L’ASSASSINIO DI ALEXEI E L’OCCIDENTE PRO PUTIN CHE ODIA IDEOLOGICAMENTE DEMOCRAZIA E MERCATO

E ora? Dopo l’omicidio di Alexei Navalny possiamo smetterla di fare i putiniani? Lo dico a intellettuali, politici à la carte e alte sfere ecclesiastiche, impegnati per mesi a confonderci, a farci credere che la resa possa portare pace e non altra guerra. A farci credere che Putin avesse invaso l’Ucraina per difendere con maggiore efficacia i suoi confini. No. Non è cosi. Putin ha attaccato l’Ucraina per attaccare noi. Si, noi, Noi italiani, europei e occidentali. Tutti assieme. Ha attaccato l’Ucraina per fermare il vento di libertà che spira forte e rischia di spazzare via la sua dittatura. Il vento che nasce per fortuna, ancora, in Occidente, e che moltissimi pacefondai, impegnati a farci scegliere la resa per avere altra guerra e disonore (Churchill), non vogliono riconoscere. Non vogliono riconoscere perché in trisi di avversione per una coppia indissolubile: la democrazia politica e l’economia di mercato. Una coppia capace di correggere tempestivamente anche i propri difetti e quindi espellere per tempo tutti i guai (Putin) che dovessero germogliare. La simpatia per Putin serve per non ammettere l’errore fatale di non credere nell’Occidente e quindi nella democrazia politica e nell’economia di mercato; un errore con tanti erranti, a cominciare per esempio da Stalin e Mao, qui chiamati in causa per suggerire la lettura dell’ultimissimo libro memorabile sull’argomento-“Lapidi-La Grande Carestia in Cina” di Yang Jisheng-per cogliere il senso el’essenzadi questa garanzia di libertà duratura. All’infuori dalla democrazia politica e dall’economia di mercato non ci sono altre dottrine o altre buone intenzioni in grado di fare meglio. Altro che simpatie per Putin e dei suoi metodi per rielaborare lo status di orfani di ideologie morte e sepolte.

Putin ha ucciso Alexei Navalny. Lo ha ucciso con modalità che non sappiamo, ma lo ha ucciso. E irrilevante se abbia ordinato di premere il grilletto o fiaccando la sua salute con torture e privazioni. Impegnarsi su questo punto equivarrebbe a creare un diversivo per offrire ancora una volta una scusa al dittatore.

Putin ha ucciso Navalny perché aveva esposto la sua vela contro il vento della libertà proveniente da Occidente per spingere forte la barca della Russia nel porto di una nuova speranza di democrazia.

Putin ha ucciso Navalny per la stessa ragione per cui ha invaso l’Ucraina: il vento di libertà alle porte di casa per l’Ucraina e il vento di libertà in casa per Navalny.

Putin sente prossima la fine della sua storia. E come tutti quelli che stanno in scena con la forza, in preda a paranoie e bipolarità, è disposto a tutto pur di non calare il sipario. Putin sente la fine del suo potere e dei suoi giorni, la capitolazione, e perciò aggredisce fuori dai suoi confini e riduce al silenzio la dissidenza interna. Senza alcuna pietà o umanità.

Attacca Paesi sovrani per stimolare nei Paesi liberi e democratici l’idea della resa illusoria in nome della pace altrettanta illusoria. Uccide cittadini russi per informare eventuali imitatori sulla fine che potrebbe toccargli.

Se si ragiona con linearità, senza i furori tossici dell’ideologia e del pregiudizio, i conti tornano. E tornano pure osservando il conto di sangue che pagò l’Europa per aver creduto di fermare un altro aggressore, Hitler, con cedendogli la resa di Monaco nella speranza di avere una pace che ben presto si trasformò in una guerra ancora più feroce. All’epoca si volle garantire la pace per pochissimi giorni (“i nostri tempi”, disse Chamberlain) senza capire che la pace si accetta di farla quando il negoziato la garantisce “per tutti i tempi”, come corresse J.F. Kennedy a Berlino negli anni immediatamente successivi.

