Intervista a Fabiano Amati – Amati attacca Lacarra «A lui il seggio sicuro, Torsi penalizzata» – «Torsi in parlamento? Giusto candidarla, ma al posto di Lacarra»

Gustissimo candidare Luisa Torsi, infatti l’avrei vista bene al posto di Lacarra». Il consigliere regionale del Pd Fabiano amati non le manda a dire e punta il dito contro il segretario regionale Marco Lacarra, definito «un servo volontario». «Lacarra – continua Amati – è un esecutore di ordini altrui che si arrampica sugli specchi».

Il pd Fabiano amati ha definito «invotabili» le liste del Pd e le considera causa della sconfitta. 

 

II segretario Lacarra sostiene che il suo malumore dipende dal fatto di essere stato escluso dalla candidatura nel collegio di Bari. 

«E vero. Ci siamo adirati in tanti, non solo io. Non abbiamo mai capito perché ai raccomandati come Lacarra sia stato assicurato il posto nelle liste bloccate e ad altri si voleva riservare solo collegi uninominali perdenti. So capire quando si tratta di una presa in giro. Lacarra eviti di misurare l’intelligenza altrui con la propria». 

 

Non era giusto candidare a Bari la professoressa Torsi? 

«Giustissimo. Infatti l’avrei vista bene al posto di Lacarra, anche perché culturalmente molto più dotata di lui. E soprattutto perché il posto di Lacarra era sicuro per andare in parlamento. Dunque se è vero che il segretario e i suoi amici tenevano agli scienziati sarebbe stato utile candidare la Torsi al suo posto». 

 

Con Torsi, è stato detto, si voleva far spazio alla società civile. 

«Come no? Evocano la società civile, la cultura, gli scienziati: ma solo per coprire la loro bulimia di sedie. Sa quali sono i posti che volevano dare alla società civile e anche a noi? Quelli perdenti. Si tratta solo di una messa in scena, una perdente messa in scena. Lacarra dimostra così la sua insufficienza, ma non è colpa sua». 

 

Di chi sarebbe?

«Lacarra è, diciamo così, un servo volontario. Parlo poco di lui perché il mio dibattito è con il suo “dante causa”, ossia Emiliano. Lacarra è un esecutore di ordini altrui che si aggrappa sugli specchi con giustificazioni assurde. Lo abbiamo sentito accusare la base dell’insuccesso del Pd. Secondo lui i militanti della base non riescono a conquistare i voti delle loro famiglie. La base… quelli che fanno trovare i tavoli e le sedie nei circoli. La verità è che la base non ha il coraggio di andare in famiglia a chiedere voti per tipi come Lacarra». 

 

Il segretario aveva chiarito Parliamo del Pd Decaro lo vorrebbe smantellare. Lei? 

«Osservo in questo momento una corsa a dare addosso al Pd nazionale. La colpa di tutto è di Letta. E in Puglia, secondo loro, va tutto bene. Non si interrogano se qui ci sia stato qualche problema che abbia concorso al pessimo risultato nazionale. Come strumento di distrazione di massa, poi indicano i problemi nazionali (che non mancano) e lanciano Decaro alla segreteria nazionale». 

 

Non va bene?

 «Non vedo la genuinità dell’operazione: non so quanto siano sinceri. Per di più leggono di Decaro solo gli a momenti che a loro fanno comodo e non anche le critiche che il sindaco rivolge al sistema di potere di Emiliano. Certo, Antonio lo fa con il suo temperamento, ma lo fa. Ed è la ragione che giustifica tutto il mio sostegno a Decaro. Un sostegno, si badi, che è alternativo al loro abbraccio mortale». 

 

Sta dicendo che abbracciano Decaro per affossarlo? 

«È il morto che vuole afferrare il vivo, il vecchio che mangia il nuovo. II sistema di potere pugliese che vuole acciuffare Decaro e tante altre persone che rappresentano ancora una speranza». 

 

La speranza sarebbe un nuovo Pd. Lei come lo vorrebbe?

