Siccità, Amati: “Eppure avevo avvisato. Buttiamo 166 miliardi di litri per mancata manutenzione dighe. Serve un generale”

“Eppure lo dico da anni e l’ultima volta nel giugno 2021. Per la mancata manutenzione straordinaria di cinque dighe, buttiamo a mare 166 miliardi di litri d’acqua. Eppure ci sono 12,5 milioni di euro a disposizione per fare questi lavori, ma tutto si ferma tra ricorsi e burocrazia e c’è una sesta diga, la Pappadai, che risulta inutilizzata e potrebbe contenere 20 miliardi di litri d’acqua. Uno spreco da fare spavento e oggi piangiamo per la siccità. E pensare che per la realizzazione dei lavori è stato nominato pure un commissario. Ma forse serve un generale dell’esercito, perché qui si tratta di resistere all’invasione della sete”.

Lo dichiara il presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.
“Sei dighe problematiche in una regione che ha da sempre sete, sembra un paradosso. Eppure è così. Nel dettaglio. Diga di Conza della Campania: massimo invaso 61,81 miliardi di litri d’acqua; invaso autorizzato 45,50 miliardi; si spreca, quindi, un potenziale di 16,1 miliardi di litri l’anno, nonostante un finanziamento per manutenzione di 2 milioni di euro. Negli ultimi anni si buttano a mare 51 miliardi di litri, per manovre di alleggerimento. Diga del Pertusillo: massimo invaso 155,00 miliardi di litri d’acqua; invaso autorizzato 104,72 milioni; si spreca, quindi, un potenziale di 50,28 milioni di metri cubi, nonostante un finanziamento per manutenzione di 1,5 milioni di euro. Negli ultimi anni sono stati buttati a mare 48 miliardi di litri, per manovre di alleggerimento. Diga di Monte Cotugno: massimo invaso 480,70 miliardi di litri d’acqua; invaso autorizzato 285,70 miliardi; si spreca, quindi, un potenziale di 195 miliardi di litri, nonostante un finanziamento per manutenzione di 5 milioni di euro. Negli ultimi anni sono stati buttati a mare 67,8 miliardi di litri, per manovre di alleggerimento. Diga Saetta: massimo invaso 3,48 miliardi di litri; invaso autorizzato 2,53 miliardi; si spreca, quindi, un potenziale di 0,95 miliardi, nonostante un finanziamento per manutenzione di 2,5 milioni di euro. Diga del Locone: massimo invaso 118,49 miliardi di litri d’acqua; invaso autorizzato 57,00 miliardi; si spreca, quindi, un potenziale di 61,49 miliardi di litri, nonostante un finanziamento per manutenzione di 1,5 milioni di euro. Passando poi alla diga Pappadai, una straordinaria opera idraulica abbandonata e quindi mai utilizzata. Se vi fosse impegno e determinazione si potrebbe, nel giro di qualche mese, destinarla a uso potabile e irriguo, convogliare le acque del Sinni e tenere a disposizione quindi 20 miliardi di litri, che per il mancato esercizio della diga possono considerarsi persi. Tutto questo accade purtroppo per contenziosi vari e lungaggini burocratiche, nonostante per alcune dighe sia stato nominato addirittura un commissario. Spero che l’audizione svolta in Commissione possa determinare le accelerazioni che i singoli gestori hanno promesso e per questo torneremo sull’argomento nei prossimi mesi”.

Sma, Esoma e fine vita, Amati: “Anche nelle Marche le leggi come in Puglia”



“Le leggi pugliesi sulla Sma e sul sequenziamento dell’esoma, oltre che la proposta di legge sul fine vita, sono state depositate dal gruppo PD della Marche in Consiglio regionale. È un atto di notevole ragionevolezza, perché aiuta a rendere più uguali i cittadini italiani. Spero adesso che altre regioni facciano la stessa cosa”.

Lo comunica il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione, che oggi ha partecipato alla conferenza stampa di presentazione organizzata ad Ancona.

“Ringrazio il commissario del PD delle Marche Alberto Losacco e il gruppo PD alla Regione, in particolare la prima firmataria Manuela Bora, per aver accolto con entusiasmo l’iniziativa.
Si tratta di gesti in grado di accordare la vita politica e di partito con la vita reale, con la sofferenza delle persone e le aspirazioni a condizioni di vita migliori.
Sono contento che il ruolo di studio e di proposta svolto dal Consiglio regionale della Puglia sugli argomenti della genetica medica e dell’assistenza sanitaria più avanzata, possa essere motivo di replica nelle altre regioni. E non certo per un fatuo primato ma per evitare fatali ritardi”.

