“Non c’è nessun progetto di ricerca sulla Xylella che abbia documentato risultati apprezzabili su metodi di prevenzione o di contenimento. Le cose che si sentono dire o propagandare sui progetti Silecc e Scortichini in particolare, non si ritrovano in nessuna relazione o atto depositati presso la Regione”.
Lo dichiara il presidente della commissione regionale Bilancio, Fabiano Amati, con riferimento a notizie non meglio identificate su sperimentazioni in grado di prevenire e contrastare la diffusione della Xylella fastidiosa.
“La Regione Puglia – prosegue – ha finanziato diversi progetti di ricerca e sperimentazione finalizzati alla prevenzione e al contenimento del complesso del disseccamento rapido dell’olivo. Allo stato per alcuni progetti è stata depositata la relazione finale e per altri una relazione intermedia o una richiesta di proroga. Tra i progetti di ricerca finanziati ve ne sono due, Silecc e Accordo Regione-Crea (Scortichini), riportati più volte e sorprendentemente con esiti entusiastici nelle comunicazioni alla stampa o sui canali social”.
“Per quanto attiene il progetto cosiddetto Scortichini – aggiunge Amati – allo stato risulta depositata solo una richiesta di proroga sulla conclusione del lavoro e una comunicazione di mutamento dei campi di sperimentazione. Non risulta dunque alcuna relazione o comunicazione, sia pur interlocutoria, sull’esito della sperimentazione. Per quanto riguarda invece il progetto Silecc è stata depositata una relazione finale che conclude per esiti statisticamente non significativi per tutti i campioni di piante positive al batterio Xylella fastidiosa e sottoposti ai diversi trattamenti oggetto del progetto di ricerca. Risulta, dunque, difficilmente comprensibile – conclude – come possano essere posti a fondamento di entusiastica soddisfazione scientifica una mancata conclusione del lavoro e una relazione con risultati statisticamente non significativi”.
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Xylella, Amati: “Il nuovo fronte è la Piana degli ulivi monumentali di Fasano”
“La xylella avanza: il nuovo fronte è Fasano, con la Piana degli ulivi monumentali che sta rischiando la morte. Ed io grido ancora una volta – e pure più forte – l’accusa e la denuncia nei confronti di tutti i santoni passati, presenti e futuri, interessati solo a condizionare i decisori pubblici e la stampa, e a saccheggiare i fondi pubblici per improbabili rimedi miracolosi, come Scortichini e Sillec, che hanno già mostrato la corda.”
Lo dichiara il Presidente della Commissione bilancio Fabiano Amati, commentando gli ultimi dati della nuova campagna di monitoraggio xylella 2018/2019 condotta dall’ARIF.
“Con l’ultima campagna di monitoraggio
Sono state individuate 75 nuove piante infette di olivo nei comuni di Fasano (1), Ostuni (33), Carovigno (39) e Ceglie Messapica (2). Ciò significa che il batterio è stato rilevato per la prima volta nel territorio di Fasano, frazione Torre Canne, e pare che non sia l’unico caso nella Piana degli ulivi monumentali.
Per questa notizia c’è da gridare l’accusa e la denuncia nei confronti di tutti i santoni ancora in servizio, che arrivando pure a negare la malattia hanno ostacolato il tempestivo contenimento del contagio, e dal 2013 mi hanno regalato accuse, contumelie, velate minacce e pure sofferenze, solo perché ascoltavo la scienza e urlavo inascoltato il pericolo di questo prevedibile esito.
E poi c’è la pagina delle miracolose sperimentazioni proposte, finanziate con le tasse dei cittadini, che stanno mostrando la corda pure nelle relazioni degli stessi proponenti.
Tra lo studio Sillec, che ammette risultati statisticamente non significativi, e quello Scortichini, che ad oggi non ha prodotto alcuna relazione, c’è solo lo spazio per osservare con costernazione la pretesa di contrastare robuste prove scientifiche con volubili idee politiche. Cioè, un clamoroso vantaggio offerto alla xylella per correre velocemente a distruggere l’olivicoltura e il paesaggio.”
