Autonomia del nord, C-Entra il futuro: “Il PD non può accettare il negoziato su autonomia lombardo-veneta; un male per il sud e pure per il nord”

Autonomia del nord, C-Entra il futuro: “Il PD non può accettare il negoziato su autonomia lombardo-veneta; un male per il sud e pure per il nord”

Avrà la nostra ostilità qualsiasi governo che dovesse portare avanti il progetto autonomista lombardo-veneto, cioè quello che si presta a fare del male al sud e pure al nord, rendendolo meridione dell’Europa. Diffidiamo pertanto i nostri partiti, in particolare il PD, dall’accettare il negoziato su questo punto e invitiamo i parlamentari pugliesi a far sentire la propria voce”.

Lo dichiarano i Consiglieri regionali Fabiano Amati, Sergio Blasi, Napoleone Cera, Gianni Liviano, Donato Pentassuglia e Ruggiero Mennea.

“Tra i dieci punti indicati dal Movimento 5 Stelle per trattare sul programma del nuovo governo, c’è il rilancio del progetto autonomista proposto dalle regioni Lombardia e Veneto. Poiché su questi punti si svilupperà il confronto tra i partiti, compreso il PD, facciamo presente a chi non l’avesse ancora compreso che il progetto lombardo-veneto non consiste in una semplificazione amministrativa e quindi in una sfida a migliorarsi. Si tratta, invece, di un’iniziativa fondata sui soldi, cioè sul gettito fiscale da trattenere nelle regioni, che in materia di Iva sanitaria comporterebbe, per esempio, un probabile guadagno per il fondo sanitario veneto pari a 442 milioni e una probabile perdita per il fondo sanitario pugliese pari a 682 milioni”.

“A questo scenario – proseguono i sei Consiglieri –, si aggiunga che la prova scellerata dell’autonomia l’abbiamo già avuta con l’ultimo decreto semplificazioni, votato pure dai parlamentari pugliesi di maggioranza, che ha conferito alle regioni del nord le centrali idroelettriche, consentendo un guadagno sulla bolletta elettrica pari ad € 257 milioni, così distribuiti: 1.390 miliardi wattora di energia gratuita, per un valore di 201 milioni di euro; 20 euro per ogni kW a titolo di canoni aggiuntivi per concessioni scadute, per un valore di 30 milioni di euro; maggiorazione dei canoni per 26 milioni di euro. È inutile dire che in quella sede a nessun parlamentare, pure di opposizione, venne in mente di chiedere il medesimo trattamento per le regioni del sud, e circa la Puglia a valere sulla centrale termoelettrica di Brindisi e sulla più che abbondante produzione elettrica da fonti rinnovabili”.
“A ciò si aggiunga che questo progetto è pure malizioso e apre scenari inquietanti sugli sprechi regionali e la spesa pubblica, perché le regioni Lombardia e Veneto si limitano a chiedere le maggiori competenze e non il correlativo potere di tassare per farvi fronte. Troppo comodo, verrebbe da dire: lo Stato nazionale tassa e le regioni spendono”.

“Ma lo sanno i Presidenti delle regioni Lombardia e Veneto che se puoi spendere senza avere la responsabilità di tassare, finisce che le risorse vengono sprecate e buttate? E lo sanno che così facendo rischiano di determinare la meridionalizzazione delle regioni del nord, in un mondo in cui servono, invece, minori autonomie e maggiori libertà? Ecco, queste sono le cose su cui bisogna riflettere prima di mettere la firma su qualsiasi programma di governo” – concludono.

L’Associazione C-Entra il futuro presenta a Monopoli il libro “Verso la secessione dei ricchi? Autonomie regionali e unità nazionale” di Gianfranco Viesti

L’Associazione C-Entra il futuro presenta a Monopoli il libro “Verso la secessione dei ricchi? Autonomie regionali e unità nazionale” di Gianfranco Viesti

 

Nuova presentazione del libro dal titolo Verso la secessione dei ricchi? Autonomie regionali e unità nazionale (Laterza Editori), scritto dall’economista Gianfranco Viesti. L’appuntamento è per lunedì 19 agosto, alle ore 19,30 nell’atrio di Palazzo Palmieri a Monopoli.