Suicidio assistito, Amati: “Proposta di legge Puglia serve a evitare anche l’inciviltà della colletta. Come per Mario”

“Ecco a cosa serve la proposto di legge pugliese. Serve ai tanti Mario, ossia Federico Carboni morto oggi, di dover fare anche un’incivile colletta per realizzare la volontà di morire serenamente e in modo indolore; e il tutto nonostante ci sia una sentenza della Corte costituzionale con cui è stato reso legale l’aiuto alla morte a determinate condizioni, compresa quella che sia il sistema sanitario pubblico a effettuare l’assistenza e i necessari trattamenti. Altro che colletta”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati, promotore e primo firmatario di una proposta di legge regionale per organizzare le modalità di “Assistenza sanitaria per la morte serena e indolore di pazienti terminali”.

“La sentenza 242 del 2019 della Corte costituzionale ha sottratto dall’area della punibilità penale la condotta di chi aiuta a morire in modo sereno e indolore le persone in stato di malattia terminale, nel rispetto di alcune condizioni contestuali: decisione libera e consapevole; presenza di patologia irreversibile; vita assicurata con trattamenti di sostegno; condizione fisica e psicologica intollerabile; assistenza sanitaria in strutture pubbliche; parere del comitato etico.
Ciò significa che la prestazione di aiuto alla morte è un dovere del sistema sanitario regionale pubblico, per cui servirebbero solo provvedimenti utili a stabilire le modalità organizzative ed evitare ipotesi di sottrazione ingiustificata dall’erogazione della prestazione.
Insomma, un’attività assegnata alle strutture pubbliche del servizio sanitario, com’è noto gestite dalle regioni e su cui incombe la funzione di tutela della salute in base ai principi di legislazione concorrente.
Anche nella memoria di Mario e di tutti quelli che l’hanno preceduto nella lotta, ribadisco la speranza che il Consiglio regionale della Puglia approvi al più presto la proposta, con l’auspicio di vedere tutti i Consigli regionali italiani impegnati nella stessa missione”.

Autonomia, Amati: “C’è già mozione del Consiglio. Ridurre quella che c’è, o cedere con competenze anche il potere di tassare”

“Sul punto c’è già una mozione approvata per un soffio dal Consiglio regionale pugliese il 19 marzo 2019 e dice che in realtà ci sarebbe da recuperare efficienza sulle competenze già attribuite, ridurle in caso di persistenti inefficienze ed eventualmente ampliarle solo a quelle che non hanno bisogno di trasferimenti economici. E tutto questo perché non è ragionevole che a Roma si tassi, nei territori si spenda e che il gettito delle tasse si possa riferire alle regioni e non al dovere del singolo contribuente nei confronti dello Stato unitario”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“L’idea della maggiore autonomia delle regioni su alcune materie si fonda su due equivoci: lo Stato agente contabile delle regioni, per cui a Roma l’onere di tassare e ai territori l’onore di spendere; le tasse a Roma sono pagate dalle regioni e non dalle persone, per cui ognuno si spende a casa propria ciò che paga per il Paese.
Nel nostro mondo, in cui le funzioni delle nazioni risultano connesse, e avanza il processo di digitalizzazione e l’accesso ai dati, è anacronistico continuare a proporre autonomia ai singoli pezzi di una stessa nazione.
C’è invece la necessità di recuperare efficienza nei procedimenti relativi alle competenze già attribuite, con un potere generale di avocazione allo Stato per inefficienza reiterata, e magari demandare alle regioni e agli enti locali quelle più propriamente ordinamentali per facilitare l’accesso dei cittadini ai servizi della pubblica amministrazione.
Non trovo una sola competenza aggiuntiva che possa essere svolta meglio dalle regioni, quindi da chi è fisicamente più prossimo ai cittadini, se non nel classico schema di lotta alle lentezze della burocrazia.
Sarebbe comprensibile, pur con ammirevole buona volontà, l’idea di trasferire le competenze assieme al potere di tassare, per cui le regioni sarebbero chiamate a rispondere sia della gestione dei servizi che della decisione d’imporre le tasse per assicurarli. Se chi mette le tasse è persona diversa da chi spende, colui che spende diventa irresponsabile per la tassazione e finisce per sprecare. Ecco perché l’idea dello stato quale agente contabile delle regioni è sbagliata e altamente pericolosa per le tasche dei cittadini.
A ciò si aggiunga la stranezza logica con cui si continua ad affermare la natura regionale (le tasse lombarde, laziali, pugliesi, ecc.) e non nazionale del gettito fiscale. Ciò è irragionevole perché portando tale ragionamento alle sue conseguenze più logiche porterebbe a sostenere conclusioni irragionevoli, a cominciare dalla legittimità di trattenere nei singoli comuni o quartieri il gettito pagato dai propri residenti, magari sulla base del fatto che un ricco magnate abiti in un paese con non più di qualche centinaio di residenti. Il gettito fiscale italiano, invece, è il risultato di un dovere di pagamento nei confronti dello Stato a carico di ogni singola persona e a prescindere dalla sua residenza.
Per quanto tali riflessioni appiano ovvie e molto europee, siamo però costretti a dover ritornare con puntualità su un argomento non meritevole di particolare impegno nel dibattito pubblico e parlamentare. Mi auguro pertanto di vedere al più presto, così come capitato in passato, l’archiviazione della questione”.

