Screening oncologici, Azione: “Esclusi, in violazione di legge, le donne dai 40-49 anni e 70-75 per il cancro al seno, e i cittadini da 45 a 49 anni e 70-75 per il colon”

“Sugli screening oncologici per i tumori al seno e al colon vengono esclusi, rispettivamente, le donne dai 40 ai 49 anni e dai 70 ai 75 anni, e i cittadini dai 45 ai 49 anni e dai 70 ai 75 anni. E il tutto in violazione delle leggi, una delle quali (colon) ritenuta legittima addirittura dalla Corte costituzionale, e di una recentissima raccomandazione della Commissione europea. E come giustificano tutto questo le burocrazie sanitarie in pieno dominio dei politici? Con le solite scuse per giustificare l’inerzia in materia sanitaria: il Covid, il piano operativo, i ministeri affiancanti, la carenza di personale e – ma questo lo pensano e non lo dicono per decenza – il malocchio. Eppure il ministero non ha mai scritto nulla in proposito. Anzi. Nelle raccomandazioni ministeriali del 2006 furono demandate alle regioni la valutazione sull’ampliamento delle classi d’età a quelle intervallate tra 45/50 anni e 74/80 anni. Ma purtroppo si parla e si commenta senza leggere le carte.
Ma, se pure il ministero l’avesse fatto contro le sue stesse indicazioni, non esiste – nella più elementare cultura giuridica – la possibilità di disattendere le leggi, peraltro giudicate legittime dalla Corte costituzionale, con una qualsiasi cartuccella.”

Lo dichiarano il Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, e i Consiglieri regionali Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo.

“In Italia sono previsti tre screening oncologici obbligatori per combattere al meglio i tumori al seno, al colon retto e al collo dell’utero.
Per quanto riguarda i tumori al seno e al colon-retto, due recenti leggi regionali hanno ampliato le classi d’età della popolazione bersaglio, portandole da 50-69 anni a 45-75 anni. E per quanto riguarda il tumore al seno si è istituito un percorso di verifica sugli eventuali rischi eredo-familiari per le donne tra i 40 e i 44 anni. Il tutto, ovviamente, accordando la normativa alla prova scientifica delle linee guida in materia oncologica.
Fatto sta che, nonostante le leggi regionali (entrambe legittime per statuizione della Corte costituzionale), le raccomandazioni ministeriali del 2006 (ossia di quasi venti anni fa) e la recente raccomandazione della Commissione europea, in Puglia – ostinatamente – i burocrati sanitari dell’assessorato regionale e delle ASL sono fermi alla popolazione bersaglio 50-69 per entrambi i tumori, adducendo varie scuse politiciste, alla faccia della normativa e lasciando senza prevenzione migliaia di persone, condannate al rischio malattia quando non c’è più niente da fare.
Così non si può procedere. Non si possono celebrare giornate e giornate di sensibilizzazione, con tanto di convegni e mobilitazioni, congressi con programmi chilometrici e relatori selezionati con il Cencelli per non dispiacere nessuno, giornate della donna, del malato, del paziente, della salute ecc. ecc., e poi rifiutarsi d’innovare applicando la legge.
Per questi motivi abbiamo chiesto un’audizione urgente in Commissione Sanità di tutti i responsabili, per una chiamata al più ampio senso del dovere. Noi non riteniamo di possedere il carisma della sensibilità, anzi, ma nessuno potrà spingerci sulle vette della speciale classifica dell’inerzia, pensando che la posizione ex aequo scemi la pena per tutti.”