 «C’è bisogno di un “gazebo”, una chiamata collettiva, per stabilire una scissione. È così: per riportare il Pd ad una dimensione di partito popolare di massa non bisogna rincorrere l’unità, occorre eleggere un segretario e votare un programma che serve a scindersi». 

 

Chi si deve scindere? 

«Si deve separare il riformismo realista, decisionista, dell’Europa, della Nato, dalla sinistra “alta società”. Quella parte  che si occupa in modo infantile e minoritario di verde (ma non di ambiente), di paesologia, di diritti e di vernissage. Non ho nulla contro le persone della sinistra “alta società”. Ma la politica è fatta di soluzioni prese con decisione. A che serve mettere assieme cose diverse se poi perdi? Ecco perché occorre un gazebo liberatorio per dividersi». 

 

Sembra la discussione sulle due forze che tirano ll Pd: da destra Calenda e da sinistra i 5Stelle. Lei è più sensibile a Calenda? 

«Se proprio dobbiamo dare un nome alle mie passioni, darei quello del riformismo di Sturzo, di De Gasperi, di Francesco De Sanctis oppure di Ignazio Silone, emblema del realismo di sinistra. Altro che Calenda, scusi. Le cito piuttosto una frase di De Sanctis che mi è molto cara: “Mi interessano le lacrime delle cose e non le vostre lacrime”. Ecco di che cosa si deve occupare un partito popolare di massa: delle persone».

In corsa per la segreteria regionale? Ci penso solo con primarie aperte – Intervista su Nuovo Quotidiano di Puglia

 di Francesco G. Gioffredi su Nuovo Quotidiano di Puglia del 12 febbraio 2022.


«Candidarmi alla segreteria regionale Pd? Lo valuterei solo in caso di primarie aperte». Fabiano Amati, consigliere regionale Pd e Presidente Commissione Bilancio: il futuro del partito si intreccia con le fibrillazioni in Regione. Al momento, tanto rumore per nulla: critiche, proteste dopo la nomina di Palese, ma il Pd resta all’ombra di Emiliano. 

«Io aspetto la riunione del gruppo consiliare di martedì: lì farò la mia proposta». 

E qual è? L’appoggio esterno? 

Si, per far comprendere a Emiliano che abbiamo un punto di vista diverso dal suo. E vedrò cosa ne pensano i colleghi. Mi aspetto una presa di coscienza su qualsiasi ipotesi in grado di raccogliere lo stato di disagio diffuso».

E le altre proposte sul piatto quali sono?

«Alcune più mitigate: per esempio, la verifica politica. E altre invece all’insegna di “Emiliano ha fatto bene”, posizione che viene espressa con fatica, anche per senso del pudore, perché è ormai chiaro a tutti che la nomina di Palese è un’iniziativa insostenibile». 

La sensazione è che nel Pd in molti stiate sfruttando la vicenda Palese per una manovra di posizionamento. 

«lo no: lavoro per i cittadini della Repubblica. E mi interessa meno il resto. Ed è pensando ai cittadini che ho contestato la nomina di Palese. Nel quadro difficile della sanità, che è frutto anche del Piano voluto da Palese nel 2002, ci sarebbe bisogno di un tecnico esperto di diritto sanitario, contabilità e organizzazione di strutture complesse. Palese non ha queste caratteristiche, è un politico con tanti errori nel curriculum e avrà difficoltà a mettersi in sintonia con i tanti problemi che abbiamo».

Ma nel Pd in tanti dicono esattamente l’opposto: contestano la provenienza politica di Palese, ma quanto al merito delle questioni c’è chi ritiene sia giusto aspettare prima di valutare. 

«Emiliano presenta Palese come un super-tecnico, che però deve avere quelle caratteristiche che le elencavo e che viceversa non ha. Quando sarà svelata la finzione, e cioè sarà chiaro che Palese è un politico, allora avrà ragione chine contesta la provenienza dal centrodestra». 

A questo punto non poteva essere nemmeno lei l’assessore alla Sanità O ritiene di essere un super-tecnico? 

«Non ho mai posto la mia “candidatura” ad assessore e non spetta a me dire se sono un super-tecnico o meno. Fermo restando che non esistono uomini “super”, a cominciare da me». 