Serbatoio GNL Brindisi, Amati: “Approvato. La Regione ha fatto il suo dovere e smentito inquinatori no-a-tutto”

“La Regione Puglia ha approvato l’insediamento e la localizzazione del serbatoio costiero di GNL nel porto di Brindisi, concedendo l’intesa. Si autorizza dunque qualcosa in favore dell’ambiente e della prosperità, contrastando le opinioni no-a-tutto, inquinanti e decrescitiste, del sindaco di Brindisi”.

Lo dichiara il Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“È da sottolineare, inoltre, l’importante ruolo svolto nella fase istruttoria dai dirigenti regionali, a partire dal Direttore del Dipartimento Sviluppo Economico Gianna Elisa Berlingerio, in grado di supportare la Giunta regionale nella richiesta di ulteriori miglioramenti tecnici nel programma, a partire dalla connessione del serbatoio alla rete del gas.
Sono rammaricato per la condotta politica e tecnica assunta dal Comune e dalla Provincia di Brindisi, rivolta a camuffare sotto improbabili pareri un quadro ideologico fortemente funzionale al no-a-tutto e nei fatti incentrato sul mantenimento dell’inquinamento nella città di Brindisi. Il no alle infrastrutture per l’approvvigionamento e il trasporto del gas, nel periodo di massimo investimento dei governi mondiali sulla transizione ecologica e sulla pace, appare infatti funzionale all’inquinamento, alle malattie e pure alla guerra. E poiché Brindisi ha già dato molto a forme nocive di produzione energetica, mi è sempre sembrato iniquo contrastare ciò che in qualche modo si pone in compensazione.
Vorrei infine ricordare, al solo scopo di chiarezza così da ricreare le condizioni di futuri dialoghi proficui, i tentativi di condizionare la decisione della Regione Puglia da parte del Sindaco di Brindisi, facendosi portavoce di pareri contrari del presidente della Giunta regionale espressi – guarda caso – sempre nell’informalità d’incontri occasionali o telefonate. Modalità di comunicazione, queste, valevoli solo nel regno della dissipazione delle parole e non certamente nella pubblica amministrazione, che com’è noto parla nel rigore degli atti formali e non con le modalità più disimpegnate, tipo il telefono come mezzo d’invito a un evento di degustazione di prodotti eno-gastronomici.
Ora che anche questa vicenda può dirsi conclusa, coltivo la speranza di vedere all’opera per Brindisi una classe dirigente all’altezza del compito e in grado di cogliere tutte le opportunità ambientaliste fornite dal mondo della produzione, senza indugiare nella tentazione di favorire la decrescita e contrastare la prosperità”.