 

In questo volume, disponibile solo in formato e-book – scaricabile in modalità gratuita dal sito di Laterza Editori –, l’autore approfondisce le origini del processo di autonomia regionale differenziata, le richieste regionali e le loro possibili implicazioni. Nelle pagine mostra che non si tratta di una piccola questione amministrativa, che riguarda solo i cittadini di quelle regioni, ma di una grande questione politica, che riguarda tutti gli italiani.

 

L’appuntamento è organizzato dall’Associazione C-Entra il futuro; a discutere con l’autore saranno il Consigliere regionale Fabiano Amati e il coordinatore provinciale Bari di C-Entra il futuro, avv. Giampiero Risimini. Presiede e coordina il giornalista Beppe Stallone.

 

L’incontro è aperto alla cittadinanza.

 

Autonomia, C-Entra il futuro: “Depositata nuova mozione per costituire comitato di lotta regione-comuni”

Un comitato di 12 consiglieri regionali e di 12 sindaci per lottare contro il progetto di autonomia del nord a spese del sud. Abbiamo presentato oggi una mozione che speriamo sia discussa martedì prossimo dal Consiglio regionale”.
Lo comunicano i Consiglieri regionali  Fabiano Amati, Sergio Blasi, Napoleone Cera, Gianni Liviano, Ruggiero Mennea e Donato Pentassuglia.
“La questione dell’autonomia è ormai arrivata agli sgoccioli – sottolineano i sei Consiglieri – e c’è la probabilità che giovedì prossimo sia approvata dal governo nazionale. Per questo motivo, riteniamo opportuno che la nostra mozione torni in Consiglio, consegua l’unanimità e serva ad avviare un’ampia mobilitazione.
Siamo ovviamente contenti del fatto che da marzo a oggi il fronte di contrasto al progetto autonomista si sia ampliato ad altre personalità, inizialmente più possibiliste, per formare un nucleo forte di resistenza a un’iniziativa che, partendo dalla sola IVA sanitaria comporterebbe una riduzione di 282 milioni di euro all’anno sul fondo sanitario regionale”.

 

TESTO INTEGRALE DELLA MOZIONE

MOZIONE

 

VISTO

 

L’articolo 61 del regolamento interno del Consiglio regionale della Puglia;

 

VISTA

 

La mozione approvata dal Consiglio regionale in data 19.3.2019 (Atto 377) che in questa sede si trascrive integralmente

 

“PREMESSO

 

La Costituzione italiana prevede la possibilità per le regioni di richiedere ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia(articolo 116 della Costituzione, con riferimento all’articolo 117 comma secondo  –­­­­­ per alcune lettere – e terzo). Il tutto però con la cautela inderogabile di un fondo di perequazione privo di vincolo di destinazione e a beneficio dei territori con minore capacità fiscale per abitante (articolo 119 comma 3).

 

La Legge fondamentale, dunque, configura l’autonomia come una possibilità offerta alle regioni, previa intesa con lo Stato e approvazione delle Camere a maggioranza assoluta, per trattare a livello locale ciò che ha una dimensione locale, così da rimuovere inefficienze e recuperare economicità nell’azione della pubblica amministrazione; sempre e comunque nel rispetto del superiore obiettivo al raggiungimento di una più forte unità del Paese ed eguaglianza dei cittadini.

 

L’applicazione delle richiamate norme costituzionali, a chiaro contenuto discrezionale, comporta una decisione politica accordata con l’attualità (cultura, realtà sociale, mercato, scienza, tecnica) e con la responsabilità sui conti, talché diventa abbastanza difficile riconoscere nei tempi che viviamo la sopravvivenza di problemi o soluzioni a contenuto prevalentemente locale.

 

Per meglio comprendere la difficoltà a riconoscere nell’attualità l’esistenza di problemi a dimensione locale, e quindi a sancire con maggiore obiettività l’eventuale incongruenza (anche per gli interessi del nord del Paese) delle ipotesi di maggiore autonomia, valga considerare: a) l’ordinamento dell’Unione europea e la relativa necessità per l’ordinamento italiano di mutarsi per acquisire maggiore somiglianza con gli standard continentali; b) il progresso tecnologico e digitale sempre più esteso; c) la conseguente irrilevanza e inefficacia di ogni politica diretta a rinchiudersi (o a difendersi) in un confine amministrativo.