Su tutto ciò si innesta il nodo del congresso Pd: il partito, evidentemente, nel rapporto con Emiliano resta sempre subalterno, succube. E tutto ciò conduce, appunto, al cambio di passo per la segreteria dem. 

«I casi sono tantissimi, non solo la nomina di Palese: il segretario Pd asseconda Emiliano, e lo fa all’apice non di un dibattito, ma di decisioni prese da qualche luogotenente. Questo dimostra che il Pd non è un partito aperto nella sua libertà di decidere: bisogna cambiare e occorre un congresso con primarie aperte, come avevo proposto in estate. Bocciarono la mia proposta perché volevano il congresso delle tessere per poter preordinare il risultato gradito». 

Lei si candiderebbe, in caso di primarie aperte? 

«Per poter avere le primarie aperte bisogna cambiare il regolamento: non essendoci più un’Assemblea del partito pugliese, occorre un commissario nominato da Roma. E allora sì, in quel caso potrei valutare di candidarmi, o magari potrebbero farlo anche altri con la mia stessa idea di partito. A questo punto, chiedo alla segreteria nazionale un commissario che deliberi un congresso con primarie aperte». 

L’area del dissenso interno al Pd si amplia, ma siete sfilacciati, procedete in ordine sparso. C’è rl margine per organizzare e coagulare questo dissenso?

«Già è una bella cosa che ci siano circoli e federazioni provinciali che segnalano uno stato di disagio. Poi, certo: bisogna dare un bandolo a questa matassa. Ma già solo discutere della possibilità di un partito aperto e libero, senza condizioni di vantaggio preordinate, è un segnale importante. Dopodiché è chiaro che, qualora si arrivasse a primarie aperte, sarei il primo a sottolineare la necessità di una candidatura alternativa unica. E il terreno fertile c’è». 

Cosa intende?

«Non è un caso che tutte le più grandi riforme di queste ultime consiliature siano di iniziativa consiliare. Emiliano sa citare solo due riforme-manifesto: registro delle lobby e partecipazione, nel primo caso quasi non esiste, nell’altro ci sono non pochi problemi. Questo vuol dire che nel Pd c’è un grande potenziale per avere un partito libero e che lavora per i cittadini pugliesi».

Lei invoca l’intervento della segreteria nazionale, della quale fa parte Francesco Boccia: non È Proprio un fiero oppositore di Emiliano… 

«Sulla carta la presenza di Boccia dovrebbe essere un acceleratore, visto che conosce meglio di chiunque altro il Pd pugliese e dovrebbe favorire questo percorso di “liberazione”. Se poi vuol essere il sostenitore del mantenimento del Pd in questo stato di libertà vigilata, gli chiedo di cambiare idea». 

Lei è stato assessore con Vendola: come valuta il silenzio dell’ex governatore in questo frangente? 

«Per me c un dolore. Nel 2010 facemmo una campagna elettorale nella quale Palese ci accusò di malversazione, corruzione, mancato utilizzo dei fondi: disse cose non vere. E Vendola cosa fa? Sta ancora in silenzio e il suo partito non si pone il problema della presenza in giunta: io ho conosciuto, stimato tra mille traversie e voluto bene a un Vendola diverso».

“Lopalco? Gli manca la competenza nell’amministrazione pubblica”

Nuovo Quotidiano di Puglia di martedì 13 aprile 2021, pagina 7

Intervista a Fabiano Amati

«Lopalco? Gli manca la competenza nell’amministrazione pubblica»

di Martucci Oronzo

Fabiano Amati, consigliere regionale di maggioranza, qual è il voto che darebbe a Michele Emiliano, e a Pier Luigi Lopalco nella gestione della pandemia e del piano vaccinale?

«Non è il momento di dare voti e non è il momento della rissa politica, ma di fare preghiere affinché chi ha responsabilità accolga le soluzioni che vengono presentate per superare questa condizione che pone la Puglia agli ultimi posti».

Quali sono le soluzioni che dovrebbero essere accolte?

«L’impegno a tenere aperti gli hub vaccinali per 12 ore al giorno e prevedere che almeno un hub per provincia sia aperto notte e giorno. Bisogna potenziare la presenza dei medici nei centri vaccinali».