Con l’Ucraina in guerra e Putin al potere, dobbiamo capire e al più presto, che l’unica garanzia di Pace in ogni parte di mondo e “per tutti i tempi” non è la resa a Putin, ma la sua cacciata dall’Ucraina e dal Cremlino. Costi quel che costi. Senza arrendersi. Per far vivere oltre la tomba l’invito semplice e magnifico di Navalny a non arren dersi. Perché “l’unica cosa che serve al male pertrionfare è che il bene non faccia nulla. Quindi non siate inerti”.

Quella della cacciata di Putin merita manifestazioni rumoroso e prese di posizioni decise ed eclatanti. Perché sembra una faccenda lontana, utile a esercitare i nostri tic intellettuali sbagliati e illusori, ma riguarda invece anche noi. Tutti noi. Non dirlo significherebbe associare ai tic, un rischiosissimo tabù.

Nuovo Piano casa, Amati: “Governo nazionale non impugna. Le quattro micro modifiche non mutano nulla. Smentiti profeti di sventura e politici vestiti da giuristi. Avanti tutta”

“Il Governo nazionale non ha impugnato la nuova legge sul Piano casa. Smentiti i profeti di sventura e i politici vestiti da giuristi, che reclamano l’idea tecnicamente infondata che i comuni dovrebbero inserire gli interventi edilizi sui singoli edifici in un atto complessivo di pianificazione (l’avvenire di un’illusione, direbbe Freud) e che tale atto dovrebbe essere co-pianificato (parola usata impropriamente a cantilena) con il Ministero.
Le quattro piccolissime modifiche su cui si è impegnato il Presidente Emiliano con il Governo nazionale, invece, non mutano per niente o intaccano l’iniziativa legislativa regionale e la sua portata edilizia. Si potranno perciò ampliare e demolire-ricostruire tutti gli immobili esistenti nelle zone B e C (o nelle zone D e F inserite all’interno delle zone B e C) con premio volumetrico – rispettivamente – fino al 20 per cento e fino al 35 per cento, rispettando ovviamente le prescrizioni del Piano paesaggistico. Gli ampliamenti e le demolizioni-ricostruzioni si potranno realizzare anche in zona E, purché gli immobili abbiano destinazione iniziale di tipo residenziale. E tutto questo sarà possibile con un’unica delibera dei Consigli comunali, da approvare in variante ai suoi strumenti urbanistici. Circa le zone A, invece, si potranno presentare piani di recupero in variante, presentati anche dai privati e con oggetto riferito a singoli compendi immobiliari, da approvare dai Consigli comunali sempre con procedura semplificata. Resta in piedi, infine, la deroga ai limiti di densità e agli standard previsti dal DM n. 1444 del 1968. Invito ora i comuni ad approvare nel più breve tempo possibile le delibere di competenza.”

Lo dichiara il Consigliere regionale Fabiano Amati.

“Per rendere la portata delle quattro piccole modifiche e contestare le previsioni di un cataclisma avanzate senza la prudenza di contare sino a dieci, segnalo il dettaglio.
La prima modifica comporta la soppressione di un inciso (art. 3, comma 2, lettera a) introdotto con un emendamento durante i lavori del Consiglio regionale, con cui si prevedeva la possibilità, qualora l’ampliamento in contiguità fisica non fosse stato tecnicamente o fisicamente realizzabile, oppure qualora avesse potuto compromettere le caratteristiche tipologiche e architettoniche del fabbricato esistente, di utilizzare il premio volumetrico con la costruzione di un corpo edilizio separato, di carattere accessorio e pertinenziale, da collocarsi sullo stesso lotto dell’edificio esistente e a una distanza non superiore a dieci metri da quest’ultimo.
La seconda modifica riguarda l’eliminazione di un “pur” di troppo all’art. 5, comma 1, lettera b.
La terza modifica riguarda l’art. 5, comma 1, lettera g, e in particolare la necessità di ottenere una nuova autorizzazione paesaggistica sulla parte in ampliamento o sulla demolizione-ricostruzione, anche qualora l’immobile da ampliare o da demolire-ricostruire sia stato realizzato sulla base di un’autorizzazione paesaggistica favorevole.
La quarta modifica riguarda la precisazione (all’art. 5, comma 2) che gli incentivi volumetrici per ampliamento o di demolizione-ricostruzione non possono eccedere i limiti indicati dal PPTR.
Insomma, in larga misura si chiede di ribadire in più punti ciò che già era scritto nella norma e già riconosciuto fondato dalla Corte costituzionale, ossia che tutti gli interventi devono rispettare il Piano paesaggistico.”

Nuovo Piano casa, Amati: “È sempre la stessa canzone. Ministero Cultura non riconosce Corte costituzionale, viola leggi e affastella ideologia contro l’ecologia. Intervenga Meloni”

Dichiarazione del Consigliere regionale Fabiano Amati.

“Anche sul nuovo Piano casa il Ministero della Cultura manda in onda la stessa canzone e obiezioni. I dirigenti e funzionari ministeriali se ne infischiano, in fila, delle norme vigenti, delle sentenze della Corte costituzionale (non riconoscendole), dei Governi e dei ministri (di qualsiasi colore) e della necessità ecologica di portare a efficienza energetica il patrimonio edilizio italiano. Si sentono, in buona sostanza, un potere superiore alle stesse leggi statali, non dotati di compiti di amministrazione attiva, ma di un ruolo da giuria su tutte le condotte umane, anche a mezzo delle locali Soprintendenze, in preda a un narcisismo etico da fare spavento.
Se si esclude, infatti, l’obiezione minima e ragionevole sugli incrementi volumetrici in zona agricola, tutte le otto pagine di osservazioni servono a dire che ogni iniziativa sul territorio deve passare dall’esame preliminare di Ministero/Soprintendenze, a dispetto delle leggi che invece invocano, nell’ambito del concetto di legalità, la conformità al Piano paesaggistico, come riconosciuto più e più volte dalla Corte costituzionale.
I dirigenti del Ministero della Cultura mettono in rilievo le stesse obiezioni avanzate sulla vecchia legge eco-Casa, riconoscendone (l’unica cosa reale che scrivono) la chiara sovrapponibilità, con l’intento di padroneggiare e bloccare uno dei settori più produttivi del nostro Paese, anche in controtendenza con l’opinione favorevole del Governo italiano alla proposta di direttiva Case green. Insomma, ideologia affastellata sotto l’egida di osservazioni tecniche, per coltivare la supremazia culturale del paesaggio rispetto a ogni necessità ambientale.
Spero che il Governo nazionale voglia approfondire le questioni, cosi da evitare il ricorso alla Corte costituzionale, e sottrarre al iMinistero della Cultura questioni che a rigore dovrebbero essere appannaggio del Ministero delle Infrastrutture e dell’Ambiente, risolvendo peraltro un problema di contrasto nell’amministrazione centrale che i vari Governi nazionali sono costretti ad affrontare anche con riferimento alla più vasta problematica degli insediamenti energetici. Insomma, far capire ai dirigenti del Ministero della Cultura che non gli è riconosciuta la possibilità di sabotare e violare le leggi vigenti, mantenendosi per conseguenza nella sfera dell’illegale, al fine di esercitare la tirannia del paesaggio anche sulla protezione ambientale.
Ma la cosa gravissima è che nel frattempo perdiamo tempo, generiamo incertezza nei comuni e negli uffici tecnici, fiacchiamo la vena ecologica ed ambientalista delle amministrazioni pubbliche e riduciamo i piatti a tavola, come se tutti in Italia fossero stipendiati e le risorse per pagare gli stipendi non venissero da chi produce.”