Eutanasia, Amati: “Si può fare anche con legge regionale. Proposta di legge per un congedo dalla vita senza maggiore sofferenza”

“La possibilità di una morte dolce e serena per malati terminali si può garantire anche con legge regionale. E questo in aderenza alla sentenza della Corte costituzionale n. 242 del 2019, poiché in quella decisione c’è il dovere del servizio sanitario pubblico di prestare l’assistenza e l’aiuto necessari per malati terminali o cronici alla condizione che siano capaci di assumere decisioni libere, consapevoli e abbiano espresso autonomamente e liberamente la volontà di accedere alle prestazioni e ai trattamenti, con le modalità e gli strumenti più consoni alle condizioni cliniche; siano affette da patologie irreversibili; siano tenute in vita con trattamenti di sostegno vitale; si trovino in condizione di sofferenze fisiche e psicologiche assolutamente intollerabili.
Lo scopo della legge, infatti, consiste nell’assicurare un congedo dalla vita senza dover subire il medesimo destino solo aggravato da un processo più lento e doloroso per sé e per le persone che gli sono care. Speriamo ora in un’approvazione rapida”.

Lo dichiara il presidente della Commissione regionale bilancio e programmazione Fabiano Amati, promotore e primo firmatario della proposta di legge regionale in materia di “Assistenza sanitaria per la morte serena e indolore di pazienti terminali”.
La proposta di legge è stata anche sottoscritta dai consiglieri regionali Filippo Caracciolo, Francesco Paolicelli, Michele Mazzarano, Ruggiero Mennea, Paolo Campo, Enzo Di Gregorio, Donato Metallo.

“Chi legifera non può pensare a sé o alla sua opinione ma alla libertà che la sua legge realizza per gli altri. E ciò vale molto di più nelle materie in grado di interpellare morale e coscienza, come il fine vita, e per tenersi lontani dalle tentazioni statolatriche o da stato etico. Detto ciò, quale premessa culturale per riaffermare il metodo della laicità negli stati liberal-democratici, la proposta di legge ha come fondamento giuridico, anche con riferimento a tutte le questioni d’attribuzione della competenza a legiferare in sede regionale, la sentenza della Corte costituzionale n. 242 dei 2019. Il tutto, ovviamente, nell’attesa di una norma statale in grado d’introdurre una normativa eventualmente innovativa.
Infatti, la sottrazione dall’alveo della penale responsabilità della condotta di aiuto al suicidio in presenza di determinate condizioni e fatto salvo il diritto di obiezione di coscienza, fa scaturire – anche in termini di rispetto della dignità della persona umana – il dovere delle strutture sanitarie e del personale sanitario di prestare tutta la più adeguata assistenza per conseguire uno scopo, la morte, fonte di minore afflizione e sofferenza rispetto ad ogni cura.
Così posta la questione e riaffermando la competenza concorrente delle Regioni in materia di tutela della salute, emerge dunque l’obbligo per le strutture sanitarie, la cui gestione avviene com’è noto a livello regionale, di fornire il livello di assistenza riveniente dall’applicazione di norme statali, così come derivate da un giudizio di costituzionalità con cui è stata ampliata la sfera di non punibilità di una condotta (art. 580 Codice penale) e perciò aggiungendo una nuova prestazione assistenziale a carico del servizio sanitario.
La sentenza additiva di prestazione della Corte costituzionale risulta peraltro bilanciata anche con riferimento all’articolo 81 della Costituzione, poiché la nuova prestazione è abbondantemente coperta dai livelli essenziali di assistenza, sia nella prospettiva delle cure comunque necessarie previste per i malati terminali e cronici, sia per la sua assimilabilità sotto il profilo meramente finanziario alle cure palliative”.

 

Scarica il testo completo della Proposta di Legge.

Referendum, Amati: “Da oggi sarà come ieri. Tutto uguale. Eppure non penso che andava tutto bene”

Dichiarazione del Consigliere regionale Fabiano Amati.

