In nove contro l’autonomia del nord: “Prima i meridionali, contro Salvini e le regioni del nord che vogliono impoverirci. Un documento in Consiglio”

“Prima i meridionali. Siamo contro la richiesta di autonomia di Salvini e delle regioni settentrionali, che a nostro danno – e forse pure con i nostri voti – pretendono maggiori competenze per assicurarsi maggiori risorse. E il tutto pure nella falsa illusione che la disgregazione del paese possa arricchire il nord, cioè la parte a cui tengono di più.
Per questi motivi presenteremo al Consiglio regionale un documento, aperto a tutti i contributi, per manifestare con il voto il nostro dissenso”.
Lo comunicano i Consiglieri regionali Fabiano Amati, Sergio Blasi, Napoleone Cera, Enzo Colonna, Peppino Longo, Michele Mazzarano, Ruggiero Mennea, Mario Pendinelli e Donato Pentassuglia.
“In un paese come l’Italia in cui occorre ancora lavorare a lungo per raggiungere la parità economica e infrastrutturale tra le diverse regioni, ove al futuro si può guardare con fiducia solo confidando sull’Europa e le sue politiche di riduzione degli accentramenti nazionali e regionali, si è oggi esposti al rischio di subire un progetto di riforma innanzitutto contro il meridione e a lungo andare contro l’intero paese.
A questo disegno anti-meridionale e anti-italiano dobbiamo opporci con forza e senza timori, perché si tratta di un’iniziativa che per beceri tornaconto elettorali non si occupa di riformulare competenze, magari per meglio proteggere cittadini e territorio, ma porta il sud nella maggiore povertà, l’Italia nel provincialismo sociale ed economico e i nostri giovani – educati alla globalità – trasferiti all’estero per mancanza di opportunità.
Per questi motivi nei prossimi giorni presenteremo la bozza di un documento da sottoporre alla riflessione e al contributo di tutti, per poi depositarlo in Consiglio regionale per l’approvazione. Si spera all’unanimità, ovviamente, senza il peso di miopi calcoli politici e piccole convenienze partitiche”.

Xylella e vivai, Di Gioia, Amati e Pentassuglia: “Il servizio fitosanitario nazionale si pronunci entro il 30 o auspichiamo il rilascio autorizzazioni da parte dell’Osservatorio regionale”

“Gli interventi in favore dei vivai devono essere immediati. Per questo attiveremo un’interlocuzione con il Comitato fitosanitario nazionale perché approvi entro il 30 gennaio le linee guida sulla movimentazione delle piante in zona delimitata e sulle deroghe all’esterno delle aree delimitate. Qualora ciò non dovesse accadere, a nostro avviso si dovrà procedere con il rilascio delle autorizzazioni da parte dell’Osservatorio fitosanitario regionale, ai sensi dell’art. 99 dell’ultima legge di bilancio e dell’art. 9 della decisione di esecuzione dell’Unione europea”.
Lo dichiarano l’assessore alle Risorse agroalimentari  della Regione Puglia, Leonardo Di Gioia, e i Presidenti delle Commissioni bilancio e agricoltura Fabiano Amati e Donato Pentassuglia, dopo aver incontrato questa mattina i rappresentanti dei vivaisti della Piana degli ulivi monumentali.
“La normativa vigente prevede due procedimenti autorizzativi per la movimentazione delle piante all’interno e all’esterno delle aree delimitate, in conseguenza del contagio da Xylella.
Allo stato attuale diverse aziende vivaistiche già provate dalla tragedia della xylella rischiano il collasso economico a causa di lungaggini o inerzie burocratiche.
Per questi motivi abbiamo proposto un così stringente cronoprogramma, nella speranza di non dover ricorrere ad iniziative più risolute come  ulteriori provvedimenti legislativi, a fianco delle esigenze di tutti gli operatori agricoli e florovivaisti”.

Bilancio 2019, Amati: “Spreco sui consorzi, buone notizie su Piano casa e Lago Forcatella. E poi follia a Cinquestelle”

Dichiarazione del presidente della commissione regionale Bilancio, Fabiano Amati:

“Il bilancio 2019 ha numerose buone notizie e un clamoroso spreco di soldi pubblici, tasse dei cittadini, per i voraci consorzi di bonifica.