 

Più la cultura, la realtà sociale, il mercato, la scienza, la tecnica e le regole sulla responsabilità nei conti si fanno più evoluti, complessi e stringenti, più si stabilisce una forte interdipendenza tra popoli, stati e continenti. E se per propaganda o per mera ideologia prive di consapevolezza della realtà si prova a resistere con gli strumenti della politica ridotta all’ambito stretto della nazione o addirittura della regione, finisce che la politica – con le sue decisioni – si condanna da sola all’irrilevanza, cioè a non esercitare l’efficacia del comando su cui si fonda l’utilità del gesto elettorale compiuto dai cittadini, con tutto il suo carico di speranza.

 

A quanto detto potrebbe muoversi l’obiezione che tali considerazioni di metodo nel formarsi della decisione politica paiono subordinare gli uomini e le loro identità territoriali al mercato, alla scienza, alla cultura, alla tecnica, alla responsabilità nei conti e – in definitiva – all’economia. Non è così, perché la centralità dell’uomo è preservata nelle cose che crea e nelle mutazioni che genera, per apportare miglioramenti alle condizioni di vita e alle relazioni sociali.

 

In questo contesto, dunque, risulta azzardato spingersi in opinioni sul progetto di autonomia rafforzata in via di discussione senza effettuare un’analisi ponderata sulle norme e sui costi (economici e sociali), il cui esito potrebbe portare ad affermare – invece – che i bisogni dell’Italia si potrebbero appagare attraverso una minore autonomia delle regioni, così come peraltro non molti anni fa l’opinione pubblica sembrava propendere, portandosi dietro il carico normativo stabilito dal Parlamento nazionale e dai Consigli regionali per mitigare ciò che s’indicava con la metafora di “rimborsopoli”.

 

A questo si aggiunga, sempre sotto il profilo metodologico e per quanto attiene ai costi, che un trasferimento di materie dallo Stato alle regioni comporta un incremento di sprechi e inefficienze, voci classiche della spesa pubblicaimproduttiva, se i fondi per gestire tali materie arrivano dalla compartecipazione delle regioni ai tributi statali (è questa l’ipotesi che si sta avanzando) e non attraverso un autonomo potere di tassare che per sua natura è in grado di mettere in crisi il rapporto elettorale, assumendo quindi il valore di calmiere della spesa pubblica inutile e improduttiva.

 

Allo stato emerge a riflessione, rendendosi oggetto di analisi, il progetto di autonomia rafforzata presentato da alcune regioni settentrionali. Certo, non tutte le proposte hanno uguale portata al cospetto del procedimento di compatibilità con i superiori obiettivi di unità del Paese, eguaglianza dei cittadini e responsabilità nei conti. Ma in questa sede valga una riflessione di ordine generale, che già di per sé giustifica più d’una critica, all’interno dei già detti parametri di valutazione.

 

In disparte i pur importanti dettagli, risulta in contrasto con i dettami costituzionali riservare ad alcune regioni una parte del gettito maturato nel territorio, depauperando il fondo di perequazione nazionale, nato proprio per ridurre le differenze nell’erogazione dei servizi e senza una preliminare definizione dei Livelli essenziali delle prestazionicondotta su base nazionale e tenendo conto dei limiti “storici” delle regioni meridionali.

 

In termini di maggiori criticità emergono la sanità, la scuola e le infrastrutture, così come poste dalle bozze di intese filtrate.

Per la sanità le regioni meridionali subirebbero, detto in termini di primissima stima, una severa decurtazione del fondo di perequazione, che per la Regione Puglia si attesterebbe in una riduzione di  € 682 milioni[1].

Per la scuola, invece, si prevede la legislazione regionale concorrente e il relativo trasferimento di risorse (è stato stimato 1 miliardo in più), al fine di intervenire sulle funzioni e sull’organizzazione del sistema scolastico e del processo educativo, oltre alla regionalizzazione del Fondo ordinario delle università.

Ciò comporterebbe uno stipendio maggiore per gli insegnanti delle regioni del nord e uno minore per quelli del sud e un aumento delle risorse per le università del nord.

Per le infrastrutture, infine, è stato richiesto il trasferimento di numerose tratte stradali e autostradali, comprese quelle in convenzione, già realizzate o in via di realizzazione, e l’ingresso in qualità di concedenti sulle reti ferroviarie. Ciò determinerebbe un maggior gettito tributario trattenuto dalle regioni del nord, a discapito delle altre regioni.