“I referendum giustizia hanno mancato il quorum. Ha vinto il ben-altro-è-il-problema, lasciandoci in dote sia il problema che il suo ben-altro. E da oggi sarà come ieri. Tutto uguale. Come se prima di ieri andasse tutto bene.
Nulla è cambiato e oggi si riprende l’attività solo con tanti argomenti in più per duettare e intrattenersi sui social, facendo credere che la questione giustizia non sia un fatto molto concreto di vita ordinaria, riguardante tutti, ma un tentativo criminale per portare i cattivi in libertà e confonderli con i buoni, scambiando il ruolo dello sceriffo con quello del bandito.
La questione giustizia è invece un terribile rallentamento delle attività del Paese per gli effetti distruttivi dell’indagine penale, nei casi non sporadici in cui è avviata con auto-attribuzione di ruoli politici, salvifici, e quindi con attitudine di sentenza definitiva e inappellabile. Un marchio a fuoco incancellabile anche con la più abrasiva delle sentenze, perché la sentenza arriva sempre troppo tardi e quindi quando è troppo tardi per rimettere in sesto una vita data per pasto alla parte belluina che risiede in ognuno di noi, quale eccesso della nostra natura contro cui combattiamo, spesso invano.
Se l’attività d’informazione sui quesiti referendari fosse stata almeno pari ai commenti che sentiremo sull’esito, il referendum avrebbe raggiunto il quorum e quindi avrebbe vinto la volontà riformatrice degli italiani, molto chiara per quantità di SÌ.
Ciò significa da un lato l’importanza del tema e dall’altro l’eccesso di politicizzazione inconcludente in cui siamo immersi, per cui non conta la musica che si suona ma il musicista che l’orchestra.
Per alcuni ha infatti contato chi si era intestata la raccolta delle firme e non la quantità dei cittadini firmatari, in una sagra di posizionamento politico e nonostante chi le ha raccolte poi se la sia data a gambe per sottrarsi alla probabile sconfitta.
Per altri ha contato di più l’antica soggezione nei confronti dell’ufficio del Pubblico ministero, anche a discapito di una maggiore fiducia che in realtà andrebbe recuperata nei confronti della magistratura giudicante.
Insomma, un assortimento di motivi in grado di far fallire questo avvenimento di democrazia con l’ambizione di sollecitare il sin troppo inerte Parlamento. Perché lo scopo del referendum, in fondo, era esattamente quello di spingere per le riforme. Peccato. Sarà per un’altra volta”.

Rigassificatori, Amati: “Scelti Ravenna e Piombino a discapito di Brindisi o Taranto. Per ignavia abbiamo perso un’occasione”

Dichiarazione del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Per i rigassificatori offshore sono stati scelti per ora Ravenna e Piombino, con i presidenti delle due regioni Bonaccini e Giani commissari. E noi? Noi abbiamo perso un’altra occasione per ignavia e senza nemmeno combattere. E tutto questo per l’indisponibilità ad assumere una decisione ambientalista, purtroppo assecondando opinioni no-a-tutto inquinanti e insalubri.
Era questa la prima occasione a disposizione per reclamare impianti produttivi con garanzia di sicurezza ambientale, anche per compensarci dei decenni passati ad accettare impianti altamente nocivi. Invece, niente.
Un punto di vista politico decrescitista si aggira come uno spettro per la nostra regione e la maggior parte dei politici si rivelano disimpegnati pure nel porre almeno una prima domanda elementare e contro-intuitiva a chi ostacola la prosperità, la sicurezza ambientale e la pace: ma i presidenti Bonaccini e Giani, i sindaci di Ravenna e Piombino, sono così tanto matti da reclamare per i loro territori gli impianti energetici accordati con la transizione ambientale?
Le posizioni decrescitiste e senza senso sono purtroppo avallate da pezzi di classe dirigente nascosta nel silenzio e nella speranza che il Governo nazionale decida il meglio per noi, imponendo le infrastrutture utili e necessarie, così da poter sbandierare come giustificazione, ai decrescitisti no-a-tutto, un capro espiatorio. Questa posizione, attendista e provvidenziale, non tiene nel conto di regioni e comuni che invece reclamano l’inserimento nei propri territori delle infrastrutture energetiche pulite, per cui il Governo nazionale non ha alcun interesse a imporre una decisione in nostro favore; di solito le cose s’impongono quando non c’è alcuno che le vuole.
Ecco perché si tratta di una partita persa, nella sola residua speranza che il programma di rigassificatori offshore si allarghi, sicché per la Puglia si apra una possibilità decisa dal Governo nazionale anche per superare le nostre inerzie e la nostra mancanza di lungimiranza”.

Referendum, Amati: “Voto SÌ, per sollecitare riforme, avere più fiducia nella magistratura e passare dallo Stato giudiziario allo Stato di diritto”

 

Dichiarazione del Consigliere regionale PD Fabiano Amati, promotore del Comitato Democratici per il SÌ.

“È un’occasione da non perdere. Cinque SÌ per sollecitare il Parlamento a non avere timori reverenziali e promuovere più ampie riforme, così da passare dallo Stato giudiziario allo Stato di diritto, che nel Paese di Beccaria è come tornare a casa.
L’Italia non è un Paese che ha paura dei giudici, come si vuol far credere. È invece un Paese in cui si ha scarsa fiducia nei magistrati giudicanti e si tollerano eccessi o abusi dei magistrati impiegati nell’ufficio di parte del Pubblico ministero. Gli effetti di questo irrazionale squilibrio sono gravi, perché molto spesso travolgono le vite delle persone prive di colpe e bloccano la gran parte delle iniziative amministrative e imprenditoriali.
I cinque quesiti referendari sono infatti tutti rivolti a stimolare un risultato politico molto più ampio, partendo da argomenti con forte valore simbolico.
Abrogare la Severino significa avere fiducia solo nel Giudice, nel suo potere di stabilire con la pena principale anche la misura dell’interdizione alle candidature e all’assunzione di qualsiasi ufficio pubblico. E a mia memoria non esiste nessuna sentenza di condanna per fatti significativi priva di interdizione, per cui l’ipotesi di ritrovarsi nelle istituzioni persone condannate non è ravvisabile in natura. Abrogare la possibilità di passaggio dall’ufficio del Pubblico ministero alla funzione giudicante, significa distinguere con precisione le funzioni dei magistrati, così come previsto dalla Costituzione, per ottenere maggiore fiducia dei cittadini nei confronti del Giudice, spersonalizzando la funzione ed evitando la confusione tra i ruoli di imparzialità e quelli di parte.
Abrogare l’abuso nel ricorso alle misure cautelari per il pericolo di reiterazione del reato e per contestazioni prive di gravità, significa limitare il potere dei protagonisti delle indagini preliminari e affermare la fiducia nelle sentenze dei Giudici, che su questo aspetto hanno fatto registrare una statistica di assoluzioni inversamente proporzionale a quelle della carcerazione preventiva. Nessuno stupratore, omicida, pedofilo e rapinatore di vecchietti all’uscita degli uffici postali potrà beneficiarsi della vittoria del SÌ.
Abrogare l’obbligo di allegare le sottoscrizioni delle candidature per essere eletti nel CSM significa avere fiducia in tutti i Giudici e non in alcuni, ossia quelli che attraverso le correnti indirizzano le nomine e le designazioni.
Abrogare il divieto di voto degli avvocati e dei professori universitari nella valutazione dei Giudici, significa affermare l’idea che tutti abbiamo il diritto e il dovere di sottoporre il nostro operato a giudizio.
Cinque SÌ, dunque, per ottenere e reclamare maggiore fiducia nella magistratura, nel futuro del Paese e nelle riforme che il Parlamento dovrà necessariamente varare per renderci all’altezza dei tempi”.

Acqua e Consorzi, Amati: “A dispetto dei buchi di bilancio: da bonifica a fornitura di acqua agli ospedali. Trasferire gestione acqua ad Aqp”

 

Dichiarazione del Presidente della Commissione regionale Bilancio e programmazione Fabiano Amati.

“Non mi sembra razionale che i Consorzi di bonifica gestiscano l’erogazione di acqua agli ospedali. Anzi, è sintomo di arretratezza e fonte di buchi nei bilanci.
Anche per questo bisogna ripristinare la norma con cui era stato stabilito il transito delle funzioni idriche dai Consorzi di bonifica ad Acquedotto pugliese, abrogata dal Consiglio regionale su richiesta dei Cinquestelle e quale condizione per entrare in maggioranza.
La gestione dell’acqua deve essere invece unificata a prescindere dagli usi. È questo un imperativo di tutela ambientale, coerenza con le norme europee e solidità dei bilanci.
I Consorzi di bonifica contabilizzano un buco di bilancio, causato dalla gestione irrazionale e incompetente dell’asset idrico, coperto con risorse tratte dalle tasse dei cittadini.
A ciò si aggiunga la continua emersione di fatti di gestione impropria, come la fornitura di acqua all’Ospedale Miulli di Acquaviva e a diversi insediamenti turistici e strutture produttive.
Qualche anno fa avevo provato con fatica a ovviare al problema, proponendo una norma per il passaggio della gestione idrica dai Consorzi di bonifica ad Acquedotto pugliese. La norma fu abrogata, come detto, in prossimità dell’esecuzione e senza alcuna novità nella gestione, se non una scelta tutta politicista e priva di giustificazione tecnico-contabile.
Occorre perciò tornare sul solco riformatore, perché non possiamo più permetterci sprechi e inefficienze”.