Intervista a Fabiano Amati – «Adesso tocca al consiglio regionale»
«La costruzione del nuovo ospedale di Taranto non è una storia di edilizia, ma di sofferenze umane, e per questo motivo è anche più importante della ricostruzione del Ponte Morandi di Genova, una infrastruttura fondamentale per la ripartenza economica dell’area servita, per il quale si è fatto ricorso alle procedure commissariali pur di consegnarlo alla città e all’Italia nel più breve tempo possibile». Il presidente della Commissione Bilancio del Consiglio regionale, l’avvocato Fabiano Amati, non ha dubbi sulla necessità che il nuovo ospedale San Cataldo venga realizzato senza ulteriori indugi.
Amati, come bisogna interpretare il passaggio della sentenza del Consiglio di Stato laddove si stabilisce che la stazione appaltante, cioè Invitalia, deve effettuare un procedimento di rivalutazione prima di affidare l’appalto al raggruppamento di imprese primo classificato?
«L’unico passaggio che manca si esprime in un verbo: lavorare. Se si legge con attenzione la sentenza del Consiglio di Stato, chiamato a decidere sulla legittimità o meno della assegnazione della gara di appalto gestita da Invitalia, si comprende chiaramente che il lavoro notturno è possibile sulla base del regolamento del Comune di Taranto. La Commissione insediata da Invitalia per l’assegnazione dell’appalto non deve fare altro che aggiudicarlo».
Debar ha vinto la gara impegnandosi a realizzare l’ospedale in 399 giorni lavorando su tre turni, di fatto riducendo di un terzo il tempo massimo di 1245 giorni indicato dalla stazione appaltante.
«Nella sentenza è scritto che i lavori notturni si possono fare e il Comune non dovrebbe avere nulla in contrario, visto che pur in mancanza di un piano che regolamenti i disturbi acustici è vigente a Taranto una ordinanza che stabilisce che per realizzare le opere di pubblica utilità si può lavorare anche di notte. Qual è l’opera che può considerarsi più di pubblica utilità dell’ospedale di Taranto?».
Torniamo ai 3 turni: è fattibile un impegno del genere?
«Quello è l’impegno contrattuale della società che ha vinto l’appalto. Tra l’altro la Commissione nominata da Invitalia per l’aggiudicazione dell’appalto ha effettuato una attività suppletiva e ha riconosciuto la fattibilità dell’impegno. Ora nessuno può mettere becco in quella decisione. Vi è un detto: la promessa di un uomo onesto è una obbligazione. Ora quella obbligazione, quell’impegno chi ha vinto la gara lo ha non con la committenza, ma con la comunità sofferente, con le tante persone che chiedono cure e guardano al nuovo ospedale non solo da Taranto, ma da un’area più ampia, visto che si tratta di una struttura di II livello».
Lei segue con particolare interesse l’evolversi della storia del nuovo ospedale di Taranto. Perché lo fa?
«Sono coautore del piano di edilizia ospedaliera che 10 anni fa definì la costruzione di 5 nuovi ospedali. Tutto il Consiglio regionale dovrebbe pronunciarsi ora per l’avvio immediato dei lavori a Taranto».
Il piano di costruzione dei nuovi ospedali è praticamente fermo, con l’unica eccezione di quello di Fasano-Monopoli.
«La storia di Taranto è nota. Però non capisco perché i Consigli comunali di Maglie e Melpignano, per esempio, non decidano di deliberare in merito alla destinazione urbanistica dell’area che ospiterà uno dei 5 ospedali e ricade in entrambi i Comuni. Gli ospedali di Melpignano-Maglie e quello di Andria dovrebbero essere in una fase più avanzata».
L’emergenza Coronavirus può essere da stimolo alla realizzazione degli ospedali?
«Il Covid 19 ha dimostrato che sono necessari grandi ospedali di eccellenza e una rete territoriale efficiente. Ora dare un’accelerata è un obbligo. Non dobbiamo aspettare una nuova emergenza per realizzare ciò che si è già dimostrato essere fondamentale per garantire cure e servizi alla intera regione».
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