SMA, Amati: “Lo dico urlando di gioia. Cammina la prima bambina con diagnosi precoce di SMA1”

Dichiarazione del presidente della Commissione regionale bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Lo dico urlando di gioia. Cammina nei tempi fisiologici la prima bambina con diagnosi precoce di SMA1 e con terapia genica somministrata dopo solo 23 giorni dalla nascita. E per dare l’esatta misura della grandezza di questa notizia, basti pensare che senza la terapia oggi le notizie sul quadro clinico o vitale della bambina sarebbero soltanto tragiche.
Sono questi i frutti della legge regionale sullo screening obbligatorio, che dall’istituzione a oggi ha fatto registrare la diagnosi precoce per sei bambini pugliesi, quindi nella fase asintomatica in cui le terapie o le prescrizioni cliniche hanno maggiore possibilità di riuscita.
Da quando in Puglia c’è lo screening obbligatorio non c’è stato alcun bambino che abbia avuto tardivamente la diagnosi di SMA, ossia diversi mesi dopo la nascita. Ciò vuol dire che allo screening non è sfuggito nessuno.
E su questo meditino le altre regioni ancora senza screening e il Governo nazionale per l’inutile tolleranza di questa ingiustizia.
Ringrazio ancora una volta, ma non mi stancherò di ripeterlo, i componenti dell’unità operativa di neurologia dell’ospedale pediatrico Giovanni XXIII e il dirigente Delio Gagliardi, alle cui cure è affidata la bambina, così come ringrazio con devozione e ammirazione, per tutte le ispirazioni e gli insegnamenti, il direttore del Laboratorio di genomica del Di Venere di Bari Mattia Gentile e il suo meraviglioso staff”.

Screening tumori, Azione: “Dati vergognosi, violazioni di legge e morte. Ecco la burocrazia sanitaria. Appello a Emiliano: su queste cose noi ci siamo”

“Sono vergognosi i dati parziali 2023 degli screening per i tumori alla mammella, colon e cervice uterina. Si violano in fila: gli obiettivi assegnati dalla Giunta e che gli stessi DG si sono dati; le leggi sull’estensione delle fasce d’età, ritenute legittime dalla Corte costituzionale; il dovere civile di prevenire con ogni sforzo la morte delle persone, su patologie molto diffuse e però curabili. E tutto questo è frutto delle inerzie delle burocrazie sanitarie, sulle quali è più forte l’interesse a governare la sanità nella prospettiva degli ingranaggi piuttosto che dei malati.
A parte le prevedibili scuse di Palese sul Covid ormai carta di briscola, sui ministeri affiancanti, sulle carenze di personale e mille “se”, “ma” e “cioè”, lanciamo un appello al Presidente Emiliano affinché su queste cose si sferri la nostra comune e più grande offensiva. Noi ci siamo.”

Lo dichiarano il Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, e i Consiglieri regionali Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo.

“Nel periodo gennaio-ottobre 2023, a fronte dell’obiettivo di estensione degli inviti al 100% della popolazione bersaglio, la media regionale è del 75,30% per il tumore al seno, lasciando fuori dall’invito 87.527 persone; del 52,75% per il tumore al colon, lasciando fuori dall’invito 277.077 persone; dell’85,3% per il tumore alla cervice uterina, lasciando fuori dall’invito 49.663. In buona sostanza, in totale sono fuori dagli inviti 414.227 persone, a cui bisognerebbe aggiungere quelli nemmeno considerati dalle burocrazie sanitarie, ossia la fascia d’età 45-49 e 70-74 per il tumore al seno e la fascia d’età 46-49 e 70-74 per il tumore al colon, per la pervicacia con cui le già citate burocrazie sanitarie violano sia le nostre leggi regionali (ritenute legittime dalla Corte costituzionale) che l’ultima raccomandazione della Commissione europea nella lotta ai tumori. Una vergogna. Si sentono sciolti dagli obblighi delle leggi, infliggendo danni alle persone e impennando la mancanza di cultura giuridica sull’unica ruota della presunzione.
Nello specifico, guardando alle singole ASL, i dati di estensione sono invece i seguenti.
ASL Bari il 60,81% per seno, il 79,98% per il colon e l’86,76% per la cervice uterina, mancando dunque l’obiettivo del 100%;
ASL BAT il 90,08% per seno, il 51,31% per il colon e l’88,34% per la cervice uterina, mancando dunque l’obiettivo del 100%;
ASL Brindisi l’82,63% per seno, il 67,10% per il colon e l’86,20% per la cervice uterina, mancando dunque l’obiettivo del 100%;
ASL Foggia il 67,48% per seno, il 47,04% per il colon e l’86,68% per la cervice uterina, mancando dunque l’obiettivo del 100%;
ASL Lecce il 67,01% per seno, il 49,36% per il colon e il 92,58% per la cervice uterina, mancando dunque l’obiettivo del 100%;
ASL Taranto l’83,8% per seno, il 63,69% per il colon e l’85% per la cervice uterina, mancando dunque l’obiettivo del 100%.”