Cosa non ha funzionato sinora?

«La Puglia ha avuto una partenza stentata quando ha organizzato le vaccinazioni per gli ultraottantenni e per i soggetti fragili. Questo accade quando i generali non stanno sul campo. Il modo di procedere a stento ha riguardato anche le fasi successive».

Faccia un esempio del procedere a stento.

«Beh, per alcuni giorni si è deciso di stare quasi fermi e di rinviare al 12 aprile la vaccinazione dei 70enni, sostenendo che mancassero i vaccini. Tant’è che l’assessore Lopalco faceva riferimento alla fine di marzo a 39mila vaccini, mentre il 2 aprile il responsabile regionale della prevenzione, Michele Conversano, lo ha smentito e ha detto che erano disponibili 80mila vaccini».

L’assessore e il dirigente del dipartimento di prevenzione non si parlano?

«Non lo so. Ma se vi è bisogno di un facilitatore, sono disponibile. Dopo la dichiarazione di Conversano vi è stata la corsa a organizzazione nei giorni di Pasqua e Pasquetta, il 4 e 5 aprile, una sessione straordinaria di vaccinazione per i caregiver e i familiari conviventi di minori di 16 anni con disabilità grave. Ma la situazione continua a essere critica anche per quanto riguarda gli ultraottantenni».

Colpa dell’assessore Lopalco? Odi Emiliano?

«Non sta a me indicare responsabilità. Ma vi è un eccesso di burocratizzazione e un uso curioso del verbo procedere. Per una serie di ragioni non vi è una scrivania dove non si pratichi lo scaricabarile e invece di andare avanti si va indietro. Ovviamente non c’è malafede, ma nel caso dell’assessore emerge chiaramente che egli non ha particolare esperienza e competenza di amministrazione pubblica, cioè di organizzazioni complesse, di diritto e di contabilità pubblica».

Lopalco è un epidemiologo con curriculum da docente universitario. Non basta?

«Sarà un bravo tecnico, ma gli manca la politica e soprattutto l’amministrazione pubblica. Per dire, il professore Tommaso Fiore è stato un ottimo assessore non perché era anche un ottimo anestesista, ma perché sapeva e sa di politica e di organizzazioni complesse».

C’è chi tra i gruppi di opposizione pensa a una mozione di sfiducia.

«Non è il tempo della lotta politica, ma delle soluzioni».

Tra sabato e domenica la Puglia ha conquistato spazio anche sui media esteri, perché prima ha comunicato che tutti gli ultra60enni potevano recarsi presso i centri di vaccinazione senza prenotazione e poi, per evitare il caos, ha dovuto comunicare il ritorno alle prenotazioni e vaccinazioni per fasce di età.

«Liberalizzare le vaccinazioni era una buona idea, ma andava accompagnata con norme di garbo, tipo dalle 8 alle 9 vanno quelli non prenotati i cui cognomi iniziano con le lettere A e B. e poi a seguire. Abbiamo 202mila vaccini circa e dobbiamo somministrali se vogliamo uscire da questo incubo. II personale? Penso ci sia. Va organizzato. Senza dimenticarci dei tamponi».

Che significa?

«L’estate scorsa l’assessore Lopalco sosteneva che eravamo tutti malati di tamponite acuta e che era un errore, perché vi era il rischio di molti falsi negativi se i tamponi venivano fatti in fretta. È vero che con molti tamponi ci possono essere mold falsi negativi, ma si scoprono anche tanti veri positivi. I veri positivi, spesso asintomatici, se non vengono controllati provocano un aumento dei contagi. In prospettiva non dobbiamo sottovalutare la necessità di utilizzare i tamponi, per essere anche pronti al tracciamento. Mi dispiace di fare anche in questo caso la parte dell’antipatico, ma io cerco semplicemente di proporre soluzione».