Consorzi di bonifica, Amati: “Fallimentare gestione privata dell’acqua: buttati 350 mln. Avremmo fatto 6 ospedali”
“Dal 2002 ad oggi i Consorzi di bonifica sono costati alle tasche dei cittadini quasi 350 milioni di euro, circa 85 euro a persona, di cui circa 132 milioni a titolo di anticipazioni. Un’enormità. Con quella somma avremmo potuto costruire ben sei nuovi ospedali senza chiedere un centesimo a Roma. Il bello è che nonostante continuino a fare buchi nella gestione privata dell’acqua, la schiera dei loro difensori in politica si allarga pure ai Cinquestelle, i campioni della continuità inconcludente”.
Lo dichiara il presidente della Commissione bilancio Fabiano Amati.
“Siamo di fronte ad una truffa politica perfetta. Ci sono parlamentari che invece di proporre la soppressione dei Consorzi, che è cosa di competenza del Parlamento in cui siedono, si inseriscono nelle competenze della Regione per dire che l’attività irrigua, quella che ogni anno fa perdite per quasi 5 milioni, deve rimanere nelle mani bucate dei soggetti privati Consorzi di bonifica e non in quelle interamente pubbliche e virtuose dell’Acquedotto pugliese. Insomma, una preferenza malcelata per la privatizzazione dell’acqua.
Il trasferimento delle funzioni irrigue ad AQP, invece, farebbe risparmiare circa 20 milioni all’anno a carico delle tasse dei cittadini e porterebbe finalmente sotto la gestione pubblica l’intero comparto acqua. Ed invece assistiamo a battaglie in cui si propone di continuare a sperperare le tasse pagate dai cittadini e a mantenere la gestione privatistica dell’acqua in agricoltura”.
Su Consorzi e liste d’attesa difendo i diritti dei pugliesi
Su Consorzi di bonifica e sulla proposta di legge per abbattere le liste di attesa in sanità ho a cuore la difesa dei diritti dei cittadini.
In questo articolo della Gazzetta del Mezzogiorno respingo le accuse sollevate.

Amati: “Anche da Roma ci chiedono di approvare la nostra proposta sulle liste di attesa”
“Che facciamo ora che ce lo chiede anche il nuovo Piano nazionale sulle liste d’attesa? Spostiamo le nostre estenuanti riunioni di mediazione al Ministero della salute? Mi pare di poter dire che la nostra proposta di legge per la riduzione delle liste d’attesa aveva anticipato i tempi, per fare cose che oggi ci vengono chieste anche da Roma, in continuità con il precedente Piano nazionale. Tergiversare ancora significa mettersi contro le leggi e il popolo, per assecondare i timori infondati di qualche medico”.
Lo dichiara Fabiano Amati, presidente della Commissione regionale bilancio e primo firmatario della proposta di legge per la riduzione delle liste d’attesa, commentando il Piano Nazionale di Governo delle Liste d’attesa (PNGLA) 2018-2020.
“L’allegato A, capitolo 2, n. 16 del Piano nazionale prevede che “in caso di superamento del rapporto tra l’attività in libera professione e in istituzionale sulle prestazioni erogate e/o di sforamento dei tempi di attesa massimi già individuati dalla Regione, si attua il blocco dell’attività libero professionale”.
A tale prescrizione, in linea con il precedente Piano, con la legge e con il contratto dei medici, le Regioni devono ovviamente adeguarsi. Ma per noi basta solo approvare la proposta di legge presentata sin dal gennaio scorso.
Il PNGLA, inoltre, si incrocia anche con un’altra disposizione prevista dalla nostra proposta di legge, cioè di procedere sempre alla sospensione dell’attività libero professionale ma di acquistare prestazioni a pagamento qualora il disallineamento sia imputabile a questioni organizzative non addebitabili alle singole unità operative.
Il Piano casa è legge anche per il 2019
Lo dichiarano Fabiano Amati, primo firmatario, Donato Pentassuglia, Ruggero Mennea e Sergio Blasi, sottoscrittori con i Consiglieri Enzo Colonna e Giuseppe Longo della proposta di legge per modificare gli articoli 5 e 7 della Legge regionale del 30 luglio 2009, n. 14 – “Misure straordinarie e urgenti a sostegno dell’attività edilizia e per il miglioramento della qualità del patrimonio edilizio residenziale.Liste d’attesa, ruolo dei medici fondamentale
I medici sono l’unica cosa che serva per abbattere l’attesa in sanità. La mia proposta di legge contiene un incentivo alla collaborazione competitiva dei medici, perché se metti gli uomini in contrasto questi finiscono per fare qualcosa di buono per sé stessi e per gli altri.
