a rischio.
Ci pare di poter dire, infine, la eccessiva e disfunzionale quantità dei 25 dipartimenti, da ridurre ai tre previsti di norma dalla legge nazionale, con ampliamento – considerata la grandezza della ASL Bari – a non più di qualche ulteriore dipartimento per macro-aree disciplinari.”

Sanità, Azione: “Un ciclone per cambiare le cose. Da oggi una pagina online per dire le cose che non funzionano”

Dichiarazione del consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, dei consiglieri regionali Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo, e del responsabile regionale Azione sanità Alessandro Nestola, progettista ed esecutore dell’iniziativa.

“Da oggi è online la nostra pagina ‘Un ciclone per cambiare le cose’, dando voce ai cittadini e agli operatori sanitari per scrivere le cose che non funzionano e quelle che funzionano.
L’indirizzo della pagina è www.voceallasanita.it.
Diamo voce ai cittadini che ravvisano carenze nel sistema sanitario regionale e a chi intende raccontare ciò che invece funziona. Diamo voce al personale sanitario che rimane l’ultimo baluardo della sanità pubblica.
Tutti insieme, uniti, per dare risposte concrete alle problematiche, senza trascurare i processi virtuosi. Tutti insieme, uniti, per un’assistenza adeguata, liste di attesa brevi, ambienti di lavoro sani e stipendi adeguati.
In sanità si possono cambiare le cose, ma per farlo bisogna a scatenare un ciclone. Ringraziamo per l’idea Raffaele Santoro, medico e dirigente di Bari di Azione”.

Dipartimenti Asl, Azione: “Indagine Giunta regionale evidenzia uno sproposito. Sono 116. Policlinico Foggia da luglio non paga indennità. Taranto non pervenuta”

Dichiarazione del Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, e dei Consiglieri regionali Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo.

“Secondo la legge, i dipartimenti dovrebbero essere di norma 3 per ogni Asl, ossia 18, e, ragionevolmente, non più di 20 complessivi per i policlinici e gli IRCCS. E invece in Puglia non è così! La giusta indagine avviata dalla Giunta regionale ha consentito di contabilizzarne 116, uno sproposito, anche se dalla contabilità manca la Asl Taranto che ad oggi non ha
risposto al questionario.
Nei prossimi giorni analizzeremo la situazione Asl per Asl, dando opportuna comunicazione di dettaglio.
Per ora emergono tre evidenti criticità: le modalità di conferimento degli incarichi molto spesso violano le regole che le stesse Asl si sono date per durata, modalità di svolgimento e resocontazione dell’attività; le funzioni di area medica o amministrativa promosse alla dignità di dipartimento sono spesso delineate con fervida fantasia e paiono più funzionali a preservare equilibri di potere interno che reale necessità; i costi per mantenere questo tipo di organizzazione sono elevatissimi; il numero complessivo di dipartimenti per Asl è molto variabile e passa dal record di 25 per Bari e Lecce, 20 per la BAT, 12 per il Policlinico di Foggia, 11 per Brindisi, 7 per Policlinico di Bari, 6 per Asl di Foggia e IRCSS Giovanni Paolo II e 4 per IRCSS De Bellis.
Va specificato che che con provvedimento del luglio scorso, ossia prima dell’avvio dell’indagine regionale, il Policlinico di Foggia ha deliberato l’avvio di una riorganizzazione dei dipartimenti, interrompendo l’erogazione delle indennità.
Anche su questo ci sarà bisogno di pensare a qualche norma di legge che razionalizzi il sistema e interrompa una pratica che in linea di massima appare assoggettata a mero arbitrio. E poi ci sarà, ne siamo certi, chi darà alla nostra iniziativa legislativa la patente populista o chi urlerà ben-altro-è-il-problema, fingendo di stracciarsi le vesti e rimanendo sempre privo d’informazioni oltre che d’idee da proporre all’attenzione degli altri: in poche parole per lasciare le cose così come sono.”