 

Il quadro così riassuntivamente descritto, anche con le accennate esemplificazioni e stime, valutato sulla base del metodo di responsabilità sui costi e compatibilità costituzionale complessiva,comporta la conseguenza che le richieste di maggiore autonomia sono dannose per l’Italia in generale e per le regioni meridionali in particolare, e rappresentano una rottura dell’unità del Paese, una fucina di disuguaglianze tra i cittadini e un atto di presunzione egoistico e fuori dal tempo, almeno nell’Italia che guarda all’Europa.

 

L’autonomia proposta dalle regioni del nord rischia di aggravare e costituzionalizzare il divario tra Nord e Sud, di rendere irreversibile la sperequazione, di dissolvere unità e solidarietà della Nazione, nella Nazione.

L’Unità nazionale, invece, come qualunque alleanza, richiede capacità, autonomia, dedizione, condivisione, tolleranza, infinitamente maggiori rispetto all’alleanza di eguali. La Costituzione non si accontenta di registrare la mera esistenza di una “unità e indivisibilità” della Repubblica (articolo 5). Proprio perché si tratta di una alleanza, pretende che sia fondata su un patto ordinato sull’eguaglianza di tutti i cittadini e preordinato ad assicurare eguali diritti civili e sociali, eguali livelli di prestazioni e servizi pubblici.

 

 

****

Tutto ciò visto e premesso,

 

Il Consiglio regionale della Puglia

 

impegna tutti gli organi regionali ad intraprendere ogni iniziativa per contrastare il procedimento avviato da alcune regioni italiane ai sensi dell’articolo 116 della Costituzione, perché lesivo delle stesse disposizioni costituzionali che lo regolano e di quelle che impongono il dovere di preservare l’unità della Repubblica e l’eguaglianza dei cittadini.”

 

PREMESSO

 

Che l’iniziativa di autonomia riceve sempre nuovi impulsi che lasciano presagire un’imminente approvazione del Governo nazionale e la successiva trasmissione alle camere;

 

PREMESSO

 

Che il successo delle iniziative di contrasto hanno bisogno di essere alimentate da apposite iniziative d’informazione e coinvolgimento dei cittadini, promosse dalla regione e dai comuni quali istituzioni più prossime;

 

 

 

Tutto ciò visto e premesso,

 

Il Consiglio regionale della Puglia

 

  1. conferma l’impegno proprio e di tutti gli organi regionali ad intraprendere ogni iniziativa per contrastare il procedimento avviato da alcune regioni italiane ai sensi dell’articolo 116 della Costituzione, perché lesivo delle stesse disposizioni costituzionali che lo regolano e di quelle che impongono il dovere di preservare l’unità della Repubblica e l’eguaglianza dei cittadini;
  2. conferisce mandato all’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale di costituire un comitato di studio, informazione e mobilitazione, finalizzato al contrasto dell’iniziativa dell’autonomia differenziata, composto da 12 rappresentanti dei gruppi consiliari che intendano aderire, designati in proporzione alla rispettiva consistenza numerica, e 12 rappresentanti indicati dall’ANCI, aperto al supporto di esperti di comprovata esperienza scientifica nelle materie d’interesse.

[1] Stima tratta da “La finanza territoriale” Rapporto 2018 – Rubbettino.

Nuova mozione contro autonomia del nord contro il sud / rassegna stampa

Dalla rassegna Stampa di oggi >>

Nuova mozione per contrastare autonomia del nord contro il sud: l’abbiamo presentata per confermare con ulteriori elementi la nostra resistenza contro l’autonomia del nord a spese del sud e costituire una commissione regione-comuni per guidare le iniziative di contrasto. Ci sembra che la strada più utile per disinnescare il progetto consista in iniziative politiche, amministrative e di mobilitazione poste in essere dalla regione e dai comuni. Confidiamo che la proposta sia questa volta accolta dal Consiglio con un numero maggiore di voti.