Sulle liste d’attesa non c’è bisogno di retorica generalista: della serie tutto vale perché le parole servono a tutto tranne che a dire. Né mi pare utile il classico ‘ben-altro-è-il-problema’, perché invece il problema non è altrove.
Le leggi e il contratto dei medici prescrivono che i tempi d’attesa devono essere contenuti, soprattutto per le classi di priorità a breve (B) e differita (D). E questo perché l’attesa è un livello essenziale d’assistenza: se non si rispettano i tempi vuol dire che non si sta garantendo l’essenziale che il sistema promette a ciascuno, con carattere d’uguaglianza.
Le stesse leggi e il contratto aggiungono, in fila: ai medici è riconosciuto un premio, una speciale indennità d’esclusività, per la loro decisione di preferire l’attività pubblica a quella a pagamento; l’attività a pagamento non è un diritto del medico ma una libertà di scelta del cittadino, però non utilizzabile come rimedio per scalare i tempi l’attesa; l’attività a pagamento deve svolgersi fuori dall’orario di lavoro ma per un tempo pari a quello dedicato per la stessa prestazione durante l’orario di lavoro; a parità di prestazioni richieste i tempi d’attesa tra attività pubblica e a pagamento devono essere allineati, cioè contenuti nei tempi massimi previsti.
Sul piano tecnico-legale-contrattuale i dati statistici pugliesi concludono che in moltissime unità operative ci sono prestazioni erogate senza il rispetto dei tempi.
Potrebbe finire qui, ma abbondano le obiezioni politico-sindacali. Ripercorriamole con qualche risposta.
1) C’è carenza di personale. Certo che c’è, ma non incide sul problema perché il disallineamemto c’è solo comparando l’attività pubblica con quella a pagamento e a parità di personale impiegato.
2) La libera professione si svolge fuori dall’orario di lavoro. Certo, ma il tempo dedicato non può essere superiore a quello impiegato nell’attività istituzionale.
3) La percentuale media di libera professione in Puglia è molto bassa, meno del 5 %. È vero e per fortuna. L’argomento però non rileva. Il disallineamemto non si dichiara sulla media percentuale regionale ma sui risultati delle singole unità operative, che presentano invece ampie casistiche di percentuali attestate nella forchetta 10-60 %. Un’enormità. La bassa media regionale si raggiunge perché ci sono ovviamente unità operative virtuose che compensano le situazioni critiche, i cui componenti apprezzano la proposta di legge.
5) Le prestazioni pubbliche sono di gran lunga più numerose di quelle a pagamento. È vero, ed è per questo che il disallineamento si dichiara a parità di prestazioni richieste. Il rapporto considerato dalla proposta di legge è quello 1 a 1, che nella realtà fa riscontrare il disallineamento tantissime volte. Purtroppo.
6) Le aziende ottengono guadagni dall’attività a pagamento. È vero che una percentuale degli introiti è destinata alle aziende, ma sul guadagno è vero il contrario. Visionando i bilanci delle aziende pugliesi, infatti, si è innanzitutto riscontrata una quasi totale violazione dell’obbligo di presentare una contabilità analitica e separata sull’attività a pagamento. L’analisi delle singole voci ha fatto tuttavia riscontrare la mancata contabilizzazione delle spese di segretariato, di personale non medico utilizzato e dei mancati introiti da ticket. Col risultato che molte aziende svolgono in perdita il servizio a pagamento.
7) La proposta di legge criminalizza i medici. Più che un’obiezione tecnico-scientifica sembra una reazione paranoico-corporativa. La proposta di legge, infatti, sostituisce la previsione (mai contestata) del regolamento vigente dal 2016 – sospensione del singolo medico dall’attività a pagamento – con la sospensione dell’attività a pagamento dell’intera unità operativa, al fine di ripartire la responsabilità del recupero dei tempi a tutti i componenti dell’équipe e non al singolo. Si chiede insomma di darsi da fare, perché spronare vale più che punire.
Così ricostruito il quadro della tecnica e delle obiezioni, mi pare che le ragioni di contrasto alla proposta di legge siano individuabili su classiche paure da cambiamento purtroppo ascoltate per ragioni di ‘mercato’ elettorale. Non proprio l’oggetto della politica. La mia priorità e l’oggetto della politica, in questo campo più che in altri, è invece una spudorata partigianeria con la legge statale e con i cittadini in fila al Cup.