 

“Basta burocrazia: utilizzare tutte le dosi In ogni provincia un centro aperto h24“

Corriere del Mezzogiorno Puglia di sabato 10 aprile 2021, pagina 3

Intervista a Fabiano Amati
L’appello di Amati: «Hub accessibili 24 ore al giorno» 

«Basta burocrazia: utilizzare tutte le dosi In ogni provincia un centro aperto h24»

di Vito Fatiguso

L’INTERVISTA

BARI «Non è il consigliere Amati a dire che le cose in Puglia non vanno bene. Sono i numeri a imporre un cambio di passo: bisogna vaccinare e fare più tamponi. È il tempo di scendere in campo e pensare meno alla burocrazia. La soluzione? Centri vaccinali aperti almeno per 12 ore al giorno e uno per provincia in attività h24. Dosi subito ai 7oenni e proseguire con i fragili». Fabiano Amati, presidente della Commissione Bilancio (Pd), è stato il primo a richiamare l’attenzione dell’amministrazione Emiliano sulla lentezza della macchina vaccinale pugliese. Sin dall’inizio della campagna (27 dicembre 2020) lanciò l’idea di tenere centri aperti e di utilizzare quante più fiale possibili perché «una dose in frigorifero significa cansare decessi».

Amati, la Puglia è in ritardo sulle somministrazioni. Quali sono le ragioni?

«Non è il tempo delle polemiche, ma di leggere i dati per cambiare ciò che non va. Bisogna cambiare passo».

Prima era colpa delle poche dosi ora della tipologia di vaccino (Pfizer, Moderna, AstraZeneca). Qual è la verità?

«Come ho detto in tempi non sospetti bisogna usare tutti vaccini disponibili e organizzare meglio i centri. Tutti devono restare aperti almeno 12 ore al giorno e uno per provincia deve lavorare h24».

Le scorte non sono sufficienti.

«E un falso problema. Dobbiamo essere chiari: il presupposto è avere i vaccini altrimenti non ne usciamo più e non sarà possibile immunizzare la popolazione per il periodo estivo. Quindi bisogna andare avanti con le dosi a disposizione seguendo la logica del fornaio».

Ovvero.

«Quando fa il pane di giornata tende a venderlo tutto, non lo conserva perché poi sa che non è più buono. Ma il giorno dopo è pronto a farne altro. Quando Michele Conversano, responsabile della campagna di vaccinazione della Puglia, ha ammesso che c’erano nei magazzini 89 mila dosi di AstraZeneca anziché 39 mila si è capito che i conti non tornavano. La verità è che i generali non stanno sul campo di battaglia. Devono vedere dal vivo cosa va e cosa no, devono dare fiducia alle persone facendo meno circolari e riunioni in videoconferenza».

Stessa cosa per i tamponi: ne facciamo un quarto del Veneto che ha più o meno gli stessi abitanti della Puglia.

«Ricordo che all’inizio della pandemia c’era chi sosteneva (L’assessore alla Sanità Pier Luigi Lopalco, ndr) che non era opportuno fare tamponi a tappeto perché si alimentavano i falsi negativi. È falso. Si alimentano i falsi negativi, ma si pesa anche la popolazione dei positivi che aiuta a comprendere la diffusione del virus. In queste ore il Regno Unito ha annunciato che per ogni settimana spettano due tamponi gratuiti a persona. In Puglia se ne devono fare di più anche perché quelli privati costano».

Situazione critica anche negli ospedali.

«Oltre alle difficoltà delle terapie intensive e del personale medico mancano posti per i pazienti in via di miglioramento che libererebbero i letti a chi ne ha più bisogno. A Brindisi è stata creata una rete di strutture che rimarrà alle comunità. Non investimenti temporanei come quelli della Fiera del Levante».

Fuori lista e imbucati, Amati accusa i politici «Non hanno vigilato»

 

Corriere del Mezzogiorno Puglia di giovedì 11 marzo 2021, pagina 2

Fuori lista e imbucati, Amati accusa i politici «Non hanno vigilato»