 

Autonomia, C-Entra il futuro: “Mozione per costituire comitato regione-comuni per contrastare il progetto contro il sud. Speriamo passi con più voti a favore”

Una nuova mozione in Consiglio regionale per confermare con ulteriori elementi la nostra resistenza contro l’autonomia del nord a spese del sud e costituire una commissione regione-comuni per guidare le iniziative di contrasto. E, visto che i posti a sedere nella sala della protesta si stanno giorno dopo giorno occupando, confidiamo che anche i voti a favore della mozione saranno di più rispetto al 19 marzo scorso”.

Lo dichiarano i Consiglieri regionali Fabiano Amati, Sergio Blasi, Napoleone Cera, Gianni Liviano, Ruggiero Mennea, Donato Pentassuglia, annunciando la presentazione di una nuova mozione finalizzata alla costituzione di un comitato regione-comuni per contrastare il progetto di maggiore autonomia del nord.

“È giunto il momento di dare maggiore organizzazione alla nostra iniziativa contro il disegno di autonomia rafforzata, soprattutto ora che le regioni del nord stanno alzando la voce. Pensiamo sia necessario adoperarsi per far conoscere a tutti i pugliesi gli effetti sui conti del progetto di autonomia, che solo guardando all’Iva sanitaria raggiungono una riduzione del fondo pugliese pari a 282 milioni di euro all’anno”.

“Per questi motivi – spiegano i sei Consiglieri – ci sembra che la strada più utile per disinnescare il progetto consista in iniziative politiche, amministrative e di mobilitazione poste in essere dalla regione e dai comuni. In questo senso, proporremo al Consiglio regionale di dare il suo via libera alla costituzione di un comitato composto da rappresentanti dei gruppi politici presenti in Consiglio e da una delegazione dell’Anci, aperto al supporto di esperti di comprovata esperienza scientifica in materia”.

“Confidiamo che la proposta sia questa volta accolta dal Consiglio con un numero maggiore di voti, considerato che da marzo a oggi il fronte della protesta sul progetto di autonomia del nord si sta arricchendo del favore autorevole di molti altri colleghi consiglieri e parlamentari – concludono –”.

La nostra mozione contro l’autonomia del Nord ha contagiato tutti / rassegna stampa

Rassegna Stampa >>

Autonomia del Nord contro il Sud: la nostra mozione ha contagiato tutti, a cominciare dal Presidente Emiliano. Siamo contenti perché la battaglia contro l’autonomia del Nord a spese del Sud non è argomento teorico o politico. È un argomento attinente alla più stretta concretezza, perché porterebbe alla decurtazione per la Puglia, tanto per cominciare, di almeno 282 milioni, pensando solo all’Iva sanitaria.

 

Assunzioni in sanità, sei Consiglieri: “Chi ha dato il parere favorevole della Puglia alla norma a vantaggio delle regioni del nord? Sembra un anticipo di autonomia da contrastare a tutti i costi”

“Chi ha dato il parere favorevole della Puglia alla proposta di sblocco del turnover del personale sanitario, a tutto vantaggio delle regioni del nord? È ciò che chiediamo sulla base degli annunci del ministro Giulia Grillo e del sottosegretario Luca Coletto, che hanno riferito l’accordo di tutte le regioni italiane. Se fosse vero sembrerebbe un parere favorevole con punte di autolesionismo, dato di fatto a un’iniziativa anticipata di autonomia del nord a spese del sud”.

Lo dichiarano i Consiglieri regionali Fabiano Amati, Sergio Blasi, Napoleone Cera, Gianni Liviano, Ruggiero Mennea e Donato Pentassuglia.

“La proposta di emendamento, che a dire del ministro Grillo è stata concordata con tutte le regioni meridionali, prevede innanzitutto di ignorare i reali fabbisogni della popolazione e di piegare le norme di finanza pubblica all’esclusivo vantaggio delle regioni del nord. Un’anticipazione del progetto di autonomia del nord ai danni del sud. Vediamo il perché.

Senza la norma proposta, le regioni del nord dovrebbero rientrare – a partire dal 2019 – nel parametro della spesa per il personale sostenuta nel 2004, meno l’1,4%, negli anni sistematicamente violata ed elusa. Ne deriva che l’approvazione della proposta rappresenta un condono in favore delle regioni del nord che hanno eluso il tetto di spesa del 2004, autorizzandole a mantenere la spesa sul più ampio tetto raggiunto in conseguenza appunto della violazione di legge.