E se poi il problema dovesse consistere nell’aver attribuito alla proposta di legge una funzione svelante, quasi fosse uno specchio, di ciò che non funziona, valga il più caustico ed efficace Gogol’: <<non prendertela con lo specchio se hai il muso storto>>.
Fabiano Amati
Pubblicato su “Il quotidiano di Lecce” del 4 Dicembre 2018
Amati a Palagianello, incontro sui Consorzi di bonifica
Martedi 4 dicembre il Consigliere regionale Fabiano Amati sarà a Palagianello nell’aula consiliare del Comune per una assemblea alle ore 17,30 sul tema dei Consorzi di bonifica, per comprendere le necessità di una riforma che passi ad Aqp la gestione del servizio idrico dei Consorzi.
Amati, appello ai sindaci: “I Consigli comunali discutano della nostra pdl su liste d’attesa”
“Ho chiesto a tutti i sindaci pugliesi di promuovere la convocazione dei Consigli comunali per far conoscere l’opinione dei comuni sulla proposta di legge sulla riduzione delle liste d’attesa.”
Lo comunica il Presidente della Commissione reginale bilancio, primo firmatario della proposta di legge “Misure per la riduzione delle liste d’attesa in sanità. Primi provvedimenti”, sottoscritta dallo stesso Amati e dai consiglieri Napoleone Cera, Enzo Colonna e Ruggiero Mennea.
“Approfittando di questo ulteriore mese di riflessione e d’ascolto che è stato deciso durante l’ultimo Consiglio regionale, ho ritenuto utile sollecitare i sindaci pugliesi nell’investire i rispettivi consigli comunali della questione. Abbiamo ascoltato le opinioni di tutte le categorie e portatori d’interessi, l’ordine dei medici più volte ed anche in modo irrituale, e sarebbe davvero curioso non conoscere l’opinione dei sindaci e dei consiglieri comunali, quale fronte umano più prossimo ai cittadini.
Mi aspetto, dunque, il loro pronunciamento, pur a prescindere dalla condivisione del nostro testo di legge. Se tutti i consigli comunali si riunissero sull’argomento ne verrebbe fuori una maggiore ricchezza di argomenti e un più evidente allineamento di tutte le istituzioni con un problema che per le persone rappresenta una priorità da portare a soluzione.”
IL TESTO DELLA LETTERA INVIATA
Pregiatissimi,
come forse saprete ho presentato, con alcuni colleghi e sin da gennaio scorso, una proposta di legge per la riduzione delle liste d’attesa in sanità.
So per certo che ognuno di voi raccoglie quotidianamente notizie di esperienze umane di notevole disagio, che sono in grado di descrivere perfettamente la priorità della questione e il senso del dibattito che si sviluppa attorno ai possibili rimedi.
La nostra proposta di legge non ha ovviamente l’ambizione di risolvere completamente il problema, ma si limita ad apportare nuove norme dirette ad ottenere un sensibile miglioramento (si spera) nelle modalità di erogazione delle prestazioni sanitarie.
Per questo motivo ritengo che sia opportuno estendere la riflessione sul problema ai Consigli comunali pugliesi, così da accompagnare con l’autorevolezza propria delle istituzioni locali il processo di decisione sulla proposta di legge.
Vi invito perciò a promuovere ogni iniziativa utile a sollecitare un pronunciamento dell’assise comunale, pure a prescindere dalla condivisione o meno della nostra proposta di legge.
Ne deriverebbe una maggiore ricchezza di argomenti e un più evidente allineamento di tutte le istituzioni con un problema che per le persone rappresenta una priorità da portare a soluzione.
Con il mio ringraziamento e saluto. Fabiano Amati
Consorzi, il Governo li sopprima / rassegna stampa
È assurdo difendere un esborso di 16-20 mln di euro all’anno, prelevato dalle tasse dei cittadini, in favore dei Consorzi di bonifica. Anche il governo nazionale dovrebbe intervenire ma purtroppo anche a livello locale i rappresentanti 5S-Lega hanno cambiato opinione. Per fortuna ci sono i sindaci contro questi inutili e costosi carrozzoni per i pugliesi. Ecco la rassegna stampa di oggi:



