“Lo stabilimento ex ILVA sta spirando. E se muore, muore la produzione di acciaio del Paese e molta parte dell’economia pugliese, innescando una catastrofe ambientale. Serve perciò alzare il tono dell’iniziativa, cominciando col convocare un Consiglio regionale straordinario, aperto ai ministri Giorgetti, Fitto e Urso, e ai parlamentari pugliesi. Lo abbiamo chiesto con una nota inviata alla Presidente Capone, su cui speriamo di ottenere la sottoscrizione di tutti i colleghi.”
Lo dichiarano il Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, i Consiglieri regionali Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo, e il responsabile regionale industria di Azione Nicola Di Donna.
“In questo momento potremmo sederci, accavallare le gambe e dire: ‘l’avevamo detto’, ‘avevamo avvertito’.
Avevamo detto di non cambiare le condizioni del contratto con Arcelor Mittal, altrimenti sarebbe stata la fine; avevamo detto di non offrire ragioni di disimpegno o pretesti ad Arcelor Mittal, modificando una norma ovvia, una mera replica del codice penale in materia di colpevolezza, travestendola da scriminante per eccitare le paure delle persone; avevamo detto che il disimpegno dei manager Arcelor Mittal dagli stabilimenti di Taranto era un chiaro indizio di abbandono; avevamo detto che Arcelor Mittal aveva abbandonato ogni interesse per l’Italia, provato dall’accordo con il Governo francese per gli investimenti di decarbonizzazione in quel Paese; avevamo detto, anche promuovendo un’audizione in Consiglio regionale con Franco Bernabè, che la chiusura dello stabilimento equivale all’innesco di una bomba ambientale con esiti catastrofici.
Avevamo detto questo e altro. E ora rischia di tornare tutto – ahinoi! – esattamente come l’avevamo previsto.
Per questo, ora che c’è ancora (forse) un po’ di tempo, bisogna fare qualcosa di straordinario, compresa l’ipotesi di assumere la fabbrica nel pieno dominio dello Stato, per poi cederla in rinnovata salute a un privato, salvando più o meno tutto il salvabile e smettendola di sperperare, infruttuosamente, soldi prelevati dalle tasse dei cittadini. E pure questo lo avevamo detto e lo ribadiamo, affinché non sia inserito nell’elenco dell’ultimo ‘l’avevamo detto’.”