Sui 10 milioni ai consorzi di bonifica ho votato no. E con i 10 di quest’anno siamo a 360 milioni, elargiti dal 2002 per il funzionamento di carrozzoni che non riusciranno mai a raggiungere il pareggio di bilancio.

È dal 2009 che porto avanti questa battaglia, che ha come soluzione o la soppressione – ma questo appartiene alla decisione di Roma – o il trasferimento della gestione irrigua a un grande soggetto pubblico, Aqp, togliendola a uno spendaccione consorzio tra privati. E chi sono i più decisi sostenitori del mantenimento della gestione dell’acqua ai privati e non al soggetto pubblico? Ma che domande, i Cinquestelle, ovviamente. Primatisti di folle spudoratezza, avevano addirittura proposto di annullare gli effetti della più recente riforma, forse perché i soldi pubblici sprecati non vengono prelevati dalle loro tasche ma da quelle dei cittadini-contribuenti.

C’è poi una norma utilissima sul Piano casa. Una messa a punto per il 2019, che concede la possibilità di ampliare, demolire e ricostruire gli immobili esistenti, col risultato di riqualificare il patrimonio edilizio esistente e rigenerare i quartieri; e il tutto senza consumare nuovo suolo. Una norma priva di spesa per le tasche dei cittadini-contribuenti, in grado di generare ricchezza e produttività per un valore economico almeno pari a quella dell’intero bilancio regionale e che, dal 2009, ha tenuto in piedi l’edilizia, cioè uno dei settori a più alta densità di posti di lavoro. Ovviamente, chi ha provato a ostacolare l’iniziativa e votato contro? Domanda superflua, i Cinquestelle. Non so perché, ma odiano l’idea che le persone possano stare meglio o migliorare la propria condizione col lavoro, soprattutto se l’obiettivo si può raggiungere senza mungere alle tasse  pagate dai cittadini-contribuenti e, magari, senza uno strumento iniquo e disastroso come il condono edilizio.

Infine. Approvato un finanziamento per mandare a pieno regime tecnologicola potabilizzazione – presso il Lago Forcatella di Fasano – dei reflui urbani depurati, dopo un entusiasmante periodo di sperimentazione segnalato come esempio di virtuosismo ambientale da riviste specializzate e programmi televisivi popolari. Dalla cacca e pipì all’acqua potabile, simulando le leggi della natura, per contribuire a programmi ambientali avanzatissimi, fondati sul riuso di ogni materiale.

La misura è passata quasi all’unanimità. Chi ha votato no? È facile, i Cinquestelle. Per loro l’ambiente è solo un palco montato in una piazza per false promesse che servono a prendere voti, ma che poi si dimenticano di mantenere. Dicono niente Tap e Ilva?”.

Consiglio regionale, in aula si discute il Bilancio 2019

Il Consiglio regionale è convocato in sessione di bilancio per venerdì 21 dicembre 2018, ore 10,00, e sabato 22 dicembre 2018, ore 10,00, con il seguente ordine del giorno dei lavori:

  • Deliberazione dell’Ufficio di Presidenza n. 195 del 04/12/2018 “Bilancio di previsione del Consiglio regionale – Esercizio finanziario 2019 e pluriennale 2019-2021 – Approvazione” (rel. cons. Amati Fabiano);
  • Deliberazione della Giunta regionale n. 2261 del 04/12/2018 “Documento di economia e finanza regionale – DEFR 2019-2021 – Approvazione” (rel. cons. Amati Fabiano);
  • DDL n. 277 dell’11.12.2018 “Disposizioni per la formazione del bilancio di previsione 2019 e bilancio pluriennale 2019-2021 della Regione Puglia – legge di stabilità regionale 2019” (rel. cons. Amati Fabiano);
  • DDL n. 278 dell’11.12.2018 “Bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2019 e bilancio pluriennale 2019-2021 della Regione Puglia” (rel. cons. Amati Fabiano).