Per le altre regioni invece, per esempio la Puglia, che hanno mantenuto il tetto della spesa storica del 2004 e che non hanno potuto eluderlo o violarlo per via dei piani di riordino o operativo, o che magari si accingono a superare la spesa del 2018 per via di un virtuoso ritorno a una gestione ordinaria, resterà in piedi il tetto della spesa storica del 2004, meno l’1,4%. Una gravissima conseguenza in materia di offerta di prestazioni e servizi, che in caso di mancato equilibrio finanziario (si pensi per esempio alla spesa farmaceutica in deficit) comporta l’impossibilità di spendere centinaia di milioni per incrementare il personale sanitario.

A ciò si aggiunga – proseguono i Consiglieri – che con la stessa norma, ove approvata, è stabilito un aumento della spesa nella misura del 5% dell’incremento del Fondo sanitario rispetto all’esercizio precedente. È facile dedurre quanto nociva sarebbe per noi se fosse approvata la richiesta di maggiore autonomia del nord, che ha come più gravi effetti proprio la riduzione del Fondo sanitario regionale”.

Autonomia, Amati: “È battaglia per il sud e va fatta infischiandosene della tattica di Emiliano o dell’ambiguità dei candidati segretari PD”

“La battaglia per contrastare il progetto del nord contro il sud non ammette tattiche contorte, sbandamenti o disciplina di partito. È la lotta intrapresa dai Consiglieri regionali per evitare che la Puglia subisca una riduzione di 682 milioni sul fondo sanitario regionale e, nel far questo, se ne infischiano della tattica del Presidente Emiliano o delle opinioni ambigue dei candidati alla segretaria nazionale del PD”.

Lo ha dichiarato il Presidente della Commissione regionale bilancio Fabiano Amati, rispondendo alle domande dei giornalisti durante la conferenza stampa di presentazione del documento di contrasto all’iniziativa di autonomia rafforzata avanzata dalle regioni del nord.

“Speriamo che a molti arrivi in dono la giusta illuminazione di San Tommaso Moro, patrono dei politici, così da comprendere che l’Italia ha bisogno di minore autonomia e non di commerciare o mercanteggiare poteri al fine di eccitare gli egoismi delle persone e farsi propaganda politica. Nei tempi dell’intelligenza artificiale e della blockchain sentire parlare di problemi locali da gestire a livello locale – cioè di autonomia – è un fuori luogo che fa male al nord e al sud del Paese.

Una nociva propaganda politica, sostenuta anche dai meridionali che hanno scelto Salvini sulla scia della sua popolarità, sta generando il falso convincimento che la modernità possa essere governata nell’ambito stretto delle regioni, in tempi in cui pure la nazione è piccola cosa, condannando così l’intera politica e le sue decisioni all’irrilevanza. Se è almeno l’Europa l’ambito territoriale in cui la decisione politica produce effetti, che senso ha condannare gli elettori a eleggere i propri rappresentanti solo per le comparsate in Tv? Ma pur prescindendo da analisi sulle discordanze del progetto autonomista con la modernità, mi pare che non si possa accettare un’idea che si traduca in un chiaro schiaffo per il sud e la Puglia – prosegue Amati –.

Basta leggere le bozze delle intese e accorgersi che per tutti i settori c’è la conseguenza dell’impoverimento del sud. Fermandosi alla salute, come argomento oggettivamente più importante, rilevano la già detta riduzione del fondo sanitario per 682 milioni (limitandoci a calcolarla solo sul minor gettito da IVA) e il certo abbattimento per il sud della spesa procapite (1.810 euro) oggi sostenuta dallo Stato per tutti i cittadini italiani.
Infatti, poiché il costo della sanità in Italia è il 6,7 % del PIL, un’ipotetica e sciagurata ripartizione di ricchezza per aree geografiche e per popolazione porterebbe a un aumento della spesa procapite per il nord (2.211 euro) e per il centro (1.963 euro), e a una correlativa riduzione per il sud (1.192 euro). E questo perché il 6,7 % del PIL prodotto dalle regioni del nord incide per l’1,1 % del PIL (11 miliardi) e che, con riferimento alle regioni Lombardia e Veneto, non è inferiore alla metà e cioè a 6 miliardi di euro.