INTERVISTA di Fatiguso Vito

BARI «Sui furbetti dei vaccini leggo dichiarazioni scandalizzate di politici e amministratori. Ma se ci sono violazioni, di qualsiasi natura, queste riguardano l’operato di chi eroga le dosi e dovrebbe controllare gli aventi diritto. E poi bisognerebbe smetterla di nascondersi dietro la privacy e rendere noti i nominativi perché la vaccinazione è un trattamento sanitario collettivo non individuale». Fabiano Amati, presidente della prima commissione Bilancio e consigliere regionale del Pd, interviene sugli imbucati delle somministrazioni. Sin dal 27 dicembre scorso, inizio della campagna nazionale, fu ben chiaro che le dosi non erano sufficienti. E per questo avrebbero dovuto essere gestite con “onestà”. Mala realtà non ha fatto sconti. La gara alle dosi “abusive” è partita con tanti soggetti del mondo della sanità che poco hanno a che fare con i malati: i direttori delle Ml di Bari, Antonio Sanguedolce, di Foggia, Vito Piazzolla, di Lecce, Rodolfo Rollo, di Taranto, Stefano Rossi, e anche lo stesso assessore alla Sanità, Pier Luigi Lopalco. Anche personale delle agenzie della Regione (l’Asset), o ex parlamentari come Gero Grassi (che si è giustificato con «c’era un buco nell’elenco e mi è stato chiesto se lo volessi fare»). Per proseguire dell’edilizia ospedaliera e professionisti di ogni categoria.

Amati, gli imbucati dei vaccini hanno commesso un reato? 

«Non credo proprio. Vedo politici e amministratori a caccia di vaccinati privi di diritto. Ma questi non considerano che se violazione c’è stata è addebitabile a loro nella catena della delega di funzioni».

In che senso?

«La condotta eventualmente impropria è di chi ha il compito di erogare e controllare gli elenchi: dai dirigenti delle Asl ai capi dipartimento e ai responsabili delle somministrazioni. I vaccinati? Potrebbero essere accusati a tutto concedere di concorso in peculato, ma non farebbero fatica a difendersi dichiarando di aver agito in stato di necessità».

Perché i politici o gli stessi amministratori si scandalizzano? La filiera del potere che lingua parla?

«Perché si pensa che urlare la colpa di non meglio specificati altri produca effetti di distrazione ed escluda le proprie mancanze. La tecnica del fumo negli occhi».

Ma se non c’è un reato, per i furbetti c’è un problema di coscienza.

«Certo, ma è un aspetto soggettivo e non è ciò che riguarda il giudizio pubblico. I vaccini sono pochi e bisogna privilegiare chi è a rischio. Pare che debbano immunizzare gli avvocati. Le dico già da ora che in questa prima fase rifiuterò il vaccino perché credo sia prioritario aiutare prima le persone fragili».

Si sono vaccinati l’assessore Lopalco e i direttori generali di quattro Asl. Le sembra opportuno? 

«Non mi è sembrato opportuno estendere la vaccinazione a chiunque fosse incasellato in un’organizzazione sanitaria, senza avere nulla a che fare con le attività a rischio perché a contatto con la malattia. E questo ha creato insostenibili ingiustizie. Non è ragionevole lasciare senza coperture le persone fragili o gli over 80».

Perché non si rendono pubblici i nomi dei vaccinati? In estate si parla anche di passaporto sanitario per i viaggi internazionali.

«Si afferma la tutela della privacy, ma la vaccinazione è un trattamento sanitario a valore collettivo e non individuale. La sua protezione funziona se lo fanno tutti e si raggiunge l’immunità di popolazione ed è questo che si può obbligare ai sensi dell’articolo 2 della Costituzione cioè sul parametro fondamentale della solidarietà sociale. La privacy dovrebbe valere solo sul motivo dell’esenzione. Ma c’è un altro aspetto».

Dica pure.

«Se c’è un calendario delle vaccinazioni, con tanto di parametri di età o di categoria, siamo di fronte a un procedimento amministrativo e ognuno è titolare di un interesse legittimo ad accedere alle liste per verificare se quel calendario è stato violato a suo discapito ed eventualmente ottenere giustizia. Con la segretezza si rischia di violare diritti e interessi senza nemmeno la possibilità d’insorgere».