VISUALIZZA QUI TUTTA LA DOCUMENTAZIONE 

Oggi I Commissione per discussione ed esame Bilancio 2019

La I Commissione consiliare permanente presieduta da Fabiano Amati è convocata per il martedì 18 dicembre 2018, alle ore 10.00, presso la sala “Guaccero” (secondo piano palazzo del Consiglio regionale) per l’audizione delle OO.SS, delle Associazioni di categoria, dell’ANCI, dell’UPI, della Lega delle autonomie locali, dei Rettori Università degli Studi di Bari, di Lecce, di Foggia e del Politecnico, sulla delibera della Giunta regionale n. 2261 del 04.12.2018 “Documento di economia e finanza regionale – DEFR 2019-2021”, sul DDL n. 277 dell’11/12/2018 “Disposizioni per la formazione del bilancio di previsione 2019 e bilancio pluriennale 2019-2021 della Regione Puglia (legge di stabilità regionale 2019), e sul DDL n. 278 dell’11/12/2018 “Bilancio di previsione della Regione Puglia per l’esercizio finanziario 2019 e pluriennale 2019-2021”.

La Commissione proseguirà i lavori con l’esame del seguente ordine del giorno:

1. Deliberazione n. 195 del 4/12/2018 “Bilancio di Previsione del Consiglio Regionale per l’esercizio finanziario 2019 e pluriennale 2019/2021 – Approvazione” (a.c. 135/B);
2. Documento di economia e finanza regionale – DEFR 2019-2021 (deliberazione della Giunta regionale n. 2261 del 04.12.2018) (a.c.  138 /B);
3. DDL n. 277 dell’11/12/2018 “Disposizioni per la formazione del bilancio di previsione 2019 e bilancio pluriennale 2019-2021 della Regione Puglia (legge di stabilità regionale 2019) (a.c.  1148 /A);
4. DDL n. 278 dell’11/12/2018 “Bilancio di previsione della Regione Puglia per l’esercizio finanziario 2019 e pluriennale 2019-2021” (a.c. 1149/A).

Si informa che il termine per la presentazione degli emendamenti è fissato per le ore 15:00 del 18 dicembre 2018.

QUI TUTTA LA DOCUMENTAZIONE 

QUI PUOI SEGUIRE AGENZIA DI NOTIZIE SUI LAVORI 

Xylella piana degli ulivi, audizioni in Commissioni congiunte I e IV

“È stata convocata per mercoledì 12 dicembre alle ore 11:30 nell’aula del Consiglio regionale della Puglia la seduta delle commissioni congiunte I e IV per l’Audizione dei sindaci, dei presidenti dell’area metropolitana di Bari e delle provincie di Brindisi e Taranto, dell’Anci, dell’Upi e delle organizzazioni di categoria, sull’emergenza xylella nel territorio della Piana degli ulivi monumentali”.
Lo comunicano Fabiano Amati e Donato Pentassuglia, presidenti delle Commissioni consiliari Programmazione e Agricoltura.
“Dopo le ultime attività di monitoraggio abbiamo ritenuto opportuno ascoltare i sindaci, i presidenti di provincia e le organizzazioni di categoria, al fine di assumere punti di vista e suggerimenti nella lotta alla xylella fastidiosa”.

Liste di attesa, intervento integrale di Amati sulla proposta di legge in Consiglio regionale

TRASCRIZIONE INTERVENTO

“Signor Presidente, colleghi, la proposta di legge presentata non pone domande generiche su tutti i problemi della sanità e, ovviamente, non chiede e non dà risposte su tutti i problemi della sanità.

La proposta di legge si fonda su una serie di norme vigenti nel nostro Paese e su dei dati statistici in possesso della Regione Puglia, consultabili anche su internet. Ogni tanto mi fermo soltanto per attendere il cosiddetto “assestamento”. C’è un momento di assestamento. Io so, perché ho seguito tutto il dibattito, peraltro anche interessante…Sto aspettando l’assessore Di Gioia. Faceva interferenza. Solo per questo. Non c’è l’obbligo di ascolto. Stavo dicendo che la proposta di legge, e questo lo dico perché in questo lungo dibattito ho sentito opinioni che, in realtà, non sono conferenti con la proposta di legge, è fondata su una legge statale, e la legge statale è la n. 120 del 2007. Ebbene, la legge statale chiede che ci sia un progressivo allineamento dei tempi di erogazione delle prestazioni nell’ambito dell’attività istituzionale ai tempi medi di quelle rese in regime di libera professione intramuraria. Aggiunge, la legge statale, successivamente che, se ciò non accade, le conseguenze sono diverse, fino alla destituzione del direttore generale. Quindi, questa è la legge statale,princìpi generali a cui le Regioni devono attenersi.