CARA MORSELLI, LA VERITÀ È CHE MITTAL VUOLE SCARICARE TARANTO PERCHÉ HA GIÀ SCELTO LA FRANCIA

«Νessuno si salva da solo».

No, non è il romanzo di Margaret Mazzantini. È Lucia Morselli, amministrato c’è re delegato di Acciaierie d’Italia. Lo dice incontrando i lavoratori dell’indotto ex Ilva in agitazione. A prima vista pare sia andata coraggiosamente nella tana del lupo. E invece ha provato a catturare persone in difficoltà, un po’ ingolosendole e un po’ utilizzando la soggezione da bisogno, per salvare la sua tana. «Nessuno si salva da solo» è una delle frasi che ha usato. Una frase profetica, messianica; funziona quando riguarda la Salvezza, il trascendente, l’aldilà, in risposta alla domanda del salmo “Che cos’è l’uomo” Quando la si usa per governare l’aldiquà è un abuso, perché nove su dieci è una strumentalizzazione. È l’invocazione di chi vuole essere salvato a spese altrui.

L’incontro tra la Morselli e i lavoratori dell’indotto è stato un tentativo fatto di malavoglia, per tenere in piedi la cosa più grande, sulle fatiche e le lacrime delle cose più piccole. Una versione dell’impresa che nemmeno nella Russia di Stalin. È tutto scritto nelle immagini. Non servono le parole. Lucia Morselli si è presentata con occhial da sole, testa sempre abbassata, mani incrociate sul ventre e raffinati gemelli a chiudere i polsini della camicia. Significato chiaro. Sono qui, costretta, mentre per rango dovrei essere altrove, e vi sto chiedendo cose, con voce più bassa del solito e a tratti biascicando, che usando la logica messuno vi potrebbe mai chiedere.

«Perché non entrate?», incalza la Morselli con voce ancora più bassa, circolando attorno al problema e schivando le domande più centrate e scomode, quelle che molti non facevano, nonostante la rabbia? per timore di ritorsioni. Fatto sta che la Morselli pretende di continuare a distribuire commesse, senza pagare quelle già eseguite e senza sapere se e quando potrà pagare quelle vecchie e quelle nuove. E con quali soldi si eseguono queste commesse e si pagano i lavoratori che mangiano ogni giorno, chiedono le imprese dell’indotto? Qui le braccia della Morselli si allargano e per fortuna – vista la piega del «nessuno si salva da solo» – senza guardare al cielo. Non ha risposte. Se non fosse per l’intento di speculare un aiuto dall’indotto per smuovere il Governo in favore di Mittal, verrebbe da osservare l’intento di un AD in lite con il Codice civile e con le prescrizioni sui doveri e le responsabilità dell’amministratore: fare ordini per ciò che si può ragionevolmente pagare.

Lucia Morselli chiede all’indotto di finanziare l’attività dello stabilimento, aprendo la schiena all’aggressione dei propri fornitori sino al sacrificio del fallimento, nell’attesa che i «grandi attori, sopra le nostre teste, diano soluzioni». І grandi attori, sopra le nostre teste, ossia un terzo livello, solo evocato, senza nomi e senza respon- sabilità, per non indispettire alcuno e per dire tutti e quindi nessuno.

Ma pur ammettendo la disponibilità dell’indotto di finanziare Mittal, impossibile pure a occhio nudo, e se queste soluzioni non arrivassero? Beh, la Morselli l’ha detto, «nessuno si salva da solo» e la ricompensa per lo sforzo verrà, ma nei cieli.

Perché sulle cose terrene Mittal non ha alcun interesse per Taranto, avendo scelto la Francia, e mette in scena tentativi di sopravvivenza della fabbrica, rigorosamente a spese altrui, affinché il giorno in cui lascerà sarà stato fatto il deserto alle spalle. E la Morselli, in questo contesto, è il generale incaricato di mettere in pratica una specie di dottrina Dahiya, quella congegnata dagli Hezbollah, il partito di Dio, fondata sulla distruzione in qualche modo delle infrastrutture, così da evitarne l’uso a chiunque dovesse succedergli. Sono fantasie? Staremo a vedere, ma è meglio che pensiamo a salvarci da soli. Senza farci illudere da gesti di furbizia travestiti con gli abiti del coraggio.

Salis, Amati: “Vergognosa violazione di principi fondamentali, valida anche per Italia e Medio Oriente. Mozione”

Dichiarazione del Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati.

“Il caso Salis è una vergognosa storia di gogna e violazione della presunzione d’innocenza, che impone ferme proteste contro il governo ungherese, non senza trascurare – però – l’altrettanto grave violazione registrata spessissimo in Italia sullo stesso principio e sui problemi relativi alla detenzione e alla condizione carceraria.
A ciò si aggiunga, in termini ancor più gravi, la situazione sulle stesse violazioni e sulla pena capitale, registrata in rarissimi stati occidentali e in moltissimi Paesi del medio oriente, anche per assurdi reati sulla limitazione delle libertà sessuali e religiose; anche su questi la pressione politica dell’Italia deve farsi sentire, invocando il diritto penale della libertà e di stampo democratico, senza indugiare in alcuna timidezza e senza alcun silenzio equivalente al sospetto di fiancheggiamento.
In questo senso presenteremo nei prossimi giorni una mozione per l’esame e l’approvazione del Consiglio regionale.”

Screening neonatale, la Puglia dà l’esempio “Testiamo ben 61 malattie rare, é un record”

La Puglia sempre più all’avanguardia nella diagnosi precoce neonatale. Da pochi giorni è possibile effettuare lo screening “super esteso” obbligatorio sui neonati, che consentirà di testare ben 61 malattie rare, 51 in più rispetto a quelle già analizzate da qualche anno, compresa la Sma (atrofia muscolare spinale).

Un unicum non solo italiano e una grande conquista sul fronte della prevenzione. Sono sufficienti poche gocce di sangue prelevate dal tallone del bambino nato da 2-3 giorni. Se la diagnosi dà esito positivo, il neonato viene avviato nel più breve tempo possibile ad una terapia. Il tempestivo intervento serve a scongiurare il rischio di causare effetti neurovegetativi devastanti, come le immunodeficienze con genite severe e le patologie da accumulo lisosomiale.

Lo screening obbligatorio sulla Sma è stato introdotto con la legge regionale del 2021, appronochi mesi do all’unanimità, coni primi test. Da allora fino a dicembre scorso, sono stati 51.595 ineonati sottoposti alle analisi sulla Sma, di cui 7 positivi, per i quali è scattata una terapia specifica. Lo screening è stato poi allargato con le leggi regionali 17 del 2022 e 15 del giugno scorso. «Dalla settimana scor sa lo screening super esteso è operati vo nell’ospedale pediatrico “Giovanni XXIII” di Bari e riguarda tutti i neonati di Puglia-sottolinea il presidente del la commissione regionale Bilancio e programmazione, Fabiano Amati Siamo passati nel giro di pochi mesi dallo screening su 10 malattie a quello su 61, compresa la Sma il cui test viene esaminato già da qualche anno nella boratorio di Genomica dell’ospedale “Di Venere” di Bari-Carbonara. Credo sia un primato mondiale, perché non risultano Paesi con un cosi ampio pannello di screening obbligatorio erogato dalla sanità pubblica. Voglio ringraziare Simonetta Simonetti, direttrice della Patologia clinica del “Giovanni XXIII” il suo staff, il direttore sanitario Livio Melpimano l’azienda fornitrice di attrezzature emateriali Revvity. La speranza è che altre regioni seguano l’esempio di Diagnosticare in fase precoce le malattie rare, significa rendere più efficaci le migliori terapie disponibili. L’esame, non invasivo, consiste in una puntura sul tallone del neonato tra le 48 e le 72 ore dalla nascita. Non c’è alcun prelievo aggiuntivo rispetto a quelli effettuati finora, ma solo delle opportunità in più di individuare precocemente le malattie e somministrare tempe stivamente le cure. Lobiettivo è arrivare alla diagnosi prima della comparsa dei sintomi -spiega Simonetta Simonetti, che guida anche l’unità di Screening neonatale regionale del “Giovanni XXIII” -. Ogni neonatologia invia gli spot ematici al nostro Centro Screening, assicurando la consegna entro 24-48 ore dal prelievo. Il laboratorio solitamente completa le analisi nei 2 giorni successivie comunica al centro clinico l’eventuale positività. Da quel momento si attiva un iter che comprende il richiamo del neonato al fine di eseguire ulteriori accertamenti per la conferma diagnostica e la presa in carico. L’Asl di Bari ha aggiudicato la gara per la fornitura di servizi e attrezzature finalizzati al progetto “Genoma-Puglia. Una vera e propria carta d’identità genetica che, per ora, riguarda 6mila neonati, varata con una legge regionale, per diagnosticare in fase neonatale 450 condizioni di malattia attraverso l’analisi di 405 geni. Il programma è realizzato dal laboratorio di Genetica medica dell’ospedale “Di Venere di Bari-Carbonara diretto da Mattia Gentile.

Xylella, Azione: “Commissione d’indagine per affermare il primato della prova scientifica e salvare il salvabile”

“È una buona notizia l’istituzione della commissione d’indagine sulla Xylella, per affermare il primato della prova scientifica contro la credulità e la magia, accreditare con maggiore vigore le misure di contenimento nelle aree non ancora colpite e contrastare ogni tipo di raggiro su rimedi non supportati dalla scienza.”

Lo dichiarano il Consigliere e commissario regionale della Puglia di Azione Fabiano Amati e i Consiglieri regionali Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo, proponenti e sottoscrittori della proposta di legge, approvata oggi, d’istituzione della Commissione d’indagine per accertare eventuali responsabilità amministrative nell’attività di contenimento della Xylella fastidiosa.

“Le azioni di contenimento della Xylella sono state oggetto negli anni di forte contrapposizione politica, che non ha per nulla aiutato ad evitare la distruzione di gran parte del paesaggio ulivetato pugliese.
Tale contrapposizione ha purtroppo prodotto gravi ritardi nell’attività di contenimento del batterio e di distruzione della popolazione dell’insetto vettore.
La conoscenza in dettaglio di quanto avvenuto e degli atti amministrativi adottati, non applicati, ovvero parzialmente eseguiti o addirittura omessi, unita a una ricostruzione storico-fattuale di eventuali interferenze sull’attività amministrativa generate dal clima di forte contrapposizione politica, risultano necessarie a mettere a punto con maggiore chiarezza il profilo delle responsabilità, per meglio governare sia le attività di contenimento in corso che le politiche di ricostruzione produttiva e paesaggistica nella parte centro-meridionale della Puglia.
È questo lo scopo della Commissione d’indagine, organizzata con norme di dettaglio chiare per giungere nel breve volgere di 12 mesi a una prima conclusione.
Infatti: la Commissione discuterà sulla base di un rapporto istruttorio redatto dall’Osservatorio fitosanitario regionale e contenente gli atti adottati da tutte le autorità interessate – regionali, nazionali o internazionali – oppure gli atti proposti e non adottati, specificando l’attuazione o i profili di problematicità nell’attuazione, eventuali iniziative giurisdizionali anche interferenti, con relativi esiti, e il tutto corredato di ogni riferimento numerico-statistico.
La Commissione potrà disporre audizioni e concluderà i suoi lavori con la votazione di una relazione, consistente in una prima parte contenente i rapporti istruttori formati dalle strutture tecniche regionali, una seconda parte contenente la trascrizione in forma riassuntiva delle domande e delle risposte oggetto delle audizioni e una terza parte contenente le conclusioni.”