Liste attesa, Azione: “Per smentirci Palese smentisce la legge, parla di pere scambiandole per mele e non si occupa degli ospedali ecclesiastici come si dovrebbe”

“Ma perché perdere tempo in polemiche piuttosto che governare? Ma se la cosa ha indignato anche colleghi del PD e del M5S, perché nascondere la verità? Pur di smentire la nostra denuncia sui fondi di recupero liste d’attesa assegnati esclusivamente ai privati, Palese finisce per smentire le leggi, parlare di pere scambiandole per mele e ignora con palliativi economici pari a briciole le esigenze di sopravvivenza del Miulli, Casa sollievo e Panico. E anche su questo vale AziendaZero, per risparmiare sulle tre grandi voci di spreco – farmaceutica, protesi e acquisto servizi – e così aumentare la disponibilità finanziaria per prestazioni sanitarie, da distribuire alle strutture pubbliche, enti ecclesiastici e privato convenzionato, in base a programmi analitici e dettagliati. Cosa serve per fare questo? Lavorare e riformare, gli unici verbi che spesso mancano.”

Lo dichiarano il Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, e i Consiglieri regionali Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo.

“Cosa dicono le leggi sui fondi di recupero sulle liste d’attesa? Riportiamo i testi. Legge statale (quella dei 18,5milioni di euro): ‘per il raggiungimento delle finalità di cui al comma 276 [rimodulazione del Piano per le liste d’attesa] le regioni e le provincie autonome POSSONO coinvolgere ANCHE le strutture private accreditate’. Orbene, che significa secondo Palese il verbo ‘possono’ e la congiunzione ‘anche’? Significa che i soldi devono andare SOLO ai privati, com’è accaduto? Ma per piacere! Qui non si tratta di sottilissime questioni giuridiche, ma dell’a-b-c dell’interpretazione letterale.
E passiamo alla legge regionale (quella dei 15 milioni di euro): ‘per le finalità di cui al comma 1 [prestazioni ambulatoriali e di ricovero non erogate nel periodo Covid] è POSSIBILE coinvolgere ANCHE le strutture private accreditate.’ Orbene, che significa anche in questo caso l’aggettivo ‘possibile” e la congiunzione ‘anche’? Significa che i soldi possono essere assegnati SOLO ai privati? Qui non si tratta di chissà quale indagine tecnica, ma della lettura più piana delle carte. Inoltre: sempre la legge regionale sui 15 milioni, prevede l’utilizzo dei soldi attraverso il seguente metodo: ‘ripartiti per struttura sanitaria e sulla base di uno specifico Piano di recupero dettagliato per prestazione e per provincia’. Domande: dov’è questo Piano? Dove sono i dettagli per prestazione e per provincia? Quali solo le prestazioni assegnate, a valle di una ricognizione che avrebbe dovuto essere fatta dalle ASL, dopo un’opportuna chiamata a tutti i pazienti (recall) per conferma della necessità di cura e diagnostica? Non c’è nulla di tutto questo. Per cui noi spenderemo i soldi senza sapere quali prestazioni abbiamo recuperato. Incredibile. E su quest’argomento non c’entrano nulla i ministeri affiancanti e il procedimento del Piano di rientro e del Piano operativo, spesso usati come carta di briscola per giustificare – a torto o ragione – tutto l’ingiustificabile.
Non è questo il modo di occuparsi di sanità e liste d’attesa, a svantaggio dei cittadini, delle strutture pubbliche e pure dei privati.
Ma cosa ci vuole a capire che anche le strutture private, incaricate di pubblico servizio, stanno morendo perché destinatarie di sole briciole? Si glissa sui problemi più imponenti di sprechi – farmaceutica, protesi e acquisto servizi -, mancando di recuperare almeno 500-600 milioni all’anno, e poi si distribuiscono piccole risorse che servono solo a procrastinare l’agonia, come accanimento terapeutico.
A parte le violazioni di legge, anche su questi aspetti c’entra AziendaZero, ossia una centralizzazione degli acquisti, per destinare i risparmi – in quantità decenti – alle prestazioni sanitarie, nella gestione del pubblico e del privato incaricato di pubblico servizio, perciò convenzionato.”