Tempi attesa sanità, Azione: “A luglio più visite a pagamento e maggiore disallineamento. Illegalità si combatte con sospensione automatica”

“Nella settimana indice di luglio (3-7 luglio 2023), aumentano rispetto al passato le prestazioni a pagamento in ALPI e si amplia il disallineamento tra attività istituzionale e a pagamento, calcolata a parità di personale impiegato, prestazioni richieste e ore lavorate. E nonostante la legge preveda in questi casi la sospensione dell’attività a pagamento per violazione di legge, nessuno fa niente e, anzi, si bocciano le leggi che prevedono meccanismi di automatismo per garantire il rispetto della legalità. Siamo, insomma, in una situazione in cui, ci si finge sordi e ciechi, affastellando parole a parole, senza prendere decisioni e anzi votando contro le proposte degli altri. Supportati dai dati, elaborati per la Regione Puglia da InnovaPuglia, ripresenteremo una nuova proposta di legge profondamente riformatrice, chiedendo la sottoscrizione a tutti i colleghi a cui non piacciono le scuse o le parole vuote.”

Lo dichiarano il Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, i Consiglieri regionali Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo, e il responsabile regionale sanità di Azione Alessandro Nestola.

“Nei prossimi gironi presenteremo il dettaglio azienda per azienda e anche i dati riferiti alle prestazioni chirurgiche.
Per ora si rifletta e ci s’inquieti sulle percentuali delle prestazioni a pagamento monitorate, ossia un saggio di prime visite ed esami diagnostici: visite neurologiche (21%), visite ortopediche (17%), visite ginecologiche (27%), visite urologiche (15%), visite gastroenterologiche (30%), visite oncologiche (14%), visite pneumologiche (14%), risonanza magnetica addome inferiore (16%), risonanza magnetica della colonna (42%), ecografia ostetrica (26%), ecografia ginecologica (39%), colonscopia (24%), polipectomia (25%), rettoscopia (40%), esofagogastroduodenoscopia (14%).
Si tratta, com’è evidente, di prestazioni su cui il CUP rappresenta uno sportello privo di risposte tempestive per l’attività istituzionale, in grado di obbligare i cittadini a scegliere le prestazioni a pagamento.”

Centro malattie neuromuscolari, Amati: “Giunta decide sede al Policlinico e DG non si presenta a riferire sul cronoprogramma. Ci vediamo lunedì prossimo”

“La Giunta regionale ha deciso di individuare nel Policlinico di Bari la sede del Centro regionale di malattie neuromuscolari ed oggi il DG era stato invitato in audizione per riferire sul padiglione interessato, le risorse necessarie e il cronoprogramma. Purtroppo non si è presentato nessuno, con la giustificazione di non aver ancora letto la delibera della Giunta regionale che noi – invece – stiamo studiando da giorni e che è facilmente reperibile.
Poiché sull’argomento bisogna volare, e la Commissione sarà attiva ben oltre la petulanza, abbiamo già disposto la trasmissione della delibera della Giunta regionale e di tutti gli atti necessari, affinché sin da lunedì prossimo si possano avere le informazioni richieste.
L’iniziativa è così importante che non possiamo permetterci distrazioni, anche al costo di sembrare noiosi; ma su questo preghiamo tutti di essere comprensivi, considerata la posta in palio.
Appuntamento, dunque, alla seduta di lunedì prossimo, durante la quale sentiremo anche il responsabile della Fisiatria del Policlinico di Bari e cominceremo a raccogliere informazioni sulle modalità gestionali, valutando l’esperienza eccellente della fondazione NeMO, che ho avuto modo di osservare in un recente viaggio presso il Centro di Milano-Niguarda, apprezzando la disponibilità del presidente Alberto Fontana e di tutto il suo staff clinico e amministrativo.”

Pdl su protesi, Azione: “I DG contestano le delibere della Giunta e assessore si allea con DG che lo contestano. Solo qui succede. E continua spreco 160milioni anno”

Dichiarazione del Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, e dei Consiglieri regionali Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo.

“Sulla proposta di legge per controllare gli sprechi nella spesa di protesi e dispositivi medici, i Direttori generali contestano i criteri usati dalla Giunta regionale per definire i tetti di spesa e gli obiettivi, che rappresentano i riferimenti usati dalla nostra proposta per sancire la decadenza dei Direttori generali qualora non raggiungano i risultati attesi, che peraltro essi stessi si assegnano. E l’aspetto più incomprensibile consiste proprio nel fatto che gli stessi Direttori generali si fanno carico di mantenere gli impegni che contestano con la sottoscrizione dell’atto aziendale e del loro stesso contratto. E a questo punto il capolavoro: l’assessore Palese dà parere contrario alla proposta di legge, accogliendo anche le obiezioni dei Direttori generali, ossia le contestazioni che gli stessi hanno avanzato alla delibera approvata dalla Giunta su proposta dello stesso assessore Palese.
Ma che confusione. Qui non si riesce a capire che pure un punto percentuale di riduzione degli sprechi, ammontante ad almeno 100milioni di euro, si potrebbe destinare a prestazioni sanitarie in grado di curare malattie. Adesso la proposta di legge andrà in consiglio, in vista del quale abbiamo già presentato un emendamento per accogliere gli utili suggerimenti del dirigente della sezione farmaceutica Paolo Stella. Nella speranza che l’assessore Palese non continui a dare parere contrario, perché in disaccordo rispetto alle sue stesse proposte di deliberazione e ai suggerimenti dei suoi dirigenti. Qui c’è da aspettarsi di tutto.”

Pubblico e privato tentarono insieme di promuovere e rilanciare il territorio

Negli anni Novanta, nella fase in cui nel brindisino il turismo stava gettando le basi come settore economico capace di portare ricchezza al territorio, nella zona tra Ostuni e Fasano si pensava a un sistema, si tentava almeno di farlo nei rapporti tra le amministrazioni focali. Mentre gli imprenditori hanno avuto difficoltà a superare ragionamenti individualistici e a comprendere che le forme associative e consortili potevano consentire di ridurre i costi di gestione. Eppure è proprio alla fine degli anni Novanta, quando il comune di Fasano era guidato da Donato De Carofis e quello di Ostuni da Lorenzo Cirasino, che le amministrazioni locali e gli imprenditori tentarono di regnare in termini di sistema attraverso la costituzione di due consorzi di imprenditori, il Consorzio turistico Egnazia di Fasano e Bianca Ostuni dell’omonima città, che a loro volta hanno costituito un consorzio di secondo grado con l’obiettivo di arrivare alla firma di un accordo di programma con governo e Regione, così da avere accesso a finanziamenti pubblici per la realizzazione di strutture di accoglienza. L’obiettivo era quello di creare un percorso di destagionalizzazione e internazionalizzazione delle presenze, di rafforzamento di segmenti diversi rispetto all’offerta balneare, di recupero del territorio e delle aziende agricole così da garantire un’offerta alberghiera di qualità e promozione del turismo congressuale. In questo contesto aveva Un ruolo di promozione del territorio lo svolge anche il Consorzio Trulli e Grotte, guidato dal sindaco di Ceglie Messapica Paolo Locorotondo e con l’ostunese Giuseppe Orlando delegato al turismo. Erano anni in cui il valore della programmazione andava di pari passo con la promozione del territorio. E la collaborazione e il confronto hanno superato il campanilismo. Allora era in vigore la legge regionale numero 3 del 1988 che consentiva alle amministrazioni locali di operare attraverso varianti al Prg per autorizzare la realizzazione di nuove strutture alberghiere a condizione che fossero riconosciute. l’interesse pubblico. Quella legge però venne abrogata nell’estate del 2000, perché l’interesse pubblico prevaleva su ogni altro tipo di considerazione, e la possibilità di semplificare l’iter autorizzativo per garantire un’ospitalità di qualità sul territorio e creare un vero e proprio l’integrazione è stata posta fine. industria del turismo. Il Consorzio degli imprenditori di Fasano e Ostuni non ha avuto lunga vita e comunque la possibilità di siglare un accordo di programma per riqualificare l’intera area a nord di Brindisi anche attraverso l’utilizzo di finanziamenti pubblici sull’area. Il Comune di Ostuni è riuscito ad approvare alcuni progetti varianti utilizzando la legge 3, ma pochi sono stati effettivamente attuati. Probabilmente in alcuni casi la variante era stata richiesta dai proprietari dei terreni per vendere la concessione edilizia ottenuta, quindi la variante serviva solo a valorizzare i terreni agricoli. Il Comune di Fasano sotto la guida del sindaco Donato De Carolis e grazie al lavoro e alla caparbietà dell’assessore Fabiano Ama ti, 30 anni, riuscì a istruire tutti i progetti che erano sta ti depositati dagli imprendi tori presso gli uffici per po ter utilizzare la legge regio nale numero 3. Si trattò di una corsa contro il tempo perché nel frattempo la Re gione Puglia aveva deciso di abrogare quella legge, che fu ufficialmente abrogata con la approvazione della legge regionale numero 14 del 25 settembre 2000. Il 10 agosto 2000 arrivarono in Consi glio comunale a Fasano 32 progetti di variante, ricondu cibili al Consorzio turistico Egnazia.