Cardiologia BR, Amati: “Lavori in ritardo. Ora si parla di fine febbraio. Nuovo angiografo tra 15 giorni. Prossimo sopralluogo il 12 febbraio”

Dichiarazione del Consigliere regionale Fabiano Amati.

“Dovevano terminare il 19 dicembre 2023 i lavori di ristrutturazione della nuova sala di emodinamica nel reparto di Cardiologia del Perrino di Brindisi, così da consentire l’attivazione di un nuovo e moderno angiografo, strumento importantissimo per intervenire su gravissime patologie cardiache. Ma ciò non è accaduto, nonostante il notevole impegno del direttore dei lavori Daniele Paladini. Il nuovo termine lavori è ora fissato per fine febbraio ed entro 15 giorni sarà consegnato e poi installato il nuovo angiografo, così da riportare la situazione alla normalità ed evitare sovrapposizioni nell’uso dell’angiografo biplanare, ossia quello che speriamo sia al più presto utilizzato per gli interventi di neuro-radiologia.
Lunedì 12 febbraio sarò comunque nuovamente all’ospedale Perrino per verificare se il nuovo cronoprogramma risulta rispettato.
L’assistenza sanitaria efficiente è connotata dalla somma di tante innovazioni che, per essere realizzate, vanno però seguite immedesimandosi, pensando cioè a se stessi come il prossimo paziente.”

Radiologia interventistica BR, Amati: “Ancora niente. Ma al danno la beffa: angiografo a disposizione del Perrino è il migliore e meno radioattivo tra quelli in uso in Puglia, ma lavora a metà”

“Oltre al danno la beffa. L’angiografo a disposizione dell’ospedale Perrino di Brindisi per il servizio di radiologia interventistica è il migliore tra quelli a disposizione degli ospedali pugliesi. Si tratta, infatti, di un angiografo biplanare di ultima generazione, attualmente in uso per lo svolgimento di prestazioni in modalità monoplanare, ossia a mezzo servizio, dall’ottimo servizio di Chirurgia vascolare e Cardiologia interventistica. E per fortuna che lo usano in modo eccellente i chirurghi vascolari e i cardiologi, con la collaborazione dell’altrettanto eccellente personale infermieristico e tecnico del blocco operatorio, altrimenti starebbe fermo ad aspettare che i burocrati sanitari la smettano con il gioco dei problemi risolti sulla carta (i protocolli) e comincino a destinare a Brindisi – in modalità provvisoria, interaziendale e con indennizzo – il personale necessario a formare l’organico che in via ordinaria dovrà provvedere alle prestazioni. Se vivessimo in un Paese normale, non si verificherebbe il caso in cui il servizio di radiologia interventistica funziona in ospedali con attrezzature tecnologicamente più arretrate, mentre è sospeso nell’ospedale con tecnologia più avanzata. E c’è da dire che oggi, lunedì 29 gennaio 2024, a tredici giorni dall’impegno a riaprire a tamburo battente, ancora niente.”

Lo dichiara il Consigliere regionale Fabiano Amati.