Depuratori, Amati: “Un’unica condizione ecologica all’idea di convogliare a Fasano i reflui di Locorotondo: centrale idroelettrica per pubblica illuminazione gratuita”

“Finalmente sembra materializzarsi la vecchia idea di convogliare a Fasano i reflui di Locorotondo, così da eliminare il recapito nel sottosuolo e il depuratore. Ottima idea a due condizioni ecologiche: la prima, irrinunciabile, la previsione di una centrale idroelettrica al salto di Laureto per alimentare gratuitamente la pubblica illuminazione di Fasano e la seconda – da valutare – il transito di reflui affinati per distribuirli lungo il percorso e ridurre l’uso di acqua potabile. Su quest’ultima condizione emerge, ovviamente, la decisione di non eliminare il depuratore di Carovigno e ottenere dal programma il risultato – già di suo straordinario – della dismissione del recapito nel sottosuolo.”

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“È un’idea maturata oltre dieci anni fa, stralciata però dei depuratori di Martina Franca e Cisternino. Riguarda la connessione del sistema fognario-depurativo di Locorotondo al sistema di depurazione, riuso e potabilizzazione di Fasano, che ha nel lago Forcatella – invaso artificiale di 5 milioni di litri, al servizio di una rete d’irrigazione allo stato di 30 chilometri – il suo approdo di straordinaria avanguardia.
Ciò detto, mi stupisce la mancata previsione – almeno allo stato – di due segmenti tecnologici. Il primo, irrinunciabile e condizione per ogni tipo di consenso ecologicamente orientato – riguarda la realizzazione di una centrale idroelettrica sul notevole salto geologico di Laureto, per non buttare energia e per alimentare gratuitamente – in tutto o in parte – la pubblica illuminazione di Fasano. Il secondo, invece, da valutare nella sua fattibilità, riguarda la possibilità di far partire i reflui di Locorotondo nella condizione affinata, così da poterli utilizzare lungo il percorso – penso per esempio allo Zoosafari di Fasano – e porre in essere la buona pratica del riuso. In questo caso, lo schema eliminerebbe solo il recapito di Locorotondo e non il depuratore, obiettivo inferiore ma certamente importantissimo.
Per valutare questi aspetti, in ogni caso, ho chiesto un’audizione in V Commissione per saperne di più.”

GAS, XILELLA E IL CAMMELLO DELLA DISFATTA PER I NO-TUTTO

Vorrei prenotare una ristampa del Quotidiano di ieri. E le copie vorrei regalarle ai No-Tap di ieri, ai No-tutto di oggi e ai No-sempre che verranno. Nei secoli dei secoli. Amen. Vorrei regalare una copia ai No-serbatoio GNL di Brindisi, per dargli la possibilità di immaginarel’edizione del 1 novembre di un anno che verrà, quando i Tornesello e Gioffredi di quel giorno, racconteranno chesso-di una grandissima nave crociera a GNL o sintetico che fa ingresso finalmente nel porto di Brindisi portando in dono ciò che da decenni s’agogna. E il commento, sempre quello dei Tornesello e Gioffredi, sarà certamente tagliente: “Tempo perso, soldi sprecati”. E letto ciò, i No-serbatoto si spazzoleranno i pensieri morti caduti sulla spalla, simili a forfora, voltando le spalle all’amara verità finalmente svelata, come se il discorso non fosse rivolto a loro.