I progetti di variante furo no tutti approvati e si posero le basi per costruire quel si stema turistico che a Fasand può contare sulla presenza di 1300 posti letto a 5 stelle e 5 stelle fusso. Alcuni proget ti approvati furono ridimensionati a seguito di interventi della Sovrintendenza ai Beni culturali Altri partirono in ritardo. Ma la maggioranza di quei progetti è stata realizzata, anche grazie alla disponibilità economica degli imprenditori interessati. Da li parti Borgo Egnazia, con i suoi 650 posti letto circa 5 stelle e la lungimiranza di Sergio e Marisa Melpignano, con le concessioni rilasciate negli anni successivi, da altri amministratori che hanno operato in continuità.

Con la realizzazione del campo da golf a ridosso dell’area archeologica di Egnazia che ha fatto conoscere Fasano in tutto il mondo e che ha portato il governo Meloni a considerare proprio Borgo Egnazia come il luogo più sicuro, accogliente e funzionale in cui ospitare i leader dei Paesi del G7 (Italia, Stati Uniti, Canada, Francia, Germania, Regno Unito e Giappone) che si riuniranno in Puglia nel giugno del prossimo anno.

Asl BR, Amati: “Altra assurdità. Dermatologo mandato da Brindisi a Bari. Revoca immediata”

Dichiarazione del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Un’altra assurdità. Un medico dermatologo in servizio presso il Di Summa di Brindisi ha ottenuto dalla Asl il nulla osta per andare all’oncologico di Bari. E il tutto nonostante il parere contrario del direttore del dipartimento interessato. E sono certo che al contrario, ossia dall’Oncologico di Bari alla Asl di Brindisi, mai e poi mai il DG Delle Donne avrebbe concesso il nulla osta al comando.
Dunque: mentre siamo in piena crisi da carenza di medici, fa rabbrividire il solo pensare di concedere comandi, mobilità o altro da una Asl all’altra, pur se fosse stato – ma non è questo il caso – con sostituzione.
La professionalità interessata presta servizio presso il Di Summa e se la Asl pensa che in quella struttura i medici siano in abbondanza – ma non è così – ben potrebbe impiegare il professionista presso i PTA della stessa Asl, ove c’è una grande carenza di personale e lunghe liste d’attesa per melanomi, ossia cose serissime.
Per questi motivi chiedo la revoca immediata del provvedimento, peraltro emanato con forme alquanto discutibili, ribadendo – ancora una volta – che queste scelte irrazionali sono frutto della mancanza di una gestione unitaria del personale. E torniamo alla necessità di AziendaZero, su cui sto combattendo un’accesa battaglia.”

La legge è necessaria per fissare le sanzioni

Populista la mia proposta per abbattere le liste d’attesa? Non populista, caso mai vicina al popolo».

Così reagisce Fabiano Amati (Azione) all’intervista di Pier Luigi Lopalco (Pd) che aveva definito «populista e semplicistica»

l’idea che si potesse risolvere il problema con una legge regionale, mentre la questione ha un rilievo nazionale. La legge è stata bocciata in Consiglio ma con le posizioni di Amati si schiera la Cgil pensionati.

Cosa pensa delle parole di Lopalco?

«È vero che la materia interessa al popolo. E siccome io non ho alcun disprezzo per le esigenze del popolo, faccio un ragionamento: le agende dedicate ai malati oncologici, il divieto di agende chiuse al Cup e lo stop all’abuso delle visite a pagamento sono temi che piacciono al popolo. Ci sono delle norme al riguardo e io penso che vadano fatte rispettare. Anche con mezzi risoluti come la decadenza di chi è responsabile delle violazioni di queste norme. Compresi i dg delle Asl».