Successivamente una Conferenza Stato-Regioni, in particolare quella tenuta il 18 novembre 2010, stabiliva all’articolo 3 che le Regioni garantiscono che lo svolgimento dell’attività libero-professionale non vada a detrimento dell’attività istituzionale e che hanno l’obbligo di definire anche le eventuali relative misure.

Il piano anti-corruzione per la sanità, in particolare nel capitolo “Aree di rischio specifiche”, chiede, a proposito dell’attività libero-professionale e le liste d’attesa,una particolare vigilanza proprio nel rispetto delle relative interferenze con l’attività istituzionale.

Un documento successivo dell’ENPAM segnala questo problema come causa delle liste d’attesa nel nostro Paese.

Perché ho fatto questa lunga rassegna normativa? Per dire che, senza la proposta di legge il rimedio, che non è sanzionatorio, e parlo subito della questione più controversa evidentemente, senza quel rimedio, che è un rimedio attuativo della legge statale nell’ambito della competenza concorrente tra Stato e Regione,ora, a quest’ora, oggi, sulla base dei dati in nostro possesso, le direzioni generali dovrebbero aprire dei procedimenti disciplinari in tutte le specialità in cui non c’è questo allineamento. Senza questo intervento.

Ora, poiché io sono dell’opinione che non è necessaria una sanzione per raggiungere il risultato, ma molto spesso è utile mettere in competizione – in competizione virtuosa – le persone per raggiungere il medesimo risultato, ecco che il rimedio dell’Emilia-Romagna, che abbiamo noi proponenti reso più ampio con il risultato migliore in Italia, in termini di attesa per ricevere le prestazioni sanitarie richieste ci è sembrato la soluzione più adeguata.

In Puglia esiste un Regolamento, un ottimo Regolamento, che spiega tutti i passaggi attraverso cui monitorare i tempi d’attesa, che però è carente nell’unica parte, e cioè le misure per rendere, per attuare il problema dell’allineamento. Questa è la questione normativa.

Io ho sentito parecchie obiezioni, però in realtà sono obiezioni che non riguardano l’apparato normativo italiano. Tipo, per esempio la più classica delle obiezioni che è provenuta anche dagli ordini professionali, o dai sindacati era che c’è carenza di personale: non so se lo avete sentito anche voi, io l’ho sentito ripetutamente: non si allineano i tempi perché c’è la carenza di personale. Ora, in realtà, questa questione non ha rilievo, perché il monitoraggio dei tempi d’attesa che la Regione Puglia fa per mezzo di InnovaPuglia, e lo fanno benissimo, se voi guardate i dati statistici fatti dalla Regione Puglia, sono davvero fatti bene, non tengono conto ovviamente della carenza del personale, ma dichiarano il disallineamento a parità di prestazioni richieste per le classi B, a breve, e D, differita, a parità di personale impiegato. Ecco perché non rileva, la questione del personale: perché viene monitorato a parità di personale impiegato, e a parità di ore lavorate, che non possono essere per legge e per il nostro Regolamento, con riferimento all’attività a pagamento, superiori a quelle che vengono effettuate nel regime istituzionale. Ecco perché l’ulteriore obiezione. Ma l’attività viene svolta fuori dall’orario di lavoro. Per cui, uno potrebbe lavorare quanto vuole. Non è pertinente. Il tempo di lavoro nell’attività a pagamento deve essere pari al tempo di lavoro nell’attività istituzionale. I dati della Regione Puglia, gli ottimi dati della Regione Puglia nelle due settimane indice, su cui si fa il monitoraggio, sono dati che su questo non lasciano spazio ad interpretazioni differenti.