 



 

 

 

 

«La nostra malattia? Sono le liste bloccate»

Dalla Gazzetta del Mezzogiorno di domenica 7 marzo 2021

Intervista a Fabiano Amati
di Calpista Roberto

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Fabiano Amati (consigliere Regione Puglia e Presidente della Commissione Bilancio – Pd) oltre Zingaretti la questione delle allenze resta un motivo di divisione nel Pd? 

La malattia del PD, diventata più grave con la riduzione del numero dei parlamentari, si chiama “liste bloccate”. E siccome le elezioni si avvicinano e bisogna garantirsi un posto ecco cominciate le grandi manovre. È tutto qui il motivo del continuo omicidio o istigazione al suicidio dei leader. 

Se ci fossero le preferenze, sarebbe invece obbligatorio che il Pd, come ognuno di noi, avesse un programma di cose da fare, così da sancire le alleanze sulle base del prodotto posto all’attenzione degli elettori e non sul posizionamento di fedeltà. 

Le liste bloccate fanno invece retrocedere il dibattito e la disputa al rango di manovra e non a scontro d’idee, perdendo per strada – quindi – il dibattito sulle cose concrete, che è ciò che fa leadership di successo e partiti vincenti. 

Per comprendere tutto questo basta leggere le interviste di sindaci, presidenti di regione, consiglieri comunali e regionali, e compararle con quelle dei parlamentari. In quelle dei primi c’è la ricerca affannosa di entrare nel merito delle cose e prendere posizione, mentre nelle seconde c’è la preoccupazione altrettanto affannosa di non dire molto per non dispiacere nessuno, perché non si sa chi comanderà domani nel fare le liste. 

In Puglia siete in maggioranza con parte dei 5Stelle. Come va? E’ favorevole alla riproposizione dello schema alle prossime elezioni locali e nazionali? 

Non so se a questo punto sono io quello strano, ma anche su questo non è una questione di definizioni, soprattutto per un partito di programma come il PD, che dovrebbe essere estraneo a ogni forma di ideologia. L’alleanza con i 5Stelle ha portato in Puglia ad alcuni posti di potere per loro e due novità che già a dirle mettono inquietudine: la possibilità di far raccogliere i tartufi anche ai cittadini non residenti nei perimetri dei parchi del Gargano e della Murgia; la decisione di continuare a dare circa 15 milioni all’anno a quei gran carrozzoni dei Consorzi di bonifica, che se risparmiati si potrebbero ristrutturare almeno due ospedali per ogni anno. 

Dopo che le ho detto questo, che risulta attraverso gli atti e non le parole, come pensa che vada?

Nient’altro che manovra politica, che all’epoca servì per dire a Conte, sbagliando però i calcoli, che in Puglia erano pronti a seguirlo decine di visconti, baroni e cavalieri. Ne deriva che per quanto sia noioso dirlo, le alleanze si fanno sulle cose da fare a Roma, a Bari e nei comuni, cominciando per esempio sull’ambientalismo vero, quello dell’uomo che domina il suo stesso dominio, come fu definito in modo meraviglioso da Paolo VI in un discorso del 1970 alla FAO.

A cosa si riferisce precisamente? 

Faccio un esempio. Tutti vogliamo il mondo verde e l’idrogeno, senza rinunciare al progresso e al mondo sempre più bisognoso di energia. Tuttavia, per avere l’idrogeno si può decidere di mettere una scala sino al sole così da portalo tutto pronto sulla terra, cioè una cosa impossibile, oppure alimentare una scarica di energia pari a un fulmine, in grado di scagliarsi su una goccia d’acqua, così da slegare l’idrogeno dall’ossigeno. Come si alimenta questo fulmine? O con i combustibili fossili, e io preferisco il gas, oppure con le rinnovabili, cioè una combinazione essenziale tra fotovoltaico, eolico e biomasse. E invece? Leggo opinionisti di ogni tipo contro i gasdotti, i serbatoi di gas e gli impianti di rinnovabili, e osservo richieste di autorizzazioni per rinnovabili ferme sulle scrivanie e aste per l’assegnazione dei gigawatt che vanno quasi deserte, a differenza della Spagna, per esempio, dove la domanda supera l’offerta. 