Lopalco dice che alcuni temi, presi singolarmente, sono apprezzabili. È la legge in quanto tale ad essere fuorviante.

«Se quelle norme vanno bene “a pezzi”, possiamo anche ripresentare la legge scomposta in tante parti. Ogni pezzo una legge diversa. Il problema per me è un altro: fare in modo che le norme che ci sono, a livello nazionale e regionale, vengano rispettate. Perché altrimenti le persone malate rischiano di dover scegliere il cimitero non potendo ottenere una rapida strada verso l’ospedale».

Ma se ci sono norme che già prevedono quello che lei Amati e le liste d’attesa

«La legge necessaria per fissare le sanzioni»

Dice, a cosa serve una legge ulteriore?

«Non è scritto da nessuna parte cosa succede se non sì eseguono le prescrizioni previste. La nostra legge prevede proprio questo, fissa la sanzione nel caso in cui non si dia corso alle previsioni: per questo stabilisce la decadenza dei manager. Perché questo è il punto cruciale: nessuno sì spaventerebbe mai di un obbligo, se a quell’obbligo non fosse collegata una conseguenza in caso di mancato rispetto. È la storia della società umana e del diritto. Piuttosto, mi chiedo perché tanta ostilità a questa previsione»?

Dica lei: perché?

«Perché quella norma è particolarmente tignosa. Determina la “decadenza automatica” di chi non la rispetta: dunque non ci sono mediazioni, raccomandazioni e occhi chiusi sulla realtà. Una norma che mette tutti di fronte alla responsabilità. Ecco perché tanta ostilità».

Si dice pure: la legge regionale è fuorviante perché il problema è nazionale.

«L’Emilia Romagna ha approvato una delibera di giunta e nessuno dice che quelle normae sono fuorvianti. È vero, il problema è nazionale. Ma nella graduatoria delle difficoltà ci sono Regioni che stanno peggio e quelle che stanno meglio. Sa cosa vuol dire»?

Che cosa?

«Significa che le Regioni che stanno meglio danno sollievo a migliaia e migliaia di persone. Allora mi chiedo: se è così, perché non ci dobbiamo adoperare per migliorare la vita di quelle migliaia di persone? A questa domanda, è chiaro, non devo rispondere io»

Ospedale Perrino BR, Amati: “Geriatria ha perso due medici per trasferimenti irragionevoli. Si rischia la sospensione dell’attività. Revoca immediata”

“Il reparto di geriatria del Perrino di Brindisi ha perso due medici, trasferiti ad altre mansioni con provvedimenti irragionevoli e – forse – pure vietati. Chiedo la revoca immediata perché si rischia la sospensione dell’attività in un ospedale di II livello. Un’assurdità”.

Lo dichiara il presidente della Commissione regionale bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“L’organico attuale del reparto di geriatria era composto da 9 medici, compreso il primario facente funzioni che svolge i turni come gli altri.
Dal 1 ottobre è stata trasferita un’unità alla lungodegenza di San Pietro Vernotico, sguarnendo l’organico già in deficit.
Ma non solo.
È stato autorizzato dal 1 novembre un ulteriore trasferimento verso il distretto di San Pietro Vernotico, mettendo seriamente a rischio il servizio.
I trasferimenti appaiono irrazionali, irragionevoli e forse pure vietati, in una situazione che già vede il reparto di geriatria incapace di fornire l’attività ambulatoriale.
Se questi provvedimenti di trasferimento dovessero essere confermati, il reparto avrebbe solo 6 medici in grado di turnare (uno è in possesso di esenzione e autorizzato al solo servizio di mattina), per cui non sarà più possibile assicurare la turnazione e quindi si rischia la sospensione dell’attività.
Chiedo immediatamente la revoca dei provvedimenti di trasferimento, nell’attesa dell’istituzione di AziendaZero come unica soluzione per monitorare al meglio l’impiego di personale ed evitare atti di così lampante nocività per le esigenze dei malati”.