Un’altra copia vorrei regalarla ai No-depuratori: non c’entra con il gas, ma il metodo seguito è lo stesso. Anche qui, sempre in un 1° novembre di un anno ormai vicino, Tornesello e Gioffredi daranno notizia dell’avvio all’esercizio del moderno depuratore Sava-Manduria (per esempio), raccontando la fine dello sversamento reflui nel sottosuolo e a mare, candidando quelle meraviglie se località balneari alla bandiera blu che meritano. E i No-depuratori, presi da amnesia, sottoporranno alla punta del vecchio giradischi il vinile del canto “Avetrana mia”, questa volta festeggiando la fine della dipendenza tossica ai liquami, parola romantica per riassumere le umanissime cacca e pipì. E in versione live confido nell’accompagnamento vocale di Romina Power, amica in spi r

ito, perché non ci conosciamo, e donna sensibileda indirizzare però a cause più salutiste e ambientalmente corrette. Ci sono altre copie? Certo che ci sono. Le vorrei dare ai No-resort di Nardò. Qui non ci sarà, purtroppo, un’edizione del 1° novembre intenta a raccontare il fine lavori di un’opera incastonata nell’incanto rispettoso del paesaggio salentino, per usare al meglio il vento, il sole e il mare, piuttosto che relegarli alla funzione ispiratrice di versi poetici, come se tutti avessimo quell’estro invece raro. E Tornesello e Gioffredi, in questo caso, non potranno fare come Miranda de “Il diavolo veste Prada”, direttrice della rivista Runway intenta a spiegare all’ingenua Andy, nella mirabile scena del maglioncino color ceruleo, quanto anche il lusso serva a fare milioni di euro e innumerevoli di posti di lavoro. Sono finite le copie? Ce ne sono. Ce ne sono.

Qui per motivi di spazio non si possono trattare tutti i No. Ma sono tutti imparentati. Hanno un sottofondo comune. Nascosto. Tanto nascosto che a volte hanno preso pure la piega del No-alla-salute. Dice nulla la vicenda No-vax? Un’idea bizzarra di libertà di scelta, costituzionalmente vietata quando da tale scelta può derivare la malattia degli altri. Equi due domande. Perché gli ispiratori di quasi tutti i No sono sempre le stesse persone (compreso il No all’eradicazione degli ulivi nel caso Xylella da ricordare sempre), impegnate con metodo a eccitare le paure delle persone più ignare per reclutare militanza alla causa antagonista? Perché ci sono amministratori pubblici che avallano queste cause pur conoscendonel’infondatezza? Non è difficile. I primi per la solita avversione ideologica all’economia di mercato, anche nella versione sociale, speranzosi di poter riproporre approcci sconfitti dalla storia sotto le mentite spoglie dell’ambientalismo e della paesologia. I secondi per la paura nei confronti di posizioni sempre aggressive, intolleranti ranti, verbalmente squadriste e quindi totalitarie, dal tono sempre improntato all’argomento contro l’uomo, per cui non va contrastato ciò che si dice ma la credibilità morale e personale di chi lo dice, insinuando traffici d’interessi quasi sempre insussistenti. Ce un’ultima copia? È quella che terrò per me. Servirà per guardarla spesso, so prattutto quando finirà; perché tutto finisce, compreso l’impegno pubblico. La guarderò per ripensare al momento dei Si quando era più facile, assecondando la vanità, associarsi ai tanti No. A quando, forse per un’impronta di cultura biblica, da chierichetto, tuonava il divieto di farsi guide cieche e così finire per filtrare moscerini con obiezioni marginali eingoiare il cammello della disfatta. E alla memoria di disfatte che è meglio non vengano più, la dedica più appropriata dell’edizione di Quotidiano di mercoledi 1° novembre 2023.

Piano casa, Azione: “Bene ddl. Proporremo piccole modifiche per renderlo più green, ammettendo anche le zone A, D e a standard”

Lo dichiarano il Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, e i Consiglieri regionali Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo, e il responsabile regionale urbanistica Anna Martellotta.