“A Brindisi è in dotazione un angiografo biplanare, acquistato qualche anno fa proprio per la neuroradiologia interventistica, in grado di restituire una visualizzazione anche in tre dimensioni per il trattamento delle patologie cerebrali e spinali.
Ma questa macchina non è usata per la missione per cui fu acquistata e i pazienti ricoverati a Brindisi in emergenza devono purtroppo transitare in presidi vicini, con tutta la complessità e i rischi del caso, non dotati però di una macchina simile ma da angiografi con tecnologia più arretrata e quindi meno precisi e con maggiore emissione di radiazioni.
Quando prendo visione di queste situazioni anch’io mi meraviglio e non credo ai miei occhi e alle mie orecchie, ma purtroppo è così.
Lo dico ancora una volta. Un DEA di II livello come il Perrino di Brindisi, nonché Centro di trauma, deve avere attivo il servizio di radiologia interventistica. Ogni giorno che passa, senza problemi, è un giorno assistito dalla buona stella, poiché la carenza del servizio fa ricorrere a carico delle burocrazie regionali e aziendali l’ipotesi di cui all’art. 40, comma 2 del Codice penale.
Ma come devo dire che il mio intento è curare i pazienti dagli effetti della malattia e i burocrati dagli effetti della responsabilità? Ma perché tergiversiamo, considerato che c’è la soluzione e non è un regolamento cartaceo su procedure sanitario-amministrative, per certi versi ovvie, che comunque prevedono il trasporto – questo è il problema – verso Lecce o Taranto? Ma perché omettiamo di dire che a Brindisi, diversamente che a Lecce, Taranto e altri ospedali pugliesi Centri trauma, non c’è un angiografo tecnologicamente avanzato come quello di Brindisi? Certo, nessun sano di mente potrebbe proporre di ribaltare il lavoro di radiologia interventistica di Lecce e Taranto a Brindisi, poiché anche Lecce e Taranto sono DEA di II livello nonché Centri trauma, ma è ovvio che il personale provvisorio necessario per attivare il servizio di Brindisi, deve essere selezionato, con provvedimento a valenza interaziendale, dagli ospedali non configurati come Centri di trauma, ma dotati del servizio di radiologia interventistica.”

Radiologia interventistica BR, Amati: “Pazienza sta per finire e perciò spiego il problema visto dalla parte del Codice penale. E vediamo se basta”

Dichiarazione del Consigliere e commissario regionale di Azione, Fabiano Amati.

“Sulla radiologia interventistica al Perrino di Brindisi la pazienza sta per finire e perciò avverto il dovere di spiegare il problema visto dalla parte del codice penale, considerato che tutte le parole spese sul piano clinico-organizzativo non hanno per ora sortito effetti. E speriamo che basti.
Dice il codice penale: non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico d’impedire equivale a cagionarlo (art. 40, comma 2). Traduzione: chi ha l’obbligo giuridico d’impedire l’evento morte e non lo fa, risponde di omicidio. Chiaro?
Nel nostro sistema giuridico si chiamano omissioni improprie e sono ravvisabili, sotto il profilo della clausola d’equivalenza, per i reati causali puri, primo tra tutti l’omicidio.
I manager Asl e le burocrazie sanitarie regionali si ritrovano, dunque, in posizione di garanzia derivante da un obbligo giuridico, la cui fonte è il contratto, sottoscritto per eseguire e rispettare le più varie prescrizioni normative. Tra queste prescrizioni normative di tipo organizzativo basti citare la più nota – DM 70 del 2015 -, la quale configura il sistema sanitario su base regionale e fortemente interconnesso, così da garantire la piena funzionalità di tutti i DEA di II livello presenti nella regione.
Non assicurare la piena funzionalità di tutti i servizi tipici di un ospedale di II livello, nonché DEA, fa emergere la responsabilità penale a carico delle burocrazie sanitarie regionali e dei manager ASL in caso di evento cagionato da omissione impropria, ossia da mancata osservanza dello standard assistenziale previsto, anche e soprattutto attraverso provvedimenti organizzativi di rango interaziendale. E in questo senso anche il contratto dei medici pronuncia parole decisive.
Ne deriva che va ripristinata immediatamente la piena funzionalità della radiologia interventistica del Perrino, con l’utilizzo provvisorio di personale proveniente da altri presidi, in particolare quelli non configurati come Centri di trauma, in grado di eseguire le prestazioni d’emergenza e nel frattempo formare i radiologi già presenti in organico o quelli in via d’assunzione.
Se oggi dovesse capitare qualcosa di grave, Dio non voglia, deve essere chiaro che “non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico d’impedire equivale a cagionarlo.”