Siamo cioè immersi in un mondo di opinioni e condotte amministrative altamente inquinanti, perché non in grado di farci raggiungere i migliori obiettivi ambientali, alla faccia della rivoluzione verde, dell’idrogeno e delle politiche per le prossime generazioni.

Il Pd, corrente sindaci e governatori, dicono che fare un congresso ora in piena pandemia è fuori dal mondo. Che ne pensa?

Penso che abbiamo ragione. I discorsi delle persone in questo momento sono indirizzati dal vocabolario della pandemia e indisponibili a recepire messaggi che possono essere interpretarti solo con il breviario della follia, cioè quella di vedere una riunione di persone che all’ora del TG si mettono in posa per reclamare la fine delle correnti, il trionfo del riformismo e la virtù del comunitarismo contro ogni leadership, per celare un riequilibro del potere interno per poter fare le liste. Si, sempre loro, quelle bloccate. Se invece del congresso si facesse una riforma della legge elettorale, introducendo le preferenze, svanirebbe in un attimo la smania per il congresso. 

A proposito, lei è in prima linea per sbrogliare la matassa delle vaccinazioni. Sono stati fatti errori a livello pugliese e nazionale? 

A livello pugliese, dico da dicembre che non bisogna limitarsi a mettere carte a protocollo ma stare sul campo, come si faceva nella Protezione civile che ho contribuito a fondare, e che servono grandi centri vaccinali, in grado di realizzare al più presto l’immunità di popolazione; e tutto questo detto con numeri alla mano e aiutato da epidemiologi senza tentazioni politiche.

E mentre cercavo di aiutare ad allestire il centro che allo stato risulta il più grande di Puglia, il Fasano-Conforama, c’era chi spiegava che era sufficiente la frammentazione localistica nonostante la grave carenza di personale. Oggi, invece, tutti convertiti ai grandi centri vaccinali, solo che abbiamo perso tre mesi. 

A livello nazionale, invece, credo che bisogna eliminare al più presto il limite dei 65 anni per l’utilizzo del vaccino AstraZeneca, così come avviene in altro paesi europei e com’è hanno scritto autorevoli esponenti delle società scientifiche, perché abbiamo bisogno di fare in fretta e terminare in poche settimane la vaccinazione degli ultra-ottantenni, super fragili e fragili. 

Amati lei è noto per appartenere alla “corrente Amati”. Una mosca bianca nel Pd. Come vede il futuro del partito alla luce anche del governo di interessa nazionale? 

In realtà vorrei appartenere alla corrente delle persone che si fanno coinvolgere dai problemi delle persone e s’immedesimano nel dolore altrui. Ne conosco tanti. Molti non s’esprimono apertamente per paura di ritorsioni, ma non mi fanno mancare il loro sostegno e la loro simpatia. Altri conducono con me, apertamente, battaglie per costruire ospedali, strade, condotte idriche e fognarie, e con altri stiamo cominciando a lavorare assieme per organizzare la corrente delle idee che si trasformano in programmi e fatti. 

Insomma, seguo il metodo che imparai da amministratore comunale e che oggi condivido con tanti sindaci e amministratori locali, a cominciare dal più noto, Antonio Decaro; con lui condivido da anni, prima come colleghi consiglieri regionali e tra alti e bassi, l’idea che su ogni cosa bisogna fare tutto il possibile e che se lo si fa è certamente sufficiente. In qualche modo la disposizione d’animo dell’attuale governo nazionale, almeno stando al suo Presidente, che dovrebbe caratterizzare il Partito Democratico su ogni cosa, anche correndo il rischio dell’impopolarità per eccesso di chiarezza e verità, e tutto questo per vincere convincendo e per vivere senza galleggiare. 

Riaperti i reparti di Chirurgia e Ortopedia a Ostuni: tutto secondo i tempi previsti / rassegna stampa

Ospedale di #OstunI: i reparti di #Chirurgia e di #Ortopedia sono stati riconsegnati alla loro piena attività.

Dopo la riapertura del 1° giugno di Chirurgia, adesso anche il reparto di Ortopedia è tornato alla regolarità e, quindi, ogni specialità ha il suo reparto. La ristrutturazione è avvenuta nei tempi previsti e secondo il cronoprogramma.