Sarebbe più plausibile condurre una battaglia da sud, per segnalare che il riparto non può avvenire aggiungendo al dato demografico il parametro delle classi d’età. Questa tecnica di distribuzione del fondo nazionale ha prodotto, in danno delle regioni più giovani del sud, minori risorse per 3 miliardi di euro in meno di tredici anni.

Su questi motivi di merito e di contabilità si fonda la nostra iniziativa di contrasto al progetto di autonomia del nord e su questo livello di discussione ci piacerebbe essere sfidati, smentiti oppure sostenuti”.

Voto e futuro, Amati: “Si sgonfiano 5Stelle a vantaggio di Salvini. Dobbiamo contrastare autonomia del Nord a spese del Sud”

“Il voto ai Cinquestelle si sta forse rivelando una bolla elettorale, purtroppo assorbito da Salvini e dal suo progetto di sostegno al Nord a spese del Sud. A questo punto dobbiamo fare ciò che pure il Presidente Emiliano non era propenso a fare sino a qualche settimana fa. E cioè prendere le distanze con durezza dalla proposta di ‘scippi e rapine’ delle regioni del Nord a spese del Sud”. Lo dichiara il Consigliere regionale Fabiano Amati.

“In concreto. Dobbiamo contrastare la norma che ha concesso alle regioni del Nord le centrali idroelettriche, con un incremento del canone stimato in 260 milioni oltre potenza elettrica gratuita; dobbiamo lottare per evitare la riduzione di 682 milioni circa (calcolando solo l’IVA) sul fondo sanitario pugliese; dobbiamo insorgere contro la riduzione degli stipendi agli insegnanti del Sud; dobbiamo reagire al trasferimento delle infrastrutture stradali per mantenere al Nord l’Irpef.

Dobbiamo inoltre pensare a fare in proprio ciò che si può fare. E cioè: liste d’attesa, lotta alla xylella, vivai e sprechi dei Consorzi di bonifica. Poiché la politica è composta da argomenti di stretto merito, realizzare queste cose equivale già alla costruzione di un comitato di liberazione” – conclude Amati –.

Autonomia, Amati: “Di Maio regge sacco a Salvini dicendo che rispetterà i referendum del Nord. A questo punto serve referendum della Puglia e del Sud”

“Un referendum per impedire lo scempio. Da oggi non c’è solo Salvini a sostenere la riforma contro il Sud. A lui si è aggiunto Luigi Di Maio che, reggendogli il sacco dello ‘scippo’, ha dichiarato il sostegno al progetto perché i 5 Stelle rispettano sempre i referendum. A questo punto è giusto indire un referendum in Puglia per bocciare l’autonomia delle regioni del Nord contro il Sud, così vediamo se è vero che il partito di Di Maio rispetta sempre i referendum. Ma i parlamentari e consiglieri regionali giallo-verdi del Sud dove sono?”. Lo dichiara il presidente della commissione regionale Bilancio, Fabiano Amati, commentando le dichiarazioni rilasciate ieri dal vicepresidente del Consiglio Luigi Di Maio, a margine dell’inaugurazione della Fiera internazionale della calzatura Micam a Rho (Milano).

“In queste ore – prosegue Fabiano Amati – stanno circolando le bozze del provvedimento sull’autonomia delle regioni del Nord e per il Sud ci sono solo brutte notizie. Un accordo di potere tra Salvini e Di Maio, confermato ieri, se ne infischia del potenziale unitario dell’Italia, asseconda ed eccita per qualche voto l’egoismo settentrionale, infligge danni irreversibili al Sud e predispone le condizioni per far affogare il Nord”.

“Questa ‘rapina’ contro il buon senso, passando dalla distruzione del Meridione, trova ogni giorno la sua piccola perla – rimarca il consigliere Amati –. Ieri con le dichiarazioni di Di Maio, nei giorni scorsi con il regalo da circa 260 milioni delle centrali idroelettriche e una quota di potenza elettrica (al nord bolletta leggera, al sud bolletta pesante) e nel progetto definitivo di autonomia del Nord con la sanità pugliese a meno 682 milioni dal fondo di perequazione (calcolando solo l’Iva) e la riduzione degli stipendi agli insegnanti meridionali. C’è tutto ciò che occorre per impugnare davanti alla Corte costituzionale l’eventuale provvedimento e indire subito un referendum pugliese, considerato che il ministro Di Maio – conclude – ha dichiarato di essere molto sensibile agli esiti referendari”.