“Va bene il disegno di legge della Giunta per il nuovo Piano casa. Proporremo piccole modifiche per renderlo più compatibile con le indicazioni contenute nella proposta di direttiva europea Prestazioni Energetiche degli Edifici (Casa green), ammettendo tra gli ambiti consentiti anche le zone A, D e a standard.
L’obiettivo delle nostre proposte di modifica è la promozione degli interventi di riqualificazione ed efficientamento energetico di tutto il parco immobiliare pugliese, così da ridurre le emissioni nocive del 50%, entro il 2030, e del 100% entro il 2050.
La riuscita di tutte le iniziative ambientali, come quella del Piano casa, è strettamente legata all’economia di mercato, con alti profili di socialità. Infatti: riqualificare il patrimonio edilizio e ridurre le emissioni nocive, soprattutto per gli immobili più vecchi, non può che avvenire attraverso un sistema di incentivi volumetrici, forieri peraltro di gettito fiscale statale e locale (oneri di urbanizzazione e monetizzazione degli standard). Fuori dal sistema degli incentivi volumetrici ci pare quasi impossibile raggiungere il risultato dell’efficientamento e della riduzione delle emissioni nocive, a meno che non si usi la leva della maggiore tassazione per coprire nuovi bonus; cosa già di suo insostenibile ma impossibile in un tempo d’inflazione galoppante.
Accanto a questi evidenti profili ambientali, da raggiungere utilizzando le leggi del mercato, rilevano profili sociali di grande importanza, a cominciare dal sostegno a un settore ad alta densità di posti di lavoro (il piatto a tavola) e la realizzazione di opere di urbanizzazione primaria e secondaria con l’utilizzo degli introiti da oneri di urbanizzazione e monetizzazione degli standard per rendere le città più vivibili e quindi più amiche della socialità.
Il tutto lasciando la decisione ai comuni, ovviamente, nell’ambito del proprio potere d’indicare la trama amministrativa da dare al proprio territorio, perché la legge regionale sul Piano casa è solo uno strumento di semplificazione procedurale rispetto a competenze che i comuni già hanno, ma legati da regole molto tortuose e perciò idonee alle lungaggini e alla frustrazione di speranze orientate al benessere.”

Liste attesa. Azione: “30 milioni tutti alla sanità privata, senza risolvere il problema dell’attesa. Serve la nostra legge”

”Non ci voleva un mago per prevedere l’utilizzo dei 30 milioni di risorse messe a disposizione del recupero delle liste d’attesa: sono state interamente assegnate al privato convenzionato, senza risolvere il problema delle liste d’attesa, così come risulta da tutti i dati disponibili e anche dalle dichiarazioni in Commissione dei rappresentanti delle ASL. Serve al più presto la riproposizione della nostra proposta di legge, magari sottoscritta dagli altri gruppi politici, perché i problemi organizzativi non si risolvono aumentando le risorse, così come finalmente hanno colto anche molti colleghi sino a qualche tempo fa ostili alle nostre idee e proposte.”

Lo dichiarano il Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, e i consiglieri regionali Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo.

“18 milioni ai tre grandi ospedali privati convenzionati e gli altri 19 alle altre strutture private convenzionate. È sintetizzabile in questo il Piano di recupero delle prestazioni ineseguite, giustificato dal fatto che le strutture pubbliche non sono nelle condizioni di farcela, nonostante l’attribuzione delle quote di fabbisogno tra pubblico e privato convenzionato direbbe ben altro; per cui o è sbagliato il riparto del fabbisogno, o stiamo pagando due volte le stesse prestazioni, oppure – ma saperlo non sia questa l’ipotesi – stiamo parlando di sanità pubblica solo sulla carta.
“E il bello di questa storia è che non sappiamo nel dettaglio quante sono le prestazioni ambulatoriali e chirurgiche contabilizzate dopo il recall e oggetto dei 30milioni assegnati e non sappiamo su quali tempi medi di esecuzione delle prestazioni da recuperare è stata effettuata la contabilizzazione e quindi l’attribuzione delle risorse. Non sappiamo a quanto ammonta la riduzione del fabbisogno assegnato a ogni ASL in forza delle prestazioni da recuperare,
assegnate e pagate ai privati convenzionati, così da comprendere la dinamica sui tetti di spesa.
“Insomma, sono parecchie le cose che non si sanno, mentre è chiarissima la difficoltà delle persone in fila dinanzi al CUP. E mentre tutto ciò accade, ci ritroviamo spesso a tergiversare sull’intero scibile in materia sanitaria, senza mai considerare che accanto ai problemi generali e comuni del Paese su questo argomento, ci sono pure i nostri problemi organizzativi che da anni attendono di essere invano risolti. Per cui, la di ripresentazione della nostra proposta di legge si avvicina con grande velocità.”