Ecco perché di fronte a noi, adesso, non abbiamo tanto il problema ricostruttivo di tutta la vicenda che riguarda le liste d’attesa, quanto un problema di attuazione della normativa, la cui mancata attuazione realizza il quadro di esperienza, che credo abbiamo tutti quanti. Dato di esperienza rispetto al quale c’è una profonda differenza di risposta fra l’attività istituzionale – di risposta in termini di tempi – e l’attività libero-professionale. Tenuto conto che i tempi d’attesa sono Livelli essenziali di assistenza, anche il finanziamento delle misure per poter rimuovere il disallineamento deve essere effettuato all’interno del Fondo sanitario regionale, perché sono Livelli essenziali di assistenza. All’interno di questo va garantito tutto il processo di allineamento o di riallineamento delle prestazioni.

Qualcuno ha detto durante il dibattito: “A noi piace la soluzione toscana”. Solo perché è stato letto, magari, il dispaccio d’agenzia sulla soluzione toscana. Il Presidente della Regione Toscana la pensa come il collega Conca. Siccome lo dirà lui, io lo anticipo. Il Presidente Rossi pensa che l’attività libero-professionale vada eliminata. Ovviamente, il Presidente Rossi sa che non lo può fare la Regione. Lo può fare soltanto il Parlamento nazionale. Per cui, noi confidiamo che il collega Conca faccia valere il suo punto di vista con riferimento al Parlamento nazionale. Questo è un inciso scherzoso nei confronti di questa opinione.

Il Presidente Rossi propone – ed è notizia dell’altro giorno – una legge ancora più rigorosa rispetto a quella che proponiamo noi. In quale prospettiva? Nella prospettiva del danno temuto da parte di alcuni operatori sanitari, e cioè quello di non poter introitare i compensi della libera professione. Del resto, la proposta toscana, lungi dal dire “acquistiamo le prestazioni libero-professionali e le dirottiamo sull’attività istituzionale”, dice che i tempi da dedicare alla libera professione vengono dimezzati al 50 per cento e indirizzati la metà, il 50 per cento di quel 50 per cento, allo svolgimento dell’attività istituzionale. È un paradigma, secondo me, punitivo, io che ho inteso non punire o sanzionare, ma chiamare alla responsabilità competitiva i medici per provare l’allineamento o il riallineamento o la progressione dell’allineamento. Quindi, anche questa questione relativa alla Regione Toscana, che è stata usata, è una questione che francamente non ha molto rilievo né molta pertinenza.

Certo, di qui può nascere il vasto campo delle opinioni se questo servirà, servirà poco, servirà molto, ma qui stiamo alle opinioni. Un dato di partenza è quello che la legge statale, non qualcosa che verrà, e quello sarebbe nel campo delle opinioni, ma la legge statale, ci dice che bisogna allineare i tempi. Se uno non prevede nessun rimedio, da domani mattina io, dopo che ho conosciuto questo meccanismo complesso che sta sotto, perché prima non lo conoscevo a questo livello di dettaglio, dovrò chiedere, io come tutti, l’attivazione, lo ripeto, dei procedimenti disciplinari a carico dei disallineati, ovvero, così come prevede la normativa statale, fino al rimedio più estremo della destituzione. Ma noi non vogliamo portare questo, perché noi vogliamo che il sistema funzioni. Noi non vogliamo istituire il tribunale, perché il tribunale c’è già con la legge statale. È già messo su il tribunale, ed è la legge statale, articolo 4. È già messo su il tribunale.Noi vogliamo evitare il tribunale, perché noi vogliamo, invece, dare rimedi, così come è accaduto in Emilia-Romagna, affinché ciò non accada.

Ma questa norma, che è la norma che ha appassionato di più, in realtà è la norma più ovvia, perché rinviene dall’apparato normativo statale. Le altre norme ci sembrano più importanti.

Articolo 1: monitorare continuamente l’attività e pubblicarla sui siti internet. Io ho fatto una esperienza: fino a qualche settimana fa, sui siti internet delle aziende pugliesi non c’era nulla in questa materia, nonostante ci sia un obbligo che rinviene dalla legge. Adesso, lentamente c’è qualcosa, compresa la contabilità analitica delle prestazioni libero professionali. Non c’era nulla. Ancora manca quella dell’Università. Ho fatto istanza di accesso civico all’Università, per richiedere la pubblicazione. Non sono scaduti i trenta giorni e annuncio che alla scadenza utilizzerò i rimedi, perché serve a noi come Regione Puglia, per capire. Perché è facile dire: la colpa è della Regione, la colpa è del Presidente Emiliano, la colpa è dei consiglieri regionali tutti, quando magari su un aspetto non abbiamo alcuna colpa.

Non abbiamo alcuna colpa, invece siamo inghiottiti da un’ipotesi di responsabilità diffusa che molto spesso non abbiamo, proprio perché non funziona il sistema di monitoraggio. Peraltro, poiché non appena ho presentato la proposta di legge, generosamente, tanti operatori del Sistema sanitario si sono peritati di darci e darmi le informazioni migliori, quelle che potessero indirizzare al punto più specifico, ci sono state preannunciate delle cose, dalla pubblicazione dei dati, che in realtà avrebbero profili molto problematici sul piano amministrativo.

Inoltre, infine, il monitoraggio legato all’istituzione del responsabile unico delle liste d’attesa, il quale se non raggiunge gli obiettivi ha la decurtazione della retribuzione di risultato, realizza un quadro in cui la legge tiene da sola il raggiungimento di questo obiettivo e ne raggiunge un altro, lo dico concludendo il mio intervento. Raggiunge la possibilità che l’attività libero professionale sia in pareggio. Non so se voi colleghi siete a conoscenza che la legge statale richiede che l’attività libero professionale con le caratteristiche di cui vi ho detto, debba essere svolta in pareggio, nel senso che la ASL non deve subire alcuna perdita daquesta attività. Uno se va a prendere il bilancio analitico e non lo trova, prende il bilancio complessivo e va a “sfruculiare”.

Io ho “sfruculiato” grazie all’ottimo ufficio che è stato istituito in questa legislatura del Consiglio regionale, e di questo do pubblico merito alla Presidenza del Consiglio regionale, alla Segreteria generale, perché sono persone in gamba, dotate. Ho sottoposto la questione. Con uno studio approfondito, sono riusciti – loro, io non ho detto nulla per non condizionare – a ricostruire la vicenda del pareggio di bilancio e sono giunti a una conclusione provvisoria, perché tutti i dati non li abbiamo, che si afferma in alcuni casi il pareggio e in altri un leggero incremento, però senza tener conto delle spese di amministrazione, delle spese generali e delle spese o, meglio, del mancato introito da ticket. Ne viene fuori uno sbilancio.

La legge, invece, dice che deve essere bilanciato. La legge statale – non la proposta di legge Amati, Cera, Colonna e Mennea – dice che, a seguito di sbilancio, che si potrebbe vedere soltanto con il bilancio analitico (che non c’è, quindi si fa una lunga ricostruzione), l’attività a pagamento dovrebbe essere sospesa.

Io ho provato a fare la mia relazione nella neutralità degli argomenti. Ho visto anche comunicazioni alla stampa che andavano un po’ oltre la neutralità, si dilungavano su questioni che non attenevano allo stretto nesso della proposta di legge. Io vorrei che il dibattito, che eventualmente dovesse svilupparsi su questo argomento, possa essere un dibattito fondato su questi dati statistici e normativi. Fuori di qui vale tutto. Fuori di qui vale il negare l’esistenza o la validità di questa soluzione come soluzione del problema e vale anche la demagogia.