Centro malattie neuromuscolari, Amati: “Invece di farne uno subito ci lanciamo nell’ipotesi di farne tre. Sulla carta. E il tempo passa, purtroppo”

Dichiarazione del Presidente della Commissione Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Invece di fare un Centro per malattie neuromuscolari al più presto – come deciso dalla Giunta regionale, per colmare il ritardo e come in tutte le regioni italiane anche più grandi – in Puglia c’è un tavolo di lavoro che in diverse settimane ha partorito solo l’idea di farne tre.
E tutto questo forse per nascondere le difficoltà strutturali del Policlinico, che in 3.000 metri quadrati di spazi per la neurologia non può ovviamente ricavare 2.000 metri quadrati per le malattie neuromuscolari. E il tutto senza considerare la necessità di dotare il Centro di piscina per l’attività fisiatrica, indispensabile per un’assistenza all’avanguardia. Ma poiché la differenza tra noi politici e i burocrati consiste nel fatto che per noi sono irrilevanti sia il luogo dove farlo che tutti gli ingranaggi sulla gestione, importandoci solo la realizzazione al più presto, attenderemo un altro mese per capire come va a finire questa ulteriore puntata di giustificazioni per ottenere un rinvio; trascorso il quale – speriamo di no – la battaglia si farà ancora più dura e senza particolare diplomazia. A noi interessa solo e soltanto il Centro per malattie neuromuscolari, fatto al meglio, anche meglio rispetto alle altre regioni, utilizzando al massimo del potenziale il personale scarso di cui disponiamo – altro che tre centri – e il tutto al più presto.”

Bollette gas, Azione: “SÌ a Tap ma vogliamo compensazioni della Marzano per sconti in bolletta. La battaglia aspra ha portato frutti. Grazie a tutti”

“I pugliesi potrebbero risparmiare sulla bolletta del gas, usando una legge dello Stato (Marzano) che offre alla Regione la possibilità di applicare automaticamente le compensazioni per riequilibrio territoriale. Una lunga battaglia, utilizzando anche l’ostruzionismo, per provare a fare qualcosa di buono.
Da oggi siamo tutti SÌ Tap e SÌ alle infrastrutture energetiche, ma con la schiena dritta.”

Lo dichiarano il Consigliere e commissario regionale di Azione Fabiano Amati, e i Consiglieri regionali Sergio Clemente e Ruggiero Mennea, capogruppo.

“Nell’ottobre scorso, in piena crisi energetica, approvammo una norma per ottenere, finalmente, le compensazioni Tap; la norma fu impugnata dal Governo nazionale dinanzi alla Corte costituzionale.
In quel giudizio la Regione si è costituita, spiegando per mezzo dell’Avvocatura
un’eccellente difesa delle nostre ragioni; la Corte costituzionale aveva fissato l’udienza per lo scorso 19 settembre. In vista dell’udienza il Governo nazionale impugnante, grande stranezza, richiedeva un rinvio nell’attesa di modifiche alla legge (ossia rinuncia all’automatismo delle compensazioni) da parte della Regione. Dall’eventuale decisione della Corte costituzionale, probabilmente non evitata con la norma approvata oggi, capiremo se la Regione potrà imporre a Tap di versare diversi milioni di euro a titolo di sconti in bolletta, oppure qual è il senso, o l’interpretazione corretta, da attribuire alla legge Marzano.”