Qualcuno ha detto che è una soluzione demagogica. La soluzione demagogica sarebbe stata ove fosse stata affrontata al di fuori dell’apparato normativo, ma se affonda nell’apparato normativo, nell’apparato contabile, nelle omissioni relative all’apparato normativo e contabile di rango statale, rispetto alle quali noi dobbiamo soltanto svolgere una osservazione adeguata, io devo segnalare la mia diserzione. Sarò renitente. Non si può accedere. Non risponderò mai – lo dico a tutti – a opinioni o provocazioni che vadano al di là di questo campo, così dettagliatamente descritto dal legislatore, perché è patrimonio di tutti, è sofferenza di tutti. Peraltro, ieri l’Istat lo ha anche detto in audizione alla Camera. Quando è stato sentito il Presidente facente funzioni, è stato sentito per commentare e per dare la loro opinione sulla manovra, al punto 2.5 della relazione dell’Istat dice, il Presidente facente funzioni: “La rinuncia a visite o accertamenti specialistici per problemi di liste d’attesa complessivamente riguarda circa due milioni di persone, il 3,3 per cento dell’intera popolazione, mentre sono oltre quattro milioni le persone che vi rinunciano per motivi economici, il 6,8 per cento”. Questo è un dato statistico di realtà rispetto al quale noi diciamo che la sanità è per i ricchi. Io ho fatto un’altra esperienza, io ho capito che il rimedio per scalare le liste d’attesa a pagamento, che teoricamente dovrebbe essere appannaggio dei ricchi, dove per ricchezza si intende sia il denaro sia soprattutto le relazioni sociali, va a finire, invece, che il ricco in questo senso è quello che ha sempre un buon amico. Per cui, il problema segnalato dall’Istat è un problema che ci tocca e tocchiamo con mano ogni giorno, tutti noi consiglieri regionali, perché noi, siccome veniamo eletti con il sistema della preferenza, cioè ci preferiscono, immagino che a me come a voi capiti che ogni giorno c’è qualcuno che ci racconti questa straordinaria esperienza umana e di vita.

Questa è la ragione per cui abbiamo deciso di presentare la proposta di legge, sulla quale vi chiediamo un’analisi neutra e la possibilità, eventualmente, di ricevere il voto favorevole dell’Aula”.

Per il testo integrale della proposta di legge CLICCA QUI 

Vaccini, impugnata la legge pugliese. Amati, Blasi, Mennea e Pentassuglia: “D’ora in poi chi tace è complice”

“D’ora in poi sui vaccini chi tace è complice. Deve diventare la battaglia dei medici, dei giuristi e dei politici avveduti contro gli aguzzini del popolo. Per questo invitiamo gli ordini dei medici, degli avvocati e le diverse società scientifiche a prendere posizione contro l’ignobile proroga dell’entrata in vigore dell’obbligo vaccinale e l’impugnazione della legge pugliese sulle vaccinazioni degli operatori sanitari”.

2E508414-6AE9-4225-B60B-5A166A5C471DLo dichiarano i consiglieri regionali Fabiano Amati, Sergio Blasi, Ruggiero Mennea e Donato Pentassuglia, con riferimento alla decisione del Governo nazionale di impugnare la legge regionale pugliese sull’obbligo vaccinale a carico degli operatori sanitari e la proroga all’anno scolastico 2019-20 dell’obbligo vaccinale previsto dalla legge Lorenzin.
“Non si può tacere o far finta di niente – continuano i consiglieri regionali pugliesi – anche perché è una violenza fuori misura, inflitta al popolo quella che, in nome di un malinteso senso della libertà, riduce la politica di prevenzione su malattie note, nelle stesse ore in cui nei laboratori universitari si studiano le nuove e gravi malattie portate da nuovi e pericolosissimi vettori animali. È inoltre importante che il Pd nazionale e pugliese – sottolineano gli esponenti del partito in Consiglio regionale – si svegli dal torpore in cui è caduto dopo il 4 marzo e avvii, tanto per cominciare, una straordinaria campagna di comunicazione, città per città, sui rischi di questo nuovo medioevo, che è destinato a sfregiare nella salute il popolo e la parte più debole di esso”.
“Ai tanti dirigenti e militanti locali – concludono Amati, Blasi, Mennea e Pentassuglia – offriamo la nostra collaborazione e chiediamo di alzare in ogni circolo la bandiera del futuro, del progresso, della civiltà e dell’umanità, senza alcuna soggezione nei confronti delle forze politiche di governo”.

Amati: “ Le liste di attesa sono un problema e non un gioco di parole”

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La gravità della questione liste d’attesa non può ammettere cerimonie e giochi di parole. Lo hanno peraltro confermato oggi la maggior parte dei direttori generali e sanitari delle ASL, esprimendo favore di massima al rimedio contenuto nella proposta di legge. Sarebbe stato dunque più lineare che i colleghi di DIT-Noi per l’Italia avessero mantenuto l’iniziale posizione contraria alla proposta, piuttosto che produrre una gran quantità di modifiche finalizzate ad annacquare il testo fingendo di migliorarlo».

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